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17.2.26

perchè la medaglia di Flora Tabanelli, è particolare rispetto a quella dei Brignione una gioia pura che va oltre la medaglia. Ritratto della 18enne sciatrice freestyle, bronzo nel Big Air alle Olimpiadi



non c'è solo uno staff medico d'eccellenza ( qui e nel mio  precedente  post ) e il gareggiare nonostante l'infortunio , ma 'è dietro tutta una storia particolare .Senza  togliere  niente  al merito  della  Brignione  Infatti 



 da Euro sport
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Flora Tabanelli, una gioia pura che va oltre la medaglia. Ritratto della 18enne sciatrice freestyle, bronzo nel Big Air alle Olimpiadi

MILANO-CORTINA 2026 - Quella di Flora Tabanelli è gioia pura, qualcosa che va ben al di là della medaglia olimpica. Senza il podio non sarebbe cambiato nulla: non nella sostanza, almeno. Una sostanza che racconta di libertà assoluta, creatività e di una selvatica forza primordiale.
Roland Fischnaller è un totem dello sport mondiale.

Un uomo fatto e finito, nel pieno della sua adultità, quella più completa, che non necessita di filtri, di spiegazioni, che non scende più a compromessi con ciò che non è davvero importante: sogni e figli.
È anche un uomo moderatamente ruvido, che decide quando parlare, e con chi farlo.
Ha imparato a proteggere il suo perimetro, come ogni capo branco che si rispetti, e il superfluo semplicemente non gli interessa.
Ha visto sette Giochi Olimpici, Roland.
Ha visto i Cinque Cerchi atterrare come un'astronave a Torino.
E non erano neppure i primi sotto cui ha gareggiato.
Ha visto lo Utah.
Poi il Canada.
Nel 2013, nell'estate precedente alle Olimpiadi di Sochi, ha inforcato la bicicletta e completato un vero e proprio pellegrinaggio a pedale.
Sedici giorni, otto Paesi attraversati a stantuffate, 3224 chilometri: dal suo garage fino a dove sarebbe sorto il Villaggio.
Un gesto estremo, di purificazione, dopo un dolore privato e potente.
Poi ha visto la Corea e ha visto le Olimpiadi del Covid, mascherato come tutti gli altri, con gli affetti lontani, anzi lontanissimi.
Infine, sospinto da quale forza lo sa soltanto lui, ha visto anche la seconda edizione dei Giochi di casa, questa volta a Livigno, a 45 anni suonati.
Serafico.
Intoccabile.
Inscalfibile.
Ha visto tutto, Roland Fischnaller.
Ma non aveva mai visto un Tabanelli.
Così, ieri pomeriggio, dopo aver già finito la sua settima esperienza olimpica da qualche giorno, Roland si è messo in macchina e ha raggiunto Livigno, in compagnia del figlio Florian, di anni 12. Fanno 500 chilometri tra andata e ritorno.
Tornante più, tornante meno.
500 chilometri di valichi, di passi, di neve e di ghiaccio.
Col sole a venire, col buio a tornare.
Basterebbe questo a raccontarvi che cosa ha fatto Flora ieri.
Perché il vero riconosce il vero.
La prima volta che ho parlato con Flora era troppo giovane per qualsiasi cosa.
Per guidare, per bere, forse persino per comprendere il "perché" intorno a lei iniziassero a muoversi tante forze diverse.
Tanti interessi.
Tante radici sotterranee che associavano con delicatezza il suo nome, la sua disciplina e i suoi risultati giovanili a questo preciso momento.
A queste due settimane.
A oggi, a ieri sera.
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Flora Tabanelli si esalta dopo la run che le vale il bronzo

Credit Foto Getty Images

Fantascienza pura, né più né meno, quattro anni fa.
E invece ora stiamo celebrando qualcosa che va ben al di là della medaglia olimpica, e che non sarebbe cambiato senza il podio.
Non nella sostanza, almeno.
Perché la sostanza è tutta racchiusa dentro una piccola fortezza di legno, grande quanto un rifugio montano, arroccato sulle rive del lago Scaffaiolo.
Mai ho conosciuto una famiglia così disinteressata al risultato.
E così attenta al processo.
Al come, prima del cosa.
In ogni cosa.
Irene, Miro e Flora, in rigoroso ordine d'età, sono cresciuti in un contesto fiabesco, come un'utopia medievale, con i piedi aggrappati alla terra nuda, specie se innevata, e le mani protese verso il cielo: nulla è irraggiungibile per loro.
Qualsiasi sport vi venga in mente, loro l'hanno praticato.
E ogni singolo allenatore che li abbia presi in carico, fosse anche solo per mezza stagione, ripete ossessivamente le stesse identiche parole incredule: è stato un privilegio.
Un privilegio.
Da anni chiedo a ogni atleta o artista che incontro quale sia la sua definizione di talento, e nella sintesi delle risposte mi sono fatto un'idea mia.
Idea che poi ho accartocciato in meno di 48 ore vissute al rifugio con i Tabanelli, nel senso dei Tabanelli al completo.
Libertà assoluta.
Creatività.
Una selvatica forza primordiale.
E insieme un'attenzione monacale per gli altri.
Tutti gli altri.
Ma partendo dall'interno.
Giravano per il paese in monociclo, tortorelle in migrazione perenne.
Artisti di strada.
Scalavano montagne con la presenza di spirito di un grande esploratore, e poi tornavano di corsa alla baita, per aiutare con le faccende e servire ai tavoli.
Macinavano migliaia di chilometri a settimana, per fare pattinaggio e poi sci, e poi ginnastica e poi pianoforte.
La loro maestra mi disse che Miro era inafferrabile: poca teoria, ma appena ascoltava una melodia la replicava all'istante, senza sforzo.
L'uscita dal grembo familiare è avvenuta poco alla volta, per sopraggiunta grandezza sportiva, ma non sarà mai del tutto completa, perché il cordone ombelicale è d'acciaio.
Gli ultimi 12 mesi, e ancor di più gli ultimi sei, li hanno proiettati in sfere di influenza sempre più distanti, sempre più artefatte, sempre più consumistiche.
La vittoria agli X Games, una cosa che ha commosso i freestyler di qualsiasi età.
Poi la giostra olimpica, con le aspettative, le attese di medaglia, la scoperta mediatica di Miro e Flora, a mezzo stampa, a mezzo social, a mezzo sponsor.
Un lentissimo avvicinarsi all'appuntamento più magnetico e crudele.
Tre run.
Tre salti.
Tre secondi ciascuno.
Nove secondi scarsi, più nove per l'eventuale finale.
Sfiorata per mezza rotazione da Miro.
Conclusa in gloria, col bronzo, da Flora.
Con il crociato rotto, completamente andato da tempo, e che verrà ricostruito quando finiranno le interviste.La differenza non esiste, perché a loro il risultato non interessa.

A loro interessa il processo.
E la simbiosi che li contraddistingue, come tribù nel suo complesso, è impossibile da penetrare.
Porosi al mondo e alle sue bellezze, impossibili da incrinare all'interno.
Se una catena è forte quanto il più debole dei suoi anelli, questa non si spezzerà mai.
Il podio di ieri non è il coronamento di niente.
È pura gioia.
Una gioia mai vista, chiedete a Roland.
Una volta, uno di loro, non importa chi, mi disse: sono gelosa del futuro.
L'unica gelosia che vale la pena provare.
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Flora Tabanelli: "Questo bronzo vale tutto l’oro del mondo. Ha un valore immenso"

Video credit: Eurosport


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