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17.1.26

Quando educare diventa lavoro condiviso

 


Ci sono ragazzi che ogni giorno attraversano due mondi.

La scuola e la casa.

E sperano, senza dirlo,

che quei mondi si parlino.

La scuola porta strumenti, parole, domande.

La famiglia porta radici, presenza, silenzi condivisi.

Quando uno dei due resta solo,

l’altro non basta.

Non si cresce per delega.

Si cresce dentro relazioni che si riconoscono,

anche quando faticano.

I ragazzi non cercano perfezione.

Cercano coerenza.

Cercano adulti che sappiano dirsi:

“Qui non so, ma resto.”

Forse educare oggi

non significa scegliere chi ha ragione,

ma trovare lo spazio in cui nessuno si sottrae.

Perché quando scuola e famiglia smettono di parlarsi,

non si perde un metodo.

Si perde un appiglio.

E crescere, senza appigli,

fa più paura di qualsiasi errore.

L'Eco del Silenzio

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