CARRARA
«Ci sono stati momenti di sofferenza: i nostri avversari hanno giocato bene e creato occasioni da gol, ma alla fine è andata bene e mi sono divertito». Parole e musica di monsignor Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara -Pontremoli e, lunedì scorso, in occasione del sentitissimo derby di Serie B fra Carrarese e Spezia, tifoso d’eccezione della formazione apuana che, grazie al successo per 3-1, ha di fatto centrato la salvezza e può adesso addirittura sognare l’accesso ai playoff per la A.
«In altre occasioni, su invito della società, mi sono seduto in tribuna. Vedendo la passione che arriva dai tifosi, ho espresso a un amico il desiderio di stare in mezzo ai sostenitori più appassionati».
«Buona: sapevano della mia presenza e già alla vigilia mi hanno fatto vedere chat dove i tifosi scrivevano “adesso ci darà la benedizione, oppure ci assolverà”. Durante la partita un signore accanto a me, non avendomi riconosciuto, si è rivolto ai vicini esclamando “non bestemmiate che c’è il vescovo in curva”. Altri erano contenti di avermi lì, in una partita così sentita. Alla fine ho mandato un messaggio al mister Antonio Calabro per fargli i complimenti e lui mi ha risposto con un vocale simpatico, ringraziando per il sostegno».
«Gli slogan e i cori sono violenti e offensivi nei confronti dell’avversario, ma rientrano in una consuetudine di questo mondo. A volte leggiamo di episodi violenti,
tanto che l’incontro Carrarese -Spezia era stato vietato ai tifosi spezzini. E questo non è un bel segno».
«Fin da piccolo con mio zio e i miei fratelli andavamo alle partite del Genoa, in quanto originari di Genova. Inoltre lo stadio di Marassi è dedicato a Luigi Ferraris, fratello di mio nonno, figura spesso presente nei ricordi e nei racconti di famiglia. Nell’adolescenza mi sono dedicato ad altri sport, il tennis, la vela. Oggi è rimasta
Alla partita
Un signore accanto a me, non avendomi riconosciuto, si è rivolto ai vicini esclamando: non bestemmiate, sapete chi c’è oggi con noi!
la voglia di seguire, più che di praticare».
«Non condivido il prevalere dell’aspetto economico, che tende a rovinare lo spirito della competizione e la dimensione del gioco di squadra. In provincia ciò è meno evidente, ma pur sempre presente. Se i giovani si appassionano ad altre discipline ben venga, perché lo sport ha aspetti molto importanti per l’educazione e la formazione».
«Mi ha rattristato, ma al tempo stesso mi ha dato modo di pensare a come potrebbe essere uno spunto per ripensare l’organizzazione del calcio in Italia, ritornando a far prevalere lo spirito agonistico e di squadra sul guadagno e il business, visto che oggi si parla spesso di cifre fuori dalla portata della gente comune».