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31.3.26

Erika con la sindrome di Down da dieci anni maestra d'asilo e d'inclusione






  da Elena Lucchini 





 
La sindrome di Down non è un limite.Erika, la ragazza ritratta in questa foto, ne è una testimonianza autentica.
La sua è una storia preziosa. Non è soltanto il racconto di un inserimento lavorativo riuscito o di un percorso formativo affrontato con impegno e dedizione. È la storia di un talento che ha trovato il terreno giusto per esprimersi e diventare un valore per l’intera comunità.
Da oltre dieci anni Erika fa parte del team dei docenti, ma il suo contributo va ben oltre questo. Abita la scuola con una sensibilità rara, con quella naturale empatia che le consente di raggiungere ciò che le parole a volte non riescono a esprimere.
Con i bambini, soprattutto con i più fragili, Erika costruisce relazioni vere, fatte di fiducia, ascolto e comprensione profonda. Ed è proprio questa capacità a renderla un punto di riferimento prezioso: ha saputo trasformare la propria unicità in una straordinaria risorsa, capace di aprire un accesso speciale al mondo interiore dei più piccoli. In un tempo in cui troppo spesso la disabilità viene ancora guardata attraverso il filtro del limite, la sua presenza ci invita a cambiare sguardo. Ci ricorda che la diversità, quando è accolta e valorizzata, può diventare una forza concreta, capace di generare bene e di fare la differenza, anche grazie al lavoro di un’intera comunità.Grazie Erika, perché con il tuo esempio dimostri ogni giorno che l’inclusione non è una parola astratta, ma un gesto quotidiano. La tua mano tesa, il tuo sguardo accogliente e il tuo grande cuore rendono la scuola un posto migliore per tutti.










24.3.26

Marco Boarino: «Basta con Olimpiadi e Paralimpiadi, l’arte può e deve andare oltre il recinto dell’inclusione»

sulla rassegna mattutina di google leggo sul. quotidiano. https://www.editorialedomani.it/sport/. del. 23\3\2026. questa. interessante. 
INTERVISTA DI. ANTONELLA BELLUTTI. AL REGISTA DELLA CERIMONIA DEI GIOCHI PARALIMPICI. : Marco Boarino: «Basta con Olimpiadi e Paralimpiadi, l’arte può e deve andare oltre il recinto dell’inclusione»

Ora da profano in ambito socio antropologico ma con. esperienza. con una mia parente (figlia di una cugina di mia madre) e figli d'amici che hanno la sindrome di down ed. in particolare i post. e le iniziative della. giurista ed avvocata 
Morena Manfreda  con figlio. autistico e specializzata. in ambito legale. su. tali. problemi.   Oltre. i miei problemi uditivi e visivi. 
Ecco. che. secondo me la. proposta. di Marco Boraino è un ottima cosa .
Infatti il regista della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Milano-Cortina parla della necessità che atleti olimpici e paralimpici debbano avere un unico palcoscenico, un’unica manifestazione, un’unica Olimpiade: «Il mio tentativo, insieme ad Alfredo Accatino e Adriano Martella, è stato quello di affrontare la materia con una serietà millimetrica, proprio per evitare che la cerimonia paralimpica venisse percepita come un evento “collaterale” o, peggio, minore».
Marco Boarino bacia il braccio di Federica Cesarini (Foto Mariachiara Panone/Risk 4 sport)
Marco Boarino bacia il braccio di Federica Cesarini (Foto Mariachiara Panone/Risk 4 sport)

Infatti :  << Anche un monumento scolpito e costruito nella pietra può cambiare. E dà speranza che, prima o poi, una trasformazione attraversi pure l’immobile e immutabile governance sportiva. L’Arena di Verona, da anfiteatro di giochi violenti a tempio della bellezza, ospitando la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e di apertura delle Paralimpiadi, prodotta da Filmmaster, ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua evoluzione millenaria: si è fatta ponte che unisce ciò che la politica sportiva tiene ancora diviso. Dopo aver denunciato l’anacronismo di una separazione netta tra i due eventi, una distinzione che si riflette nel prestigio mediatico e, brutalmente, nella disparità economica dei premi, ci siamo chiesti quale fosse il rapporto dell’arte con il concetto di inclusione nello sport. A risponderci è Marco Boarino, regista della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Milano-Cortina. abituato ai grandi formati internazionali, dalle Universiadi di Napoli alla chiusura dei Campionati europei di calcio 2024 a Berlino. >> Questo giornale  e fra quelli    che giustamente sostengono  la visione per cui, atleti\e olimpici e paralimpici debbano avere un unico palcoscenico, un’unica manifestazione, un’unica Olimpiade.

 Qual è la sua visione, da artista, che ha dovuto “mettere in scena” la para-cerimonia di apertura? Sottoscrivo pienamente la vostra provocazione. A titolo totalmente personale, credo che il vero obiettivo culturale dovrebbe essere l’abolizione della distinzione. Finché esisteranno due eventi, verrà tollerato un doppio trattamento. La separazione, che vuole mantenere una replica dei Giochi dedicata alle persone con disabilità, consolida la struttura organizzativa e mentale che categorizza e legittima trattamenti e investimenti differenti. Il mio tentativo, insieme ad Alfredo Accatino e Adriano Martella, è stato quello di affrontare la materia con una serietà millimetrica, proprio per evitare che la cerimonia paralimpica venisse percepita come un evento “collaterale” o, peggio, minore. Abbiamo voluto che l’impatto tecnico, visivo e scenografico fosse qualitativamente identico a quello di qualsiasi grande produzione olimpica. Ma la sfida non è stata ed è solo estetica, bensì politica. La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, il magone della guerra e il peso politico delle assenze Nelle scorse settimane abbiamo criticato l’abuso del termine “inclusione”, spesso ridotto a una concessione benevola della “norma” verso la “diversità”.  Lei sembra voler andare oltre questo concetto. “L’inclusione”, per come viene spesso intesa, è un principio fragile e un po’ pericoloso, perché presuppone una categoria maggiore che ha facoltà di accogliere una categoria minore. Io preferisco parlare di “accessibilità universale” e di “approccio per persone”. Nel progettare la cerimonia per l’Arena di Verona, abbiamo lavorato su un concetto espresso con lucidità da Claudio Arrigoni: la disabilità non è una mancanza intrinseca dell’individuo, ma una condizione di sbilanciamento tra la persona e l’ambiente circostante. Se azzeriamo le barriere architettoniche e mentali, la discriminazione scompare. Uno spazio non deve essere pensato “anche” per le persone con disabilità, deve essere pensato per tutti. Un gradino è un ostacolo per chiunque abbia una limitazione motoria, ma se lo spazio è fluido fin dal principio, il concetto di diversità decade. La duplicazione di Olimpiadi e Paralimpiadi: quando non si sa come includere, si separa 

Come si traduce questa visione in una regia che coinvolge centinaia di performer? Evitando i cliché. Per troppo tempo la narrazione sulla disabilità è oscillata tra la pietà e il “superomismo”: l’idea del disabile che compie imprese impossibili nonostante tutto. Gli atleti e gli artisti con cui abbiamo lavorato ci hanno chiesto una cosa sola: essere considerati atleti e danzatori. Punto. Per questo abbiamo costruito un cast paritario: un terzo di professionisti internazionali, un terzo di studenti delle accademie e un terzo di performer con disabilità. Non ci sono stati “atti” separati o diverse categorie; abbiamo creato una comunità artistica che abitasse lo spazio in modo armonico dall’inizio alla fine. Abbiamo coinvolto artisti come la danzatrice sorda Carmen Diodato e la violoncellista con distrofia muscolare, Valentina Irlando, non come “casi umani”, ma come eccellenze del loro campo. Persino l’Inno d’Italia è stato tradotto in lingua dei segni in diretta e non per servizio accessorio, ma perché fosse parte integrante della performance coreografica. Lei ha collaborato con nomi importanti della ricerca contemporanea, come Yoann Bourgeois e Chiara Bersani. 

Che ruolo ha avuto la loro estetica nel progetto? Yoann Bourgeois lavora da sempre sui limiti della fisica e della gravità, temi che si sposano perfettamente con l’idea di un corpo che sfida l’ambiente. Chiara Bersani, invece, è stata molto più di una coreografa o performer; è stata una consulente preziosa che ci ha aiutato a navigare il mondo della disabilità con profondità artistica. Insieme abbiamo immaginato un mondo dove corpi diversi si muovono liberamente. Questa “comunità di umani” nasce attorno a un atto generativo che ha trasformato l’Arena: non ha voluto rappresentare una semplice immagine rassicurante ma l’evidenza di una possibilità di convivenza che dovrebbe essere la norma. Le Paralimpiadi più politiche di sempre. E dopo Milano-Cortina tocca ai Giochi degli Usa Spesso i grandi eventi sono accusati di essere “bolle di sapone” effimere. 

Quale impatto spera che abbia lasciato questa cerimonia?                                                    Le mie “bolle di sapone”, quando scoppiano, spero lascino un residuo culturale e sociale. Penso al lavoro fatto per L’Aquila capitale della cultura 2026: lì l’obiettivo era consolidare una comunità martoriata, non nascondendo le ferite del terremoto ma trattandole come un germoglio per il presente. Con le Paralimpiadi il discorso è simile. Non serve urlare o usare la retorica per prendere una posizione determinata; lo si può fare con la gentilezza. Credo fermamente che la gentilezza, unita a una visione tecnica rigorosa, sia uno strumento politico potentissimo. Se la stampa internazionale oggi non parla solo della bellezza visiva, ma della profondità della tematica affrontata, allora abbiamo vinto una battaglia culturale.                                   [ .... ]                                                                                                                        

Resta però il nodo della politica sportiva. Come si spiega  allora che, lo sport, laboratorio del limite e celebrato dall’arte nella sua massima maturità, resti ancorato al bisogno di separazione?   la.   risposta la dà   nella bella  intervista lo stesso Marco  sempre  al ILDomani  << Il mondo olimpico è diventato un apparato mastodontico così imponente da rischiare di tradire la sua vocazione originaria. Oggi, paradossalmente, sono le Paralimpiadi a custodire l’essenza più radicale dello sport, in cui la competizione non cancella l’umanità. Ed è inaccettabile che continuino a essere confinate in calendari separati, con risorse e riconoscimenti minori. Con la nostra cerimonia abbiamo voluto affermare una posizione netta: l’arte può e deve andare oltre il recinto dell’inclusione, perché non è un gesto di benevolenza, è un diritto politico. L’arte apre varchi, scardina gerarchie, mostra ciò che dovrebbe essere ovvio. Questo è il seme che abbiamo piantato, affinché dalla prossima Olimpiade non ci siano più compartimenti stagni e separazioni da “includere” ma un’unica comunità sportiva che riconosce pari dignità, pari visibilità e pari valore a tutte le persone che la abitano. L’ideologia dell’inclusione è una moda: le Paralimpiadi e l’uguaglianza generalizzata >>.                                                                                                               



concludo con quanto dice l'amico e viaggiatore come me Sandro Demuru in “ Verità nel fuoco” in formato PDF direttamente online: https://drive.google.com/.../1IvR7H-w6A9Nrf5dr2D6.../view...

 I migliori Artisti di qualsiasi genere non sono i figli di papà o di mammà, no, sono quelli che erano e sono nascosti in un Garage, o nelle loro stanze, case o magazzini ,o nelle strade, nei bar, perché l'essere creativo e poi diventare artista, non consistesolo nello studio in se stesso, ma serve pure la concentrazione, l'ispirazione presa da un qualsiasi cosa. Quanta gente laureata c'è ma non è è artista ne creativa, a differenza di quanta gente c'è senza titolo di studio che creano, anzi hanno una creatività impressionante. Ora mai tutti vogliono essere artisti o fare gli artisti , maessere creativo comporta un lavoro molto particolare, significa partorire una qualsiasi opera , sentirla dentro nel profondo del cuore, e non pensare a fare questosolo ed esclusivamente per scopo di lucro, del mero denaro e basta, questo è sinonimo di mercenari.

14.3.26

Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato". Locatelli: "Ora parità di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici"

speriamo che le dichiarazioni Locatelli e d Abbodi dopo le 14 medaglie italiane alle paraolimpiadi
2026 non siano solo gazzosa ed ipocrisia


 rai news 
 10:21 14 Marzo Locatelli: "Ora parita' di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici" ''Sono state medaglie bellissime, con tante emozioni regalate al Paese da atleti straordinari'' ha spiegato il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, ospite all'Adnkronos. ''Mi sono emozionata. Questi ragazzi hanno superato, nel nostro immaginario, qualsiasi prestazione anche del passato. Siamo molto orgogliosi di loro''. Dopo il grande successo di Milano Cortina 2026, il ministro Locatelli pensa alle possibilità future del movimento paralimpico: "Utopia pensare a un'unica manifestazione in grado di unire Olimpiadi e Paralimpiadi? Dagli anni Sessanta, quando sono nate le Paralimpiadi, ci sono stati tantissimi cambiamenti nell'organizzazione, nei luoghi, nell'allineamento delle edizioni. Cambiare si può e si deve, perché il mondo è cambiato e sono cambiate le persone. Ci sono esigenze diverse. Si farebbe soprattutto per il diritto di questi atleti di avere lo stesso trattamento. È un dovere''. A cominciare dalla possibilità di far sfilare tutti gli atleti insieme sotto la bandiera olimpica durante le cerimonie: ''Secondo me è davvero possibile - spiega - ed è il momento giusto per intraprendere la strada, ci sono tutti gli elementi. Queste Olimpiadi e Paralimpiadi hanno avuto delle differenze. Nella visibilità, nei premi che vengono assegnati. E penso che i nostri atleti non le meritino, sono tutti straordinari allo stesso modo. Meritano la stessa visibilità, le stesse medaglie, che devono avere lo stesso valore, e lo stesso tipo di organizzazione nella cerimonia, nelle gare. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che in futuro sia possibile''.
 10:16 14
Marzo Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato" "È possibile annullare le differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi. E' importante dare l'opportunità di essere visibili, le tribune sono piene e questo vuol dire che questo percorso è già iniziato. Un percorso culturale ed educativo che dobbiamo portare nella società civile, nelle giornate normali dove la differenza ancora si vede. Questo è il lavoro che dobbiamo fare. Sono ancora tante le persone che non vedono una luce, questi ragazzi sono una testimonianza fortissima che invece è possibile. Vogliamo fare in modo che le persone con disabilità capiscano che, attraverso lo sport, è possibile trovare una nuova vita, dobbiamo metterli nella condizione di uscire e trovare delle opportunità". Così Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, a "Mattina Paralimpica" in onda su Rai2. "Cosa rimarrà di queste Paralimpiadi? Il ricordo di questi giorni felici nonostante il mondo ci offra scenari di guerra. C'è una sorta di ossimoro quotidiano, ma rimarrà soprattutto la voglia di fare sport e dovremo essere pronti a offrire nuove opportunità. Lo stiamo facendo migliorando le infrastrutture, la presenza dello sport a scuola, dando possibilità alle famiglie meno agiate; cè la costruzione di un modello italiano vincente non solo perché è ai vertici, ma perché riesce a coinvolgere più gente contrastando sedentarietà e solitudine", aggiunge il ministro. Che poi, parlando del progetto "Backstage Heroes", sottolinea come sia "la prima volta nella storia olimpica e paralimpica in cui diamo forma a un grazie e credo che aiuti anche nella vita a riconoscere il valore degli altri". Infine un pensiero sulla giornata storica vissuta dall'Italia con "quattro medaglie, il record storico, la felicità di ragazzi e ragazze, dei tecnici e delle famiglie. Una festa dello sport", conclude.

1.3.26

VALENTINA TOMIROTTI DENUNCIA L’IA CHE CANCELLA LA DISABILITÀ: “LA MIA IMMAGINE NON È UN ERRORE DA CORREGGERE”

Valentina Tomirotti, foto  a  sinistra  giornalista e attivista del mondo disability, racconta un episodio che apre
interrogativi profondi sul rapporto tra tecnologia, inclusione e rappresentazione dei corpi. Dopo aver caricato una propria fotografia su un’app diventata virale sui social, incuriosita dalla promessa di migliorare immagini vecchie o sfocate, ha ottenuto un risultato che definisce “agghiacciante”. L’intelligenza artificiale non si è limitata a ottimizzare la qualità della foto: ha cancellato completamente la sua disabilità fisica e motoria, eliminando la carrozzina e modificando la sua conformazione corporea. Nelle immagini generate, il suo corpo è stato “normalizzato”, reso filiforme, privo di quei tratti che fanno parte della sua identità. Secondo Tomirotti, non si tratta di un semplice errore tecnico ma di un segnale più ampio. L’algoritmo, addestrato su milioni di immagini provenienti dal web, tende a riprodurre e rafforzare standard di bellezza stereotipati, spesso escludendo o invisibilizzando la disabilità. Un meccanismo che rischia di alimentare modelli culturali pericolosi, dove ciò che esce dalla norma viene corretto o cancellato. La giornalista sottolinea come il problema si sviluppi su due livelli. Da un lato quello personale: per chi fatica ad accettare la propria immagine o vive una percezione distorta di sé, vedere una versione “aggiustata” e normalizzata può avere effetti devastanti sull’autostima. Dall’altro quello sociale: la disabilità è ancora poco raccontata e spesso marginalizzata nello spazio pubblico, e un’intelligenza artificiale che elimina sedie a rotelle o modifica i corpi contribuisce a rafforzare questa invisibilità. Tomirotti evidenzia come gli algoritmi riflettano inevitabilmente l’immaginario collettivo da cui sono stati alimentati. Se i database sono composti prevalentemente da immagini che privilegiano corpi conformi a determinati canoni estetici, il risultato sarà una tecnologia che replica quegli stessi pregiudizi. La sua denuncia non è una battaglia contro l’innovazione tecnologica, ma un invito a interrogarsi sulla direzione che si sta prendendo. “Io non ho bisogno di essere ritoccata per esistere. La mia immagine reale non è un errore”, afferma, sollevando una domanda più ampia: che tipo di società stiamo costruendo se la diversità viene percepita come qualcosa da correggere? L’ALGORITMO E LO SGUARDO: LA SFIDA DELL’INCLUSIONE NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE La vicenda raccontata da Valentina Tomirotti non riguarda soltanto una fotografia modificata. È lo specchio di una tensione culturale che attraversa il nostro tempo: il conflitto tra progresso tecnologico e rappresentazione autentica della realtà. L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come neutrale, oggettiva, capace di analizzare dati senza pregiudizi. Eppure ogni algoritmo nasce da scelte umane: dai dataset selezionati, dai parametri impostati, dalle priorità stabilite in fase di progettazione. Se l’immaginario dominante è costruito su standard ristretti di bellezza e normalità, la tecnologia non farà che amplificarli. Il rischio non è soltanto estetico. Quando un sistema “aggiusta” un corpo disabile, il messaggio implicito è che quel corpo sia un errore, una deviazione da correggere. È una forma sottile ma potente di esclusione, che può incidere sulla percezione individuale e collettiva della diversità. In una società che fatica ancora a rappresentare pienamente la pluralità dei corpi e delle esperienze, l’IA diventa un moltiplicatore di ciò che già esiste. Se la disabilità è poco visibile nei media, negli spazi pubblici e nelle narrazioni dominanti, rischia di esserlo ancora meno nei mondi digitali generati dagli algoritmi. La questione sollevata da Tomirotti invita a una riflessione più ampia: l’innovazione non può essere separata dall’etica. Investire risorse nello sviluppo tecnologico significa anche interrogarsi su inclusione, rappresentazione e responsabilità sociale. Non basta rendere le immagini più nitide o più “belle”; occorre chiedersi quali corpi e quali storie stiamo scegliendo di mostrare. Forse la vera rivoluzione non sta nel perfezionare i volti nelle fotografie, ma nel cambiare lo sguardo con cui osserviamo la realtà. Accettare la diversità non come eccezione, ma come parte costitutiva dell’esperienza umana. Perché un algoritmo può riflettere i pregiudizi di una società, ma può anche diventare uno strumento di trasformazione. Dipende dalle scelte che compiamo oggi, dal coraggio di includere, dalla volontà di costruire un futuro in cui nessuno debba essere “corretto” per essere riconosciuto.

30.11.25

non è neppure finito novembre che abbiamo già le prime polemiche natalizie : La vicenda della scuola primaria di Magliano in Toscana, dove è stato modificato il testo di "Jingle Bells" eliminando il riferimento a Gesù ., Gesù, Giuseppe, Maria, magi e pastori senza volto, resa a Bruxelles Lo sfregio religioso, il presepe cavalca l'ideologia woke

https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2016/12/bufale-e-miti-natalizie-e-menate-varie.html


da Pacmogda Clémentine 

Oltre     a quanto detto   nella  foto   come    di  consueto riportano puntuali le  solite  :  strumentalizzazioni ideologiche   nazionaliste    bufale, miti ,  menate     varie    tipiche    natalizie    eccovene alcune tratte da una mia guida  alle  festività di natale  di qualche anno fa    https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2016/12/bufale-e-miti-natalizie-e-menate-varie.html

La vicenda della scuola primaria di Magliano in Toscana, dove è stato modificato il testo di "Jingle Bells" eliminando il riferimento a Gesù ("...che regala il buon Natal" al posto di "...che regala il buon Gesù") per motivi di presunta laicità, rientra in un'area grigia del dibattito, e viene interpretata da molti come un atto di laicismo o, nel linguaggio comune, di "buonismo d'accatto" piuttosto che di vera laicità.
Infatti la laicità vera non è è quella in vigore in Francia nè quella che da qualche anno a questa parte si sta imponendo in italia . Queesto si chiama laicismo Ecco un'analisi della situazione alla luce della differenza tra i due concetti:🧐  Laicismo \ Buonismo d'Accatto
La decisione di modificare il testo è stata presa dalle insegnanti per "mantenere un'impostazione laica" all'interno dell'istituto, cercando di evitare riferimenti religiosi per includere tutti gli alunni.
Laicità (Principio di Base): In teoria, una scuola laica dovrebbe garantire che nessun alunno sia discriminato o costretto a praticare atti di culto. La laicità in Italia è intesa come "laicità positiva", che non è indifferenza, ma garanzia della libertà religiosa in un regime di pluralismo, riconoscendo anche il valore storico e culturale delle tradizioni religiose maggioritarie (come il Natale).
Laicismo (Atteggiamento Eccessivo): L'intervento di "censura" sul testo di una canzone tradizionale, pur motivato dall'inclusione, viene criticato come laicismo perché mira a escludere/cancellare attivamente un riferimento religioso (Gesù) che è parte integrante della festa culturale del Natale, snaturandola. I critici fra cui il sottoscritto sostengono che la vera laicità avrebbe significato permettere la tradizione (un canto) senza imporre l'adesione di coscienza, o proponendo canti alternativi, non modificare , storpiare , censurare , edulcorare , ecc forzatamente un testo per renderlo neutrale cvioè politicamente corretto . La rimozione in questo caso di alcune strofe del canto è vista anzi è una forzatura ideologica che eccede la semplice neutralità a tutti i costi
"Buonismo d'Accatto": espressione colloquiale da me usata per indicare un'azione (come la modifica del testo) che, pur nascendo da una buona intenzione (l'inclusione), risulta eccessiva, ipocrita o inefficace, e finisce per creare divisioni anziché armonia. In questo caso, il tentativo di essere "super-inclusivi" eliminando un termine religioso ha provocato polemiche e la percezione di una "censura" o "cancellazione identitaria" nelle famiglie cattoliche o pseudo tali . Cero in Italia a A differenza della Francia, dove la laicità( in reltà è laicismo ) è più rigida e restrittiva nello spazio pubblico, in Italia (dove vige , o almeno dovrebbe , la laicità positiva) l'esposizione di simboli come il Crocifisso nelle aule è prevista da Regi Decreti non abrogati ed è stata spesso confermata dalla giurisprudenza come simbolo con valore storico-culturale oltre che religioso, la cui rimozione non può essere imposta ma va decisa con il consenso della comunità scolastica.L'episodio di Maglianoe delle altre scuole dove ognoi ano a natale si ripete la solito problema seguiro da strumentalizzazione politica culturale ( vedere post precedente è il secondo articolo ) ci tolgono il prsepe i canti di natale , vogliono toglierci il crocifisso ed a menità varia è quindi percepito come una mossa eccessivamente cauta e ideologizzata che non riflette il bilanciamento tra tradizione e neutralità previsto dalla Costituzione italiana.Ritornando al concetto di laicità e la legge francese sui simboli religiosi sono argomenti complessi e spesso dibattuti. Infatti se la Laicità è un principio che, in senso politico, sociale e morale, indica lo stato di neutralità e separazione delle istituzioni statali e pubbliche rispetto a qualsiasi confessione religiosa o condizionamento ideologico.I cui i capisaldi della sono:Neutralità dello Stato: Lo Stato e le sue istituzioni (come le scuole, gli uffici pubblici, ecc.) non adottano, né privilegiano, né ostacolano alcuna religione. Lo Stato è aconfessionale.Separazione delle sfere: Si distingue nettamente tra la sfera pubblica della politica e delle leggi (di competenza dello Stato) e la sfera privata della coscienza individuale e della religione (libertà del singolo).Libertà e Uguaglianza: La laicità è garanzia di pluralismo e tolleranza. Implica il riconoscimento di uguali diritti a tutte le confessioni e credenze, assicurando la libertà del singolo di credere o non credere, senza che il potere politico si intrometta nella coscienza individuale. In sintesi, la laicità non è sinonimo di ateismo o di rifiuto della fede, ma del rifiuto della pretesa di una religione di essere il metro di misura universale della società e del mondo. Cosa il ontrario di tale legge che dal 15 marzo 2004 proibisce agli studenti di indossare nelle scuole pubbliche statali (elementari, medie e superiori) segni o indumenti che manifestano in modo "ostensibile" un'appartenenza religiosa.Tali simboli includono il velo islamico (hijab), la kippah ebraica e le croci di dimensioni chiaramente eccessive. L'obiettivo dichiarato della legge è evitare pressioni e assicurare la neutralità degli istituti scolastici, intesa come luogo di formazione dei futuri cittadini libero da proselitismo o distinzioni basate sulla fede.È un'applicazione della laicità?La risposta è che la legge è considerata dal governo e dai suoi sostenitori come una diretta applicazione della laïcité francese, un principio costituzionale profondamente radicato nella storia repubblicana del Paese.Tuttavia, questa interpretazione è dibattuta:Secondo i sostenitori: La legge protegge la laicità garantendo la neutralità della scuola pubblica e difendendo gli studenti da pressioni religiose esterne, in linea con un modello di laicità che richiede una forte separazione della religione dallo spazio pubblico istituzionale. Secondo i critici: La legge è considerata una forma di laicismo che viola la libertà di manifestazione del proprio credo e non è in linea con una visione più pluralista della laicità, che tutelerebbe la libertà di espressione religiosa anche nello spazio pubblico, purché non disturbi l'ordine.In definitiva, la legge del 2004 è l'espressione o almeno dovebbe essere di un modello rigoroso di laicità, tipico della tradizione francese, che mira a rendere lo spazio scolastico totalmente neutro da manifestazioni di appartenenza religiosa.Ecco quindi che La distinzione tra laicità e laicismo è sottile e, a volte, utilizzata in modo polemico. In sintesi, la laicità è un principio giuridico e politico di neutralità e inclusione, mentre il laicismo è spesso inteso come una sua interpretazione ideologica più rigida e combattiva.Ecco da lla IA di Gemini le differenze principali:



⚖️ Laicità: Principio di Neutralità e Inclusione

La Laicità (o Stato Laico) è un principio fondamentale degli Stati moderni e democratici. È generalmente intesa come l'atteggiamento di neutralità e separazione dello Stato e delle sue istituzioni rispetto a qualsiasi credo religioso o dottrina ideologica.

Punti Chiave della Laicità

  • Neutralità dello Stato: Lo Stato non adotta né finanzia una religione specifica (aconfessionalità) e non si schiera contro la religione in generale.
  • ibertà Religiosa: Garantisce a tutti i cittadini, credenti e non credenti, la libertà di professare la propria fede (o non averne alcuna) e di manifestarla, purché nel rispetto dell'ordine pubblico.
  • Separazione delle Sfere: Lo Stato si occupa della sfera pubblica (leggi, politica, diritti civili), mentre la religione appartiene alla sfera privata e della coscienza individuale.Inclusione e Pluralismo: Mira a garantire l'uguaglianza di tutte le confessioni e credenze, facilitando la pacifica convivenza in uno spazio pubblico pluralista.
Esempio: Una laicità intesa in senso positivo (come quella italiana) implica che lo Stato può collaborare con le Chiese (ad esempio, tramite Concordati) per garantire i diritti dei cittadini, pur mantenendo la propria autonomia.


⚔️ Laicismo: Atteggiamento Ideologico di Conflitto

Il Laicismo è spesso utilizzato per definire un atteggiamento più intransigente e ideologicamente orientato che, nel difendere i principi della laicità, si pone in contrasto o in aperta opposizione con le istituzioni religiose e i loro valori.Il termine è spesso usato con una connotazione critica (soprattutto dai gruppi religiosi) per indicare chi, in nome della laicità, cerca non solo la separazione, ma anche l'esclusione o la minimizzazione delle manifestazioni religiose dalla sfera pubblica.
Punti Chiave del Laicismo (nell'accezione critica)

  • Anticlericalismo: Tende a manifestare un'ostilità o una forte critica verso l'influenza delle Chiese (in particolare la Chiesa Cattolica) sulla politica e la società.
  • Rigidità Ideologica: Difende in modo intransigente i valori laici, talvolta arrivando a una intolleranza verso le fedi e le loro espressioni visibili nello spazio pubblico.
  • Esclusione Pubblica: Propugna la necessità di escludere le dottrine e i simboli religiosi dal funzionamento della cosa pubblica (scuole, uffici, istituzioni) in modo quasi assoluto.

Esempio: La legge francese del 2004 che proibisce i simboli religiosi "ostensibili" nelle scuole è talvolta citata come esempio di un modello di laicismo che interpreta la laicità in modo attivo e restrittivo (escludendo la religione da ampi settori pubblici), anziché in modo puramente neutrale (accettando la religione purché non interferisca con le leggi).

📋 Tabella Riassuntiva



CaratteristicaLaicità (Principio)Laicismo (Ideologia/Atteggiamento)
Obiettivo PrincipaleNeutralità e Garanzia della libertà per tutti.Affermazione dei valori laici, spesso in contrasto con la religione.
Relazione con la ReligioneSeparazione e Riconoscimento delle diverse fedi.Esclusione/Minimizzazione dell'influenza e della visibilità religiosa.
Spazio PubblicoInclusivo: accetta le manifestazioni private (simboli) purché non violino i diritti.Esclusivo: tende a richiedere la scomparsa dei simboli religiosi dallo spazio pubblico istituzionale.
ValutazioneTermine generalmente positivo, sinonimo di pluralismo e libertà.Termine spesso usato con connotazione negativa/spregiativa dai critici (come sinonimo di intolleranza antireligiosa).

La distinzione, dunque, è tra il valore pacifico e costituzionale della laicità e l'atteggiamento militante del laicismo. Quindi si alla Laicità vera che dovrebbe lasciare liberi senza nessun obbligo i bambini di conoscere altre religioni ed usanze diverse dalle loro e loro famiglia se farli aderire o meno , evitando polemiche del genere che non portano altro a strumentalizzazioni .In qwuanto «La laicità non significa censurare le tradizioni. Laicità significa libertà, non imposizione da parte di qualche dirigente scolastico o geitore che decide di rimuovere la storia pur di non pronunciare la parola “Gesù”. È una derivacome fa notare e fin qui siamo d'accordo un mio amico di destra « che colpisce l’identità italiana, ed è paradossale che avvenga proprio nelle scuole, dove dovremmo trasmettere cultura e radici, non eliminarle per paura di disturbare qualcuno».   e rispettare  chi sceglie di non   fare   il presepe  o  d'astenersi  se   dal collaborare  o accettare   caso  gli  altre lo fanno 


......

Poiche il servizio    di  mediaset  infinity  è coperto  a  copy  right   ho cercato    su   intenet  la   notizia    in questione  e  come primo  risultato    ho  trovato il  sito fogna   di  https://voxnews.org/ carico   i un nazionalismo  aggressivo e  fascistizzante     e  quino  ho dovuto    fare  un  altra  ricerca    ed  fortunatamente   ho  trovato la  notizia  ,  certo sempre  a  destra  ,     ma   pacata    e  civile,  pur  nella  faziosità   identitatria    ,  dal sito  che  riporto  sotto  

 Il Tempo 
Christian Campigli 29 novembre 2025

Volti oscurati di Gesù e Maria. Così Bruxelles omaggia l'Islam e Silvia Salis cancella il presepe






Èufficiale: essere cristiano, in questa Europa supina all'Islam e multietnica, è dannatamente complicato. Persino i festeggiamenti per la nostra festa più bella ed importante, il Natale, diventano ogni anno fonte di discussioni, di censura e di odiose ed inaccettabili storpiature. L'ultimo esempio, di un'interminabile serie, è quello occorso a Bruxelles. In pieno centro storico, nella Grand Place, sono stati raffigurati Maria, Giuseppe, Gesù bambino e i re Magi senza volto. Al posto delle loro facce solo un maxi disegno formato da pezzi di tessuto multicolore. Un patchwork di pessimo gusto realizzato in nome di una grottesca visione dell’inclusione. Come dire, per non offendere gli islamici, noi cristiani dobbiamo sottometterci e festeggiare le nostre tradizioni in silenzio.
Secondo quanto reso noto dal quotidiano belga La Libre, il team della stilista Victoria-Maria ha optato per lo strambo assemblaggio di tessuti grigi, rossi, beige, neri e marroni (sia chiaro: parliamo di tessuti di fine serie e materiali riciclati, mica stracci) per «riflettere tutte le tonalità della pelle, in modo che tutti possano vedersi rappresentati». Inoltre, l’opera è stata persino approvata dalla diocesi.
Una follia che non è certo passata inosservata. «È l’ennesima, vergognosa e inaccettabile, manifestazione della follia ideologica del politicamente corretto che, ancora una volta, colpisce a Bruxelles e finisce per sfregiare i simboli delle nostre radici cristiane – ha ricordato l'europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint - Una resa culturale totale: sottomessi al pensiero woke , piegati alla paura di offendere qualcuno, si arriva perfino a svuotare i nostri simboli più identitari. La sinistra europea, nel tentativo di inseguire i consensi di quelli che sperano possano diventare loro nuovi elettori, cede terreno, valori e tradizioni. Ma così facendo prepara la strada prima al nostro annullamento e poi alla nostra sostituzione [ ....    qui il  resto dell'articolo  ]


Un articolo anche se linguistamente pocato e poco aggressivo rispetto al siuto precedente ma delirante perchè è da Ignoranti e presuntuosi, oltre che in malefede si attaccano ipocritamente , infatti chissà come mai. non rivolgono le stesse osservazioni alle diverse reinterpretazioni dei presepiu napoletani , a queste sciocchezze ! . A mio avviso non conta se i visi non ci sono ma, sono sostituiti da piccoli, pezzi di stoffa colorata uniti gli uni agli altri, conta che è la ripresentazione della nascita di Gesù sia che la si celebra a dicembre sia o contrariamente alla tradizione cristiana che celebra la nascita il 25 dicembre, i Testimoni di Geova ed altri gruppi di Cristiani rifiutano categoricamente questa data. Secondo loro, Gesù sarebbe nato in ottobre, basandosi su calcoli biblici, storici e astronomici legati al ministero pubblico e alla cronologia dei Vangeli.. Quindi finiamola con la moda del perbenismo da ipocrita. Non c'è nessun scandalo in questo presepe.  Infatti    questa   destra  non avendo più uno straccio di argomento su cui attaccare un avversario politico , l’intera destra bigotta, retrograda e ipocrita si è scagliata in queste ore sulla sindaca di Genova Silvia Salis




perché - tenetevi forte - “non ha fatto il presepe a Palazzo Tursi”.Oddio. Apriti cielo! parlan di Laicità vedere il qui citato caso di Magliano e poi dicono : «Vergogna ! rifiuta i nostri valori,Tradisce la nostra cultura» e altre menate varie fa quasi tenerezza e sorridere - se non fossero pericolosi - vedere questi sedicenti cristiani, questi cristiani baciapile e baciarosari, sbavare bile e rabbia idrofoba perché una sindaca non fa il presepe, ma tradire e umiliare il messaggio cristiano ogni volta che si lascia morire un migrante in mare, un palestinese a Gaza, ogni volta che viene calpestata la fragilità di un essere umano, negata una coperta a chi vive per strada. Il presepe a Tursi, eccole, le grandi priorità della destra.C’è voluta una cattolica e una cristiana vera come Silvia Salis per insegnar loro il senso della parola laicità e il significato profondo del messaggio cristiano. Che non si fa solo ( per chi vuole farlo sia perchè ci crede sia per abitudine \ tradizione familiare , ecc ) con le statuine ma con quello che sei, che fai, che dai alle persone ogni giorno, nel modo in cui difendi e rispetti i loro diritti.Cosi pure dev'essere libera, comedicevo nelle righe precedenti la libertà se farlo o meno



13.11.24

PizzAut, il fondatore Nico Acampora: "Alcune aziende preferiscono pagare multe piuttosto che assumere una persona disabile"

 L'inclusione passa anche attraverso una pizza. A "Pomeriggio Cinque" Nico Acampora fondatore di PizzAutla prima pizzeria gestita interamente da ragazzi autistici con sede a Cassina de' Pecchi (Milano) e a Monza, racconta il progetto e fornisce alcuni dati sull'autismo in Italia. Ad accompagnarlo in studio ci sono due ragazzi che lavorano in questi ristoranti e spiegano come è cambiata la loro vita grazie a questa iniziativa. "Io ho


32 anni e da quando avevo 14 anni ho fatto stage in tantissime aziende italiane. Negli ultimi 2 anni e mezzo sono entrato da PizzAut ed è iniziata una cosa bellissima e finalmente sono stato assunto", confessa Edoardo.I numeri sull'autismo Il fondatore di PizzAut Nico Acampora, ospite in studio del programma condotto da Myrta Merlino, fornisce alcuni dati sulla situazione dell'autismo nel nostro Paese. "In Italia ci sono 600mila persone autistiche. Nasce un bambino autistico ogni 77 bambini e per i nostri figli non c'è nulla", spiega Acampora. E aggiunge: "Banalmente l'anno scorso l'insegnante di sostegno per mio figlio è arrivata a dicembre. Su 600mila persone, quelle inserite nel mondo del lavoro sono solo l'1,7%". "La Lombardia, che io conoscono bene perché ci abito e lì abbiamo i due ristoranti, ha incassato 81 milioni di euro di multe da parte di aziende che preferiscono pagare piuttosto che assumere una persona disabile", conclude l'uomo.Il progetto PizzAut  PizzAut ha aperto la prima pizzeria interamente gestita da ragazzi autistici nel 2021 a Cassina de' Pecchi, in provincia di Milano, e nel 2023 ha inaugurato un altro locale a Monza. Sin dalla sua fondazione, ha avuto come obiettivo quello di sensibilizzare le Istituzioni e la società civile sul tema dell’occupabilità delle persone autistiche. A "Pomeriggio Cinque" due ragazzi raccontano come è cambiata la loro vita da quando hanno trovato un lavoro regolarmente retribuito grazie a PizzAut. "Ho tantissimi sogni. Sono appassionato di modellini di robot giapponesi, in particolar modo dei Transformers, e sto collezionando tutti i loro modellini. È bellissimo avere uno stipendio e realizzare questi sogni qua", spiega Edoardo. "Io faccio il cameriere e sono assunto dal primo maggio 2023", racconta invece Lorenzo. Proprio quest'ultimo, come precisa Nico Acampora, ha visto svoltare la propria vita grazie a PizzAut: "Prima di venire da me si è fatto 4 lunghi anni in un centro diurno per ragazzi disabili. A un certo punto si piantava la forchetta in testa, si chiama autolesionismo. Quando è venuto da me ha smesso e adesso la neuropsichiatra gli ha tolto anche gli psicofarmaci. È compensato dal lavoro ed è un lavoratore straordinario".

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie? Sì, certo, ce ne deve importare - Patrizia. cada

Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due...