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26.4.26

Egle Actis Alesina, “Quando smetto io finisce tutto”: bocciofila Tesoriera la bocciofila di Torino dove si mangia come a casa

 da  msn.it 
 Per mangiare delle acciughe al bagnetto rosso strepitose a Torino bisogna uscire dal centro e dirigersi a nord, alla bocciofila Tesoriera. Verrete accolti dalla cuoca Egle Actis Alesina, che da 40 anni domina – nel senso che ci entra solo lei – la cucina. Look da Ave Ninchi, sorriso franco, è un po’ la nonna che tutti gli chef stellati dicono di avere avuto. Quel santino sbiadito e devoto dedito ai nipoti, spesso evocato ma per lo più rimasto senza voce. Ma la signora Egle parla, eccome. Tempra, ironia, zero ego ma un tocco magico in cucina.  Arriva la mattina in bicicletta e riparte la sera: in estate e inverno, con pioggia, neve e vento. Qui non troverete tovaglie bianche e camerieri solerti, ma una costruzione a un piano con banco bar all’entrata (la bocciofila aprì nel 1954), foto sbiadite e coppe alle pareti, tavoli gremiti e niente musica «perché non serve, la gente qui parla, ascolta». Il vino è “bianco” o “nero”. Un posto vero e autentico. Dove si mangia benissimo a prezzi contenuti.



Una bocciofila fuori dal tempo (e dal centro)

Se avete un déja vu entrando vuol dire che avete una certa età e ricordi d’infanzia oppure siete andati a vedere l’ultimo film di Sorrentino, la Grazia. La scena del coro alpino è stata girata qui. «Gli anni dopo la pandemia sono stati proprio duri, perché poi anche il gioco delle bocce è andato a finire. Il film ha dato una bella spinta: c’è gente che abita a quattro isolati e non sapeva che esistevamo», ci dice Egle.E continua: «È stata buffa la cosa. È venuto un ragazzo un giorno e mi fa “Signora, lei sarebbe interessata a fare parte della location di un film?”. Io l’ho guardato come per dire “Bah, sarà il film della parrocchia”, io poi ho una faccia che si capisce cosa penso e lui, mi fa “No, perché sa, è un premio Oscar”. Io l’ho riguardato, come per dire “Ok, ho capito, non è che non sei credibile, gioia, ma mettiti nei miei panni”».Era l’addetto a trovare le location per Sorrentino, fa qualche foto e se ne va. «Pensi che la cosa muoia lì. E invece m’ha chiamato dopo una settimana e dice che il maestro, perché lo chiamano così, vorrebbe vedere la location. Va bene, venga. Arriva, viene vicino e mi fa: “Io sono Sorrentino“. E io: “Io sono Egle”. Dopo un po’ mi chiama e mi dice che gireranno qui. Però quello che mi fa bene è pensare che un domani non ci sono più e questo posto che ho amato tanto, cui ho dato tanto della mia vita resterà immortalato».

Qui non c’è menu: si mangia quello che c’è
Alla Tesoriera non c’è menù, si mangia quel che c’è. Ovvero i grandi classici della tradizione piemontese. Le acciughe al bagnetto rosso, strepitose, fresche, non amare, morbide ma compatte: una vera poesia. La salsa, rossa, densa ma omogenea. Un vitello tonnato all’antica maniera, buonissimo, i friciulin, le polpettine di spinaci, i tomini come antipasti. Poi i ravioli al sugo di arrosto, gli arrosti, i brasati. Si chiude con una fetta di bunet, morbido e delizioso. «Faccio quello che mi ha insegnato mia mamma e mia zia da bambina, non ho fatto scuole».
A volte ci sono le cene a tema, la trippa, la bagna cauda, il bollito classico piemontese con i sette bolliti e le sette salse (qui dove mangiare i migliori di Torino). Fornitori blasonati da segnalare? «Ho un gran buon macellaio in via Pianezza che mi segue da quando ho iniziato: prima c’era il papà adesso ci sono i figli. Ha una carne eccellente per me, poi vedo che i miei clienti sono contenti. Chiamo, sanno cosa voglio, non mi han mai sbagliato un taglio».
Parla da sé il classico arrosto piemontese con il purè, che cuoce lungo, sei-sette ore, come il brasato. La cucina veloce non è di casa alla Tesoriera. «Il mattino mi sveglio, vado dal verduriere, dal macellaio e decido cosa fare, ecco, non ho il programma della settimana C’è quello che cucino. Come andare a mangiare da mamma, no?». Un utente di TripAdvisor commenta: Come a casa? No, meglio! Pranzo e cena. Tutti i giorni, meno il lunedì. Un solo servizio. «I turni? Io non lavoro così. Infatti i soldi non me li farò mai ormai».



Egle, 40 anni in cucina senza fermarsi
Essendo all’interno di un’associazione ci sono prezzi contenuti, cucina verace, barra dritta. I campi di bocce non sono più attivi, occorrerebbe investire per mantenere la struttura. Così, una delle più belle società del nord in Italia si è estinta.                                                                                                           
« Quando avevamo le gare internazionali facevo da mangiare fino alle 3 del mattino e poi alle 7 ero qua. Ora è un mondo finito». I soci oggi giocano a carte, si fanno eventi culturali, ci sono state le proiezioni di film con cena ispirata alla pellicola con l’associazione les Petits Madeleines. È rimasta la cucina casalinga è l’idea di casa «Quando non ce la farò più, andrò in pensione e questo posto finirà. Perché chi è che fa 18 ore al giorno, tutti i giorni della vita? Io alle 7.30 son qua, vado a farmi la spesa, decido cosa cucinare, vado in cucina, si fanno le pulizie. Se va bene si finisce a mezzanotte e il mattino dopo si ricomincia, tutti i giorni da quasi 40 anni, chi lo fa? I giovani d’oggi assolutamente no. Ti chiedono se devono lavorare sabato e domenica: amore, se scegli la ristorazione, cosa pensi di fare, tesoro mio? »



Una storia semplice
«In questo lavoro tanti si inventano, ma non c’è niente da inventare. Solo chi lavora in cucina sa la fatica che c’è. A 12 anni mio papà mi metteva sul treno, andavo a raccogliere l’uva in Veneto. Ti fai la spina dorsale, impari a crescere. E questa è la mia storia, molto semplice, molto alla buona».
La stanchezza c’è, ma anche la soddisfazione di un lavoro fatto bene. «Quando non ci siamo più cosa resta di noi? Quello che abbiamo dato, le relazioni umane: il cibo è questo. Io penso che in quello che faccio, io sono lì: nelle lasagne, negli agnolotti. Poi rispetto tutti, i grandi chef però hanno un’altra concezione, hanno un business nella testa, meno cuore forse, anche se si riempiono molto la bocca di nonne e passioni, nel piatto arriva un’altra cosa, da tutti i punti di vista».
Il futuro, alla fine, è incerto per tutti. «Ogni tanto mi sento un po’ fuori tempo. Però non mi cambio. È faticoso mantenere un posto così, molto faticoso, però se hai amore, forza ed energia per queste cose, lo fai».
Dinastia al femminile 
Egle è originaria del Basso Canavese. «Siamo un mondo di donne, mio papà è morto giovane e io, mia mamma e mia figlia siamo vissute insieme perché mio marito se n’è andato che Cristina aveva 18 mesi, ha pensato di volare da un’altra parte, va bene. Mia mamma ha lavorato fino a 81 anni, è stata la tata di una famiglia per più di 40 anni». Con un colpo di scena degno di un film, ancora, scopriamo che la figlia è Cristina Giordano, che ora è a Milano, socia di Eugenio Roncoroni nel ristorante omonimo e nel nuovo PAS, fast casual vegetariano. «Mia figlia da piccola girava qui, ha assorbito la cucina. Si è data da fare, mentre studiava portava le pizze e poi è entrata in questo mondo, ha lavorato per Panino Giusto e Iginio Massari. E adesso ha questa avventura con Eugenio». E già la quarta generazione fa capolino: “quando chiedo alla mia nipotina cosa vuole fare da grande mi dice “la cheffe, come nonna e mamma”».




Egle Actis Alesina, “Quando smetto io finisce tutto”: bocciofila Tesoriera la bocciofila di Torino dove si mangia come a casa

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