fatto quotidiano 9\2\2026
Milano-cortina Antidoping in allarme: iniezioni di acido ialuronico nel pene (per l’aerodinamica)
Un’esuberante manifestazione di spirito olimpico. La WADA indaga su un’accusa surreale: alcuni saltatori con gli sci si inietterebbero acido ialuronico nel pene per migliorare l’aerodinamica in volo. L’ipotesi arriva dalla Bild: il presidente dell’agenzia mondiale antidoping, il polacco Witold Banka, ha promesso verifiche. Il punto è tecnico. L’acido ialuronico, usato in medicina estetica, può aumentare per mesi la circonferenza. Nelle scansioni 3D obbligatorie per confezionare le tute, questo potrebbe tradursi in qualche centimetro in più all’inguine. Più spazio, più superficie, più aria trattenuta: la tuta diventa un mini-paracadute. Secondo studi recenti, due centimetri in più possono valere fino a cinque metri di salto. In passato si rinforzavano cuciture e si truccavano le misure, oggi si ricorre a metodi ben più consistenti, il confine tra doping e chirurgia si gioca sul cavallo dei pantaloni.
Manchester Un funambolo del biliardo entra nel Guinness dei primati a tre anni e diventa già virale, tra sponsor e Tiktok
Ama i cartoni, alle sei e un quarto di sera è già a letto, ma con una stecca in mano, questo bambino di tre anni fa cose che molti adulti possono solo guardare su Youtube. Jude Owens, di Manchester, detiene due Guinness World Records per tiri di abilità al biliardo. Il primo lo ha conquistato a due anni e 261 giorni: il più giovane di sempre a imbucare due palle in buche diverse con un solo colpo. Il mese dopo ha fatto il bis: record come più giovane autore di un “bank shot”, un tiro in cui la biglia rimbalza sulle sponde prima di finire in buca. Troppo piccolo per tirare in piedi, Jude sale su uno sgabello e si allunga sul tavolo; in video circola con panciottino e papillon, mentre si mette il gesso sulla stecca con aria professionale. Questo essere umano in miniatura gioca senza sapere le regole: solo tiri e numeri circensi, ma la famiglia gli ha già aperto un profilo Tiktok che è esploso, tra inviti e sponsor. Buona fortuna per la crescita, fuori dal tavolo.
Parma Riapre il Labirinto del Masone, il più grande al mondo: un’opera d’arte con centomila piante di bambù alte 15 metri
Sabato a Parma ha riaperto iil labirinto più grande del mondo. Non un parco giochi, ma un vero patrimonio culturale, con un fitto calendario di eventi che parte dal weekend di San Valentino. Per gli innamorati, passeggiata libera tra i viali di bambù; al centro, invece, 500 opere tra Hayez, Ligabue e una mostra su Erté, icona dell’art Déco. Poi il museo si trasformerà in un salotto anni Venti, con atmosfere da jazz bar. Il Labirinto della Masone nasce da un’idea di Franco Maria Ricci, editore e bibliofilo, ed è un omaggio dichiarato a Borges: il labirinto non è una trappola ma un esercizio mentale. Otto ettari, tre chilometri di percorso, quasi trecentomila piante di bambù, alte fino a quindici metri. Una struttura che sembra naturale ma è costruita come un libro: rimandi, deviazioni, false uscite. Al centro una cappella piramidale, intorno biblioteca, museo, mostre, ristorante e perfino due suite. Nel progetto di Ricci, un giardino dove perdersi senza pericolo.
Washington Alla scuola elementare scatta il lockdown: c’è un puma in cortile. Ma era solo un grosso gatto rosso
Una tranquilla mattina di tardo inverno si trasforma in un thriller alla Goff Elementary School di Moses Lake, stato di Washington. C’è un puma in cortile. Anzi un leone di montagna, come lo chiamano gli americani. Tutti dentro, scatta il lockdown: porte chiuse, luci spente, tende abbassate. Bambini e insegnanti chiusi in aula mentre la polizia circonda l’edificio. La descrizione è dettagliata: mantello fulvo, corpo massiccio, fermo tra i cespugli, lo sguardo fisso. Gli agenti sono pronti all’azione, ma la realtà è meno epica delle premesse: nessun puma, solo un grosso gatto rosso domestico. Decisamente ben nutrito, comodamente piazzato al sole. La prospettiva, un po’ di panico e una dieta generosa avevano trasformato Garfield in un predatore letale. Il distretto conferma: falso allarme, era un gatto. Fine dell’emergenza. Nessun ferito, a parte forse l’orgoglio del grasso felino.
Tolosa Va all’ospedale con una granata della Prima guerra mondiale infilata nel retto. Per operarlo servono gli artificieri
Notte movimentata all’ospedale Rangueil di Tolosa. Nessun attentato, ma l’allarme bomba è scattato lo stesso, con artificieri e vigili del fuoco chiamati d’urgenza al pronto soccorso. Il problema non era nell’edificio: era dentro un paziente. Un ragazzo di 24 anni si è presentato lamentando forti dolori e gli esami banno chiarito il quadro: si era infilato una granata della Prima guerra mondiale nel retto, un reperto del 1918 lungo una quindicina di centimetri. Se i gusti non possono essere disputati, qui bisogna riconoscere almeno una certa sofisticatezza storica. Il caso medico è diventato questione di sicurezza: è stato necessario creare un perimetro e attendere il via libera degli artificieri prima dell’intervento chirurgico. L’estrazione è poi riuscita senza esplosioni e feriti: la bomba è stata neutralizzata, il ragazzo ricoverato e dichiarato fuori pericolo. Resta un’ulteriore curiosità: prima ancora di finire in un corpo umano, da dove diavolo è sbucato un ordigno da guerra ultracentenario?
Chieti Una donna in depressione resistente viene curata con la psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni
Non è una moda new age o una deriva fricchettona, ma una notizia medica seria, incoraggiante: alla clinica psichiatrica dell’ospedale di Chieti una donna di 63 anni con una forma di depressione resistente è stata trattata con psilocibina, la sostanza psichedelica contenuta nei funghi allucinogeni. È la prima volta in Italia. La sperimentazione è autorizzata dall’agenzia italiana del farmaco e coordinata dall’istituto superiore di sanità. Non riguarda volontari curiosi, ma pazienti per cui i farmaci tradizionali non funzionano più. Casi complessi, spesso cronici, in cui la psichiatria ha poche armi reali. A seguirla è il team di Giovanni Martinotti, che rivendica il carattere rigorosamente scientifico del progetto, senza retorica psichedelica o promesse miracolistiche. La psilocibina è una soluzione terapeutica in situazioni estreme: apre una nuova strada nelle cure di chi vive in un vicolo cieco.
Chieti Una donna in depressione resistente viene curata con la psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni
Non è una moda new age o una deriva fricchettona, ma una notizia medica seria, incoraggiante: alla clinica psichiatrica dell’ospedale di Chieti una donna di 63 anni con una forma di depressione resistente è stata trattata con psilocibina, la sostanza psichedelica contenuta nei funghi allucinogeni. È la prima volta in Italia. La sperimentazione è autorizzata dall’agenzia italiana del farmaco e coordinata dall’istituto superiore di sanità. Non riguarda volontari curiosi, ma pazienti per cui i farmaci tradizionali non funzionano più. Casi complessi, spesso cronici, in cui la psichiatria ha poche armi reali. A seguirla è il team di Giovanni Martinotti, che rivendica il carattere rigorosamente scientifico del progetto, senza retorica psichedelica o promesse miracolistiche. La psilocibina è una soluzione terapeutica in situazioni estreme: apre una nuova strada nelle cure di chi vive in un vicolo cieco.