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15.3.26

Fine delle Paralimpiadi invernali 2026: Ebba Arsjö ha grazie alle paraolimpiadi imparato ad accettare la sua disabilità ., le malattie rare nelle storie degli atleti italiani .,Davy Zyw, lo snowboard e la malattia degenerativa: “Mi davano 2 anni di vita ma sono qui e gareggio” ed altre storie



Le  olimpiadi   invernali   paraolimpiche  Non sono solo   come    quelle le  classiche    olimpiadi  invernali   soltanto di competizioni su neve e ghiaccio, ma di un appuntamento capace di raccontare storie umane profonde, spesso segnate da tragedie personali e da straordinari percorsi di rinascita.
Infatti Dietro ogni atleta  soprattuto   paralimpico c’è infatti una vicenda di vita fatta di sacrifici, incidenti, malattie o difficoltà che hanno cambiato per sempre il loro destino. Lo sport diventa così uno


strumento di riscatto e una possibilità concreta per ricostruire la propria identità.
Milano-Cortina 2026: lo sport come simbolo di resilienza
Le Paralimpiadi non rappresentano soltanto una manifestazione sportiva di alto livello, ma anche un potente messaggio sociale. Gli atleti che scenderanno in pista sulle montagne italiane dimostrano ogni giorno come la determinazione possa superare ostacoli che sembravano insormontabili.
Molti di loro hanno iniziato la carriera sportiva dopo un evento traumatico che ha cambiato radicalmente la loro vita. In questo senso lo sport paralimpico diventa una forma di rinascita personale e collettiva. Milano e Cortina ospiteranno atleti provenienti da tutto il mondo, pronti a dimostrare che la forza mentale e la passione possono trasformare anche le difficoltà più dure in nuove opportunità.
Lo sport come seconda possibilità
Per molti protagonisti delle Paralimpiadi lo sport è arrivato durante il periodo di riabilitazione, quando il movimento rappresentava una terapia per tornare alla normalità. Con il tempo, quella che inizialmente era solo una forma di recupero fisico si è trasformata in una passione autentica e in una carriera internazionale.
Storie vere di riscatto sulle piste paralimpicheLe Paralimpiadi sono soprattutto il luogo dove emergono storie personali straordinarie. Alcuni atleti hanno trasformato tragedie personali in incredibili percorsi di rinascita, diventando simboli di resilienza e determinazione. Le piste di Milano-Cortina 2026 ospiteranno campioni che non rappresentano soltanto il proprio Paese, ma anche un messaggio universale di speranza. Le loro storie dimostrano che lo sport può davvero cambiare una vita o rendendo meno triste e sconfortante per chi  ha   invalidità  dovuta ad  incidenti   o  malattie rare   ed  invalidanti   

ecco le  storie  o  meglio un   Wabi-sabi 

 una visione del mondo giapponese, o estetica, fondata sull'accettazione della transitorietà e dell'imperfezione delle cose.
Tale visione, talvolta descritta come "bellezza imperfetta, impermanente e incompleta" deriva dalla dottrina buddista dell'anitya (sanscrito, giapp. 無常 mujō; impermanenza ...  per  ulteriori informazioni  [,,,,,https://it.wikipedia.org/wiki/Wabi-sabi

  che  ,  oltre  a quelle  dei  post  precedenti ,  che    sono  sicur  rimarranno  impresse    nella  storia  delle  olimpiadi invernali paraolimiche   . Fonti  : 1) la pagina  sulle  paraolimpiadi di  www.repubblica.it/sport/,( il  primo    e gli ultimi  tre   post   riportati  )., 2) https://www.osservatoriomalattierare.it/ 06 Marzo 2026  (  il  secondo ) 

CORTINA
Una delle grandi stelle della Paralimpiade di Milano Cortina è svedese, ha 25 anni, ha vinto finora 2 ori e un bronzo nelle tre discipline dello sci alpino. Ieri Ebba Arsjö ha conquistato l’oro in combinata nella categoria standing. Scia in posizione eretta, facendo forza su una gamba solamente. L’altra, la destra, è affetta dalla sindrome di Klippel-Trenaunay-Weber, una rara malattia congenita che si manifesta con vene varicose, accrescimento asimmetrico degli arti e malformazioni artero-venose. La vita di Ebba Arsjö ha attraversato molte fasi. Questa è di certo la più felice.


I successi del 2022

Dopo le due medaglie d’oro conquistate a Pechino 2022, Ebba Arsjö è diventata una celebrità in Svezia: apparizioni in programmi TV, interviste e anche una “fika”, il tradizionale rito del thè con la famiglia reale svedese nella residenza estiva. Arsjö ha iniziato in quel periodo a rendere pubbliche le proprie insicurezze legate al suo corpo e alla sua disabilità. “Non volevo diffondere un messaggio in particolare” ha raccontato al sito Olympics.com prima delle Paralimpiadi, “è semplicemente successo, ho continuato a farlo, e mi piace molto. Mi piace vedere come le persone vengano da me nella vita reale e anche sui social per parlare dei loro problemi e di quelli dei loro figli. Ti fa sentire come se stessi cambiando qualcosa”.
La malattia
Ebba Arsjö è nata appunto con la sindrome di Klippel-Trenaunay-Weber, ma fino all’età di 19 anni ha negato a sé stessa di avere una disabilità. Nonostante i problemi alla sua gamba destra, Arsjö gareggiava nel circuito di sci alpino con atleti normodotati e vinceva gare. Tendeva però a nascondere il suo arto destro, indossando sempre abiti lunghi. Dopo una fase negativa, dovuta all’acuirsi delle differenze sportive tra sé e le sue avversarie normodotate, è arrivata la decisione di passare allo sci paralimpico nel 2021.


"Ora mi piaccio e mi accetto”
“Mi guardo oggi, rispetto a quando avevo 18 anni, e mi piaccio. Guardo la mia gamba e penso: ‘Va bene così ed è qualcosa di positivo’. Non l’avrei mai fatto senza il movimento paralimpico e le Paralimpiadi”. Dopo Pechino 2022 Ebba Arsjö ha iniziato a condividere sui social molte foto in cui la sua gamba destra è scoperta, inclusa una in costume da bagno fissata in alto sulla sua pagina Instagram. “Voglio che altre ragazze con disabilità – e anche i ragazzi – mi guardino e pensino: ‘Posso farlo anch’io’. Voglio mostrare loro: io sono qui, fate come ho fatto io. Diventate molto più forti e anche persone migliori”.


"La mia vita ora è completamente diversa”
Dopo Pechino Arsjö ha ricevuto la Victoria Scholarship dalla famiglia reale, diventando la prima atleta paralimpica a ricevere questo riconoscimento. “Ho mangiato e cenato con la famiglia reale, è stato pazzesco,” ha raccontato Årsjö. “Ha cambiato la mia vita, sicuramente. La mia vita ora è totalmente diversa rispetto a prima di Pechino”. Sono arrivate la tv e la moda. Ma lei non ha mai smesso di essere un’atleta. “Ho accantonato la discesa e con alcune gare di superG semplicemente perché durante la stagione ci sono troppe gare, quindi dovevo tagliare qualcosa ed era più naturale fare più slalom e slalom gigante. Mi piace la discesa, non ne ho paura, è solo una scelta organizzativa. Ho sciato in Francia un mese fa, la prima discesa dopo tanto tempo, ed è stato divertentissimo. Allora ho pensato: ‘Devo farlo!'".
                                                           
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di Francesco Fuggetta, 

Diversi partecipanti ai Giochi sono affetti da patologie presenti fin dalla

nascita. Nei loro racconti, la passione per lo sport è la forza che permette di superare i limiti della disabilità

Non tutte le storie degli atleti che parteciperanno ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 nascono da un infortunio o da un evento traumatico. Tra le maglie azzurre ci sono molti sportivi la cui disabilità affonda le radici in malattie rare o condizioni congenite poco diffuse. Percorsi iniziati fin dalla nascita, segnati da diagnosi complesse e da sfide quotidiane affrontate molto prima di arrivare sulle piste o sul ghiaccio. Sono storie che parlano di adattamento, di determinazione e di talento coltivato nonostante ostacoli importanti.

Ad aprire simbolicamente questo gruppo c'è la portabandiera della delegazione azzurra Chiara Mazzelin gara nello sci alpino, colpita all'età di diciotto anni da un glaucoma – patologia rara in età giovanile – che in poco tempo le ha tolto quasi completamente la vista.

Sempre nello sci alpino troviamo Giacomo Bertagnolliipovedente dalla nascita per un'atrofia del nervo ottico. Già portabandiera della squadra italiana alle Paralimpiadi di Pechino 2022, nelle passate edizioni ha conquistato un bottino di otto medaglie (di cui quattro d'oro) e anche quest'anno è tra i favoriti nella sua specialità. Pochi giorni fa è stato ospite al Festival di Sanremo insieme alla sua guida Andrea Ravelli, all’atleta Giuliana Turra (curling in carrozzina) e alle campionesse Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, plurimedagliate alle ultime Olimpiadi nel pattinaggio su ghiaccio e nel biathlon.

Sulle piste delle Tofane ci sarà anche Martina Vozza, in gara insieme alla guida Ylenia Sabidussi. Originaria di Monfalcone, l'atleta 21enne è ipovedente a causa di una rara condizione ereditaria chiamata albinismo oculocutaneo, caratterizzata da una ridotta o assente produzione di melanina in cute, peli e occhi. La malattia provoca ipopigmentazione generalizzata, fotofobia, nistagmo, strabismo e ridotta acuità visiva a causa di uno sviluppo retinico anomalo. Martina, infatti, quando scia vede solo delle ombre. “Ho iniziato a sciare verso i quattro anni, con i miei genitori in settimana bianca, perché a loro piaceva molto; poi, verso i sette anni, abbiamo conosciuto uno sci club dalle nostre parti. All'inizio lo vedevo come un divertimento, mi è sempre piaciuta l'adrenalina ma non volevo iniziare a fare gare”. La sua carriera nasce così, controvoglia, grazie all'insistenza dei genitori e dei suoi allenatori. Agli ultimi Giochi di Pechino 2022 è stata l’atleta più giovane dell’intera spedizione azzurra, non ancora maggiorenne. “A quindici anni ho capito che potevo fare questo nella vita e mi sono data un obiettivo”. Tra le sue fonti di ispirazione c’è la pluricampionessa Lindsey Vonn: “Oltre ad essere una straordinaria atleta mi sembra una grande persona”. Anche Martina spera di rappresentare un esempio per le persone con disabilità, “perché fare sport fa bene e possiamo farlo senza problemi. Lo sport aiuta tutti a crescere, a maturare, a conoscersi meglio, a rendersi conto di tante cose”. Milano Cortina 2026 rappresenta per lei una grande opportunità: “È bello sapere che la mia famiglia e i miei amici potranno venire a vedermi e tifare per me”.

Dalla neve delle piste al ghiaccio del para ice hockey, tra i protagonisti c'è Santino Stillitanonato con agenesia alla gamba destra, una rara malformazione congenita, caratterizzata dalla parziale o totale assenza di segmenti ossei (tibia, perone o entrambi) o dell'intero arto, che può presentarsi come ipoplasia (sviluppo incompleto) o aplasia (assenza totale). L'atleta di Saronno, 56 anni, con la sua prima partecipazione a Vancouver 2010 è il decano della Squadra Italiana a Milano Cortina. “Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita. Nonostante l'agenesia alla gamba destra ho sempre desiderato fare qualcosa, sin da quando praticavo calcio con i normodotati e poi, anni dopo, nel settore lanci nell’atletica paralimpica. Del mio sport amo il momento in cui mi dirigo verso la mia gabbia e ripeto a me stesso: “Qui non deve entrare niente”. Amo il fatto di essere io e gli avversari, anche se attorno a me ci sono diecimila spettatori”. Tante le gioie, ma anche delusioni nei suoi numerosi anni di carriera sportiva: “Il momento peggiore è legato alla sconfitta contro la Norvegia ai Giochi di Vancouver. Un’altra delusione risale alle Paralimpiadi di Pyeongchang, quando perdemmo la finale per il bronzo”. Tanti i campioni dello sport del presente e del passato che ammira: “Mi piaceva uno come Nigel Mansell, che ho sempre considerato un po' fuori di testa, come me. Poi, certo, da appassionato di calcio non posso non pensare a campioni come Baresi, Van Basten, ma soprattutto Maradona”. Il viaggio ideale? “Mi piacerebbe andare su una di quelle navi rompighiaccio che attraversano l’Alaska, ma anche visitare l’Argentina, in particolare la Patagonia”.

Un'altra storia che nasce da una condizione congenita è quella di Jacopo Luchiniin gara nello snowboardL'atleta è nato con un'aplasia della mano sinistra, una rara malformazione causata dal mancato sviluppo di una parte della mano o delle dita durante la vita intrauterina. Nel 2018, a Pyeongchang, ha sfiorato il podio per soli due centesimi e a Pechino 2022 ha ottenuto il quinto posto nel banked slalom e il sesto nello snowboard cross. “Le Paralimpiadi del 2018 hanno rappresentato la più grande gioia sportiva e, allo stesso tempo, la più grande delusione. Gioia per il fatto di essere stato convocato, delusione per aver portato a casa la cosiddetta medaglia di legno”. Lo sport è sempre stato parte della vita del 35enne di Prato: ha iniziato con il nuoto per poi cimentarsi nel calcio e nelle arti marziali. Il tutto fino a quando non ha scoperto la sua vera vocazione, fatta principalmente di snowboard, ma anche di surf e skateboard. “Lo snowboard nasce come passione e divertimento. Con gli anni, poi, è venuta fuori la mia indole competitiva e, gareggiando in ambito nazionale e internazionale, ho capito che poteva diventare qualcosa di più”. Non c’è solo lo sport nella vita di Jacopo: “Sono laureato in Scienze Politiche, ramo sociale, e se non fossi diventato un atleta di livello internazionale avrei continuato a lavorare in quel settore, senza però tralasciare l'attività sportiva, che ha sempre rappresentato una costante nella mia vita”. Se dovesse scegliere una meta per un viaggio andrebbe in un posto dove poter portare la sua tavola e surfare: “California o Bali è indifferente, l’importante è che si possa star bene in acqua e con gli amici”.

Infine, nello sci nordico e nel biathlon, c'è Giuseppe Romelenato con ipoplasia femorale bilaterale, una malattia rara in cui entrambi i femori sono sottosviluppati o più corti del normale. Una carriera sportiva lunga e variegata quella di 'Beppe', come tutti lo conoscono: comincia a nuotare, arrivando a vincere il Campionato Italiano del 2006 sui 50 stile libero, ma si dedica con successo anche al triathlon, dove sfiora la qualificazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016, e allo sci di fondo, grazie al compagno di squadra Cristian Toninelli, che lo invita a provare. È nell’inverno del 2016, durante la preparazione atletica nel triathlon, che si innamora dello sci nordico. “Amo molto gli sport di fatica, che richiedono grande resistenza; per questo oltre al nordico pratico triathlon, un multisport che mi favorisce e allena anche per la disciplina invernale”. Così, per il 35enne di Lovere è arrivato il bronzo a Pechino 2022 nella 10 km e il titolo mondiale nel 2023 nella 20 km a Östersund. “Prima di un grande evento cerco di stare il più tranquillo possibile per non consumare energie e arrivare pronto; poi c'è ovviamente l'allenamento. Dal punto di vista tecnico c'è tanto da lavorare, ma si può migliorare solo con il tempo. Quanto a Milano Cortina, i Giochi rappresentano il mio sogno sportivo più grande: vincere una medaglia in casa”.


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Sempre di malattie degnerative colpisce la storia di  Davy Zyw, lo snowboard e la malattia degenerativa: “Mi davano 2 anni di vita ma sono qui e gareggio”
Lo scozzese ha chiuso al 19° il banked slalom: ha una sindrome degenerativa, non sa quanto gli resti da vivere. “Qui con un crowdfunding”



CORTINA – La Malattia del motoneurone (MND) è una sindrome neurologica degenerativa che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose che controllano i movimenti dei muscoli volontari: il semplice camminare, parlare, deglutire e respirare diventa gradualmente sempre più difficile. Lo


snowboarder scozzese Davy Zyw ha parlato della “tragica bellezza” di essere il primo atleta affetto da MND a competere alle Paralimpiadi invernali. Ha gareggiato nello snowboard: 19° nel cross, 19° nel banked slalom.

Il  video
In un video su Instagram, Zyw ha spiegato come gli sia stata diagnosticata la malattia nel 2018, quando aveva 30 anni. “Essenzialmente mi è stato detto che mi restavano due o tre anni di vita. Sono passati sette anni e ho lottato per salire gradino dopo gradino fino a entrare nella squadra per le Paralimpiadi. Ho dovuto accettare l’impossibile, accettare il mio destino. Ma dentro tutto questo c’era una libertà. La libertà di capire che nulla è impossibile, ed è questo il messaggio che voglio che le persone portino con sé”.
Commerciante di vini
che lavora come commerciante di vini, ha spiegato che un infortunio gli ha impedito una carriera nello snowboard tra i normodotati: “Ho fatto snowboard per tutta la vita. Io e mio fratello gemello abbiamo iniziato su una pista artificiale a Hillend quando avevamo 12 o 13 anni. Un infortunio al ginocchio mi ha allontanato dalle piste e mi dirottato sul mondo del vino. Ma il fatto che mi sia stata diagnosticata una condizione neurologica degenerativa incurabile non mi ha allontanato dal mio sogno d’infanzia di essere uno snowboarder”. Zyw ha finanziato la sua partecipazione a Milano Cortina tramite crowdfunding e grazie al supporto del suo datore di lavoro.
Una tragica bellezza
“C’è una sorta di tragica bellezza in questa situazione”, ha aggiunto. “Ciò che amo più di ogni altra cosa quando sono sulla tavola, sulle piste, quando entro nella mentalità della competizione è che la disabilità, le sfide quotidiane della MND, il vivere con questa malattia, spariscono e dentro tutto questo c’è una grande libertà. Quando parto, quando mi allaccio la tavola, quando sono al cancello di partenza, la MND può anche essere la ragione per cui sono lì, ma è la cosa più lontana da ciò a cui sto pensando in quel momento. Perché allora sto pensando solo al percorso davanti a me e a come arrivare in fondo al meglio possibile".


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   per   concludere   non è solo paraolimpica    ma  dimostra  come    la neutralità  olimpica   e  paraolimica porti   a  delle assurdità     come   il  vietare  la  denuncia  della  guerra  , quando  bastava  la  difficile    situazione    geopolitica   farli partecipare  sotto la bandiera    dei  neutrali  . 

Oleksandra Kononova: “I miei orecchini contro la guerra qui fanno paura. Russi isolati al villaggio
Quattro medaglie tra fondo e biathlon alle Paralimpiadi, l’ucraina è diventata involontariamente celebre per un’ammonizione ricevuta dalla giuria: “Regolamento assurdo. Noi atleti sentiamo la responsabilità di rappresentare il nostro Paese”

CORTINA  Oleksandra Kononova ha conquistato un oro, un argento e due bronzi tra fondo e biathlon alle Paralimpiadi di Milano Cortina nella categoria standing. Il suo braccio destro è affetto da ipoplasia congenita e non si è sviluppato come il sinistro. Nata nel 1991 a Brovary, una cittadina nell’oblast di
Kiev, è stata cresciuta dalla nonna. Durante la sua prima gara a Tesero ha indossato degli orecchini con la scritta Stop War, ricevendo un’ammonizione dalla giuria. Questo l’ha ferita profondamente.
Venerdì indossava altri orecchini con il Tryzub, il tridente simbolo nazionale ucraino, ieri c’era la scritta Love.
«Ho diversi orecchini perché mi piace portarli, specialmente quelli con simboli nazionali. Ma quando ero nell’area d’attesa prima della cerimonia di premiazione, la persona responsabile degli atleti medagliati è venuta da me e mi ha chiesto quali orecchini indossassi. Me li ha controllati».

Non è stata una scelta libera dunque?
«Esattamente. Se fosse stata una mia scelta, avrei indossato quelli con “Stop War”. Ma poiché ho ricevuto quel richiamo, “violano il regolamento” mi hanno detto, devo usare orecchini alternativi. Ne ho di ancora più diretti, diciamo così. Li sceglierei per ogni gara. Ma dopo il richiamo devo stare attenta».

Com’è l’atmosfera nel villaggio degli atleti a Predazzo?

«L’atmosfera nel villaggio è buona, perché tutte le nazioni sostengono la nostra squadra, sono consapevoli della situazione e ci rivolgono parole di sostegno. Ciò che rovina questa atmosfera amichevole è la presenza di atleti e membri della delegazione russa».

Come viene vissuta la loro presenza al villaggio?
«Nessuno vuole parlare con loro. Nessuno vuole sedersi con loro in mensa durante i pasti. Nessuno li incoraggia. Nessuno vuole fare foto con loro. Queste persone non dovrebbero essere qui. Il comitato organizzatore ci ha sistemati alla massima distanza possibile nel villaggio. Non comunichiamo con loro, cerchiamo di ignorarli. L’unico posto dove possiamo incontrarli è durante i test e in gara».

Avete ricevuto messaggi dal presidente Zelensky?
«Sì, ci incoraggia a fare sempre meglio, è un sostegno molto importante per tutti noi».

Sente la responsabilità, in quanto atleta, di rappresentare la sua patria in questo momento?
«Moltissimo. Ha una valore immenso essere un campione in questo momento della storia del nostro Paese».
 
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Proprio mentre  finivo    questo  post   ho  letto sempre  su repubblica   quest  altra storia  


Intorno a lui girano ragazzi nemmeno nati quando lui debuttava. Quattordicesimo al traguardo, ma la sua storia è tenacità che supera ogni paletto (della vita)
Tornare alle Paralimpiadi a 52 anni



Michael Milton è arrivato al traguardo, ha fermato il cronometro e il suo orologio sportivo con il GPS gli ha chiesto come si sentiva. Una faccina tra cinque possibili. Mmm. Come sentirsi. Non come la faccia più felice ma nemmeno come la più triste. Milton ha scelto quella di mezzo, quella che dice: bene, ma non abbastanza. Aveva appena finito una gara in cui era arrivato quattordicesimo. Su ventisei. Non un risultato memorabile. Non una medaglia. Niente che finirà negli annuari delle Paralimpiadi. Apparentemente. Eppure dentro questo numero c’è quasi tutta la sua vita.
A nove anni gli hanno tolto la gamba sinistra per un osteosarcoma. Quasi subito ha imparato a sciare. A quattordici anni era alle Paralimpiadi di Innsbruck, un ragazzino che si infilava in un circuito di adulti. Ha scoperto così che la velocità non gli faceva paura. Anzi. Gli dava una specie di ordine. Tra il 1992 e il 2006 ha vinto undici medaglie paralimpiche, sei d’oro. A Salt Lake City nel 2002 ha fatto qualcosa che non si vede quasi mai: quattro gare, quattro ori. Sembrava che la natura avesse progettato le montagne per lui.

Poi non gli è bastato. Dopo Torino 2006 si è ritirato dallo sci e due anni dopo era alle Paralimpiadi estive di Pechino nel ciclismo su strada. Ha scalato il Kilimangiaro. Ha corso una maratona con le stampelle, più veloce di chiunque altro prima di lui.


Vent’anni fa, gli hanno diagnosticato un tumore all’esofago, un altro gliel’hanno trovato all’intestino nel 2023. Operazioni, recuperi, cicatrici. Ma quando Milton ne parla, ha un tono quasi distratto, come se fosse un elenco di deviazioni dal suo corso.

Forse è per questo che è tornato alle Paralimpiadi di Milano-Cortina, ora che gli anni sono 52. L’idea gli è venuta una notte mentre lavorava in un resort sciistico in Australia. Non riusciva a dormire. Ha preso il telefono e ha iniziato a leggere i criteri di qualificazione. Quattro settimane prima di Cortina si è fratturato il femore del moncone. Non era nemmeno sicuro di poter partire. Si è presentato al cancelletto del super-G e ha pensato che la paura era tutta lì: non cadere su quell’osso, non te lo puoi permettere. Intorno a lui girano ragazzi nemmeno nati quando lui debuttava. Milton gli racconta che la strada difficile è sempre la migliore, perché quella facile è restare fermi. Ecco perché al traguardo non ha guardato il tempo, ma l’orologio. Le faccine. Come ti senti? Mmm. Quattordicesimo, ma ancora qui.



14.3.26

Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato". Locatelli: "Ora parità di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici"

speriamo che le dichiarazioni Locatelli e d Abbodi dopo le 14 medaglie italiane alle paraolimpiadi
2026 non siano solo gazzosa ed ipocrisia


 rai news 
 10:21 14 Marzo Locatelli: "Ora parita' di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici" ''Sono state medaglie bellissime, con tante emozioni regalate al Paese da atleti straordinari'' ha spiegato il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, ospite all'Adnkronos. ''Mi sono emozionata. Questi ragazzi hanno superato, nel nostro immaginario, qualsiasi prestazione anche del passato. Siamo molto orgogliosi di loro''. Dopo il grande successo di Milano Cortina 2026, il ministro Locatelli pensa alle possibilità future del movimento paralimpico: "Utopia pensare a un'unica manifestazione in grado di unire Olimpiadi e Paralimpiadi? Dagli anni Sessanta, quando sono nate le Paralimpiadi, ci sono stati tantissimi cambiamenti nell'organizzazione, nei luoghi, nell'allineamento delle edizioni. Cambiare si può e si deve, perché il mondo è cambiato e sono cambiate le persone. Ci sono esigenze diverse. Si farebbe soprattutto per il diritto di questi atleti di avere lo stesso trattamento. È un dovere''. A cominciare dalla possibilità di far sfilare tutti gli atleti insieme sotto la bandiera olimpica durante le cerimonie: ''Secondo me è davvero possibile - spiega - ed è il momento giusto per intraprendere la strada, ci sono tutti gli elementi. Queste Olimpiadi e Paralimpiadi hanno avuto delle differenze. Nella visibilità, nei premi che vengono assegnati. E penso che i nostri atleti non le meritino, sono tutti straordinari allo stesso modo. Meritano la stessa visibilità, le stesse medaglie, che devono avere lo stesso valore, e lo stesso tipo di organizzazione nella cerimonia, nelle gare. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che in futuro sia possibile''.
 10:16 14
Marzo Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato" "È possibile annullare le differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi. E' importante dare l'opportunità di essere visibili, le tribune sono piene e questo vuol dire che questo percorso è già iniziato. Un percorso culturale ed educativo che dobbiamo portare nella società civile, nelle giornate normali dove la differenza ancora si vede. Questo è il lavoro che dobbiamo fare. Sono ancora tante le persone che non vedono una luce, questi ragazzi sono una testimonianza fortissima che invece è possibile. Vogliamo fare in modo che le persone con disabilità capiscano che, attraverso lo sport, è possibile trovare una nuova vita, dobbiamo metterli nella condizione di uscire e trovare delle opportunità". Così Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, a "Mattina Paralimpica" in onda su Rai2. "Cosa rimarrà di queste Paralimpiadi? Il ricordo di questi giorni felici nonostante il mondo ci offra scenari di guerra. C'è una sorta di ossimoro quotidiano, ma rimarrà soprattutto la voglia di fare sport e dovremo essere pronti a offrire nuove opportunità. Lo stiamo facendo migliorando le infrastrutture, la presenza dello sport a scuola, dando possibilità alle famiglie meno agiate; cè la costruzione di un modello italiano vincente non solo perché è ai vertici, ma perché riesce a coinvolgere più gente contrastando sedentarietà e solitudine", aggiunge il ministro. Che poi, parlando del progetto "Backstage Heroes", sottolinea come sia "la prima volta nella storia olimpica e paralimpica in cui diamo forma a un grazie e credo che aiuti anche nella vita a riconoscere il valore degli altri". Infine un pensiero sulla giornata storica vissuta dall'Italia con "quattro medaglie, il record storico, la felicità di ragazzi e ragazze, dei tecnici e delle famiglie. Una festa dello sport", conclude.

sport paralimpico ( paraolimpiandi ) soprattutto quello invernale per pochi ma ricco di emozioni .,


Ho letto, vedi articolo sotto, di nuovi attrezzi per lo sci paraolimpico per paralitici .
Una dimostrazione , una conferma che lo sport paraolimpico invernale in questo caso sia per pochi cioè di nicchia visti i costi per le attrezzature. Ma allo stesso tempo nonostante come tutti gli sport agonistici a rischio : corruzione, uso di mezzi illeciti (doping e simili ) , strumentalizzazioni ed uso propagandistico da parte della politica è uno sport ricco forse più di quello non paraolimpico di emozioni e passioni    come   ho  avuto modo di vedere    nei  post  precedenti   su queste paraolimpiadi . Infatti  esse  . portano con sé storie di impegno, sacrificio e passione per lo sport. La preparazione per i giochi è un viaggio che richiede dedizione e resilienza, e ogni atleta ha una storia unica da raccontare.  Il  che  fa  si      che  i Giochi Paralimpici non sono solo un evento sportivo, ma un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla disabilità e promuovere l'inclusione. La scelta di Milano e Cortina come sedi rappresenta un passo importante verso l'integrazione e la visibilità degli atleti paralimpici. Le storie di questi atleti e delle loro esperienze possono ispirare molti e contribuire a cambiare la percezione della disabilità nella società.
In sintesi, i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 , come  tutte  le  altre  paraolimpiadi  , sono un palcoscenico per storie di coraggio e determinazione, che celebrano non solo le abilità atletiche, ma anche la forza dello spirito umano.


https://www.wired.it/article/monosci-tecnologia-paralimpiadi-milano-cortina/

Giovanni Cortesi
Sport paralimpici ai raggi X12.03.2026

A oltre 100 chilometri orari sulla neve, il monosci che trasforma la tecnologia e il coraggio in velocità
Nello sci alpino paralimpico gli atleti affrontano la discesa seduti su un monosci: una protesi tecnologicamente super avanzata, progettata su misura e testata come una monoposto da gara





Rene De Silvestro in azione nel quarto giorno dei Giochi paralimpici invernali Milano Cortina 2026 presso il Centro di sci alpino delle Tofane a Cortina d'AmpezzoNurPhoto/Getty Images
La tecnica, a volte, diventa strumento di libertà. È il caso dello sci alpino paralimpico con monosci, una delle discipline disputate nei Giochi invernali Milano Cortina 2026.
Atleti con gambe amputate o paralizzate che scendono a più di 110 chilometri orari in sitting, ovvero stando seduti sul cosiddetto monosci (o sit-ski). Vero gioiellino di design e tecnologia, la protesi viene usata anche dagli sciatori paralimpici italiani – e con grande successo. Il 10 marzo, infatti, il discesista e portabandiera d’apertura dei Giochi Renè De Silvestro ha conquistato l’argento in questa categoria.
Una protesi testata nella galleria del vento
“Di tutti gli sport che ho provato in carrozzina, lo sci è stato l’unico che mi ha ridato delle emozioni: ho provato l’ebbrezza della velocità”, dice Manuel Michieletto, ex vicepresidente delle Fisip (Federazione italiana sport invernali paralimpici) e atleta in diversi mondiali, che della protesi complessa se ne intende parecchio. “Le principali componenti sono sei: la seduta, il telaio, l’ammortizzatore, il piede, lo sci e il guscio”, tutti prodotti ingegneristici di alto livello. Per testarne l’aerodinamica, “la protesi viene progettata nella galleria del vento, come si fa con le vetture di Formula 1. Sono studi che permettono di guadagnare centesimi cruciali, quelli che ti fanno vincere la gara”, aggiunge Michieletto.
Uno zoom sui dettagli tech del monosci
La seduta imbottita dei monosci agonistici viene creata sul corpo dell’atleta: “Si prende il calco in gesso del bacino, la protesi diventa come una scarpa su misura”. La ragione di questa accortezza è intuibile: “Più sei aderente all’attrezzo, più questo risponde a ogni minimo movimento”, spiega Mauro Bernardi, dal 2012 insegnante di monosci a ragazzi con disabilità attraverso l’associazione Enkoyski Sport Onlus.
Poi c’è il telaio, che è composto da due parti: “Una fissa e una con dei leveraggi. È costruito in titanio, il materiale che si deforma meno e riesce a trasmettere meglio tutte le forze che si creano nella sciata direttamente sullo sci”, precisa Manuel Michieletto.
Il telaio è collegato a un ammortizzatore corredato di una molla. “È quello usato anche per le modo da cross”, chiarisce Bernardi: un elemento tecnico fondamentale, visti i salti in velocità che si fanno durante le discese. Infine, c’è il piede, che aggancia direttamente all’unico sci, la cui misura cambia col variare della disciplina sciistica. Intorno la ‘corazza’, ossia il guscio in carbonio rinforzato che protegge le gambe, e che viene forgiato ad hoc, a seconda dell’atleta e della sua disabilità.
Chi le produce e quanto costano
Il mercato dei monosci è piuttosto di nicchia: le realtà che li producono sono poche e molto specializzate. In Europa i maggiori fornitori sono la francese Tessier, la Praschberger, azienda austriaca nata negli anni Ottanta del secolo scorso, e la svizzera Orthotec. Tutte e tre producono anche gli stabilizzatori, o outriggers. Si tratta di racchette appositamente create per i discesisti in sitting, ma usate anche dagli sciatori in standing, cioè da quegli atleti che gareggiano in piedi pur avendo una sola gamba o una protesi, e che hanno un mini-sci pieghevole sotto la punta.
Per tutti questi motivi, i sit-ski sono oggetti tecnici dal grande valore economico: il loro prezzo può arrivare ai 14mila euro. Ma per quanto costosi, i monosci diventano una vera e propria estensione dell’atleta.




13.3.26

Agitos non cerchi ., francesca porcellato pluri atleta , paraolimpica una vera teodofora non quelli scelti dagli sponsor ., COME MAI IL PARABOB È ASSENTE AI GIOCHI PARALIMPICI NONOSTANTE LA NUOVA PISTA? L'AMAREZZA DEL CAMPIONE DEL MONDO

  In questo post  voglio correggere  un mio  errore  fotografico   dei post precedenti .  Riportando articoli sulle  paraolimpiadi   mettevo  foto   dei  cerchi  quando  in  realtail  simbolo  delle  paraqolimpiadi Non hanno la forma dei cinque cerchi olimpici e spesso chi segue per la prima volta i Giochi Paralimpici si chiede quale sia il loro significato. I simboli del movimento paralimpico sono infatti gli “Agitos”, tre forme curve colorate che rappresentano il dinamismo e lo spirito degli atleti provenienti da tutto il mondo.
A raccontarlo,  su  https://www.qdpnews.it/, da Cortina durante i Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, è la Veneto Creators Ernestina (@ernest.dallacortelucio), che proprio a Casa Veneto ha spiegato il valore di questo simbolo spesso meno conosciuto rispetto ai cerchi olimpici. “Sono i simboli delle Paralimpiadi, sono unici e diversi dai cerchi olimpici – racconta -. Cambia pure il nome: ho chiesto ai volontari e mi hanno spiegato che si chiamano Agitos”.

Il termine deriva dal latino “agito” e significa “io mi muovo”, un riferimento diretto al movimento e all’energia degli atleti paralimpici. Le tre forme curve, nei colori rosso, blu e verde, ruotano idealmente attorno a un punto centrale e rappresentano proprio il movimento degli atleti paralimpici nel mondo.Infatti  <<Per me gli Agitos rappresentano la forza, il coraggio e la determinazione. Rappresentano gli atleti paralimpici con tutte le loro capacità e gli skills migliori in assoluto” >>  ( vedere   video  sopra e  articolo  sotto  )  sempre  a   qdpnews.it   racconta Francesca Porcellato, protagonista di una carriera straordinaria che l’ha vista conquistare medaglie paralimpiche in tre discipline diverse: atletica leggera, sci di fondo e paraciclismo.Ecco quindi  che   gli  Agitos non sono quindi soltanto un logo grafico, ma un simbolo che racchiude i valori fondamentali del movimento paralimpico: coraggio, determinazione e capacità di ispirare. Sono stati introdotti ufficialmente nel 2003 dal Comitato Paralimpico Internazionale e utilizzati per la prima volta ai Giochi Paralimpici di Atene nel 2004.Da allora accompagnano ogni edizione dei Giochi e rappresentano un movimento sportivo in continua crescita, capace di raccontare storie di talento, resilienza e inclusione


  Infatti    concordo  come    ha    detto  :  <<
[... ]
Lei prima parlava di integrazione nello sport. Si potrà mai arrivare a un’Olimpiade in cui atleti olimpici e paralimpici gareggino insieme?
Secondo me sì, non adesso perché i tempi non sono ancora maturi, però a ogni edizione dei Giochi olimpici e paralimpici le mentalità si aprono sempre di più, i limiti cadono e anche le barriere mentali stanno cadendo. Di conseguenza sì, secondo me ci arriveremo. Non sarà domani, ma sicuramente ci arriveremo. Non è facile, è complicato anche a livello logistico, però secondo me si può fare. In alcune discipline succede già, come nella scherma o nel tiro con l’arco. In altre è più complicato perché servono strutture differenti. Però io vorrei soprattutto che cadessero queste barriere mentali, che cadesse questa divisione che si sente quando si parla di olimpico e paralimpico, di loro e noi. Ecco, io vorrei che fosse un grande noi”. 


vedere per  l'articolo  completo   sotto  ,  sempre  alla  stessa   fonte,  la  pluriatleta   paraolimpica   Daniela  Porcellato  



L’ultima immagine che resterà nella memoria dei Giochi è quella di Francesca Porcellato che accende il braciere olimpico di Milano-Cortina 2026, nel “suo” Veneto in piazza Dibona a Cortina d’Ampezzo. Un gesto simbolico e carico di significato affidato a una delle più grandi atlete paralimpiche italiane di sempre, protagonista di una carriera straordinaria che attraversa tre discipline diverse e oltre trent’anni di sport ai massimi livelli.
Porcellato è infatti una delle pochissime atlete al mondo ad aver conquistato medaglie paralimpiche in tre sport differenti. Nel suo palmarès figurano quattordici medaglie ai Giochi, conquistate tra Seoul 1988 e Tokyo 2020: otto nell’atletica leggera, due nello sci di fondo e quattro nel ciclismo. Risultati che l’hanno resa una figura simbolo dello sport paralimpico italiano.
Da Casa Veneto a Cortina d’Ampezzo la campionessa veneta ha raccontato il suo rapporto con lo sport, la crescita del movimento paralimpico e il significato di quell’ultima emozione vissuta davanti al mondo intero.

Lei ha gareggiato ad altissimo livello in atletica, sci di fondo e ciclismo. Quale disciplina sente più sua?

“Le amo tutte e tre. Dell’atletica ho amato tantissimo la maratona, dello sci di fondo mi è piaciuto l’ambiente e il panorama dove svolgevo quest’attività, e del ciclismo amo la velocità, l’integrazione, dunque il fatto di correre insieme a gruppi di ciclisti molto dotati. Dunque le amo tutte e tre”.

Siamo qui a Milano-Cortina 2026. C’è una crescita del movimento paralimpico sottolineata da molti vertici: che impulso stanno dando questi Giochi?

“Il movimento paralimpico è in netta crescita anno dopo anno. Sicuramente i Giochi olimpici e paralimpici danno una vetrina enorme e una spinta enorme. Qui in Italia Milano-Cortina sta dando un’ulteriore spinta e sicuramente coglieremo i frutti nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Stiamo lavorando molto molto bene e io spero che questi Giochi possano ispirare più persone possibili, sia persone con disabilità ma anche persone senza disabilità, che siano ispirate nel fare sport, uscire di casa e mettersi in gioco”.

Lei come atleta paralimpica, per i giovani che potrebbero iniziare a praticare sport, si sente un esempio? Sente anche questa responsabilità?

“Sicuramente l’esempio è la cosa migliore e io spero di aver dato un buon esempio in questo senso. Spero di essere seguita da sempre più giovani che amino lo sport e lo pratichino. Non dico che debbano diventare dei campioni, ma anche solo praticare delle discipline sportive, perché lo sport è benessere, gioia e condivisione. Vorrei che soprattutto questi valori venissero condivisi. Sono un esempio e ho questa responsabilità, me lo fanno sentire gli altri, perché mi dicono che seguono le mie gesta, che vorrebbero fare come me e soprattutto che si sono ispirati a me nei momenti di difficoltà, per uscire dalle difficoltà o per fare sport ad alto livello. Mi piace anche questa responsabilità, perché ispirare le persone è cosa buona”.

Donne nello sport paralimpico: secondo lei c’è stata una crescita oppure sono ancora troppo poche?

“Io vorrei che tutte le donne facessero sport e che tutte potessero avere la possibilità di seguire le proprie passioni. Ovviamente non è sempre semplice. Sicuramente nel movimento paralimpico abbiamo una buona partecipazione delle donne, però se fosse di più sarebbe ancora meglio. Adesso nella squadra di sci di Milano-Cortina le donne sono poco rappresentate, ma molto ben rappresentate, nel senso che sono poche ma si stanno facendo ben vedere con ottimi risultati. A Parigi invece erano più numerose dei maschi e abbiamo portato a casa tantissime medaglie. Vuol dire che stiamo lavorando nel verso giusto, però possiamo sempre migliorare: non ci possiamo mai accontentare”.

Chiudiamo con uno sguardo al futuro: che progetti o sogni ha?

“Ho il sogno di una vera e sincera inclusività. Sto lavorando in questo senso, inclusività in tutti i sensi, non solo dal punto di vista del mondo paralimpico ma in generale. Noi dobbiamo fare squadra e se facciamo squadra diventiamo più forti e riusciamo a fare grandi cose. Io voglio l’inclusività e lavoro per questo”.

Lei è stata l’ultima tedofora qui a Cortina. Che cosa ha rappresentato per lei quel momento?

“Sono stata l’ultima tedofora, quella che ha acceso il braciere, ed è stato veramente emozionante. Ma soprattutto è stato un grande riconoscimento che ho ricevuto con grande orgoglio, perché comunque l’ultimo tedoforo è chi accende il fuoco di Olimpia e vuol dire che nella sua carriera ha fatto qualcosa di importante. E poi sono veneta, in terra veneta: non poteva essere più bello di così”.

Lei prima parlava di integrazione nello sport. Si potrà mai arrivare a un’Olimpiade in cui atleti olimpici e paralimpici gareggino insieme?

“Secondo me sì, non adesso perché i tempi non sono ancora maturi, però a ogni edizione dei Giochi olimpici e paralimpici le mentalità si aprono sempre di più, i limiti cadono e anche le barriere mentali stanno cadendo. Di conseguenza sì, secondo me ci arriveremo. Non sarà domani, ma sicuramente ci arriveremo. Non è facile, è complicato anche a livello logistico, però secondo me si può fare. In alcune discipline succede già, come nella scherma o nel tiro con l’arco. In altre è più complicato perché servono strutture differenti. Però io vorrei soprattutto che cadessero queste barriere mentali, che cadesse questa divisione che si sente quando si parla di olimpico e paralimpico, di loro e noi. Ecco, io vorrei che fosse un grande noi”.

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SPORT  DA  https://www.ildolomiti.it/ 10 marzo 2026 | 18:00

COME MAI IL PARABOB È ASSENTE AI GIOCHI PARALIMPICI NONOSTANTE LA NUOVA PISTA? L'AMAREZZA DEL CAMPIONE DEL MONDO: "ABITO A UN CENTINAIO DI METRI DALL'IMPIANTO, POSSO RAGGIUNGERLO ANCHE IN SEDIA A ROTELLE"

L'esclusione del parabob dagli sport ufficiali delle Paralimpiadi del 2026 ha il sapore dell'amarezza in una località come Cortina, che non solo adesso ha una pista da bob tutta nuova (realizzata per i Giochi Olimpici Invernali da poco conclusi), ma vanta atleti promettenti come Flavio Menardi, che appena un mese fa ha conquistato il titolo di Campione del Mondo di parabob. Scopriamo le ragioni che hanno portato alla mancata partecipazione della disciplina a questa edizione paralimpica




e.




Le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 sono in pieno svolgimento: fino a domenica 15 marzo, verranno assegnate complessivamente 237 medaglie. Sono infatti 79 gli eventi da podio (39 maschili, 35 femminili e 5 misti), considerati gli sport previsti dal programma paralimpico: sci alpino paralimpico, sci di fondo paralimpico, para snowboard, para biathlon e i due sport su ghiaccio, curling in carrozzina e para ice hockey.
Tra questi, spicca un grande assente: il parabob, che non rientra nel calendario delle gare che vedono partecipare 665 atleti provenienti da oltre cinquanta nazioni.
A Cortina d'Ampezzo verrà distribuito il maggior numero di medaglie (i due terzi del totale), ma i riflettori sullo Sliding Centre "Eugenio Monti", almeno da un punto di vista agonistico, sono spenti. Attualmente sono infatti 28 gli sport paralimpici approvati ufficialmente dal Comitato Paralimpico Internazionale: 22 per i Giochi estivi e i 6 elencati prima per i Giochi Invernali.
L’esclusione del parabob dagli sport ufficiali delle Paralimpiadi del 2026 ha il sapore dell’amarezza in una località come Cortina, che non solo adesso ha una pista da bob tutta nuova (realizzata per i Giochi Olimpici Invernali da poco conclusi), ma vanta atleti promettenti come Flavio Menardi, che appena un mese fa ha conquistato il titolo di Campione del Mondo di parabob.
Un grande risultato che rappresenta un motivo d’orgoglio per il territorio ampezzano e per il movimento paralimpico italiano, ma che si accompagna alla sensazione di un’importante occasione mancata, considerato che l’appuntamento olimpico (e paralimpico) "in casa" non è certo un evento che si può ripetere facilmente.
Congratulandosi con Menardi per il titolo mondiale, il presidente di Fondazione Cortina, Stefano Longo ha infatti dichiarato: "Abbiamo un solo rammarico: quello che il parabob non sia ancora disciplina olimpica e che dunque non potremo ammirare Flavio e suoi colleghi all’appuntamento di Milano Cortina 2026. L’auspicio è che il parabob possa entrare quanto prima nel programma delle Paralimpiadi, per dare modo a questi atleti di esprimersi sul palcoscenico più bello e far crescere ulteriormente il movimento".
Comprensibile lo stato d’animo dell’atleta ampezzano, che ai microfoni della Rai ha spiegato come il parabob non sia ancora una disciplina paralimpica, "anche se abbiamo rispettato tutti i criteri imposti". Menardi sognava di poter gareggiare sulla pista di casa, ma dato che il suo sport è rimasto fuori dai Giochi, confida che la situazione possa cambiare prima delle prossime Paralimpiadi invernali, quelle delle Alpi Francesi: "Speriamo che nel 2030 ci facciano rientrare nel programma. Noi continuiamo con la Federazione e gli addetti ai lavori a inseguire questo sogno".
L’atleta del Bob Club Cortina e della nazionale italiana, classe 2000, era un giocatore di hockey: 10 anni fa, ha subito un grave infortunio durante una partita e da quel momento la sua vita è cambiata. Il ghiaccio è rimasto il suo terreno da competizione, ma dai palazzetti è passato alle piste da bob. Oggi fa parte del Progetto Giovani di Fondazione Cortina e lo sliding centre è letteralmente fuori dalla porta di casa sua: "Abito a un centinaio di metri dalla pista, posso raggiungerla anche in sedia a rotelle".
A marzo 2025, il campione di parabob aveva testato lo Sliding Centre. In quell’occasione aveva detto: "Vedo la curva Antelao dal soggiorno di casa: ho provato un’emozione incredibile a scendere sulla pista di Cortina, dove sono nato e cresciuto. Questo impianto da l’opportunità al mondo internazionale del parabob di diventare un punto di riferimento, universalmente accessibile sia per ciò che riguarda la pista in sé, che gli spogliatoi. Sono davvero felice e grato di questa opportunità".
Quel giorno, il Commissario di Governo Fabio Massimo Saldini aveva dichiarato: "È la dimostrazione che il progetto paralimpico ha guidato quello olimpico. La pista è pronta ad ospitare le gare per gli atleti con disabilità".
Cos’è il parabob
Come spiega il Comitato Italiano Paralimpico, il parabob è una disciplina sportiva praticata da chi ha una disabilità agli arti inferiori (paraplegia o amputazione) e con una buona muscolatura dagli addominali in su. È amato da chi predilige gli sport adrenalinici, viste le alte velocità che si raggiungono sul tracciato ghiacciato.
Rispetto al bob tradizionale, il parabob presenta alcune differenze sostanziali. Innanzitutto, prevede l’utilizzo di un mezzo monoposto (messo a disposizione dalla federazione internazionale) dotato di un pistone elettroidraulico per fornire una spinta iniziale uguale per tutti i partecipanti. Il peso totale (mezzo più pilota) è lo stesso per tutti i partecipanti, grazie ad apposite zavorre che vengono applicate. Nel parabob, l’atleta ricopre insieme i ruoli di pilota e frenatore e, stringendo le maniglie poste dentro la scocca, comanda i pattini sterzanti.
Finora, dato che nel nostro Paese non c’erano impianti idonei ad ospitare questo sport, per gli allenamenti gli atleti italiani utilizzavano le piste presenti in Austria, in Francia e in Svizzera.
Perché il parabob non è alle Paralimpiadi?

Il parabob continua ad essere escluso dal programma olimpico e paralimpico. A livello internazionale, gli atleti si confrontano nella Coppa del Mondo e nei campionati Mondiali: competizioni in cui gareggia anche la squadra italiana.
A decidere quali sport includere nei Giochi è, come detto, l'Ipc (International Paralympic Committee, il Comitato Paralimpico Internazionale), che ha approvato 22 discipline paralimpiche per i Giochi estivi e 6 per quelli Invernali.
Nel 2016, il parabob era stato approvato provvisoriamente per una potenziale inclusione nei Giochi Paralimpici Invernali di Pechino 2022, ma poi non ha fatto parte del programma definitivo dei Giochi.
Non è andata meglio con Milano Cortina. Nel 2021, il Comitato Paralimpico Internazionale aveva comunicato all’Ibsf (Federazione internazionale di bob e skeleton) la decisione di non includere il parabob nel programma dei Giochi Paralimpici Invernali 2026, spiegando che la scelta era stata presa perché la disciplina non rispettava i criteri richiesti, in riferimento al numero di nazioni che concorrono in questo sport. Troppo pochi i praticanti, insomma.
Nel dicembre 2020, l'Ipc aveva annunciato la conferma per il 2026 di cinque sport (sci alpino paralimpico, para ice hockey, sci nordico paralimpico, para snowboard e curling in carrozzina), ma la decisione sul parabob era stata rimandata all'inizio del 2021, in attesa di chiarimenti su diversi punti. Dopo aver approfondito tali questioni, il Consiglio dell'Ipc aveva deciso di escludere il Parabob poiché lo sport non soddisfava i requisiti minimi in termini di partecipazione globale nelle quattro stagioni precedenti.
Secondo il regolamento dell'Ipc, per essere incluso nei Giochi Paralimpici Invernali, uno sport individuale deve essere praticato diffusamente e regolarmente a livello agonistico in almeno 12 paesi e tre regioni Ipc nel corso del quadriennio designato.
Andrew Parsons, presidente Ipc, aveva aggiunto: "So che questa sarà una notizia comprensibilmente deludente per la comunità del parabob. Tuttavia, lo sport dovrebbe essere incoraggiato dal fatto che, se riuscirà a mantenere i livelli di partecipazione registrati nella stagione 2019/2020 (quando 16 nazioni presero parte a competizioni agonistiche di alto livello), si troverà in una posizione di forza per l'inclusione nell'edizione 2030 dei Giochi".
"Una decisione estremamente deludente - aveva commentato il presidente dell’Ibsf Ivo Ferriani, ex bobbista -. Le statistiche fornite all’Ipc hanno mostrato che nelle ultime due stagioni sono 13 le Nazioni che hanno partecipato regolarmente, ma nell’anno 2016/17 sono state 11, quindi nel 2017/18 solamente 12 possono essere viste come "partecipanti regolarmente". Nell’ultima stagione, quella 2019-2020, hanno preso parte addirittura 16 Nazioni. L’Ibsf ha un forte impegno nei confronti del parasport e continuerà così in futuro. Sappiamo tutti quanto sia importante che tutti gli atleti paralimpici siano accettati nel programma paralimpico per i loro programmi di fondi nazionali. La maggior parte dei nostri atleti si autofinanzia con un ottimo supporto economico e operativo da parte dell’Ibsf. Il parabob mostra l’equità di genere non facendo differenza tra atleti ai quali vengono date le stesse condizioni in una gara. Non smetteremo di lottare per i nostri sport".
Nonostante l’esclusione ufficiale dalle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, il movimento per portare il parabob nella cornice olimpica non si è mai fermato. A spingere per il suo l’inserimento è stato a più riprese anche l’ex governatore del Veneto Luca Zaia, che ha detto: "Il parabob dev'essere disciplina olimpica". "L'impresa mondiale di Flavio Menardi è anche un richiamo che non possiamo ignorare: il parabob merita un pieno riconoscimento nel panorama dei grandi eventi internazionali. È tempo che questa disciplina faccia il salto definitivo ed entri stabilmente nel programma paralimpico. È una richiesta che ho avanzato anche formalmente già qualche anno fa al Comitato Paralimpico: oggi, alla luce dei risultati e della crescita del movimento, quella richiesta è ancora più attuale", ha dichiarato di recente Zaia.
Dello stesso avviso Davide Giorgi, presidente del Comitato italiano paralimpico Veneto, che ha salutato il risultato ottenuto dal neo campione del mondo di parabob con entusiasmo: "Un grande risultato, di cui lo sport paralimpico è orgoglioso". E ha aggiunto: "Siamo d'accordissimo col presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che auspica l'inserimento del parabob nelle discipline paralimpiche. Menardi, figlio della Cortina che si appresta a ospitare i Giochi, è un ragazzo talentuoso che si è già fatto notare per capacità, dedizione e passione. Per noi è un grande testimonial dello sport paralimpico: la sua medaglia porta lustro al movimento che continua a crescere e a mostrarsi al mondo".
Come riporta Ansa, Giorgi si è detto concorde sul fatto che il parabob debba diventare disciplina paralimpica: "Questa medaglia ci dà una spinta in più"

il bello delle olimpiadi e delle parolimpiadi sono il dietro le quinte e le storie che ci sono dietro

il mio titolo è confermato da quest articolo scritto da Valentina Ciprian per https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/blog/ del 13\3\2026

 Stavamo tornando dalle Paralimpiadi quando, sull'autobus, è salito uno sciatore statunitense che aveva appena gareggiato e ci ha raccontato la sua storia. È anche il lato umano degli atleti a rendere grandi questi eventi di Circhi olimpici
Diario di una giornata nella Cortina paralimpica: vivere da vicino questo evento ci ha regalato una di quelle esperienze che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere




Eccoci, quindi, pronti a vivere una giornata nella Cortina paralimpica.
È sabato mattina e l’autobus di linea che risale la valle del Boite è pieno. C’è chi lo usa per recarsi al lavoro e chi (cioè la maggioranza) l’ha scelto per andare a vedere le gare paralimpiche in programma nella seconda giornata ufficiale dei Giochi. In effetti, è la soluzione più pratica ed economica per raggiungere la meta, e in tanti l’hanno capito. Il trasporto pubblico è stato potenziato appositamente per offrire un servizio efficiente per le Olimpiadi e le Paralimpiadi e ne approfittiamo, confidando che questa modalità sperimentata in un periodo particolare possa prendere piede in modo strutturale.






La corriera non sarà l’unico mezzo della giornata, anzi: il capolinea è anche il punto di partenza per la successiva navetta, Tofana Shuttle, che ha il compito di traghettare gli spettatori dalla zona dove si trovano le scuole a un punto più comodo per raggiungere le gare di sci.
Questo secondo autobus attende i passeggeri nel medesimo piazzale in cui ha trovato posto la stazione a valle dell’arcinota cabinovia Apollonio – Socrepes, il nuovo impianto che però non è ancora in funzione, nonostante Simico abbia dichiarato che il cantiere è concluso. A quanto si apprende, non sono ancora state completate le verifiche tecniche. Di certo, la stazione è transennata e le cabine giacciono a terra, non agganciate alla fune. Chiediamo informazioni e in risposta otteniamo un abbozzato invito all’inaugurazione di mercoledì (probabilmente non intendevano l’11 marzo, perché anche quella data è trascorsa senza che l’impianto sia stato aperto al pubblico).






La cabinovia sarebbe dovuta servire a trasportare in quota gli spettatori e compare tuttora nelle mappe realizzate per aiutare il pubblico a capire come muoversi. Ma, in sua assenza, bisogna ricorrere al Tofana Shuttle, che risale la strada che porta verso Socrepes e dal finestrino offre una visuale sullo Sliding Centre. In questi giorni di Paralimpiadi non ci sono gare (perché il parabob non fa parte degli sport ammessi ai Giochi), ma ci sono maestranze al lavoro.






La fermata di Socrepes mostra ancora tutto il suo carattere provvisorio: tra aree cantiere e transenne, sono i volontari a indicare la direzione da prendere per proseguire. Risaliamo a piedi la rampa che porta al piazzale dove si effettuano i controlli al metal detector – e dove oltre agli oggetti pericolosi vengono requisiti cibo, bevande, trombette e campanacci – e poi alla partenza della nuovissima cabinovia Lacedel-Socrepes: saliamo a bordo, sorvolando la stazione a monte della Apollonio-Socrepes, ancora recintata dalle reti arancioni da lavori in corso.






Da lì, sappiamo di dover completare "un tratto a piedi di circa 10 minuti (450 metri) fino alla venue", come lo descrive il sito ufficiale. In pratica, si cammina in discesa su dei tappetoni di gomma stesi a bordo pista, si sale su una scalinata di metallo e si completa un ultimo pezzo nella neve, fino a raggiungere la zona di arrivo delle gare di sci a Rumerlo, dove gli spettatori possono accomodarsi nel parterre o in tribuna.






Autobus, navetta, cabinovia, piedi: grazie a questa successione di mezzi, guadagniamo posto giusto in tempo per le gare che stanno per cominciare. Ed è qui che inizia il bello. Stare tra il pubblico variopinto di un’Olimpiade (e di una Paralimpiade), con la visione frontale delle Tofane a incorniciare la linea del traguardo è un’emozione che merita di essere vissuta. Un’emozione che esplode quando la prima atleta scende, accompagnata dalla guida: gli applausi, le grida di incoraggiamento, i cori dei tifosi tessono una trama sonora di cui è commovente far parte.






Impariamo subito che i primi frangenti di gara si seguono dal maxischermo, poi lo sguardo può spostarsi sulla neve dell’iconica pista Olympia, raccordandosi nel punto preciso in cui gli atleti spuntano dietro al curvone più in alto. Scendono prima le donne e poi gli uomini, per un totale di sei gare: visually impaired (ipovedenti e non vedenti), standing (in piedi) e sitting (seduti). La bravura di questi atleti è strabiliante e fa sì che la mattinata – sulla carta piuttosto lunga, con l’evento in programma dalle 9.30 alle 13.30 – scorra in fretta. A volte lo sguardo si lascia distrarre da ciò che accade attorno alla sede di gara: c’è Milo, l’ermellino mascotte delle Paralimpiadi, che saltella conteso per comparire in mille foto ricordo; c’è lo speaker che intrattiene la folla e c’è il ministro Matteo Salvini, che compare a metà mattina, scortato dalle auto blu.






Tra i protagonisti del giorno ricorderemo Chiara Mazzel, che nella prima gara che seguiamo conquista una medaglia d’argento (per lei sarà la prima di una serie); i bellunesi René de Silvestro e Luca Palla, attesissimi atleti di casa; l’americano Patrick Halgren, che cade e si rialza e poi dà spettacolo dopo il traguardo diventando in breve un volto rappresentativo di questi Giochi; e poi c’è il pubblico, che riserva anche a chi taglia il traguardo dopo una caduta lo stesso calore di chi riesce a conquistare un bel piazzamento. Alle competizioni segue la consegna delle medaglie e nell’aria risuonano i sei inni delle nazioni che si fregiano dell’oro.






Piedi, cabinovia, navetta, piedi: ripercorrendo a ritroso gli stessi passaggi dell’andata, raggiungiamo il centro di Cortina d’Ampezzo. Lo troviamo diverso rispetto alle due settimane olimpiche, anche se il braciere arde sempre al suo posto, all’ombra del campanile. In corso Italia sono rimaste le luminarie con le figure stilizzate degli sport invernali, ma le bandiere dei paesi partecipanti hanno lasciato il posto ai banner di benvenuto di Cortina. Largo Poste è stato riallestito dagli sponsor, Casa Italia al momento della nostra visita è chiusa e in fase di preparazione, Casa Slovenia non c’è più e Casa Svizzera è invece esattamente così come la ricordavamo. Le vicine postazioni delle emittenti televisive internazionali appaiono smantellate (così come l’ex hotel Concordia che serviva alla Rai): l’idea che traspare è di qualcosa da vivere in tono minore e che muove interessi più contenuti.






L’impressione generale che filtra è di un evento "simile ma diverso" e viene da pensare che si potrebbe fare qualcosa di più per rendere davvero inclusivo questo momento, anziché far viaggiare Olimpiadi e Paralimpiadi su due binari paralleli, che in comune hanno il nome (Milano-Cortina), l’anno e quello spirito che, per fortuna, non si è spento con la cerimonia di chiusura di Verona del 22 febbraio ma anzi è ancora più vivo adesso, perché ad alimentarlo sono le persone che partecipano a questi Giochi.





Ritornando verso casa, risaliamo sull'autobus di linea. Seduto accanto a noi c'è anche uno degli atleti che ha partecipato alle gare del mattino, Patrick Halgren. Quello che in questi giorni sta spopolando sui social come uno dei personaggi più in vista delle Paralimpiadi è un passeggero della linea 30. Racconta che a costringerlo a subire un'amputazione della gamba è stato un incidente in moto e che anche se oggi è caduto sull'Olympia lui sente di aver vinto comunque. Come dargli torto.



Sono anche questi aspetti, capaci di far emergere in modo spontaneo il lato umano degli atleti, a rendere grandi questi eventi e a far capire chi sono i veri protagonisti in grado di consegnarci un'eredità (la famosa legacy) da conservare per il futuro.



Se assistere dal vivo a una gara di slittino è catalogabile come una cosa divertente che non faremo mai più e seguire una partita olimpica di curling o di sci di fondo si è dimostrata una piacevole rivelazione, vivere da vicino le Paralimpiadi ci ha regalato un'esperienza densa e sorprendente, una di quelle che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere.
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Ma può importare a qualcuno se il Ministro dell'interno ha un'amante con la metà dei suoi anni, una moglie Prefetto a Grosseto e due figlie? Sì, certo, ce ne deve importare - Patrizia. cada

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