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20.9.24

il parroco di Losson, frazione di Meolo, in provincia di Venezia, vieta il campo da calcio alla squadra femminile: «La comunità è impreparata»

 


  ecco una storia   di   come  che in italia ci sono sacche d'arrettramento culturale e ci vuole una bella guerriglia contro culturale .  Sermbrano le  storie   episodi    della   maggioranza  silenziosa   raccontata  benissimo  nei racconti  di    Giovannino Guareschi  (  l'autore     di Don Peppone  e don  Cammillo  ) . Gente   ostile al cambiamento   meglio  che ha    come punto  di   riferimento   nulla mutare  nulla  innovare . 

  fonti    IL fatto quotidiano  onlnine  ,   leggo.it     da  cui ho scaricato il  video   sotto riportato  

Potrebbe (e dovrebbe) essere una notizia di 50 \60 anni fa, invece è successo la settimana scorsa: il
parroco di Losson, frazione di Meolo, in provincia di Venezia, si è rifiutato di concedere il campo di calcio parrocchiale alla squadra femminile. La causa? La comunità non sarebbe pronta ad accettare qualcosa che, neanche a dirlo, rientra assolutamente nell’ordinaria amministrazione.
La società di Meolo aveva chiesto già all’inizio del mese di agosto la possibilità di utilizzare il campo per gli allenamenti e per la partita della domenica mattina delle ragazze dell’under 15, ma non aveva ricevuto risposta. Nei giorni scorsi, il responso di don Roberto Mistrorigo è finalmente arrivato, anche se non è stato quello aspettato e sperato. “Su nostra sollecitazione – raccontano il custode e l’ allenatore – il parroco ha convocato il presidente della società sportiva e il coordinatore della squadra, comunicando in due minuti la decisione di non concedere l’utilizzo causa ‘impreparazione della comunità’.

Infatti  





Sembra che le parole calcio e donne non possano coesistere per un parroco. L'uomo del Signore si è rifiutato di concedere il terreno di gioco parrocchiale - della frazione di Losson (Venezia) - alla squadra femminile. La motivazione? Sconosciuta. Come riporta il Gazzettino, la decisione non sembra legata al sessismo ma nessuna spiegazione è stata data dal prete se non un generico «impreparazione della comunità».La risposta è «no»
La società calcistica di Meolo aveva chiesto, già agli inizi di agosto, l’utilizzo del campo per gli allenamenti e la partita alla domenica mattina per le ragazze dell’under 15, ma dopo aver atteso a lungo una risposta, nei giorni scorsi il parroco don Roberto Mistrorigo ha convocato i dirigenti del Calcio Meolo per informarli che il campo non veniva concesso.

  Concordo con ò  a  chiusa   : <<   Il prete vieta il campo da calcio alle donne: “La comunità non è pronta”. Ma in che senso? >>  di  (lanazione.it) [...] La frase del parroco, senza possibilità di contestualizzazione e di ulteriori chiarimenti, non può che rimandare a un’antiquata forma di sessismo, decisamente fuori luogo in una società in continua evoluzione che, con tutti i suoi limiti, sta provando a fare dell’uguaglianza uno dei suoi punti cardine. Purtroppo, la strada sembra ancora molto in salita. E i valori del cattolicesimo, almeno in questo ambito, non dovrebbero certo opporsi, ma coincidere.

19.9.24

«Sono nonna di quattro nipoti, ma non faccio loro nessun regalo: i giochi vengono subito buttati via. Ma ho avuto un'idea investire una somma di denaro in un conto di risparmio che consegnerà loro quando si diplomeranno.


«Quanti regali sono? Trentasei? Ma l'anno scorso erano trentasette!». A una nonna dell'Ohio (USA) deve esserle venuta in mente questa scena del primo film della saga di Harry Potter - dove il cugino del famoso maghetto si lamentava per i "pochi" regali ricevuti per il suo compleanno - quando ha deciso che non avrebbe comprato mai nessun regalo per i suoi nipotini perché ne ricevono «già una montagna».l motivo dietro alla scelta di Tammie Kelton, una nonna di 50 anni, ha lasciato però sbigottiti molti utenti di TikTok, dove la donna ha raccontato la sua iniziativa. In un video diventato virale, Tammie ha spiegato la sua
decisione: invece di regalare «Lego e Barbie» per compleanni o festività, preferisce investire una somma di denaro in un conto di risparmio che consegnerà loro quando si diplomeranno. «Non spendo soldi per cose che finiranno per essere buttate via», ha scritto nella didascalia del video. «Preferisco investire in esperienze e nel loro futuro».
La spiegazione
Consapevole che la sua scelta fosse impopolare, ha dichiarato all'inizio del video: «So che è un'opinione impopolare. Non compro regali ai miei nipoti. Ricevono già tantissimi doni da tutti gli altri. Giuro, ci sono tipo cinquanta regali la mattina di Natale, non sentono la mancanza del mio, va bene così». Tammie ha spiegato che la sua attenzione è rivolta a un futuro più solido per i nipoti. «Il regalo da parte mia arriverà quando saranno adulti, e potranno usarlo per pagare l’università, versare l’acconto per una casa o avviare il loro piano pensionistico con il mio investimento iniziale».La sua decisione nasce da un ricordo chiaro: quando i suoi figli erano piccoli, spendeva molti soldi per giochi che finivano per essere dimenticati o buttati via. «Ricordo solo tutti quei Lego e quelle piccole scarpe di Barbie... che venivano gettate via, e avrei preferito dare loro qualcosa che potesse durare una vita, o avere un impatto a lungo termine su di loro», ha riflettuto.
@tammie_time_ I don’t spend money on things that they will throw away. I would rather spend money on experiences and their future.#grandchildren #fypシ゚viral #fypage #fy #fyppppppppppppppppppppppp #fyp #teamworktrend ♬ original sound - tammie_time_
«Con loro preferisco condividere momenti preziosi» In un altro video, Tammie ha chiarito che, pur non regalando giocattoli, ama trascorrere del tempo con i suoi nipoti. Li porta in spiaggia, nei parchi a tema e condivide momenti preziosi con loro. «Andiamo fuori a mangiare, prendiamo un gelato, guardiamo un film insieme», ha raccontato, aggiungendo che partecipa a tutte le loro partite sportive e li vede «tre o quattro volte a settimana». Ha poi aggiunto con convinzione: «Che io spenda 500 dollari in regali di Natale o che li metta nel loro conto, per loro non fa alcuna differenza».
@tammie_time_ I dont buy gifts for Christmas or birthdays. Instead, I invest x amount of dollars each week, and then more for each birthday or Christmas. They each have their own individual accounts. #grandchildren #fypシ゚viral #fypage #fy #fyppppppppppppppppppppppp #fyp ♬ original sound - tammie_time_
La spiegazione in un'intervista
Tuttavia, la sua filosofia ha scatenato un grande dibattito. Molti utenti hanno elogiato la sua scelta, apprezzando il suo approccio pratico e lungimirante. «Non è così impopolare, mi sembra meraviglioso», ha commentato un utente. Un altro ha scritto: «Mia madre ha fatto lo stesso. I miei figli hanno 24 e 21 anni e non lo dimenticheranno mai. Sono così grati». Altri invece l’hanno duramente criticata, accusandola di «odiare i suoi nipoti». Un utente ha commentato: «I miei figli aspettano sempre il regalo della nonna per primo, perché è sempre il migliore».

altro che l'ipocrita minuto di silenzio fatto prima del concerto . Gioele Putzu, il Bimbo ucciso da porta di calcio, ha una scultura di sabbia a Sassari

di cosa stiamo parlando https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2024/09/ozieri-gioele-putzu-10-anni-muore.html e post successivi
ANSA) - SASSARI, 19 SET -
Un ricordo disegnato sulla sabbia per Gioele Putzu, il bambino di nove anni morto sabato scorso dopo essere stato travolto da una porta da

calcio in un campo sportivo a Ozieri, nel Sassarese, dove si trovava per assistere, la sera, al concerto di Fedez. Ma anche un monito per quel minuto di silenzio, osservato all'inizio dell'esibizione dell'artista sul palco, perchè "così rischia di morire l'empatia di un genere umano assordato dalla musica che copre le grida di dolore".
E' l'intento dell'artista Nicola Urru che, come accade per grandi fatti di cronaca, ha voluto realizzare sulla spiaggia sassarese di Platamona una nuova scultura sulla sabbia
Si tratta di un altorilievo di circa 15 metri nel quale ha riprodotto il dolore dei genitori di Gioele e una figura che si staglia alle loro spalle dietro un grande orologio. In basso anche un aquilone: Gioele, infatti, sarebbe stato travolto dalla pesante porta di calcio proprio mentre stava giocando con un aquilone. 


Addio a Marinella Colombo, la mamma coraggio condannata per aver amato i propri figli

 Addio a Marinella Colombo, la mamma milanese diventata punto di riferimento per tutti i genitori che lottano per riavere i figli ingiustamente sottratti dalla burocrazia giudiziaria. La donna è morta nel pomeriggio di ieri in un ospedale milanese, stroncata da un male scoperto da poche settimane che ha avuto un’evoluzione rapidissima. Nessuno potrà mai accertare quanto abbiano inciso sul suo fisico minuto quei lunghi anni di sofferenza, di ansia e di rabbia trascorsi in battaglie giudiziarie nel tentativo di recuperare i figli Leonardo e Nicolò, prelevati a scuola dai carabinieri e portati di forza in Germania.Era il 2009. Lo Stato italiano si era arreso allo Jugendamt tedesco – di quella nazionalità era


infatti l’ex marito della donna - il sistema di tutela per i minori secondo cui la provenienza dalla Germania, la presenza di un genitore tedesco o anche un breve periodo trascorso sul suolo tedesco devono sempre avere la prevalenza. Sistema assurdo, più volte condannato in sede europea – ci sono centinaia di ricorsi aperti – ma tuttora vigente e a causa del quale Marinella Colombo ha perso i suoi figli, nonostante una sentenza favorevole della Cassazione. Sconvolta per l’ingiustizia subita, la donna nel 2010 andò a riprendersi i suoi ragazzi con un colpo di mano e li riportò in Italia dove visse “clandestinamente” per otto mesi. Alla fine, inseguita da un mandato d’arresto europeo, si arrese e venne condannata a 18 mesi di arresti domiciliari e una serie di sanzioni pesantissime che le costarono anche il pignoramento della casa. I figli vennero di nuovo portati in Germania e a lei fu fatto divieto di vederli. Otto anni di lontananza. Un dolore insopportabile. Ma lei non si è arresa. È tornata a studiare. Ha preso un Master in Diritto, tutela e protezione dei minori, ha aperto uno sportello per aiutare i genitori che, come lei, si sono visti allontanare i figli dal sistema familiare tedesco ma anche per altre situazioni di conflitto. In questi anni si è occupata di tantissimi casi e ha dato una mano a decine e decine di madri e di padri resi “orfani” dalle pieghe di una burocrazia giudiziaria talvolta cieca e insensibile.Nel febbraio dello scorso anno, in un’intervista che ci aveva rilasciato (vedi qui) sul problema dei bambini sottratti e portati all’estero, ci aveva spiegato che “la Germania è in Europa, oltre alla Convenzione ha firmato anche i regolamenti europei in materia, ci dicono. Nessuno crede che il diritto di famiglia tedesco sia diverso dal nostro. Nessuno immagina che un padre non sposato, pur avendo riconosciuto e dato il suo cognome al figlio, non ha nessun diritto sul bambino a meno che la madre non voglia concederglielo. Nessuno crede che i giudici tedeschi vietino i contatti (vietate anche le telefonate e i biglietti di auguri!) ad un genitore non tedesco solo perché il genitore tedesco afferma, senza dover provare nulla, che i figli non desiderano più vederlo/la. Profondamente colpevole è dunque chi ordina un rimpatrio o legalizza un trasferimento. Ogni giudice italiano che manda un bambino a vivere in Germania (a seguito di una richiesta di rimpatrio o perché il genitore tedesco, di solito la madre, dichiara di voler rientrare nel suo Paese) dovrebbe sapere che è responsabile della perdita da parte del bambino del genitore italiano, di tutta la famiglia, della lingua e della cultura italiana. Sembra un’accusa, ma è un appello alla pesante responsabilità di cui un giudice, scegliendo tale professione, si fa carico. Troppe vite sono state e continuano ad essere rovinate da chi è invece chiamato a tutelarle”.Proprio come la sua anche se, qualche anno fa, Marinella ha avuto la grande soddisfazione di vedere tornare i suoi figli. Diventati maggiorenni, Leonardo e Nicolò hanno potuto finalmente scegliere di vivere con quella mamma che aveva sfidato il sistema giudiziario più duro d’Europa ed era finita in carcere pur di poter riabbracciare i suoi ragazzi.

18.9.24

L'incredibile storia di Mariuccia Rivano: a 98 anni è ancora sulla cresta dell'onda

dalla  nuova  sardegna el  18\9\2024  

                                di Stefania Puorro

Palau
«Alzatevi da quel divano e muovetevi. Correte, camminate, giocate a tennis, nuotate perché lo sport mantiene giovani». E se lo dice lei, è una certezza. Mariuccia Rivano (all’anagrafe Maria Carla) è una vera forza della natura. A quasi 98 anni, li compirà il prossimo 20 novembre, è la donna più anziana d’Italia a praticare il windsurf. Ama sfidare onde e vento e ama farlo in quello che è il paradiso dei

surfisti: Porto Pollo. È qui che ogni anno viene in vacanza, è qui che seguita dall’Mb Pro Center, si prepara ogni estate per volare sull’acqua con la sua tavola a vela. «Questo è il mio regno - dice subito - e quando c’è il maestrale sono felice: è il vento ideale per fare surf». Nata a Genova e residente da anni a Roma, Mariuccia ha da sempre la passione per lo sport: ha fatto nuoto «ai tempi di Mussolini», ha giocato a pallacanestro, poi a tennis per più di 50 anni e ora trascorre l’inverno sui campi da golf, cammina per tre ore al giorno e l’estate sbarca in Sardegna con la sua tavola a vela. Star del web e della tv, «sono stata intervistata più volte e spesso mi hanno chiesto se seguissi un’alimentazione particolare per arrivare alla mia età con tanta energia e lucidità. Ma la verità è sempre e solo una: è lo sport  che allunga la vita  E se lo dice lei, è una certezza. Mariuccia Rivano (all’anagrafe Maria Carla) è una vera forza della natura. A quasi 98 anni, li compirà il prossimo 20 novembre, è la donna più anziana d’Italia a praticare il windsurf. Ama sfidare onde e vento e ama farlo nel paradiso dei surfisti: Porto Pollo. È qui che ogni anno viene in vacanza, è qui che seguita da Miky, dell’Mb Pro Center, si prepara ogni estate per volare sull’acqua con la sua tavola a vela. «Questo è il mio regno - dice subito - e quando c’è il maestrale sono felice: è il vento ideale per fare surf».Mentre racconta, Mariuccia si mette a ballare, scherza, abbraccia i suoi giovani amici che le sorridono a pochi passi dalla spiaggia, ha energia da vendere e una lucidità che fa invidia a molti. Genovese di origine e da tanti anni a Roma è madre di tre figli e nonna di sei nipoti. Rimasta vedova da più di vent’anni (“mio marito era un dirigente della Esso”), si è risposata tre anni fa con Mauro Bernasconi, un uomo che ha quasi 30 anni in meno di lei . «Ma noi non sentiamo questa differenza e stiamo bene insieme. Ci siamo incontrati sui sentieri di Riva Trigoso, frazione di Sestri Levante, dove mio nonno aveva costruito molte case, ed è stato amore a prima vista. Viviamo a Roma, ma stiamo pensando di trasferirci lì, in Liguria, visto che amiamo passeggiare: le tre ore al giorno di camminata sostenuta non me le toglie nessuno».Da sempre sportiva, «facevo nuoto ai tempi di Mussolini», si è poi dedicata ai suoi figli: Vittorio che oggi ha 76 anni, Rodolfo, settantenne, e Carlo Andrea di 62 anni.Ha giocato a pallacanestro, per tantissimi anni a tennis, ha sciato a lungo «e alla soglia dei cinquant’anni, mi sono avvicinata al windsurf. Andò così: uno dei miei maestri di tennis fece un corso per diventare anche istruttore di windsurf e con lui iniziai anche questa avventura. Da quel momento, visto che avevamo casa a Porto Pollo con il mio primo marito, comprai la tavola e le vele. E ancora oggi è la mia passione più grande. Ho imparato presto a fare la partenza dall’acqua, ovviamente con vento forte, e adesso, anche se con più fatica, riesco a tirare su la vela. Faccio qualche bordo, strambo, viro e poi rientro in spiaggia».


L'incredibile storia di Mariuccia Rivano: a 98 anni è ancora sulla cresta dell'onda
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Star del web e della tv, è stata intervistata più volte «e spesso mi è stato chiesto se fosse l’alimentazione il mio segreto. No, no, è lo sport che allunga la vita. Oggi molti giovani sono pigri e anche le persone avanti con gli anni dovrebbero essere più reattive, se non soffrono di patologie particolari. Le mie amiche, che hanno dieci e persino quindici anni meno di me, non escono quasi mai. Io tutte le mattine attorno alle 6 e mezzo comincio a camminare, anche se non basta. E infatti il mio fisioterapista mi ripete: «Devi lavorare per conservare il tono muscolare» e così non mi fermo mai. D’inverno gioco a golf, e anche qui sono diventata un mito dato che non c’è nessun altro della mia età, e poi d’estate c’è il windsurf».Metà della sua vita l’ha trascorsa sui campi da tennis. «Ed è tutto nato per caso. Accompagnavo Carlo alle Tre Fontane, a Roma, dove faceva un corso propedeutico e il maestro ha deciso di organizzare una serie di lezioni per le signore. Non mi sono tirata indietro. Gli Internazionali di Roma, poi, sono sempre stata una meta fissa: mio figlio faceva il raccattapalle e noi mamme avevamo un pass, con sconto al bar, che ci permetteva di rimanere nell’area dei giocatori. Così ho conosciuto Panatta e Nãstase. Chiacchieravamo, ridevamo insieme. Una volta, per motivi di lavoro del mio primo marito, capitammo a Parigi in occasione del Roland Garros e lì incontrai Nastase. Mi disse:” Mariuccia, cosa ci fai anche qui?”. E poi aggiuse: “Corri, vai al campo 5 che Adriano sta per fare il break”. Tutti ricordi che porto nel cuore e che rivivo anche oggi quando guardo in tv il “mio” Sinner: che ragazzo, che giocatore, il numero uno in tutti i sensi. Guardo tutte le sue partite e ho visto con grande emozione la finale degli Us Open che ha vinto. Avrei voluto mandargli un messaggio per poterlo incontrare, perché so che altre persone anziane lo hanno fatto. Io ho quasi 98 anni e mi auguro che anche questo mio sogno possa avverarsi».Mariuccia Rivano, salutati gli amici dell’Mb Pro Center, corre di nuovo nel sentiero sabbioso per raggiungere la casa presa in affitto. Saltella gioiosa: «Non so quanto ancora mi resterà da vivere, ma tornerò a Porto Pollo la prossima estate, ho già prenotato per un mese. Un’ultima cosa: la grande impresa di Marta Maggetti, che ha ottenuto la medaglia d’oro alle Olimpiadi proprio nel windsurf. Straordinaria. E ovviamente mi piacerebbe conoscere anche lei».

Cosa ci insegna la vicenda della scuola primaria dove i genitori hanno tolto i figli perché “c’erano troppi indiani”

   Non riuscendo  a     trovare le  parole  addatte   per  descrivere  tale   gesto  imbelle  e  discriminatorio   riporto   le parole  di  Saverio Tommasi   pubbblicate su  

fanpage.it 
• 6 ora/e • 4 min di lettura





Se stai cercando un modo per compromettere il futuro ai tuoi figli, ti do un’idea: fai come a Fondi, in provincia di Latina, dove i genitori di una classe prima della scuola primaria – in blocco – non stanno mandando i bambini e le bambine a scuola perché in classe ci sarebbero troppi immigrati. Hanno così chiesto il trasferimento in un’altra scuola, alla ricerca di purezza e colori candidi. Sono dodici famiglie italiane su dodici. In classe rimangono così solo nove bambini, tutti di origine indiana. La colpa per cui sono stati condannati alla solitudine, è che non sono italiani. O semplicemente, non hanno la pelle colore rosa pallido. Non so come altro dirlo. ‘Noi non siamo razzisti, sono loro che sono indiani’. Potremmo sintetizzare così questa storia, dove nessuno ha il coraggio di definirsi razzista, ci mancherebbe altro. “Fondi è una città accogliente”, precisa subito il sindaco, anche se nessuno ha tirato in ballo la città, che semplicemente localizza la vicenda. “I nostri figli non cresceranno in una classe ghetto, resteranno a casa fino a quando non sarà trovata una soluzione”, dicono i genitori italiani. La soluzione è complicata perché il problema sono proprio loro: i genitori che non si accorgono della loro immagine riflessa nello specchio, e non capiscono cosa stanno proiettando sui loro figli e le loro figlie. La scuola italiana ha tanti problemi, ma fra questi non figura il colore della pelle delle studentesse. Ho deciso di scrivere una lettera direttamente a loro, ai più piccoli di questa storia, che ancora non sanno leggere ma che fra qualche anno, forse, riprenderanno in mano questa vicenda e si faranno a modo loro un’idea. 

Cara bambina, caro bambino. 
Tutte le persone nascono diverse. Se non fosse così ti confonderemmo con Mario, Liam o Noemi. Ti chiameresti Moussa, invece hai il tuo nome e il nome è personale, lo dice anche la parola. E poi hai un cognome se non bastasse il tuo nome; e Moussa ha il suo, e quando vi presentate potete stupirvi entrambi e ripetere il nome dell’altra persona ad alta voce, per capire se lo avete pronunciato bene. Pensa che palle (scusa il termine volgare), un mondo dove nessuno avesse più bisogno di chiedere “come ti chiami?” perché tutti si chiamano allo stesso modo. Mi annoio soltanto a pensarci. E poi pensa che disdetta, se fossimo tutti uguali e un amico ti incontrasse per strada: non ti riconoscerebbe perché tutte le persone avrebbero la stessa faccia, se nascessimo identici; lui non saprebbe chi sei perché saresti uguale a lui, una copia invece che un originale. Invece è così bello essere se stessi, perché ogni persona è unica. Tu sei unico e Reyansh è unico. Invece lo stesso nome, lo stesso naso, lo stesso colore della pelle, perfino magari gli stessi gusti. Non sarebbe divertente. Ordineresti un gelato limone e fragola ma quei due gusti sarebbero già finiti, perché tutti in gelateria chiederebbero limone e fragola, sarebbero i gusti preferiti dal mondo intero, magari anche da te, a cui invece oggi non piacciono. E così tu quel giorno rimarresti senza limone e fragola, e i gelatai sarebbero sommersi di gelato al cioccolato e alla crema, che nessuno ordinerebbe più. A proposito: a te piace il gelato al cioccolato? Sarebbe un disastro, se fossimo tutti uguali. Ci innamoreremmo soltanto di noi stessi e saremmo così egoisti, a volere bene solo a noi stessi; l’amore invece è un’altra cosa. L’amore è accoglienza, condivisione. Amore è sentire l’altra persona vicina, è sentire dolore quando lei prova dolore, come se dessero un pizzicotto a te, quando invece lo hanno dato a lei. Amore è fare i salterelli di gioia perché l’altra persona è felice. Ti spuntano le ali ai piedi quando condividi la gioia del volo, anche se non sei tu a condurre lo stormo. Non è sempre facile, cara bambina, caro bambino. La vita è meravigliosa ma non tutti lo sanno, non tutte le persone ci arrivano vive, alla vita. Qualcuno pianta paletti al posto di divellerli, l’umanità non è tutto questo spasso, sai? Ma se fossimo tutti uguali, sarebbe l’incubo più grande. Nella nostra diversità, entriamo nella vita con fortune diverse, altalenanti. A te, nel primo anno di scuola primaria, nella prima vera finestra spalancata sul mondo, ti hanno privato di nove incontri. Hanno tirato giù la tapparella. Ti hanno coperto il sole con una mano. Avresti potuto conoscere delle bambine e dei bambini come te ma diversi da te. Per un pregiudizio ti è stato impedito, i tuoi genitori ti hanno tolto da quella classe e da quella scuola. Mi dispiace per questi incontri a cui i tuoi genitori ti hanno sottratto. Ora vorrei abbracciarti e dirti che tutto va bene, anche se non va tutto bene. Vorrei abbracciare anche quelle nove bambine e bambini, mettervi insieme, comprarvi una ludoteca apposta per giocare, senza barriere. Non si può fare, però voi potete fare qualcosa di più utile: studiare e praticare l’amicizia a casaccio, secondo sentimento e non secondo colore.Troverai altre persone nella tua vita, potrete rifarvi, potrete prendere il sopravvento rispetto agli eventi a cui vi hanno obbligato quando eravate più piccoli. E potrete parlarne ai vostri genitori, di quanto è figo l’atto dell’incontro. Potrete cambiare il mondo, niente di meno che questo. Le mie parole finali, in questa lettera, le rivolgo alle nove famiglie di origine indiana, ritenute ceppo da cui allontanarsi. Scusateci, non siamo tutti così.

diario di bordo n 76 anno II . Da studente lanciò un mappamondo contro un docente e ferì con una pala un compagno di classe. Ora è pentito e ha scritto un libro: “Voglio diventare educatore” ., el'ex studente lorenzo rati raccontra a mattarella ., la sindaca di firenze e lo ius scholae .,

 Un passato turbolento segnato da atti di violenza, un presente di riabilitazione e un futuro che Gianfranco, diciottenne con una fedina penale non immacolata, sogna da educatore. La sua storia, raccontata in un’autobiografia di settanta pagine, è un grido di aiuto rivolto a chi, come lui, combatte demoni interiori e rischia di perdersi.Al sito web locale Casteddu Online, il ragazzo non nasconde il suo passato, anzi lo sbatte in

prima pagina: un mappamondo scagliato contro un professore, un pugno a un altro docente, fino all’episodio più grave, l’aggressione con una pala ai danni di un compagno di classe, per il quale si è sottoposto a un percorso di messa alla prova. “Ho provato a contattare il mio compagno per scusarmi, ma non ho ricevuto risposta”, confessa, consapevole del dolore inflitto.Oggi, dopo un percorso riabilitativo e la maggiore età, il ragazzo ha deciso di esporsi, di dare un volto e una voce al suo vissuto. “Soffro di un disturbo bipolare che sto curando”, rivela, sottolineando l’importanza del supporto medico e familiare nel suo percorso di crescita 
“Quanti ragazzi ancora devono soffrire come ho sofferto io senza ricevere aiuto?”, si chiede il 18enne, trasformando la sua esperienza in un monito per le istituzioni e la società. “Il mio libro è un messaggio di speranza, la dimostrazione che una seconda possibilità è possibile”.Dopo aver frequentato l’istituto alberghiero, il ragazzo ha intrapreso un percorso universitario in ambito umanistico, con l’obiettivo di diventare educatore. Una scelta che può apparire paradossale, ma che per lui rappresenta la chiusura di un cerchio: “Chi, se non io, può capire il disagio di questi ragazzi e aiutarli a trovare la strada giusta?”.Solo il tempo dirà se la scelta di Gianfranco sarà quella giusta, ma la sua storia, per quanto controversa, rappresenta un esempio di come il recupero e la redenzione siano possibili, anche dopo aver commesso gravi errori.

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 da  lorenzo tosa  del  17\9\2024  

Edoardo Prati ha 20 anni. Venti.
Poche ore fa è intervenuto a Cagliari alla cerimonia inaugurale del nuovo anno scolastico, alla presenza del Presidente Mattarella, e agli studenti ha dedicato un monologo che oggi, in questi tempi balordi di Sangiuliani, di trash elevato a intrattenimento, di scuola e insegnanti
umiliati e di cultura in macerie, merita di essere letto fino in fondo, riletto, assaporato, condiviso.
“Gli studenti meritano un discorso pensato. Sono uscito da poco dalle aule scolastiche e mi sono trovato a fare un bilancio. Di vent’anni che ho tredici li ho passati a scuola. Ho pensato di dirvi una cosa tipo ‘siate voi stessi’. Poi mi sono accorto che tutti i discorsi così mi stanno antipatici, vi invitano a essere qualcosa di unitario che io non sono.Quando abbiamo cercato di creare una lingua unitaria nel ‘500 ci siamo resi conto che non esiste alcuna lingua senza una tradizione letteraria. E non esiste un me stesso senza un insieme di tessere. Ecco cosa ho capito della scuola. Io sono stato Lorenzo Balla, un umanista del ‘400, ho copiato i grandi. Poi sono stato Poggio Bracciolini, un altro umanista. Ho cercato al di fuori di ciò che mi veniva proposto. La scuola è il luogo sacro della disubbidienza, soprattutto verso sé stessi. Poi sono stato Lorenzo Il Magnifico, ho rivendicato la novità.Poi sono stato Ariosto, Tasso, ho assecondato la malinconia, il dolore. Sono stato Pascoli e Leopardi. Ho anche mentito a me stesso, e sono stato D’Annunzio. Poi sono stato onesto, sono stato Saba. Poi sono stato Pirandello: la scuola ci permette di essere il contrario di quello che eravamo prima. Mi sono visto indietro e ho visto tutti questi anni costellati di persone in questo laboratorio dell’ascolto. Ho visto i docenti che sono ancora lì in un mondo che sembra non riconoscere la loro importanza. Professori con pregi e difetti che tuttavia rimangono, ai quali spero arrivino le nostre scuse prima o poi. E noi, che ci apprestiamo ad iniziare questo nuovo anno, non siamo solo il futuro del Paese, siamo il presente. Con le nostre battaglie e la polvere non peserà sulle nostre spalle finché saremo Michela Murgia e avremo ben chiaro che il mondo ci deve sapere”.Io, da ex studente, a Edoardo voglio solo dire una parola, di cuore e di stima.

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La sindaca di Firenze Sara Funaro, insieme alla sua giunta, ha approvato un provvedimento simbolico ma di grande civiltà.Una sorta di “Ius Scholae” grazie a cui il Comune riconoscerà la cittadinanza onoraria a tutti gli studenti stranieri residenti in Italia che abbiano completato un ciclo scolastico. E, insieme, nell’Ordine del giorno, sollecita un intervento immediato al Governo per colmare questa vergognosa lacuna legislativa.Mentre Meloni nega l’evidenza e si arrocca in difesa di non si sa quali principi, abbiamo una sindaca che colma le lacune dello Stato centrale, dimostrando di essere anni luce avanti a chi vuol fermare il vento con le mani.Questa è la differenza, spiegata bene, tra una prima cittadina che apre, include, estende diritti (sul solco di Lepore a Bologna) e una prima ministra che li nega, li cancella, e lo rivendica pure con orgoglio.La dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che no, non sono tutti uguali. Che votare (o meno) persone perbene cambia la vita delle persone.


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Lo so che l'ultima storia non c'entro con la scuola , ma io l'ho troivata bellissima perchè smonta il luogo comune che siano solo i cani amici fedeli




Come mostra il video pubblicato su TikTok (@x_laurabee_x),   lo riporto anmche qui sotto
@x_laurabee_x

The most wholesome cute thing ive ever witnessed 😭🐾🫶🏻

♬ New Home - Frozen Silence


 


ad accompagnare il nonno di Laura è un amico speciale. Al suo fianco c’è sempre Tattie, una gatta dal pelo tigrato, che lo accompagna passo dopo passo con una dedizione rara.
Sembra quasi impossibile pensare che un gatto, notoriamente indipendente e distante, possa comportarsi così. Eppure, Tattie è lì ogni giorno, come se volesse assicurarsi che il suo anziano amico non fosse mai solo.
"È incredibile," racconta Laura. Ogni mattina, appena mio nonno esce per la sua passeggiata, Tattie lo segue senza esitazione. Non importa dove lui vada, lei è sempre al suo fianco, camminando con lui come una piccola guardiana silenziosa”. Una scena ha conquistato il cuore di molti, soprattutto perché spesso a queste passeggiate si aggiungo anche altri gatti della zona. E non è raro vedere il nonno e Tattie inseguiti da altri mici, un po’ come nelle favole.Il modo in cui il gatto si ferma per aspettarlo è adorabile. I due si conoscono bene e lei quasi prevede la sua andatura e le sue pause, consapevole delle difficoltà che il nonna ha a camminare e che compensa con la sua forza di volontà. E con la sua presenza costante, Tattie vuole dimostrare al mondo che anche i gatti possono essere fedeli compagni che non hanno nulla da cui invidiare ai cani.

17.9.24

diario di bordo n 75 anno II . IL coraggio di Miss Mamma. La violenza sessuale e la gravidanza. "Ma scelsi di tenere il bambino ., Comune rischia dissesto per sostegno famiglia in 'codice rosso' ., Kosta Runjaic, l’allenatore venuto dal nulla che fa sognare l’Udinese. E che si ispira a Jfk

 dopo le  polemiche  su  Cinzia Dal Pino, 65 anni  [ è il secondo  articolo ]  e   fedez ( I II III )    riprendiamo   con    storie  più allegre o quasi 


Roma, 17 settembre 2024 – Un racconto forte come un pugno nello stomaco. Un amore materno sconfinato che sottomette l’orrore di uno stupro. Il desiderio di dare la vita che trionfa sull’annichilimento e la morte. Semou Diagne – origini senegalesi, anconetana d’adozione – è stata incoronata a Bellaria-Igea Marina Miss mamma italiana 2024. Sul palco della manifestazione, durante la prova di abilità richiesta alle concorrenti del contest nazionale – ideato dalla Te.ma spettacoli di Paolo Teti – la 33enne ha esibito il suo coraggio. "Sono madre di un ragazzo nato da una violenza sessuale che ho subìto nel mio Paese – ha rivelato ai giurati e al pubblico –. Ho deciso di portare  avanti comunque la gravidanza, rinunciando successivamente all’adozione. Mio figlio l’ho amato dal primo momento. Vorrei tanto che le donne che hanno vissuto l’esperienza terribile dello stupro capissero che è possibile non arrendersi, rialzarsi e trovare il proprio riscatto. La fede mi ha aiutato a credere che a ogni notte buia segue un giorno luminoso".Parlare pubblicamente dell’incubo vissuto quando era poco più che un’adolescente, è stato tuttavia non facile per la neo Miss, sguardo malinconico e fisico statuario. "Ripercorrere l’accaduto ha risvegliato quei fantasmi protagonisti di un trauma mai del tutto sopito – ha detto –. Ho pagato un prezzo altissimo, ma se questo dolore può servire ad aiutare altre donne, lo accetto quasi con gioia. Oggi mi sento più forte". Semou è giunta in Italia diversi anni fa, dopo la violenza, grazie all’aiuto di un’organizzazione internazionale, integrandosi perfettamente nel capoluogo marchigiano, dove lavora, studia e fa volontariato sulle ambulanze. Cosa che non ha impedito ai leoni da tastiera di rivolgerle svariati insulti per la partecipazione al concorso.“Durante le prefinali ho pianto – racconta –. Sono stata attaccata per il colore della mia pelle. Tanti giudicano senza sapere e questo mi ha ferito molto. Considero Ancona la mia casa, ho trovato amici stupendi, veri, che mi hanno sempre sostenuto nei momenti difficili. Sono riconoscente per quanto ho ricevuto. La scelta di fare volontariato è dettata anche dal desiderio di offrire il mio contributo a una città che mi ha dato tanto " Nonostante un matrimonio fallito, da cui ha avuto un secondo bambino, Semou – segni particolari, resilienza – continua a credere nei sentimenti. "Dopo lo stupro gli uomini mi facevano paura. È stata dura rimettersi in gioco. Attraverso la separazione da mio marito ho imparato però ad accettare che le relazioni possono finire. L’importante è custodire l’affetto e il rispetto reciproco. Ma non smetto di sperare di incontrare il compagno giusto". La corona di Miss Mamma l’ha arricchita di nuovi stimoli. "Vincere ha accresciuto la mia autostima, anche se vorrei continuare la mia vita in modo tranquillo, portando avanti gli studi. Mi piacerebbe lavorare come infermiera. Amo essere d’aiuto agli altri".Miss Mamma Italiana – patrocinato dal Comune di Bellaria-Igea Marina e dalla Fondazione Verdeblù, giunto alla 31esima edizione – ha portato alla luce altre storie di soprusi e sofferenze. Come quella di Sabina Zagaria, 30 anni, di Andria, che nel suo monologo ha invitato le donne a non mettere mai la testa sotto la sabbia. "Denunciate chi vi maltratta, mancandovi di rispetto. Io l’ho fatto".

 
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(ANSA) - FOGGIA, 16 SET - Una intera famiglia, madre e quattro figli messa sotto le tutele del 'codice rosso' per le minacce ripetute del padre, e un Comune che non riesce a sostenere la spesa necessaria che ammonta ad oltre 11mila euro al mese e che ha già accumulato un debito di 200mila euro. E' la denuncia del sindaco di Carlantino, Graziano


Coscia, che ha rivolto un appello alla presidente del consiglio, ai ministri della Famiglia e della Giustizia, al presidente della Regione e al prefetto annunciando che "se nelle prossime settimane non riceverò risposte dagli enti preposti valuterò seriamente le dimissioni e il mio Comune dovrà chiudere per assoluta mancanza di fondi".La vicenda, spiega il sindaco, è legata all'applicazione della legge del codice rosso ad una famiglia di Carlantino. "Più di un anno fa - sottolinea il sindaco - una donna di Carlantino con i suoi quattro figli veniva condotta presso una casa rifugio in un'altra città, a seguito della denuncia fatta contro le minacce telefoniche ricevute dal coniuge. Quella denuncia ha attivato procedure e azioni previste dal codice rosso". "Nonostante una proposta di percorso alternativo, attuabile tramite un contributo per fittare una casa e con prospettive lavorative -sottolinea - le autorità preposte hanno comunque pensato di applicare rigidamente quella che è l'attuale norma del codice rosso. Il problema è che il costo dell'alloggio presso la casa rifugio è a totale carico del comune di Carlantino. Il costo è pari 375 euro al giorno, ben 11.250 euro al mese. Ad oggi, l'ente carlantinese è debitore di quasi 200.000 euro nei confronti della casa rifugio". "Una cifra enorme e spropositata - aggiunge - per un Comune che si trova in una situazione finanziaria alquanto precaria, oltre a essere entrato in un piano di riequilibrio finanziario stabilito dalla Corte dei conti". Coscia sottolinea che "l'interesse è quello di proteggere i cittadini del mio paese. Ma non è possibile legiferare in tal senso senza prevedere un fondo dal quale gli enti comunali possano attingere risorse per far fronte a tali situazioni di emergenza. Lo Stato non può fare leggi e poi chiedere ai Comuni di sostenerle economicamente". (ANSA)

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Kosta Runjaic, chi è l'allenatore dell'Udinese capolista in serie A: palloni giganti e foot volley in allenamento, vendeva assicurazioni in Germania
Il tecnico dei friulani arriva dalla periferia del grande calcio. Ma sta stupendo grazie al suo gioco che ha proiettato i bianconeri in testa alla classifica. Dai “funny games” alle calamite per individuare i giocatori: vi raccontiamo i suoi segreti



“Kosta, chi è costui?”. Nel calcio globalizzato del 2024 l’arrivo di un nuovo allenatore in Serie A, lo scorso 14 giugno, ha costretto tifosi e appassionati a cercare lumi sul web. Tanti non conoscevano il

tedesco Runjaic, l’ex tecnico del Legia Varsavia scelto dall’Udinese per sostituire Fabio Cannavaro, che pure aveva salvato la squadra dalla B all’ultima giornata del campionato passato vincendo lo scontro diretto in casa del Frosinone.Siamo molti felici, ma non significa niente». Kosta Runjaic è il protagonista per caso di questo avvio di serie A con la sua Udinese che non ha sbagliato un colpo e può godersi una settimana da capolista dopo il successo in rimonta 3-2 a Parma, davanti alle big d'Italia grazie ai gol di Lucca e Thauvin. Non succedeva dai tempi di Francesco Guidolin. Ma il tecnico tedesco sa bene che il campionato della sua squadra non potrà essere quello che dice attualmente la classifica.Nato a Vienna, origini della Croazia ma nazionalità tedesca. Nel 2010, Runjaic parte dalla terza serie in Germania con il Darmstadt. Sarà il Kaiserslautern la squadra del suo biglietto da visita per l’Europa dei grandi grazie alla semifinale di Coppa di Germania raggiunta nel 2014. Nelle ultime stagioni Runjaic ha potuto finalmente abbandonare il suo primo e vero lavoro da assicuratore per potersi dedicare a tempo pieno nel calcio. Prima di essere chiamato all'Udinese che la scorsa stagione si era salvata solo all'ultima giornata dalla retrocessione, l’ultima positiva esperienza era stata con il Legia Varsavia in Polonia. La Conference League è stata la sua vetrina e la famiglia Pozzo lo ha ingaggiato con un biennale da 750 mila euro a stagione.
«Siamo però nella direzione giusta - ha detto dopo la rimonta a Parma l'allenatore tedesco - anche per il modo in cui abbiamo vinto, dimostrando carattere e passione. Per noi è importante fare il maggior numero di punti in questo inizio stagione. La chiave è essere connessi in attacco e difesa, mettere intensità in campo. Nel primo non abbiamo giocato benissimo, ma neanche male, poi nel secondo è cambiata l'energia e questo ha fatto la differenza. Siamo entrati velocemente in connessione con tutto l'ambiente e abbiamo trovato anche una grande connessione con i nostri tifosi».Runjaic utilizza solitamente dei palloni giganti, specie durante il ritiro estivo. Secondo lui sono utili per valutare la reazione dei calciatori rispetto a qualsiasi situazione di gioco. In poche parole, una simulazione del reale. Per lo stesso motivo, non sono mancate le gare di foot volley per provocare imprevedibilità e senso del pericolo. Tecniche di allenamento all'apparenza singolari, ma che visti i risultati funzionano alla grande.
Udinese prima in solitaria dopo tredici anni: sui bookie spunta la quota
Dall’incubo retrocessione, evitato soltanto nei minuti finali dell’ultima partita della scorsa Serie A, al primo posto in classifica dopo quattro giornate di campionato. Un cambio drastico per l’Udinese che grazie al nuovo corso Runjaić è in vetta dopo tredici anni. In quell’occasione la formazione bianconera raggiunse poi il terzo posto e la qualificazione alla Champions League, un’opzione difficile ma non impossibile per gli esperti di Sisal, che vedono Thauvin e compagni nelle prime quattro posizioni alla 38^ giornata a 66 volte la posta. Tuttavia, un inizio così dovrebbe evitare le sofferenze dello scorso anno, quando la squadra è rimasta costantemente nelle zone basse della classifica. Come riporta Agipronews si gioca infatti a quota 10 su William Hill un ritorno in Serie B per l’Udinese, campionato nel quale è assente ormai dal 1994/95.




Mario Sotgiu e i suoi mille racconti: «Arzachena, una storia straordinaria»Il creatore del museo più piccolo d’Italia è il custode della memoria della sua città

Arzachena È più forte di lui. Anche quando dovrebbe essere il protagonista del racconto, Mario Sotgiu, il presidente dell’associazione “La ...