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18.2.26

“Donna, ma si sente uomo”. La prima transgender delle olimpiadi invernali: nuove polemiche dopo il caso Imane Khelif e altre storie che caratterizzano cortina 2026

fonti the social post , olimpycs ,  eurosport   ed altri siti   tramite msn.it 





Un salto, una traiettoria perfetta sulla neve compatta, poi l’errore che spezza il ritmo della prova. A Livigno, sotto lo sguardo attento di tecnici e pubblico, non è andata in scena soltanto una gara di sci freestyle, ma un passaggio destinato a restare negli annali dello sport. Le Olimpiadi, da sempre teatro di primati e record, hanno registrato un evento che va oltre il risultato sportivo.
Ogni edizione dei Giochi porta con sé storie che travalicano la competizione. Questa volta il riflettore si è acceso su identità, regolamenti e inclusione. Temi che da anni attraversano il dibattito internazionale e che tornano ciclicamente al centro dell’attenzione quando lo sport incontra le trasformazioni sociali.
A scrivere una pagina inedita è stata Elis Lundholm, sciatrice freestyle svedese di 23 anni, specialista delle gobbe, che a Livigno è diventata la prima atleta apertamente transgender a partecipare alle Olimpiadi invernali. Un traguardo simbolico che segna un punto di svolta nella storia olimpica.
Lundholm si identifica come uomo pur essendo biologicamente donna. Nelle qualificazioni femminili ha chiuso all’ultimo posto dopo un errore nella prova che le ha impedito di ottenere il pass diretto per la finale. La competizione, tuttavia, non si è conclusa: mercoledì è previsto un secondo turno di qualificazione, dal quale emergeranno le ultime atlete ammesse alla fase decisiva. Solo le prime dieci classificate hanno infatti conquistato l’accesso immediato alla finale.
Al di là del piazzamento, la partecipazione della sciatrice ha assunto un significato che va oltre la classifica. La sua presenza ai Giochi rappresenta un momento chiave nel confronto internazionale sul tema degli atleti transgender nello sport.

Le regole olimpiche e la questione dell’identità di genere

La partecipazione di Lundholm è stata resa possibile dalle attuali normative olimpiche. Non avendo intrapreso un percorso chirurgico di riaffermazione di genere né modificato legalmente la propria identità, l’atleta è stata inserita nella squadra femminile dal Comitato Olimpico svedese, in conformità ai regolamenti vigenti.
Un uomo transgender è una persona con identità di genere maschile a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita. È una distinzione che spesso genera confusione nel dibattito pubblico e che, con l’avvio dei Giochi, è tornata sotto i riflettori. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) negli ultimi anni ha adottato linee guida volte a bilanciare inclusione e criteri di equità competitiva, lasciando alle federazioni internazionali l’applicazione concreta delle regole.

I precedenti di Parigi 2024
Il confronto sul tema non è nuovo alle Olimpiadi. Già durante Parigi 2024 si era acceso un acceso dibattito attorno alle pugili Imane Khelif e Lin Yu-ting. In quel caso, però, non si trattava di atlete transgender. Entrambe nate e registrate come donne, erano finite al centro di polemiche per presunti “test di genere” non meglio precisati ai Mondiali 2023, con riferimenti a cromosomi XY mai supportati da documentazione medica pubblica.
Il CIO intervenne difendendo le due atlete e definendo arbitrari i test condotti dall’IBA, federazione non più riconosciuta dal Comitato Olimpico. Le pugili furono ritenute pienamente idonee a competere.
Sempre a Parigi 2024 si era distinta la mezzofondista statunitense Nikki Hiltz, nata donna e prima atleta dichiaratamente trans e non binaria a partecipare ai Giochi, diventata simbolo della comunità Lgbtq+.
La partecipazione di Elis Lundholm alle Olimpiadi invernali riporta ora il tema al centro del panorama sportivo internazionale. Tra risultati sul campo e discussioni regolamentari, lo sport continua a confrontarsi con una società in evoluzione, chiamata a trovare un equilibrio tra inclusione, identità e competizione.




Milano-Cortina 2026, l’Italia del curling femminile nella storia: la nazionale non aveva mai vinto due volte alle Olimpiadi





Il curling italiano continua a scrivere pagine memorabili della propria storia recente, regalando emozioni forti anche quando il traguardo delle medaglie sembra ormai fuori portata. Alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, la nazionale femminile ha ottenuto una vittoria di fondamentale importanza contro il Giappone, chiudendo la sfida con il punteggio di 8-6. Questo successo non rappresenta soltanto un numero su un tabellone, ma segna un sorpasso diretto in classifica proprio ai danni delle avversarie nipponiche, permettendo alle azzurre di abbandonare definitivamente l’ultimo posto. Anche se la matematica esclude la possibilità di accedere alle semifinali, il valore simbolico di questo risultato è immenso per tutto il movimento sportivo invernale del nostro Paese.
Un traguardo storico per il curling azzurro femminile
La vittoria ottenuta contro il Giappone proietta il quartetto italiano in una dimensione mai esplorata prima. Mai nella storia delle partecipazioni olimpiche la nazionale femminile di curling era riuscita a conquistare due successi all’interno della stessa edizione dei Giochi. Questo dato sottolinea la crescita esponenziale di un gruppo che, sotto la guida carismatica di Stefania Costantini, sta trovando una propria identità internazionale sempre più definita. Il superamento del record precedente non è solo un vanto statistico, ma la dimostrazione tangibile che il lavoro svolto negli ultimi anni sta portando i frutti sperati, elevando il livello competitivo delle atlete italiane rispetto alle grandi potenze mondiali della disciplina.

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Una medaglia d’oro attesa dodici anni, per Mikaela Shiffrin
Una delle sciatrici più forti di sempre è tornata a vincere la sua gara preferita anche alle Olimpiadi: per una come lei è una notizia

La la sciatrice statunitense Mikaela Shiffrin (Diego Souto/Getty Images)



Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina la sciatrice statunitense Mikaela Shiffrin ha vinto la medaglia d’oro nello slalom speciale. Shiffrin è una delle sciatrici migliori di sempre e lo slalom speciale è la sua specialità: eppure questa vittoria non era così scontata, visti i suoi precedenti alle Olimpiadi. Ai Giochi di Pechino del 2022, infatti, non aveva vinto nessuna medaglia, e anche nelle prime gare dei Giochi di Milano Cortina non era andata bene. Alle Olimpiadi Shiffrin non vinceva una medaglia d’oro dal 2018, e nello slalom speciale persino dal 2014: per una come lei era una notizia.
Nello slalom speciale, di norma chiamato solamente slalom, si scende lungo un percorso facendo per l’appunto lo slalom tra i pali snodati posti uno dopo l’altro in rapida successione fino al traguardo. Si disputa in due manche: vince chi ottiene la somma dei due tempi più bassa.
A Cortina, dove si è svolta la gara, Shiffrin si è piazzata al primo posto sin dalla prima delle due manche, arrivando al traguardo con ben 82 centesimi di secondo di vantaggio rispetto alla seconda in classifica, la tedesca Lena Duerr. Nella seconda manche si è confermata.
Mikaela Shiffrin può essere considerata una delle sciatrici più forti di sempre, se non la più forte in assoluto. Ha vinto cinque volte la Coppa del Mondo ed è l’atleta con più vittorie in Coppa del Mondo, 108. La Coppa del Mondo è il principale circuito di gare professionistiche nello sci: si svolge ogni anno da ottobre a marzo e non va confuso coi Mondiali, che si tengono una volta ogni due anni e dove Shiffrin ha vinto 15 medaglie, tra cui 8 d’oro.
Alle Olimpiadi, però, Shiffrin non era mai riuscita a dimostrare questa continuità. Iniziò alla grande, vincendo ad appena 18 anni l’oro nello slalom speciale a Sochi nel 2014. Nell’edizione del 2018 – oltre all’oro in slalom gigante – vinse anche l’argento nella combinata alpina.
Il rapporto complicato di Shiffrin con le Olimpiadi cominciò all’edizione di Pechino 2022, dove era ovviamente l’atleta favorita per la vittoria sia in slalom gigante sia in slalom speciale (le due discipline tecniche dello sci alpino, la seconda più dell’altra). In entrambe le gare, però, fu squalificata dopo pochi secondi di gara della prima manche perché mancò un passaggio tra i paletti che delimitano il tracciato.
A Milano Cortina era arrivata undicesima nello slalom gigante e quarta nella combinata a squadre, dove non era riuscita a mantenere la prima posizione ottenuta dalla sua compagna nella discesa libera per via di una sua brutta prestazione nello slalom speciale, chiuso con il quindicesimo tempo. Nella combinata a squadre ci sono due atlete per ogni squadra: una disputa la discesa libera, una disciplina molto veloce e meno tecnica, e l’altra lo slalom speciale; la classifica finale si forma sommando i tempi.


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Prendere le ferie per giocare l'Olimpiade con il team statunitense di curling: l'incredibile storia di Rich Ruohonen

CURLING, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Sei volte avvocato dell'anno in Minnesota, Ruohonen è sceso in pista durante la sconfitta degli Stati Uniti contro la Svizzera. Team USA ha atteso di trovarsi sotto 8-2 prima di effettuare un cambio e concedergli l’ingresso sul ghiaccio. Ha avuto il tempo di effettuare un solo tiro, ma di quelli che restano.


Rich Ruohonen

Credit Foto Getty Images
Prendere le ferie per inseguire un sogno: giocare l'Olimpiade con il team statunitense di curling. A 54 anni, Rich Ruohonen è diventato il più anziano americano di sempre ai Giochi, entrando sul ghiaccio di Cortina d'Ampezzo tra applausi e ironia. La storia raccontata da Le Parisien.
Sei volte avvocato dell'anno in Minnesota, Ruohonen è sceso in pista durante la sconfitta degli Stati Uniti contro la Svizzera. Team USA ha atteso di trovarsi sotto 8-2 prima di effettuare un cambio e concedergli l’ingresso sul ghiaccio. Ha avuto il tempo di effettuare un solo tiro, ma di quelli che restano.
Ruohonen è letteralmente ossessionato da questa disciplina. Per anni ha inseguito la convocazione olimpica continuando a lavorare a tempo pieno. Per allenarsi si alza tre giorni a settimana alle 5 del mattino, affronta l’intera giornata in studio e torna sul ghiaccio alle 18. Dal giovedì alla domenica partecipa ai tornei, con camicia e cravatta sempre in valigia per collegarsi alle udienze in videoconferenza. È anche padre di due figli.
Dopo aver mancato la qualificazione nelle due edizioni precedenti, ha finalmente esaudito il suo sogno. "Avrei preferito farlo quando eravamo in vantaggio 8-2 piuttosto che sotto 8-2, ma apprezzo davvero che i ragazzi mi abbiano dato questa possibilità", ha raccontato ai colleghi di Le Parisien



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Il nuovo record di medaglie dell’Italia

A una settimana dalla fine dei Giochi, l’Italia ha già firmato la sua miglior edizione di sempre: 22 medaglie, due in più rispetto a Lillehammer 1994. Il sorpasso è arrivato il 15 febbraio grazie a due prestazioni memorabili: l’argento di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello snowboard cross a squadre e l’oro di Lisa Vittozzi nel biathlon
Non si tratta solo del record di medaglie complessive: viene superato anche quello degli ori. A Lillehammer 1994 l’Italia si era fermata a sette, mentre a Milano Cortina gli azzurri hanno raggiunto quota otto.

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Lisa Vittozzi regala all’Italia il primo Oro Olimpico nel biathlon

Milano Cortina 2026 ha consegnato all’Italia un primato atteso da decenni: il primo Oro nel biathlon. A conquistarla è stata Lisa Vittozzi, già protagonista dell’Argento in staffetta mista con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Dorothea Wierer.

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Il Brasile conquista la sua prima medaglia nella storia dei Giochi Invernali

Lucas Pinheiro Braathen ha trasformato lo slalom gigante in un momento storico: prima medaglia invernale di sempre per il Brasile. Con una prima manche dominante e una seconda impeccabile, ha preceduto tre svizzeri – Odermatt, Meillard e Tumler – chiudendo con 58 centesimi di vantaggio sull’ex campione olimpico.


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Arianna Fontana diventa l’atleta italiana più medagliata di sempre

Il 12 febbraio, con l’Argento nei 500 metri di short track, Arianna Fontana ha raggiunto quota 13 medaglie Olimpiche, eguagliando Edoardo Mangiarotti che le vinse nella scherma tra il 1936 e il 1960. Alla Milano Ice Skating Arena ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua leggenda, dopo aver conquistato due giorni prima – martedì 10 febbraio - il suo terzo Oro Olimpico nella staffetta mista.

Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto

BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa ...