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16.3.26

Milano – Cortina 2026, le storie dei cani che hanno sostenuto i campioni alle Paralimpiadi

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16 Marzo 2026 alle 10:41

  di  Fulvio Cerutti

L'australiano Matt Brumby con il cane WIllow





Se alle Paralimpiadi esistesse una medaglia per gli abbracci, molti atleti non avrebbero dubbi su chi salirà sul podio. A Milano-Cortina 2026, che ha calato il sipario ieri, accanto agli sciatori e ai biatleti paralimpici, c’è stata una squadra silenziosa ma fondamentale: i cani guida e da assistenza. Erano sei in totale e hanno rappresentato il cuore della “squadra dietro la squadra”, pronti ad aiutare gli atleti nella vita quotidiana e nei momenti più difficili.

La squadra di cani zampe dietro gli atleti

Alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 ci sono stati sei cani guida o da assistenza per accompagnare gli atleti nelle loro giornate tra allenamenti, gare e vita nel villaggio paralimpico.
Tre facevano parte della delegazione australiana, mentre Germania, Repubblica Ceca e Gran Bretagna ne avevano uno ciascuna. Non sono semplici mascotte: aiutano gli atleti a muoversi, recuperare oggetti, gestire l’ansia e affrontare le sfide quotidiane.
Gli organizzatori hanno predisposto aree dedicate per i cani guida e da assistenza in tutti i luoghi di gara e nelle sedi delle cerimonie, riconoscendo il loro ruolo centrale nell’esperienza paralimpica.

Per l’australiano Matt Brumby, fondista e biatleta paralimpico, la sua cagnolina Willow è molto più di un aiuto pratico.

Brumby ha riportato una lesione al midollo spinale a 22 anni mentre serviva nella Royal Australian Navy. Da allora, Willow è diventata una presenza costante nella sua vita.
“Willow ha cambiato la mia vita in molti modi”, ha raccontato Brumby al sito dell’International Paralympic Committee (Ipc).
Sul campo di gara il suo supporto è concreto: “Lei raccoglie gli oggetti che mi cadono quando sono sulla neve... Mi riporta la sedia a rotelle”.
Ma Willow aiuta anche nella vita di tutti i giorni: “Ho un paio di porte a casa che lei afferra e apre e chiude”.
Il loro rapporto è anche profondamente emotivo: “Lei dà gli abbracci migliori – ha detto Brumby – . Se mai dovessi avere un momento giù ... ti basta chiamare un cane e saranno tutti felicissimi di darti una coccola”.
I due sono inseparabili dal 2018. Nello stesso anno, agli Invictus Games di Sydney, Willow ha avuto anche un incontro speciale: “Abbiamo incontrato il principe Harry, e lei era sdraiata sulla schiena, e lui le ha fatto un bel massaggio alla pancia”, ha ricordato Brumby.

Riley e l’amore inatteso di Carina Edlingerova

Tra le piste di Milano-Cortina si muove anche Riley, il cane guida della biatleta paralimpica ceca Carina Edlingerova.
Per lei, Riley è diventato un punto di riferimento dopo la perdita progressiva della vista: “Il mio cane guida significa tutto per me. In realtà, quando ho perso sempre più la vista, ero davvero depresso”, ha raccontato l’atleta.

Curiosamente, prima di incontrarlo non si considerava affatto una persona amante dei cani: “Per me è stato amore a prima vista. Ci è voluto, credo, un mese, ma sì, ora, è come se fosse la mia pepita d'oro nero. E sì, siamo un solo amore”.Riley non è soltanto un compagno affettuoso. È anche un assistente estremamente efficiente: "È come un attrezzo multifunzione –, ha spiegato Edlingerova – . Aiuta a trovare scale, ascensori, panchine, cestini della spazzatura, bidoni ecc.”.
Il cane è diventato celebre anche durante i Giochi di Pechino 2022, quando salì sul podio con lei dopo la vittoria nella sprint di sci di fondo. Il momento, con la coda scodinzolante senza sosta, fece il giro del mondo.

Pickle, la ventiseiesima atleta della Gran Bretagna

Nella squadra britannica c’è anche una vera celebrità: Pickle, labrador retriever nero di otto anni.
È il cane guida della sciatrice paralimpica Hester Poole e a Cortina è diventata la “ventiseiesima atleta” della delegazione.
“Lei adora la montagna: è sempre euforica quando vede la neve”, ha raccontato Poole, che ha una vista molto limitata dalla nascita
Quando la gara finisce, Pickle è sempre lì ad aspettarla: “Quando viene a sciare, è bello arrivare in fondo alla pista, vincere o perdere, e trovare questa palla di pelo piena d'amore ad aspettarmi”.
Quando viene a sciare, è bello arrivare in fondo alla pista, vincere o perdere, e trovare questa palla di pelo piena d'amore ad aspettarmi: “Quando viene a sciare, è bello arrivare in fondo alla pista, vincere o perdere, e trovare questa palla di pelo piena d'amore ad aspettarmi”.


D’Artagnan, il Poodle che calma i nervi

Oltre ai sei cani ufficiali, ce n’è un altro che è diventato una presenza familiare nel Villaggio Paralimpico: D’Artagnan, il Barboncino del snowboarder lituano Rapolas Micevicius.

Il cane, chiamato semplicemente Dart, è un animale da terapia e possiede perfino un pass di accredito per accedere al villaggio.

Per l’atleta il suo contributo è fondamentale, soprattutto nei momenti di tensione prima delle gare.

“Il miglior supporto emotivo. Se ti senti nervoso e ansioso, ti basta dargli un abbraccio e una carezza – ha spiegato Micevicius – . Lei ti calma”.
Quando viene a sciare, è bello arrivare in fondo alla pista, vincere o perdere, e trovare questa palla di pelo piena d'amore ad aspettarmi: “Quando viene a sciare, è bello arrivare in fondo alla pista, vincere o perdere, e trovare questa palla di pelo piena d'amore ad aspettarmi”.
Pickle ha persino ricevuto una divisa ufficiale adattata per cani, negli stessi colori della squadra britannica, e ha posato per la foto ufficiale del team.
Durante il ritiro è stata vista anche giocare con la palla e unirsi a una partita di pallavolo con gli atleti.

Gli eroi silenziosi delle Paralimpiadi

Tra sci, biathlon e snowboard, la scena a Milano-Cortina 2026 non è stata fatta solo di medaglie e cronometri.
Accanto agli atleti paralimpici c’è stata anche questa piccola squadra a quattro zampe: discreta, fedele e instancabile. Cani che recuperano oggetti, guidano lungo le piste, riconoscono persone e, soprattutto, regalano conforto quando la pressione diventa troppo forte.
Perché alle Paralimpiadi, a volte, la vittoria più grande può arrivare anche da un semplice gesto: una zampa, una coda che scodinzola e un abbraccio peloso al traguardo.

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