30.3.25

la paura sulla sentenza della corte costituzionale riuguardo il caso #cappato di #LorenzonMoscon affetto da triplegia spastica dalla nascita. « Sono malato e dico no al suicidio assistito, ho paura che lo Stato mi uccida. Io non voglio morire»

la corte costituzionale ha detto che a legge n. 16/2025 della Regione Toscana, che regola l'accesso al suicidio medicalmente assistito èUna voi valida dal punto di vista costituzionale. La Corte Costituzionale ha confermato che essa è in linea con i principi costituzionali, in particolare rifacendosi alle sentenze n. 242/2019 e n. 135/2024, che avevano già definito i criteri per escludere la punibilità dell'aiuto al suicidio in casi specifici.Una vittoria per Marco cappato ( e per chi si batte la non punibilità
Lorenzon  Moscon 
di chi accompagna una persona che sceglie di morire come li pare ) . In fatti riguardano stavolta una paziente oncologica e un malato diLorenzon Moscom  Parkinson, accompagnati tre anni fa in Svizzera a morire da Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni. All'esame della Corte l'articolo 580 del codice penale nella parte in cui prevede «la punibilità della condotta» di chi aiuta al suicidio medicalmente assistito una persona affetta da una patologia irreversibile, ma non tenuta in vita attraverso trattamenti di sostegno vitali come nel caso di Elena, paziente oncologica di 70 anni, e Romano, 82enne affetto da Parkinson. Non essendo tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale classicamente intesi, non hanno provato ad accedere al suicidio assistito in Italia in quanto non avevano uno dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul caso Cappato-Dj Fabo. Entrambi avevano chiesto aiuto a Marco Cappato per andare in Svizzera e ricorrere lì al suicidio medicalmente assistito. Ad agosto e a novembre 2022, al rientro in Italia, Cappato si autodenunciò a Milano. Il caso che approda alla Corte Costituzionale nasce proprio da quell'autodenuncia di disobbedienza civile. Una vicenda per cui a settembre 2023, la Procura di Milano aveva chiesto l'archiviazione per Cappato. Ma il gip, nel giugno 2024, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale. Ed il riusultato lo conosciamo . Tra i partecipanti all'udienza pubblica, quattro malati gravi hanno chiesto di poter partecipare per esporre alla Consulta la loro posizione sul fine vita sull’articolo 580 del Codice penale. Tra le voci contrarie c’è quella di Lorenzo Moscon, 31 anni, affetto da triplegia spastica dalla nascita.
Nel 2019 la Corte Costituzionale aveva chiarito che l’aiuto al suicidio non costituisce reato solo se si verificano contemporaneamente quattro condizioni specifiche: il malato deve essere affetto da una patologia incurabile, capace di intendere e volere, sottoposto a sofferenze fisiche o psicologiche insostenibili e mantenuto in vita grazie a trattamenti di supporto vitale. Proprio quest’ultimo requisito – la dipendenza da cure salvavita – è oggi al centro del dibattito.
Lorenzo Moscon contro il fine vita  Quindi  .
Docente con laurea magistrale e attivista per la dignità del vivere, Lorenzo Moscon ha chiesto di essere ascoltato in aula per «far sentire anche una voce diversa da quella di Cappato», come ha dichiarato a La Verità. Secondo lui, il requisito del sostegno vitale deve restare: «Chi aiuta qualcuno a suicidarsi dovrebbe essere punito ma, se proprio si depenalizza l’aiuto al suicidio, almeno il fatto di ricevere un sostegno vitale deve restare una delle condizioni per potervi accedere».
Moscon teme che si stia aprendo la strada a decisioni prese da altri al posto del paziente, soprattutto quando non più cosciente: «Si stanno compiendo passi che potrebbero portare qualcuno – che sia il giudice, i medici, o entrambi – a esercitare uno ius vitae necisque che nessuno ha mai acquisito». A sostegno della sua preoccupazione, cita testimonianze di pazienti coscienti in stato non responsivo: «Ero terrorizzato perché sentivo i medici parlare di eutanasia e non potevo fare nulla». «L’estensione del suicidio assistito è un pendio scivoloso – aggiunge – che porta a coinvolgere categorie sempre più ampie. A un certo punto, temo che lo Stato o i medici decidano al nostro posto». E ricorda che «la libertà di vivere è la condizione necessaria per esercitare ogni altra libertà».
Già nel 2017, in una lettera pubblicata da Avvenire, Moscon aveva chiesto al Parlamento di non cedere alla logica eutanasica: «Ogni persona ha una dignità, una preziosità infinita che si fonda sulla capacità di amare, distinguere il bene dal male e apprezzare l’arte». Secondo lui, la richiesta di eutanasia nasce da solitudine e dolore, e trova risposta solo in relazioni autentiche e cure palliative applicate davvero, come prevede la legge 38/2010. Il suo messaggio è chiaro: «Io ho il desiderio di vivere una vita piena. E chi è amato – ve lo assicuro – non vuole morire».
Alcuni si chiederanno ma in italia c'è forse un obbligo di legge per il suicidio assistito ch bisogno c'è di gersti come quello di Cappato e della sentenza della corte costi.tuzionale ?
No in Italia non c'è una legge e solo accompagnare all'estero una persona che ha aveva fatto tale scelta era reato , poi messo indiscussione da diverse sentenze della coerte cvostituzionale . La legge deve farla il parlamento al di fuori di schieramenti di parte in questo caso odiosi con l'ausilio di esperti psicologi , medici specialisti in questo campo con l'aiuto delle varie esperienze di vita molto dolorose di pazienti vigili o aiutati con grandi sacrifici dai congiunti che soffrono anche loro per malattie dove non esiste un futuro di guarigione o vita decente.
Infatti per me una persona con  tali  problemi   può  scegliere  di   vivere   come  vuole  anche sopportando le pessime condizioni di vita che un amaro destino può averti dato ma, altrettanto, lascia a chi vuol morire per  non soffrire    il diritto di farlo ...Non mi spiego la posizione  e  la  paura   di Lorenzo Moscon in quanto La scelta del suicidio assistito (  condivisibile  o   meno, chi siamo noi per  giudicare  saranno pure fatti suoi se  uno\a  persoina  scegliere   il  suicidio  assistito   o l'eutanasia   oppure vuole  vivere consapevole delle sofferenze - ogni uno nella propria libertà e facoltà mentale deve poter decidere  ) deve essere manifestata per iscritto dal paziente in grado di esprimersi, con "atto notarile" o dichiarazione equivalente autenticata. Nel caso del "paziente cosciente" in stato non responsivo, o chiunque altro, che NON ha manifestato la sua volontà in modo chiaro e documentato non può essere sottoposto a eutanasia da NESSUNO. Se così non fosse, sarebbe reale OMICIDIO.

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