Prendo da http://destramente.myblog.it l'argomento dei post d'oggi . << Voglio raccontare una brutta vecchia storia di oramai quasi cent’anni orsono, voglio farlo non per spirito revanscista o polemico, o per razzismo, ma perche è un fatto che deve essere ricordato affinché sia di insegnamento e monito a tutti, che buoni e cattivi, giusti e sbagliati non sono fattori geografici, e neppure antropologici e non sempre politici, ma sono tante cose, tutte sepolte in ognuno di noi, e il confine tra ciò che è giusto o sbagliato, tra il buono e il cattivo attraversa tutte le categorie dell’umano. >> Ma soprattutto perchè l'unità d'italia è stato anche questo e nele celebrazioni del 150 anni siano celbrati in modo obbiettivo raccontando anche questi fatto , e non nascondendoli sotto il tappetto , parlando ed esaltando soolo quelli eroici e positivi . [----]
Siamo ad Itri, in provincia di latina ma allora provincia di Caserta, è il 1911, anno di grandi progressi e di sviluppo tecnologico, simboleggiato forse dalla strada ferrata, la ferrovia, ed è in costruzione proprio la tratta Roma - Napoli, nei suoi cantieri lavorano centinaia si emigrati sardi, chiamati sia perche per sfuggire alla miseria si accontentavano di un salario inferiore, sia perche la scarsa dolcezza di clima e suolo li avevano forgiati al lavoro e alla fatica.
Ad Itri sono acquartierati circa 400 di essi, il rapporto con la popolazione locale é inizialmente buono, ma sono gli anni in cui la stampa nazionale, anche per giustificare il banditismo tratta molto poco gentilmente i sardi, cercando conferme nell’antropologia e nella genetica, distanti ancora i tempi in cui i sardi saranno definiti dai bollettini della prima guerra mondiale come la “razza bellicosa e guerriera” che ha salvato l’Italia, dopo aver innaffiato di sangue il carso e il grappa.
Razza, che brutta parola,
Torniamo ad Itri, si comincia a speculare, sugli alloggi, su ogni genere alimentare, in quanto necessario, e poi arriva la camorra, pretende che ogni operaio paghi il pizzo.. Ma ad essa si contrapponeva il netto rifiuto, per l’innata fierezza della cultura «De s’omine», dell’uomo, sia per la matura coscienza dei diritti loro spettanti, conquistata nelle prime lotte operaie nelle miniere del Sulcis, con ancora vivo il ricordo delle repressioni e della strage di Buggerru, nessuno paga, i camorristi reagiscono con le minacce ma davanti a loro hanno persone altrettanto pericolose, e cosi si fomenta abilmente la popolazione, adducendo il furto del lavoro, il carattere dei sardi, le retoriche dei giornali, e si prepara la trappola.
Il 12 luglio un carretto urta per strada un sardo, alle proteste di esso comincia la caccia, urla, insulti e spintoni e poi le armi, stranamente già pronte, ed in quantità, comincia una caccia all’uomo, all’animale sardo, con una ferocia ed una brutalità che si vedranno solo trenta anni dopo nei nazisti, lo stesso sindaco, e alcuni carabinieri furono visti sparare, molti caddero, morti o feriti, e i supersiti scapparono nelle campagne, tornarono l’indomani, per reclamare i caduti, e la caccia ricomincia, da ogni parte, urla lame spari, non arrivò nessun soccorso, il telegrafo fu chiuso…
Libera caccia.
Il terzo giorno furono recuperati otto morti ed una sessantina di feriti, e di essi molti moriranno dopo, molti invece non furono più ritrovati, fatti sparire, morti o moribondi per eliminare le prove.
Militi ignoti in patria, prototipi di lupara bianca.
Tacquero alcuni giornali, altri minimizzarono ed altri parlarono di aggressione sarda agli itriani, ad essere arrestati furono solo alcuni sardi, nessun itriano scontò nessuna pena, i sardi supersiti andarono via.
Ma la camorra non vide un centesimo
Perche lo racconto? Ripeto, perche deve essere ricordato, ma soprattutto perche penso che davanti alla storia in Italia siamo tutti colpevoli, ognuno porta i suoi scheletri, le sue menzogne e le sue vergogne, ciò che può essere riparato lo deve essere, ma dopo un secolo non ci sono più colpevoli, neanche ad itri, o nelle fabbriche del nord o nelle foibe, ma non si deve dimenticare, la memoria e storia, e la storia è il passato, ma soprattutto il futuro, essa insegna, fa da esempio, da stimolo, la storia è tante cose…
Ma soprattutto la storia non è un alibi .
>>
infatti esso è un episodio che appartiene alla "storia dimenticata" e che dimostra quanto siano antichi i mali che affliggono il nostro paese. Ed è anche se a distanza di un secolo sconcertante e incredibilmente attuale, (anche se adesso le vittime di turno non sono più i sardi ma quelli che noi chiamiamo clandestini ).
La canzone "Sas tres mamas" è la versione in lingua sarda di " Tre madri " di Fabrizio De Andrè ed è cantata da Elena Ledda
Ho trovato solo tre foto d'epoca; per raccontare la storia ho scelto i dipinti di Pavel Filonov.
Le foto della Grande Guerra sono del film "Uomini contro" di Francesco Rosi, soggetto tratto da "Un anno sull'altopiano" di Emilio Lussu, un grande scrittore sardo.
Concludo con questo commento lasciato al post sul blog dell'autore dell'articoo citato prima
<<
Globalizzazione e lavoro
Si è parlato molto, spesso a sproposito, negli ultimi anni di globalizzazione; e parecchi anche tra quanti praticano la politica, fuori o dentro dai quadri istituzionali, sono stati spesso mediocri, superciali e deleterei, questo per non dire falsi. Da destra, pur vedendo la globalizzazione quale invasione culturale, ci si è accodati in nome di un invisibile vantaggio economico; la sinistra in nome di quel garantismo che probabilmente non sa neppure cosa è, ha accettato la libera circolazione di merci e persone, senza limiti, senza porsi il problema della mutazione genetica del rapporto tra il lavoro ed i lavoratori, tra i datori di lavoro ed il costo stesso del lavoro, situazione che di fatto ha delegittimato i risultati delle lotte sociali conquistati negli anni vicini al 2000, distruggendo di fatto ogni conquista, pagata anche col sangue, ottenuta a partire dall'inizio del novecento. Nessuno dei nostrani politici si è reso conto ( uso questi termini per semplice fiducia concessa, ma non lo credo ) che da noi sosteniamo il welfare soprattutto grazie alle tasse sul lavoro; che in altri paesi del welfare non esiste neppure l' ombra. Nessuno dei nostrani politici si è reso conto che se permettiamo alle nostre industrie di fingere la chiusura, per poi riaprire le stesse attività in paesi del terzo mondo, producendo quindi ( sfruttando il più basso costo della manodopera ) a costi inferiori, permettendogli poi di reimportare quegli stessi prodotti sul nostro mercato privi di dazio d'entrata, pianifichiamo la perdita del lavoro futuro dei nostri operai e, l'annientamento di tutti quei diritti sociali tanto duramente conquistati dalla fine del '800 fino ai giorni nostri. Un serio aiuto al terzo mondo non ha come significato l'impiantare quintali di fabbriche sul loro territorio, atte poi in verità solo a sfruttarli, ma tramite uno studio logico, una seria programmazione, finanziare attività produttive atte a migliorare il loro tenore di vita e il loro PIL. Se quanto viene prodotto in un territorio non circola nel mercato interno ma viene dirottato sul mercato occidentale vi si legge un solo risultato: sfruttamento del popolo locale e regressione nostra nel campo dei diritti di Stato Sociale acquisiti. Vedo come deterrente l'applicazione di dazi di entrata a tutti quei prodotti che senza difficoltà potrebbero essere prodotti qui in occidente, questo a salvaguardia dei nostri lavoratori. Non dobbiamo permettere ai nostri industriali di trasferire la parte manuale per sfruttare la manodopera di quei paesi eludendo così ,di fatto, tutte le conquiste sindacali; una globalizzazione giusta e severa non può che prescindere da una regola certa e sicura: se in un mercato vuoi vendere in quel mercato devi produrre.Si potrebbe anche affermare:”se preferisci produrre fuori (per aggirare i costi dello "stato sociale" che le nostre leggi ti impongono) dovrai pagare delle tasse di entrata pari a quegli oneri sociali che hai tentato di eludere, ma ciò non tutelerebbe ne moralmente ne, tuttosommato, economicamente i nostri lavoratori dipendenti. La globalizzazione non può e non deve essere uno scambio di merci e persone senza un serio condizionamento, uno squallido sfruttamento di popoli e mercati così come chi, economicamente parlando, domina ha voluto, ma un incrocio economico-culturale che si richiama ai diritti umani.Con la globalizzazione attuale si vedono solo grossi guadagni per i soliti noti e discriminazione per le popolazioni. Da tempo ormai lì Europa ha “chiamato all' invasione” extra-comunitari provenienti dai paesi del terzo mondo in cerca di lavoro e di una vita migliore. Senza ombra di dubbio questa migrazione è comprensibile ed accettabile da parte di chi vede il mondo utilizzando il lato umano, ma sostanzialmente, però, bisogna impegnarsi affinchè i soliti ( e anche qualche cittadino, diciamo distratto ) non credano di poter vedere in loro dei moderni schiavi fatti giungere qui nell' intesa di poter abbassare il costo del lavoro, cosa che oggi alcune nuove leggi sul lavoro permettono di fatto, una meschinità studiata dai poteri forti ed avvallata, ignobilmente, da molti cittadini convinti che i diritti civili siano qualcosa di esclusivo. Questo genere di globalizzazione avvallata da contratti differenti tra loro ( in cui incappano anche i cittadini italiani e comunitari, non dimentichiamolo ) sfrutta le nuove leggi sul lavoro, perchè così si potrà dare loro una paga inferiore e si potranno versare meno contributi per lo "Stato Sociale". I nostri politicanti che negli anni hanno creato questo stato di cose hanno ignorato lo "Statuto dei Lavoratori" stipulato nel 1970 che parla di lavoratori e non fà distinzioni tra lavoratori nazionali ( tra loro ) e lavoratori extracomunitari. Continuando con distinzioni di questo tenore noi continueremo perpetuamente ad essere la causa e l'origine dell'embrione del razzismo, è ovvio ed inopinabile che ogni datore di lavoro, a condizioni tali, preferirà quel lavoratore che gli garantisce il più basso costo, con questo creando di fatto delle iniquità sociali. Oggi qualcuno distribuisce gratis frasi del tipo: " sono lavori che gli italiani non vogliono più fare".. , certi lavori, grazie a leggi ad hoc, gli italiani non possono più reggerli, sottopagati con un costo della vita ormai alle stelle, certi lavori retribuiti con paghe allo sfruttamento, non consentono di tirare avanti una famiglia ! Succede questo perchè ( e sono gentile a dirla così, in realtà penso di peggio ) delle classi politiche inette non hanno visto bene la situazione prestandosi così, di fatto, ad un gioco speculativo che ha donato all' Italia ed a parte dell' occidente un solo risultato: una guerra tra poveri, il nuovo razzismo da sopravvivenza, non da mentalità! Forse noi in qualche modo, con un pò di buona sorte riusciremo a districarci in questa situazione, ma il futuro dei nostri figli ormai è drammaticamente segnato!
Giorgio Bargna.
>>
Solidarietà e stima alla Prof.
ho l’enorme paicere di essere un grande amico del figlio della professoressa in questione, che vive all’estero come me….
Ma come è possibile? Sono sdegnato, il presidente del consiglio fa orgie con minorenni e non lo si condanna, un professoressa tenta con i mezzi che ha di trasmettere valori “sani” e la si condanna !!!!!
Ancora una volta mi vergongo di essere italiano e sono ben felice di viviere all’estero da svariati anni.
Bella sentenza davvero! E chi deve andare dallo psicologo perché vittima dei delinquenti da chi si deve far difendere??? Non riesco proprio a credere che sia stata emessa una tale sentenza!!!! Favorevole a due delinquenti: padre e figlio! Quel padre avrebbe dovuto gonfiare di botte il figlio delinquente: ci avrebbe pensato bene prima di insultare qualcuno!E poi basta col politicamente corretto: tanto c’é pieno di ragazzi delinquenti, drogati ed etilisti comunque, nonostante non si possa mai muovere loro il minimo rimprovero!!! Se uno é un delinquente lo si chiami come tale! Altro che deficiente!Nelle scuole succede di tutto, grazie a questa sentenza, che cosa potrà accadere ancora??!!!
Le assicuro che sentenze come queste ci inducono sempre più a non prendere provvedimenti ovvero a far finta di prenderli. Sono un docente.
italiana.Il famoso metodo Shangai che tutti in questo momento lodano tradotto in
parole povere e’ :calci nel sedere e studiare!
Provate a chiedere a qualche cinese o indiano se a casa loro durante le lezioni gli
alunni si alzano dai banchi oppure i genitori interferiscono sui programmi oppure ancora, ricorrono ad un qualunque TAR.
Di tutto questo dobbiamo ringraziare una classe politica di cialtroni,perche’ Loro
fanno le leggi e una giustizia formalista e ottusa le applica.
La faccenda del ricorso allo psicologo poi solleva un’altra questione, quella dell’abuso dei certificati degli psicologi di parte
simile personaggio.
E principalmente bisogna sentirsi offesi dalla sentenza e dal comportamento dei genitori che hanno portato il bulletto dallo psicologo non per capi
Incredibile.
Solidarietà all’insegnante
Suo figlio ha il “diritto” di umiliare gli altri (in tre contro uno: che gran paio di testicoli! Da chi li ha ereditati?), ma non può essere umiliato?
Forse il giudice ha ragione: suo figlio potrebbe effettivamente non essere un deficiente, quanto piuttosto il solito caso di chi aggredisce gli altri perché ha qualcosa da nascondere.
Forse lei questa cosa l’ha capita da tempo e cerca “rivalsa” in tribunale.
Forse suo figlio è solo più gay che deficiente.
Coraggio: lei sa di aver fatto la cosa giusta; chi ha buon senso sta dalla sua parte.
I fatti si commentano da soli.
si potrebbe vedere anche lo spirito di corpo
La professoressa Valido, ha impartito come pena al ragazzo il compito di scrivere cento volte “sono deficiente”.
E qua casca l’asino. Capisco che spesso ci fanno perdere tutte le pazienze possibili, ma non dobbiamo mai dimenticare il rispetto delle procedure e delle regole.
La legge di tutela dei minori (che è legge sempre, non ad intermittenza) condanna qualunque insulto o ingiuria a un minore chiunque la pratichi, compresa un genitore, se il minore la ritiene tale e ne viene turbato.
E dunque questo taglia la testa al toro.
Essere obbligati a scrivere “sono deficiente” è un insulto. E non ci piove. E la legge tutela sempre e tutti, fino a prova contraria, per garantirci.
Il ragazzo è un ostinato e non capirà? Verrà allontanato dalla scuola per motivi educativi. E persino bocciato. Amen, però, se la decisione è chiara, scritta e preannunciata il docente è tutelato. E comunque , sembra che non capisca, in realtà capisce. Più dei genitori.
Inoltre: la legge recita che, a fronte di gravi comportamenti, il docente è “obbligato” a segnalare al consiglio di classe e al preside l’avvenuto; si convoca l’organo collegiale e, insieme, si adotta il provvedimento. Questo a doppia tutela: del docente e del ragazzo. In quel caso la responsabilità ricade sul dirigente che diventa tutore del minore.
Inoltre: un insulto è un insulto. Non ci piove. Se io devo educare e prendere un provvedimento contro un ragazzo che ha insultato un coetaneo che faccio? Lo insulto a mia volta? E allora che facciamo? Che insegnamento è?
Lo so che a volte la rabbia ci farebbe fare chissà cosa, ma calma e sangue freddo e rispetto delle procedure.
Se proprio voleva farlo scrivere sarebbe stato più comprensibile per il ragazzo che gli facesse scrivere 10 volte per intero la dichiarazione dei diritti umani per poi andarla a illustrare al preside, se proprio non voleva ricorrere all’organo collegiale.
Oppre fargli scrivere “devo portare rispetto sempre a chiunque, senza rispondere alle provocazioni e senza provocare io per primo, se voglio avere rispetto dagli altri e se voglio stare nel mondo in modo adeguato”.
Cosa che andrebbe fatta scrivere anche a tanti adulti direi..
Ma per atti gravi (e l’atto di bullismo è un atto grave) la procedura prevede che si ricorra a quello: al consiglio di classe allargato al dirigente. Ripeto: a tutela del docente e del ragazzo. Specie se il ragazzo è difficile. (E ne ho io di ragazzi difficili, alcuni difficilissimi)
Ma se io a un ragazzo difficile gli butto benzina, addirittura gli faccio trascrivere per cento volte un insulto, alimento il peggio. Secondo voi quante volte ripeterà a sua volta quell’insulto ad altri? Moltiplicato per mille in una settimana.
E in genere dietro a un ragazzo difficile ci sono genitori difficilissimi.
Devo tentare di ripartire comportamenti corretti a entrambi.
Ma soprattutto a lui, al mio allievo.
Se poi vogliamo coltivare e innaffiare campi di “bulli” allora andiamo avanti così…a insulto insulto e a ceffone ceffone e mai all’interno di procedure riconosciute.
Ma non stupiamoci se la legge fa semplicemente quello che deve fare. Cioè applicarsi. Perchè è la tutela di tutti: il rispetto delle norme.
Forse se si conoscessero le procedure e le leggi (e l’insulto a un minore è cosa gravissima, a prescindere dalla colpa del minore) e si seguissero con maggiore frequenza e se tutti usassero lo stesso metro di comportamento le cose sarebbero diverse.Detto ciò: ci troviamo di fronte a un emergenza educativa per la quale la scuola non è adeguatamente attrezzata per mancanza di risorse, di professionalità specifiche e di tempo trascorso coi ragazzi.Ulteriormente tagliate in questi ultimi anni.Abbiao bisogno di risorse e di tempo, tanto tempo, da passare con i nostri ragazzi. Specie gli ultimi. Perchè sono quelli maggiormente bisognosi di attenzioni ed educazione. Severa, determinata e costante ma mai irrispettosa.Un bullo è l’insieme di ignoranza,maleducazione, trascuratezza e disagio. Lo raddrizzi dandogli un poco di quelle cose.Giusto per tentare di costruire un mondo comune migliore.A fronte dei tagli terribili che hanno investito la scuola quanti di quelli che adesso dicono “sono amareggiato” hanno levato con gli insegnanti un grido di allarme?
Tutta la mia solidarietà alla profesoressa!
Confido nella saggezza della Corte di Cassazione e spero che i commenti qui pubblicati possano confortare un po’ la professoressa.
Sei tu che hai educato tuo figlio, forse il Giudice avrebbe dovuto commutare la sentenza. Far tornare il padre del bullo in aula a scrivere di essere lui il vero ‘deficiente’…ma forse suona meglio “IMBECILLE”!
Essere obbligati a scrivere “sono deficiente” è un insulto?
ed essere chiamato gay da un branco di deficienti no?
É ovvio -non c’è bisogno di inneggiare ai ceffoni per poterlo affermare- che il gesto del “bullo” sia indifendibile, così come lo sono i suoi genitori che tanto si sono scandalizzati.
Ma non è nemmeno possibile pensare a metodi educativi che si fondano sull’umiliazione del “colpevole”, soprattutto se si considera che , con tutta probabilità, una punizione di questo genere ottiene il solo effetto di esasperare la rabbia del “bullo” e spingerlo poi a rifare le stesse, medesime, identiche cose; solo, più grosse. Quindi, se tra qualche mese il ragazzo, invece di dileggiare un compagno, manda all’ospedale un ragazzo, la responsabilità è anche di questa insegnante.
Ceffoni, insulti, umiliazioni non hanno mai portato da nessuna parte. Il fatto che ci sia una generazione che, a ceffoni, ci è cresciuta non significa niente e, di certo, non significa che siano un sistema funzionale o accettabile: siamo vissuti nelle caverne per secoli, sarebbe stata questa una buona ragione per continuare a viverci?
Non voglio pensare che la Sua Signora sia una delle tante insegnanti conniventi con i delinquenti, che mettono così in croce quei ragazzi che si comportano bene, che sanno convivere con il prossimo! I delinquenti che ci troviamo sulle strade sono stati a scuola, non sono spuntati come i funghi e non hanno trovato qualcuno che li fermasse prima.Quando occorrono le maniere forti, queste vanno usate!Per tutelare il resto della società!Gli insegnanti non devono proteggere i delinquenti(rischiando di diventarne complici!), ma devono proteggere DAI delinquenti!
Gli immigrati del Terzo Mondo sono schifati dalla nostra scuola!!! Non credono ai loro occhi!!! I genitori albanesi dicono che con un quarto di quello che commettono i nostri “bravi ragazzi” (che magari prendono 8 in condotta e sai che paura! o pure 9 e sai che schifo!) sono buttati fuori da tutte le scuole!!! E abbiamo pure la spocchia verso l’Albania!!!!
Ma io non difendo il diritto del ragazzino offeso , duplicando un insulto a un coetaneo, perchè metto in moto una catena altamente pericolosa.
io difendo il ragazzo offeso col rispetto delle procedure e delle regole.
e ne rimando la responsabilità alle stesse.
Non alla docente in se, o al ragazzo in se, ma a tutta la comunità di cui docenti e allunni fanno parte: cioè la scuola.
perchè sono le procedure, le regole e le evenutali pene stabilite insieme a quelle regole che garantiscono il consesso comune e civile della comunità, non l’insulto duplicato a un insulto.
Specie se poi è scritto è ancora più grave.
Si riuniva il consiglio alla presenza del ragazzo e del genitore e si spegava cosa era successo e l’eventuale decisione del provvedimento (magari prendeva la lezione anche senza il provvedimento) la collega non sarebbe in questa situazione.
Può non piacermi la legge e se siamo la maggioranza indire un referendum o una raccolta di firme per un eventuale cambiamento.
Ma finchè c’è la legge io la devo rispettare.
Si chiama legalità e per me è oro colato. Non siamo nel far west e un ingiuria è un ingiuria. E un minore è materiale delicatissimo, persino e di più quando è un “vastasunazzu”.
Può anche non piacermi quella sentenza, ma è fatta a norma di legge e dunque va accettata.
Perchè ogni genitore deve avere la certezza che quando lascia il figlio a scuola, dall’angioletto al vastasunazzu, quello verrà garantito da una norma.
E basta.
La norma dice quello: un ingiuria a un minore è punibile.
E credetemi se vi dico che è il “vastasunazzu” che ha spesso bisogno di essere garantito, visti i contesti da cui vien fuori.
Ripeto: la stessa identica punizione poteva prevedere il copiare 15, 30, 50 volte la dichiarazione dei diritti dell’uomo e poi andarla a ripetere classe per classe della scuola.
Ma un insulto , scritto, poi, con tanto di prova provata di infrazione delle regole, come si fa a ignorarlo?
E io insegno la regola e ne infrango subito una basilare?
E se capitasse a me, magari non per un insulto, ma per altro, perchè non siamo Dio, perchè magari due si pigliano a sediate prima che io dall’altro lato della classe riesca a dividerli, mi piglierò la sentenza, se si fanno male. In silenzio. E pure con le lacrime agli occhi, se proprio devo dirla tutta.
Perchè il mio dovere è essere garante sempre dei miei alunni. Sempre. Non difenderli, ma garantirli.
E anche lì c’è una norma violata: quella antincendio che prevede non più di 24 alunni in un aula.