L’avevo notata appena entrata, la ragazza al banco.
Aveva un’espressione strana, tesa.
Ma non avevo confidenza e non volevo invadere la sua privacy, così ho fatto finta di niente.
Ho chiesto un caffè.
Ne avevo bisogno davvero, dovevo svegliarmi un po’.
Era caldo.
Troppo caldo.
E dopo il primo sorso ho capito: sapeva di bruciato.
Eh no.
Il caffè del mattino deve sapere di caffè.
È una regola non scritta.
Ho chiesto un po’ d’acqua.
Il proprietario, soddisfatto:
«Sentito che buono, signora? È caffè di ottima qualità.»
Ho pensato che due erano le possibilità:
o ti hanno truffato,
o la macchina ha qualcosa che non va.
Mi sono limitata a sorridere e annuire.
Troppo timida per dire la verità: era una ciofeca.
Dietro di me, a un certo punto, la ragazza ha risposto male.
Non forte.
Solo secca.
Il barista l’ha guardata un attimo, senza dire niente.
Lei allora ha abbassato lo sguardo.
Direi di essere stata un po’ aggressiva senza motivo,
sembrava dire quel gesto.
Il barista non ha reagito.
Ha continuato a fare quello che stava facendo.
Le ha passato il bicchiere, senza aggiungere altro.
Io sono uscita dal bar con un caffè imbevibile
e la sensazione di non essermi svegliata del tutto.
Ma anche con un pensiero leggero, quasi consolante:
forse la giornata non era iniziata storta solo per me.
E, in qualche modo,
mi sono sentita meno sola.
2 commenti:
ottimo inizio
ottimo
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