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17.2.26

perchè la medaglia di Flora Tabanelli, è particolare rispetto a quella dei Brignione una gioia pura che va oltre la medaglia. Ritratto della 18enne sciatrice freestyle, bronzo nel Big Air alle Olimpiadi



non c'è solo uno staff medico d'eccellenza ( qui e nel mio  precedente  post ) e il gareggiare nonostante l'infortunio , ma 'è dietro tutta una storia particolare .Senza  togliere  niente  al merito  della  Brignione  Infatti 



 da Euro sport
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Flora Tabanelli, una gioia pura che va oltre la medaglia. Ritratto della 18enne sciatrice freestyle, bronzo nel Big Air alle Olimpiadi

MILANO-CORTINA 2026 - Quella di Flora Tabanelli è gioia pura, qualcosa che va ben al di là della medaglia olimpica. Senza il podio non sarebbe cambiato nulla: non nella sostanza, almeno. Una sostanza che racconta di libertà assoluta, creatività e di una selvatica forza primordiale.
Roland Fischnaller è un totem dello sport mondiale.

Un uomo fatto e finito, nel pieno della sua adultità, quella più completa, che non necessita di filtri, di spiegazioni, che non scende più a compromessi con ciò che non è davvero importante: sogni e figli.
È anche un uomo moderatamente ruvido, che decide quando parlare, e con chi farlo.
Ha imparato a proteggere il suo perimetro, come ogni capo branco che si rispetti, e il superfluo semplicemente non gli interessa.
Ha visto sette Giochi Olimpici, Roland.
Ha visto i Cinque Cerchi atterrare come un'astronave a Torino.
E non erano neppure i primi sotto cui ha gareggiato.
Ha visto lo Utah.
Poi il Canada.
Nel 2013, nell'estate precedente alle Olimpiadi di Sochi, ha inforcato la bicicletta e completato un vero e proprio pellegrinaggio a pedale.
Sedici giorni, otto Paesi attraversati a stantuffate, 3224 chilometri: dal suo garage fino a dove sarebbe sorto il Villaggio.
Un gesto estremo, di purificazione, dopo un dolore privato e potente.
Poi ha visto la Corea e ha visto le Olimpiadi del Covid, mascherato come tutti gli altri, con gli affetti lontani, anzi lontanissimi.
Infine, sospinto da quale forza lo sa soltanto lui, ha visto anche la seconda edizione dei Giochi di casa, questa volta a Livigno, a 45 anni suonati.
Serafico.
Intoccabile.
Inscalfibile.
Ha visto tutto, Roland Fischnaller.
Ma non aveva mai visto un Tabanelli.
Così, ieri pomeriggio, dopo aver già finito la sua settima esperienza olimpica da qualche giorno, Roland si è messo in macchina e ha raggiunto Livigno, in compagnia del figlio Florian, di anni 12. Fanno 500 chilometri tra andata e ritorno.
Tornante più, tornante meno.
500 chilometri di valichi, di passi, di neve e di ghiaccio.
Col sole a venire, col buio a tornare.
Basterebbe questo a raccontarvi che cosa ha fatto Flora ieri.
Perché il vero riconosce il vero.
La prima volta che ho parlato con Flora era troppo giovane per qualsiasi cosa.
Per guidare, per bere, forse persino per comprendere il "perché" intorno a lei iniziassero a muoversi tante forze diverse.
Tanti interessi.
Tante radici sotterranee che associavano con delicatezza il suo nome, la sua disciplina e i suoi risultati giovanili a questo preciso momento.
A queste due settimane.
A oggi, a ieri sera.
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Flora Tabanelli si esalta dopo la run che le vale il bronzo

Credit Foto Getty Images

Fantascienza pura, né più né meno, quattro anni fa.
E invece ora stiamo celebrando qualcosa che va ben al di là della medaglia olimpica, e che non sarebbe cambiato senza il podio.
Non nella sostanza, almeno.
Perché la sostanza è tutta racchiusa dentro una piccola fortezza di legno, grande quanto un rifugio montano, arroccato sulle rive del lago Scaffaiolo.
Mai ho conosciuto una famiglia così disinteressata al risultato.
E così attenta al processo.
Al come, prima del cosa.
In ogni cosa.
Irene, Miro e Flora, in rigoroso ordine d'età, sono cresciuti in un contesto fiabesco, come un'utopia medievale, con i piedi aggrappati alla terra nuda, specie se innevata, e le mani protese verso il cielo: nulla è irraggiungibile per loro.
Qualsiasi sport vi venga in mente, loro l'hanno praticato.
E ogni singolo allenatore che li abbia presi in carico, fosse anche solo per mezza stagione, ripete ossessivamente le stesse identiche parole incredule: è stato un privilegio.
Un privilegio.
Da anni chiedo a ogni atleta o artista che incontro quale sia la sua definizione di talento, e nella sintesi delle risposte mi sono fatto un'idea mia.
Idea che poi ho accartocciato in meno di 48 ore vissute al rifugio con i Tabanelli, nel senso dei Tabanelli al completo.
Libertà assoluta.
Creatività.
Una selvatica forza primordiale.
E insieme un'attenzione monacale per gli altri.
Tutti gli altri.
Ma partendo dall'interno.
Giravano per il paese in monociclo, tortorelle in migrazione perenne.
Artisti di strada.
Scalavano montagne con la presenza di spirito di un grande esploratore, e poi tornavano di corsa alla baita, per aiutare con le faccende e servire ai tavoli.
Macinavano migliaia di chilometri a settimana, per fare pattinaggio e poi sci, e poi ginnastica e poi pianoforte.
La loro maestra mi disse che Miro era inafferrabile: poca teoria, ma appena ascoltava una melodia la replicava all'istante, senza sforzo.
L'uscita dal grembo familiare è avvenuta poco alla volta, per sopraggiunta grandezza sportiva, ma non sarà mai del tutto completa, perché il cordone ombelicale è d'acciaio.
Gli ultimi 12 mesi, e ancor di più gli ultimi sei, li hanno proiettati in sfere di influenza sempre più distanti, sempre più artefatte, sempre più consumistiche.
La vittoria agli X Games, una cosa che ha commosso i freestyler di qualsiasi età.
Poi la giostra olimpica, con le aspettative, le attese di medaglia, la scoperta mediatica di Miro e Flora, a mezzo stampa, a mezzo social, a mezzo sponsor.
Un lentissimo avvicinarsi all'appuntamento più magnetico e crudele.
Tre run.
Tre salti.
Tre secondi ciascuno.
Nove secondi scarsi, più nove per l'eventuale finale.
Sfiorata per mezza rotazione da Miro.
Conclusa in gloria, col bronzo, da Flora.
Con il crociato rotto, completamente andato da tempo, e che verrà ricostruito quando finiranno le interviste.La differenza non esiste, perché a loro il risultato non interessa.

A loro interessa il processo.
E la simbiosi che li contraddistingue, come tribù nel suo complesso, è impossibile da penetrare.
Porosi al mondo e alle sue bellezze, impossibili da incrinare all'interno.
Se una catena è forte quanto il più debole dei suoi anelli, questa non si spezzerà mai.
Il podio di ieri non è il coronamento di niente.
È pura gioia.
Una gioia mai vista, chiedete a Roland.
Una volta, uno di loro, non importa chi, mi disse: sono gelosa del futuro.
L'unica gelosia che vale la pena provare.
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Flora Tabanelli: "Questo bronzo vale tutto l’oro del mondo. Ha un valore immenso"

Video credit: Eurosport


Da Federica Brignone a Flora Tabanelli: dietro le imprese olimpiche c’è anche il J Medical

 Da Eurosport 

OLIMPIADI MILANO-CORTINA 2026 – C’è anche la struttura d’eccellenza torinese dietro alle medaglie delle nostre atlete. Un centro che ha aiutato anche Jannik Sinner


C’è un filo comune che lega due autentiche imprese sportive azzurre di questi Giochi Olimpici

di Milano-Cortina 2026. E si chiama J Medical. Federica Brignone, due ori in Super G e Gigante a poco più di 300 giorni dal grave lesione alla gamba, e Flora Tabanelli, bronzo nel Freeski Big Air 102 giorni dopo la rottura del crociato, si sono affidate al centro di eccellenza torinese per preparare la rassegna olimpica e superare al meglio i rispettivi infortuni. La struttura, situata all'interno dell'Allianz Stadium, propone una vasta gamma di servizi, che vanno dalla diagnostica alla medicina specialistica, dalla riabilitazione alla medicina dello sport. Offre un equipe medico specialistica di alto livello, l’uso di tecnologie all’avanguardia e l’approccio incentrato sul paziente che mira a soddisfare le effettive necessità individuali. E in questo caso ha aiutato nel percorso di avvicinamento a Milano-Cortina due grandi atlete italiane che sono riuscite a conquistare una medaglia olimpica. Un altro assiduo frequentatore del J Medical è Jannik Sinner, che si reca spesso alla clinica di Torino per check-up, controlli e cure.
Dei 315 giorni trascorsi tra quella che poteva sembrare la fine di una splendida carriera e l’ingresso nell’Olimpo dei più grandi sportivi italiani di sempre, Federica Brignone più di 100 li ha vissuti al J Medical. Il centro medico della Juventus, che si trova all’interno dell’Allianz Stadium, ha seguito passo dopo passo il Dei 315 giorni trascorsi tra quella che poteva sembrare la fine di una splendida carriera e l’ingresso nell’Olimpo dei più

grandi sportivi italiani di sempre, Federica Brignone più di 100 li ha vissuti al J Medical. Il centro medico della Juventus, che si trova all’interno dell’Allianz Stadium, ha seguito passo dopo passo il percorso di cure della nostra Tigre, aiutandola a riprendersi al meglio dalla frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Brignone ha fatto tanta fatica per rientrare, ha ascoltato i pareri dei medici, ha forzato solo quando era il caso di forzare, trovando risposte sempre più convincenti. La doppia medaglia d’oro ottenuta in questi Giochi la porta in una dimensione ultraterrena e la iscrive di diritto nel ristretto albo dei migliori atleti azzurri della storia.
Olympic Breakfast - Episodio di cure della nostra Tigre, aiutandola a riprendersi al meglio dalla frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Brignone ha fatto tanta fatica per rientrare, ha ascoltato i pareri dei medici, ha forzato solo quando era il caso di forzare, trovando risposte sempre più convincenti. La doppia medaglia d’oro ottenuta in questi Giochi la porta in una dimensione ultraterrena e la iscrive di diritto nel ristretto albo dei migliori atleti azzurri della storia
Flora Tabanelli: la scelta di non operarsi prima dei Giochi
Era infatti il 6 novembre quando l'azzurra classe 2007 riceveva la drammatica diagnosi post infortunio: trauma distorsivo e lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Panico e paura di non farcela. Da quel momento il lungo perscorso di recupero, affidandosi agli esperti del JMedical per iniziare la terapia conservativa e la riabilitazione. La scelta presa insieme ai medici della clinica piemontese, infatti, di rimandare l’operazione e di partecipare comunque alle Olimpiadi, tramite un tutore e tramite una fisioterapia continua. La terapia ha funzionato, Flora Tabanelli si è conquistata una tanto incredibile quanto storica medaglia nel Freeski Big Air a Livigno e ha fatto impazzire i tanti appassionati che hanno scoperto questa disciplina anche grazie alle sue acrobazie. Un mezzo miracolo. "Ora mi opererò", ha annunciato dopo la grande prova. E il J Medical sarà pronto a sostenerla in tutto il percorso post operatorio.




Due casi e due misure da parte del Cio un casco ucraino e da censura un ultra sionista israeliano di bob no ?

  Fonte Lorenzo tosa 

Meno male che ci sono Giornalisti con la G maiuscola .Uno di questi si chiama Stefan Renna e il suo nome vi dirà poco perché è svizzero e lavora per l’emittente televisiva pubblica RTS.Durante la gara di bob alle Olimpiadi Milano-Cortina, durante la discesa dell’atleta israeliano Adam Edelman, Renna ha fatto qualcosa a cui   purtroppo  non siamo letteralmente abituati qui da noi.Ha ricordato ai telespettatori chi è (davvero) Adam Edelman, uno che - ha spiegato Renna - si

auto-definisce: “Un sionista fino al midollo”.Ne ha denunciato le posizioni estremiste.Ha elencato, uno dopo l’altro, tutti i post e i commenti social di Edelman degli ultimi mesi in aperto sostegno del genocidio a Gaza. Come quando scrisse dei bombardamenti israeliani: “È la guerra moralmente più giusta della Storia”.Ma Renna non si è limitato a questo.Ha anche denunciato l’intollerabile doppiopesismo del Cio su Russia e Israele.“Gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere”. Ma questo per Edelman evidentemente non vale.E per avere detto tutto questo Renna è stato massacrato, insultato, c’è chi ne ha chiesto la rimozione dall’incarico e addirittura il licenziamento. E invece ha fatto solo il suo lavoro, che è quello di informare i telespettatori. Ha fatto informazione. O, se preferite, Servizio Pubblico.Mentre noi abbiamo un direttore di rete che non distingue atleti, cantanti e stadi e non cita nemmeno il nome di Ghali, avercene di Giornalisti così.Peccato solo sia svizzero.

L’oro a 41 anni di Elana Meyers nel bob e l’abbraccio ai due figli sordi: “La m

 

 Fonti repubblica , Wikipedia  , e aimode di Google 

Dopo cinque podi dal 2010, l’americana ha finalmente vinto: è la seconda più anziana di sempre. La sua storia è un romanzo



CORTINA – Tra tutte le grandi storie delle Olimpiadi di Milano Cortina forse una le supererà tutte, alla fine. Sulla pista Eugenio Monti Elana Meyers-Taylor ha realizzato il sogno di una vita intera: a 41 anni è diventata la seconda campionessa olimpica più anziana di sempre, dietro alla giocatrice di curling svedese Anette Norberg (43 anni a Vancouver 2010). L’americana ha trionfato nel mono-bob, recuperando dal quarto posto della penultima run. È alla sua quinta Olimpiade. Era sempre andata sul podio (3 argenti e 2 bronzi tra bob a 2 e mono-bob dal 2010), non aveva mai vinto l’oro. Ci è riuscita finalmente ed è scoppiata in un pianto. Poi ha abbracciato i suoi due bambini.

Elana Alessandra Meyers-Taylor (Oceanside, 10 ottobre 1984) è una bobbista statunitense, vincitrice di una medaglia d'oro, tre d'argento e due di bronzo ai Giochi olimpici, campionessa mondiale di bob a due nel 2015 e nel 2017 e vincitrice della Coppa del Mondo nel 2014/15. Insieme alla canadese Kaillie Humphries è l'unica atleta ad aver vinto tre medaglie olimpiche nella storia del bob femminile. È inoltre stata capace di vincere medaglie olimpiche e mondiali, nonché vittorie di tappa in Coppa del Mondo, in entrambi i ruoli di questo sport, frenatrice e pilota. 

Ma soprattutto la sua è anche una lotta  contro le discriminazioni . Infatti 

 Ha atteggiamenti di razzismo nel corso della sua carriera, contribuendo a far luce sulla discriminazione negli sport invernali.
Ecco i principali episodi e le questioni sollevate:

Insulti di un allenatore (2018): Poco prima dei Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang 2018, Meyers-Taylor ha denunciato che un allenatore di un'altra nazionale aveva registrato dichiarazioni razziste, sostenendo che "i piloti neri non fanno buoni piloti di bob" e che gli atleti neri dovrebbero limitarsi a stare in fondo alla slitta (frenatori) perché "mancano della capacità mentale per guidare".
Attacchi personali mirati: Nonostante avesse già vinto medaglie olimpiche e mondiali come pilota, l'allenatore in questione ha specificamente preso di mira lei, infangando il suo nome.
Produttore di slitte razzista: La Meyers-Taylor ha rivelato che un noto produttore di slitte da bob si è rifiutato di vendere i propri mezzi ad atleti neri, arrivando a fare affermazioni estremamente razziste ("se volessi vedere una scimmia guidare una slitta, andrei allo zoo").
Clima razzista e sessista: Ha descritto il bob come uno sport altamente dominato da europei, dove spesso viene messo in dubbio che i piloti di colore siano all'altezza di quelli bianchi. Ha inoltre affrontato resistenze e scetticismo per il fatto di essere una donna alla guida di un bob.
Investigazione IBSF (2020): A seguito delle sue denunce pubbliche nel giugno 2020, la Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (IBSF) ha creato una "task force" per indagare sulle affermazioni di razzismo e discriminazione mosse dall'atleta.
 Ella ha spesso ribadito con orgoglio e fuerezza che, indipendentemente dal suo medagliere, il colore della pelle è stato talvolta considerato determinante per la sua abilità, spingendola a lottare per una maggiore inclusività nel contesto sportivo.

16.2.26

Cortina, Ali Mohamed Hassan,commesso dice «Palestina libera» davanti a un gruppo di israeliani nel negozio delle Olimpiadi: licenziato dopo le lamentele La scena è stata immortalata in un video. Ali Mohamed Hassan ha perso il posto di lavoro. Per la ong StopAntisemitism erano «espressioni ostili a Israele»

FONTI LORENZO TOSA E IL https://www.ilgazzettino.it/

Il suo nome è Ali Mohamed Hassan, è un dipendente di uno store ufficiale delle Olimpiadi Milano-
Cortina 2026.
O meglio: era.Mentre stava lavorando, è entrato nel negozio un gruppo di tifosi israeliani che sventolava bandiere del proprio Paese davanti al personale.E lui, a quel punto, ha risposto solo con due parole: “Free Palestine”. “Palestina Libera”.Una delle israeliane lo ha sfidato a ripeterlo: “Dillo di nuovo”.E Hassan lo ha fatto. Più volte. E, ad ogni provocazione lui ha continuato a ripeterlo senza lasciarsi intimidire: “Free Palestine!”Nessuna offesa. Nessuna discriminazione. Men che meno alcuna traccia di antisemitismo.Solo una speranza condivisibile da chiunque sia rimasto umano: “Palestina libera”.Eppure, per questa ragione, su richiesta degli stessi israeliani, Hassan è stato licenziato dagli organizzatori delle Olimpiadi. La “motivazione”: “Non è appropriato esprimere opinioni politiche”

.Come se invocare la libertà per un popolo vittima di genocidio, occupazione e apartheid fosse un’opinione politica.Il video è stato diffuso da Eye on Palestine e rilanciato da "No Justice No Peace”, e Hassan ha ottenuto la solidarietà immediata di migliaia di utenti indignati, come lo sono io, per come è stato trattato.Viviamo in un clima distopico e allucinante in cui viene protetta e applaudita la nazione il cui governo sta compiendo un genocidio e punito un commesso che ha osato difendere il popolo che lo sta subendo.Non solo Israele non viene bandito da ogni competizione internazionale - come è accaduto alla Russia - ma colpiscono chiunque civilmente si opponga.Io, invece, per quello che vale voglio dire GRAZIE ad Ali Mohamed Hassan per averci messo la faccia e pure il proprio lavoro per ribadire un diritto e difendere un popolo.Altro che licenziamento.

(Aggiornamento: Una tifosa ha sentito e gli ha chiesto di ripeterlo, volendo misurare il “coraggio” del commesso. Alì lo ha ripetuto, immortalato da un video. «Ecco, hai liberato la Palestina», hanno detto i presenti con un malcelato sarcasmo. Da qui l’ong «StopAntisemitism», ha attivato la segnalazione pubblica di espressioni ritenute ostili a Israele, chiedendo la testa del dipendente. L’organizzazione dei Giochi lo ha licenziato dopo poche ore: «Non è appropriato che il personale dei Giochi esprima opinioni politiche personali durante il lavoro», hanno detto confermando e ufficializzando la decisione. il Comitato Olimpico ha spiegato di averlo “solo” richiamato, e non licenziato, confermando la ferma condanna alle parole del dipendente).

Bizzarrie olimpiche Allenatori plurivestiti, escort pluridecorate, gatti ruba-biancheria, panini da milionari, vampiri maltrattati, pecore non più sole e macchine-progresso





Giochi invernali L’allenatore del pattinaggio cambia giacca di corsa: allena 13 nazioni diverse

C’è chi rappresenta una nazione e chi le rappresenta quasi tutte. Benoit Richaud appartiene alla seconda categoria. Allenatore e coreografo di pattinaggio artistico, 38 anni, segue sedici atleti provenienti da tredici Paesi diversi. Risultato: sugli spalti sembra un diplomatico in tournée, costretto a cambiare giacca a ogni esibizione. Lavoro usurante: durante le gare del corto maschile è passato in pochi minuti dal tricolore francese alla bandiera georgiana, poi a quella canadese. Quando i suoi pattinatori sono distanziati in classifica, il cambio è semplice. Quando invece si esibiscono uno dopo l’altro, Richaud corre tra spogliatoi e corridoi come in una sfilata clandestina. Lui dice che è solo organizzazione, un po’ di nero di base e tanta complicità con staff e manager che gli tengono gli abiti pronti. La verità è che è diventato l’uomo più richiesto del circuito: premiato come miglior coreografo, allena metà dei finalisti. Non cambia bandiera per opportunismo, ma per eccesso di lavoro.

Giochi invernali/2 Esplode il mercato olimpico delle escort: boom di annunci tra Milano (+23%), Cortina (+12) e la Valtellina

Alle Olimpiadi i preservativi sono una tradizione più solida di molte discipline: esistono dal 1988, nascono per promuovere il sesso sicuro e a Milano-cortina arrivano pure col brand della Regione Lombardia, con la benedizione del presidente Fontana. Lo scrive la Stampa: stavolta i condom sono durati meno della cerimonia di apertura: tre a testa, subito finiti. A Parigi erano due al giorno, noi siamo più castigati. Ma se i gadget ufficiali scarseggiano, il mercato parallelo non conosce crisi. Secondo i dati di Simpleescort, con l’inizio dei Giochi gli annunci di escort sono esplosi: +23% a Milano, +12% a Cortina, crescita anche in Valtellina e Val di Fiemme. Non solo tifosi facoltosi, ma soprattutto sponsor, dirigenti, tecnici e giornalisti, che da soli coprirebbero il 60% delle richieste. Arrivano professioniste dall’estero, le tariffe salgono del 9% nelle zone “vip” e le fasce orarie più calde sono il dopo gara e la notte. I record olimpici non si fanno solo in pista.

Gran Bretagna La pecora più sola del mondo, dopo aver vissuto per due anni su una scogliera, è diventata mamma

La pecora più soladella Gran Bretagna non è più sola. Fiona, diventata famosa nel 2023 dopo essere stata salvata con un’operazione quasi da film da una scogliera nelle Highlands scozzesi, ha partorito per la prima volta. Due gemelli, maschio e femmina, nati dopo nove ore di travaglio sotto lo sguardo vigile di un veterinario e, metaforicamente, dell’intero Regno Unito .Fiona era stata avvistata già nel 2021 da una kayakista, isolata su un costone roccioso, e per due anni aveva vissuto senza contatti con altre pecore, guadagnandosi il titolo di “Britain’s loneliest sheep”. La fattoria che l’ha accolta ha deciso di farla riprodurre: l’obiettivo era darle finalmente un legame stabile, una compagnia vera. Missione riuscita, dicono: Fiona sta bene, i piccoli crescono, e lei sembra aver trovato quello che non aveva mai avuto. Resta solo da decidere i nomi: o Cliff e Brora, come i luoghi del suo ritiro monacale, oppure Fergus e Felicia, come i figli di Shrek. La solitudine non è una condanna a vita.

Croazia Gli scienziati ricostruiscono il volto di un “vampiro” di 4 secoli fa, torturato per evitare che tornasse dalla morte

Un team di scienziati ha ricostruito il volto di un uomo morto circa quattro secoli fa e sepolto come un vampiro. Non per folklore turistico, ma perché i suoi contemporanei avevano preso sul serio l’ipotesi che tornasse dalla tomba. Il corpo era stato trovato nel cimitero della fortezza di Raeša, in Croazia: mutilato, probabilmente impalato e decapitato, secondo i rituali “preventivi” diffusi nella tradizione slava. All’epoca si credeva che l’anima restasse attaccata al corpo per quaranta giorni e in certi casi il morto potesse rientrare in circolazione. Grazie a Tac e intelligenza artificiale, oggi quel cranio ha di nuovo un volto: un uomo di circa 1 metro e 63, tra i 40 e i 50 anni, vissuto tra Quattrocento e Cinquecento. E morto poco serenamente: ferite multiple, segni di violenze ripetute, un ultimo colpo mortale. Secondo gli archeologi, la sua deformazione facciale e la vita ai margini l’avevano trasformato in una minaccia soprannaturale: la scaramanzia gli è costata una morte brutale

Stati Uniti Al Super Bowl paghi tutto tranne il football: il panino allo stinco di vitello costava appena 196 dollari

Al Super Bowl si può comprare di tutto, tranne l’idea che sia ancora una partita di football. A Levi’s Stadium l’acqua costava 8 dollari, la birra 19, i cocktail 36. Ma il capolavoro è il cosiddetto LX Burger: 180 dollari per un “panino” che pesa cinque libbre, ha dentro uno stinco di vitello intero, salsa demi-glace e fonduta di blu cheese. Più che un hamburger, una scultura barocca con obbligo di condivisione. Lo chiamano burger ma va mangiato con la forchetta, possibilmente in quattro, come una portata di matrimonio. Con le tasse arrivi a 196 dollari, circa 50 a testa: non paghi il cibo, paghi il racconto da fare su Instagram. Il giornalista dell’athletic che l’ha provato dice che la carne è buona, la fonduta inutile e il pane secco. In compenso l’osso è gigantesco e tutti ti fermano per chiederti che roba sia. È l’economia del Super Bowl riassunta in un piatto: prezzi da gioielleria, gusto da mensa di lusso e un’esperienza pensata più per essere fotografata che mangiata; non stai comprando un panino, stai comprando il diritto di dire di averlo fatto.

Turchia Automobili incidentate e semidistrutte usate come segnaletica stradale per invitare alla guida prudente

La prevenzione stradale ha preso una deriva radicale in Turchia: lungo alcune delle strade più pericolose del Paese sono state piazzate auto incidentate e semidistrutte. Non modellini, macchine vere, appese su un palo o esposte a fianco della carreggiata, con un messaggio accanto: il limite di velocità o un richiamo al comportamento scorretto che ha causato l’incidente. Le vetture provengono da sinistri reali, per eccesso di velocità, guida in stato d’ebbrezza o uso del telefono. La scelta dei punti non è casuale: sono spesso all’ingresso di tratti rischiosi o vicino a incroci dove in passato si sono verificati incidenti. L’effetto è immediato e non necessariamente positivo: guidatori che rallentano, si fermano, fotografano. L’iniziativa è diventata virale sui social, suscitando curiosità e qualche polemica sul rischio di distrazione. Niente scenografie, niente spot, solo la cruda evidenza di cosa può succedere quando si guida male. Ma pure una spettacolarità che rischia di replicare lo stesso comportamento

Nuova Zelanda Nella scuola scompare la biancheria, il ladro è misterioso. Lo inchiodano solo le telecamere: è un gatto nero

A Whakatane, in Nuova Zelanda, una scuola ha scoperto che il colpevole di molteplici e misteriose sparizioni negli spogliatoi non era uno studente bizzarro, ma un vero “cat burglar”: un ladro felino. Per oltre un anno, asciugamani, costumi, scarpe e persino biancheria erano scomparsi durante la stagione estiva, senza lasciare traccia. La preside Marama Stewart racconta che gli oggetti ricomparivano disseminati lungo il vialetto d’ingresso e che il mistero si è risolto solo grazie alle telecamere: il ladro era un gatto nero che trascinava un enorme asciugamano per il cortile. Un controllo dietro il capanno di educazione fisica ha rivelato l’intero bottino. Il proprietario del felino ha confermato le sue tendenze criminali, e la scuola lo ha battezzato Slinky Malinki (il “sinuoso” Malinki). La preside ha fatto sapere che l’episodio sarà trasformato in materiale didattico: “Scriveremo storie sul nostro Slinky Malinki e forse i bambini ricorderanno di mettere le cose nella borsa”. Un furto insolito educativo.

A silvi Lo hanno gettato in un cassonetto. Due volte.Un ragazzo di 17 anni con disabilità. Non è solo un fatto di cronaca. È uno specchio della società che stiamo costruendo.

  Da  dottoressa morena manfreda



Lo hanno gettato in un cassonetto. Due volte.Un ragazzo di 17 anni con disabilità.Non è solo un fatto di cronaca.È uno specchio della società che stiamo costruendo.


Perché quando un ragazzo viene umiliato così, non stiamo parlando soltanto di violenza fisica. Stiamo parlando di una cultura che percepisce la fragilità come debolezza, come bersaglio, come qualcosa su cui esercitare potere per sentirsi forti.Mi chiedo cosa stiamo insegnando ai nostri figli.Che chi è diverso vale meno?Che chi è più vulnerabile è il terreno perfetto per misurare la propria forza?Che


l’umiliazione è un gioco?Questo non è bullismo nel senso superficiale del termine.È disumanizzazione.E le la disumanizzazione nasce prima dei calci e dei bastoni. Nasce nelle parole, nei commenti, nelle risate, nei silenzi di chi assiste e non interviene. Nasce quando la società normalizza la crudeltà e chiama “ragazzata” ciò che invece è violenza.Il problema non sono solo i due indagati.Il problema è il clima che rende possibile tutto questo.Le persone con disabilità non sono simboli, non sono “poverini”, non sono categorie.Sono PERSONE ! E ogni volta che una persona viene umiliata così, si ferisce l’idea stessa di comunità.La civiltà si misura da come proteggiamo chi è più vulnerabile.Il silenzio non è neutralità. È una scelta.E oggi scegliere di parlare significa decidere da che parte stare.

#autismo #autismacceptance #autism #AutismAwareness #autismawareness💙

Anche il quarto posto di Lara della mea è bellissimo Un vero campione si riconosce anche dalla modestia e dall'umiltà Klaebo, il fenomeno del fondo.


 Dathread dell'atleta

 Ci ho messo il cuore ❤️‍🔥Non è una medaglia ma è un 4. posto che mi ricorda quanto sono cresciuta. Grazie a chi ha



creduto in me e mi ha messa nelle condizioni di potermela giocare arrivandoci così vicino 🤏🏻Gareggiare in casa è stato emozionante, grazie per il vostro calore 🥹🇮🇹


......

 Da il Fatto quotidiano sabato 14 Febbraio, 2026


Klaebo, il fenomeno del fondo che sceglie l’umiltà: «Io una leggenda? Faccio quello che mi piace. I primi allenamenti grazie a mio nonno»

di Tommaso Di Giannantonio


Il fuoriclasse norvegese pensa al traguardo dei nove ori: «Il fondo sta diventando virale anche fuori dalla Scandinavia, è bellissimo vedere questo interesse per il nostro sport»



Nato il 22 ottobre 1996 a Oslo, cresciuto a Trondheim, Johannes Høsflot Klaebo entra a pieno titolo nell’olimpo degli sport invernali al pari di leggende norvegesi come il biatleta Ole Einar Bjorndalen, il fondista Bjorn Daehlie e la fondista Marit Bjorgen, che detengono il record di otto medaglie d’oro a cinque cerchi. Venerdì 13 febbraio dopo la premiazione per l’ottavo oro appunto, il ventinovenne ha risposto a tutte le domande dei giornalisti in conferenza stampa, rimanendo con i piedi per terra nonostante il fresco, ennesimo, successo.


Il suo coach ha detto che è il più grande fondista di tutti i tempi e anche il migliore al mondo in ogni sport: come commenta queste parole?

«Grazie… questo è il mio commento. Sto cercando di fare solo quello che mi piace di più. Oggi è stata una grande giornata. Nonostante quello che si dice, io faccio del mio meglio».


Cosa vuol dire aver eguagliato Daehlie?

«Vuol dire essere in grado di farlo anche con la gara di oggi, probabilmente una di quelle gare che mi ha fatto più faticare negli anni. Oggi è stata la giornata perfetta per farcela. Sono solo fiero di quello che ho compiuto oggi. È come essere allo stesso livello dei nomi menzionati. È molto bello».


La finale della sprint è diventata virale, che effetto le fa?

«È bello vedere che le persone hanno gli occhi aperti sul fondo. È diverso da quello che vediamo in Norvegia, dove lo sci di fondo ha più peso, come nella maggior parte dei Paesi scandinavi. Si sente davvero la differenza quando vediamo le persone che guardano le gare e si vede anche l’effetto: abbiamo visto, martedì scorso, quante persone stanno guardando questo sport. È davvero bello, ed è bello ricordare che sono cose che noi facciamo ogni singolo fine settimana».


Siete preoccupati delle condizioni della pista per la 50 chilometri?

«Oggi le condizioni della pista erano buone, magari se avessimo iniziato più tardi, forse, sarebbe stato meglio. Vediamo come cambiano le condizioni nei prossimi giorni: dovrebbe essere un po’ più freddo e quindi dovrebbe essere un po’ più difficile. Finora va abbastanza bene».


Ha appena vinto l’ottavo oro, come si vede?

«Non ci penso più di tanto. Penso a godermi il momento, gara per gara. I prossimi giorni saranno importanti. Ci sono nazioni molto forti. Il team norvegese vuole “vendicarsi” di quello che abbiamo fatto a Pechino. Il team sprint arriverà carico e sarà una sfida tosta. Però vediamo, gara per gara, dove finiremo».


Qual è il fattore chiave per sciare bene in questi Giochi?

«Il punto principale è considerare che martedì scorso ho corso il più possibile e sono riuscito a conquistare la medaglia d’oro. La cosa più importante, ora, è quella di riprendersi bene pensando alla staffetta di domenica».


Suo nonno è stato il suo coach ed è stato intervistato dal The Wall Street Journal…

«Sicuramente lui capisce meglio di tutti, però forse ha avuto bisogno della traduzione (ride). Sicuramente è fiero, per me è stato speciale averlo. Mi ha allen

ato da quando avevo 15 anni».


la bellezza degli ultimi Il più bel centosettesimo posto del mondo il caso di Samer Tawk sciatore libanese che ha voluto partecipare lo stesso nonostante la brutta caduta avvenuta prima delle olimpiadi

 I 10 km di passo sulla neve che Johannes Klaebo consuma in 20 minuti e mezzo, per Samer Tawk sono un esercizio che dura mezz’ora di più. In classifica il suo nome appare alla riga con il piazzamento numero 107. E però. Samer Tawk è uno sciatore libanese che sei anni fa, quando ne aveva 20, si è trovato improvvisamente a fare i conti con un corpo da riparare. Sciava in montagna, nel suo paese, in una zona rischiosa. È caduto per quattordici metri. Quando è arrivato in ospedale aveva il bacino fratturato in più punti, una gamba in gran parte paralizzata, emorragie


interne, lesioni serie. Ha passato più di una settimana in terapia intensiva e chi gli stava intorno era preoccupato solo di vederlo sopravvivere, tornare a camminare.Una volta fuori dall’ospedale, Samer per quasi due anni è riuscito a sciare solo per pochi metri prima di cadere. La tecnica era compromessa, il corpo rispondeva male, l’idea di tornare competitivo era una pazzia. Tawk aveva iniziato con lo sci alpino da bambino, poi era passato allo sci di fondo perché più accessibile economicamente. In Libano gli sport invernali hanno poche strutture. Arrivare ai Giochi del 2018 a Pyeongchang era stato un risultato storico, il primo libanese di sempre in gara nella specialità.Dopo l’incidente, l’ipotesi di ripresentarsi a Pechino 2022 è stata scartata. Ci è andato comunque, ma come allenatore. Milano-Cortina ha segnato il suo ritorno vero. Non con l’illusione di competere contro norvegesi e svedesi, ma con un obiettivo più concreto e privato: esserci. Esserci e basta. Tawk ha fatto tutto da solo, senza il sostegno di una federazione, perfino nell’incertezza di avere un equipaggiamento. Essere olimpico, per lui, significa anche questo.Federica Brignone aveva qualcosa di definito da inseguire, una medaglia ai Giochi, il completamento di una carriera. Un obiettivo visibile e misurabile, anche simbolico. Samer Tawk no. Quando è uscito dalla terapia intensiva, non aveva nemmeno la certezza che valesse la pena tornare. Per far cosa?Alla fine l’ha capito. Per non uscire dal mondo dello sport senza lasciare traccia. Anche questo è un’Olimpiade, non un luogo di risultati ma di legittimazione. Tornare al via, per Tawk, era la prova che quel corpo, dopo tutto, era ancora un corpo da atleta. È una storia meno spettacolare di quella di Brignone, o di Vonn, ma più radicale nel suo olimpismo. Non è l’eccezionalità del talento a renderla speciale, ma la tenacia silenziosa di chi continua anche quando non c’è nulla di vistoso da inseguire. E comunque: finire al posto numero 107 significa che te ne sei lasciati dietro sei. Non è male uscendo da una terapia intensiva.

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