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9.4.26

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan.puntata. n. LXXIX NON REPRIMETE LA PAURA, PUÒ SALVARVI LA VITA!


La paura è un'emozione primaria adattiva che, in situazioni di pericolo reale, può attivare 
Ecco i punti chiave su come la paura influenzi la gestione di un'aggressione: Paura come allarme adattivo: La paura "buona" agisce come segnale di pericolo, innescando l'adrenalina necessaria per mettersi in salvo. È un istinto di difesa che aiuta a riconoscere una minaccia immediata.
  • Risposte all'aggressione (La paura che salva): Di fronte a un'aggressione, la paura può portare a reazioni rapide come la fuga, la richiesta di aiuto o, in casi estremi e proporzionati, la legittima difesa.Il paradosso del "Freezing" (La paura che blocca): Se la paura è paralizzante, può indurre l'effetto freezing (congelamento), un blocco fisico e mentale che impedisce di reagire. Superare questo blocco è fondamentale per la difesa personale. Gestione della situazione: In caso di aggressione verbale, la gestione della paura e l'ascolto calmo possono bloccare l'escalation della violenza. Contesto psicologico: Spesso la paura della violenza e il timore di perdere il controllo (pensieri ossessivi di aggressione) colpiscono chi è più sensibile alla rabbia e alla violenza stessa.La gestione controllata della paura e la capacità di non farsi bloccare sono essenziali per trasformare questa emozione da ostacolo ad alleata per la sicurezza personale
Infatti  come. dice. Antonio. Bianco.   sulla 'ultimo. n. del settimanale. Giallo. 

Da sempre siamo abituati a diffidare della paura. La consideriamo come un segnale di debolezza, come. un qualcosa da reprimere o in qualche modo nasconde- re. E così dimentichiamo che esiste una paura che non soltanto è legittima, ma preziosa e necessaria: si chiama paura “utile”. Ci protegge e ci mette in allerta senza paralizzarci e ci spinge a fare un 

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passo indietro.La paura utile è concreta e pragmatica. 
Non nasce dal nulla, ma da dettagli che il nostro cervello riesce a percepire: una strada vuota, una  distanza che si accorcia troppo in fretta, un tono di voce che cambia all’improvviso. Questo tipo di paura è un segnale, una sensazione sottile, spesso immediata, che molti descrivono come
un “campanello” che dobbiamo imparare a non zittire.
Per educarsi alla paura utile bisogna prima di tutto legittimarla. Non dobbiamo minimizzare e giustificare a tutti i costi quello che ci mette a disagio. Quante volte, per educazione o per pudore, ignoriamo una sensazione chiara? In quel momento il nostro cervello ha già colto qualcosa che non va.
Educare la paura significa anche allenare lo sguardo.Non si tratta di vivere nel sospetto, ma di sviluppare attenzione: capire dove sono le vie di fuga, chi abbiamo intorno, cosa sta cambiando nell’ambiente che ci circonda. È una forma di presenza, più che di allarme. Non si tratta di vedere pericoli ovunque, ma di non essere ciechi quando il pericolo c’è. C’è poi un passaggio decisivo, che consiste nel trasformare la paura in un’azione semplice mettendo in atto scelte immediate e realistiche come cambiare percorso, entrare in un luogo illuminato, prendere le distanze, usare la voce. La paura utile funziona quando si traduce in movimento. Il paradosso è che chi sa ascoltare la paura appare più calmo, non più ansioso, perché non deve inseguire il controllo totale.

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