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13.2.26

Perché Sighel ha tagliato il traguardo di spalle nell’esultanza più arrogante delle Olimpiadi., La straordinaria rinascita di Samer Tawk: dal volo di 14 metri nel vuoto e 9 operazioni, alle Olimpiadi







L'immagine di Pietro Sighel che taglia il traguardo della Milano Ice Skating Arena girato di spalle, agitando le braccia come fossero ali, cercando con lo sguardo gli avversari ormai rassegnati, è splendidamente sfacciata ma dietro quell'esultanza "più arrogante di sempre" (è stato il titolo di Sports Illustrated) non c'era alcuna mancanza di rispetto. Lo ha ammesso lo stesso atleta chiarendo di essersi abbandonato a quel gesto solo "per far gasare un po' il pubblico" e non certo per sbeffeggiare gli avversari a pochi istanti dalla conquista dell'oro con l'Italia nello short track staffetta mista. Il canadese William Dandjinou, che pure sventola gli arti per esprimere gioia dopo un grande successo, è andato controcorrente e ammesso di aver apprezzato il comportamento dell'azzurro. Gli ha dato il giusto peso umano e sportivo, sospendendo ogni giudizio. Chi non prova quelle emozioni, non può capirlo. E non si può spiegare. "È ciò di cui abbiamo bisogno nel nostro sport. Sono felicissimo per la squadra italiana. Vincere in casa dev'essere davvero speciale per loro, è davvero meritato", le parole del nord-americano che si è accontentato dell'argento.




Perché Sighel ha tagliato il traguardo di spalle nell’esultanza “più arrogante” delle Olimpiadi
Sighel taglia il traguardo di spalle: "Ma non era una mancanza di rispetto"

L'Italia ha dominato la finale per il metallo più prezioso forte delle prestazioni eccellenti anche di Elisa Confortola, Arianna Fontana (ha spezzato anche la maledizione del portabandiera) e Thomas Nadalini ma a prendersi la scena è stato il loro compagno di team per quella postura che è entrata già nella storia dei Giochi Invernali. Un gesto istintivo e calcolato allo stesso tempo, che racconta talento, personalità e quella sana "follia" che ti scoppia dentro quando realizzi di aver compiuto un'impresa straordinaria. E che nessuno può strapparti di mano la medaglia tanto agognata. Non uno sgarbo ma un ringraziamento, sia pure a tinte forti.
"È stato tutto molto emozionante – le parole di Sighel a fine gara -. Ho esultato in quel modo perché volevo far gasare un po' il pubblico che ci aveva aiutato tantissimo col suo sostegno. Quando siamo in testa alla gara i nostri tifosi ci hanno dato una bella spinta, ecco perché ho voluto dedicare oro qualcosa di speciale. Era un modo per omaggiarli". E se gli altri se la prendono perché non capiscono? La risposta di Sighel è laconica: "Fa lo stesso… l'importante è che abbiamo vinto oggi".
L'oro, il pubblico e quella scelta all'ultimo metro: cosa c’è dietro l'esultanza di Sighel

La vittoria ottenuta oggi ha scandito la terza medaglia olimpica e il primo oro per Sighel, dopo aver vinto il bronzo nella staffetta maschile e l'argento nella staffetta mista ai Giochi di Pechino 2022. È stata un'esplosione di gioia irrefrenabile per aver finalmente ottenuto il risultato più ambito. E ci stava pensando da un po' a come avrebbe festeggiato…




Perché Sighel ha tagliato il traguardo di spalle nell’esultanza “più arrogante” delle Olimpiadi

"Avevo pensato un po' di tempo fa a una cosa del genere – ha aggiunto l'azzurro – e credo che oggi era il momento giusto per mostrarlo. Ovviamente, devi anche trovarti nelle condizioni giuste per farlo… tante volte nello short track si arriva al traguardo sul filo dei centimetri e un'esultanza simile non te la puoi permettere. Abbiamo fatto una gara perfetta".

La straordinaria rinascita di Samer Tawk: dal volo di 14 metri nel vuoto e 9 operazioni, alle Olimpiadi











La storia che si cela dietro alla presenza di Samer Tawk, sciatore di fondo e portabandiera del Libano, ha qualcosa di semplicemente straordinario. Perché il campione libanese sette anni si ritrovava in fin di vita, con una carriera stroncata da una paurosa caduta in un crepaccio per un volo di 14 metri che gli provocò fratture multiple alle gambe e alle braccia. Tawk ha dovuto subire ben 9 operazioni chirurgiche per poter tornare a camminare: di ritornare a sciare, i medici avevano escluso ogni possibilità. Invece, sette anni più tardi, Tawk non solo è tornato sugli sci ma si è anche qualificato a Milano Cortina, chiudendo nel modo migliore un cerchio magico di una storia incredibile.
Il dramma di Tawk, la caduta nel vuoto e il corpo fratturato: 9 interventi per tornare a camminare
Il dramma si è consumato nel 2019 quando Samer Tawk ha subito una caduta di 14 metri da una parete rocciosa mentre sciava, riportando gravissime fratture multiple a tutti e quattro gli arti. Sopravvissuto miracolosamente, l'atleta libanese ha poi dovuto sottoporsi a ripetute operazioni per ricostruire pian piano il proprio corpo: nove interventi chirurgici che lo avevano ridotto nel corso del tempo a perdere ben 17 chilogrammi di muscoli. Impossibile pensare che sarebbe potuto tornare un giorno a riposizionarsi sugli sci, il rischio reale era che non avrebbe anche potuto più semplicemente camminare.
Il miracolo sportivo di Tawk: una storia di resilienza nel segno di Lindesy Vonn
Invece, il miracolo. Olimpico. E a 27 anni, Samer Tawk è riuscito a riprendersi il proprio sogno sportivo nel modo migliore, diventando anche portabandiera del proprio paese. "Ero giovane e stupido, mi sono ritrovato a sciare laddove non avrei mai dovuto essere… All'inizio mi chiedevo se sarei semplicemente sopravvissuto" ha raccontato più volte rivivendo quel drammatico episodio. "Poi se quelle operazioni mi avrebbero lasciato una disabilità… Ho persino pensato a dover affrontare le Paralimpiadi" ha confidato Tawk oggi perfettamente ristabilito. Ma come è riuscito? Attraverso un percorso enorme di sofferenza, sacrifici e resilienza con un mito fisso nella testa: Lindsey Vonn la campionessa americana da sempre dichiarata sua fonte di ispirazione
Subito dopo la tragedia del 2019 i medici furono tutti unanimi nel confermare che una completa guarigione sarebbe stata quasi impossibile. Tawk rimase ricoverato per tre lunghi mesi, un periodo in cui – immobile sul lettino – iniziò a recuperare soprattutto sul fronte delle energie mentali: ogni giorno ripercorreva mentalmente tracciati e percorsi che lo avevano fino a quel momento che nel 2018 lo aveva portato ad essere il primo libanese a qualificarsi alle Olimpiadi invernali, partecipando ai Giochi di Pyeongchang.
Tawk ce la fa, è a Milano Cortina: portabandiera e qualificazione per la 10km
Poi, la lunghissima sfida al destino, provando e riprovando a risalire sugli sci dopo un anno dall'incidente: 10 metri, 30, 50. Nulla per chi aveva gareggiato e vinto su distanze ben più grandi, sui 15 km. Eppure, Tawk è riuscito a crederci riconquistando il proprio posto. Il primo traguardo fu Pechino 2022 dove però non riuscì ad arrivare: pur avendo recuperato sorprendentemente i dolori alle gambe dopo ore sugli sci erano ancora insopportabili. Perdendo alle qualificazioni e mancando i Giochi. Ma trovando quelle di Milano Cortina dove venerdì 12 febbraio ha partecipato alla 10km di fondo, chiudendo al 105° posto. Che è valso per lui più di una medaglia d'oro.

NON SAPEVO CHE PARLARE DI TABÙ' MEDAGLIA D'ORO MASCHILE FOSSE CONSIDERATO SESSISTA O MISOGINO

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