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31.3.26

Ogni mattina, all'alba, ho preso quella seggiovia. Sabato è stata l'ultima volta: verrà smantellata per lasciare spazio a un nuovo impianto. Una salita che ci accompagna tra le sfumature dei territori montani



  da ilDolomiti.it. 29 marzo 2026 | 18:00

Ogni mattina, all'alba, ho preso quella seggiovia. Sabato è stata l'ultima volta: verrà smantellata per lasciare spazio a un nuovo impianto. Una salita che ci accompagna tra le sfumature dei territori montani

dalla.   rubricaPista Battuta


La montagna, se la riduci a cartolina, finisci col buttarla in un cassetto. Una cartolina la guardi, la appendi per un po', poi la dimentichi: di sola montagna turistica non si vive. Con l'inverno termina anche la rubrica Pista Battuta, che negli ultimi mesi ci ha accompagnati tra le infinite dinamiche del mondo dello sci alpino




Ho passato l’inverno là dove tutto è cominciato: all’Alpe di Mera. Ogni mattina, all’alba, ho preso la seggiovia che porta alle piste da sci. È lenta, vecchia, ma bellissima, con i seggiolini dipinti di un rosso brillante. Sabato scorso l’ho presa per l’ultima volta: verrà smantellata per lasciare spazio a un nuovo impianto, più moderno, più veloce. Erano in molti a essere dispiaciuti, qualcuno è salito apposta per salutarla. Quella seggiovia anziana è la nonna degli sciatori valsesiani.
Insieme a me, sabato, è salito Fiorenzo, un allevatore con una piccola azienda agricola. Ci siamo seduti senza pensarci troppo e solo al quinto pilone abbiamo realizzato che, con ogni probabilità, quella sarebbe stata l’ultima volta per entrambi. Io e Fiorenzo non ci conoscevamo, ma abbiamo iniziato a parlare come si fa in montagna: senza preamboli.



Abbiamo parlato della neve, troppa per essere marzo. Del fieno e dei prati, delle stagioni che cambiano, di estati troppo secche e di inverni sempre più corti. Di lupi con cui convivere, di capre da proteggere, di figli che restano e di quelli che vanno. E poi, inevitabilmente, siamo finiti a parlare di lei: di quella seggiovia che per me è infanzia, lavoro, identità.
Fiorenzo mi ha regalato una chiacchierata preziosa, ricordandomi che la montagna, ogni giorno, offre in modo inaspettato occasioni di crescita. Il suo lavoro lo impegna dall’alba al tramonto: quella mattina, dopo aver dato fieno alle capre, è salito apposta per salutare quei seggiolini rossi. Ama lo sci, ma teme che la direzione intrapresa sia pericolosa.



Teme, come me, la montagna‑cartolina: ha paura che contadini e allevatori diventino scenografia, il pastore per la foto e le mucche per il dépliant. Fuori dall’inquadratura restano redditi bassi, burocrazia alta e poca tutela. Se chi produce cibo in montagna non riesce a vivere dignitosamente, lentamente smette. E senza agricoltura e allevamento la montagna diventa davvero un parco a tema, con tutte le sue finzioni, le sue mascotte, i suoi divertissement.
In questi mesi, con la rubrica Pista Battuta, ho provato a fare proprio questo: vedere la montagna oltre la cartolina. Abitiamo un mondo che spesso si racconta per quello che non è, e la montagna non fa eccezione: cieli sempre azzurri, prati perfetti, una bella frisona da latte senza neanche una mosca a ronzarle intorno, un casaro che sembra uscito dal set di un film. In questa versione edulcorata resta fuori quasi tutto ciò che è vero: odore di stalla, un trattore che passa, la neve che manca, il fango, il letame, la puzza di capra. Così prepariamo turisti poco o per nulla informati, che arrivano con aspettative irreali e vivono il reale come un fastidio.
L’ho 

detto anche a Fiorenzo, su quella seggiovia: di sola montagna turistica non si vive. Se già nell’immagine che comunichiamo restano solo gli impianti e i weekend di pienone, ma spariscono stalle, prati e persone che ci lavorano tutto l’anno, il paese resta bello da guardare ma sempre più difficile da abitare. Vorrei, invece, raccontare la montagna nuda: con le sue bellezze e le sue fatiche. Perché se continuiamo a rincorrere la finzione rischiamo di clonare, anche quassù, lo stesso modello malato che abbiamo già in pianura.
Quella che ho provato a conoscere è una montagna fatta di caschi ammaccati, piste ghiacciate, neve che non arriva e laghi che si abbassano. Ho ascoltato allenatori, guide alpine, sindaci, scienziati, fotografi, atleti. Ognuno con un pezzo di verità, nessuno con la soluzione. Se dovessi riassumere in una sola parola ciò che è emerso da questi incontri, sarebbe "equilibrio". Una parola forse abusata, ma sulla neve, così come sui sentieri assolati, non è mai banale. Vivere in montagna richiede le abilità di un funambolo: andare con calma, prendersi il tempo per ogni passo, avere una costanza senza pari, tanto coraggio, la consapevolezza di una possibile caduta e un equilibrio sempre presente.




Lo sci mi ha insegnato a cercarlo di continuo: tra velocità e controllo, tra azzardo e prudenza, tra la voglia di rischiare e il dover stare in piedi fino al traguardo. Nei miei articoli ho cercato lo stesso equilibrio fuori dalla pista battuta: nel desiderio di proteggere la montagna e la necessità di farci vivere le persone; tra l’urgenza di cambiare e il desiderio di non cancellare ciò che siamo stati; tra il coraggio di ammettere "così non funziona più" e il rispetto per chi, sullo sci, ha costruito la propria vita.
Non intendo condannare lo sci. Sarei disonesta, prima di tutto con me stessa. Lo sci, per me, è una lingua madre: è il fiato di mio padre in fondo alle piste, sono gli allenatori che ho amato e detestato, sono i bambini che mi seguono e crescono sulla neve. È lavoro, reddito, dignità per intere vallate. È, come mi hanno ricordato Toio, Marta e Simone, una scuola di vita. Proprio per questo non voglio che lo sci rimanga l’unico futuro possibile per la montagna. Quando una valle dipende da una sola cosa, è estremamente fragile. Quando l’inverno si scalda, quando la neve è imprevedibile, non sono solo gli impianti a tremare: sono le botteghe, le scuole, le famiglie.
Se lo sci diventa l’unico motivo per cui un paese "vale", quel paese rischia di esistere solo finché c’è neve.

L’equilibrio che cerco è un altro: uno sci che abbia il coraggio di riconoscere i propri limiti, geografici e climatici, e scelga dove ha ancora senso esistere; una montagna che resti viva anche quando gli impianti rallentano, quando le piste si svuotano, quando il bollettino neve non permette l’apertura. Per questo, lungo questa rubrica, la neve è sempre stata accompagnata da altro: le voci di chi alleva, coltiva, abita; i piccoli comprensori che esistono senza fare rumore; le immagini di fotografi che non cercano quella maledetta cartolina; le parole di un sindaco che vede nello sci un pilastro, non l’edificio intero; le analisi di chi studia neve, suoli, permafrost, sapendo che, se saltiamo certe soglie, discutere di sci sarà quasi un dettaglio.
La montagna che sogno è più reale: non finga di essere un luna park di neve infinita, ma nemmeno un santuario intoccabile dove, alla fine, non può vivere nessuno. Una montagna dove lo sci continua a esistere (finché il clima, il buon senso e la quota lo permetteranno) ma accanto ad altre economie: agricoltura di montagna, allevamento, artigianato, ricerca scientifica, turismo lento, lavoro da remoto ben pensato, scuole, servizi. Una montagna che non si esaurisca nello skipass, ma che sia capace di essere abitata tutto l’anno.


La montagna, se la riduci a cartolina, finisci col buttarla in un cassetto. Una cartolina la guardi, la appendi per un po’, poi la dimentichi. Un luogo reale, invece, chiede cura ogni giorno: c’è da spalare la neve, aggiustare un muretto, portare il latte a valle, aprire il rifugio anche quando non c’è nessuno, insegnare a un bambino ad andare con le pelli o a riconoscere un filo d’erba che resiste a quota duemila.
Pista Battuta, in fondo, è nata per questo: per ricordare che sotto ogni pista c’è una terra viva, e dietro ogni curva c’è qualcuno che quella terra la abita, la lavora, la studia. Ho cercato di non semplificare: non "chiudiamo tutto" o "andrà tutto bene". Ho provato a stare in quel grigio denso, complicato e bellissimo in cui, forse, possono nascere le scelte più oneste.
Se 

c’è una traccia, su questa pista, che vorrei restasse è questa:
  • continuare a sciare dove ha ancora senso farlo, con maggiore misura e consapevolezza;
  • esigere piste progettate e gestite con criteri rigorosi, ascoltando chi studia suoli, acqua e neve;
  • sostenere chi, in montagna, sceglie di restare anche quando le luci degli impianti si spengono;
  • riconoscere che alcuni luoghi dovranno cambiare vocazione e accompagnare questa transizione con rispetto, non con slogan.
Una pista battuta, da sola, non basta a tenere in piedi una valle. Ma può essere ancora, se la tracciamo bene, una linea che collega un paese al proprio futuro. Non l’unica, ma una delle


Questa rubrica finisce qui, per ora. L’inverno, invece, continuerà a cambiare forma. Starà a noi decidere se restare spettatori, in fondo alla pista, o avere il coraggio di rimetterci in fila alla nuova cabinovia, guardare la montagna per quella che è, meravigliosa e complessa, e scegliere, curva dopo curva, come sciare senza spezzare ciò che ci sostiene.
Ci vediamo lì, dove finisce la neve programmata e comincia la montagna vera.
Tra una seggiovia che si ferma e una stalla che resta piena.Tra una foto da cartolina e la luce di un rifugio accesa in pieno inverno.

la rubrica

Pista Battuta


Pista Battuta vuole essere uno spazio super partes per guardare lo sci alpino nell’epoca che stiamo vivendo. Lo faremo con interviste e dialoghi aperti: allenatori e atleti di Coppa del Mondo, presidenti di comprensori, maestri, guide alpine, tecnici della neve, climatologi e anche artisti. Chiederemo cosa sta davvero cambiando in montagna, quali sono i costi nascosti, quali le opportunità reali, dove si sta esagerando e dove, invece, si può correggere la traiettoria.

2.12.22

[ 13 giorno senza mondiali ] Ritornare e riportare tutto a casa

Un altro giorno     dei miei non mondiali  viene usato   per   l'analisi   del  mio sogno   fatto di recente  .  Un   sogno "alla Dylan Dog "   ( ma non solo ) dell'altra notte mi ha fatto capire che non sempre ritornare a casa / indietro è negativo ma può essere positivo . Infatti sentivo il bisogno d esplorare ed cercare nuove rotte ed orizzonti che non fossero percorsi d'altri o poco battute come suggerita   da “La strada non presa”  una delle più celebri poesie di Robert Frost, scritta nel 1916, è tratta dalla raccolta “Mountain Interval”     per  potermi perdere  ed  allo stesso    ritrovarmi  . Ma  oggi   dopo essermi spinto    tra mari e strade sconosciute* ed   a  volte   inospitali    su  cui non m'ero     avventurato   . Strade che per la maggior parte non hanno non portato mai a niente e mi hanno fatto cercare il sogno che conduce alla pazzia e spinto nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già, dentro le notti dal vino e non solo bagnate lungo le strade , per fortuna non è stato il mio caso pastiglie trasformate dentro alle nuvole di fumo del mondo fatto di città, essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà* si ritorna casa 🏠🏡 per ripartire .  Un   ritorno  a spirale che non è   solo un ritorno/ riandare al passato  ma  ripartire con esso verso il futuro . Insomma ripartire verso nuove avventure e nuove strade   certe   . Ecco che quindi dopo un lungo viaggio    viene la voglia  di   tornare  a casa   per  prendermi  una pausa   ed  ripartire   verso  il  futuro   e magari  di  nuovo    futuro ed  magari  chissà    verso  l'ignoto  Infatti mi rivoltavo nel letto per decidere come procedere . 




Inizio un dialogo che tra me e me che corrisponde in linea di massima a quello riportato ( come la foto riportata sopra ) dall'ultimo n di Dylan Dog 

-Un disturbo del  campo visivo  un glitch eccolo di  nuovo   
-  tutto  bene   ?
-  No   .  il centro  non regge   le  cose precipitano  o  sono precipitate  o precipiteranno  vallo a  capire   quando  si  ha a che  fare  con il tempo  e   con lo spazio  .  
-  con tutto rispetto    di cosa  stai parlando  ?  
 -  ti sto  dicendo  che hai  la  serata  libera   anch'io  me  ne  torno  a casa   
-    quale  ?  
-  a casa   ho detto  
- E'  un addio  ?
-   Chi può  dirlo    In fondo  l'universo  è  fatto di    Storie   .... non d'atomi  

[...] 

- Forse sei troppo stanco hai passato troppo tempo a cercare te stesso per i sette mari ed hai finito per perdere la bussola 

- Un esaurimento ?

- non farla tragica

- è tragica

- è questo il tuo problema : prendi tutto alia troppo seriamente  

- e allora cosa dovrei fare per stare meglio

- che ne dici di un passeggiata 


Mi sono alzato e messo a girare per casa cercando non fare rumore per non svegliare i miei ,vedo dalla  finestra  l'orologio elettronico della farmacia di fronte e vedo che è sempre mezzanotte  e meno   due minuti * ed nulla e' tornato alla normalità . Quindi se nulla ha un senso allora tanto vale berci sopra . Stavo per aprire l'armadietto degli alcolici e dei liquori . Ma poi mi è ritornata alla mente non riesco a capire come la canzone Senso di Vasco Rossi * mi sono detto ma che .... Sto facendo che bisogno ho di farmi male . E di ricorrere a mezzo artificiali che sono state si rifugio ma anche arma di allontanamento e distrazione . Ritorno a letto ad affrontare la realtà ed i miei incubi e a decidere pillola rossa o pillola blu


  

perché   per  ricominciare    bisogna scegliere   cosa   buttare  e cosa  tenere * e  portare    con se     qualcosa   .  Infatti 


A non credendo ad le dicotomie ( post precedente   : [ 10 giorni senza mondiale ] OCCIDENTE E ORIENTE si attraggono e quindi una contrapposizione io non la vedo  ) le prendo entrambe  E poi ritorno a sognare altro cercando di raggiungere l'isola che non c'è   e poi  dritto fino al mattino*  


colonna      sonora  



Riportando Tutto a casa ( album ) -mcr
Un Senso - Vasco Rossi 
* Dio E' Morto - Francesco Guccini

*L'isola che non c'è - Eduardo bennato
Che sarà - ricchi e poveri
*2 minutes to Midnight - iron maiden
*Mysterious Ways - U2
* Battere e levare - Francesco De Gregori


 



Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie? Sì, certo, ce ne deve importare - Patrizia. cada

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due...