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11.2.26

Heraskevych si ribella al Cio “Indosserò il casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi in guerra” ., , bronzo mancato di pochissimo ma Taubitz Verena Hofern non è troppo amareggiata ., Il bronzo dell'Italia del curling pesa più di qualsiasi medaglia

  fonti  :   italiapress,ilpost, il foglio

  

Heraskevych si ribella al Cio “Indosserò il casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi in guerra”


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“La striscia nera al braccio? No, indosserò il casco”. Vladyslav Heraskevych si ribella e nonostante il divieto del Cio – che lo aveva autorizzato però a utilizzare una striscia nera al braccio – prenderà parte alle gare di skeleton a Milano-Cortina col casco con le immagini degli atleti ucraini uccisi in guerra che lo stesso Comitato olimpico internazionale ha vietato. “Continueremo a lottare per il diritto di gareggiare con questo casco. Credo sinceramente di non aver violato alcuna legge né alcuna regola. Questo casco non viola la regola 50 (che vieta manifestazioni o propaganda politica nei siti olimpici, ndr) più di quanto lo facciano altri segni utilizzati da altri atleti. La decisione del Cio su questo tema è una sorta di circo”. Heraskevych cita il caso di Roland Fischnaller, il cui casco è pieno di bandiere, compresa quella russa. “Capisco l’idea che c’è dietro, ma onestamente questa è una chiara violazione delle regole olimpiche. Eppure non è stato sanzionato. Ci sono stati altri casi, ricordo quello di Steiner a Pechino 2008 quando ha celebrato la sua medaglia alla cerimonia con una foto della moglie scomparsa e anche in quel caso non ci furono problemi. Allora perché abbiamo regole speciali solo per gli ucraini?”.

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Slittino, azzurre ai piedi del podio nel singolo: 4° posto per Hofer, quinta Robatscher. Vince la tedesca Taubitz





CORTINA (ITALPRESS) – Verena Hofer chiude quarta nella prova di slittino ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La 24enne di Bressanone chiude la quarta run con un tempo combinato di 3’31″645 mancando la medaglia di bronzo di soli 65 millesimi. Oro alla tedesca Julia Taubitz in 3’30″625, argento alla lettone Elina Bota (3’31″543) e bronzo alla statunitense Ashley Farquharson (3’31″582). Dietro Hofer c’è anche l’altra azzurra Sandra Robatscher, 30enne di Bolzano, nipote di Armin Zoggeler, direttore tecnico delle squadre nazionali di slittino, in 3’31″732.“È difficile commentare. Tutti gli atleti danno il 100%, qualche volte va bene e qualche volta va male. Ho fatto quattro buone discese e sono anche contenta del mio risultato. Ora le emozioni sono tante, soprattutto con tutta la pressione che avevo addosso”. Così, in zona mista, un’amareggiata Verena Hofer commenta il quarto posto ottenuto nella prova di slittino ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. “Sono molto felice e molto contenta. Penso di aver fatto una gara enorme, anche le mie avversarie hanno fatto buone gare. Le sensazioni sono positive, l’ultima run è stata ottima. Mi porterò con me questa esperienza, vedremo cosa mi riserverà il futuro. Ora mi godo solo il momento”, aggiunge Sandra Robatscher, quinta appena dietro Hofer.
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Dopo l’oro olimpico di quattro anni fa, per Stefania Constantini e Amos Mosaner riconfermarsi ai
massimi livelli era l’esame più difficile: ci sono riusciti da campioni. Nonostante la pressione, l’amarezza per la finale sfumata e anche qualche polemica




Sullo stesso argomento:
“Con il curling vi porto nella mia Cortina”. Intervista a Stefania Constantini

“Testa e fisico, il curling è uno sport completo”


Uno scontro all’ultima stone. Poi il consueto sguardo di ghiaccio di Stefania Constantini: rilascio sicuro, ribadito dal “buona, buona, buona!” della giocatrice, dalla spazzata frenetica di Amos Mosaner e dagli applausi in crescendo del pubblico di Cortina. Fino a quel toc secco, che sboccia la pietra britannica e fissa l’Italia del doppio misto di curling ancora una volta sul podio olimpico. Quattro anni fa a Pechino era stato il gradino più bello, dopo un en plein da capogiro – 11 vittorie su 11 – e un trionfo tanto inaspettato quanto cristallino. Oggi, nel cuore delle Dolomiti, arriva il bronzo. Ed è un risultato ancora più pesante, perché i due azzurri non giocavano soltanto contro il fortissimo Regno Unito – vincitore del girone eliminatorio –, ma dovevano anche mettersi alle spalle l’amarezza di una semifinale sfumata di un nulla, la pressione a doppio taglio del pubblico di casa e perfino qualche polemica che aveva coinvolto il movimento alla vigilia dei Giochi. Se la vittoria è per grandi atleti, la riconferma è per pochissimi eletti.
Si era capito sin dalle prime battute del torneo che fosse una medaglia piena di insidie. Quest’anno infatti sta andando in scena il curling più livellato verso l’alto nella storia delle Olimpiadi invernali, senza alcuna Cenerentola di sorta – ed è un’ottima notizia per questo sport, progressivamente meno di nicchia, ora si spera anche alle nostre latitudini dopo un tale coinvolgimento emotivo in carne e ossa. Al contempo, per stessa ammissione di Mosaner, centrare l’obiettivo sarebbe stato ancora più difficile: “Dalle semifinali in poi abbiamo tutti il 50 e 50 di possibilità”, prevedeva lui, con buona lungimiranza. È stato un percorso tosto, con l’Italia a perdere 3 partite su 9 nella fase a girone unico. Poi è salita in cattedra, cedendo di un punto contro gli Stati Uniti al termine di una partita di altissimo livello: non a caso si sono affrontate due coppie entrambe campioni iridate negli ultimi tre anni, e poteva finire in qualsiasi modo. Reagire d’autorità nemmeno ventiquattr’ore dopo, certifica una volta di più che Amos e Stefania sono dei fuoriclasse assoluti della disciplina. Che quell’oro non arrivò per caso, che il bis di oggi mette a tacere ogni dubbio.
E che l’alchimia in pista talvolta può eludere l’accudimento quotidiano: Stefania raccontava che dopo Pechino i due non si erano più incontrati per tre anni – anche per via di un infortunio occorso a Mosaner –, poi di colpo hanno vinto il Mondiale in Canada e si sono ritrovati nel pieno di un nuovo conto alla rovescia olimpico. Onorato magnificamente, nonostante il nervosismo circostante: a pochi giorni dall’accensione del braciere olimpico, la mamma di Constantini, consigliera comunale a Cortina D’Ampezzo, aveva firmato una petizione contro il direttore tecnico della Nazionale femminile Marco Mariani per aver convocato la figlia 19enne Rebecca al posto di una giocatrice più esperta. “È giunto il momento di cambiare rotta e riportare la trasparenza, il merito e il rispetto al centro del curling italiano”. Risposta più bella, il campo non poteva dare.

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