LA CONOSCETE LA FIABA CECINA ?
:-)
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
A proposito del bullismo nella scuola
“Sì, quelli che hanno le mani pulite e la coscienza sporca. Quelli che si sono fatte le leggi e ora possono, con un gioco di matrioska societario, impunemente far pagare la frutta a prezzi esorbitanti”, bevette un altro sorso di caffè, ”quelli che gestiscono le società che portano dei coglioni a strimpellare, anche male a volte, e li pagano a peso d’oro, e più li pagano e più loro guadagnano; quelli che acquistano brocchi all’estero con società di loro proprietà e guadagnano per la procura e per il rimborso dell’Iva. Potrei continuare ancora per molto. Tra questi bisogna cercare chi ha fatto sparire Bobore”.(da “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”, ed. Tracce, 2005 Pescara).
Ecco inizio il tema del bullismo nelle scuole con questo brano estrapolato dal mio romanzo. Cosa c’entra direte voi? Secondo me la cattiva politica, quella che agevola con le leggi gli interessi delle lobby, è la madre di tutte le cause. In buona sostanza qual è la mia opinione? La mia opinione è che abbiamo una scuola che è lo specchio della società. Ora, se l’esempio che noi riceviamo dall’alto è poco edificante, come possiamo pretendere che i giovani non covino dentro una arroganza e prepotenza e soprattutto ci convivano senza quasi neanche accorgersene e a pagarne le conseguenze non siano i più deboli? L’arroganza e la prepotenza la troveranno nella vita di tutti i giorni e, in alcuni casi, è triste dirlo potrebbe anche essere una sorta di ancora di salvezza. Non sto cercando delle scuse per loro, dico solo che la scuola dovrebbe educare all’ingresso nella società, ma se la società è marcia, se gli esempi che la società ti propone sono dei modelli fasulli che esaltano l’arrivismo, passare sopra tutto e tutti per la carriera, il danaro come valore assoluto, cosa mai possiamo pretendere dalla scuola? Il povero insegnante potrà provare a reprimere gli esempi di bullismo che di volta gli si presenteranno davanti, ma stando anche attento ad eventuali reazioni perché oggi nessuno accetta più né critiche né verdetti, e in molti casi gli stessi genitori. Dare un ceffone può essere anche salutare per chi lo riceve, ma l’insegnante è paralizzato perché sa che potrebbe per quel gesto passare anche dei guai. Questa è una società che va rifondata nei suoi valori portanti, perché la sola repressione non elimina il bullismo più di quanto non possa gonfiare una gomma di una macchina, senza un cambio di rotta, purtroppo, non vedo futuro.
Pietro Atzeni
(Pietro Atzeni)
Cammino...
cammino su questo via Roma
che mi ha vista crescere...
cammino mentre gocce di pioggia
incominciano a cadere...
vedo una vecchietta che tenta, inutilmente,
di aprire l`ombrello
per coprirsi dalla pioggia,
che inizia a scendere giù sempre più forte...
ma io continuo a camminare,
come se niente fosse.
Ad un tratto vedo un bambino sulla bici
che torna verso casa
prima del temporale imminente...
tuoni e lampi accendono
d`improvviso il cielo...
ormai sono fradicia
i vestiti mi aderiscono al corpo
come fossero una seconda pelle...
ma non sento freddo,
e ancora cammino...
i miei occhi si riempono di lacrime
quando scorgo
un ragazzo ed una ragazza...
lui con una mano regge l`ombrello
e con l`altra stringe forte a sè
la ragazza...
come se avesse il timore
di perderla e
la osserva come fosse
la cosa più importante al mondo...
le lacrime cominciano
a scendere lentamente,
rigandomi il viso...
ma io non le sento...
è da tanto che non sento più nulla,
percepisco solo questo dolore...
quante volte ho creduto
di leggere lo stesso sentimento
nei tuoi occhi...
sono sola,
ormai la strada è deserta...
ma io continuo a camminare...
Pubblichiamo la lettera che Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto nel settembre del 2005 a Ferrara a seguito di un intervento della Polizia, ha indirizzato alla famiglia ed agli amici di Gabriele Sandri.
Mi chiamo Patrizia Moretti, sono la mamma di Aldro. Il 25 settembre 2005 mio figlio Federico di 18 anni moriva a Ferrara sotto i calci e le manganellate di quattro agenti di polizia mentre invocava aiuto. Mi rivolgo alla famiglia di Gabriele Sandri. Voglio esprimere il dolore mio e di mio marito per la perdita del loro figlio Gabriele.
Voglio dire loro che so, purtroppo, cosa stanno provando in questo momento e che cosa proveranno in futuro.
Dalla perdita del proprio figlio è impossibile, io credo, riprendersi, e sempre difficile è dominare la rabbia che diventa, insieme al dolore, costante e invadente compagna di vita.
Voglio rivolgermi però soprattutto a tutti gli amici di Gabriele e a tutti i ragazzi che sono rimasti colpiti dalla sua morte.
In questi due anni di vita trascorsa senza più Federico ho incontrato tanti, tanti ragazzi nei centri sociali, nei palazzetti dello sport e negli stadi. Ci hanno scaldato il cuore perché ci hanno impedito di sentirci da soli, io e Lino, nella nostra battaglia per la verità e nel nostro dolore.
Li consideriamo tutti amici di Federico e della sua memoria.
Il loro atteggiamento civile, discreto e composto di pubblica partecipazione è stato determinante, insieme a tanti altri eventi, a mettere sempre più in grave imbarazzo coloro che volevano nascondere la verità ed infangare la sua memoria.
Amici di Gabriele! fate come loro! non date spazio alla violenza neppure verbale e isolate coloro che, con i loro comportamenti criminali, consentono di far passare in secondo piano la tragedia di Gabriele in favore del “danneggiamento dei cassonetti dell’immondizia”.
Vi prego, rispettate la famiglia e Gabriele, che ha bisogno di voi, della vostra schietta e calda umanità. Solo questo potrà aiutarli ad ottenere giustizia e verità.
Fate come quei tifosi della Fortitudo Basket di Bologna e dell’Avellino, che durante la partita si sono presentati tutti insieme con una maglietta che chiedeva giustizia e verità per Federico. Fate come loro che quando gli è stato imposto dalle forze dell’ordine, in modo tanto insensato quanto immotivato di rovesciarla, uno per uno, per nasconderne il messaggio, essi tutti hanno civilmente ubbidito.
A tutti questi ragazzi io voglio bene, e auguro a Gabriele e la sua famiglia che ciò accada anche per loro, perché quanto purtroppo si è visto nei telegiornali io credo che uccida due volte Gabriele Sandri.
Con profondo affetto e partecipazione,
Patrizia Moretti
Troppo difficile parlare al presente ora che non ho più certezze.
Troppo difficile parlare di ciò che non so.
Racconto dunque del passato, di ciò che è stato e ne sono sicuro.
Sono nato in una notte di tempesta e, figlio del fulmine, ho portato rovina in tutto ciò che mi circondava.
Sono nato figlio del destino 21 anni fa sotto il nero cielo di una Milano malata. Troppo umile per una Milano bene, troppo forte per questo schifo di vita.
E' stato all'alba di 5 ani che ho aperto gli occhi ed il cuore al mondo; è stato allora che ho capito il senso più profondo e più nero della parola "vivere". Solo una cosa mi ha dato sicurezza in questi anni: NESSUNO RIUSCIRA' MAI AD IMPEDIRE ALLA PENNA DELLA MIA ANIMA DI CORRERE ANCORA SUI PROSSIMI 1000 FOGLI. E OLTRE.
Una domenica come tante, se non fosse stato per uno strano gioco del destino.
Molti questo gioco del destino lo chiamerebbero "illusione ottica", io no.
Tornando dal mercatino dell'usato, sulla statale per il Lago Maggiore, io ed il mio compagno abbiamo deciso di risparmiare strada tagliando per la Collina del S.Michele.
Un enorme chiazza boschiva ed in centro un vasto prato, una proprietà privata credo, dove i cavalli possono correre liberi.
Ed ecco che tra tutti quegli stalloni neri la mia attenzione viene catturata dall'unico immacolato come la neve.
Un "oh mio Dio..." fa spaventare il mio compagno che lascia spegnere l'auto nel chiedermi cosa avessi visto (avevo una faccia a ripensarci).
Non ho visto uno stallone bianco, ho visto uno stallone bianco con un corno sulla fronte!
Ne abbiamo parlato molto, ci ho pensato su ma non ho trovato spiegazioni o forse non ne ho volute trovare. Non capita spesso di vedere un "UNICORNO"...
Purtroppo però il destino del San MIchele è lo stesso di molte altre zone boschive. Verrà disboscato per costruire un lotto della tangenziale..
... ma credo ancora al principe che mi disse che tutte le fiabe finiscono bene.
Ora dopo aver letto questo ( vedere sotto ) bellissimo ed ironico post su il blog ( www.vedovascalza.splinder.com ) dela compagnadistrada perchè ho la brutta abitudine di considerare tale ( fin quando non ho , per parafrasare l'attimo fuggente uno dei miei film preferiti e che più mi ha formato succhiato il loro midollo ) i miei compagnidistrada,
Ora so come voglio un UOMO
che faccia della sua gentilezza uno dei suoi più grandi pregi,
semplice e galante, umile, sensibile e molto geloso,
che mi ascolti ogni volta che parlo, mi faccia sentire importante e io sia per lui una priorità,
provocatore, sicuro di sé, intraprendente e sfacciato,
che mi dia sempre nuovi stimoli,
che sappia affrontare gli argomenti, e non sia tirchio con le parole,
educato, riflessivo, calmo nei modi ma con carattere,
capace di conquistarmi senza fretta e rispettando i miei tempi,
che sappia sempre quello che vuole,
che non abbia scatti d’ira e non sia lunatico,
che non abbia paura di me, e affronti i miei silenzi,
che risponda sempre al telefono,
che non sminuisca la mia intelligenza,
non egoista, (odio l’egoismo più di ogni altra cosa)
che non si fermi alle apparenze,
che non pensi solo e soltanto al lavoro,
concreto, ambizioso, coerente,
che si sappia mettere in gioco,
che dia peso alle parole (così come lo faccio io)
che sappia ridere di sé stesso,
che mi faccia finire di parlare,
che non mi compiaccia né mi assecondi,
che si preoccupi per me, e sappia essere forte quando io non lo sono,
premuroso, maturo e responsabile, tenero e affettuoso,
che sia presente nella mia vita, e abbia sempre voglia di me,
non telegrafato stile: “ciao, stop, sto arrivando, stop”,
che non mi faccia sentire “diversa” o “rara”, ma normale,
che non si tiri indietro di fronte alle difficoltà,
Arzachena È più forte di lui. Anche quando dovrebbe essere il protagonista del racconto, Mario Sotgiu, il presidente dell’associazione “La ...