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« E 'l naufragar m'è dolce in questo mare »
(Giacomo Leopardi, L'infinito, v.15)
Come promesso
nel post precedente sono riuscito, fra cazzeggio , lavoro , ecc a ritagliarmi un po' di spazio e a scrivere il post sul film di Giacomo Leopardi .
Nei giorni scorsi in attesa impaziente, visto che si è anche da poco si è celebrato il centenario della brigata
sassari una delle brigate più decorate della grande guerra , che al cinema del mio paese il e portino tornavano i prati (
III ) di Olmi , ho visto due film : 1)
Uomini contro un film del 1970 diretto da
Francesco Rosi, liberamente ispirato al romanzo di
Emilio Lussu Un anno sull'Altipiano.
Insomma un classico del cinema italiano prima della decadenza,della
mediocrità e dell'appiattimento ed omologazione al modello
hollywoodiano ( quasi totale
salvo eccezioni come questa
) ., 2) il film su Leopardi il giovane favoloso di Mario Martone .
Il primo sul web ( lo so che non si dovrebbe ma ....
questa è un altra storia prima o poi ne riparleremo . IL secondo al cinema Ed è di questoi film che intendo parlavi .
IL mio giudizio è stupendo

Ma andiamo ad analizzarlo .
Un film bello , triste e profondo . Sembra una lezione di eltteratura . Buon gioco quello dei padroni della sala di organizzare una giornata speciale per le scuole . Peccato visto che qui in sardegna arrivano diei film , non da " cassetta " \ dozzinali solo poche copie , e quindi i cinema dei piccoli paesi lo possono tenere ( e quindi farlo vedere pubblico ) solo per pochissimo tempo massimo due giorni .Nonostante la sua lunghezza sembra renderlo pesante esso è recitato magistralmente da un buon cast in particolare
Elio Germano un giovane attore che racchiude il talento di un grande io lo adoro e sicuramente in questa performance è superlativo !! . Esso e' riuscito ad immegersi nel mondo del poeta restituendone un ritratto complesso e inedito raccontando il poeta come un giovane ribelle. E alla fine, a ventiquattro anni, quando riesce a lasciare il natìo borgo selvaggio la dura esperienza dell'alta società italiana: prima Firenze, poi Napoli dove viene prima celebrato, poi criticato e emarginato. Il bravissimo il regista Mario Martone che racconta anche il lato umano e meno conosciuto del poeta de L’Infinito , riuscendo a rimanere fedele alla sua opera .
Infatti La produzione ha avuto l'autorizzazione degli eredi a girare in Casa Leopardi e in luoghi simboli come la sala dedicata allo studio e alla lettura in particolare la biblioteca dei Conti leopardi e quindi sui veri luoghi di famiglia . ILl film mostra il percorso di Leopardi insieme all'amico Ranieri (Michele Riondino), dopo aver lasciato Firenze l'arrivo a Napoli che è un colpo al cuore e un colpo di fulmine. Leopardi si innamora della gente dei quartieri popolari: degli scugnizzi, delle prostitute,

delle taverne, dei bicchieri di vino e dei taralli. Finché scoppia il colera e l'amico Ranieri lo trascina a Torre Annunziata ai piedi del Vesuvio dove scrive La ginestra, la lunga poesia che racchiude il suo pensiero e con la quale si chiude il film. "La sfida era pronunciare quelle parole senza declamarle, dire quei versi portandoli nella carne, nella quotidianità - dice Germano - Ho cercato di non pensare di essere un attore che recita una poesia, ma di immaginare di essere la persona che li ha scritti. Mi sono immedesimato in un Leopardi che li stava rileggendo, li provava per vedere se funzionavano. La mia grande fortuna è stata che ho avuto un grande sceneggiatore. Ogni battuta che pronuncio nel film proviene dai suoi scritti: lettere, poesie o saggi. Una cosa folle per un attore al cinema, ma un grandissimo regalo".
Concludo concordando
con quanto dice quest''ottima recensione di myomvies.it : << [... ] Il giovane favoloso è << un film erudito sulla sensibilità
postmoderna che ha collocato Leopardi fuori del suo tempo, origine della
sua immortalità e causa della sua umana dannazione. Martone costruisce
una grammatica filmica fatta di scansioni teatrali, citazioni letterarie
e immagini evocative ai limiti del delirio, come sanno esserlo le
parole della poesia leopardiana. All'interno di una costruzione classica
si permette intuizioni d'autore, come l'urlo silenzioso di Giacomo
davanti alle intimidazioni del padre e dello zio, o le visioni del poeta
nella parte finale della vita.
Il giovane favoloso "centra" in
pieno la parabola di un artista che sapeva guardare oltre il confine
"che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude". E ci
invita a riconoscerci nel suo desiderio di infinito.
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