Dorothea Wierer: «Non stavo bene, noi donne affrontiamo quel periodo del mese che pesa sulla prestazione» che commenta il quinto posto nel biathlon: «Bisogna essere realisti: poteva andare peggio, alla mia età è un risultato tutt'altro che da buttare» è il caso dell'americana Lindsey Vonn operata a Treviso per la terza volta dopo la caduta nella discesa olimpica. «Sto facendo progressi e andrà tutto bene» ha detto sui social. Tina Maze, 42 anni, fuoriclasse slovena con due ori olimpici (uno in discesa) e altrettanti argenti, oggi talent per Eurosport — l’abbiamo incontrata nel quartier generale di Hbo Max a Cortina —, ha trionfato con un’altra filosofia. Campionessa anche di gentilezza.
Bisogna sempre provarci come dice Lindsey o è meglio fermarsi prima?
«Non
siamo tutti uguali, l’importante è restare sé stessi. Io non sono come
Lindsey: dovevo avere sempre tutto sotto controllo. Ma comprendevo la
sua scelta di tornare, tre anni fa era venuta voglia anche a me, volevo
prepararmi per Milano Cortina».
Perché non è tornata?
«Fisicamente
stavo bene e l’idea mi stuzzicava, ma priorità alla famiglia: lo sci
non è l’atletica dove puoi correre vicino casa, devi girare il mondo».
Lei avrebbe gareggiato con un infortunio?
«No,
per me già le cadute erano inaccettabili,figuriamoci gli infortuni.
Farmi male era una grande paura, e questo mi ha spinto alla
prevenzione».
Che cosa significa prevenire nello sci?
«Studiare i materiali, capire quale è il tuo limite. Io mi sono sempre fermata nella mia comfort zone».
Sua figlia Hanouk, 8 anni, scia?
«Sì, l’altra mattina le ho fatto vedere le mie medaglie per la prima volta, sta iniziando a capire cosa sono i Giochi».
Vede per lei un futuro come atleta?
«È ancora una bambina, e gioca anche a hockey».
A quale medaglia si sente più legata?
«A
quella del gigante perché era la mia disciplina, ma quella di discesa è
stata incredibile perché non ero una velocista. Lo sono diventata, un
po' come è successo a Brignone negli ultimi anni».
Quale era il segreto? Tecnica, cura maniacale della preparazione?
«Bisogna
trovare la scorrevolezza, è difficile da spiegare. Hai bisogno di tanto
tempo per capire come mettere gli sci sull'angolo».
È vero che i titoli olimpici si capiscono di più con il tempo?
«Sì.
Nel 2018 è nata mia figlia, piangevo a guardare Pyeongchang in tv, sarà
perché in quel periodo ero sensibile per la gravidanza. Quando
gareggiavo invece ero fredda: non lasciavo entrare l'emozione».
Vincere per lei era un'osssessione?
«Eh sì. Tutta la squadra lavora per vincere. Tu pretendi da loro e loro pretendono da te».
Tina Maze, Pogacar, Roglic, Doncic. La Slovenia terra di fenomeni, perché?
«A
scuola insegnano come prima materia lo sloveno, come seconda la
matematica e come terza lo sport. Potrebbe farlo anche l’Italia».
Torniamo a questi Giochi: come vede Sofia Goggia?
«Bene, il bronzo in discesa era molto difficile dopo la caduta di Vonn, ha reagito in maniera stupenda».
E Federica Brignone?
«Se è qui è perché vuole lottare per le medaglie».
Si aspettava di vederla?
«No, e non mi aspettavo che tornasse subito così forte. Impressionante, si è imposta di stare su un livello altissimo»
Chi è la campionessa del futuro?
«Del presente direi. Emma Aicher, a 22 anni ha già fatto la storia. Può vincere quattro medaglie».
Mikaela Shiffrin soffre le gare olimpiche. Come mai?
«Secondo
me perché non fa più le gare di velocità. In slalom sbagliare è un
attimo, dedicarsi a solo due discipline implica più stress. Se
sbagli...».