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13.2.26

.Il "capolavoro" Olimpico di Federica Brignone e Arianna fontana : rendere possibile l'impossibile ·

La prima
Federica Brignone ha compiuto un’impresa leggendaria che resterà per sempre nella Storia delle Olimpiadi.
A distanza di dieci mesi dallo spaventoso incidente al ginocchio, Brignone è tornata in pista e, senza nessuna aspettativa, al di là e al di fuori da ogni pronostico, ha vinto la medaglia d’oro nel Supergigante di Milano-Cortina mettendo tutte in fila.Si è rimessa  in gioco ,  trovando la  forza  di.  ricominciare .iun  ottimo   esempio  di spirito olimpico e resilenza   infatti 


Il "capolavoro" Olimpico di Federica Brignone: rendere possibile l'impossibile · Sci alpino


Un oro Olimpico in casa dopo 10 mesi dalla frattura di tibia e perone: quello di Federica Brignone a Milano Cortina 2026 è stato "un capolavoro di testa e perseveranza".


Foto di 2026 Getty Images

Di Benedetto Giardina12 febbraio 2026 18:40 GMT+17 min di lettura


La Tigre è tornata e il suo ruggito ha svegliato tutto l’Olimpo.
Federica Brignone si mette al collo l’oro di Milano Cortina 2026 nel super G femminile, dopo dieci mesi di dubbi, domande e pressioni che avrebbero messo chiunque alle strette. Non lei, non in casa, non davanti ad un parterre che aspettava la sua firma su un momento storico per lo sci alpino.
A novembre ha rimesso gli sci ai piedi per la prima volta, a febbraio si è laureata campionessa Olimpica per la prima volta, esibendosi in quello che lei stessa definisce “uno dei capolavori” di una carriera straordinaria.
La primatista italiana di vittorie di Coppa del mondo, due volte vincitrice della Coppa del mondo generale, Campionessa mondiale in carica di slalom gigante, nonché oro mondiale in combinata nel 2023, adesso aggiunge ad un palmarès da urlo anche il trionfo a cinque cerchi.
“Non posso dimenticare quello che ho fatto nella mia carriera e assolutamente non è la gara di un giorno che mi farà dimenticare di vincere in più discipline, in più stagioni intere. Sicuramente questo è un capolavoro, ma è più un capolavoro di testa, di perseveranza, di andare oltre a quello che pensavo fosse possibile. È qualcosa di speciale, sicuramente”.
Lo è perché è avvenuto in Italia, lo è perché ha chiuso un anno di duro lavoro per riprendersi dal grave infortunio dello scorso aprile, che ha rischiato seriamente di precluderle i Giochi Olimpici Invernali in casa.
Invece, non solo questi Giochi li ha vissuti da portabandiera italiana e da stella tra le più attese in tutte le discipline, ma si è presa un oro che pochi mesi fa sarebbe stato utopico.
Rendere possibile l’impossibile, è qualcosa che ho sempre cercato di fare”, ha detto l’azzurra in sala stampa, con l’oro Olimpico in mano e il cuore colmo di gioia. “Di sicuro – prosegue – tornare da questo infortunio era qualcosa veramente impossibile, ma sono rimasta qui, ho provato a lavorare duramente e per qualche ragione, ci ho creduto”.
Da Cortina a Cortina, l'oro di Federica Brignone dopo 10 mesi dall'infortunio
Un anno fa, sulla pista del Tofane Alpine Skiing Center, Brignone aveva centrato la sua prima vittoria in carriera a Cortina: era il test event Olimpico ed era proprio un super G, un segno premonitore di quello che sarebbe stato l’appuntamento casalingo a cinque cerchi. È tutto quello che c’è nel mezzo, però, che non si sarebbe mai potuto prevedere.
Una timeline impietosa, all’apparenza. la Coppa del mondo alzata al cielo a fine marzo, la frattura di tibia e perone ai primi di aprile durante i Campionati italiani assoluti in Val di Fassa, la consapevolezza di affrontare una "sfida praticamente impossibile" a metà ottobre e poi, a fine novembre, la notizia attesa da tutto il mondo dello sport. Il primo allenamento sulle piste di Breuil-Cervinia, nella "sua" Valle d'Aosta, un gigante di prova a Courmayeur in pieno periodo natalizio e la prima convocazione in Coppa del mondo, per lo slalom gigante di Kronplatz dello scorso 20 gennaio.
Non è passato neanche un mese da quel sesto posto pieno di speranze e spiragli di luce, da quella fiammella che si è andata accendendo sempre di più fino a diventare un fuoco inarrestabile sulla neve di Cortina d’Ampezzo.
“Non è stato facile – ammette Brignone – sono veramente orgogliosa di me stessa. Non posso controllare la prestazione delle altre, solo la mia, dunque ho aspettato e a volte, aspettare, è veramente difficile, perch c’erano ancora molte ragazze e tutte le migliori di quest’anno, perché io non lo sono, non ero di certo la favorita. Ma queste sono le Olimpiadi, è una gara e tutto può succedere”.
È proprio con questa mentalità che l’azzurra ha affrontato questa sua seconda gara a Milano Cortina 2026, dopo la discesa (la prima stagionale) in cui ha chiuso al decimo posto.
“Era un’occasione, ho pensato a sciare bene, a lasciare andare gli sci, ad essere però sempre intelligente tatticamente e ad essere sempre a ritmo con il con il tracciato, con le onde, con le curve. Questo mi ha aiutato a essere sempre in controllo”.
Federica Brignone, il messaggio di Gianmarco Tamberi e la convivenza col dolore: "Se continua, non so se potrò continuare"
Più forte dell’attesa, più forte della pressione, più forte del dolore. Quello, Federica Brignone, lo sente ancora. L’oro Olimpico lo può alleviare, ma non lo può affatto cancellare.
“Non sono ancora completamente guarita. Sicuramente cammino meglio, posso camminare senza dolore, se non cammino troppo. Dopo lo sci non è sempre facile, ma ho un team fantastico di dottori e fisioterapisti che si prendono cura di me, grazie a loro posso sciare ogni giorno”.
Quando dieci mesi fa pubblicò sui social una sua foto sul letto d’ospedale, dopo l’intervento, uno dei primi a dedicarle un messaggio fu Gianmarco Tamberi, che per un infortunio ha dovuto rinunciare al sogno Olimpico di Rio 2016, per poi laurearsi campione Olimpico di salto in alto a Tokyo 2020.
“Fidati… sarà anche più bello”, scrisse all’epoca il capitano della nazionale di atletica dell’Italia, che anche in quest'occasione è stato il primo a congratularsi pubblicamente con la sciatrice azzurra, per un oro che lo rende "orgoglioso di essere italiano”.
Nel ringraziarlo, però, Brignone non nasconde di non aver certo dimenticato le difficoltà affrontate: “È stato più bello, sì, sinceramente avrei comunque fatto a meno! Non me ne voglia, ma avrei veramente fatto a meno”.
No, non è stato facile convivere col dolore e non lo è tuttora, tant’è che in ballo c’è anche il suo futuro nel circo bianco, da valutare di giorno in giorno proprio per questo motivo: “Vedremo cosa succede, non ci penso. Di sicuro, se continua a fare tanto male, come di recente, non so se potrò continuare. Ma di certo, ci voglio provare”.
“Io so cosa sto facendo – prosegue – sono sotto controllo quando scio e so che il mio incidente è qualcosa che può accadere nel nostro sport. L’ho davvero accettato e questa è la cosa migliore che potessi fare nella mia vita, accettare il mio infortunio”.
L'emozione di Federica Brignone: "Non pensavo fosse possibile"
Il futuro, per Federica Brignone, è ancora lontano. Il presente si chiama ancora Milano Cortina 2026, ma soprattutto la vede con un oro al collo.
Non una medaglia inseguita con ansia, ma quella che chiude un cerchio straordinario: “Questo non è un risultato solo di un giorno, ma è il risultato di un'intera carriera e secondo me è quello che ha pagato”.
È un risultato celebrato da tutta l’Italia, dal passaggio in cielo delle Frecce Tricolore durante la premiazione fino al saluto col Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le ha detto di essere “molto orgoglioso” di quanto fatto.
Se si parla di emozioni, però, per Brignone “uno dei momenti sicuramente più forti è stato tagliare il traguardo, vedere la luce verde, quello è uno dei momenti più adrenalinici”.
Aveva dato più di sette decimi alla connazionale Laura Pirovano, momentaneamente seconda e poi uscita fuori dal podio (terminerà quinta). Delle altre che sono scese dopo, soltanto la francese Romane Miradoli è stata in grado di non avere un gap superiore al mezzo secondo.
Una prestazione del genere nasce dal non crearsi aspettative da sola: “Il mio problema non è tanto quello degli altri, ma quello che mi aspetto da me stessa. Arrivare qua da favorita sarebbe stato logorante. Invece è stato talmente speciale per me già essere qua, poi sapevo di avere qualcosa da poter comunque dare, ho lavorato tanto negli anni, ho lavorato sulla mia mente, ho lavorato sull’essere pronta nel momento giusto… però essere qua a vincere l'oro non pensavo fosse possibile”.
Ha reso possibile l’impossibile, appunto. E forse deve ancora realizzare quanto ha fatto.
“Anch'io non ci credo ancora. Domani mattina mi sveglierò e mi dirò, ‘secondo me è stato un sogno’, quindi sì, è talmente incredibile e indescrivibile che è tosta da crederci, no?”.

La seconda 



per l  voglia  di  continuare   ,  nonostante la maternità , e  fosse  già pluridecorata ed   ormai  sia   negli usa   e torna in italia  solo per le gare  . E'entrata
nella storia: 13 medaglie come Edoardo Mangiarotti
Con l'argento conquistato ieri  i500m alla Milano Ice Skating Arena, Arianna Fontana diventa l'atleta italiana più decorata di sempre ai Giochi Olimpici. Raggiunge quota 13 medaglie, eguagliando lo storico record di Edoardo Mangiarotti che resisteva dal 1960.
Un traguardo leggendario per la Campionessa azzurra, che scrive una nuova pagina indelebile dello sport italiano.

25.9.22

autunno non è solo malinconia ma anche gioia e liberazione

  Diciamo  che  amare  è  una parola  grossa  ,  ma  questo meme     dice  un    fondo  di verità   perchè metta per iscritto nei  cmmenti o  con un likè  chi   non vede  l'ora    di  rivedere  gli amici  scolastici  o  di lavoro  ,  di  dire  basta   a   : caldo  eccessivo  , tormentoni (    al 99%  insulsi  e  vacui  visto  che  durano  una stagione  e via   )    . Per me  qiuesto  post  visto , almeno  per  quest'anno  è stata  un   estate di  💩  per    tutto  quello    che    ho  dovuto  passsare  direttasmente   e indirettamente  vedere   post  precedenti   .  



Infatti benvenuto   autunno  2022


12.5.12

la normalità è il vero eroismo . nuova concezione d'eroe


Ricollegandomi  a  quanto dicevo  nel mio post precedente sul tipo di eroi ,    sia i fatti   che  sotto vado a narrare ( ed a riprendere  perchè ne  avevo già parlato in qualche post    , sul blog  ) e la canzone che trovate  alla fine sembrano che mi diano ragione  e in culo a  tutto il resto  






Reportage di    www.linkiesta.it/ 12 maggio 2012 - 09:24 
Storia eroica di un impiegato costretto a diventare imprenditore


Sembrava finita. Dopo la chiusura dello stabilimento della Metal Welding Wire, che lavorava il ferro, Stangalini e i suoi colleghi erano stati licenziati. Sembrava che ci fosse solo la cassa integrazione, e poi il nulla. Ma Stangalini non molla e, convinto che il settore fosse comunque in espansione, decide di vendere la casa per trovare il capitale iniziale e fondare una nuova impresa. Ce la fa e riassume i suoi vecchi colleghi. Una storia che finisce bene nell’Italia in cui chi riesce a fare impresa diventa un eroe.






ARZERGRANDE (Padova) – Cristian Stangalini, imprenditore quarantaquattrenne lombardo, è seduto dietro la scrivania dell’ufficio della sua O.m.p. Fili. L’azienda, quasi due anni di attività, produce fili per saldatura e ha sede nella zona industriale tra Piove di Sacco e Arzergrande, nel padovano. «La cabina elettrica dell’Enel è quella». Si gira un attimo, scosta la tenda che copre la vetrata dell’ufficio e indica una torretta dall’altra parte della strada, a pochi metri di distanza dal cancelletto d’ingresso. «Non hanno dovuto fare 150 chilometri di oleodotto per andare in una turbina. Il cavo passa proprio sopra di noi».
È il novembre 2010 quando Stangalini e moglie fanno apposita richiesta all’Enel. L’allacciamento, tuttavia, arriva solo nel giugno del 2011. Per sei mesi l’imprenditore paga l’affitto del capannone e (a vuoto) il noleggio di cabina elettrica e trasformatore. L’intoppo burocratico sull’elettricità, dice Stangalini, «è l’unica cosa che ci ha fatto veramente traballare». Di farsi rifondere le spese anticipate, però, neanche a parlarne. «Il consulente che mi seguiva dal lato energetico ha detto: “lascia perdere, te l’han data. Ringrazia il cielo che te l’han data”».
Qualche mese prima, nel luglio 2010, la Metal Welding Wire – un grosso gruppo della lavorazione del ferro con sede principale a Bergamo – decide di

Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto

BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa ...