l'autore parla coasi del suo libri
“Ma di cosa parla il tuo libro?”E a tutti ho risposto sempre la stessa cosa, senza tremori apparenti: è la storia di mio padre, morto suicida quando avevo due anni e mezzo.E questo, fino a poco tempo fa, era quasi tutto quello che sapevo di lui.Ci ho messo due anni per scriverlo.Quaranta anche solo per immaginare di potere raccontare questa storia, impigliata in un oblio concordato che credevo di non avere il diritto di scalfire.Ma è pure molto di più.È il racconto degli anni ‘60 e ‘70 della politica e della contestazione che lui ha vissuto tra le fila di Lotta continua, e di come hanno finito per entrare nella traiettoria d’impatto degli anni ‘80. È la storia di un crollo dell’io e, insieme, di una generazione, nell’attimo in cui perde l’innocenza. Di padri e di figli, della salute mentale di cui prendersi cura e degli stigmi e dei muri che è arrivata l’ora di picconare.E, in un modo che neanche potevo immaginare quando è cominciato questo viaggio, è la mia storia, forse un po’ di tutti NOI.Ne è uscita, per distacco, la cosa più importante, faticosa, dolorosa, liberatoria che abbia mai scritto. Senza sconti per nessuno, in primis per me stesso . Infatti« Sapere o ignorare sono forme simmetriche di salvezza.» È in questo dittico contraddittorio e duellante l’innesco del racconto dell'ultimo libro di Lorenzo Tosa. E l’inchiesta privata e corale su Bruno, suo padre, morto suicida il 2 aprile 1986, non può che partire dall’ultimo giorno e dalle ultime ore trascorse insieme. Lorenzo aveva solo due anni e mezzo, non può ricordarle ma può ricostruirle e in parte immaginarle, e da lì avviarsi nel lungo e tortuoso viaggio per ricomporre i pezzi di una storia finora taciuta, in un’operazione di omissione concordata messa in atto dalla sua famiglia. Lo farà parlando con chi Bruno lo ha conosciuto e amato, gli amici, i compagni, le donne della sua vita; ricorrendo alla memoria e ricucendo i frammenti di Bruno arrivati fino a lui, senza sconti per nessuno e per se stesso; scavando anche nelle proprie insicurezze di bambino, di giovane adulto e di genitore a sua volta, per rispondere all’urgenza di conoscere e raccontare suo padre. C’è quindi Genova in queste pagine, c’è l’Italia degli anni Sessanta e Settanta e la generazione della politica e della contestazione, il turbinare nell’aria e nei cuori di nuovi modi di stare insieme nell’amicizia e nell’amore, e lo scontro tra i padri e i figli che sarà la cifra forse più paradigmatica di quegli anni. Dentro la vicenda di Bruno Tosa, ragazzo di trentatré anni, c’è oltre al ricordo , la riflessione, così attenta e delicata nelle parole di Lorenzo, sul crollo psichico che porterà all’esito della vicenda, sullo stigma che il disagio mentale ancora si porta dietro, sulla cronaca di una morte non annunciata. Un racconto spietato e tenero, composto di silenzi e urla rabbiose, di presenze, assenze e abbandoni. Un cerchio che si chiude, nella salvezza che solo il conoscere può garantire, avvicinandosi un pezzo alla volta «a quell’utopia che chiamiamo anche verità».Per momento dalle recensioni ed i pareri letti mi sembra che Lorenzo abbia fatto come Il figlio di Bakunìn film del 1997 diretto da Gianfranco Cabiddu e ispirato all'omonimo romanzo di Sergio Atzeni .Aspetto con ansia di leggerlo e le buone recensioni
“Caro Lorenzo, ho divorato il libro.
Inutile dire che hai una capacità straordinaria di scrittura, ma questo già era noto. La storia è veramente molto interessante e ispira molti interrogativi e riflessioni anche più ampie della vicenda stessa, ma in generale sul concetto di famiglia italiana, sui tabù, i pregiudizi e le ipocrisie della nostra cultura. I personaggi poi sono davvero affascinanti, prima su tutti l’indomabile Nina. Complimenti per il coraggio, penso che questo libro sarà utile a molte persone che direttamente o indirettamente sono state impattate dal tema del suicidio o dei segreti familiari”.
Elisa 🙏❤️
fanno ben sperare cosi come la brillante e sagace risposta data da Lorenzo sullla sua bacheca facebook a degli odiatori
Questo è il livello assoluto degli hater che popolano i social.
Profili palesemente fake, dietro cui però ci sono persone in carne e ossa, che ti augurano pubblicamente il suicidio, tirano in mezzo un figlio (sì, in realtà è un maschio) mentre tre decerebrati - questa volta sì, reali - sghignazzano di gusto. Che è, tra tutte, forse la cosa più abietta e miserevole.
Guardate, non mi interessa fare la vittima, che non sono. Anzi, sono consapevole che esporsi pubblicamente attira e attirerà sempre disagiati e meschinità di ogni genere.Se ho scritto questo libro, è per arrivare alle centinaia di migliaia di persone - e sono la maggioranza - che hanno la capacità, il coraggio, l’empatia per affacciarsi a vicende umane così dolorose, intime e universali a un tempo, e uscirne accresciuti.Ho pensato a lungo a cosa avrei potuto rispondere a una vigliaccheria simile, ma, alla fine, l’unica reazione davvero sensata è sapere che, anche grazie a lui/lei, leggerete questo libro in tantissimi, come già sta accadendo. Non c’è risposta migliore per chi scrive. Non potrei chiedere di meglio per il 2024.Lo trovate in preordine qui: 👉🏼 https://amzn.to/41HJBF4 E in tutte le librerie.
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