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5.4.26

lo stato italiano si dice sovranista però degli italiani uccisi all'estero non gli ne frega niente. Negati i contributi pubblici per opere che si siano distinte per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale”al documentario su Regeni:


E' di questi giorni  la notizia che Il documentario che indaga sull’omicidio del ricercatore Giulio Regeni in Egitto e sulla lotta per svelare la verità sulla sua morte è stato escluso dai finanziamenti della commissione del ministero della Cultura, che assegna contributi a opere che si distinguono per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale”. Questa decisione è stata ampiamente criticata e molti chiedono che venga revocata. Infatti leggo su repubblica



Il documentario sul ricercatore assassinato in Egitto e sulla battaglia per la verità sulla sua morte non ha ricevuto un euro dalla commissione del ministero della Cultura per opere che si siano distinte per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale”

                                         di Carlo Bonini











Il documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo, Nastro d’argento della legalità, non merita dunque uno solo dei 14 milioni di euro di “contributi selettivi” distribuiti dai quindici esperti della commissione del ministero della Cultura alle opere cinematografiche e documentaristiche che si siano segnalate per “interesse artistico e culturale” e “identità nazionale italiana”. E dobbiamo dunque intendere che alla rappresentazione della storia di questo giovane ricercatore italiano, sequestrato, torturato, assassinato e vilipeso dagli apparati di sicurezza del regime militare egiziano facciano difetto sia l’uno (“l’interesse artistico e culturale”), che l’altro (“l’identità nazionale italiana”).



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Dobbiamo insomma prendere atto che ci sbagliavamo nel pensare che l’ottusità ideologica con cui la destra di governo ha maneggiato in questi anni il tema del sostegno all’industria culturale cinematografica del nostro Paese avesse già espresso il peggio di sé. Si poteva e si è fatto di più. Si è ritenuto, evidentemente, che la storia di Giulio Regeni e la battaglia di giustizia e verità sulle responsabilità della sua morte, la loro rappresentazione, non siano patrimonio e memoria condivisa dell’intero Paese, ma di una sua parte. Non un atto di sovranità politica e di testimonianza civile. Ma, evidentemente, un capitolo di deteriore narrazione sinistrorsa da cui purificare l’arte cinematografica e documentaristica nazionale.



L’INTERVISTA
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25 Gennaio 2026



È un’offesa alla memoria di Giulio Regeni, all’Italia di cui è stato cittadino, alle 76 università che quel documentario proietteranno nelle loro aule magne. Che qualcuno tra i sovranisti di casa nostra recuperi un briciolo di decenza per scusarsene di fronte “alla nazione” e cancellare la scelta sciagurata di quella commissione.

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