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17.2.20

Aboliamo le settimane celebrative del 27 gennaio e 10 febbraio. La memoria non si impone per decreto

Risultato immagini per rituali della memoria  A   freddo  e senza giri di parole ora,   finita  l'ubriacatura retorico \  celebrativa   e  di strumentalismo  nella    2°   data  , lo posso dire ufficialmente per  me  le  giornate  ora diventate  settimane   del   27  gennaio  e   del  10  febbraio  e a tutte le altre occasioni di rammemorazione e commemorazione collettiva calata dall'alto, artificiale, imposta, andrebbero  abolite  . Si tratta di una proposta che potrà scioccare qualcuno ma  purtroppo  è meglio così  visto che  in tali celebrazioni si    ricorda  sempre  solo  a metà  e parzialmente  . Ad  esempio  , come  dimostra  il video  sotto , ricordiamo il  fascismo  (ed  il nazismo )   , ma  omettiamo   come  esso   sia  contiguo nelle    nostre istituzioni   repubblicane   


 cosi  come    ricordiamo    giustamente   le  foibe , l'esodo 


Risultato immagini per rituali della memoria  del 10 febbraio 

ma  in maniera    strumentale lo dice  persino un rossobruno   come Fusaro 






 

mettendo sullo stesso piano o peggio in secondo piano sminuendo se non ignorando , sopratutto nel caso di quella del 10 febbraio , quello che c'era prima . Manca , quindi  , in questi riti di memoria  celebrativi quelll' onestà intellettuale e amore per la complessità, ossia un approccio storico, per non sminuire il riconoscimento e lo sdegno per la brutalità  senza astrarre e destoricizzare l’accaduto  o  farlo faziosamente  o parzialmente
Ecco che ci sono tutti profondi motivi di riflessione ed è anche questo il motivo per cui ho atteso la conclusione delle due Giornate \ settimane per esplicitare le mie perplessità, in modo da non offendere nessuno con quella che poteva sembrare una banale provocazione.Ma che invece nasce da una riflessione meditata e concreta visto che sono da tempo che cerco di spiegarvela e che è la seguente: la memoria collettiva non è modificabile per decreto. Occorre un lavoro in profondità, e non bastano solo due settimane all'anno . Il culto della memoria che è alla base delle varie “giornate” dedicate è una mera imposizione del potere costituito, che avviene a distanza di decenni dai fatti “ricordati” (forse non tutti si…ricordano che le due “giornate” della Memoria e del Ricordo sono state istituite solamente nei primi anni Duemila) e che pretenderebbe di attivare a comando e burocraticamente meccanismi etici e identitari collettivi ovvero quello che si chiama volgarmente memoria collettiva .
Tant’è che quando “l’innesto di memoria” non funziona a dovere,visto che in entrambi i casi, tuttavia, l’inutilità delle ricorrenza è manifesta, perché una memoria forzata non è vera memoria, e un ricordo che diventa l’occasione per offendere i ricordati è contraddittorio. Lo scontro politico esplicita almeno il problema, l’unanimità della retorica lo affoga nell'insensatezza e nella noia . È ciò che accade ai due anniversari ci sente in dovere di attingere allo stanco repertorio del comunicatificio di massa per concionare e massifficare su male, bene, tragedia, messaggi universali, etica globale, “l’ora più buia”, ciò che è stato “condannato dalla storia”, la “vigilanza” e ciò che “non deve ripetersi mai più”. Questa non è memoria, è chiacchiera, un discorso che gira a vuoto, e che la stragrande maggioranza dei suoi destinatari ascolta e partecipa spontaneamente o obbligato \ costretto ed ascolta lo fa distrattamente, con noia.E allora, come se ne esce? Semplice: liberando la memoria. Lasciando il campo libero a tutte le affermazioni e a tutte le negazioni, a tutte le sensibilità e al loro contrario, riconoscendo la libera contesa delle egemonie, arrendendosi alla conflittualità manifesta dei ricordi contrapposti. Fuori la burocrazia dalla memoria. Lasciamo il ricordo a chi sa tenerlo in vita senza l’aiuto di carte bollate e decreti ed obbligo  .


10.1.15

ecco perchè sul 10 febbraio ci sono polemiche e non c'è ricordo a 360 gradi ( leggi mem.noria condivisa )

Oggi 10 febbraio , dopo aver parlato  nei post precedenti  (    a  cui rinvio la lettura  )   degli eventi storici  che  costituiscono tale  giornarta ,  provo ad  affrontare  il perchè  su tali   eventi    ci sono ancora polemiche  e  ferite  aperte  .
Un esempio di come dicevo  dal titolo    del  perchè   su  tali eventi  , come  quelli del ' 900 italiano  , non c'è memoria  condivisa  \  ricordo a  360 gradi è questo  articolo  di    Ferruccio Sansa   (  qui l'articolo  completo )    discendente  di profughi istriani

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ricordare è difficile quando si è carnefici (come è per l’Olocausto), ma è impegnativo anche se sei dalla parte delle vittime. Forse perché una memoria sincera pretende impegno e responsabilità. Richiede lucidità per capire cosa è successo e quale è stato il proprio ruolo. E vuole compassione per chi ha sofferto. A lungo istriani e dalmati sono stati dimenticati. Respinti (spesso crudelmente ignorati) da quella sinistra italiana che preferiva sposare la causa di Tito (tacendone i crimini). Spinti nelle braccia di una destra che pur essendo responsabile (con Mussolini) della loro tragedia ha poi tentato di conquistarne il consenso. Insomma, istriani e dalmati sono stati traditi dallo Stato italiano che avevano cercato perdendo la propria terra e talvolta la vita.
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Speriamo che quest’anno il ricordo non si risolva in distratte commemorazioni, in polemiche politiche. Che non ci induca a rivendicazioni, ma a un’onesta ricostruzione storica che sottolinei l’orrendo genocidio e la pulizia etnica compiuti dai titini, ma non trascuri i crimini fascisti nei confronti degli slavi.
Ma se si riducesse a questo la giornata di oggi rischierebbe di soffiare sui risentimenti: anch’essi stanno nel cuore, si intrecciano alla memoria. Proviamo, per una volta, a ricordare. Le vittime delle Foibe. Ma anche tutti gli italiani, quelli che persero la loro terra e chi rimase in Istria. E speriamo che il ricordo ci aiuti ad affrontare il futuro. L’Italia che – giustamente – ha avuto cura nel proteggere le minoranze altrui che vivono nel proprio territorio, ricordi finalmente le proprie minoranze all’estero.
Abbiamo lasciato un grande patrimonio in quella terra: di cultura, civiltà, bellezza. Di vita. Chi scrive proviene da una famiglia che nei giorni dell’Esodo arrivò in Italia letteralmente su un barcone. Ed è impossibile descrivere il giorno in cui si è ritrovato in un paese, Dignano (in croato Vodnjan), davanti a una tomba con il proprio nome.
Davanti a un portone che i suoi nonni varcavano ogni mattina. L’ha aperto, e d’un tratto ha scoperto che dal profondo gli risalivano le parole di un dialetto che nemmeno sapeva di aver conservato. Ma soprattutto ha sentito – proprio con il cuore – che la sua vita veniva di lì. Nel senso più profondo, la carne. Il sangue.
E all’improvviso ha ricordato.
                              Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 10 Febbraio 2014
 Quindi secondo   me   questa legge   non ha  , almeno fin ora , aiutato  a sanare una ferita ancora aperta : l’eccidio degli italiani nelle foibe e l’esodo di quasi trecentomila persone dall’Istria e dalla Dalmazia ., anzi ne  ha   incrementato  le polemiche  e le divisioni  mai sopite  a causa  della congiura  del silenzio     caduta   su d'essa  a  cvausa  della guerra   fredda 
Ma  non per  questo smetterò  di ricordare  e  di scriverci post  prerchè  <<  anche se  voi  vi credete assolti siete per  sempre  coinvolti >>  (  mia parafrasi di una   famosa  canzone De  Andreiana )

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