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25.1.26

"IL REVISIONISMO SULL'OLOCAUSTO E' ARRIVATO CON PREPOTENZA ANCHE IN ITALIA" LA CASA EDITRICE “MIMESIS” HA PUBBLICATO IL LIBRO "UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO". "L'AUTORE E' ANTONINO SALERNO (MA È LO STESSO ANTONINO SALERNO CHE APPARE SUL SITO DEL MINISTERO DELLA CULTURA COME COLLABORATORE? OPPURE È OMONIMIA?).

 da  dagospia  


IL LIBRO METTE IN DISCUSSIONE LA SHOAH SUPPORTATO DA UNA PREMESSA DI FRANCO CARDINI CHE AFFERMA: 'LE TESI UFFICIALMENTE E FORMALMENTE MAGGIORITARIE A PROPOSITO DELLA SHOAH NON MI CONVINCONO'..." - LA CASA EDITRICE "MIMESIS": "IL LIBRO ERA IN FASE DI REVISIONE E NON È MAI STATO PUBBLICATO"


Lettera a Dagospia

 

auschwitz birkenau

Carissimo direttore, ci siamo: il revisionismo sull’Olocausto è arrivato con prepotenza anche in Italia. E così celebriamo in bellezza il giorno della memoria. La casa editrice Mimesis pubblica di Antonino Salerno “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO Eresia e ortodossia a confronto” (ma è lo stesso Antonino Salerno che appare sul sito del Ministero della cultura come collaboratore? Oppure è omonimia?). 

Il libro mette in discussione l’Olocausto supportato da una premessa di Franco Cardini che afferma “Le tesi ufficialmente e formalmente maggioritaria a proposito della Shoah non mi convincono in quanto la realtà dello sterminio dovrebbe essere accompagnata da studi continui e approfonditi, liberamente condotti e accompagnati quindi dalla disparità di opinioni e dalla molteplicità di tesi…”

 

ANTONINO SALERNO - UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO

Dunque le pubblicazioni sulla Shoah sono concordi sul fatto che si sia trattato di un Olocausto. E allora il prof Cardini, che del Novecento sa poco visto che si è sempre occupato di Medio Evo, avvalora l’ipotesi del dottor Salerno che molti ebrei siano morti nei campi di concentramento per “motivi di salute”. Quali? Il raffreddore per via del riscaldamento troppo forte oppure il diabete per l’eccesso di zuccheri e affini nella dieta ipercalorica? Grazie mille e se Salerno è lo stesso dottore che offre le sue competenze al ministero beh, c’è da preoccuparsi,Cordiali saluti

 

AGGIORNAMENTO:

Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis precisa che il libro "Un genocidio chiamato Olocausto" era ancora in fase di revisione e non è stato pubblicato (né lo sarà, dopo l'articolo di Dagospia)

IL LIBRO METTE IN DISCUSSIONE LA SHOAH SUPPORTATO DA UNA PREMESSA DI FRANCO CARDINI CHE AFFERMA: 'LE TESI UFFICIALMENTE E FORMALMENTE MAGGIORITARIE A PROPOSITO DELLA SHOAH NON MI CONVINCONO'. IL PROF CARDINI, CHE DEL NOVECENTO SA POCO VISTO CHE SI È SEMPRE OCCUPATO DI MEDIO EVO, AVVALORA L’IPOTESI DEL DOTTOR SALERNO CHE MOLTI EBREI SIANO MORTI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER 'MOTIVI DI SALUTE'. QUALI? IL RAFFREDDORE O L'ECCESSO DI ZUCCHERI?"

Che thriller si è creato intorno al libro “Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno! La genesi del volume, che dà spazio a tesi critiche sull'Olocausto, sembra avvolta da una coltre di mistero.

 

Ricapitoliamo per chi si fosse perso la prima puntata. Ieri Dagospia ha pubblicato una mail di un lettore che segnalava, con una certa indignazione, l'esistenza del libro edito dalla "Mimesis", dandone per già avvenuta la pubblicazione e la relativa diffusione.

 

Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis ha però precisato che "l’agile pamphlet", un mattone di oltre 1400 pagine, "non è stato pubblicato": "Abbiamo bloccato la pubblicazione".

 

Il libro sarebbe dovuto uscire “nei prossimi mesi” per la collana, diretta da Fabio Minazzi, del “Centro Internazionale Insubrico ‘Carlo Cattaneo’ e ‘Giulio Preti’ per la Filosofia, l’Epistemologia, le Scienze cognitive e la Storia della Scienza e delle Tecniche” dell’Università degli Studi dell’Insubria – Varese.

 

treno olocausto 2

Una collana al di sopra di ogni sospetto, con un comitato scientifico composto da professori universitari. A gestirla è il “Centro Internazionale Insubrico" con cui la casa editrice ha un rapporto consolidato, avendo pubblicato in sinergia decine di libri su ogni argomento: dall’antifascismo alla storia della scienza, dalla sostenibilità economica a studi su lingua e cultura italiana.

 

E qui arriviamo al mistero.

PRESENTAZIONE LIBRO ANTONINO SALERNO ALL UNIVERSITA DELL INSUBRIA

La casa editrice avrebbe, in prima istanza, ricevuto, accettandolo, il progetto editoriale per "Un genocidio chiamato Olocausto". Dalla casa editrice sostengono che tale progetto però fosse "diverso" dalla bozza del libro ("arrivata da poco"), ricevuta successivamente. 

 

Poi è arrivata Dagospia, a sollevare il caso, con la lettera pubblicata ieri e, solo a quel punto, la "Mimesis", dopo una “ulteriore verifica”, avrebbe deciso di bloccare la pubblicazione del libro. 

 

Restano, però, molti dubbi e alcune domande.

 

La prima questione: chi è davvero l’autore del libro, tal Antonino Salerno? Di lui non si trova traccia online, e nella prefazione firmata dallo storico Franco Cardini (di cui parleremo ampiamente a seguire), si legge:

 

universita dell insubria

"Mi perviene da uno sconosciuto interlocutore, del quale non conosco né condizione né professione né orientamento culturale, un cortese invito a stendere una Introduzione a un lavoro dedicato alla Shoah".

 

Chi è il signor Salerno? Google restituisce un solo risultato simile: Antonio Salerno, "collaboratore" del ministero della Cultura, guidato dall'ex neofascista Alessandro Giuli (fondò il gruppuscolo bombarolo di estrema destra “Meridiano Zero”).

 

Dando un'occhiata al curriculum di Antonio Salerno (è lui o non è lui?), sul portale trasparenza del Ministero della Cultura, si scopre che lavora per il Polo museale della Campania, come Direttore di vari Musei Archeologici (Sannio Caudino di Montesarchio, Agro Atellano a Succivo, dell'antica Calatia a Maddaloni) e del Teatro romano di Teano, nonché docente a contratto in alcune università. 

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO DI ANTONINO SALERNO

La casa editrice "Mimesis" sostiene di non avere alcun riferimento diretto di "Antonino Salerno". Strano che una casa editrice non abbia modo di contattare un autore a cui avrebbe voluto pubblicare il libro. Che quello di "Antonino Salerno" sia un nom de plume? 

 

Altra questione.

Visto che il libro era ancora, come sostenuto da "Mimesis", in fase di revisione, e quindi non sarebbe stato pubblicato prima di qualche mese, come è possibile che il 30 gennaio (vedi locandina qui accanto) fosse già stata programmata una presentazione, peraltro a pochi giorni dalla "Giornata della Memoria", che ricorda l’uccisione sistematica di milioni di ebrei da parte dei nazifascisti?

 

"Mimesis" sostiene di non aver avuto alcun ruolo nell'organizzazione dell’evento, la cui locandina campeggia però sul sito dell’Università dell’Insubria di Varese.

 

Si legge:

 

CURRICULUM VITAE DI ANTONIO SALERNO

“L’iniziativa, inserita nella XVII edizione del progetto Giovani Pensatori, prevede la presentazione del volume Un genocidio chiamato Olocausto. Eresie e ortodossia a confronto di Antonino Salerno, a cura di Fabio Minazzi e Stefania Barile.

 

Il libro propone un’analisi critica del genocidio degli ebrei d’Europa, affrontando il tema del negazionismo e del rapporto tra ricerca storica, interpretazioni ideologiche e rigore scientifico”.

 

Per non farsi mancare niente, i capoccioni dell’ateneo varesotto avevano invitato anche Angelo D’Orsi, storico dell’università di Torino noto per le sue posizioni vicine a quelle del Cremlino sulla guerra in Ucraina.

 

La domanda delle 100 pistole è: come è possibile presentare un libro che non è stato neanche pubblicato?

 

E come mai, se il libro non è stato dato alle stampe, è apparsa nella locandina dell'evento di presentazione anche la copertina del volume, mai approvata dalla "Mimesis"?

 

franco cardini

Last, but not least, un pensiero va allo storico Franco Cardini. Insigne medievista, da sempre considerato un "eretico" di destra, Cardini ha sempre avuto posizioni eterodosse, di sicuro controcorrente.

 

Stavolta a Cardini, forse, è scappata la frizione. La sua prefazione a "Un genocidio chiamato Olocausto", di cui Dagospia pubblica un estratto, appare più come un delirio senile che il contributo informato e solido di un accademico.

Leggere per credere.

 

IL GIUDICE INTERNO

Prefazione di Franco Cardini al libro “Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno

 

shoah 4

Mi perviene da uno sconosciuto interlocutore, del quale non conosco né condizione né professione né orientamento culturale, un cortese invito a stendere una Introduzione a un lavoro dedicato alla Shoah ma che va ben oltre, investendo l’ampio e inquietante orizzonte del genocidio. 

In vita mia ho sempre avuto troppo da fare: e ne ringrazio Iddio, perché questo significa che ho sempre avuto lavoro, interessi nonché abbastanza salute ed energia per l’una e l’altra cosa.

 

Questo invito, però, mi pone davanti a una scomoda, diciamo pure sgradevole questione morale. È evidente che potrei rispondere con un educato rifiuto: mi spiace, ma anzitutto sono un medievista e non un contemporaneista; e poi sono letteralmente oberato di lavoro.

 Tutto bene, tutto ineccepibile. Si tratta di ragioni effettive e concrete, non certo di un alibi. Ma da ragazzo frequentavo la Compagnia di Gesù dove mi hanno insegnato a far l’esame di coscienza: ho passato gli ottant’anni ma sono restato cattolico romano e, anche se fossi – e non lo sono – uno abituato a evitare il giudizio altrui, non posso ohimè evitare quello del mio Giudice Interno: e temo (e credo) che egli parli a nome di ben altro Giudice. 

E il mio Giudice Interno mi dice chiaro e tondo: “Caro mio, fino ad oggi oltre al professore, quindi allo studioso, hai fatto anche il giornalista e qualcosa che somiglia molto all’opinion maker o, come si dice con anglismo di ancor peggiore conio, all’influencer.

 

Non è vero che, in quanto non-contemporaneista, ‘non ne sai abbastanza sul tema’. Non sarai uno specialista, ma sul tema hai letto molto.

treno olocausto 3

 Conosci persone che se ne occupano professionalmente; leggi non malissimo il tedesco e anche un po’ di russo; hai perfino studiato a Mosca e là sono custoditi alcuni fra gli archivi principali da cui ricostruire la storia della Shoah. 

Ma sai per esperienza che il parlare di queste cose, a meno di non allinearsi anche acriticamente su una ‘maggioranza’ rappresentata non da competenti, non da osservatori sereni e informati, bensì da politici molto condizionati o da giornalisti e gestori dei media cinici e in malafede, porta solo guai. 

[…]  Le tesi ufficialmente e formalmente maggioritaria a proposito della Shoah non mi convince in quanto la realtà dello sterminio dovrebbe essere accompagnata da studi continui e approfonditi, liberamente condotti e accompagnati quindi dalla disparità di opinioni e dalla molteplicità di tesi che solitamente accompagna qualunque evento storico.

 

giorno memoria massa

[…] Il fatto è che sulla Shoah esiste una “verità” ufficiale incerta e lacunosa, ma ossessivamente diffusa e ripetuta a livello mediatico e accompagnata da un tale apparato propagandistico e da un tale dispositivo dissuasorio (costituito anche da leggi che vietano o limitano la libertà pratica di ricerca e di espressione) che pochi hanno il coraggio di contestarla: e quei pochi vengono immediatamente, rapidamente intimiditi ed emarginati (l’aggettivo che per convenzione si usa in questi casi è quello, molto ambiguo, di “screditati”: e tali per definizione, dal momento che di solito non ci si prende nemmeno il disturbo di contestarli sul piano dei fatti e degli argomenti: vale il principio dogmatico secondo il quale “con i revisionisti (e i negazionisti) non si discute”.

 E, beninteso, chi sia “negazionista” e/o “revisionista” lo decidono, appunto, i monopolizzatori della “verità” ufficiale.

 

ebrei nel campo di concentramento di auschwitz 4

Quanto ai dati obiettivi, si va dal còmputo pubblicato nel dicembre del 1983 dalla Croce Rossa Internazionale che stimava i decessi dei prigionieri dei Lager, ebrei e non ebrei, a 373.486 casi documentati, fino agli 11 milioni dichiarati complessivamente da Simon Wiesenthal.

 […] Perché ad esempio, a fronte del continuo parlare mediatico che se ne fa e dell’uso larghissimo di presentarla al cinema o in TV, la Shoah non sembra esser presente nei programmi e nei progetti didattici e scientifici ordinari degli istituti universitari che si occupano di storia contemporanea?

 

shoah 2

E perché non è mai stato ripreso e approfondito sistematicamente quel tema gravissimo delle speculazioni economiche e finanziarie imbastite sulle vittime di quella tragedia che fu denunziato nel 2000 in un agghiacciante, documentato pamphlet da uno studioso ebreo americano docente alla City University di New York e figlio di due sopravvissuti allo sterminio, Norman G. Finkelstein, tradotto nel 2002 dalla Rizzoli col titolo di L’industria dell’olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.

 

[…]

 

 

franco cardini - foto lapresse

Il signor Antonino Salerno, che non ho il piacere di conoscere personalmente, è un cultore di storia. Per quanto ho potuto vedere, a un buon livello di conoscenza euristico-critica “amatoriale”. Appartiene a quel non ampio manipolo di cittadini italiani che un professore di storia italiano deve considerare con stima, con simpatia e perfino con un briciolo di gratitudine.

In tempi nei quali la storia viene riservata nelle aule universitarie ma impazza nelle strade, nelle piazze e nei festivals, come ce la passeremmo noialtri se non ci fossero gli Antonino Salerno?

Il signor Salerno ha redatto un grosso studio sulla Shoah, sulle sue vicende, sulle fonti che ne trattano, sulle polemiche che l’hanno accompagnata e che tuttora l’accompagnano, sugli equivoci e gli abusi ai quali ha dato luogo, sulle sue conseguenze nella storia del mondo presente.

 È uno studio nel quale l’impronta diciamo così “amatoriale” (che, attenzione!, non è aggettivo equivalente a “divulgativa”) si nota agevolmente. 

[…] Insomma, ebbene sì, sarebbe stato prudente e vantaggioso declinare la richiesta. Ma io non sono né un prudente, né un calcolatore. E poi c’è il Giudice Interno, che oltretutto solletica la mia vanità paragonandomi all’optimus princeps Traiano. Io non sono certo lui.[…]

 

universita dell insubria

DAGOREPORT - DALLA PADELLA ALLA BRACE: CHI E' IL NUOVO MINISTRO DELLA CULTURA - E DIRE CHE UNA VOLTA, PRIMI ANNI ‘90, IL NEOFASCISTA ALESSANDRO GIULI, UN’AQUILA FASCISTA TATUATA SUL PETTO, MOLLÒ I CAMERATI DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ, LIQUIDATI COME MAMMOLETTE, PER FONDARE MERIDIANO ZERO, GRUPPUSCOLO BOMBAROLO DI ESTREMA DESTRA – LO RITROVIAMO ANONIMO GIORNALISTA DI "LIBERO" E "IL FOGLIO" CHE NEL 2018 SI RIVOLGEVA A BANNON AD ATREJU, LODAVA PUTIN DEFINENDOLO ‘UN PATRIOTA’ COME TRUMP – SBARCATE A PALAZZO CHIGI, LE SORELLE MELONI LO SPEDISCONO ALLA PRESIDENZA DEL MUSEO MAXXI DI ROMA, PUR NON DISTINGUENDO LA CORNICE DAL QUADRO – ALLA PRESENTAZIONE IN LIBRERIA DEL SUO LIBELLO, “GRAMSCI È VIVO”, CON ARIANNA MELONI AD APPLAUDIRLO, AVVIENE IL PASSAGGIO DA “ARISTOCRAZIA ARIANA” DI FREDA ALLA NOVELLA “ARISTOCRAZIA ARIANNA” - MA CI VOLEVA MARIA ROSARIA BOCCIA PER FAR DIVENTARE IL SUO SOGNO REALTÀ…



Dagospia ha acceso il dibattito con due articoli (21-22 gennaio 2026), pubblicando , vedere  sopra  , la lettera di un lettore e la risposta di Mimesis, definendo il caso un “thriller editoriale“. Nessuna traccia su altri media nazionali al 25 gennaio 2026, ma il timing vicino al Giorno della Memoria amplifica le polemiche. Siti universitari come uninsubria.it menzionano l’evento, confermando l’interesse accademico iniziale.


Il consiglio del sito www.cacciatoredilibri.com per  procurarsi una copia del libro “Un genocidio chiamato Olocausto” di Antonino Salerno (qualora esistente nella forma descritta),  è  quello  di monitorare i canali oscuri del mercato secondario e delle bozze editoriali. Contattare direttamente Mimesis Edizioni a Sesto San Giovanni (MI) non sembra la miglior tattica. Oltretutto l’editore lombardo sarà subissato dalle richieste in queste ore. In ogni caso siate discreti e non disturbanti. Si suggerisce senz’altro di monitorare ad ampio raggio. Per esempio i forum di bibliofili su Vialibri, AbeBooks o Facebook per eventuali prove d’autore circolanti tra collezionisti privati, e di tenere d’occhio aste online per verificare l’eventuale presenza di copie digitali o stampe di prova. Se emergesse una self-pubblicazione di Salerno, controllare piattaforme come Lulu, Academia o Amazon KDP con varianti del titolo. Infine, nei network collegati al Centro Insubrico dell’Università dell’Insubria potrebbero circolare estratti tra accademici eterodossi con notizie o rimandi interessanti al libro in questione. Sempre   lo  stesso     sito     pensa  che  Il cacciatore di libri pensa che Antonino Salerno sia uno pseudonimo di comodo. Chi c’è dietro? Non si può fare qui il nome, senza prove. Ma se siete amanti dei gialli, coraggio! Avete tutti gli elementi per arrivarci da soli.Io   un  idea  ce  l'avrei ma  in tempi  come  questi  , più  che  mai  ,  senza  prove    èmeglio  essere   prudenti  .

 

30.6.24

il delirante e vergnoso attacco choc di chef Rubio alla Segre dopo le sue dichiarazioni sull'inchiesta di fan page sui i giovandi di FdI .

 Estremo cortocircuito a sinistra sull'antisemitismo. A portarlo avanti è chef Rubio, che dai social nelle ultime ore porta avanti una guerra contro l'estrema sinistra ma, soprattutto, contro Liliana Segre. L'ex cuoco ha sferrato un attacco choc contro la
senatrice a vita dopo le sue parole in merito all'indagine svolta da Fanpage su Gioventù Nazionale, costola giovanile di Fratelli d'Italia. Giustamente  Liliana Segre aveva  dichiarato : << Credo che queste derive, chiamiamole derive, che sono venute fuori in quest'ultima settimana così in modo eclatante ci siano sempre state, nascoste, non esibite, ma che in parte ci siano sempre state e che con questo governo si approfitti di questo potere grande della destra, che del resto è stata votata non è che è rivoluzionaria, non ci si vegogni più di nulla>> Parole che, evidentemente, non sono piaciute all'ex cuoco televisivo in quanto  dette   da un ebrea  sionista  . <<  "Povera stellina, che pensa solo a sé, che tutela solo gli interessi del sionismo, che vuole la medaglia d'oro della sofferenza. Gli unici cacciati dalla loro terra, la Palestina occupata da 76 anni
dai coloni ebrei che supporti, sono i nativi semiti palestinesi. Vergognati", ha dichiarato Rubio.>>    Inevitabili le polemiche per queste parole di Rubio da parte degli utenti, che non ritengono opportuno l'atteggiamento dell'ex chef. "Fratello mio, ti posso chiedere perché vai ad insultare una scampata ad Auschwitz solo perché è ebrea? Non sarà mica colpa sua se Israele va a bombardare la Palestina no? Ti prego, da persona filopalestinese, non essere antisemita", ha scritto un utente. A cui  << L’antisemitismo non esiste se non nella mente dei sionisti che lo usano come scudo per continuare a delinquere. Ps sei discretamente analfabeta funzionale se ci leggi insulti>>, ha replicato lo chef, che rifiuta l'esistenza dell'antisemitismo. Ma non solo, perché lo stesso ha scagliato il suo attacco contro il Collettivo autonomo lavoratori portuali, un'associazione di estrema sinistra a cui dovrebbe rifarsi idealmente anche Rubio, che non riconosce però il ruolo del collettivo nel supporto alla Palestina. "La mafia sionista che vi cagate sotto di denunciare è fascismo La colonia ebraica d’insediamento sostenuta dalle comunità ebraiche e da Liliana Segre, è fascismo. Per espellere il fascismo dalle nostre vite non basta essere in piazza. Serve la Lotta quotidiana", ha dichiarato lo chef. Una posizione ancora più estrema rispetto a quella del Calp, che evidenzia però un cortocircuito netto e discordante tra le ideologie di sinistra.
Quindi   Spett Chef Rubio    qui  ha  vergognosamente   sconfinato varcato , andando  oltre     con questa  sua  imbelle    replica  ,  il  labile  confine   tra   antionisionismo  e  antisemitismo     di cui  ho parlato  in un post precedente  , in quanto pur essendo vero   che   molti \ e  lo  confondono  con l'antisionismo   e  l'usano   strumentalmente  per  zittire  coloro  che  criticano la  politica  israeliana  . Ma    l'antisemitismo esiste  eccome    ed  spesso  è mascherato  è  fuso   con l'antisionismo   come   in queste  sue  dichiarazioni   purtroppo  .

5.2.23

10 febbraio ( e non solo ) e impossibilità della memoria condivisa

Da  19  anni  a questa parte ,   come   ogni anno s'inizia a  parlare   della  questione  adriatica   cioè  della  giornata , ora  diventata   la  settimana    palla del giorno   del ricordo   \  10 febbraio   ed   adesso a  freddo  ed  in anticipo    al  fiume  di :  retorica nazionalista  ed  nostalgica  ,  di  negazionismo  (  da entrambe le parti )  , ricordi a metà  ,   paragoni idioti  e  fuorvianti , e appelli  ipocriti  ed  utopistici alla memoria     condivisa  ,    faccio   soprattutto  su  quest'ultima  la   mia   odierna      riflessione  . 
 Non ricordo se  per  la settimana  del giorno del  ricordo    o  qualche  altro anniversario  di un evento storico  "divisivo "  ho appreso  che  sono  stati  trovati dei  volantini con la    scritta  nessuna memoria condivisa".Parola che sentiamo e sentiremo spesso per descrivere la storia del secolo scorso in paticolare da dopo la grande guerra ad mani pulite . Ma mi chiedo ogni volta che sento tale termine Cosa significa, esattamente, memoria condivisa ? quale sarebbe il significato in opposizione a quello informatico ? cosa significhi Nel suo significato socio-antropologico ? Ma soprattutto Memoria di cosa, e soprattutto, condivisa da chi ? Visto l'utilizzo mediatico e politico che ne viene fatto del termine , sospetto che questa sia un'espressione a sé stante, ma non ho trovato alcuna spiegazione del suo significato né su Google né su treccani.it.
Poi  continuando a   cercare   ho  trovato  questo post  di  https://italian.stackexchange.com/ in cui ho letto  il    commento    di  utente193 che    cito integralmente   


Mettendo insieme gli spunti forniti da uomo in verde e Elberich Schneider , azzardo un'interpretazione.
Per 'memoria condivisa' si intende un insieme di racconti o mitici che condividono vivi in ​​una data comunità senso d'identità, valori, ideali, aspirazioni, usanze, contribuendo insieme ad altri fattori a far da collante tra gli aderenti a quella stessa comunità . Tali racconti debbono essere tali da suscitare emozioni e valutazioni simili e concordi tra i più, o almeno tra chi conta di più, ma senza scatenareeccessivi contrasti, senza eccessive conflittualità nella comunità più ampia. Forse questa è la differenza rispetto alla 'memoria collettiva' citata da uomo inverde che invece mi sembra possa contenere racconti molto discordi tra di loro, e quindi non la funzione di collante: in questo caso la 'memoria condivisa' potrebbe considerarsi un sottoinsieme della 'memoria collettiva' ?


 Da notare però che qui si dice che la memoria collettiva è anche condivisa, nel senso di "shared", e si mette in collegamento con altri concetti quali 'intelligenza collettiva' , 'coscienza collettiva' , 'conoscenza distribuita' : secondo me è " shared" solo nel senso che è generata più collettivamente e quindi a disposizione di tutti, ma non tale da generare le stesse reazioni emotive come suggerito invece dall'aggettivo italiano "condiviso" che mi sembra forte dell'inglese "shared".
Per come lo capisco io, il concetto di 'memoria condiviso' è associato a quello di 'mito fondante' (o fondativo ). Inoltre continuando nella mia ricerca ho , più precisamente Qui , trovato alcune opinioni interessanti, ne cito un paio:
  1. La memoria è soggettiva, non può essere condivisa; può essere confrontata, ma non condivisa. Ciò che si può cercare di condividere non è una memoria, ma una storia (Walter Barberis)
  2. Memoria collettiva […] non equivale necessariamente a memoria condivisa […]: perché l'una rimanda ad un unico passato, cui nessuno di può sottrarsi e che coincide appunto con la nostra storia; mentre l'altra sembra presumere un'operazione più o meno forza di azzeramento delle identità e di occultamento delle differenze. Il rischio di una memoria condivisa è una "smemoratezza parteggiata", la dimenticanza. (Sergio Luzzatto)

Ma è qui che c'è invece un più ampio pubblico in cui si discute di discorso collettivo, condiviso, comune, pubblica, uso pubblico della storia, e altro. Ma ci stiamo allontanando dalla lingua italiana per addentrarci nei meandri insidiosi della filosofia, della storia, della sociologia e della politica.
 Infatti  << Ora è ormai    --- come fa notare   quest  articolo   de La stampa   del 23 Aprile 2009 modificato  il  23 Ottobre 2019 13:10 ----  frequente, in occasione di anniversari che riconducano a momenti critici e controversi della nostra storia nazionale, sentire il richiamo a una memoria condivisa. Sembrano confondersi, tuttavia, in questo invito istanze diverse, sulle quali vale la pena riflettere. E in primo luogo per una questione assai semplice: che il termine memoria è ambiguo per definizione. Connota il giusto intento di trasmettere alle generazioni più giovani il patrimonio di esperienza di coloro che le hanno precedute. E, generalmente, indica l’esigenza di tenere viva la lezione che si presume ci abbiano lasciato avvenimenti tragici che hanno lacerato la nostra società. Ma la memoria è soggettiva, individuale, e per di più incline a deteriorarsi, a perdersi, a peggiorare. La memoria è il risultato di sguardi particolari, che non possono essere modificati. Certo, si può affermare che esperienze comuni abbiano sedimentato una memoria collettiva. È vero. Ma sarà comunque impossibile conciliare, rendere omogenee, memorie legate a esperienze diverse, derivate da punti di vista e da adesioni personali o di gruppo totalmente differenti. [.... ] >>

Secondo  alcuni  me  compreso  per  memoria    condivisa  e  qui  sta la sua  utopia   s'intende  come metafora di qualcos’altro. Ovvero come il terreno su cui far germogliare un processo di riconciliazione nazionale, cioè quell’accordo fra visuali diverse e distanti che permetterebbe di mettere alle spalle il passato: con la concessione ai «vinti» di qualche risarcimento morale e di un conseguente restauro di immagine, e con la richiesta ai «vincitori» di una qualche forma di abiura e di cessione valoriale. IL fatto è che con tutta evidenza non funziona. Perché ogni guerra civile o scontri sociali , dalla Rivoluzione Francese in avanti, ha sempre lasciato dietro di sé una scia di recriminazioni, di rese dei conti, di riscritture ed    uso  strumentale (  nel  caso delle vicende  dl confine orientale )  degli avvenimenti e una molteplicità di memorie differenti e antagoniste. Esattamente com’è successo  e  succede  in Italia  dopo  periodi  di   forte contrapposizione  sociale   e  culturale  esempio  tangentopoli  \  mani pulite   .Quindi, per fare un esempio, i fatti relativi ad alcune stragi italiane, tra i quali la Strage di Portella della Ginestra (1947), la Strage di Piazza Fontana (1969), la Strage di Piazza della Loggia (1974), la Strage della stazione di Bologna (1980), le Stragi di Capaci e Via D'Amelio (1992), appartengono a tutti alla memoria collettiva italiana, tutti li ricordano; ma i racconti sono discordi, non è una memoria condivisa, le ricorrenze vengono vissute con emozioni contrapposte piuttosto e tali non aperti da rafforzare il senso d'identità nazionale quanto tali da rafforzare conflittualità e apparentemente insanabili.
Ed ecco che ( chi già sa cosa la penso sul giorno del ricordo è sull'uso che viene fatto di tali dolorosi ed drammatici avvenimenti della nostra storia nazionale , può anche non leggere il resto dell post )
il giorno del ricordo come tutti gli eventi del italiani del secolo scorso su cui almeno fin ora , non si è riusciti a raggiungere rispetto all'Europa tale intento visto che 1) non si è riuscito a farci i conti ., 2) si è ancora troppo divisi come testimoniano due lettere da me ricevute in questi giorni . la prima a favore e l'altra contro tale celebrazione scelte tra quelle che ho ricevuto ( come succede tutti gli anni ) dopo i miei post sul giorno del ricordo, l'impossibilità ed l'utopia .

Caro Giuseppe

Ti seguo fin dalle origini del blog [ quando era ancora splinder N.a ] e poi su facebook account e pagina   e quindi quando hai , in contemporanea all'istituzione della giornata del 10 febbraio  , iniziato a fare post sulle foibe ed l'esodo degli orientali cioè sulla nostra storia e le nostre storie / memorie . Pur non condividendo  il modo con cui ne parlavi ti si poteva riconoscere un po' di onestà intellettuale visto che riconoscevi il genocidio  e criticavi i tuoi amici /compagni di viaggio - strada che lo negavano o sminuivano    ed   alcuni  d'essi   ogni anno ne distruggono le lapidi o targhe. Ma, mentre  cercavo   i  post    di quest'anno  , ho trovato   due   tuoi   post  dell'anno scorso    riportati sul blog e  sull'appendice   Facebook ,  in cui   hai offeso tale ricordo : proponendo l'abolizione del 10 febbraio ¹, e mettendo sullo stesso piano  gli slavi che nostri morti ².  Per il momento mi prenderò sia dai tuoi social sia dal ti blog un periodo di riflessione per decidere se dirti addio o continuare a seguirti. Per il momento un abbraccio

                                       Lettera firmata


¹ https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2022/02/piuttostoi-c]he-fare-celebrazioni.html

² https://www.facebook.com/redbeppeulisse1/posts/10227213258547228


Caro compagno
 hai riportato  nei  giorni precedenti    la storia del maestro di musica Lojze Bratuž [  vedere   secondo url  dell' email  prima  riportata  ] e quindi cosa fecero quella canaglie dei fascisti . E hai deciso di non stare a sentire la voce dei fascisti che : per sottrarsi vigliaccamente al giudizio delle loro vittime  sono  scappati  in italia . Infatti nessuno dei fuoriusciti fu espulso ufficialmente con un preciso decreto di espulsione come avvenne per i tedeschi in Cecoslovacchia, Romania, Jugoslavia, Polonia e altre terre dell'Europa orientale. I successivi   rinunciando al paradiso creato dal compagno Tito scapparono ritornare in Italia e vivere a spese nostre. Votando i partiti oppressori della DC e gli eredi dei fascismo ovvero Msi

                        Maresciallo  Tito


potrei anche non rispondere  a queste  due  email    visto che    che   coloro hanno scritto  dovrebbero    aver letto  le  FAQ  ed  i  post in cui  parlo delle  foibe  \  giorno  del  ricordo .   Voglio  però  precisare  spero in maniera  definitiva     visto  che      dopo  la  settimana  del  giorno del ricordo   ricevo    e  cestino  email   alcune  anche peggiori di  queste     due cose  

La  prima  
non sto negando   ne  tanto meno   giustificandolo o smiuendo  il genocidio    giuliano  -  dalmata  perché farlo  sarebbe  da  imbelli   e  da  disonesti , ma  soprattutto perché   non si  tratta  : 1) di  fatti  incerti  .,  2) di   episodi aneddotici   o leggende  diventate  storia  . E poi  , alla  faccia  di chi accoglie    la  definizione  classica    di genocidio  cioè    cioè  quella  di Raphael Lemkin, ideatore del termine "genocidio" , io  applico i  nuovi  parametri di definizione di tale  termine   esposti qui :    https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio#Dibattito_sul_genocidio
Infatti    in  quelle  zone  oltre  ai  crimini    di Tito   ci  fu  anche , seguendo  le nuove  definizioni  di genocidio    , anche la "bonifica etnica" \  italianizzazione     fascista    (  trovate  sotto   fra   la  sitografia     elementi  per   approfondire  )     il  cosiddetto fascismo di confine  e  quella  applicata    con campi  di deportazione  e  criminale   nei   confronti   degli   slavi     durante  il  secondo  conflitto mondiale .
Ovviamente  senza  metterli sullo  stesso piano   perchè   anche  se  tali massacri  \  genocidi hanno la  base     comune    il nazionalismo    sono  diversi ,  anche se    uno   conseguenza  dell'altro ,  gli eventi  ed  i contesto che   gli    ha  generati \  causati  . 
Quindi se proprio dobbiamo ricordare ( è per questo che ho fatto sia quel post provocatorio e quel post in cui si parla delle violenze fasciste ) ricordiamo tutto per evitare che 1) cada , come avvenne dagli anni 60 in poi fino all'istituzione del giorno del ricordo , l'oblio ufficiale  sui tali fatti ; 2)  <<  [...] Nonostante la ricerca scientifica abbia, fin dagli anni novanta del XX secolo, sufficientemente chiarito gli avvenimenti[45][46], la conoscenza dei fatti nella pubblica opinione permane distorta e oggetto di confuse polemiche politiche, che ingigantiscono o sminuiscono i fatti ed   sminuendone   o ingigantendo  il numero delle  vittime   e  degli esuli [  corsivo mio  ] a seconda della convenienza ideologica[47][48] >>  ( da https://it.wikipedia.org/wiki/Questione_adriatica  ) .

La  seconda  
Non sono d'accordo che   chi ha  scelto di rimanere   in quei territori   durante  il  regime  fascista  cosi   come di fuggire     sia durante   la  guerra    cioè    all'8 di  settembre     sia   dopo  la  guerra venga  considerato    necessariamente   appartenente  all'ideologia  fascista  . Infatti  è pressoché impossibile   distinguere   chi  vi  aderii  perchè  : 1)     ne  condivideva  e  sosteneva  il pensiero  \  l'ideologia  .,  2)  per paura   di repressione   ed  emarginazione .,  3)  opportunismo    ed  carrierismo  .,  4)  indifferenza      cioè basta    che sia .   Cosi  come  se  scapparono dal governo di Tito  e dal  suo regime   lo fecero    solo ed  esclusivamente ,   ed qui  bisognerebbe  provare  a  fare  qualche  domanda   agli esuli , come dicono  siti   giornali   e  programmi televisivi   che  ci  propinano   ogni 10  febbraio  , per la  repressione  e  l'imposizione  di quello  che  da movimento  di liberazione  diventerà una  dittatura imponendo il  sradicamento identitario   della popolazione  italiana  . 

per     chi  volesse   approfondire  ecco  alcuni dei  siti     da me  consultati   e consigliati



20.1.23

la giornata della memoria dovrebbe servire a evitare e rimuovere l'idiota equiparazione fra Lager nazisti e Gulag comunisti

 Come  ho detto nel  post  precedente  << la  labile  differenza  tra  Shoah  ed  olocausto ma  stessa  tragedia  ed  aberrazione   >>  di  non voler  più  scrivere    e  riportare storie   e notizie    in  merito  all'olocausto  \ shoah   , ma  ho  deciso       di continuare   a  fare  quello  che  faccio  ogni anno   nella  giornata    ora   diventata  settimana   della  memoria  ovvero    il   27   gennaio   .  E di  fregarmene    poi   ho  cambiato idea   ed  eccomi qua  .Infatti inizialmente  oltre     che  sfiduciato    ero  assuefatto   per la  massiccia  esposizione  a  documentari e programmi  di
storia  (  mixer  , La Storia siamo noi  ,  Trent'anni della nostra storia ,  ecc  )    film  ,  fumetti  (  vedi archivio e  foto  accanto del n 83   di  Dylan  dog    )   ,   letture  scolastiche  (   i libri  di Primo  levi e  il  diario  di anna  frank  e il  acchetto  di  biglie    )   .  .  Ma  poi  oltre  il fatto citato nel post  precedente   l' imbrattamento   delle  pietre  d'inciampo    a  Firenze 













Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
18 gennaio 2023 22:11
 
 
 
Imbrattata 'Pietra d’inciampo' in via Aretina
"Un oltraggio gravissimo alla memoria della Shoah. Chi vandalizza le Pietre d’inciampo disonora Firenze e i suoi cittadini». Così l'assessora alla cultura della memoria Maria Federica Giuliani commenta il danneggiamento di una 'Pietra d’inciampo' posata sul marciapiede di via Aretina 131 per ricordare Bruno Corsi, deportato a Fallingbostel e ucciso a Braunschweig nel 1944.  .....  segue  qui

 E questo scritto   di   Pier  Paolo Pasolini  



ma   soprattutto   il  botta  e risposta  via  email   che  trovate  sotto  su   una   forma  di revisionismo   diffuso    fra  la  massa   ormai (  salvo  eccezioni  sempre  più  rare  purtroppo  )    sempre  più analfabetizzata   che mette    sullo   stesso  piano     due  grandi  genocidi    quello  del gulag   sovietici  e  i  lager  nazisti   .


Salve 

ho letto   i suoi interessanti e notevoli post   sul genocidio   ed  aberrazione   dei campi nazisti  .  Ma  devo  farle  un  osservazione critica  . Non parla  di quelle   che   sono peggiori   ed  allo stesso   livello  di  atrocità  ed  aberrazioni   che  sono  avvenute    nel regime  sovietico  . In attesa   di un  suo  post  in merito la  saluto  e le  auguri  buon lavoro 

                                          lettera  firmata  



Caro Utente Se vuoi , visto che il blog è aperto a chiunque ha qualcosa da dire , se vuoi mandami un tuo scritto o un tuo articolo in merito , oppure se ti vuoi iscrivere su gmail puoi pubblicare direttamente sul nostro blog . Sono due storture ideologiche diverse  come dice il  video  sotto  riportato      


 che non dovrebbero essere messi sullo stesso piano e non si posso comparare con il classico questo è peggio di quello . Non esistonono genocidi di serie A e di serie B . Concludo questa mia replica con con quanto ha detto in un intervista ( e poi ribadito alla 5 domanda in appenddice nell'edizione del 1976 di se questo un uomo che trovi qui https://www.vocedellasera.com/arti/libri/primo-levi-se-questo-e-un-uomo-appendice/ ) ripresa da https://www.qualcosadisinistra.it/2015/02/15/lager-e-gulag-parla-primo-levi/ : [... ]“Il Gulag fu prima di Auschwitz è vero; ma non si può dimenticare che gli scopi dei due inferni non erano gli stessi. Il primo era un massacro fra uguali; non si basava su un primato razziale, non divideva l’umanità in superuomini e sottouomini: il secondo si fondava su un’ideologia impregnata di razzismo. Se avesse prevalso, ci troveremmo oggi in un mondo spaccato in due, ‘noi’ i signori da una parte, tutti gli altri al loro servizio o sterminati perché razzialmente inferiori. Particolari esemplari di questo disprezzo sono il tatuaggio e l’uso nelle camere a gas del veleno originariamente prodotto per disinfettare le stive invase dai topi“. E ancora: “L’empio sfruttamento dei cadaveri, e delle loro ceneri, resta appannaggio unico della Germania hitleriana, e a tutt’oggi, a dispetto di chi vuole sfumarne i contorni, ne costituisce l’emblema.” [....] . Quindi smettiamola di strumentalizzare e ussare ideologicamente la memoria di simili tragedie con questo è tutto




Libri di approfondimento su Lager nazisti e GULag sovietici

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 gli animali non hanno un’idea astratta di “protezione”, non la pensano, la incarnano. Il cane non “difende” il neonato: lo custodisce. È un...