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4.3.26

la dura vita dei vegani

 non sono    come  ho già  detto più volte  , ma   e rispetto  la   sua  scelta  (  autentica  o    conformista   perché  è di  moda  ) perché  è giusto  che ci sia , altrimenti è dittatura/pe.siero unico , che. ci siamo  : idee  pensieri  e scelte di vita ( spontanee o indotte ) diverse dalla tua . Quindi  capisco benissimo   la  tristezza  e  l'auto ironia   dell'autrice  dell'articolo  de https://www.ilpost.it    riportato   integralmente sotto    in  particolare    nel  pezzo  in cui   dice  : << [...] Mettersi in discussione costa fatica, ma sarei felice se una persona onnivora provasse a dialogare con me con sincera curiosità e ascoltandomi davvero, senza intanto pensare a come controbattere. Ne sono consapevole, ne prendo atto – il mondo è, banalmente, “bello perché vario” – e un po’ mi rattrista, ma vorrei chiedere un piccolo favore per quando incontrate uno che non mangia come voi: se non avete intenzione di provare a capirlo, almeno lasciategli bere la sua birra in pace.>>. 


  di 

Alessandra Stio
Alessandra Stio

Nata a Salerno nel 1995, dopo diverse esperienze all’estero ha scelto di tornare a vivere in Italia, dove adesso insegna inglese nella scuola secondaria di secondo grado. Ama scrivere, leggere e viaggiare.




Non so se qualcuno di voi ha una vaga idea di quanto sia complesso essere vegani in Emilia-Romagna. Pasta all’uovo, salumi, tortelli e cappelletti sono solo alcuni degli alimenti che dominano pranzi e cene senza temere rivali, naturalmente insieme allo strutto. Il peggiore di tutti. Insidioso nemico silente, si nasconde così bene che anche un innocuo panino può tradirti quando meno te lo aspetti. Da quattro anni ormai la mia vita sociale è un continuo slalom tra un aperitivo e l’altro in cui, per conquistarmi una ciotola di patatine o dei taralli all’olio, devo produrmi in una serie di premesse, precisazioni e giustificazioni varie.
Le difficoltà iniziano, ovviamente, al momento dell’ordinazione. Quando paleso il mio veganismo (chiedere che tra gli stuzzichini non ci sia nulla che contenga uova-latte-strutto-formaggio è un’operazione un po’ lunga, anche se spesso mi tocca comunque specificare), cerco sempre di assumere il tono più gentile e conciliante possibile, sia mai che lo chef la prenda come un’offesa personale. Nella mia seppur breve carriera da vegana ho collezionato svariate reazioni: dalle risate agli sbuffi, passando per il “poverini voi, avete qualche problema mentale ma vi vogliamo bene lo stesso”, quindi ho dovuto imparare a prevenire. Ahimè, nonostante tutte le mie cautele, spesso è a questo punto che la situazione precipita irrimediabilmente.
«Ah, ma sei vegana?» esordisce qualcuno al tavolo, e inizio a sudare freddo. So che da qui non si tornerà più indietro, a prescindere dalla provenienza geografica dei commensali. Se all’interno del gruppo c’è una persona che non ti conosceva prima o con cui non avevi mai parlato di questo argomento, nove volte su dieci dopo la domanda di apertura inizia un vero e proprio interrogatorio degno della Santa Inquisizione Spagnola, che procede seguendo, più o meno liberamente, sempre lo stesso canovaccio. Per prima cosa ti chiedono il perché, ma tu opti per la risposta breve. Non hai voglia di rovinare il morale a tutta la tavolata e, soprattutto, sai che il discorso non si fermerà qui. Il tuo interlocutore non si accontenterà della tua risposta e, a pioggia, sfodererà tutte le sue obiezioni.
Ormai le sai a memoria e sei preparatissima, perciò ti accingi a fare mostra del tuo più classico sorriso di circostanza e a rispondere a ciascuna di esse, sempre con il nobile intento di salvare la serata. No, non ti manca il formaggio; no, non fai “sgarri”; sì, hai tutti i valori a posto e fai le analisi regolarmente; no, non mangi solo insalata; no, non lo sai se le vongole provano dolore, ma hai comunque le tue buone ragioni per non mangiarle (anche su questo preferisci la versione breve e non la spiegazione dei danni della pesca sull’intero ecosistema terrestre, e nemmeno osi avvicinarti al discorso sull’antispecismo). In pratica, se vuoi goderti la tua birra in tranquillità devi prima fare un po’ come Super Mario quando va in cerca della principessa Peach: saltare tra un ostacolo e l’altro rimbalzando sulla testa di funghetti indispettiti che hanno il solo scopo di farti rinunciare alla missione.
Poi, se sono stata sufficientemente brava, arriva il tanto desiderato lasciapassare dell’inquisitore che, soddisfatto, mi proclama “Vegana Non Rompipalle” e mi dà il permesso di proseguire la serata, a quel punto rovinata solo per me. Ironico, no?
Anche se col tempo ho acquisito una certa familiarità con queste dinamiche e sono diventata abbastanza svelta nell’estinguerle, devo ammettere che le tollero sempre meno. Non riesco a capacitarmi di come mi ritrovi puntualmente, e senza volerlo, implicata in falsi dibattiti con qualcuno che dall’altra parte non ha nessun reale interesse a capire il mio punto di vista ma cerca solo la validazione della propria idea di partenza.
Sono certa di non andare in giro puntando il dito contro il piatto altrui eppure, in un modo o nell’altro, mi capita sempre di dover spiegare a chicchessia la ragione delle mie scelte, e non solo di quelle alimentari. Già, perché poi i più caparbi iniziano a chiedermi se uso l’auto, se compro borse o scarpe di pelle e persino se ammazzo le zanzare in estate, come se per avere il diritto di dire di essere vegana dovessi dimostrare di non produrre alcun tipo di inquinamento nel mondo né nuocere a nessun animale sulla Terra. Insomma, dovrei essere un’entità che non sporca, non consuma, non danneggia. Una cosa non proprio plausibile. Conclusione logica, che spesso mi viene esplicitamente proposta: essere davvero vegana è impossibile, quindi tanto vale lasciar perdere.
L’epilogo di solito mi vede tornare a casa scoraggiata e di pessimo umore, il più delle volte parlando da sola in macchina ad alta voce per sfogare la frustrazione che ho dovuto sopprimere. Mi chiedo sempre perché noi vegani dobbiamo giustificarci in questo modo, come se desiderare una vita migliore per gli animali fosse qualcosa di cui vergognarsi.
Una soluzione sarebbe rifugiarsi in qualche spazio digitale, alla ricerca di una bolla in cui finalmente dar voce ai propri pensieri. È quello che faccio quando ho bisogno di sentirmi più compresa e meno sola ma ormai non riesco a trovare conforto neanche così. Persino nell’ambito del mio profilo social non mi sento completamente libera di mostrare di essere vegana: basterebbe un piccolo passo falso per scatenare dell’altro baccano. Per capire cosa intendo, provate a condividere la foto di un piatto di pasta accompagnato dalla scritta “carbonara vegetale”. Poi mi farete sapere quanti sfottò e prese in giro avrete collezionato.
Qualunque sia il tipo di contesto in cui esistiamo, pare quasi che basti la nostra sola presenza per attivare reazioni caratterizzate da un certo grado di insofferenza. Inizio a pensare che la vera fonte di tale disagio non siamo noi persone vegane, ma quello che smuoviamo in chi incontriamo, come se la nostra stessa esistenza incrinasse qualcosa in chi mangia carne. La cascata di false domande, contestazioni o ridicolizzazioni che riceviamo sembra, in realtà, non tanto un attacco alle nostre ideologie quanto uno scudo, una sorta di barricata dietro la quale mettere in salvo le proprie convinzioni prima che possano essere ulteriormente scalfite.
Forse il punto della questione è proprio questo: formulare quante più critiche possibile al veganismo e più in generale al vegetarianesimo è una sorta di giustificazione contro la tentazione di farne parte. Dimostrare che essere davvero vegani, quindi davvero puri, è impossibile diventa un lasciapassare, e al contempo offre l’occasione di deresponsabilizzarsi nei confronti dell’intera faccenda.
Mettersi in discussione costa fatica, ma sarei felice se una persona onnivora provasse a dialogare con me con sincera curiosità e ascoltandomi davvero, senza intanto pensare a come controbattere. Ne sono consapevole, ne prendo atto – il mondo è, banalmente, “bello perché vario” – e un po’ mi rattrista, ma vorrei chiedere un piccolo favore per quando incontrate uno che non mangia come voi: se non avete intenzione di provare a capirlo, almeno lasciategli bere la sua birra in pace.






– Leggi anche:
Pollo coltivato,
ostriche in vitro e magiche polpette

17.11.18

Si può essere vegani senza essere fondamentalisiti - fanatici ? secondo me si . Vegan. Un manifesto filosofico di Leonardo Caffo lo dimostra

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Una moda? Una dieta? Una protesta? Ci sono molti modi, oggi, di essere vegani. Il filosofo Leonardo Caffo, ospite di Corrado Augias in questa puntata di "Quante Storie", indica, lontano da ogni forma di fanatismo, una via al veganesimo consapevole e integrata nella società, attraverso la quale la decisione di non mangiare più qualcuno diventa il rifiuto a una logica commerciale che trasforma tutto in qualcosa.


Un libro quello presentato nei  giorni scorsi   (  16\11\2018 )    nella trasmissione quante storie di Augias del filosofo Leonardo Caffo sul #veganesimo scritto in maniera " tollerante " e non fondamentalista \ fanatico ( esperienza con alcuni vegani ) con punte d'odio e mancanza di rispetto verso coloro che non lo sono . Concordo con lui quando dice "Il veganesimo cerca una soluzione al più ampio problema del capitalismo alimentare che, oltre a distruggere il pianeta, è incapace di distribuire equamente le risorse."  Infatti   "Il veganesimo cerca   una soluzione al più ampio problema del capitalismo alimentare che, oltre a distruggere il pianeta, è incapace di distribuire equamente le risorse." 
Credo  che   regalerò il suo libro   ad  un  amico  vegano   fndamentalista    (  e   forse  lo comprerò   anche   per me  )   sia  dopo  aver  visto  la  sua presentazione   da  Augias , sia dopo  aver letto  sulla  sua pagina fb  ,  come egli presenta  il suo  libro  .  
Sembra  interessante    perchè  dimostra  , come dicevo dal  titolo ,   che si puo' essere   vegani  ,  senza  chiudersi ed  isolarsi  da  chi non lo è  . Ma sopratutto  fa capire  , anche   se  la  discussione  da A   era quasi tutta oncentrata  sulla  alimentazione ,   a chi vi aderisce  per moda  \ tendenza  , per essere figo ,   che in tale pernsiero  






Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Credo  che   regalerò il suo libro   ad  un  amico  vegano   fndamentalista    (  e   forse  lo comprerò   anche   per me  )   sia  dopo  aver  visto  la  sua presentazione   da  Augias    , sia dopo  aver letto  sulla  sua pagina fb  ,  come egli presenta  il suo  libro  .  

Infatti  concordo pienamente   con questa    sua   introduzione  


politica decisiva: riguarda il futuro di chiunque e il presente di molti
si chiama "Vegan. Manifesto filosofico" e lo pubblica Einaudi Editore
oggi su la Repubblica "Robinson" apre con un dialogo sul libro orchestrato da Marco Bracconi
girerò tutta l'Italia: scuole, teatri, festival, librerie
il punto è questo: non perché si diventa vegani ma cosa significa esserlo? chi sono i vegani e perché, sulle loro spalle, c'è un peso molto più grande di quello che loro stessi possono capire?
leggetelo, prima di insultare sottolineatelo, prima di dire che non va bene fatene tesoro e scrivetemi. Da oggi, incompleto o imparziale che sia, il veganesimo in Italia ha un suo manifesto.
"e da una situazione in cui nessuno sembra potersi salvare tutti, di colpo, possono tornare a essere liberi"


buona lettura  

25.3.17

vegetariano , vegano , carnivoro , onnivoro ? ma che importnaza ha importante è il rispetto e il saper fare buon viso a cattivo gioco

 dopo   il mio post  molti   in chat   una persona   mi ha  chiesto ma tu sei   vegano o  carnivoro  ?     stavo per  rispondere  quando  alla  discussione  si è  unita  una terza  persona    e  ha detto :   <<  non è vegetariano  , basta  vedere le foto delle verdure   raccolte   nel suo orto che  posta  sul  suo facebook . 
Io  sono una terza   via   cioè onnivoro  (  ed  se  cercate  nell'archivio trovate   ,  " reportage  "  su   un pranzo  con amiic\che vegetariani e  vegani  )   mangio  di tutto compresa la carne ed  i latticini  , ovviamente  quando è possibile  quelli  allevati naturalmente    ed   non industriali .
rispetto ( i  commenti   riportati sotto  sono  presi   da http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/  più  precisamente e qui 

  sia   la  scelta   Vegana 


CaterinaServi
La scelta vegana è dettata da un ragionamento molto semplice: non è giusto - perchè è un abuso, una prevaricazione violenta inammissibile - sfruttare e far soffrire una creatura vivente e senziente che - proprio come noi umani - desidera vivere in pace e a proprio agio. Se lo facciamo da tanto tempo non è una buona ragione per continuare a farlo: siamo gli animali più intelligenti e dotati di senso etico e morale? Allora agiamo di conseguenza. Siamo anche dotati di capacità empatica, quel meccanismo neurofisiologico che ci fa entrare in risonanza con la sofferenza altrui e che ci permette di essere adeguatamente e naturalmente compassionevoli. Gli animali "da macello" sono esseri sensibili e amorevoli come i cani e i gatti che vivono con noi e amiamo. Siamo indifferenti verso di loro soltanto perchè la loro atroce sofferenza e le torture che gli vengono inflitte non si vedono. 

sia  quella   carnivora 

Gabriele Bombardieri
Sono in medico e ricordo a tutti che l'uomo è per natura onnivoro(qualcuno può documentarsi sulle differenze tra l'intestino di un uomo è quello di una mucca o un cavallo?)ricordo che le nuove generazioni alimentate anche con proteine animali sono cresciute in statura media di circa 20 cm e probabilmente continuano a crescere.quanto alle cosiddette evidenze cancerogene di certi alimenti non esistono a tutt'oggi studi randomizzati(che sono gli unici che danno evidenze statisticamente significative)che dimostrino una evidenza clinica di cancerogenicita' di alimenti particolari tipo carni rosse .si è solo constatato che l'aumento di ceri tumori è proprio di certe popolazioni che si alimentano con quantità superiori di proteine animali di origine bovina.purtroppo come tutte le osservazioni superficiali ,non tengono conto del fatto che sono anche le più longeve e quindi più soggette a tumori

 riprendendo  l'argomenti trattato nel post   precedente  e  ripreso   anche  dall'articolo di concita    do ragione  a    questo  commento  anonimo  
Certo siamo un popolo strano leggevo di mamme che protestavano perché alla mensa davano ai suoi figli risotto con i porri, non si sa bene cosa devono mangiare questi poveri bambini io penso che una dieta equilibrata sia quella di mangiare di tutto. Questi integralisti vegani che oggi vorrebbero vietarmi di mangiare una bella bistecca alla fiorentina al posto di uno sformato di semi vari che al solo pensiero mi sento male domani magari mi vieteranno di mangiare gli insetti perché anche le cavallette soffrono. Siete persone pericolose perché non avete nessun rispetto per chi non la pensa come voi. Mentre noi onnivori vi lasciamo mangiare tutta l'erba e semi che volete lasciateci gustare un bel maialino al forno con patatine annaffiato con un buon Chianti.

Continuando a leggere  i vari commenti  dellla  diatriba    vegani \  vegetariani     contro   carnivori ho trovato  interessante  il commento  di Pino Lollo    che  più o meno  arriva  alle mie stesse  conclusioni

E' una guerra di religione. Mia moglie non mangia carne, io da tempo cerco di mangiarne poca, i figli 27 e 19 anni, per contrapposizione, appena possono mangiano carne.
Io capisco e condivido solo due argomentazioni verificabili e misurabili :
la carne non fa bene,
il ciclo produttivo degli animali da macello non è sostenibile.
Le altre argomentazioni animaliste/vegane mi sembrano fideistiche:
l'uomo è senziente anche l'animale è senziente quindi se uccido un animale è come uccidere un uomo e quindi è un assassinio.
Io dico, in quattro milioni di anni l'essere senziente uomo ha sviluppato forme di pensiero variegate ed evolute al punto di arrivare ad avere rispetto degli altri uomini e anche degli animali.
Ora per quanto ci è noto non esiste animale carnivoro che in questi 4 milioni di anni abbia costruito un pensiero e a partire da questo o abbia smesso di cacciare le sue prede.
Poi  la discussione  via    chat  è continuata  fra ****  e *****    e poi mi sono   rotto  e  gli ho  lasciati   in quanto  stava  diventando  noiosa    ed  improduttiva  del tipo

 ***** ma   i vegetali che  voi   mangiate  e  raccogliate  soffrono anche loro come  gli agnelli che   ci   accusate  di mangiare   .
**** Uccidere animali per mangiarli non é assolutamente necessario. Comunque, risposta alla tua battutina   asserire che un cetriolo(  per  citare  una verdura   a caso )  possa soffrire quanto un agnello sgozzato é una cosa talmente ipocrita che non meriterebbe risposta. Pota un cespuglio e dimmi se riusciresti secondo coscienza a tagliare la zampa di un cane sostenendo che sia la stessa cosa. Inoltre, se tu credessi veramente a quello che hai scritto (ma non é certo cosí ) e ti preoccupassi per davvero della sofferenza delle piante, dovresti a maggior ragione essere vegetariano. Per allevare per anni gli animali da abbattare é necessaria una quantitá di alimenti di origine vegetale enormemente superiore che se te ne cibassi invece direttamente. Perché non mi indigno con il leone? Beh tanto per cominciare perché uccide per sopravvivere e non per sfizio...

perchè la  penso    come 


3 ore fa
Eugenio Bacchini
Ahimè, quando una dieta diventa un'ideologia, sorgono i problemi. Anch'io sono stato vegetariano per un periodo della mia vita, ma erano altri tempi (fine anni 70): nessuno mi ha mai rotto le scatole, tutt' al più erano curiosi di sapere cosa mangiavo, né io mi sono mai sognato di dare dell'assassinio ai miei amici carnivori, o sentirmi superiore per via della mia dieta. Questo mi sembra più tifo calcistico...


ora     sia  che il vegan   sia   una moda  o  una  scelta  \  principio  mortale    (   principalmente quelle  persone    che   conosco  lo    sono  per   scelta      sono  d'accordo  con 


Elisa Cip
Attenzione che il veganesimo non è' una scelta, ma un principio di etica e di morale. Non è' estremismo, non è' una dieta, non è' una moda. I giornalisti, prima di esporsi in un articolo di giornale dovrebbero informarsi, perché il concetto di veganesimo è' ormai noto.
 
Cioncita  avrebbe dovuto   prepararsi  meglio  o  forse  come  sostiene



Francesco Chiantese
Concordo che non sia una moda; ma "tecnicamente" è una dieta (forse lei intendeva "non è una dieta dimagrante" ma è ovviamente una dieta, almeno in italiano) ed è una "scelta" nel senso che si sceglie, per etica e morale come lei giustamente ricorda, di non mangiare alcuni alimenti e di adeguare alla propria etica e morale la propria dieta alimentare. 

Concludo  con  questa  domanda  . Ma per un onnivoro che è abituato a mangiare carne, ma ANCHE vegetali (si spera, altrimenti sarebbero pasticci seri per la sua salute), quale sarebbe il problema se, occasionalmente, una volta ogni tanto, si fa un singolo pasto di soli vegetali, senza mangiare carne?








una grigliata di zucchine e melanzane, sono oltraggiosi? 

Ogni terremoto ha una sua storia il caso di Apice

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