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27.2.26

i “Non solo Ippocrate" Dal camice al palco: la band di medici che canta col sorriso


unione  sarda  27 febbraio 2026 alle 00:44

Dottori di giorno, musicisti la sera: la doppia vita dei “Non solo Ippocrate”
Nel curriculum più lontano vanta la partecipazione allo Zecchino d’Oro («Avevo cinque anni, mi fermai alle regionali, ma ricordo ancora l’emozione di avere accanto il mago Zurlì»), in quello più attuale una naturale vocazione a scandagliare corpo e anima: «L’ecografista è come un artista: deve conoscere lo strumento, accordarlo, e a quel punto escono fuori immagini che sono come suoni». Allora non stupisce che Danilo Sirigu, responsabile del servizio di Ecografia sperimentale e dei Trapianti del Brotzu e mago dell’ipnosi, accanto al lettino abbia mixer e microfono. La musica è una costante della sua vita, tanto da spingerlo a fondare una band decisamente originale: i componenti sono tutti medici, divisi tra corsie e palco; professionisti della sanità, che mettono in musica le malattie e fanno del bene anche senza camice bianco.
Medici pop
Nome d’arte: “Non solo Ippocrate”. Formazione: Sirigu, fondatore, voce, tastiera e autore dei testi; alla chitarra c’è il medico legale Paolo Porcu, armonica blues e chitarra sono del dermatologo Pietro Iannelli (componente storico insieme a Sirigu), l’igienista Ilio Erbi è alla batteria, l’ematologo Daniele Sabiu al basso; voce e chitarra per il fisioterapista Mauro Usala. E poi c’è l’ultima arrivata: Stefania Sirigu, figlia di Danilo, specializzanda in Pediatria, che nel gruppo canta.
Il repertorio
«c: il dottor Sirigu ne è assolutamente convinto, lo ribadisce più volte e l’ha messo pure per iscritto in uno dei suoi testi. Che, al netto di due inediti, sono una rivisitazione in chiave decisamente ironica di brani di successo. Con sintomi e patologie raccontate al ritmo di musica: “Attenti al lupo” si trasforma in “Attenti al lupus “, “Sognando la California” in “Sogno che avrò l’ernia“, “Baila Morena” in “Baila la vena”.
Gli esordi
Un destino forse già scritto, per Sirigu: ai tempi dello Zecchino d’Oro non riuscì ad arrivare a Bologna, ma in seguito di palchi è riuscito a conquistarne tanti. Inizialmente come solista: «La prima esibizione, a Perugia, fu un successo. Cantavo sulle basi di Felice Cassinelli e arrivai primo al concorso Castrocaro per medici artisti. Erano gli anni Novanta, di “clinic music” si faceva un gran parlare e decisi di creare un gruppo». All’inizio i “Non solo Ippocrate” comprendevano anche musicisti non professionisti estranei alla sanità. Nel 2010 la svolta: solo medici, e la vittoria al Med Music Festival, arrivata con l’esecuzione di “24.000 bianchi”, rilettura del classico di Celentano “24.000 baci” che racconta la storia di un addome acuto e di un medico in reperibilità. Primo posto. Da lì non so sono più fermati.
Note solidali
Si sono esibiti alla Rai, al Lirico di Cagliari e in tutti i teatri sardi portando in giro la loro “clinic music”, che è anche uno dei loro testi: “Suoni ed ultrasuoni, con le diagnosi io faccio canzoni, il fonendo nella mano è un microfono un po’ strano, che mi serve a far capire che sorridere è un po’ guarire”. E questa simpatica e originalissima band di sorrisi ne strappa davvero tanti. Ridono anche loro, durante le prove nella saletta a casa del dottor Porcu, e continuano a farlo davanti al pubblico. E fanno due volte del bene, perché i loro spettacoli hanno il fine nobile di raccogliere fondi per sostenere progetti di solidarietà: “Non solo Ippocrate” è anche un'associazione di volontariato, con Iannelli presidente.
Vita e colonna sonora E si ritorna a Sirigu, che oltre all’eccellenza medica ha dalla sua anche l’iscrizione alla Siae con la qualifica di “compositore melodista non trascrittore”, ottenuta dopo aver sostenuto un’esame. Perché “non trascrittore?” «Vado a orecchio, di teoria musicale non so nulla», ammette ridendo: «Ma la musica è la colonna sonora della mia vita: c’è sempre, anche quando faccio l'ipnosi». Una musica diversa, con mixer e microfono accanto al lettino sistemato al piano terra del Brotzu.        

28.2.22

non partecipano ai concorsi er un lavotro e poi si lamentano se a parteciparvi ed essere assunti sono gli stranieri Il borgo di Mussomeli, rimasto senza medici, è sommerso da migliaia di candidature dall'Argentina.






Il dottor Che Guevara va in Siciliadi Giada Lo Porto
Il borgo di Mussomeli, rimasto senza medici, è sommerso da migliaia di candidature dall'Argentina. Merito di una giovane coppia che vanta parentele rivoluzionarie

Gli argentini Erica Moscatello e Javier Raviculè. foto di Igor Petyx



MUSSOMELI (Caltanissetta). C'è un paese in Sicilia dove tutto è possibile, o almeno così sembra. A Mussomeli, borgo medioevale nella valle dei Sicani, una coppia argentina imparentata con Ernesto Che Guevara ha da poco stretto un accordo con il sindaco (proveniente, per inciso, da Fratelli d'Italia) per aiutare l'ospedale cittadino rimasto senza medici. Quello che è successo dopo ha dell'incredibile. In poco più di un mese alla email del Comune sono arrivate oltre sessantamila candidature di medici argentini pronti a trasferirsi, dall'oggi al domani, in un borgo che conta appena diecimila abitanti. L'ospedale dell'entroterra siciliano, dove fino a poco tempo fa non si trovava un solo professionista disposto a prendere servizio, tanto che gli ultimi bandi dell'azienda sanitaria provinciale erano andati pressoché deserti, ha così scalato la lista dei desideri dei sudamericani.
Vietato ammalarsi
Di certo non se lo aspettava il sindaco Giuseppe Sebastiano Catania che, a fine dicembre, provocatoriamente, aveva redatto un'ordinanza ad hoc: "Divieto di ammalarsi". Era sceso in strada arrabbiatissimo, con il foglio in mano per mostrarlo a tutti. Anche adesso continua a portarlo con sé.
Nell'ospedale lavorano un solo chirurgo, un solo anestesista e nessun pediatra. Tre reparti su sei sono chiusi per carenza di personale e le famiglie con bambini devono fare sessanta chilometri ogni volta per arrivare a Caltanissetta o ad Agrigento e far visitare i piccoli. Ma nella disastrosa Sicilia senza camici bianchi a volte basta un incontro per sparigliare le carte. "Sono arrivate una valanga di email" si stupisce ancora il primo cittadino, "abbiamo già scaricato oltre quattromila curricula. I posti disponibili sono una quindicina. Ci sono stati giorni in cui arrivava una email al minuto. Incredibile, davvero" aggiunge divertito.
Non solo neolaureati e specializzandi, persino professionisti, uno dei quali alla guida di dieci cliniche private in Argentina, hanno fatto richiesta. Tra loro, Diego Colabianchi, che può vantarsi di avere visitato Leo Messi, ed Eduardo Seminara, uno psichiatra che ebbe in cura Diego Armando Maradona.

Il sindaco Giuseppe Sebastiano Catania (FdI) davanti all’ospedale di Mussomeli. foto di Igor Petyxf


In cerca di un pediatra
Ora, non è che il seme della follia si sia improvvisamente sparso in Argentina. Centrale, in tutta questa vicenda, è quella coppia di argentini arrivata a Mussomeli la scorsa estate per visitare il Paese e che, alla fine, non se n'è più andata. Erica Moscatello e Javier Raviculè ("come "Pupi" Zanetti, anche se il più grande resta Maradona" tiene a precisare lui) ormai sentono la Sicilia come casa loro. Sono due quarantenni impegnati da anni nel settore della consulenza strategica per le pubbliche amministrazioni. Dopo aver acquistato casa a un euro nel borgo - per frenare lo spopolamento le antiche dimore disabitate vengono cedute al prezzo di un caffè - hanno messo le loro competenze e i loro innumerevoli contatti a disposizione del Comune. Gratis, s'intende. "Appena arrivati ci siamo resi conto della carenza di medici" osserva Erica, "abbiamo un bambino anche noi e volevamo renderci utili. Ci siamo detti: perché non sfruttare le nostre conoscenze? Abbiamo contattato il rettore dell'Università argentina di Rosario, Franco Bartolacci, un caro amico, e stretto una partnership". L'Ateneo sudamericano ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta a tutti i medici del Paese e diffuso i recapiti del Comune di Mussomeli. È così che le email sono cominciate ad arrivare a una velocità supersonica, e in massa. "Inizialmente volevamo capire se ci fosse o meno un interesse da parte dei medici del nostro Paese a trasferirsi" dice Javier, "siamo rimasti senza parole pure noi".
Il passo successivo? La pubblicazione entro i primi di marzo del bando ufficiale da parte dell'Asp in cui convergeranno le oltre 60 mila candidature. Poi sarà attivata una commissione dell'azienda sanitaria che si occuperà delle selezioni. In questi giorni la coppia argentina e lo stesso sindaco hanno provato a fare una preselezione, convocando alcuni candidati via Skype o WhatsApp. Ma è un lavoro che porta via giorni e notti. "Do una mano anche io" interviene il figlio della coppia, Fidel. Non poteva che chiamarsi così, vista la parentela della madre con il celebre guerrigliero rivoluzionario Ernesto Che Guevara, medico pure lui, e pure lui argentino di Rosario, guarda a volte il caso. "Il "Che" era cugino di mio padre" racconta Erica. "Ma non ci sono colori politici quando si tratta della salute dei miei cittadini" dice il sindaco: "Certo, sentire Fratelli d'Italia e Che Guevara nella stessa frase fa sorridere anche me".
Il bando su misura
C'era innanzitutto un problema, fondamentale, da dirimere. "Abbiamo chiesto all'Asp di redigere un apposito bando localizzato per il solo ospedale di Mussomeli aperto anche ai medici stranieri" spiega il sindaco "e, in più, di aprire la selezione anche ai medici extra Ue non ancora provvisti del decreto di riconoscimento dei titoli rilasciati dal ministero della Salute. C'è già una norma in tal senso, l'articolo 6 bis della legge 126 del 2021, con la quale il legislatore prevede la possibilità di affidare gli incarichi in deroga al riconoscimento dei titoli, vista la carenza cronica di specialisti in tutta Italia. Il senso è: risolviamo il problema e facciamo arrivare i medici, per riconoscere i titoli c'è tempo. L'azienda sanitaria adesso deve recepire questa modifica". Dopo la pubblicazione del bando saranno concessi venti giorni per presentare ufficialmente le domande. I primi medici non arriveranno fino ad aprile.
Seimila euro lordi al mese
Ma che cosa stuzzica davvero l'appetito di questi camici bianchi? Perché salutare l'Argentina per trasferirsi in un mondo piccolo, dove le signore fanno ancora il pane caldo al mattino e mettono a essiccare i pomodori fuori di casa, e dove ci si dedica all'agricoltura e si portano al pascolo gli agnelli?
Per i più giovani, conta senz'altro lo stipendio di seimila euro lordi al mese, con la possibilità di vivere da pascià acquistando casa a un euro e ristrutturandola spendendone non più di 40 mila. Per i professionisti navigati, forse è la suggestione di abitare in un paesino a oltre 700 metri sul livello del mare, che guarda verso la rocca di Sutera immersa tra nuvole e cielo con il suo campanile antichissimo che quando suona si sente per tutta la valle. Lo spiega al telefono in un italiano perfetto il dottor Colabianchi: "Per me e mia moglie dal punto di vista professionale potrebbe sembrare un passo indietro, ma siamo entrambi legati all'Italia, desideriamo far vivere ai nostri figli esperienze diverse in altri luoghi del mondo, e poi c'è il fascino del piccolo paese, di una vita tranquilla". "In Argentina c'è una situazione politico-economica incerta e la criminalità è diffusa" aggiungono con amarezza Erica e Javier, "Rosario è pericolosa come Chicago, qui invece sembra un paradiso in terra".

L'artista di Panama Tiziana Serretta con le chiavi della casa acquistata a 1 euro


Forse a qualcuno basta davvero godere di un luogo dove piove solo venti giorni l'anno, e del quale tutti parlano con entusiasmo. Finora in 270 si sono trasferiti qui tra argentini, belgi, russi, australiani. L'ultima arrivata è Tiziana Serretta, artista di Panama accreditata all'Onu per i progetti di Agenda 2030. A Mussomeli ha acquistato due case: "Sono qui per creare una comunità d'arte", dice. Si respira aria di innovazione nel paesino che pare dormiente e invece non lo è. "Da aprile parte delle case a 1 euro saranno destinate ai giovani startupper che vorranno creare economia in paese" annuncia Dhebora Mirabelli della Confederazione siciliana piccole e medie imprese. L'obiettivo? "Il futuro. Mussomeli diventerà un acceleratore digitale d'impresa".

8.11.20

“Sono medico, mi hanno ricoverata per il virus e ora sono bersaglio dei negazionisti. Dicono che noi medici roviniamo le persone”

sconfortato leggo   su   https://www.facebook.com/HuffPostItalia  questa storia

A parlare è Adele Di Costanzo, 27enne dottoressa che vive e lavora a Vicenza nelle Usca (Unità speciali contatti assistenziali  foto  al  lato  ) dove cura pazienti colpiti dal virus a domicilio o nelle case di cura. Il medico qualche giorno fa aveva raccontato la sua esperienza col Covid-19 sui social network :
“Due settimane fa sono stata ricoverata per Covid. Sono quindi passata dall’altro lato. Alla faccia che il Covid non colpisce i giovani e sono tutti asintomatici. Ancora è incredibile come esistano negazionisti, 
persone che sono passate da ‘medici eroi’ a danneggiare 70 auto di medici ed infermieri davanti agli ospedali”, aveva scritto la dottoressa. E ancora: “Si tratta di persone che si fanno in quattro per i cittadini con un rischio, nonostante le protezioni. Vedo città devastate dall’ignoranza, che per stare vicino ai gestori di bar e ristoranti devastano bar e ristoranti stessi. È un periodo nero per tutti e la classe politica di certo non prende scelte facili. Importante è non farsi prendere dal panico e seguire le evidenze scientifiche. Il sonno della ragione genera mostri”.
Dopo il primo post social, la dottoressa Di Costanzo ne ha pubblicato un secondo: “Il Covid c’è, esiste e non guarda in faccia a nessuno... Esprimo semplicemente vicinanza a chi sta male e a chi sta fisicamente bene ma è in difficoltà e ribadisco l’importanza della riflessione e del rispetto”.

infatti concordo con questi due suoi stati espressi sul suo Instagram

”.

Dopo il primo post social, la dottoressa Di Costanzo ne ha pubblicato un secondo: “Il Covid c’è, esiste e non guarda in faccia a nessuno... Esprimo semplicemente vicinanza a chi sta male e a chi sta fisicamente bene ma è in difficoltà e ribadisco l’importanza della riflessione e del rispetto”.










chi l'ha detto che solo la vittoria emozioni il caso di Giuseppe Romele, per tutti “Beppe pluri atleta paraolimpico

  Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano ...