corriereveneto.it
Bobbista italiana non si qualifica alle Olimpiadi per 2 centesimi, i suoi alunni la «perdonano» con uno striscione: «Per noi resta la prof più veloce del mondo»Cortina, la veneziana Martina Favaretto non scenderà dalla pista «Eugenio Monti»: «Mi sono commossa e piangevo con loro. Lo Sliding Center? Fondamentale diventi il nostro centro federale»
Due centesimi. Per una (quasi) inesistente frazione di secondo il sogno a 5 cerchi è svanito per Martina Favaretto, 31enne veneziana residente a Mogliano Veneto (Treviso), che da 4 anni fa parte della nazionale italiana di bob. Circa tre settimane prima delle Olimpiadi, sulla pista Eugenio Monti a Cortina, l’atleta non ha centrato la qualificazione per un soffio in uno sport incontrato dopo una carriera agonistica nell’atletica leggera come velocista. Scendere lungo le piste di ghiaccio la appassiona e allo stesso tempo affascina gli studenti delle scuole medie dove lavora come professoressa. Sono stati proprio i suoi alunni a supportarla dopo la delusione per non poter gareggiare sul tracciato ampezzano, facendole trovare un cartellone in classe firmato da tutta la scuola: «A noi dei 2 cent non ci importa un fico secco… Per noi lei sarà sempre la prof più veloce del mondo».
Professoressa Favaretto, partiamo proprio da quel cartello. Che cosa ha provato quando ha visto il sostegno dei suoi studenti?
«È stato un momento fortissimo. Quando mi sono trovata davanti a questo foglio enorme nato dall’idea di alcune ragazze di seconda media, pieno di firme e di messaggi, mi sono commossa. Piangevo con loro, ma erano lacrime di gratitudine. Mi hanno dato una forza incredibile. Sentire che la propria passione viene capita e condivisa è qualcosa che va oltre il risultato sportivo».
Come ha vissuto la delusione per quei due centesimi?
«All’inizio è stata dura. Tutto l’anno fai avanti e indietro tra lavoro e allenamenti, poi arriva la mazzata. Tornare a scuola mi ha aiutato. Ai ragazzi cerco di trasmettere il concetto che non sempre le cose vanno come speri, ma che il sacrificio e la passione hanno un grande valore. Questa esperienza è stata una lezione anche per me».
Pensa che ci riproverà per i Giochi olimpici del 2030?
«Non lo so. Ho un’età diversa rispetto a quando ho cominciato la mia vita da sportiva e lavorando non è semplice incastrare tutto. Se potessi fare solo l’atleta sarebbe diverso. Vedremo».
Lei è frenatrice: qual è il suo ruolo in gara?
«Spingo il bob nella fase iniziale e poi ci salto dentro insieme alla mia pilota. Lei guida e io sto dietro. Dopo la spinta devo frenare a fine della discesa. La spinta dura 40-50 metri, poi affrontiamo circa un chilometro e mezzo di pista a velocità che arrivano anche a 130-140 chilometri orari».
Quanto pesa un bob?
«Tra i 175 e i 180 chili, con gli atleti all’interno arriva a 330. Per noi è fondamentale il controllo del peso, anche perché al termine delle due manche c’è una bilancia ad aspettarci: se si è troppo pesanti si va incontro alla squalifica».
Le piste sono tutte uguali?
«No, ogni pista ha caratteristiche diverse. Su quelle più semplici conta tantissimo la spinta iniziale, su quelle più difficili fa la differenza la guida della pilota».
E l’Eugenio Monti di Cortina com’è?
«Bellissima, è piacevole scendere con il bob perché è un tracciato fluido e l’ambiente è spettacolare».
Quanto è importante per voi che questa pista diventi centro federale?
«Avere un impianto in casa è una vittoria, un modo anche per avvicinare più persone a questo sport. Vederla in tv in questi giorni con così tanto pubblico è qualcosa di incredibile».
Cosa le piace di più di questa disciplina?
«Quando sei in alto, pronta a partire, senti l’adrenalina salire. È qualcosa di completamente diverso dall’atletica».
Com’è la preparazione durante l’anno?
«In estate lavoriamo molto su forza e corsa. Ci alleniamo tutti i giorni, a volte anche con doppie sedute. Facciamo raduni in Germania, dove ci sono colline dedicate alla spinta con il bob su ruote: lavoriamo sul rettilineo, sia da sole per la tecnica sia in coppia per coordinarci. In palestra curiamo la forza e quando mi alleno a Mestre ho un carrello da spingere in piano con dei pesi per simulare il bob. A settembre e ottobre iniziamo a girare in pista e poi partono le gare tra Coppa Europa e Coppa del Mondo».
Lei prima era una velocista, come è avvenuto il passaggio a questa nuova disciplina?
«Ho smesso con l’atletica a 26 anni, dopo tanti infortuni. Sono stata fer
