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13.3.25
quando il bullo è un prof che insulta e deride gli allunni Roma una Scuola sciopera contro la prof bulla
(ANSA) - ROMA, 12 MAR -
Alla fine hanno deciso di prendere il problema di petto, facendo uno sciopero, con tanto di presidio e un video per spiegare cosa non va nella loro scuola: una professoressa che bullizza le studentesse definendole anoressiche, obese o poco di buono. Gli studenti del Liceo Leonardo da Vinci di via Cavour a Roma hanno protestato oggi per chiedere l'allontanamento di questa docente. Un problema noto da tempo che, lamentano, non è stato affrontato dalla dirigenza dell'Istituto."Siamo stati costretti a organizzare un picchetto - scrivono gli studenti - per portare all'attenzione generale un problema noto a tutta la comunità scolastica, ma fino a oggi affrontato con colpevole inerzia. Da tempo, infatti, all'interno del nostro istituto viene tollerato il comportamento inopportuno di un docente che ripetutamente umilia e bullizza gli studenti, con particolare accanimento nei confronti delle studentesse".
Nel video, con uno studente a fare da intervistatore, si vedono tre ragazze minorenni, coi volti oscurati, che raccontano: "A me ha dato dell'anoressica, mi stavo mangiando un cubetto di cioccolata e mi ha detto che mangio sempre in classe perché a casa non mangio". Un'altra riferisce di essersi sentita dire che "non ha il fisico per le magliette corte".
"Nonostante fossi di un'altra classe - racconta una terza ragazza - mi ha fermato nel corridoio mentre ero abbracciata con un mio amico e mi ha dato della poco di buono". "Abbiamo provato ad avere un confronto con lei, sia genitori che prof che alunni - concludono le tre ragazze - ma non è cambiata e non penso cambierà. Non credo si possa fare qualcosa".
Quello che mi viene da chiedermi a caldo è giusto protestare, ma perchè gli studenti non fanno lo stesso quando a bullizzare è uno di loro?
12.4.21
Scuola a distanza, il prof di Verona e la benda per interrogare. Gli studenti: ora basta
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https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2021/04/scuola-distanza-il-prof-di-verona-e-la.html
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da repubblica del 12\4\2021
di Enrico Ferro
Polemica a Verona. Quindicenne costretta a coprirsi gli occhi. Il preside valuta provvedimenti. “Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare”

La studentessa bendata durante l'interrogazione a Padova
VERONA
Troppo brava per essere vero, troppo preparata per essere creduta. "Prenda una sciarpa e si bendi, voglio vedere se ha studiato davvero". Una studentessa quindicenne di un liceo di Verona si è sentita fare questa richiesta dalla professoressa di Tedesco durante l'interrogazione. Mestamente ha accettato, nonostante la vergogna e l'umiliazione per il fatto di essere vista da tutti i compagni di classe collegati in quel momento. Storie di Dad, l'ormai famigerata Didattica a distanza.
Lo scorso mese di ottobre un caso analogo era stato segnalato in un liceo di Scafati, vicino a Salerno. Sette mesi dopo e 720 chilometri più a nord, ecco una nuova interrogazione orale bendata. Stavolta però gli studenti sono decisi ad andare fino in fondo: hanno già parlato con il dirigente scolastico e chiedono provvedimenti definendo la richiesta "repressiva e violenta".
Giovedì mattina, dunque: giro di interrogazioni orali in Lingua e Letteratura tedesca nella seconda classe di questo liceo. Una studentessa inizia in modo brillante e questo, dopo poche battute, fa insospettire la prof. Dopo un anno di Didattica a distanza i docenti hanno aumentato in modo considerevole i sospetti sui trucchi usati da qualche studente: dal libro posizionato sulla scrivania fuori dal campo visivo della telecamera, ai bigliettini appesi intorno al monitor, ai post-it appiccicati alle pareti di casa, per finire con le diavolerie più tecnologiche. È probabilmente a causa di questi dubbi che la professoressa, a un certo punto, ha chiesto alla ragazza di coprirsi gli occhi. Gelo nell'aula virtuale. Rifiutare avrebbe significato far terminare anzitempo l'interrogazione e, probabilmente, anche con un voto insufficiente. "Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare", ha detto la giovane parlando con i rappresentanti d'istituto e con gli esponenti della Rete degli studenti medi veronesi.
"Già è un momento difficile, non capiamo come si possa pensare di umiliare in questo modo i ragazzi", dice Camilla Velotta, responsabile locale della Rete. I compagni di classe, collegati con la piattaforma Teams, hanno fotografato la schermata. E quell'immagine è finita anche nelle chat dei genitori, suscitando uno sdegno unanime. "Il nostro appello è di denunciare tutti i professori che fanno simili richieste: noi ci siamo, ci occuperemo delle vertenze", avvisa Lorenzo Baronti, rappresentante d'istituto.
La registrazione della lezione potrebbe arrivare fino all'Ufficio scolastico regionale, cui competono i provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti delle scuole del territorio. "È inaccettabile che sulla scorta dell'emergenza vengano calpestati i diritti", protesta la Rete degli studenti medi, che il 7 aprile scorso ha organizzato uno sciopero per denunciare tutti i limiti della Didattica a distanza. L'interrogazione con gli occhi bendati è sicuramente uno di questi.
Troppo brava per essere vero, troppo preparata per essere creduta. "Prenda una sciarpa e si bendi, voglio vedere se ha studiato davvero". Una studentessa quindicenne di un liceo di Verona si è sentita fare questa richiesta dalla professoressa di Tedesco durante l'interrogazione. Mestamente ha accettato, nonostante la vergogna e l'umiliazione per il fatto di essere vista da tutti i compagni di classe collegati in quel momento. Storie di Dad, l'ormai famigerata Didattica a distanza.
Lo scorso mese di ottobre un caso analogo era stato segnalato in un liceo di Scafati, vicino a Salerno. Sette mesi dopo e 720 chilometri più a nord, ecco una nuova interrogazione orale bendata. Stavolta però gli studenti sono decisi ad andare fino in fondo: hanno già parlato con il dirigente scolastico e chiedono provvedimenti definendo la richiesta "repressiva e violenta".
Giovedì mattina, dunque: giro di interrogazioni orali in Lingua e Letteratura tedesca nella seconda classe di questo liceo. Una studentessa inizia in modo brillante e questo, dopo poche battute, fa insospettire la prof. Dopo un anno di Didattica a distanza i docenti hanno aumentato in modo considerevole i sospetti sui trucchi usati da qualche studente: dal libro posizionato sulla scrivania fuori dal campo visivo della telecamera, ai bigliettini appesi intorno al monitor, ai post-it appiccicati alle pareti di casa, per finire con le diavolerie più tecnologiche. È probabilmente a causa di questi dubbi che la professoressa, a un certo punto, ha chiesto alla ragazza di coprirsi gli occhi. Gelo nell'aula virtuale. Rifiutare avrebbe significato far terminare anzitempo l'interrogazione e, probabilmente, anche con un voto insufficiente. "Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare", ha detto la giovane parlando con i rappresentanti d'istituto e con gli esponenti della Rete degli studenti medi veronesi.
"Già è un momento difficile, non capiamo come si possa pensare di umiliare in questo modo i ragazzi", dice Camilla Velotta, responsabile locale della Rete. I compagni di classe, collegati con la piattaforma Teams, hanno fotografato la schermata. E quell'immagine è finita anche nelle chat dei genitori, suscitando uno sdegno unanime. "Il nostro appello è di denunciare tutti i professori che fanno simili richieste: noi ci siamo, ci occuperemo delle vertenze", avvisa Lorenzo Baronti, rappresentante d'istituto.
La registrazione della lezione potrebbe arrivare fino all'Ufficio scolastico regionale, cui competono i provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti delle scuole del territorio. "È inaccettabile che sulla scorta dell'emergenza vengano calpestati i diritti", protesta la Rete degli studenti medi, che il 7 aprile scorso ha organizzato uno sciopero per denunciare tutti i limiti della Didattica a distanza. L'interrogazione con gli occhi bendati è sicuramente uno di questi.
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