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10.10.25

letterio buonomo Dignità Sfrattata di ©daniela tuscano

 Chi attenta alla propria vita, salvo rare eccezioni, non è affatto stanco di essa, né la disprezza. È stanco, semmai, d'un certo tipo di vita, di una vita che non riesce più a considerare tale. E che magari non lo è davvero. Letterio Buonomo era un uomo stanco. Uno che aveva paura: paura della vita che gli si prospettava, e che alla vita conosciuta, la vita amata, la vita degna, non somigliava più. Non ne «poteva più» - come riportato nell'ultimo messaggio - di quell'incubo, di quel vuoto che lo perseguitava da anni, e dal quale, alla fine, è stato risucchiato. Sì, il vuoto pesa, l'assenza è sempre fisica nella sua impalpabilità. I silenzi, le care cose, hanno un grido, tutta una storia la cui perdita si avverte solo dopo, quando è tardi. Letterio aveva 71 anni, abitava a #sestosangiovanni, separato, senza figli. Da tempo non pagava l'affitto. Sembra avesse #fragilità personali. Lo #sfratto era diventato esecutivo e quando l'ufficiale giudiziario ha bussato alla sua porta ha capito, ha deciso, che era finita .


Ha lasciato la casa che non voleva lasciare gettandosi dalla finestra, ché la porta no, quella è inviolabile, è saluto, intimità. La porta introduce, non scaccia.
Letterio se ne è andato da irregolare, stanco della irregolarità che subiva, in cui forse era piovuto, e ancor più,La sua rinuncia, definitiva, è in realtà una supplica, un'affermazione a rovescio sul diritto di tutti, in particolare dei più deboli, alla cura, alla tenerezza. Letterio ha avuto un vuoto di tenerezza. Vi è entrato nel disperato tentativo di recuperarla.

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