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6.4.26

Pillole di psicologia I consigli del famoso terapeuta Gerry Grassi LE PAROLE FERISCONO: COME RICONOSCERE LA VIOLENZA VERBALE



per. approfondire
https://www.serenis.it/articoli/violenza-verbale/








Sara*, 41 anni, arriva in studio dicendo: «Non mi ha mai picchiata, ma mi sento annientata».Racconta di frasi ripetute ogni giorno: «Non vali niente», «Sei incapace», «Senza di me non saresti nessuno».
Il partner non alza le mani, ma la voce, svaluta, ridicolizza. Col tempo, Sara dubita di sé, giustifica quegli attacchi come momenti di rabbia o stress. Ma avverte di essere costantemente sotto minaccia.
La violenza verbale è a tutti gli effetti una forma di abu-so. La ricerca psicologica ha mostrato che l’esposizione prolungata a svalutazione e umiliazione produce effetti comparabili a quelli della violenza fisica per l’autostima e la salute mentale. L’aggressione verbale ripetuta altera la percezione di sé e aumenta il rischio di ansia. Nel caso di Sara, il problema non è la singola frase, ma la continuità dell’attacco. Ogni episodio rafforza un messagio implicito: «Tu non conti». Questo meccanismo crea un legame basato sul dominio. E la violenza verbale, se tollerata, aumenta di intensità nel tempo.

STRATEGIA CLINICA: il lavoro terapeutico spiega che si tratta di violenza. Aiuto Sara a distinguere tra responsabilità personale e comportamento dell’altro, smontando l’idea di essere lei la causa degli insulti. La violenza verbale è spesso sottovalutata perché non lascia lividi visibili. In realtà, è una violazione grave della dignità della persona. Denunciare è una tutela.
Nel percorso con Sara, la protezione di sé passa dal riconoscere il diritto a non essere umiliata. Capire che ciò che subisce è inaccettabile le permette di recuperare lucidità e forza. La violenza verbale deve essere chiamata per nome e contrastata con decisione, anche per vie legali quando necessario. Quando si rompe il silenzio, la paura perde potere. Da lì può iniziare una ricostruzione fondata sul rispetto e sulla sicurezza.

*Il nome e ogni dettaglio identificativo sono stati modificati. Il caso descritto è a scopo divulgativo e non riconducibile a persone reali.

7.4.25

donne che reagiscono e donne che sono sopravvissute Non si muore perché si rivendica troppa indipendenza: ..... [ reprise ]

 LEGGI    ANCHE 
Non si muore perché si rivendica troppa indipendenza: come non si racconta un femminicidio Siamo ancora fermi ad una narrazione sbagliata  . 



  da  Lorenzo  Tosa  

Questo è il volto di Gaia, 25 anni, di Bacoli.

Gaia è una sopravvissuta.Per mesi è stata vittima delle violenze fisiche, verbali e psicologiche del suo ex. È stata presa a calci e pugni, pedinata con l’aiuto di due due complici, sequestrata. L’uomo - se così si può chiamare - ha anche tentato di ucciderla gettandola dal Belvedere di Pozzuoli.Gaia è una vittima di femminicidio che solo per miracolo, per tenacia, per fortuna, il suo femminicida non è riuscito a portare a termine.Porta sul volto solo una minima parte dei segni dell’orrore che ha subito da parte dell’ennesimo maschio che non si rassegna al rifiuto, alla fine di una relazione.Lui è stato arrestato (ma non i complici. E poi per quanto tempo?)Lei con estremo coraggio ha deciso di mostrare pubblicamente i suoi lividi apparenti perché tutti possano vederli. Non essere morta, per Gaia, significa essere e sentirsi ancora un bersaglio, vivere nel terrore. Anche questa è una forma di femminicidio.Certa gente, certi ministri del nulla, certi negazionisti, certi mestatori d’odio, davanti a questo volto, a questa storia, a questa dignità, dovrebbero solo vergognarsi.Dobbiamo rovesciare tutto.

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Stanca di ricevere quotidianamente una valanga di odio in rete, insulti sessisti, caricature sessualizzate, violenza verbale a palate, la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha fatto una cosa semplicissima. Ha deciso di denunciare tutti.
Stamattina ha presentato alla Polizia postale una denuncia ufficiale nei confronti di tutti i suoi hater, con conseguente richiesta di risarcimento danni per sé e l’istituzione che rappresenta. Il tutto sarà devoluto in beneficenza.
È ora che questo letamaio da tastiera sia trattato per quello che è e risponda della propria miseria. Non le perdonano di avere vinto, di essere capace, di sinistra e pure donna.Quattro cose che la destra-destra non riesce proprio a tollerare, in una delle poche regioni d’Italia in cui (per fortuna) non governa. Massima solidarietà e vicinanza alla Presidente Proietti. Vada fino in fondo.

6.3.17

Educare al rispetto attraverso le canzoni

Femminicidio, stalking, abuso sessuale, violenza fisica e psicologica, omofobia, bullismo, sono termini che purtroppo, negli ultimi anni, sono entrati prepotentemente e tristemente nella nostra realtà quotidiana. Il ruolo dei media è stato determinante per far emergere questi fenomeni che, ci rendiamo conto, sono sempre esistiti ma solo attualmente sono diventati un’emergenza pressante e improrogabile, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sebbene negli ultimi anni sono state realizzate delle iniziative pubbliche finalizzate a sensibilizzare e informare su tali fenomeni, istituite delle giornate per condannare ogni forma di abuso e di violenza, purtroppo, giornalmente ci ritroviamo a dover fare in conti con notizie a dir poco inquietanti. Nel mondo vi sono ancora tante donne vittime di violenza fisica o sessuale, una violenza che spesso, nei casi più drammatici, sfocia nel femminicidio: la manifestazione più crudele della sopraffazione da parte dell’uomo sulla donna. E ancora, se da un lato prosegue a livello giuridico una propensione all’inclusione degli omosessuali (vedi legge Cirinnà), purtroppo ancora nel 2017 l’omofobia è una piaga sociale e culturale ancora ben radicata. Non vi sono dubbi, è di fondamentale importanza promuovere costantemente e attuare interventi specifici per prevenire e ridimensionare il manifestarsi di tali fenomeni. Inoltre, sarebbe opportuno attuare nelle scuole interventi destinati ai giovani e finalizzati a educarli a conoscere, capire e gestire le proprie emozioni, aumentare l’empatia, gestire i conflitti, accrescere il rispetto per se stessi e per gli altri così da costruire e mantenere relazioni di qualità, tutte caratteristiche fondamentali dell’Intelligenza Emotiva di Goleman (1995). Lo scrittore Porcino nel suo libro ci fornisce un quadro ben strutturato dei fenomeni sopraccitati, inoltre, riserva la parte finale del testo ad un progetto educativo destinato a studenti di scuola media inferiore e superiore. Nel libro l’autore affronta argomenti forti come violenza sulle donne e omofobia, e lo fa proponendo un’analisi dei testi di alcune note canzoni. Porcino vuole arrivare al cuore delle persone e, in particolare, alla loro coscienza, e si affida alla musica per farlo, una preziosa arte in grado di scatenare emozioni pure. D'altronde come diceva Picasso: “La musica è una meravigliosa bugia che dice la verità”.

Giovanna Prestianni 
(Criminologa e Dottoressa in Psicologia Clinica)


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