DI COSA STIAMO PARLANDO
Taglia ciocca di capelli a due studentesse «Sospendete la prof»
Alice D’este
VENEZIA «Prof quanto deve essere lungo il testo?». La domanda è arrivata in una classe di scuola media durante un’esercitazione. A quel punto la docente, arrivata a scuola da una ventina di giorni per una supplenza, ha risposto in modo a dir poco «insolito»: inforcando una forbice e tagliando alla giovane studentessa una ciocca di capelli lunga una decina di centimetri. Uno choc per gli studenti della scuola media Bellini di Mestre (Venezia), succursale in centro città dell’istituto comprensivo Spallanzani. Dopo la reazione degli studenti la stessa docente avrebbe tagliato una ciocca anche a un’altra ragazza. È allora scattata la mobilitazione dei genitori. «La questione è stata presa in carico » dice Antonina Randazzo, preside dell’istituto. «Il procedimento è stato avviato — chiarisce anche Marco Bussetti, direttore dell’ufficio scolastico regionale —. Sospensione? Non so se sia già effettiva, ho chiesto fosse attivata subito».
sempre più fragili, un disagio psicologico e neuropsichiatrico che cresce e che rende il lavoro educativo enormemente più difficile, più usurante, più frustrante. Infatti In Italia si parla ormai di numeri che impongono una riflessione seria, perché il disagio dei minori non è più un’eccezione, ma una realtà con cui chi insegna deve fare i conti ogni giorno. Ma proprio per questo, quello che sarebbe accaduto in questi. giorni. in. una. scuola di Mestre è qualcosa di semplicemente insopportabile. Tagliare i capelli a due ragazze davanti alla classe non è un gesto educativo, non è un modo per “farsi capire”, non è un eccesso di zelo. È un atto di prevaricazione, di umiliazione, di violenza simbolica esercitata davanti a testimoni, in un luogo che dovrebbe essere presidio di crescita, tutela e dignità. La scuola non è o almeno. dovrebbe. essere. una caserma fuori controllo, e l’aula non è il palcoscenico su cui un adulto scarica la propria inadeguatezza relazionale travestendola da autorevolezza. Quando un insegnante arriva a un gesto del genere, il punto non è più la fatica del mestiere, che resta enorme e reale. Il punto è che quella persona, in quel momento, ha mostrato di non essere idonea a gestire il potere educativo che le è stato affidato. Perché qui non siamo davanti a una “modalità discutibile”. Siamo davanti a un gesto che spezza un confine fondamentale: quello tra educare e umiliare. E chi umilia pubblicamente dei ragazzi\e minorenni. in. questo caso. non sta insegnando nulla, se non la legge del più forte. Una legge miserabile, antica, tossica, vigliacca che dovrebbe restare sepolta nei tempi più bui, non riaffacciarsi nel 2026 dentro una classe.Ed è proprio per questo che non basta indignarsi un giorno e voltare pagina quello dopo. Bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: chi svolge una professione così delicata dovrebbe essere selezionato non solo per titoli e graduatorie, ma anche per equilibrio, struttura di personalità, capacità di gestione emotiva, tenuta relazionale. Perché mettere un adulto inadeguato davanti a dei ragazzi significa consegnare dei minori a qualcuno che può trasformare il proprio ruolo in uno strumento di mortificazione. E questo, francamente, è vergognoso ed intollerabile.Quello che colpisce di più è l’abisso mentale che può consentire di compiere un gesto simile e poi pensare persino di giustificarlo come un tentativo di comunicazione. No. Quella non è comunicazione. Quella è sopraffazione. È l’idea malata che umiliare qualcuno possa servire a educarlo. Ed è un’idea che dovrebbe essere incompatibile con l’insegnamento.Perché un ragazzo\a può dimenticare una spiegazione, può dimenticare un voto, può perfino dimenticare una materia o. come. si fa. un riassunto. Ma non dimentica l’umiliazione subita davanti agli altri. Quella resta. Scava. Ferisce. E lascia un segno profondo, soprattutto quando arriva da un adulto che avrebbe dovuto proteggere, non colpire.Ora Se davvero vogliamo difendere la scuola, allora dobbiamo difenderla anche da chi la tradisce dall’interno. E un gesto del genere la tradisce nel modo peggiore ossia calpestando la dignità di un minore sotto gli occhi di tutti.