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12.2.26

Perché le Olimpiadi ci emozionano ogni volta: il potere universale dello sport

conferma quanto dicevo in mio padre ha ragione di sportivo c'è ben poco . Jutta Leerdam, l'oro olimpico dello short track tra buon cibo, jet privato e polemiche da diva



























da io donna

Perché le Olimpiadi ci emozionano ogni volta: il potere universale dello sport
Le Olimpiadi continuano a emozionarci perché uniscono sport, narrazione e identità collettiva. Dalle neuroscienze alla psicologia sociale, passando per le voci di atleti, organizzatori e intellettuali, l’articolo spiega perché Milano Cortina 2026 parla al nostro bisogno di appartenenza e di storie condivise
nni accade qualcosa di speciale: lo sport smette di essere solo competizione e diventa racconto collettivo. Le Olimpiadi entrano nelle case, nei bar, nelle conversazioni quotidiane e riescono ancora a farci emozionare, anche quando pensavamo di essere diventati impermeabili a tutto. All’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa forza emotiva torna al centro: perché i Giochi continuano a parlarci così a fondo? La risposta sta in un intreccio preciso di biologia, psicologia e cultura.

N.b  se  ci dovvessero essere problemi  con il  video lo  trovate  qui  
Perché le Olimpiadi ci emozionano: il potere universale dello sport | iO Donna


All’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa forza emotiva torna al centro: perché i Giochi continuano a parlarci così a fondo? La risposta sta in un intreccio preciso di biologia, psicologia e cultura.

















Emozioni condivise: cosa succede nel cervello


Le neuroscienze sociali mostrano che vivere esperienze emotive condivise rafforza il senso di appartenenza e i legami sociali. Studi sul cosiddetto cervello sociale, condotti all’Università di Oxford e all’American Psychological Association , indicano che i rituali collettivi – come seguire insieme un grande evento sportivo – attivano meccanismi neurochimici legati alla coesione di gruppo, tra cui quelli associati all’ossitocina, l’ormone coinvolto nella fiducia e nei legami affiliativi.
È anche per questo che le Olimpiadi funzionano in modo diverso rispetto ad altri eventi sportivi: non parlano solo agli individui, ma alle comunità. Milioni di persone vivono le stesse emozioni nello stesso momento, trasformando la visione in un’esperienza condivisa.
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Il potere della narrazione: storie che riconosciamo come nostre

A differenza di altri eventi sportivi, i Giochi Olimpici sono costruiti come un grande romanzo corale. Ogni atleta arriva con una storia fatta di anni di allenamento, rinunce, infortuni, ripartenze. In pochi minuti di gara si concentrano vite intere. La psicologia dello sport (American Psychological Association (APA) – Why we connect with athletes and sports stories) sottolinea come l’identificazione con le storie degli atleti aumenti l’empatia e la partecipazione emotiva di chi guarda. Non tifiamo solo per la vittoria, ma per il percorso: allenamenti, sacrifici, cadute e ritorni. Secondo studi di psicologia sociale sull’identificazione parasociale, seguire le narrazioni sportive favorisce un coinvolgimento emotivo profondo, rendendo memorabili anche gli atleti che non salgono sul podio. È ciò che rende memorabile anche chi non sale sul podio.

Getty Images


Identità collettiva e bisogno di appartenenza

La psicologia sociale spiega che i grandi eventi sportivi contribuiscono a rafforzare l’identità collettiva. Guardare una competizione insieme crea un “noi” simbolico, fatto di emozioni comuni e memoria condivisa. Le Olimpiadi amplificano questo effetto perché mettono in scena non solo la sfida sportiva, ma l’idea di appartenenza a una comunità più ampia, nazionale e globale. Non è un caso che vengano ricordate per anni: non solo per chi ha vinto, ma per dove eravamo, con chi le abbiamo viste, come ci siamo sentiti.
Milano Cortina 2026: l’emozione di sentirle vicine
C’è poi un elemento ulteriore. Milano Cortina 2026 non sono Olimpiadi lontane o astratte: attraversano città, montagne, paesaggi familiari. Mettono insieme mondi diversi – la metropoli e le Dolomiti – in un unico racconto. Gli organizzatori hanno più volte sottolineato come questi Giochi rappresentino un’occasione per raccontare un’Italia contemporanea, capace di unire sport, cultura e territorio. Un evento che non si limita alle competizioni, ma diventa narrazione condivisa del Paese.
Giovanni Malagò: «un’occasione di pace e condivisione»
Per chi le Olimpiadi le costruisce, Milano Cortina 2026 non è solo un evento sportivo. Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò ha parlato dei Giochi come di un messaggio che va oltre le medaglie, capace di unire territori, persone e significati. In un’intervista su Repubblica ha definito l’edizione italiana un’occasione di pace e condivisione, destinata a lasciare un’eredità simbolica e sociale che superi il tempo della competizione.
Sofia Goggia: l’emozione vista dagli atleti
Dal punto di vista di chi gareggia, l’Olimpiade resta un’esperienza che va oltre il risultato. Sofia Goggia ha raccontato su Eurosport come l’idea di competere ai Giochi, soprattutto in casa, amplifichi il senso di responsabilità ma anche quello di appartenenza. Milano Cortina 2026 rappresenta per molti atleti non solo un obiettivo sportivo, ma un momento identitario, in cui la prestazione si intreccia con la storia personale e collettiva.
Uno sguardo culturale: le Olimpiadi come esperienza umana
Anche dal mondo della cultura arriva una lettura che va oltre lo sport. Lo scrittore Paolo Giordano, riflettendo sul valore dei grandi eventi collettivi, sul Corriere della Sera ha osservato come lo sport e in particolare le Olimpiadi metta in scena il rapporto tra corpo, limite e desiderio, rendendo visibile ciò che spesso resta nascosto nella vita quotidiana: la fragilità che accompagna ogni tentativo umano. In questa prospettiva, i Giochi diventano un racconto condiviso sul fallire, rialzarsi, provarci ancora.
Lo sport come linguaggio universale
Sociologi e studiosi della cultura sportiva osservano che lo sport è uno dei pochi linguaggi globali capaci di essere compresi senza traduzione. Le Olimpiadi ne sono l’espressione più evidente: un racconto fatto di corpi, gesti, limiti e possibilità che attraversa confini, lingue e generazioni. In un tempo frammentato e veloce, i Giochi offrono uno spazio emotivo comune in cui è ancora possibile riconoscersi.

Perché continuano a commuoverci Le Olimpiadi ci emozionano anche perché non promettono perfezione, ma tentativo. Rendono visibile lo sforzo, accettano il limite, mostrano la vulnerabilità. Ci ricordano che il fallimento fa parte del percorso e che il valore non sta solo nel risultato. Forse è questo il loro potere più profondo: trasformare lo sport in una storia che parla (anche) di noi. E farci sentire, almeno per qualche giorno, parte di qualcosa di più grande.

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