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12.3.26

anche gli ipo udenti e non audenti quelli che chiamiamo generalmente ed erroneamente come sordomuti hanno le loro olimpiadi .

riprendendo le ultime frasi del precedente post  : << paraolimpiadi invernali belle emozioni ma poca copertura mediatica  >>ho appreso che ci sono anche le olimpiadi per i non udenti e sordomuti che peraltro sono meno visibili mediaticamente di quelle paraolimpiche
estive ed invernali . Quello che non capisco è perchè  visto che iGiochi paralimpici sono l'equivalente dei Giochi olimpici per chi ha disabilità fisiche e mentali non vengano inseriti in quelle paraolimpiche.  ho chiesto (a volte lo uso perchè è più efficace dei normali motori di ricerca ) ad Ai mode il perché ed ecco la risposta

 In linea generale, le persone sorde o ipoudenti non partecipano alle Paralimpiadi, a meno che non abbiano anche un'altra disabilità fisica, visiva o intellettiva che rientri nelle categorie ammesse dal Comitato Paralimpico Internazionale (IPC). Gli atleti sordi hanno un loro evento dedicato e indipendente: le Deaflympics (o Giochi Silenziosi). Perché la separazione? La distinzione tra i due movimenti ha ragioni storiche e culturali: Storia e Autonomia: Le Deaflympics sono nate nel 1924, ben prima delle Paralimpiadi (iniziate nel 1960), e la comunità sorda ha scelto di mantenere la propria indipendenza organizzativa. Identità Culturale: Molti atleti sordi non si considerano "disabili" nel senso tradizionale del termine, ma membri di una minoranza linguistica e culturale (legata alla lingua dei segni). Adattamenti Specifici: Mentre le Paralimpiadi richiedono ausili fisici (protesi, carrozzine), nelle competizioni per sordi le uniche modifiche riguardano la comunicazione, come l'uso di segnali luminosi o bandierine al posto di fischietti e spari. Parità di Prestazione: Senza barriere comunicative, gli atleti sordi competono con le stesse regole e tempi degli atleti normoudenti, tanto che alcuni riescono a qualificarsi e partecipare direttamente alle Olimpiadi. Differenze principali
Prossimi appuntamenti 
 Le Deaflympics Estive 2025 si sono tenute a Tokyo, in Giappone, dal 15 al 26 novembre 2025. È stata un'edizione storica perché ha celebrato il centenario dei Giochi (nati a Parigi nel 1924) e ha visto l'Italia protagonista con una delegazione di oltre 150 persone.
Per quanto riguarda le discipline invernali, le Winter Deaflympics più recenti si sono svolte a Erzurum, in Turchia, nel 2024, con la partecipazione di 42 azzurri in sport come sci alpino, snowboard, futsal e scacchi. Atleti Italiani di rilievo L'Italia vanta una tradizione molto forte, con atleti che hanno conquistato numerosi podi internazionali: 
 Matteo Masetti (Giavellotto): Campione del mondo e punta di diamante dell'atletica leggera, ha trionfato anche a Tokyo 2025 portando il giavellotto azzurro "sul tetto del mondo".
 Luca Germano (Nuoto): Uno degli atleti più medagliati di sempre nelle Deaflympics, protagonista assoluto in vasca con numerosi ori e record mondiali.
 Federico Tamborrino (Nuoto): Altro grande interprete del nuoto azzurro, spesso sul podio insieme a Germano nelle competizioni internazionali. 
 Squadre Nazionali: 
L'Italia è particolarmente competitiva negli sport di squadra, come la Pallavolo (sia maschile che femminile) e il Futsal (calcio a 5), dove le delegazioni della Federazione Sport Sordi Italia (FSSI) raggiungono spesso le fasi finali.

 Nell'ultima edizione estiva di Tokyo 2025, l'Italia ha ottenuto un risultato record conquistando 21 medaglie complessive.

8.12.22

Lingua dei segni per abbattere il silenzio Una giornata a scuola e un cortometraggio dedicato alla Lis L’esperta: «È importante favorire tutte le forme di comunicazione»

Le storie e i racconti di persone sorde e sordo mute La riflessione sui pregiudizi verso l’insegnamento a scuola

Di Giorgia meloni [ da non confondere con l'omonima ministra ] frequenta il Liceo De Sanctis Deledda a Cagliari

Una giornata dedicata alla Lis, la Lingua italiana dei segni. È stata organizzata presso l'Istituto secondario della scuola di via Meilogu e le classi del Liceo linguistico De Sanctis Deledda hanno potuto incontrare dei docenti: l’obiettivo era quello di sensibilizzare lo studio di questo mezzo di comunicazione per chi è sordo o sordo muto. In seguito a quest'incontro, 20 alunni selezionati tra 7 classi del Linguistico avranno la possibilità di fare alternanza scuola lavoro (Pcto) per avvicinarsi a questo mondo. La prima parte della giornata formativa e informativa è stata caratterizzata dalla proiezione del cortometraggio “Con la S maiuscola - Lingua cultura e identità sorda" introdotto dal



docente di lingua francese Pio Bruno. Il corto presentava storie e testimonianze di persone sorde che comunicano per mezzo della Lis da anni. Molti hanno raccontato le battaglie e difficoltà quotidiane che deve affrontare una persona sorda. Dopo la visione del cortometraggio, tutti gli studenti presenti hanno potuto avere la possibilità di parlare con la docente di Lis Alessandra Mura, una donna sorda che ha partecipato alla realizzazione del cortometraggio e che ha risposto alle domande dei ragazzi con l’ausilio dell’interprete dell'associazione Inmedizione Maria Paola Casula, che traduceva ciò che dicevamo in Lis. Al termine dell’incontro, ho avuto la possibilità di scambiare qualche parola con la professoressa Alessandra Mura, farle delle domande sulla sua esperienza e approfondire il suo pensiero sull’atteggiamento generale verso la Lis. Professoressa Mura, a che età ha imparato la lingua dei «L’ho imparata dopo i diciotto anni perché io stessa ho ricevuto un’educazione oralista ma non per scelta dei miei genitori. Mia madre e mio padre furono convinti dai medici a non usare la lingua dei segni». Ritiene che già da piccoli sia necessario imparare la Lis? «Non sempre, dipende molto dalla famiglia. Sono i genitori i primi a scegliere che cosa insegnare al bambino, se l'italiano oppure la lingua dei segni oppure entrambe: questa è la scelta migliore, permettere al bambino di imparare sia l’italiano parlato e scritto sia la lingua dei segni. Spesso però la Lis è poco conosciuta e molti hanno pregiudizi per motivi storici, per cui sono molto ostili verso la lingua dei segni. Adesso le cose stanno cambiando e cambieranno ancora». Che cosa si sente di dire a chi reputa il linguaggio dei segni poco importante? «Non capisco l’ostilità verso la lingua dei segni. Io penso che tutte le lingue siano belle e vadano conservate, per quello in questo periodo si parla molto anche di salvaguardare le lingue minoritarie e la lingua dei segni è una di quelle. Per le persone sorde la lingua dei segni è fondamentale, si tratta di un canale per loro funzionale e che favorisce la comunicazione e dunque l’integrazione». Quest’ultimo concetto lo condivido in pieno, la lingua dei segni come qualunque altra va rispettata perché favorisce la comprensione tra le persone e rompe l’isolamento delle persone che soffrono di disabilità uditive. Alcune scuole italiane, dopo il riconoscimento ufficiale della Lis da parte del Parlamento, hanno deciso di introdurre l’insegnamento alle Medie.

Dal coworking ‘Cocò’ ad Aggius alla comunità diffusa di giovani che scelgono di tornare in Gallura: “Così rivive lo spirito degli stazzi”

 da  https://www.sardiniapost.it/culture/ Articoli correlati La “città-natura” nell’Isola, il ritorno dei giovani in campagna e nei paesi co...