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31.12.25

Dalla famiglia nel bosco a Garlasco: cinque cose del 2025 che ci saremmo risparmiati volentieri



con questo post vi saluto e viu auguro buon anno ci veiamo se “Si Deus cheret e sos carabineris lu permittini” ( Se Dio vuole ed i carabinieri lo permettono?) come si si dice da noi ( qui il perchè di questo detto ) nel 2026


  dopo  La Campana dei Bimbi non Nati ecco   le  altre  news     di  questo  2025  di  cui  avremo  potuto  fare  a meno      da   da  fanpage.it   Dalla famiglia nel bosco a Garlasco: cinque cose del 2025 che ci saremmo risparmiati volentieri




Il 2025 è stato un anno denso di cose accadute, fatti di cronaca più o meno importanti, notizie date bene, notizie date male. Un giornale è fatto di tante cose: di argomenti che ‘tirano’, che vanno per la maggiore e sono molto richiesti dai lettori, a fenomeni sociali e fatti che noi giornalisti a volte preferiremmo non trattare ma che invece ci troviamo costretti a fare per dovere di cronaca. Qui vi propongo la mia personalissima top 5 delle cinque cose che ci saremmo risparmiati volentieri in questo 2025, e che invece ci hanno assillati triturandoci le ginocchia, per non dire altro

Garlasco

Il circo mediatico per eccellenza, una serie di non notizie una appresso all’altra che vanno da quanto sarebbero antipatiche e invidiose le gemelle Cappa, ad Andrea Sempio che quando aveva 20 anni si vestiva di nero. Giuro, non sto scherzando, ho letto illazioni sul fatto che Sempio si vestiva di nero. Su Garlasco la procura sta facendo indagini, darne conto ai lettori è dovere di cronaca: quello che non è normale è creare teoremi sulle cazzate perché tirano e fanno vendere, e trattare una vicenda seria come se stessimo giocando a ‘cena con delitto’. Le gemelle Cappa probabilmente sconteranno tutta la vita quella cretinata del fotomontaggio, mentre i giornali continueranno a fabbricare piste fantasiose nonostante non siano mai state indagate e una delle due all’epoca avesse letteralmente una gamba rotta. Farebbe ridere se non fosse che di mezzo ci sta la gente vera e quello che – fino a prova contraria, che al momento non c’è – è il femminicidio di una 26enne.





La storia finto idilliaca sulla famiglia nel bosco. I casi che trattano di minori sono sempre molto complicati e richiedono estrema prudenza, ma non per la maggior parte della stampa italiana, che li tratta con banalità e una superficialità da far venire le coliche renali solo ad aprire le prime pagine dei quotidiani. E così scopriamo che far vivere dei bambini in contesti di totale deprivazione oggi è cool, e che va bene negare il diritto alla salute e all’istruzione perché, ehy! Mamma e papà dei figli possono fare qualsiasi cosa! Poco importa che una delle bambine avesse un bronchite con spasmi non curata (non serve che vi dica che questa cosa può avere ripercussioni importanti sulla salute, vero?), che la più grande (8 anni signori, non 6) sapesse a malapena scrivere il suo nome, che fossero costrette a vivere in una casa senza acqua corrente, bagno e riscaldamento (anche qui: sapete cosa vuol dire vivere in un vecchio rudere senza la possibilità di scaldarlo quando la temperatura arriva sotto lo zero? È un incubo, ve lo dico io). Bambini che non hanno mai visto un pediatra in vita loro, non perché non ne avessero bisogno (i bambini si ammalano, pure quelli che vivono nel bosco) ma per le convinzioni ideologiche dei genitori. Terrorizzare bambini dicendo che il mondo oltre loro è orribile è una logica da setta, negare loro le cure quando stanno male non è normale, e no, non c’è decisione dei genitori che tenga su questa cosa: il diritto alla salute deve essere garantito, a meno che non decidiamo che mamma e papà hanno diritto di vita o di morte su di noi. Tra l’altro sono abbastanza convinta che se si fosse trattato di una famiglia non bianca non staremmo nemmeno qui a parlarne, mentre qui abbiamo a che fare con due ricchi che per campare vendevano letture energetiche a duecento dollari e dicevano di poter trovare persone, cani e gatti col pensiero. Sia chiaro (perché già vi vedo pronti a scassare ¾ di cavolo), spero non ci sia l’allontanamento definitivo, ma che le cose cambino per il bene di questi bambini, quello sì.







Le influattiviste da social

Il femminismo neoliberale perfetto per i caroselli di Instagram che dà lezioni di militanza, lancia shitstorm, ti vuole insegnare a campare e parte da se stesso per parlare solo di se stesso. Un femminismo di facciata buono per vendere libri e con frasi belle da scrivere sulle magliette, buono per fare personal branding e avocare a sé battaglie collettive. Se lo critichi ti daranno della stronza, tirando in ballo la salute mentale. 





Le ronde nelle metropolitane

Cicalone, Carabella, e tutti quelli che vanno a fare le ronde contro i borseggiatori in metro spacciandosi per protettori del popolo quando quello che interessa è aumentare le visualizzazioni su Instagram e magari guadagnare qualche posto in politica. E lo dico con estremo dispiacere da persona che seguiva con curiosità ‘Scuola di botte', e che ricorda un Cicalone poco incline alla semplificazione (anche se a volte i criminali erano effettivamente un po’ troppo mitizzati). Il fenomeno dei vigilanti sui mezzi pubblici è effettivamente problematico, e solo per pura fortuna finora non c’è scappato il morto. Chi li critica apertamente viene insultato e intimidito, una prova di forza da bulli intollerabile. I continui borseggi nelle metropolitane sono una realtà seria, ma non può e non deve essere lasciato campo a muscolosi improvvisati con voglia di fama.







Le narrazioni tossiche sui femminicidi




Le narrazioni tossiche sui femminicidi, la romanticizzazione degli uomini che uccidono, la cultura dello stupro e la normalizzazione della violenza di genere. Ogni volta che apriamo i giornali dobbiamo fare i conti con titoli non solo fatti male, ma dannosi ("uccisa perché l'amava troppo", un evergreen da cui non ci libereremo mai), con racconti stereotipati e offensivi per vittime e sopravvissute, con vittimizzazioni secondarie che spostano la responsabilità dalla violenza agita a chi la subisce, minimizzano il reato e contribuiscono a legittimare una cultura che assolve i carnefici e punta il dito contro le vittime. Ogni anno si spera che le cose cambino, ma siamo sempre in tempo a fare passi indietro.




PER I BIMBI ABORTITI SI SUONANO LE CAMPANE MENTRE PER QUELLI VITTME DEI PRETI PEDOFILI ?

N.b 
In   risposta     a  chi mi  accusa  d'incoerenza    Ho  espresso  i  passato  su 

queste pagine  la  mia possizione  sull'aborto   che    si  può per  i  nuovi lettori\ lettrici  riassumere   cosi  : io sono conrartio  . ma non giudico  la  tu a scelta  di ricorrervi   chi   sono  io  per  giudicare ? perchè  debbo  proibirti i esercitare  un tuo   diritto  .  ? 

mentre nell'etere della mia stanza s'odono le parole finali: « [..] Libera, prima o poi sarò libera\Quando la guerra sarà finita\Ritorneremo tutte alla vita » di Bandiera di Giulia Mei qui il testo leggo costernato su

Avvocata Cathy La Torre
19 h


 

Dal 28 dicembre, ogni sera alle 20, risuona a Sanremo la "Campana dei Bimbi non Nati". Il vescovo Suetta l'ha voluta come "richiamo quotidiano alla coscienza" contro l'aborto.
Ma chiamiamola col suo vero nome: colpevolizzazione sistematica di scelte legittime.
Questa campana trasforma lo spazio pubblico in un tribunale morale che:

❌ Viola la laicità dello Stato
❌ Condanna chi ha esercitato un diritto legale
❌ Strumentalizza il dolore degli aborti spontanei
❌ Attacca la legge 194, conquista di civiltà

L'aborto è un diritto, non solo un peccato pubblico.Non possiamo,  a precscindere d'essere  pro o  contro accettare, che istituzioni religiose usino simboli per intimidire e giudicare scelte personali e legittime. Non nel 2025. Né mai. 

Oltre alla anche  mia  Solidarietà di uo  che  è si conro l'aborto ma  che  lascia  alla donna   di scegliere  se  farlo in sicurezza  o meno m a tutte le donne di Sanremo e d'Italia vorei aggiungere questa mia elucubrazione e provocazione Ma per i tanti bimbi in fondo al mediterraneo, per i bimbi di Gaza e per quelli martoriati nei teatri dell’orrore, le campane le hanno mai suonate? Quanta odiosa ipocrisia
Proporrei di farla suonare anche per tutti quei bimbi e quelle bimbe a cui la vita è stata rovinata dagli abusi dei sacerdoti. Com'era? Prima di togliere la pagliuzza dagli occhi degli altri, togliere la propria trave. Squallidi. Da religiosi non sarebbe più utile una preghiera  eventualmente ?

30.12.25

l'unico piano riarmo che piace alla maggioranza degli italiani e che mette d'accordo guerrafondai e pacifisti è .... quello di capodanno

A CASERTA SONO STATI SEQUESTRATI 11 QUINTALI DI BOTTI ILLEGALI. TRA QUESTI: FUOCHI D’ARTIFICIO, BENGALA, MINI RAZZI E RAUDI. UNA 61ENNE E' STATA DENUNCIATA - A MARSCIANO, IN PROVINCIA DI PERUGIA, LA GUARDIA DI FINANZA HA SEQUESTRATO 33 MILA BOTTI NON A NORMA - A PALERMO CONFISCATI 2.400 CHILI DI FUOCHI D'ARTIFICIO - ANCORA: A TORINO 3 TONNELLATE DI BOTTI SONO STATE REQUISITE...

Caserta: 11 quintali di botti illegali in casa, denunciata 61enne

botti di capodanno 3

(LaPresse) - A Mondragone, in provincia di Caserta, i Carabinieri hanno sequestrato oltre 11 quintali di artifici pirotecnici illegali. Il blitz dei militari del reparto territoriale di Mondragone è scattato nella notte in via Greco, all’interno di un'abitazione privata sottoposta a perquisizione. Nel corso delle operazioni è stato trovato un ingente quantitativo di materiale pirotecnico, stipato all’interno dell’immobile in uso a una 61enne del posto. 

Il controllo ha portato al sequestro di oltre 11 quintali di artifici pirotecnici tra cui fuochi d’artificio, bengala, mini razzi e raudi, riconducibili alle categorie I e II. Il materiale, considerata la quantità e le potenziali condizioni di pericolo, è stato sequestrato e successivamente trasferito per la custodia giudiziaria presso una ditta specializzata del settore.

 

botti di capodanno 1

La donna è stata denunciata in stato di libertà e dovrà rispondere di fabbricazione o commercio abusivi di materie esplodenti. L’operazione è stata condotta dalla Stazione dei Carabinieri di Mondragone con il supporto del locale Nucleo Operativo e Radiomobile, che hanno provveduto a informare l’autorità giudiziaria sull’esito dell’intervento.
 Sequestrati 33mila fuochi d'artificio in un negozio di Marsciano

(ANSA) - Oltre 33mila prodotti di materiale esplodente non in regola con le prescrizioni di sicurezza previste dalla legge sono stati Sequestrati dalla guardia di finanza in un esercizio commerciale di Marsciano il cui responsabile è stato denunciato. I finanzieri della Tenenza di Todi hanno individuato, all'interno del negozio, gestito da cinesi, fuochi d'artificio stoccati in un magazzino adiacente in totale violazione delle misure di sicurezza.

botti capodanno2

 In particolare, è stato trovato un ingente quantitativo di dispositivi con diverse categorie di rischio e rumorosità, dai più tradizionali fuochi luminosi (come i bengala e le fontane), ai dispositivi fumogeni, fino ai petardi. I fuochi erano custoditi, per la successiva vendita - riferisce la Gdf - senza soluzione di continuità con merce altamente infiammabili, come interi pancali di buste di plastica, carta, oggettistica varia e materiale da imballaggio. 

I locali adibiti allo stoccaggio del materiale esplodente, posti al piano terra di un edificio residenziale, erano direttamente accessibili dall'area di vendita, mediante un passaggio non munito di alcuna porta divisoria, né tantomeno della prevista porta incombustibile tagliafuoco. I militari, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto, hanno complessivamente sottoposto a sequestro probatorio 33.222 prodotti con un contenuto esplosivo netto complessivo pari a quasi 16 chilogrammi.

botti capodanno1

 Gli articoli pirotecnici sottoposti a sequestro sono stati lasciati in custodia giudiziale in un deposito autorizzato. L'amministratore della società è stato denunciato per il reato di "fabbricazione o commercio abusivi di materie esplodenti", per non aver adottato idonee misure di sicurezza per lo stoccaggio della merce. 

L'operazione si inquadra nel più ampio dispositivo predisposto dal Corpo al fine di contrastare la commercializzazione di prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza pubblica, risultando tali - sottolineano i finanzieri - anche quelli potenzialmente leciti, ma detenuti per la vendita senza il rispetto delle specifiche prescrizioni di legge. 

Sequestrati 2.400 kg di 'botti' nel Palermitano, un arresto

(ANSA) - Un 49enne è stato arrestato a Misilmeri (Palermo) da agenti del commissariato di Bagheria per vendita illegale di fuochi d'artificio. L'uomo è stato sorpreso in un immobile rurale situato nelle campagne tra i comuni di Misilmeri e Marineo, dove custodiva 2.400 chilogrammi di 'botti', con una massa attiva netta di circa 640 chilogrammi. Tra il materiale sequestrato ci sono anche 270 chilogrammi di polvere pirica e 45 inneschi.

 

botti capodanno

Botti Capodanno: a Torino sequestrate 3 tonnellate, 4 denunce

(AGI) - Ammontano a 3 tonnellate i fuochi d'artificio sequestrati nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Torino in citta'. Per diversi giorni i finanzieri hanno osservato i movimenti di alcuni soggetti con attivita' commerciali e depositi sotterranei tra Torino e provincia, per i quali, fin da subito, e' stato accertato che le loro condizioni strutturali non fossero idonee al mantenimento degli ingenti quantitativi in arrivo. Una volta giunti i 'carichi' di artifizi pirotecnici, i militari sono intervenuti accertando le gravi omissioni in relazione alle misure di sicurezza per lo stoccaggio degli ingenti quantitativi.

napoli - arrestato 33enne che vendeva fuochi d'artificio illegali e bombe carta

 Quartiere Lingotto, Mirafiori Nord, Grugliasco e Santena sono stai il teatro dell'operazione condotta dal II Nucleo Operativo Metropolitano di Torino. In taluni casi, riscontrata l'assenza di impianti antincendio utilizzabili, uscite di sicurezza e vie di esodo impraticabili o addirittura irraggiungibili, mentre i depositi oggetto dei sequestri sono situati in zone densamente popolate. 

Gli artifici pirotecnici, tra questi anche un ordigno rudimentale composto da ben quattro candelotti con relativo sistema di innesco per la detonazione e privo di qualsiasi indicazione di origine o provenienza e di marchiatura CE, sono risultati immagazzinati in maniera inadeguata e, una volta sequestrati, sono stati posti in sicurezza in appositi locali. Quattro sono i titolari delle attivita' commerciali che dovranno rispondere all'Autorita' Giudiziaria oltre che di stoccaggio illecito di materiale esplodente anche di omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro, reati per i quali sono previste pene fino a 5 anni di reclusione.

botti illegali

 

Roma: sequestrati oltre 500 kg di fuochi pirotecnici illegali

(LaPresse) - I finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno sequestrato complessivamente oltre 500 kg di articoli pirotecnici illegali. In particolare, i militari della Compagnia di Pomezia hanno individuato una società di capitali pometina che poneva in vendita un’ingente quantità di fuochi pirotecnici in assenza delleautorizzazioni. A seguito della perquisizione dei locali sono stati trovati e sequestrati 22.111 articoli pirici detenuti in violazione della normativa in materia di pubblica sicurezza. Il rappresentante legale della società è stato denunciato.

Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio. gli attacchi a Morena Manfreda madre i un figlio autistico

Come non condividere le parole di madre di un figlio autistico .Infatti usare la supponenza in queste situazioni è sinonimo di cattiveria pura !!! soprattutto quando essa viene persone che dovrebbero capire di più perché vivono, seppur nella diversità e nell'individualita' di ognuno, situazioni analoghe.Sono figure che invece dovrebbero sostenere e questo, oltre a sconfortare, è un atto molto grave.  No si che  altri  aggiungere   alle  parole    di  (  avevo  già  raccontato  la   sua  storia  su questo  blog  circa  6 mesi fa ) di


I social stanno diventando un tribunale.E i giudici peggiori sono spesso altri genitori.

Vedo pagine piene di sorrisi, risultati, progressi sbandierati come medaglie.E poi leggo commenti di supponenza, di superiorità morale, di chi dice — più o meno velatamente —“se tuo figlio non ce la fa èperché tu non fai abbastanza”.Ma voi…ma cosa ne sapete davvero?Cosa ne sapete di una diagnosi più grave della vostra.Cosa ne sapete di una madre che cade in depressione.Cosa ne sapete di chi non dorme da anni.Cosa ne sapete dei problemi economici, familiari, della solitudine, della paura, della stanchezza che ti spezza le ossa e l’anima.Cosa ne sapete di chi fa tutto quello che può,ma quel “tutto” oggi è solo sopravvivere.Non esistono genitori migliori.Non esistono genitori peggiori.Esistono genitori diversi, con storie diverse, figli diversi, risorse diverse.E no:nessuno ha il diritto di giudicare le lacrime di un altro genitore.Nessuno ha il diritto di usare i social per sentirsi più bravo degli altri.Nessuno.I social, così, non sono aiuto.Sono una rovina.E fanno più male del silenzio.VERGOGNATEVI.Un genitore non ha bisogno di lezioni.Ha bisogno di rispetto.Di ascolto.Di umanità.Il resto è solo ego travestito da buoni consigli.( parleremo anche dell’uso dei figli con disabilità per monetizzare… dal punto di vista giuridico ….) .
Infattti essa lotta non solo contro chi : << Si sa che la gente dà buoni consiglisentendosi come Gesù nel tempio,\si sa che la gente dà buoni consiglise non può più dare cattivo esempio.>>(  cit  bocca  di rosa di de  andrè  )  ma   anche  conro  quelle    << [...] persone utilizzano la disabilità dei propri figli come contenuto, come mezzo per fare engagement o visibilità. E lo dico chiaramente: questo non è tutelare, non è divulgare, non è professionalità.[...  segue qui sul suo istangram ]
proprio  mentre  finivo  di riportare  il  suo  post    fb reels  mi  propone   questo  video  

  che conferma    il  post  di Morena  

29.12.25

Vorrei condividere una piccola precisazione con tutta la delicatezza possibile

Questo spazio è nato per essere un luogo di parole, d scambio di opinioni , confronto , condvisione di di
pareri, ecc Ovviamente secondo questo manifesto ( che vale sia per il blog sia per le appendici social )  che  avevo scritto   per  l'appendice  social del  il blog   

Compagnidistrada 14 luglio 2019 · REGOLAMENTO PAGINA
 Benvenuti nella nostra pagina. Considerato quanto accaduto precedentemente (https://bit.ly/2HztQs2) eccovi il regolamento di questa pagina: 1) Non postate foto e video porno. 2)Non postate spam. 3)Non è consentito bestemmiare perché anche se atei, agnostici, razionalisti, aconfessionali, non praticanti ecc., bisogna sempre rispettare chi crede. Identico discorso vale per i non credenti. Questa pagina rispetta tutti perché totalmente laica. 4)Non infastidite i membri della pagina e gli utenti. 5)Non insultate. Sono vietate parole offensive, commenti non pertinenti ai link proposti, ed ogni espressione polemica, di disturbo e di discriminazione. 6) Non saranno tollerati in alcun modo commenti misogini, omofobi e sessisti. Se si violeranno queste brevi ma importanti regole di convivenza sarete avvisati per ben due volte e alla terza violazione vi banneremo dalla pagina. Cogliamo l'occasione per ringraziare con affetto tutti gli amici di questa pagina che commentano i contenuti proposti o mettono like ed interagiscono in modo equilibrato e garbato. La comunicazione responsabile non contempla la polemica fine a se stessa e le invettive dei soliti haters. Ringraziamo anche tutti i nuovi amici con la consapevolezza che concorderanno con la linea di pensiero scelta per una pacifica convivenza social. Il medesimo regolamento vale anche per il blog di cui la nostra pagina è un prolungamento 


 Un angolo dove le storie portano luce e dove ognuno può sentirsi un po’ meno solo. Capita a volte che mi arrivino richieste importanti, come aiuti per trovare lavoro o sostegni personali che richiederebbero competenze e strumenti che purtroppo non ho. Vorrei davvero poter fare di più, ma ci sono cose che vanno oltre quello che questo spazio può offrire. Per questo, chiedo comprensione:Il blog può donare ascolto, parole e vicinanza, qualche consiglio o suggerimento parziale perchè non tutti abbiamo il dono d'essere omniscenti \ tuttologi anche se ci interessiamo di tutto . Ma non può intervenire in questioni che richiedono istituzioni, servizi o supporti concreti. Non è mancanza dI : Cuore , empatia , indiffeenza , ecc , ma il desiderio di essere sincera e di custodire questo luogo per ciò che è nato per essere. Grazie a chi resta con rispetto e delicatezza.Grazie a chi comprende i limiti e, nonostante tutto, continua a camminare qui dentro con gentilezza

28.12.25

diario di bordo speciale feste natalizie 2025\26 parte I Due fratelli (Danilo e Luca Giustozzi) ., diventano papà a Natale: Sara e Amelia sono il regalo più bello ., tregua di natale del 1914 ., A NATALE SIAMO TUTTI PIÙ…CAZZONI – A BARI, UN UOMO HA ADDOBBATO LA SUA AUTO CON LUCI LED A TEMA NATALIZIO – IL TRENTENNE STAVA SCORRAZZANDO PER LE STRADE DELLA CITTÀ,

  DA MSN.IT 

«È una storia bellissima, incredibile. Una di quelle che fanno bene al cuore». Danilo Giustozzi, con grande emozione, racconta il Natale più incredibile della sua vita. Lui e il fratello Luca sono diventati papà lo stesso giorno, il 25 dicembre, a distanza di poche ore l’uno dall’altro. Due bambine nate nel giorno simbolo della famiglia, una vicenda straordinaria, che ha il sapore del piccolo miracolo natalizio.


Macerata, due fratelli (Danilo e Luca Giustozzi) diventano papà a Natale: Sara e Amelia sono il regalo più bello

I momenti
La prima a venire al mondo è stata Sara, nata all’1.30 della notte di Natale all’ospedale di Macerata. Figlia del civitanovese Danilo Giustozzi, 37 anni, ingegnere, e di Giulia Rosettani, 38 anni, medico.
La piccola pesava 3 chili e 300 grammi ed è la seconda figlia della coppia. Un parto naturale, arrivato all’inizio di una notte che sembrava già speciale e che invece avrebbe riservato ancora molte sorprese. Nello stesso giorno, ma alle 16.45 e all’ospedale di Civitanova, è nata Amelia, anche lei del peso di 3 chili e 300 grammi, figlia di Luca Giustozzi, 33 anni, pure lui residente a Civitanova, incaricato dell’oratorio salesiano della città rivierasca, e di Beatrice Ciccioli, 30 anni, segretaria in uno studio di ingegneria a Lido di Fermo. Per loro si tratta della prima figlia, arrivata in anticipo e accolta con un’emozione difficile da descrivere. Luca e Beatrice hanno saputo della nascita di Sara solo dopo la messa di mezzanotte.
«Eravamo appena rientrati a casa – racconta Luca – e mai avremmo potuto pensare che dopo così poco sarebbe toccato anche a noi». Le due gravidanze, infatti, avevano scadenze diverse e nulla faceva immaginare un esito così sincronizzato. Sara sarebbe dovuta venire al mondo a metà dicembre; Amelia, invece, era attesa verso la fine del mese, proprio in coincidenza con il compleanno di Luca. E invece, nel giro di poche ore, il Natale è diventato un evento doppio, capace di unire ancora di più due famiglie già molto legate.
L’annuncio
Nove mesi fa, durante una cena, a tavola c’erano Danilo e Giulia, Luca e Beatrice. Un brindisi, una risata, poi l’annuncio arrivato quasi per caso. «Per far capire a mio fratello che mia moglie era incinta – racconta Danilo – ho detto che Giulia non poteva bere perché aspettava un bambino. A quel punto Beatrice ci ha guardati e ha detto: nemmeno io posso, perché sono incinta anche io».
La battuta
In famiglia, con il passare dei mesi, c’era una battuta ricorrente: «Nasceranno insieme». A dirlo con più convinzione era stato soprattutto il nonno, il padre di Danilo e Luca, che fin dall’inizio ripeteva che quelle due bambine sarebbero nate lo stesso giorno. «Noi ci scherzavamo sopra – raccontano i due fratelli – dicevamo che era impossibile, viste le date diverse». Alla fine, però, aveva ragione lui. In casa Giustozzi si parla già di “cugine gemelle”. Un Natale davvero indimenticabile.
«Diventare padre è sempre un’emozione enorme – dice Luca – ma farlo lo stesso giorno di tuo fratello, e per di più il 25 dicembre, è qualcosa che ti resta dentro per sempre». Una storia straordinaria fatta di famiglia, coincidenze e vita che nasce.


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  Non riesco a leggerlo  correttamente    e  quindi non sapendo se  dipende da  me  o da  voi  ripropongo   un  post    che  avevo  già proposto  la settimana  scorsa   mi  s'era  cancellato    per  problemi. tecnici      ho    rimosso  ( meno  male   che  lo avevo salvato  sul  pc )  


   canzoni  suggerite  

generale ( cover ) - Anastasio Generale ( originale ) -Francesco de Gregori La tregua di Natale del 1914 è uno dei paradossi più potenti della storia:un gesto di pace nato non dall’alto, ma dal basso.Non dai governi, che rifiutarono la proposta di Benedetto XV,ma da soldati esausti, immersi nella morte, che decisero di sospendere l’odio almeno per un giorno.È un episodio che smaschera la struttura stessa della guerra:chi la decide non la combatte, chi la combatte non la vuole.E quando i soldati si incontrano senza armi, la propaganda evapora,e resta solo la nudità dell’umano.Nel dicembre del 1914, nel fango di Ypres, la guerra di logoramento sembrava aver inghiottito ogni residuo di senso. Trincee scavate da chi non era sopravvissuto, cadaveri disseminati nella “terra di nessuno”, assalti sanguinosi per pochi metri destinati a essere persi il giorno dopo.Eppure, proprio lì, nel punto più buio, accadde qualcosa che nessun comando aveva previsto.La notte della vigilia, i soldati tedeschi accesero piccole luci lungo il filo spinato. Un soldato inglese vide i bagliori e sentì una voce: “Soldato inglese, buon Natale!”.Uomini che fino a poche ore prima si sparavano addosso uscirono


disarmati, si incontrarono a metà strada, si strinsero la mano, si scambiarono sigarette e auguri. Per un giorno, nessuno sparò.La tregua non cambiò la guerra, ma incrinò la sua logica. Ricordò a tutti che il conflitto è deciso da chi non combatte, mentre chi combatte desidera solo tornare a casa.
Infatti L’avvicinarsi del primo Natale di guerra sembra offrire un’occasione. È papa Benedetto XV a proporre una tregua natalizia. Il 7 dicembre 1914 scrive ai governi delle potenze belligeranti, chiedendo che “i cannoni possano tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano”. La proposta viene respinta, come accadrà anche nel 1917, quando il pontefice definirà il conflitto un’“inutile strage”. I governi rifiutano. Ma chi combatte è stanco. Così, la notte della vigilia di Natale, accade qualcosa di inatteso. Nelle linee tedesche attorno a Ypres compaiono piccoli segnali luminosi lungo il filo spinato. Una vedetta inglese annota nel suo diario: “Mentre osservavo il campo, ho notato un bagliore nell’oscurità. Poi un’altra luce, e un’altra ancora, lungo tutta la linea tedesca”. Poco dopo, nel silenzio, si sente una voce: “Soldato inglese, buon Natale!”.
Alcuni soldati tedeschi escono dalle trincee disarmati, le mani alzate. Provano a spiegare, in un inglese incerto, che non vogliono combattere almeno quel giorno. Con esitazione, anche alcuni britannici fanno lo stesso. Attraversano la terra di nessuno, evitando crateri, reticolati e corpi insepolti. Il rumore della guerra si spegne.I primi uomini si incontrano a metà strada. Si guardano negli occhi. Si stringono la mano. È un gesto semplice, eppure impensabile fino a poche ore prima. Nemici pronti a uccidersi scoprono di essere uomini simili. Il coraggio si diffonde: sempre più soldati escono dalle trincee, si scambiano sigarette, sorrisi, auguri. Non serve una lingua comune per riconoscersi.
Il tenente inglese Alfred Dougan Chater scrive: “Penso di aver assistito a uno degli spettacoli più straordinari che si possano immaginare. In pochi minuti, il terreno tra le trincee era pieno di uomini di entrambi i lati che si stringevano la mano e si auguravano un felice Natale”.
Per un giorno, la tregua restituisce umanità alla guerra. Ogni soldato capisce che dall’altra parte c’è la stessa paura, la stessa stanchezza, la stessa voglia di tornare a casa. “La maggior parte di loro sarebbe felice di tornare a casa, come noi”, conclude Chater. “Per tutta la giornata nessuno ha sparato”. La notizia raggiunge i civili. I giornali raccontano l’evento, Arthur Conan Doyle lo cita come prova che la guerra può spezzare le vite, ma non cancellare l’umanità. Alcune fotografie mostrano persino una partita di calcio improvvisata tra le trincee. Quando i cannoni riprendono a sparare, molti soldati si chiedono che senso abbia uccidere perfetti sconosciuti. La guerra, ancora una volta, è decisa da chi non combatte mai.

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  dagospia 

A NATALE SIAMO TUTTI PIÙ…CAZZONI – A BARI, UN UOMO HA ADDOBBATO LA SUA AUTO CON LUCI LED A TEMA NATALIZIO – IL TRENTENNE STAVA SCORRAZZANDO PER LE STRADE DELLA CITTÀ, QUANDO È STATO FERMATO DALLA POLIZIA, CHE LO HA MULTATO PERCHÉ LE LUCI RAPPRESENTAVANO UN POTENZIALE PERICOLO PER LA CIRCOLAZIONE – A BARI LE VETTURE TRASFORMATE IN ALBERI DI NATALE SONO DIVENTATE UNA MODA IMBECILLE. POCHI GIORNI FA UN'ALTRA VETTURA RICOPERTA DI LUCINE AVEVA CAUSATO UN INCIDENTE


bari - auto addobbata per natale

Estratto dell’articolo di Nicolò Delvecchio per www.corriere.it

 

BARI - AUTO ADDOBBATA PER NATALE

Le festività del 2025, a Bari, sono state caratterizzate dalla moda delle auto addobbate come alberi di Natale. La loro presenza appariscente nel centro di Bari aveva fatto rapidamente il giro dei social, anche perché vedere una macchina interamente modificata come fosse un abete non è cosa da tutti i giorni.

 Soprattutto se quella macchina è una Mercedes Glc, interamente ricoperta di mini Led di colori diversi e con «animata» da giochi di luci. 

Quella macchina è stata però fermata dalla polizia stradale di Bari durante i controlli sulle strade cittadine e sulla tangenziale. Le luci, come spiega la polizia in un comunicato, «rappresentavano un potenziale pericolo per la circolazione, disturbando la visibilità degli altri automobilisti e creando possibile confusione con la segnaletica stradale e semaforica».

 

auto addobbata con luci al led per natale - bari

Dagli accertamenti svolti è anche emersa l’assenza delle autorizzazioni della Motorizzazione Civile per le modifiche apportate al veicolo. Il conducente, un trentenne, è stato sanzionato ed è stata vietata la circolazione della Mercedes fino al ripristino delle condizioni originali. [...] 

Il caso, comunque, non è l'unico: pochi giorni fa, infatti, il conducente di un'auto modificata nello stesso modo si è schiantato con la macchina dopo aver ignorato un alt della polizia locale. Il conducente è stato seguito lungo la statale 16 e ha poi finito la sua corsa schiantandosi contro un muretto nel comune di Bitritto.  A guidarla un 20enne, con precedenti penali, arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e rimasto lievemente ferito.[...] 


                                                             
                    BARI - AUTO ADDOBBATA PER NATALE


BARI - AUTO ADDOBBATA PER NATALE

Sono stati sequestrati la vettura, le luci e gli arnesi per lo scasso trovati nel veicolo, risultato già sottoposto a fermo amministrativo nelle settimane precedenti per violazioni al codice della strada.


Nudo maschile ok, nudo femminile no: la matematica sessista dei social.Il capezzolo non è neutro: lo decide l’algoritmo.

Stesso capezzolo, sguardi diversi.Il maschile è ‘naturale’, il femminile è ‘da censurare’.Non è biologia: è cultura. E la cultura si può cambiare.”“Il capezzolo non è il problema in se . Ma Il
problema è chi decide cosa possiamo vedere e da come ho detto in : « IL SESSISMO È NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA – BUFERA PER IL MANIFESTO USATO PER PROMUOVERE LA MOSTRA BOVINA DELLA RAZZA PIEMONTESE A FOSSANO, IN PROVINCIA DI CUNEO, CHE RITRAE UNA DONNA MENTRE CONTROLLA UN TORO PER IL NASO » da come guardiamo le cose .
Ecco che Il petto nudo, pure esibito, di un uomo, si può esporre a qualunque ora, in qualunque posizione, in qualunque salsa, e non c'è problema; pure inneggiare alla violenza più becera, a un genocidio, e esibire foto di assassini, di armi, di corpi inermi, di vilipendio di corpi inermi, di abuso di quelli che sono stati i loro abiti, le loro cose, si può, figuriamoci. Una o più , a prescindere che siano belle o dozzinali,foto dove appena si intravedono — intravedono — i capezzoli, e null'altro (a parte testa, capelli, sopracciglia, occhi, orecchie, naso, bocca, guance, fossette, mento, e poi collo, spalle, braccia, mani, addome, ombelico: ma quelli non contano, eh, quelli non sono sensuali, non sono erotici, non possono essere pure zone erogene; quelli non sono «volgari»; invece, due capezzoli coperti da un braccio, che appena si intravedono), no. Ciò viola le regole, quella è inaccettabile. Ci si chiede perchè sui social i capezzoli femminili vengono oscurati mentre quelli maschili no ? una domanda che sembra semplice ma in realtà scoperchia un intero sistema culturale. E i dati che emergono dalle ricerche lo confermano. La censura dei capezzoli femminili sui social non è un dettaglio tecnico né un capriccio algoritmico. È il sintomo di un sistema culturale che continua a sessualizzare il corpo femminile anche quando non c’è alcuna intenzione erotica.Il capezzolo maschile, invece, viene percepito come neutro, innocuo, “normale”.Questa asimmetria non ha basi biologiche: è una costruzione culturale.
E quando una costruzione culturale diventa policy, il risultato è un doppio standard che si autoalimenta..È un piccolo dettaglio anatomico che illumina un grande problema culturale.Le cause oltre che in una morale retrograda e bacchettona sono da ricercarsi :

📌 1. Sessualizzazione del corpo femminile
Le piattaforme classificano il capezzolo femminile come contenuto “sessualmente esplicito”, indipendentemente dal contesto.Allattamento, salute, arte, protesta: tutto rischia la censura.
Il maschile no.È la prova che non stiamo parlando di anatomia, ma di sguardo.Molte piattaforme social considerano il capezzolo femminile un contenuto “sessualmente esplicito”, mentre quello maschile no. Secondo un’analisi riportata da The Conversation, questa distinzione nasce dal timore dei CEO tech di “un’ondata di immagini pornografiche” se i capezzoli femminili fossero permessi.
📌 2. Norme culturali radicate ,  norme   patriarcali travestite da regolamento
Le policy dei social riflettono un immaginario antico:il corpo femminile è un territorio da controllare, da coprire, da moderare.Il corpo maschile, invece, è libero per default.
La tecnologia non fa che replicare ciò che la cultura le consegna.La storia della censura mostra che i capezzoli femminili vengono percepiti come parte “erotica” del corpo, mentre quelli maschili sono normalizzati. Un approfondimento di MYA Cosmetic Surgery evidenzia come questa visione rifletta un’“erotic gaze” che sessualizza il corpo femminile anche quando non c’è alcuna intenzione erotica.
📌 3. Paura delle piattaforme di perdere controllo
Molti social preferiscono applicare regole rigide per evitare problemi legali o commerciali. Meta, ad esempio, ha vietato per oltre un decennio i capezzoli femminili, pur permettendoli in contesti come allattamento o salute, e solo recentemente il suo Oversight Board ha chiesto di rivedere la policy.È un pregiudizio travestito da prudenza:si presume che il corpo femminile sia sempre potenzialmente erotico, sempre potenzialmente “pericoloso”.
📌 4. Doppio standard di genere
Gli articoli accademici parlano apertamente di un “atteggiamento bizzarro” verso i generi: uomini a torso nudo ovunque, donne costrette a coprirsi anche in contesti non sessuali.
Il paradosso finaleDue capezzoli identici, due giudizi opposti. Non è la pelle a cambiare: è il genere attribuito a quella pelle. E questo basta per trasformare un’immagine in un “contenuto da oscurare”.
💬 In sintesi La censura dei capezzoli femminili non è una questione tecnica, ma culturale:una combinazione di sessualizzazione, norme patriarcali e prudenza commerciale delle piattaforme.Moralismi ridicoli, patetici, tristi, noiosi, senza senso, e ipocrisia. Che bel mondo.Il migliore dei mondi possibili, proprio.

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