Non la conosce.
Lui aspetta il momento giusto,
senza rumore, senza ansia, senza bisogno di attirare l’attenzione.
Vede nell’oscurità ciò che gli altri ignorano.
Non perché sia speciale,
ma perché ha imparato a stare fermo finché la situazione non diventa più chiara.
Il gufo non teme il silenzio:
ci vive dentro.
È nel quieto che trova le risposte,
nelle pause che altri considerano vuote.
Non attacca, non insiste, non rincorre.
Semplicemente osserva,
e quando arriva il suo momento,
si muove con un battito d’ali così leggero
che nessuno lo sente passare.
Sembra fragile,
ma è fatto della stessa sostanza della notte:
pazienza, profondità e precisione.
A volte, per capire davvero,
bisogna imparare dal gufo:
non affrettare le cose, ma lasciarle andare al loro ritmo.
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