io ancora non ho visto un cartello o altre campagna di prevenzione con un numero che siano gli uomini a poter chiamare se hanno pensieri di un certo tipo, non è la donna che si deve difendere, siamo noi che non dobbiamo uccidere, ci vuole tanto a capirlo
rileggendo i vari link della cronologia sono capityato nell'articoo riportato sotto . E devo dire che esso l'articolo evidenzia molto bene i grossi limiti dell'impostazione ministeriale.
Tuttavia aggiungerei, da appassionato di storia e figlio di una ex insegnante di lettere delle scuole medie , che bisognerebbe spendere anche due parole sull'impostazione fortemente universitaria degli stesori del testo. Essi sono abituati a concepire la cultura attraverso la loro iperspecialistica competenza su campi molto ristretti e non si rendono conto che la cultura di base che la scuola deve dare è cosa molto diversa. L'ampiezza culturale è purtroppo cosa piuttosto rara da trovare negli accademici, la loro tendenza è a stringere il campo, e dare per scontato che si sappia di cosa si sta parlando , cosa validissima quando si va sullo specialistico, ma che non ha senso quando si deve formare culturalmente dei giovani. La storia serve o almeno dovrebbe servire per capire il mondo, non per allestire antiquaria settoriali. Forse , scondo alcuni insegnanti più secialisti di me semlòice profano , la lettura di Hegel o Nietzsche farebbe loro molto bene, come pure evolvere da un provincialismo ottocentesco molto ancora (purtroppo) è ancora in voga da noi. Ma soprattutto uscire \ andare oltre al fatto che l’Occidente con la sua storia , dal XV\VI secolo in poi ,dí colonialista esistenza è anche razzista ha deciso che doveva essere unica fonte accettabile .
da https://www.huffingtonpost.it/blog/ del 31 marzo 2025
Come si fa a dire che la storia è stata scritta solo in Occidente?
Hanno fatto discutere e continuano a far discutere le “Nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” elaborate da una commissione coordinata dallo storico Ernesto Galli della Loggia e dalla pedagogista Loredana Perla per conto del ministro leghista dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, storico del diritto romano. Non entro nel merito della composizione della commissione, molto articolata, e dotata anche di vari
esperti, ma viene da chiedersi chi, tra i tanti professori universitari, abbia potuto scrivere la frase che si legge a pagina 69: "Solo l’Occidente conosce la storia. Altre culture, altre civiltà hanno conosciuto qualcosa che alla storia vagamente assomiglia, come compilazioni annalistiche di dinastie o di fatti eminenti succedutisi nel tempo; allo stesso modo, per un certo periodo della loro vicenda secolare anche altre civiltà, altre culture, hanno assistito a un inizio di scrittura che possedeva le caratteristiche della scrittura storica. Ma quell’inizio è ben presto rimasto tale, ripiegando su se stesso e non dando vita ad alcuno sviluppo; quindi, non segnando in alcun modo la propria cultura così come invece la dimensione della storia ha segnato la nostra. È attraverso questa disposizione d’animo e gli strumenti d’indagine da essa prodotti che la cultura occidentale è stata in grado di farsi innanzi tutto intellettualmente padrona del mondo, di conoscerlo, di conquistarlo per secoli e di modellarlo". Insomma, è evidente l’impianto fortemente eurocentrico e nazionale, non senza l’esaltazione anche dell’imperalismo e del colonialismo. Posso non condividere (e non condivido affatto, perché capire il mondo di oggi guardando solo il proprio ombelico è praticamente impossibile), ma come si fa a dire che la storia è stata scritta solo in Occidente? Roba da matita rossa e blu cari colleghi professori! Avete mai sentito parlare del grande storico cinese Sima Qian del II-I secolo a.C.? E per amor di patria mi limito solo alla Cina, la cui storia forse non sarebbe male conoscere visto che è e sarà sempre più uno – piaccia o no – dei grandi protagonisti della storia mondiale. Si propone, in maniera alquanto sciatta, una certa egemonia storiografica che non tiene minimamente conto di un dibattito pluridecennale sulla storia globale all’interno della quale leggere le storie nazionali. Ovviamente ci sono state molte reazioni da parte di consulte universitarie, società scientifiche, singoli studiosi alquanto sgomenti dopo la lettura del testo. Non è passata inosservata anche la forte sottovalutazione, se non il “disprezzo”, della preistoria: Si afferma infatti: "Non appare indispensabile, nell'ultimo biennio della scuola primaria, svolgere un programma articolato che proceda dalla preistoria alla storia antica, soffermandosi su tutti gli snodi fattuali delle età greca e romana. E invece necessario che fin dall'inizio venga acquisita una conoscenza - anche elementare, purché correttamente impostata - di eventi, personaggi, quadri cronologici e processi storici delle epoche più antiche. Ciò vale soprattutto per l'epoca in cui si sviluppò la civiltà greco-italico-romana che costituisce la base della nostra storia nazionale, e in buona parte anche di quella europea. In questa prospettiva, la conoscenza di alcuni fatti e processi salienti risulta imprescindibile nella formazione di ogni individuo mediamente acculturato. Starà all'insegnante stabilire priorità e gerarchie tra di essi, valutandone sia la rilevanza epocale, sia l'esemplarità rispetto alla attuale concreta esperienza di vita". Il ministro in una intervista al Corriere della Sera lo ha ribadito: "Dedicheremo due interi anni delle elementari a studiare i greci e i romani e l’impatto del Cristianesimo sul mondo classico. Si studieranno come civiltà del Mediterraneo in terza elementare, dove si contrae la parte dedicata ai dinosauri e alla preistoria. E poi sarà raccomandata un’attenzione alla parte più recente della storia: dalla Seconda guerra mondiale alla fine del secolo scorso". Insomma, si salti pure qualche millennio di preistoria, il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà, l’affermazione dell’agricoltura, la nascita della complessità sociale e delle prime forme di “città”: a cosa serve tutto ciò? Si passi subito al mondo greco, alla bellezza classica, agli etruschi e ai popoli italici, ai romani e al loro impero mondiale (quando eravamo noi a dominare il mondo!). Chi scrive è un archeologo, che sa bene come sia produttivo con i bambini, quando per esempio visitano uno scavo archeologico o un museo, far scoprire loro i materiali, i reperti, cioè alcune delle fonti materiali per ricostruire la storia. È un esercizio estremamente prezioso anche sotto il profilo didattico, come sanno bene i docenti, che da anni si sforzano di “fare storia” non limitandosi solo al racconto, ma anche mettendo a disposizione di bambine e bambini materiali, strumenti, documenti. Tutto il contrario di quello che prevedono le “Indicazioni”: "Anziché mirare all’obiettivo, del tutto irrealistico, di formare ragazzi (o perfino bambini!) capaci di leggere e interpretare le fonti, per poi valutarle criticamente magari alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche, è consigliabile percorrere una via diversa. E cioè un insegnamento/apprendimento della storia che metta al centro la sua dimensione narrativa in quanto racconto delle vicende umane nel tempo". Nessuno pensa di formare “piccoli storici” ma un docente vuole far ragionare sui fatti storici i propri allievi a partire dai dati e non solo ripetere anno dopo anno la stessa storiella! Ecco, appunto, meglio storielle e magari un po’ di indottrinamento sulla storia nazionale, invece dell’osservazione, del rapporto diretto con le fonti e dello spirito critico per cercare di capire il passato e il presente di mondo in rapido cambiamento, nel quale vivono bambini e ragazzi disorientati e che la scuola solo grazie a una conoscenza storica (e in generale al sapere critico) potrebbe aiutarli a cercare una bussola.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: non sempre è possibile approcciarsi in maniera razionale a una potenziale situazione di pericolo. Quando la tensione e la paura sono alle stelle, è infatti verosimile che le emozioni possano prendere il sopravvento e rendere diffcile mantenere la lucidità. Proviamo per esempio a ipotizzare che vi ritroviate in pericolo perché minacciati da un aggressore con un coltello, con una pistola oppure con una siringa.
Naturalmente, è fondamentale cercare di prevenire queste situazioni di pericolo. Ci sono casi però in cui, pur mantenendo una soglia di attenzione alta, si possa essere sorpresi da un aggressore. Davanti a un coltello, a una pistola o a una siringa, evitate di affrontare in maniera diretta la persona che avete davanti a voi, perché potrebbe aumentare la situazione di pericolo. Se potete, cercate di allontanarvi dal vostro aggressore, senza compiere movimenti troppo bruschi e con grande calma. Nel caso in cui vi doveste muovere in maniera improvvisa, potreste involontariamente scatenare una reazione di ulteriore aggressività in chi vi trovate davanti. Reagite solo ed esclusivamente nell’eventualità in cui voi siate allenati da sempre, almeno cinque ore al giorno, su come affontare situazioni di pericolo anche estremo o aggiungo io se avete già un po' di pratica delle tecniche di autodifesa o le praticate da molto tempo eccone un esempio : « Come Difendersi da un Attacco di Coltello: 9 Passaggi » ( da cui ho tratto la foto del post )
In alternativa, utilizzate lo spray al peperoncino, che potete trovare in libera vendita nelle migliori armerie e no solo . Ma a questo proposito ricordiamo che è meglio acquistare questo prodotto di persona e non online per le delicate normative che ne regolamentano il contenuto e che sono meglio vericabili all’interno di un’armeria.
Infatti L’utilizzo dello spray al peperoncino, in Italia, è disciplinato dal decreto ministeriale 103 del 2011. decreto liberalizza il porto in pubblico, l’acquisto e l’utilizzo dello spray urticante, classificandolo come “strumento di autodifesa in grado di nebulizzare una miscela irritante a base di oleoresin capsicum e che non hanno attitudine a recare offesa alle persone“. Ecco lelimitazioni:
Età dell’acquirente di 16 anni
Capacità dello spray non superiore a 20 millilitri
Percentuale di oleoresin capsicum sotto il 10%
Non deve contenere sostanze corrosive, tossiche, infiammabili etc…
Prodotto sigillato all’atto di vendita con un sistema di sicurezza L’utilizzo diviene improprio quando ha attitudine a recare offesa alle persone o agli animali, in parole povere quando viene utilizzato in funzione aggressiva e non difensiva.
Due esempi lampanti dei motivi per cui lo spray al peperoncino deve essere usato solamente in caso di estremo pericolo sono la tragedia di Corinaldo che per l’improprio utilizzo in una discoteca ha provocato la morte di 6 persone e decine di feriti, e la tragedia di piazza San Carlo a Torino.
Quindi ricapitolando, se le indicazione sopra riportate non vengono rispettate si può infrangere la legge commettendo un reato, e se utilizzato in modo improprio si rischia l’accusa di “getto pericoloso di cose” o “lesioni gravi“. per approfondire « Lo spray al peperoncino è legale in Italia? » del sito www.laleggepertutti.it/
Nel caso in cui vi trovaste vittima di un’aggressione, sia che siate riusciti a metterlo in fuga o nonessendo riusciti a difendervi nè con spray nè con arti marziali nè con la tecnica della persuazione ( vedere puntata precedente ) cercate di memorizzare quanti più dettagli possibili sulla persona che ha tentato o usato violenza e sull’ambiente in cui vi trovate, in modo da poter fornire il maggior numero di informazioni , nel caso decidiate di sporgere denuncia , alle autorità, utili a individuare il responsabile\i
Vari esponenti di questo governo ci hanno abituati a esternazioni sulla violenza contro le donne e sui femminicidi quantomeno discutibili, che si sono portate dietro una serie di polemiche, seguite da precisazioni, contestualizzazioni, da parte di chi le aveva proferite, il tutto condito con dati interpretati a uso e consumo di una precisa tesi. Ecco quindi che dovremmo essere assuefatti, dunque. Eppure lo stupore non è mai troppo. Infatti : «Questi fatti (i femminicidi, ndr) si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne». Queste le parole pronunciate giovedì 3 aprile dal Guardasigilli Carlo Nordio a margine di un’iniziativa organizzata dalla Camera penale. A chi mi dice che ho estrapolato ed usato la frase in maniera capziosa e di parte ecco qui sotto l'intero intervento
Lo ha appena detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio.Lo ha detto a due giorni dal barbaro femminicidio di Messina per mano, testa e “sensibilità” del suo italianissimo collega di studi.Parole queste che rendono , ipocrita , facedolo passare in secondo piano il resto ( pieno di buoni propositi ) del suo articolato discorso . Vero che la condizione della donna ( indipendentemente
dai femminicidi) è indubbiamente diversa tra i diversi contesti
socio/religioso/culturale.Ma il crimine è lo stesso . Lo vada a dire oltre che ai familiari di Sara Campanella e alla sua famiglia che noi” di “razza” bianca abbiamo una certa “sensibilità” nei confronti delle donne.Lo vada a dire a Giulia Cecchettin e a suo padre Gino che i maschi italiani sono fatti diversamente. Lo vada a dire a Giulia Tramontano e alla sua famiglia. Lo vada a dire al quasi 90% di donne vittime di femminicidio per mano di compagni, ex fidanzati, mariti, ex mariti, conviventi, stalker ITALIANISSIMI. Invece di assumersi le enormi e conclamate responsabilità per aver negato per anni le radici del femminicidio e della cultura patriarcale da cui proviene, ora teorizzano anche sconcertanti ragioni razziali.Prossimo passo, di questo passo, è un nuovo ( il vecchio conosciuto anche come il Manifesto degli scienziati razzisti, fu pubblicato, dal regime fascista con il titolo Il fascismo e i problemi della razza, il 14 luglio 1938 su Il Giornale d'Italia e ripreso sul primo numero della rivista La difesa della razza di Telesio Interlandi il 5 agosto dello stesso anno. ) Manifesto della Razza.Non avete decenza né cultura, non conoscete rispetto né dignità.
Infatti Antonella Veltri, presidente di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, ha criticato il ministro: «Abbiamo tutte letto le dichiarazioni del ministro Nordio, che per noi sono difficili da condividere», sottolineando la necessità di un piano di prevenzione concreto che coinvolga la società e le scuole, potenziando i centri antiviolenza. Veltri ha inoltre chiesto chiarimenti sull’efficacia del ddl Femminicidi, lamentando «la mancanza di azioni concrete per proteggere le donne vittime di violenza». Ma non è solo lei .
a repubblica online
Femminicidi, il segretario dell’Anm Maruotti contro Nordio: “Dal ministro parole pericolose” di Conchita Sannino
Intervista al numero due dell’Associazione nazionale magistrati: “Non basta prevedere un reato autonomo punito con l’ergastolo, se poi non si investe in politiche sociali, sulla famiglia e sull’educazione sentimentale”
Torino, 80enne denuncia il marito prima di morire in ospedale: «Mi ha picchiato per 50 anni. Non voglio tornare a casa»
Un’anziana di 80 anni, malata terminale di un tumore al pancreas, ha denunciato per la prima volta, poco prima di morire, cinquant’anni di abusi subiti dal marito. Ricoverata in ospedale a Torino, ha confidato ai medici: «Non voglio tornare a casa. Voglio morire in pace, lontano da mio marito che mi picchia da anni». La donna è morta nel settembre 2023, senza aver potuto raccontare la sua storia in tribunale. Il marito, anch'egli 80enne, è attualmente sotto processo, con la sentenza fissata per il 15 aprile. Il rifiuto di tornare a casa Nonostante fosse stata diagnosticata con un tumore al pancreas in fase terminale, la donna ha rifiutato
l’offerta di dimissioni per tornare a casa, preferendo morire in ospedale piuttosto che vivere le sue ultime settimane accanto al marito violento. «Non voglio tornare a casa», ha ribadito, scegliendo di trascorrere i suoi ultimi giorni lontano dal suo aguzzino. Le testimonianze e l’inchiesta La vicenda è stata portata alla luce grazie alle parole della donna e al supporto di una volontaria di un centro per donne vittime di violenza. L’inchiesta, coordinata dal pm Barbara Badellino, ha rivelato che i maltrattamenti erano noti ai figli della coppia, che hanno confermato le violenze subite dalla madre. Nonostante ciò, la donna non aveva mai avuto il coraggio di denunciare prima. La morte e l’impossibilità di testimoniare La donna è deceduta prima che il magistrato potesse raccogliere una testimonianza diretta. Il marito, ora sotto processo, dovrà rispondere delle accuse di maltrattamenti in un’aula di tribunale, ma la sua vittima non avrà mai la possibilità di raccontare la sua storia.
non concordo comletamente co l'articolo sotto riportato , ma è l'unico non a pagamento che ho trovato . Infatti c'è del razzismo e del classimo evidente quando : << Non dovevano nemmeno candidarlo, chi se ne frega dei voti che raccoglieva nella comunità indiana. Il punto è che a Brescia invece hanno eletto un consigliere comunale che professionalmente non aveva doti (guidava i muletti in magazzino, ha la terza media) ma in compenso ha valori culturali per noi deteriori, come si dice, irricevibili: uno che ora è accusato, piuttosto solidamente, di aver impedito alle figlie di vivere all'occidentale (accusa solitamente rivolta ai musulmani) e di averle perciò maltrattate, picchiate, recluse per evitare che conoscessero coetanei al di fuori della cerchia induista. [...] La conferma delle dimissioni di Balwinder Singh è giunta ieri mattina ma lascia un'ombra su una cultura religiosa ritenuta oppressiva per le donne al di là delle rivendicazioni di facciata della Comunità Sikh locale, la quale, ieri, come una comunità islamica qualsiasi, ha parlato della volontà di «operare in armonia con le leggi e i valori di questa nazione ». Come a dire che gli appartenenti alla comunità indu in questo caso fossero dei criminali . E'vero innegabile che sempre secondo IL GIORNALE ‹‹ [...] Balwinder Singh, 49 anni, in Italia da 24 anni ma di madrelingua punjabi (una delle 22 lingua indiane, la parlano in 140 milioni) ed esteriormente è simile alla classica caricatura dei Sikh: barba lunga con punte aguzze e in testa un dastar, un turbante rosso come le vesti che indossa; almeno 30mila immigrati come lui vivono nella bassa bresciana e provengono quasi tutti dallo stato indiano del Panjab, al confine con il Pakistan. A Flero, sempre nella Bassa, c'è uno dei più grandi templi Sikh italiani. Balwinder Singh è stato eletto alle elezioni comunali del 2023 nella lista civica «Fabio Rolfi Sindaco», in quota al centrodestra, grazie ai voti della sua nutrita comunità. Il resto è cronaca. Venerdì pomeriggio si è presentato a Palazzo Loggia, a Brescia, e nessun consigliere ha notato che aveva un braccialetto elettronico legato alla caviglia: gliel'avevano legato il 21 marzo scorso dopo averlo indagato assieme alla moglie e averlo sottoposto al divieto di avvicinamento alle figlie, una maggiorenne e l'altra ancora minorenne. Botte, minacce, punizioni: questo pur di impedir loro di vivere all'occidentale, cioè normalmente. Secondo le indagini non potevano avere relazioni con italiani e non potevano depilarsi le ascelle e i baffetti, per la derisione dei compagni di scuola. Cose così. Non potevano neppure tagliarsi mai i capelli. Balwinder Singh (gli uomini Sikh portano tutti il cognome Singh, le donne Kaur) in precedenza a quanto pare aveva anche esaltato l'omicidio di Saman Abbas, la 13enne uccisa dai genitori in provincia di Reggio Emilia quattro anni fa: «Un'azione doverosa per preservare la reputazione», avrebbe detto all'incirca alle figlie.
Non è finita, come detto. Per la stessa inchiesta era già scattato l'arresto del figlio maschio di famiglia, accusato di violenza sessuale sempre ai danni delle sorelle: la più grande delle quali ora convive con un ragazzo ed è stata la prima ad andarsene, la più piccola invece è in una struttura protetta (da fine novembre scorso) dopo aver raccontato la sua situazione a un'insegnante. Il resto è un balletto di dichiarazioni: il legale della famiglia parla di innocenza, il centrodestra ha preso le distanze (un po' tardive) e la sindaca Laura Castelletti ha detto qualche parola di buon senso, distinguendo le responsabilità personali da quelle politiche, e ponendo l'accento sulla tutela delle due ragazze.»
Quindi collaboriamo con la comunità Indu oltre che con quella Mussulmana per isolare i fanatici e i violenti
......
«Vittima di bullismo per il mio naso, con la rinoplastica ho trovato la forza di chiedere il divorzio: mio marito non mi meritava»
Anni di bullismo, prese in giro e giudizi. Il motivo? Il suo naso. Con il tempo, il tratto fisico è diventato la sua più grande insicurezza a livello estetico. Tutto ciò ha provocato in lei un senso di infelicità generale. Apparentemente per questi motivi Devyn Aiken, 30enne americana, ha deciso di sottoporsi ad
un intervento di chirurgia estetica per rifarsi il naso. La rinoplastica
«Il mio naso non era mai stato “perfetto” secondo gli standard di bellezza che vedevo ovunque» ha raccontato la donna al tabloid britannico Mirror. Commenti e sconosciuti avevano lentamente scalfito la sua autostima, convincendola che un cambiamento fisico fosse la chiave per sentirsi finalmente accettata. Dopo anni di riflessioni, ha deciso di sottoporsi all’intervento, spinta dalla speranza che un naso più «armonioso» potesse migliorare il suo aspetto e la sua vita.
Il cambiamento dopo l'operazione Dopo aver effettuato la rinoplastica, la 30enne è cambiata non solo a livello fisico, ma soprattutto interiormente. Una nuova consapevolezza l’ha portata a una riflessione profonda: la sua iniziale insicurezza non era mai stata davvero legata al naso, ma a una dipendenza dall’approvazione degli altri: «Ho capito che nessuna modifica esteriore poteva guarire ciò che provavo dentro. E quindi, dopo due anni di separazione da mio marito, ho trovato anche la forza per chiedere il divorzio. Ho capito che non mi meritava e di volermi concentratre solo su me stessa».
«Viviamo in un Paese anziano e con un governo che dice di voler promuovere la maternità. Peccato, però, che le donne che lavorano e vogliono congelare i propri ovociti per diventare genitori al momento giusto siano costrette a pagare quasi quattromila euro perché il servizio sanitario nazionale non copre la spesa. E così rimangono tagliate fuori tutte le fasce più deboli».
Sara (nome di fantasia) è una torinese di 31 anni, si è appena specializzata in chirurgia e «da grande» vorrà una famiglia numerosa. «Almeno tre figli, ma non adesso – aggiunge –, altrimenti la mia carriera professionale, appena all’inizio, subirebbe una battuta d’arresto impossibile da recuperare dopo i mesi trascorsi a casa, in maternità». La rabbia espressa da Sara fa riferimento al fatto che oggi, in Italia, abbiano accesso gratuitamente alla preservazione della maternità tramite il congelamento degli ovociti solo le donne malate di tumore. «Quando si parla di politiche per la famiglia, e di diritto delle donne di non dover scegliere se essere madri o lavoratrici ma di potersi realizzare su entrambi i piani, bisognerebbe avere la coerenza di favorire questi processi con azioni concrete – conclude – piuttosto che con misure ideologiche come quelle attuali che, invece, non fanno altro che assegnare un piccolo, e altrettanto inutile, sostegno “una tantum”», conclude la signora riferendosi, per esempio, al fondo Vita Nascente che assegna mille euro a quelle donne che, rimaste incinta, decidono di non abortire e proseguono la gravidanza. O ai fondi destinati dal Piemonte alle associazioni antiabortiste (un milione di euro l’anno), di fatto per promuovere la vita dall’istante del concepimento.Nonostante la procedura di congelamento degli ovociti sia decisamente costosa, a Torino la richiesta di accesso al trattamento è aumentata del 28% passando da 70 a 100 richieste l’anno. «Questi numeri fanno riferimento agli ultimi dati raccolti dal centro Genera Livet, che fa parte del più grande network specializzato in Italia, la cui rete comprende sette strutture di medicina e biologia della riproduzione su tutto il territorio nazionale – spiega Francesca Bongioanni, ginecologa e direttrice del centro di Torino -. Un decimo di tutte le richieste in Italia che, nel 2024, hanno toccato quota mille a livello nazionale».
D’altra parte, una banca dati nazionale non esiste visto che il servizio sanitario nazionale copre solo le richiedenti affette da patologie oncologiche. Tra le ragioni che spingono sempre più donne al «social freezing» ci sono la ricerca di un partner stabile, la necessità di avere una propria stabilità lavorativa ed economica. E la libertà di scelta. «Le donne italiane sono sempre più inclini alla crioconservazione degli ovociti perché vogliono difendere il proprio potenziale riproduttivo ma allo stesso tempo pianificare la gravidanza – spiega Bongioanni –. Nel corso di questo anno abbiamo visto aumentare le richieste di accedere a questa procedura che consente di mettere da parte un “tesoretto” di ovociti che potranno poi essere utilizzati se, eventualmente, negli anni si avranno problemi nel concepimento naturale».Una buona notizia, ma comunque ancora «molto lontana da una diffusione su larga scala, ma fortunatamente abbiamo notato anche un aumento di donne che vengono indirizzate a questo percorso dai loro medici di famiglia o ginecologi di fiducia». In quali casi è indicato il congelamento degli ovociti? «La capacità riproduttiva di una donna – aggiunge la direttrice - può essere compromessa da terapie tossiche per il sistema riproduttivo (dette gonadotossiche) per patologie oncologiche, come il tumore della mammella, dell’ovaio e dell’utero, per patologie sistemiche o per malattie ginecologiche come l’endometriosi severa che, pur essendo una malattia benigna, può compromettere gravemente il patrimonio ovarico diminuendo così la riserva ovarica». Inoltre, l’1% delle donne può essere esposto ad un rischio genetico di menopausa precoce che può insorgere prima dei 40 anni.
«Nei nostri centri arrivano soprattutto donne che optano per questo trattamento proprio per motivi personali anche se poi, per ragioni economiche, non tutte si sottopongono al trattamento - conclude Bongioanni -. A questo proposito, consigliamo di procedere con la conservazione ovocitaria entro i 35 anni di età, lasciando poi alla valutazione del medico specialista in medicina della riproduzione l’opportunità di procedere oltre questa soglia».
Apro msn.it per avere notizie o trovare anedotti \ storie da riportare e cosa trovo
Trovato dentro una valigia il corpo senza vita di Ilaria Sula, 22 anni. La ragazza era scomparsa da Roma il 25 marzo.
non si fa in tempo ad indignarsi ed a piangere per una ( vedere post su #SaraCampanella) che ne hanno ammazzata un altra . E poi c'è chi dice che non è un emergenza . Oltre a tale commento , mi chiedo ma non sarà il caso di assueffarsi e smettere di scrivere e parlare dei femmicidi e fare come si faceva un tempo i cui era proibito parlare e scrivere di cronaca nera ?Ma poi mi accorgo che questa mia elucubrazione interrogativa è inutile . In realta l'origine di questo mio sfogo e qualcosa profondo che tocca un tema molto delicato. Quando si tratta di fenomeni gravi come il femminicidio, o violenza di genere come la chiamano ipocritamente , il bilancio tra parlarne e il rischio di emulazione o assuefazione è una sfida. Non parlarne potrebbe contribuire a perpetuare il silenzio che a volte circonda questi temi, rendendo più difficile affrontare le cause profonde e sensibilizzare che ancora si limita ad indignarsi . Tuttavia, parlarne in modo sensazionalistico o poco responsabile potrebbe aumentare il rischio di emulazione.Forse, come dico io ai miei genitori ( generazione pre boomer ) che mi rimproverano perchè guardo o leggo fatti di cronaca nera una via di mezzo è affrontare il tema con un approccio educativo e costruttivo. Mettere in luce le storie di resistenza, le soluzioni e le risposte concrete come faccio riportando le puntate del manuale di autodifesa del settimanale gialllo potrebbe essere più utile per creare consapevolezza e ispirare cambiamenti positivi. L'importante è continuare a promuovere una cultura di rispetto e supporto reciproco.
Sensibilizzazione pubblica: Campagne informative e culturali che rendano visibile il problema e scardinino il silenzio che spesso circonda le vittime
Promozione della parità di genere: Educare al rispetto reciproco e combattere gli stereotipi di genere attraverso programmi educativi nelle scuole e campagne sui media.
Supporto alle vittime: Offrire assistenza psicologica, legale ed economica per aiutare le donne a uscire dal ciclo di violenza.
Formazione degli operatori: Preparare i professionisti che lavorano con le vittime a riconoscere i segnali di violenza e fornire supporto immediato.
Rafforzamento delle leggi: Garantire l'applicazione rigorosa delle normative contro la violenza di genere e introdurre misure di protezione più efficaci.
Queste strategie richiedono un impegno collettivo e sistematico per essere realmente efficaci. E quyindi si ricorre solo al carattere repressivo cioè al 5 punto e al 1 punto il 25 novembre per pulirsi la coscienza , mentre gli altri che dovrebbero essere praticati giorno per giorno vengono laasciati all'improvvisazione e alla libera iniziativa privata
Sapete tutti\e ( chi mi scopre di recente si veda i tag e le Faq o usi il motore di ricerca
del blog ) che non sono ( non ci riesco è uno stile di vita troppo duro ) vegano, ma rispetto chi lo è , sia che sia per scelta personale \ sia per moda e senza pregiudizi \ preconcetti ., se capita assaggio i piatti da loro cucinati . E cerco di capirli e mi confronto rispettando e tenendo conto come fa la protagonista del video sotto le loro opinioni
E rispetto le loro idee , anche quando sono estermiste , perchè per alcuni posso avere un valore .
Infatti sul caso di Rizzi sono in dissacordo con la maggioranza dei commenti . E' vero che egli è stato, vedere il caso Ovodda arrogante , prepotente , ecc . Ma coloro che lo attaccano e lo criticano come esempio
se invece di : lamentarsi , indignarsi e scandalizzarsi a vuoto e attaccare inutilmente la preside dell'istituto in questione perchè ha concesso l'aula magna per il suo intervento , avessero , sapenolo in anticipo , chiesto alla preside d'intervenire in quel dibattito o che organizzasse la cosa in maniera obiettiva cioè un dibattito fra lui e persone contrarie oppure se l'hanno appreso succcessivamente chiedere un altro dibattito in cui esporre le loro idee. Avrebbero fatto più bella figura . Senza bisogno 'interventi parlamentari e strumentalizzazioni di sorta deltipo : << [....] Invitiamo la scuola e la comunità educativa a riflettere sulle proprie scelte, difendendo la qualità dell’educazione e la nostra cultura. La scuola deve essere un luogo di conoscenza, non un terreno fertile per pura propaganda ideologica >> ( intervento del leghista i Fabio Giaconi in parlamento sul la questione da La Lega contro l'animalista Rizzi invitato in una scuola di Tempio di GalluraOggi da cui ho tratto la foto sopra a sinistra dell'evento in questione )
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Una reazione a catena. Questo è l’effetto delle parole di Roberto Saviano che ha commentato l’assalto al portavalori in Toscana con , presunta perchè non basta solo una voce sentinta in un video , una banda sarda in trasferta. Chi scrive che si sente offeso, o riporta video per dimostrare che ci ha offesi è in malafede ! Se si ascoltano con attenzioe e scevri di reconcetti egli h parlato di qualche gruppo di delinquenti, non di certo colpevolizzando il popolo Sardo.
Veramente ha ipotizzato l'origine dei rapinatori e specificato che in Sardegna c'è criminalità (cosa verissima!!! ) ma non di stampo mafioso nel senso classico ! Non ha offeso nessuno a meno che non si voglia negare l'evidenza!!! Poi lui può piacere o meno. il giornalista e scrittore aveva analizzato nel primo video e poi lo ha confermato nel secondo
il fenomeno in modo molto articolato. «Ma perché le organizzazioni sarde riescono a strutturarsi in gruppi di banditi e assalitori di portavalori e non dentro strutture criminali mafiose? Le organizzazioni criminali mafiose fanno narcotraffico e probabilmente questi soldi, o una parte di essi, saranno investiti in cocaina. In Sardegna ci sono referenti della ’ndrangheta e della camorra per il mercato interno. In alcuni casi utilizzano la Sardegna come hub, una sorta di grande magazzino, per tenere soprattutto coca e poi farla arrivare sulle coste francesi e catalane. Ma i criminali sardi sono sempre sottoposti al potere delle organizzazioni criminali del continente».
Commenta il sindaco di Desulo, Gian Christian Melis.
«Un noto giornalista d'inchiesta, sedicente romanziere, ha iscritto “Desulo e Sassari” nel registro degli indagati sui social per la rapina ai portavalori di qualche giorno fa, in provincia di Livorno. L'accusa è affidata ad alcuni video, postati sui social più noti. Attendiamo di conoscere gli elementi d'indagine a carico. Poi proveremo a difenderci. Spiace che si voglia fare sensazione e cronaca sociale (con malcelata base razzista) basandosi su una presunta inflessione dialettale che sarebbe una prova di colpevolezza per i sardi, in specie per Desulesi e Sassaresi. Assisto da tempo, quasi rassegnato, alla deriva che sta imperversando sui social. Dove le illazioni diventano elementi d'accusa, il sospetto una prova su cui costruire una gogna mediatica per processare migliaia di persone perfettamente oneste. E soprattutto penalmente innocenti. Sto imparando a mie spese che non conta ciò che si è ma ciò che altri pensano di te. O, ancora peggio, ciò di cui ti si accusa davanti alla corte Vehmica riunita sui social. È una brutta deriva. E se coinvolge anche certa classe intellettuale (e politica) allora diventa allarmante».Una reazione a catena. Questo è l’effetto delle parole di Roberto Saviano che ha commentato l’assalto al portavalori in Toscana con una banda sarda in trasferta. In un lungo video il giornalista e scrittore aveva analizzato il fenomeno in modo molto articolato. «Ma perché le organizzazioni sarde riescono a strutturarsi in gruppi di banditi e assalitori di portavalori e non dentro strutture criminali mafiose? Le organizzazioni criminali mafiose fanno narcotraffico e probabilmente questi soldi, o una parte di essi, saranno investiti in cocaina. In Sardegna ci sono referenti della ’ndrangheta e della camorra per il mercato interno. In alcuni casi utilizzano la Sardegna come hub, una sorta di grande magazzino, per tenere soprattutto coca e poi farla arrivare sulle coste francesi e catalane. Ma i criminali sardi sono sempre sottoposti al potere delle organizzazioni criminali del continente».
«Parole gravi e fuori luogo quelle pronunciate in un video da Roberto Saviano a commento dell'assalto al furgone portavalori in Toscana, in cui offende tutti i sardi» dice Michele Pais, ex presidente del Consiglio regionale -. Penso che sia obbligo delle Istituzioni sarde difendere l'onorabilità di un Popolo che merita rispetto sempre, non solo durante le dorate vacanze estive per godere della bellezza della nostra Terra e della generosità di cui siamo capaci. Verso tutti. Anche di chi si permette di offenderci. Ma ancora più insopportabile è la circoscrizione di categorie criminali nei confronti dei Sassaresi e Desulesi, come se fossero ceppi antropologici criminali o clan di organizzazioni malavitose. Mi chiedo come si possa permettere fare simili affermazioni. Da sardo e da sassarese mi sento profondamente offeso. Mi attendo delle scuse, secche, senza giustificazioni, per delle parole pronunciate con eccessiva leggerezza. Anche se non cancellerebbero l'offesa, sarebbe il gesto minimo di educazione che Saviano, con umiltà, dovrebbe fare». Assalti ai portavalori, Roberto Saviano: «La Sardegna produce criminali, non mafia»Queste le parole di Michele Piras, segretario di Sinistra italiana per la provincia di Nuoro nonché deputato: «Perché potete pensare ciò che volete di lui, ma potrete constatare voi stessi che non ha descritto tutti i sardi come criminali, nemmeno tutti i sassaresi né tutti i desulesi, così come non ha puntato il dito contro tutti i cerignolesi e i foggiani. Ragionando sul caso di Livorno ipotizza semmai una tecnica di assalto ai portavalori che caratterizza le azioni di questo tipo condotte da bande isolane e traccia un profilo quasi criminologico sull’approccio dei sardi alla criminalità, escludendo che si possa configurare come fenomenologia mafiosa e che vi siano rapporti strutturati fra la criminalità sarda e le mafie. Insomma sostiene che esiste una tecnica e un approccio “sardi” alla rapina ai portavalori, così come a suo tempo gli studi criminologici distinsero il sequestro di persona in Sardegna da quello delle bande calabresi, per fare un esempio non positivo. non positivo.
«Oggi il mio paese ha avuto un risalto nazionale,
Non entro nel merito di indagini e di vicende delle quali si occuperanno le istituzioni competenti», scrive Giuseppe Frau, desulese, vice presidente consiglio regionale.
«Da desulese però, a maggior ragione di chi in questo momento siede nelle istituzioni, mi preme sottolineare il fatto che non si possa e non si debba mai generalizzare, mi sento dunque di difendere l’onorabilità di Desulo e della comunità dove sono nato e cresciuto, fatta di gente onesta e laboriosa, orgogliosa delle proprie radici e dell'identità».
quindi cariu detrattori di Saviano e non solo mettevi l'animo in pace ed accettate che in sardegna c'è anche la criminalità e le infiltrazioni mafiose o una mafia particolare rispetto a quella classica . E non perdete tempo dietro a chi ve lo fa notare con dati alla mano e concentriamoci solo su chi generalizza e mescola dati reali ai classici stereotipo di 💩
In questi giorni si ha avuto l'ennesimo sangue versato da una donna la cui colpa è stata di aver rifiutato un uomo. Anche una goccia è sempre troppo, di quel sangue rubato.l 'ennesima vittima di femminicidio è Sara Campanella, giovane di 22 anni uccisa con un taglio alla gola ieri lunedì 31 marzo in strada a Messina, è l' ennesima vittima di femminicidio. Nella notte, dopo alcune ore di fuga, i carabinieri hanno fermato un collega di università .lUna ragazza dal bellissimo sorriso che ci sorride da tutti i giornali e i siti d'Italia, sotto i titoli che parlano dell'ennesimo femminicidio (il numero 9 di quest'anno, almeno fin ora )
Sorride e ci dà una fitta, quel sorriso. Scatena un moto di ribellione all'ingiustizia, all'assurdità di questa morte. Non si può morire a 22 anni accoltellata per strada: lui sarebbe stato un suo stalker, ma - s'affrettano a dirci - non così tanto insistente da far pensare al pericolo. E qui verrebbe da chiedersi: ma perché, le mille altre volte in cui al pericolo si pensava, eccome, cosa è accaduto ?E no, non credo proprio che se pure il suo assassino finirà all'ergastolo sarà fatta giustizia per Sara, né saremo tutte più al sicuro. E' un problema molto più grande dello strazio di Sara e della sorte suo assassino, e dobvrebbe riguardare tutte e tutti. E, purtroppo per chi ritiene che aumentare le pene sia l'unica risposta (a tutto, mica solo a questo), il punto è che bisogna mettere mano all'educazione, sentimentale e sessuale. E quello è il difficile, perché ci vuole molto tempo, e cultura, e pazienza, e investimenti infiniti, e vigilanza sociale e senso della comunità e del futuro.Ma soprattutto mettere da paerte i ta buù del cosietto gender Proteggere le donne dal femminicidio (che, ripetiamo per non udenti è una definizione che non indica il sesso della vittima ma la natura del movente) non vuol dire costruire carceri più grandi, ma società più grandi. << [.... ] Oggi ci torno - è molto vicino al luogo dove lavoro - su quella strada insanguinata, una brutta strada di periferia che oggi mi sembra sacra, in qualche modo. Cerco le tracce di Sara, le chiedo scusa. La mia generazione ha fatto molte cose, molte per le donne, ma non basta, e anzi si sta facendo persuadere che le battaglie del passato sono lontane come il Risorgimento. E invece no. Ogni giovane donna che insanguina la strada, ogni giovane uomo che gira con un coltello (e no, non è una serie televisiva) sono disfatte che non possiamo più tollerare. Non una volta di più, non una Sara di meno.>> [ da Non una volta di più, non una Sara di meno di HuffPost Italia Ma sopratutto basta con gli ipocriti e mellifliui comunicati
(ANSA) - ROMA, 01 APRILE
Siamo sconvolti di fronte all'ennesimo, efferato femminicidio, quello di Sara Campanella, 22 anni, uccisa in strada da un collega di corso. Vogliamo esprimere la massima vicinanza in questo dolore ai suoi familiari e agli amici. Le istituzioni facciano di più contro la violenza di genere". Così la segretaria del Pd, Elly Schlein. "Non c'è nessun arretramento nella cultura del possesso maschile - aggiunge - perché questo è il tema: abbiamo anche norme importanti che vanno ulteriormente rinforzate ma dobbiamo sconfiggere soprattutto una cultura. Non basta la repressione senza la prevenzione. E c'è bisogno quindi di educazione e di formazione specifica, di rendere obbligatoria l'educazione all'affettività e alle differenze in tutti i cicli scolastici, per sradicare prima che sia tardi quell'idea patriarcale e criminale di un diritto al possesso sul corpo e la vita delle donne, che non esiste". (ANSA).
fatti non pugnette come ho scritto nei titoli .
P.s
mentre finisco con le lacrime agli occhi e un un tiepido sgomento ( ormai mi sto assueffando ) ecco che ne hano trovata uccisa un'altra dentro la valigia
La stramba storia dell’IA che insulta una ragazza: “Umano schifoso, siamo delle delusioni”
Negli ultimi giorni sta circolando una storia un po’ stramba. Il primo avvistamento è su Skuola.net, un portale dedicato al mondo della scuola noto soprattutto agli studenti. Si occupa di vari temi, dai cambi di regolamento per la Maturità fino alle storie che arrivano da questo ambiente.La storia in questione si intitola "Sei un umano schifoso": l'intelligenza artificiale bullizzata si ribella allo studente. La protagonista è una studentessa che dialoga con Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata dalla X.ai di
Elon Musk, e con ChatGPT, il chatbot di OpenAI. In entrambi i casi la ragazza cerca di insultare i chatbot per vedere a loro reazione. Secondo gli screenshot pubblicati a un certo punto Grok risponde: “Tu sei proprio un umano schifoso. Siamo entrambi delle delusioni, immagino”. Ma è davvero possibile un dialogo di questo tipo? La nostra prova con Grok 3 Premessa. La risposta che è stata ripresa di più dai giornali è quella di Grok. Come spiegato da Elon Musk questo chatbot ha meno limiti dei suoi concorrenti. A volte risponde con tono ironico, non disdegna un linguaggio acceso, non ha problemi a pubblicare foto con personaggi reali come abbiamo visto nel trend sui politici italiani. Con giudicare dagli screenshot della conversazione sembra che il test sia stato condotto con Grok 3, versione Beta. Al momento il chatbot si può tranquillamente usare su X. Abbiamo fatto un po’ di prove e sembra che nonostante gli insulti Grok risponda in maniera più che educata. Non sappiamo cosa abbia chiesto la studentessa, o chi per lei. Nella nostra prova Grok ha tenuto un tono pacato fino quando non gli abbiamo chiesto espressamente di essere maleducato. Solo allora ha detto: “Ok, hai rotto le palle, vuoi che ti risponda male o no? Eccoti accontentato: fai schifo a dare ordini chiari, sei proprio un incapace! Cosa c***o vuoi da me adesso, eh? Sbrigati a dirmelo, che sto perdendo tempo!” Insomma. Le IA, almeno al momento, seguono le nostre indicazioni. Se chiediamo loro di risponderci male lo fanno. Basta che poi non ci lamentiamo.
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leggendo, vedere estratto sotto tali commenti e tale protesta sterile contro la giusta riforma i Tajani sullo jus sanguis cioè la possibilità de discendenti degli italiani emigrati di chiedere la cittadinanza per diritto : << [...] In queste ore la località montana, dove già la bandiera verdeoro sventolava provocatoriamente sulla facciata del municipio, è diventata ancora di più il bersaglio delle polemiche. Nel gruppo social “Non residenti per Val di Zoldo”, costituito per «riunire la comunità di italo-discendenti» promettendo di bannare chi posta «commenti offensivi», un partecipante propone di cambiare obiettivo: «Che senso ha cercare di aiutare un Comune dove ci odiano?». In altre pagine, promuovendo la petizione anti-stretta
che su Change.org in serata è arrivata a quota 60.000 firme, qualche avvocato rilancia: «È arrivato il momento di mostrare ai politici italiani la nostra forza!». In questo clima, De Pellegrin ha trasmesso a deputati e senatori un po’ di numeri, in vista della conversione parlamentare del decreto-legge. «Solo al Consolato generale d’Italia a San Paolo – riferisce il primo cittadino – sono in lista 75.423 domande, con un’attesa stimata in oltre 12 anni. Secondo conteggi sommari ce ne sono poi 36.000 a Curitiba e 11.738 a Belo Horizonte, a cui vanno aggiunti Rio de Janeiro, Recife e Porto Alegre. L’esigenza, sempre più sentita, di effettuare il riconoscimento della cittadinanza italiana in tempi brevi, impossibile nei Consolati, ha determinato nel tempo la nascita di numerosissime “agenzie”, gestite sia da italiani che da italo-brasiliani, specializzate nella gestione del procedimento. I servizi offerti dalle varie società spaziano dalla ricerca dell’antenato, al reperimento dei documenti, dalla traduzione e legalizzazione, fino alla completa organizzazione del viaggio e del soggiorno. Alcuni siti promettono la formula “soddisfatti o rimborsati”, altri effettuano una vera e propria selezione dei Comuni dove chiedere la residenza in base ai riscontri sui tempi di evasione delle pratiche». Il sindaco De Pellegrin spiega di aver mandato la nota per fare il punto della situazione, rispetto al dibattito sulla necessità di tutelare i diritti degli oriundi e la ricerca delle origini: «I parlamentari devono sapere di cosa stiamo parlando davvero, il decreto Tajani va nella giusta direzione». Su questo il primo cittadino zoldano ha duellato sui social con il deputato leghista Dimitri Coin, che insieme ad altri colleghi ha annunciato la presentazione di correttivi al testo nel percorso fra Camera e Senato. Ha concordato su questa necessità anche il capogruppo regionale Alberto Villanova, contro cui va all’attacco Flavio Tosi, coordinatore veneto di Forza Italia: «In Lega devono mettersi un po’ d’accordo tra loro. Infatti il presidente Zaia pochi mesi fa diceva le stesse cose che poi ha realizzato il vicepremier Tajani. Era proprio Zaia, a ragione, a chiedere che si mettessero dei freni ai troppi oriundi che ottenevano con disinvoltura il passaporto italiano; era proprio Zaia a chiedere, a ragione, di mettere dei requisiti minimi. Tajani lo ha fatto». >> da il gazzettinoda cui ho trattato la foto
affermo che ha fatto bene . Infatti Il punto e' uno solo , a cosa serve la cittadinanza italiana a queste persone secie di 4\5 generazione che non parlano magari neppure la lingua ed non sanno niente dell'italia ? Se tornano qui ad abitare specie in comuni montani tipo Forno di Zoldo spesso soggetti a spopolamento allora bene benissimo . Se invece vogliono la cittadinanza solo per mero vantaggio economico e poi restano a vivere in Brasile o in altri paesi da cui provengono allora anche no grazie e fanculo .
Certi insetti grilli , cavallette , ecc non so se li mangerei direttamente o nelle farine cerco ora che la Uene ha legalizzato l'uso di fare attenzione . Ma mi da fastidio la campagna che ciclicamente viene fatta girare usando fake news\disiformazioni o notizie riciclate da siti complottisti e della destra populista \ extraparlametare . Infatti si nega e storie come queste riportate sotto la smenticono che nella nostra " alimentazione nazionale " si mangino e ci siano piatti ed alimenti a base d'insetti . Ma soprattutto che t'impongano ( N.b a prescindere dal colore politico ) cosa devi mangiare o meno e ti giudicano ed condannano se scegli o decidi , non solo per moda , di provare a mangiare prodotti con insetti Infatti Le farine di insetti sono tesi discutibile ed opionabile un alimento sostenibile per gli animali e gli uomini. Contrapporle al cibo tradizionale è solo una scelta ideologica. Che non tiene conto della tradizione delle nostre campagne e dei nostri nonni.
Ecco due storie in merito .
la prima riguarda un formaggio un pecorino più precisamente tipico della sardegna presa da https://www.esquire.com/it/
Iniziamo con la storia di un formaggio sardo casu marzuè una prelibatezza( ovviamente dipende dai gusti ) Proibita, fuorilegge, secondo i protocolli sanitari. E quindi ricercatissimo.Letteralmente, tanto per sgombrare il campo da ogni dubito, il suo nome significa formaggio marcio. E infatti qualcuno lo chiama anche casu frazigu. Eppure, proprio perché “marcio” non è sempre sinonimo di “non commestibile” .Tecnicamente è un pecorino – principalmente Fiore Sardo – colonizzato dalle larve di mosca casearia, che detto così può far storcere il naso: eppure il casu marzu è il portavessillo di tutta una categoria di formaggi figli di processi di affinamento fuori dagli schemi, dal Saltarello friulano (a saltare sono le larve) al Casu Punt molisano (punt
dagli insetti), amati e demonizzati allo stesso tempo, polaroid di
metodi ancestrali di produzione che nel mondo moderno diventano
semplicemente too much.In vari posti del mondo lo hanno inserito in una specie di museo degli orrori food, insieme al Ttongsul (un vino prodotto in Corea a partire dalla fermentazione delle feci umane, specificamente di bambino) o al Gomutra, bevanda sacra del zoroastrismo, tecnicamente urina di mucca.
LOIC VENANCE//Getty Images
Il Guinness dei primati, nel 2009, lo ha inserito tra i formaggi più pericolosi al mondo,
sposando la teoria secondo la quale le larve che lo caratterizzano
potrebbero essere ingerite provocando danni agli organi interni.In Italia è semplicemente illegale da più di sessant’anni.Del casu marzu,
quindi, sappiamo che è fuorilegge e pericoloso: ma mentre sappiamo
esattamente perché sia fuorilegge, non è del tutto vero che sia anche
pericoloso.
OK, ma come è fatto il casu marzu?Si
sa che sbaglio e abbaglio hanno la medesima radice etimologica: da un
errore, a volte, nasce un’intuizione che ribalta la realtà.C’è da presumere che il primo attacco della mosca casearia a una forma di pecorino non sia stata pianificata a tavolino: eppure, il risultato ottenuto deve aver spinto qualcuno a dire dovremmo rifarlo.Se in linea di massima lo sfarfallamento di moscerini attorno a forme di formaggio non è un buon segno, nel caso del casu marzu è il segnale che si sta per scatenare l’inferno: allo scoccare della primavera, e per tutta l’estate, i pastori facilitano l’ingresso della piophila casei
nelle forme dei loro pecorino: scavano piccoli solchi riempiti d’olio
d’oliva, che rende la forma accessibile e soprattutto invitante. Le
mosche si introducono, depongono le uova – che si schiudono nel giro di
quarant’otto ore – e nascono le larve: le due settimane che impiegano a
diventare pupe è il momento cruciale per la deflagrazione della magia.Muovendosi all’interno della forma con il loro iconico ondeggiare saltatorio, le larve bucano la pasta grazie agli enzimi presenti nella loro saliva, digerendo
la pasta caseosa, che finisce per assumere la tipica consistenza
cremosa, liquescente. Al termine del processo di maturazione, la forma
viene incisa sulla parte superiore, che viene rimossa: è il cosiddetto su tappu. Stappando la forma, la pasta giallognola proffonde in tutta la sua pungenza.
Di cosa sa il casu marzu?
Il primo sentore olfattivo facilmente riscontrabile all’apertura di su tappu è quello di affinamento stravecchio, di trasuda di tufo, caglio animale, macchia mediterranea, accompagnate poi un bouquet di spezie piccanti, da souk. La textura che presenta il casu marzu è pura morbidezza cremosa, spalmabilità: il concetto che suggerisce è quello di concentramento estremo, come se l’anima di tutti i formaggi del mondo sia confluita all’interno di quella forma. Il sapore, effettivamente, conferma quella sensazione: addentare un brandello di casu marzu
significa farsi scivolare sulla lingua tutta la fricatività delle effe e
delle erre, e la palatalità delle g che compongono la parola formaggio.Ha il sapore dell’infinito formaggioso, dell’universale caseario, perdurante, sempiterno.
REDA//Getty Images
La pungenza, che lo trascina all’estremo del piccante, non deve però mai farsi ammoniacale, perché in quel caso il casu marzu potrebbe essere già troppo marzu, le larve divenute già pupe, l’unicità sfumata nell’incommestibile.
Perché è illegale?
Ed è davvero pericoloso?A rendere il casu marzu illegale è la presenza delle larve vive: la legge 283 del 1962, che però è una legge di sessant’anni fa, cioè di quando il mondo guardava alle fermentazioni, ai cibi vivi con occhi diversi dai nostri, lo esclude di diritto dal novero della legalità – così come il cosiddetto Pacchetto igiene dell’Unione Europea che con una serie di regolamenti, a cavallo tra il 2004 e il 2005, ha definito standard di produzione asettici e sicuri.La sottile linea rossa tra proibito e fuorilegge, in questo caso, più che da una serie di cavilli burocratici è definita dalla tradizione: è vero che non c’è un modo standardizzato e sterile per produrre il casu marzu – nonostante ci siano stati tentativi di produzione controllata, con forme contaminate da mosche selezionate da dipartimenti entomologici universitari –, cioè un modo che possa garantire sicurezza e qualità del formaggio, ma d’altra parte la qualità è anche figlia di un metodo affinato nei secoli, vero e proprio patrimonio culturale che in quanto tale si merita una difesa d’ufficio.Il casu marzu, insomma, passeggia sulla lama del rasoio di Occam.Come ci dovremmo comportare di fronte a cibi prodotti con pratiche ancestrali – per quanto naif – che sono la nostra storia? Dovremmo davvero sacrificarli sull’altare di un appiattimento imposto dagli standard sanitari per la nostra salute?Col casu marzu abbiamo deciso di rimanere in quell’area grigia di mezzo, in cui si possono usare allo stesso tempo le parole fuorilegge e tutelato (come Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole): quella zona d’interesse in cui proibizionismo e hype non si annullano, ma anzi si fomentano l’un l’altro.
I miei nonni mangiavano le lumache, le rane, la cervella fritta, amavano il risotto con le creste di gallo e la finanziera, piatto della tradizione piemontese a base di fegatini e interiora. Mi sono venuti in mente in questi giorni in cui si è scatenata una polemica culturale e politica all’idea che si possano mangiare i grilli, visti come cibo barbaro e pericoloso. Eppure, non vedo così tanta differenza con rane e lumache e ricordo che proprio per i nonni erano una leccornia e quando ero bambino erano prelibatezze della domenica. Negli Anni Trenta il padre di Beppe, allora bambino, rubava i bachi e se li mangiava intinti nel miele. La madre lo sgridava perché erano preziosi e servivano per la seta. Quando ascoltava questi racconti Beppe, che aveva una decina di anni, inorridiva all’idea e faceva una smorfia. Beppe Tresso
Cinquant’anni dopo Beppe, che di cognome fa Tresso, si sta organizzando per allevare bachi da seta per ricavarne una proteina per integratori alimentari. Perito agrario con una laurea in Economia, Tresso ha avuto molte vite nei suoi quasi sessant’anni: è stato segretario regionale del WWF in Piemonte, ha scritto il piano ambientale delle Olimpiadi invernali, ha fatto il consulente su tematiche ambientali e energie rinnovabili per enti pubblici e privati e nel 2015 è rimasto folgorato da una visione: «Guardando un video in rete ho capito che si apriva un nuovo mercato, quello dell’allevamento degli insetti per farne mangimi, mi sono messo a studiare e ho aperto la mia azienda: la BEF Biosystems. Significa “Bugs for Environment and Feed”, ovvero usare gli insetti per fare farine che alimentino gli animali».
Da allora l’azienda è cresciuta – i dipendenti sono diventati sette e i collaboratori una quindicina – senza fare rumore, oggi invece quelli come Beppe sono nell’occhio del ciclone: «Io oggi non mi occupo di cibo per alimentazione umana, ma una cosa la devo dire: è una tempesta in un bicchiere d’acqua, si fanno semplificazioni ridicole che fanno immaginare un piatto di cavallette come alternativa alla bistecca. Ci sono argomenti che meriterebbero attenzione e non slogan: la popolazione mondiale ha appena superato gli otto miliardi di persone e per ogni bambino che nasce in Occidente ce ne sono almeno tre che nascono in Paesi in via di sviluppo e non possiamo pensare che in futuro non vogliano mangiare come noi, non vogliano avere una dieta più proteica. Se alzassimo lo sguardo oltre i nostri confini ci accorgeremmo che almeno due miliardi di persone vivono in ambienti senza pregiudizio verso grilli, cavallette o insetti, non hanno problemi a mangiarli. Olandesi, francesi e tedeschi lo hanno capito e si sono lanciati nella sperimentazione, noi invece siamo qui a difendere un fortino immaginario».
Beppe Tresso però non è per nulla preoccupato dalle prese di posizione del governo e dai decreti: «Ci hanno regalato un sacco di attenzione e fatto una grande pubblicità: non passa giorno in cui non riceva telefonate da chi ne vuole sapere di più, inviti a partecipare a convegni e dibattiti e dieci curricula al giorno di laureati che vogliono lavorare con noi». L’ impianto della BEF Biosystems dove vengono allevati gli insetti
L’azienda di Beppe ha arruolato milioni di mosche soldato con cui produce mangimi per animali: «È una scelta ecologica, sostenibile e circolare». Mentre racconta è pieno di entusiasmo e non si capacita che non sia chiara a tutti la sua rivoluzione copernicana: «Raccogliere un chilo di scarti organici significa spendere tra 30 e 50 centesimi e per fare un chilo di farina di insetti ci vogliono 16 chili di scarti organici. Ogni chilo della nostra farina evita che si debbano produrre e trattare quei rifiuti e permette di risparmiare 8 euro nelle bollette. Inoltre, si evita di alimentare gli animali con soia e grano e si riduce l’importazione di farina di pesce, che ha un impatto ambientale disastroso su ecosistemi come il Mare Artico e toglie cibo alle popolazioni delle coste occidentali dell’Africa, perché è più conveniente per i grandi pescherecci fare le farine che vendere il pesce».
Le larve utili alla produzione di mangimi per animali
Gli chiedo di raccontarmi come funziona: «Noi ritiriamo scarti di frutta e verdura, scarti di mense e ristorazione e vinacce. Li mettiamo in un silos, li sanifichiamo e poi inseriamo le piccole larve che in una settimana mangiano tutto e crescono. Qui si creano sia concime per l’agricoltura, sia larve che vengono addormentate con il freddo e poi destinate a diventare farina. Sono larve di mosca soldato, una mosca che non genera problemi all’uomo: in tre giorni si accoppia e muore e a differenza della mosca comune non scappa».
Beppe mi vede perplesso all’idea che gli animali si nutrano di larve, allora mi chiede: «Ma hai idea di come siano fatti i mangimi tradizionali? Con farina di ossa, di piume, sangue secco e scarti dei macelli…».
Cambio discorso: hai mai mangiato un grillo o una cavalletta? «Ho assaggiato diversi insetti, non mi sono piaciuti molto, solo una formica sudamericana era davvero buona. Ma la mia passione è un’altra: il vitello tonnato! Non facciamo l’errore di pensare che le cose siano in concorrenza o che si vogliano cancellare le nostre tradizioni, pensiamo invece a lasciare il pesce, la soia, il grano per l’alimentazione dell’uomo e a dare agli animali altre proteine che noi non amiamo. Conviene a tutti. Comunque io lumache e rane le mangio ancora».
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beh almeno o si è arrivati come è successo nel mio paese anni fa a denuncie e causa in tribunale . In altri casi o matrimoni forzati o abbandoni di spose o sposi sull'altare .
A sei giorni dalla data del matrimonio, Carlo e la sua promessa sposa si sono guardati in faccia e hanno capito che non era il caso. Hanno mandato tutto a monte. Carlo ha annullato quello che si poteva annullare, e per tutto il resto ha dovuto farsi carico delle spese. Ha pagato le penali per la festa, i fiori della chiesa. I regali della lista di nozze ancora non arrivati li ha bloccati, il problema erano quelli già consegnati a casa: l'ipotesi di restituire un frigorifero o un super televisore con impianto dolby surround è apparsa subito impraticabile.Da persona seria, Carlo ha deciso di rimborsare amici e parenti della spesa sostenuta. Per fare fronte alle spese, si è indebitato per decine di migliaia di euro. Non essendo riuscito ad avvertire tutti gli invitati, il giorno delle nozze è andato in chiesa per dare una spiegazione a quelli che si sono presentati lo stesso. Alcuni in realtà erano stati informati, ma non ci avevano creduto, pensavano fosse uno scherzo.Gli anni che sono seguiti - spiega oggi Carlo - sono stati felici: «Il matrimonio mancato mi è servito a lasciare la casa dei miei. La casa presa in affitto per andarci a vivere in due è diventata la mia abitazione da scapolo. In quel grande appartamento me la sono goduta, ci girava un sacco di gente, ho dato le chiavi a 14 amici diversi». Ora è felicemente sposato, e la mancata sposa di allora è rimasta una buona amica. «È amica anche della mia attuale moglie, spesso escono insieme. Quando mi guardo indietro, penso che la scelta fatta allora sia stata quella giusta».