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3.6.26

«La medicina estetica può aiutare ma bisogna anche saper dire no» Giovanni Angiolini presenta il suo libro "Ti (S)consiglio l'estetica" «Non si può cancellare la propria identità per rincorrere una tendenza»

Prima di riportare la storia di cui s'accenna nel titolo (vedere foto a sinistra ) , bisogna. fare Un "no"
etico è spesso l'atto medico più importante e responsabile. Nella medicina estetica moderna, l'obiettivo principale è migliorare l'armonia e il benessere psico-fisico del paziente, non stravolgerne l'identità. << Un bravo professionista deve saper rifiutare i trattamenti quando sono sproporzionati, dannosi per la salute o dettati da aspettative illusorie. >> ( da AI Overview ) Infatti da quel che ho appreso da parrenti medici  e nel corso delle mie visite ed interventi  e da vari siti medici. consultati posso dire. che  La centralità del limite etico nella professione medica si articola in diversi punti chiave :
  • Etica e Deontologia Medica: Il Codice di Deontologia Medica impone al medico di rifiutare richieste sproporzionate o rischiose, specialmente se il trattamento è irreversibile e non curativo. 
  • Ascolto e Valutazione: Il rifiuto di un trattamento non è un limite, ma una scelta di protezione del paziente. Spesso, dietro a richieste eccessive, si celano disagi psicologici che richiedono un approccio diverso.
  • Consapevolezza dell'Identità: La medicina estetica deve rispettare le proporzioni naturali del viso e del corpo, evitando l'effetto "iper-trattato" e ponendo la sicurezza e l'unicità della persona al primo posto. 
Per un approfondimento sul confine etico e su quando il medico sceglie di non intervenire, si puo leggere come. suggerito da. google  l'articolo dedicato su Dossier Salute o esplorare il punto di vista clinico espresso in un post specifico su Instagram.
Ed è proprio. in questi contesto che  s'inquadra la  storia   d'oggi .
  da la. nuova. sardegna del 3\6\2026

Olbia 
C'è un passaggio che più di ogni altro racconta la filosofia di Giovanni Angiolini. È la storia di una giovane minorenne, l'unica paziente per la quale il medico estetico sassarese abbia scelto di fare un'eccezione a una regola che non ama infrangere: niente interventi o ritocchi prima dei 18 anni. Per quella ragazza il naso era diventato una condanna, tanto da spingerla a nasconderlo ogni giorno dietro un paio di grandi occhialoni.Di fronte a tanta sofferenza, e dopo il consenso firmato da entrambi i genitori, Angiolini decise di intervenire. Quando tutto finì, la ragazza si guardò allo specchio, si tolse gli occhiali, li lanciò via e scoppiò a piangere. «E in quel momento capisci che cosa significa restituire serenità e sicurezza a una persona».



È una delle storie che meglio spiegano il senso di “Ti (s)consiglio l'estetica. Tutto quello che nessuno ti dice sulla bellezza”, il libro pubblicato due settimane fa da Maggioli Editore e già salito al secondo posto in Italia tra i volumi dedicati alla medicina e alla chirurgia estetica. Non un manuale tecnico né un catalogo di procedure, ma una riflessione sul rapporto tra immagine, identità e benessere maturata tra Sassari, Olbia, Milano, Roma,
Sanremo, Londra, Oslo e Maiorca.

È il suo secondo libro. Perché ha deciso di scriverlo e perché un titolo così particolare?
«Nel 2019 avevo già pubblicato un libro con Mondadori dedicato al wellness e al benessere. Questa volta Maggioli mi ha proposto di scriverne uno sulla medicina estetica. Volevo un libro aperto a tutti, che raccontasse il mio modo di vedere l'estetica e il rapporto con i pazienti. Il titolo nasce proprio da questo: raccontare tutto quello che normalmente non viene detto, non soltanto i trattamenti ma anche ciò che c'è dietro».

E che cosa c'è dietro?
«L'ascolto. La comprensione della persona. Le sue aspettative. La sua storia. Scrivere di medicina estetica oggi significa muoversi tra promesse facili, giudizi rapidi e aspettative sociali. Questo libro nasce per fare chiarezza. Non è una guida alla perfezione, ma un invito a riflettere sul significato autentico della bellezza. Credo che ci sia davvero bisogno di riportare al centro concetti come consapevolezza, equilibrio e armonia. La medicina estetica dovrebbe aiutare le persone a riconciliarsi con se stesse, non a inseguire modelli irrealistici».

Da tempo lei ripete un concetto: il medico deve saper dire no.
«Sì, perché non bisogna mai diventare il braccio armato del paziente. A volte una donna o un uomo arrivano perché vogliono stare meglio. Altre volte utilizzano l'estetica per cercare di colmare un disagio interiore o una fase difficile della loro vita. In quel caso bisogna bloccarsi. Il nostro dovere è capire che cosa c'è dietro quella richiesta e tutelare il paziente».

Che cosa vede quando incontra persone eccessivamente trattate?
«Spesso non vedo benessere. Vedo fragilità. L'estetica può essere uno strumento meraviglioso, ma non può diventare il modo per tappare i buchi dell'anima. Quando si insegue continuamente una ruga o un'immagine irraggiungibile, il problema raramente è esterno».

Nel libro parla anche di medicina estetica etica. Che cosa significa?
«Significa ricordarsi sempre che davanti abbiamo una persona e non un trattamento. Ogni intervento deve rispettarne anche la personalità. Non posso rendere appariscente chi è particolarmente timido o introverso. L'obiettivo non è cambiare chi abbiamo di fronte, ma valorizzare ciò che è già». 

Quali sono le richieste che la preoccupano di più?

«Mi capita sempre più spesso di vedere ragazze giovani, spesso bellissime, che vogliono modificare il proprio volto non per correggere un difetto che le fa soffrire, ma per assomigliare a modelli imposti dai social. È proprio in questi casi che il medico deve avere il coraggio di mettere un freno».

Quindi i social sono il principale motore di questo fenomeno?
«Hanno un peso enorme. Ci sono stati periodi in cui arrivavano con le foto delle Kardashian chiedendo di avere lo stesso viso. Altre volte mi mostravano immagini filtrate da Snapchat e dicevano: voglio gli occhi così grandi, il naso così piccolo. Il problema è che il volto non è una maglietta o un paio di pantaloni che si possono cambiare seguendo semplicemente una moda. Fa parte della nostra identità e non può essere trattato come una tendenza del momento»

È qui, insomma, che il medico deve intervenire?
«Assolutamente sì. Non tutte le richieste devono trovare una risposta favorevole. Il medico ha il dovere di valutare, consigliare e, tutte le volte che serve, anche dire no. Fa parte della responsabilità che abbiamo verso chi si affida a noi».

Il libro le ha portato anche un riconoscimento particolare.
«Sì. Durante la presentazione a Roma, moderata dal giornalista Luigi Caputo, presidente di Consumerismo No Profit, sono stato nominato primo medico associato dell'organizzazione. Mi ha fatto molto piacere perché quel riconoscimento nasce proprio dai contenuti del libro. È stato considerato uno strumento utile per aiutare i pazienti e i consumatori a orientarsi nel mondo dell'estetica e a capire quando un trattamento è davvero indicato e quando invece è meglio seguire un'altra strada».

Lei è stato inserito dall'International Journal of Aesthetic Medicine tra i professionisti di riferimento del settore nel 2024 e nel 2025. Che significato ha?
«È un traguardo che mi rende orgoglioso, ma che considero soprattutto una responsabilità. Mi ricorda ogni giorno quanto sia importante continuare a lavorare con equilibrio, etica e attenzione verso le persone».

Ma lei nasce come chirurgo ortopedico. Continua a esercitare?
«Solo per gli amici. L'ortopedia è stata una parte importantissima della mia vita professionale e continua a piacermi molto. Però la medicina estetica mi ha conquistato per il rapporto speciale che si crea con le pazienti e i pazienti. Costruisci con loro un percorso, li accompagni nel tempo e ti rendi conto che acquistano sempre più sicurezza. Quando risolvi un problema estetico che una persona si porta dietro da una vita, vedi una gioia straordinaria. Sono momenti che non si dimenticano».

In che senso?
«A volte arrivano con la foto di un cagnolino o di un gatto come immagine del profilo e, dopo qualche mese, scelgono invece di mettere la propria foto per la prima volta. Hanno ritrovato fiducia in se stessi».

C'è un argomento che avrebbe voluto approfondire maggiormente nel libro?
«Sì, il tema dello specchio. È un argomento che mi affascina molto. Lo specchio non restituisce solo un'immagine, ma racconta come ci vediamo. Imparare a guardarsi nel modo corretto, senza eccessi né giudizi distorti, è una parte fondamentale del benessere».

Come sta cambiando la medicina estetica?
«Sta diventando sempre meno invasiva e sempre più orientata alla rigenerazione. In questo momento si parla molto di cellule adipose, cellule staminali e tecniche che puntano a migliorare la qualità dei tessuti. La direzione è quella: prendersi cura della persona partendo dalla cura della pelle e dell’organismo»-

Se dovesse riassumere il messaggio del libro in una frase?
«La vera bellezza non coincide con la perfezione, ma con la capacità di riconoscersi, rispettarsi e sentirsi in armonia con ciò che si è. Educare alla misura è forse la parte più difficile del mio lavoro, ma anche quella che mi dà più soddisfazione».


 


 
 

«La medicina estetica può aiutare ma bisogna anche saper dire no» Giovanni Angiolini presenta il suo libro "Ti (S)consiglio l'estetica" «Non si può cancellare la propria identità per rincorrere una tendenza»

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