Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
Cerca nel blog
10.6.08
La rivincita di Cavallo Pazzo la terra sacra torna ai Sioux
WASHINGTON Le terre di desolata e stupenda bellezza, dove tra resti fossili dei dinosauri crescono soltanto leggende di guerrieri e spettri di bambini uccisi, torneranno a essere abitate dai loro legittimi proprietari, da i nipoti di Nuvola Rossa, di Piccolo Grande Uomo e soprattutto dallo spirito di colui che su di esse regna e aleggia, da Cavallo Pazzo. Seicento chilometri quadrati di Badlands in South Dakota, di male terre impossibili da coltivare e difficilissime da attraversare per chi non ne conosca le trappole e i crepacci di sabbia, dove avvenne l' ultima strage di Oglala Sioux a Wounded Knee 118 anni or sono, saranno restituite dall' Esercito degli Stati Uniti che le aveva requisite come poligono di tiro per l' artiglieria, agli Oglala della riserva di Pine Ridge. E se nessun speculatore immobiliare, nessun costruttore di casinò o di parchi di divertimento progetta di invaderle con scavatrici e cemento, per la loro disabitata solitudine lontana da ogni città importante, per il consiglio degli anziani, riunito nella scuola elementare intitolata ovviamente a «Tasunka Uitko», a Cavallo Pazzo, la restituzione delle «cattive terre» è un piccolo, ma dovuto gesto di rispetto da parte dell' uomo bianco. Le «mauvaise terres», come le chiamarono i primi esploratori francesi, le «mako' shika» in lingua Lakota che significa la stessa cosa, non sono terre utili. Sono terre sacre. Terra santa, come le chiamerebbero le religioni dei bianchi. Ai piedi delle Montagne Nere, che proteggevano i territori di caccia degli Oglala Lakota, dei Sioux che galoppavano in queste prateria del Nord fino a quando i cercatori scoprirono sciaguramente oro nel suoi ruscelli, le Badlands sono una collezione di calanchi, vallette corrose, sabbia, creste taglienti e scarnificate dal tempo, dove vennero a morire milioni di dinosauri, prima che un migrante venuto dall' Asia vi mettesse piede diecimila anni or sono. Sotto quelle sabbie e protetto da quelle gole raschiate dal vento che al tramonto assumono colori che sbalordirono Fran Lloyd Wright alla sua prima visita («non credevo possibile che esistessero luoghi così stupefacenti»), riposano, in un luogo segreto e conosciuto soltanto agli sciamani e alle vecchie profetesse della nazione Sioux, le ossa dell' ultimo guerriero arreso ai soldati blu, dell' eroe che inflisse a Custer e all' arroganza del Settimo Cavalleria la tremenda lezione del Little Big Horn. Cavallo Pazzo. Nel 1942, subito dopo l' aggressione aeronavale dei giapponesi a Pearl Harbour, gli eredi in kaki dei soldati blu, la US Army, requisì le «Maleterre» per addestrare i suoi artiglieri. Ma da anni ormai sono state abbandonate e aggregate al sistema dei Parchi Nazionali, come altri celebri luoghi di turismo, il Parco di Yellowstone o i grandi Canyon del sud ovest, che in realtà erano tutti territori delle nazioni indiane e delle tribù. In questa landa, dove qualche raro ciuffo d' erba e cespuglio ostinato cresce fra l' argilla e le rocce e gli «alberi del cotone», i pioppi sui bordi dei pochi ruscelli, tenendo in vita una popolazione di piccoli roditori e di bellissime volpi dalla coda lunga, il passaggio degli accampamenti militari e dei pochi turisti che vi avventurano hanno lasciato le tracce della loro indifferenza. Bottiglie, lattine, piccozze, plastica, bossoli di proiettili d' artiglieria, carcasse di veicoli corrosi dal vento e dal sole, scavi per recuperare abusivamente ossa preistoriche e munizioni inesplose, abbandonate quando l' Esercito ha trovato altri poligoni d' addestramento. Fu qui, nel 1890, che l' ultima battaglia, in realtà un massacro, avvenne, quando i resti delle varie tribù della nazione Lakota, da tempo sterminate e domate, tentarono, nel villaggio di Wounded Knee, una manifestazione di protesta contro le autorità federali che volevano espellerli anche da quell' angolo di nulla a costringerli a chiudersi nelle riserve. Nella confusione, nella paura, e nel ricordo ancora bruciante e amaro della lezione inflitta da Sioux e Cheyenne a Custer e al Settimo Cavalleria vent' anni prima al Little Big Horn, la consegna dei fucili da parte degli indiani che pretendevano di essere pagati per le armi, divenne una sparatoria libera. Lasciò nella neve che copriva quel giorno la sabbia, più di 300 Lakota e 35 soldati, colpiti dal «fuoco amico» nella confusione e nel panico. Molti dei Minoconju e degli Hunkpapa, i Sioux che erano stati anni prima guidati a Toro Seduto, morirono assiderati, congelati come alpini italiani sul Don nel vento polare che d' inverno scende dal Canada su queste terre. Fra loro, l' ultimo capo dei Mineconjou, capo Grande Piede. Ma se il ritorno delle terre sacre ai legittimi eredi è una tarda riparazione storica alla litania di torti e di prepotenze fatte dagli invasori europei ai nativi, all' «ambientalismo dei parchi fatto a spese dei proprietari indiani» come dice l' etnologo dell' università di Brown Keith Janes, il dramma che questa restituzione apre è il classico di tutta la condizione degli Indiani che ancora vivono nelle riserve. I soldi. Bonificare, prendersi cura e aprire a un turismo controllato, guidato e rispettoso questi 600 km quadrati di nulla, costa soldi. E nelle scuola intitolata al cristo guerriero dei Sioux, a quel Cavallo Pazzo che «ancora vive con noi e un giorno tornerà a salvarci», come viene sussurrato ai bambini, William LaMont, uno dei leader dei circa 20 mila che vivono nella riserva, ha ammesso quello che tutti sanno: «Non abbiamo i mezzi per curare le Badlands e abbiamo bisogno dell' aiuto dell' uomo bianco e dei suoi soldi, se vogliamo riprenderle». Orgogliosi e nobili guerrieri da cent' anni trasformati in bambini bisognosi dell' elemosina di chi li ha ridotti così, per campare. Se campano, perchè è proprio fra i teen agers indiani, e soprattutto Sioux, che le statistiche registrano la massima incidenza di suicidi. Altri spettri fra gli spettri delle terre cattive.
se glòi url non si dovessero leggere andate qui sull'altro mio e nostro blog qui su
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Cavallo_Pazzo"
Bibliografia
* Stephen E. Ambrose. Cavallo Pazzo e Custer. BUR, 2000.
* Dee Brown. Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Mondadori, 2003
* Mari Sandoz. Cavallo Pazzo, lo "Strano Uomo" degli Oglala. Rusconi, 1999.
* Vittorio Zucconi. Gli Spiriti non dimenticano. Mondadori, 1998. ISBN 8804458240
* William Matson e Mark Frethem. "The Authroized Biography of Crazy Horse and His Family Part One; Creation, Spirituality, and the Family Tree". Crazy Horse family oral history. Reelcontact.com, 2006.
Siti
* Guerre indiane
* Crazy Horse memorial
* I ritratti degli indiani d'America
* (EN) http://www.native-languages.org/iaq21.htm
* www.farwest.it
La rivincita di Cavallo Pazzo la terra sacra torna ai Sioux
Magico Vento riporta le parole di Cavallo Pazzo, n 101 pag.128. sotto fra i link un urlò con la scheda un la scheda di ubcfumetti su questa storia
WASHINGTON
Le terre di desolata e stupenda bellezza, dove tra resti fossili dei dinosauri crescono soltanto leggende di guerrieri e spettri di bambini uccisi, torneranno a essere abitate dai loro legittimi proprietari, da i nipoti di Nuvola Rossa, di Piccolo Grande Uomo e soprattutto dallo spirito di colui che su di esse regna e aleggia, da Cavallo Pazzo.
Seicento chilometri quadrati di Badlands in South Dakota, di male terre impossibili da coltivare e difficilissime da attraversare per chi non ne conosca le trappole e i crepacci di sabbia, dove avvenne l' ultima strage di Oglala Sioux a Wounded Knee 118 anni or sono, saranno restituite dall' Esercito degli Stati Uniti che le aveva requisite come poligono di tiro per l' artiglieria, agli Oglala della riserva di Pine Ridge. E se nessun speculatore immobiliare, nessun costruttore di casinò o di parchi di divertimento progetta di invaderle con scavatrici e cemento, per la loro disabitata solitudine lontana da ogni città importante, per il consiglio degli anziani, riunito nella scuola elementare intitolata ovviamente a «Tasunka Uitko», a
dell' eroe che inflisse a Custer e all' arroganza del Settimo Cavalleria la tremenda lezione del Little Big Horn. Cavallo Pazzo. Nel 1942, subito dopo l' aggressione aeronavale dei giapponesi a Pearl Harbour, gli eredi in kaki dei soldati blu, la US Army, requisì le «Maleterre» per addestrare i suoi artiglieri. Ma da anni ormai sono state abbandonate e aggregate al sistema dei Parchi Nazionali, come altri celebri luoghi di turismo, il Parco di Yellowstone o i grandi Canyon del sud ovest, che in realtà erano tutti territori delle nazioni indiane e delle tribù. In questa landa, dove qualche raro ciuffo d' erba e cespuglio ostinato cresce fra l' argilla e le rocce e gli «alberi del cotone», i pioppi sui bordi dei pochi ruscelli, tenendo in vita una popolazione di piccoli roditori e di bellissime volpi dalla coda lunga, il passaggio degli accampamenti militari e dei pochi turisti che vi avventurano hanno lasciato le tracce della loro indifferenza. Bottiglie, lattine, piccozze, plastica, bossoli di proiettili d' artiglieria, carcasse di veicoli corrosi dal vento e dal sole, scavi per recuperare abusivamente ossa preistoriche e munizioni inesplose, abbandonate quando l' Esercito ha trovato altri poligoni d' addestramento. Fu qui, nel 1890, che l' ultima battaglia, in realtà un massacro, avvenne, quando i resti delle varie tribù della nazione Lakota, da tempo sterminate e domate, tentarono, nel villaggio di Wounded Knee, una manifestazione di protesta contro le autorità federali che volevano espellerli anche da quell' angolo di nulla a costringerli a chiudersi nelle riserve. Nella confusione, nella paura, e nel ricordo ancora bruciante e amaro della lezione inflitta da Sioux e Cheyenne a Custer e al Settimo Cavalleria vent' anni prima al Little Big Horn, la consegna dei fucili da parte degli indiani che pretendevano di essere pagati per le armi, divenne una sparatoria libera. Lasciò nella neve che copriva quel giorno la sabbia, più di 300 Lakota e 35 soldati, colpiti dal «fuoco amico» nella confusione e nel panico. Molti dei Minoconju e degli Hunkpapa, i Sioux che erano stati anni prima guidati a Toro Seduto, morirono assiderati, congelati come alpini italiani sul Don nel vento polare che d' inverno scende dal Canada su queste terre. Fra loro, l' ultimo capo dei Mineconjou, capo Grande Piede. Ma se il ritorno delle terre sacre ai legittimi eredi è una tarda riparazione storica alla litania di torti e di prepotenze fatte dagli invasori europei ai nativi, all' «ambientalismo dei parchi fatto a spese dei proprietari indiani» come dice l' etnologo dell' università di Brown Keith Janes, il dramma che questa restituzione apre è il classico di tutta la condizione degli Indiani che ancora vivono nelle riserve. I soldi. Bonificare, prendersi cura e aprire a un turismo controllato, guidato e rispettoso questi 600 km quadrati di nulla, costa soldi. E nelle scuola intitolata al cristo guerriero dei Sioux, a quel Cavallo Pazzo che «ancora vive con noi e un giorno tornerà a salvarci», come viene sussurrato ai bambini, William LaMont, uno dei leader dei circa 20 mila che vivono nella riserva, ha ammesso quello che tutti sanno: «Non abbiamo i mezzi per curare le Badlands e abbiamo bisogno dell' aiuto dell' uomo bianco e dei suoi soldi, se vogliamo riprenderle». Orgogliosi e nobili guerrieri da cent' anni trasformati in bambini bisognosi dell' elemosina di chi li ha ridotti così, per campare. Se campano, perchè è proprio fra i teen agers indiani, e soprattutto Sioux, che le statistiche registrano la massima incidenza di suicidi. Altri spettri fra gli spettri delle terre cattive.
Bibliografia
- Stephen E. Ambrose. Cavallo Pazzo e Custer. BUR, 2000.
- Dee Brown. Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Mondadori, 2003
- Mari Sandoz. Cavallo Pazzo, lo "Strano Uomo" degli Oglala. Rusconi, 1999.
- Vittorio Zucconi. Gli Spiriti non dimenticano. Mondadori, 1998. ISBN 8804458240
- William Matson e Mark Frethem. "The Authroized Biography of Crazy Horse and His Family Part One; Creation, Spirituality, and the Family Tree". Crazy Horse family oral history. Reelcontact.com, 2006.
Siti
- Guerre indiane
- Crazy Horse memorial
- I ritratti degli indiani d'America
- (EN) http://www.native-languages.org/iaq21.htm
- www.farwest.it
fumetti
www.ubcfumetti.com/magicovento/
fra il serio e il faceto riflessioni sull'universo
Sherlock Holmes e il Dr. Watson vanno in campeggio.
Dopo una buona cena
ed una bottiglia di vino, entrano in tenda e si mettono a dormire.
Alcune ore dopo, Holmes si sveglia e, col gomito, sveglia il suo fedele
amico:
'Watson, guarda verso il cielo e dimmi cosa vedi... '
Watson
replica: 'Vedo milioni di stelle'.
Holmes: 'E ciò, cosa ti induce a
pensare?'
Watson pensa per qualche minuto: 'Dal punto di vista
astronomico, ciò mi dice che ci sono milioni di galassie e,
potenzialmente, miliardi di pianeti. Dal punto di vista astrologico,
osservo che Saturno è nella costellazione del Leone. Dal punto di vista
temporale, deduco che sono circa le 3 e un quarto di notte. Dal punto
di vista teologico, posso vedere che Dio è potenza e noi siamo Solo
degli esseri piccoli ed insignificanti. Dal punto di vista
meteorologico, presumo domani sia una bella giornata.
Invece lei cosa
ne deduce Holmes?'
' A Watson... MA VAFFANCULO....... c'hanno fregato
la tenda.
chi lo ha detto che le occasioni perdute rendano tristi
Ma appena ho ascoltato omaggio alle occasioni perdute di Bollani
i primi 4 pezzi , mi sono accorto che non sempre le occasioni perdute sono sintomo di tristezza . Disco bello , non eccelso , come mi sarei aspettato conoscendo Bollani un vero animale da palcoscenico sia in gruppo ( e i pezzi fati con il gruppo lo dimostrano ) che da solo infatti ed andato oltre la richiesta degli autori del film aggiungendovi pezzi suoi in solitario .
Armir sulle traccie di un esercito perduto
Carissimi, amici di Sardegna oggi sono dodici mesi che scrivo per i blogs: Cegliemessapica, Ceglieterrestre, Blogfriends, Losmemoratodicollegno, e CVD. Vi confesso una cosa: quando mio nipote Stefano, ha aperto il mio blog Terrestre, poi diventato 'Ceglieterrestre' grazie al pittore Pino Santoro che mi ha presentata al blog Cegliemessapica, mio nipote, mi ha spaventato, dicendomi di fare attenzione ad aprire la posta perchè, anche in questo spazio virtuale, ci sono i nemici. Ero così impaurita, che, quando sono stata invitata a partecipare a Blogfriends, non rispondevo, per questo mi scuso, con il gestore del blog e con la redazione, per gli sbagli commessi; in questo anno di collaborazione. Non desidero elencare il numero dei posts e delle visite, lo ritengo inutile. So solo, che ho scritto tantissimo e ho ancora tanti limiti, spero un giorno di arrivare a migliorare la mia collaborazione.
Per ricordare questo giorno, desideravo scegliere, un post dei tanti fatti. Per giorni sono andata indietro e avanti, ho trovato difficoltà, per decidere, sono affezionata a tutti, anche se scritti con degli sbagli. Ricordo, la bella natura, le belle immagini di fiori bellissimi, orchidee spontanee, donatemi dall'agronomo Pasquale Venerito. Post per aiutare bambini soli bisognosi di amore.Avrei potuto mettere la mia favola, nata grazie agli amici e alla gita presso la masseria 'Jazzo', le grotte di 'Montevicoli': quante cose belle ci sono a Ceglie, e mi dispiace che non vengono valorizzate. Solo questa mattina, alle prime ore del giorno, ho deciso di ricordare, 'Armir sulle traccie di un esercito perduto'. Era da tempo, che avrei dovuto scrivere un post, ma non riuscivo a recuperare il libro e grazie a una amica, Danith, conosciuta nel blog, l'ho trovato perchè mi ha regalato il suo volume.
Perchè ho deciso di parlare di 'Armir..', è semplice, perchè un libro, è triste nel contenuto e anche molto sfortunato, per essere finito al macero. I nostri eroi i nostri morti, sono morti ancora, perciò, ho deciso che in questo giorno 10 di giugno, finchè vivrò ricorderò sui blogs che partecipo, i nostri soldati. Un grazie al giornalista Pino Scaccia, per averlo scritto con amore. Lo tengo insieme alla mia favola, sulla scrivania, per non dimenticare. Armir è un pezzo di storia, scritta con il sangue dei nostri eroi, ricordiamoli, parliamo con i bambini anche di loro. Cercando nel libro le tracce di un mio parente disperso, l'occhio è andato al mio cognome 'Bassi' ben nove volte riportato tra i caduti alla pagina 131. Non ci sono tracce del mio parente disperso, solo un compagno, l'ha visto morire e ha riportato a casa il suo orologio. Non dobbiamo lasciare, che, la memoria, dei nostri cari, sia solo un labile ricordo, non lo trovo giusto, che i nostri morti, i dispersi, non debbano lasciare memoria, marcire al macero. Sono i nostri morti, noi dobbiamo rirordarli, e odiare chi muove la macchina della guerra, loro sono partiti, per noi. Ricordiamoci, che le guerre, sono solo un'invenzione dell'uomo crudele e guerrafondaio. Se l'uomo si accontentasse di quello che ha, si abituasse a convivere e a donare un pezzo del suo pane, ci sarebbero meno bambini che muoiono di fame. In questi giorni sto leggendo il libro, con amarezza e dolore devo interrompere la lettura, per la grande emozione. Quante sofferenze, quanta crudeltà hanno subito i nostri uomini e seguiteranno a subire tutti i popoli in guerra e i poveri soldati ignari di un destino crudele, sono partiti per difendere la Patria, e non sono più tornati. Sicuramente che anche nelle vostre case , ci sara un ritratto ingiallito con un fiore e una luce accesa, una lettera d'amore, di un amore mai consumato, un mazzetto di fiori nascosto dentro le pagine di un libro ormai invecchiato, per ricordare quel lontano giorno quando il vostro uomo è partito in guerra e non è più tornato. Ebbene questo libro mandato al macero racchiude la loro storia. Facciamo che questi nostri eroi non siano più soli. Ricordarli e come farli rivivere. Grazie, Franca Bassi
Pino Scaccia scrive.
Dopo la ritirata, la cattura. E la prigionia. Fra tante testimonianze e tanti documenti raccolti in questo 'viaggio all' indietro', sono rimasto particolarmente colpito dagli schizzi dei Lager, disegni ricostruiti alla memoria dei prigionieri, insieme alla mappa dei campi di concentramento. I disegni sono opera di un architetto padovano, Giuseppe Bassi, classe 1919. Naturalmente c'era anche lui. "Ricordo quando arrivammo a Tambov, nei primi giorni del '43. Stavamo trenta gradi sottozero e finalmente avevamo trovato comunque un rifugio per la notte", ha raccontato a "Uno mattina". Ecco disegnate le baracche di Tambov, lo schizzo del Lagher di Susdal, una veduta generale del campo di Krinowaja definito "tomba del corpo d' armata alpino" (in pochi mesi morirono ventisettemila italiani), il cimitero di guerra karagitschow com' era, un misero rancio distribuito a Oranki. Racconta ancora Bassi: "Ho lasciato lì, morti, almeno settecento amici. Stanno tutti in una ampia fossa comune. Lungo la strada che noichiamavamo del fieno c'è l'unico segno riconoscibile: una manica al vento". Testimonianze, dunque, di valore storico, ma anche un modo per ritrovare quei campi e le migliaia di morti sepolti intorno, uno sull'altro.
Eroi
Erano in molti
sono partiti
hanno lasciato
la loro casa
la famiglia
i figli appena nati.
Hanno lasciato
la loro vita
dispersa
in terra nemica.
In pochi sono tornati
malati e stanchi.
Solo il vento
gelido della siberia
e una coperta di ghiaccio
a scaldare i corpi
giovani e stanchi.
Ricordiamoli
e come dare una speranza
che non sono morti
per la gloria
ma sono morti
per la Patria
Ricordiamoli
sono i nostri eroi.
Franca Bassi
9.6.08
Per te
Per te suonerò note d’arpa e d’antico
fino ad infrangere il silenzio muto di istanti
trascorsi nell’attesa fremente d’un ritorno
Per te nella notte più buia sarà musica dolce
a vestire i miei occhi del tuo volto lontano
che m’inebria di gioia e di noi in danza di stelle
Per te spanderò melodia ad indicarti il sentiero
che a me ti riconduca fra suoni ed echi d’amore
su pentagramma di baci qual tappeto di rose
-Maya-
a volte siamo schiavi della tecnologia
Venerdi scorso mentre attendevo che ci facessero entrare nell'aula per lo scritto di francese , chiaccherando con una ragazza sul parodosso ( per usare un eufemismo ) del fatto che mettono internet e quindi le email dei prof a cui rivolgersi nella facoltà di lettere di Sassari ormai divenuto essenziale visto il crescere dei fuori sede e degli studenti ( compreso il sottoscritto ) "pendolari " e dei e i prof , salvo alcuni , non rispondono o riospondono dopo mesi , mi è venuto in mente quello che mi è successo in banca due\tre giorni prima .
Stavo per recarmi in banca per pagare dele cose importanti dell'azienda, ma una dipendente ( nostra cliente ) mi dice che non c'è linea di riprovare più tardi , ma io testardo e caparbio come sono a non seguire i consigli degli altri , entro lo stesso .
Dopo mezz'ora \ quaranta minuti d'atesa me ne vado comprensivo , visto che c'è stato il giorno prima un bruttissimo temporale che ha creato problemi eletrici nel quartiere , faccio buon viso a cattivo gioco e ritorno più tardi .
Ritorno dopo due ore laa situazione era peggiorata . In fatti era si ritornata la linea , ma a singhiozzo , cioè era a perto un solo sportello e non potevio fare alcune operazioni .
Allora mi metto a fate battutine , a voce alta tipo : << la bolletta si paga , oppure gettate quel pc e compratene uno nuovo >> , risate dele persone presenti in sala e risposta del personale : << ma non dipende da noi se se non cè'è linea .
Il baciamano
Care Amiche e AmiciA tutti con amicizia e stima.
PS. "Il Giornale" di Berlusconi questa volta con un titolo virgolettato "Farinella: Arsenico per il Papa", chiede alla gerarchia la mia sospensione a divinis. Non sapevo che il mio vescovo fosse Paolo Berlusconi, ma tutto è possibile, anche l'impossibile, se è possibile che Berlusconi Silvio sia ricevuto dal papa.
Come cattolico praticante, sono indignato e scandalizzato che il papa si presti al gioco mediatico di accreditare come modello di figlio devoto e pio della Chiesa un individuo come Silvio Berlusconi senza chiedergli previamente un atto di conversione e/o di penitenza. Egli è adoratore di «mammona iniquitatis» perché ha fatto l’ingiusta ricchezza con l’inganno, il furto, la corruzione, l’evasione fiscale. Egli è divorziato, abortista e i suoi figli convivono more uxorio, fatti che sarebbero questioni private, se il presidente del consiglio non si dichiarasse cattolico e non andasse dal papa «coram populo et mundo» a parlare in difesa della famiglia secondo la visione della Chiesa: allora anche le sue scelte private diventano fatti pubblici e criteri ermeneutici. Egli è implicato con la mafia (ne ha ospitato uno a casa sua ed è fratello germano di un altro, condanno in secondo grado per mafia). Egli sta perseguitando gli immigrati, tra i quali vi sono migliaia e migliaia di uomini e donne di religione cattolica, di cui il papa dovrebbe essere padre, difensore e vindice, in forza della sua paternità universale. Ho visto latinoamericani, africani e orientali, cattolici, piangere di fronte allo scandalo del papa che accettava l’omaggio di un persecutore ateo e amorale.
1. Silvio Berlusconi ha regalato al papa una croce tempestata di pietre preziose fatta fare apposta: un pezzo unico e solitario. Nello stesso momento a due passi di distanza, la Fao ammetteva il suo fallimento sul dramma della fame del mondo: la croce tempestata di diamanti e il Crocifisso affamato. Mai stridìo di simboli fu più drastico. Il 6 giugno 2008 «fu vera gloria ? Ai posteri l’ardua sentenza». Per me, resta un giorno di lutto per la Chiesa cattolica, un fallimento del papato, una vergogna per l’Italia ferita nella sua dignità di Nazione laica.
Un'analisi dal regista del documentario "Nazirock"
C'è un collegamento tra questi gruppi e politica istituzionale
C'è quindi un collegamento tra il Veneto Fronte Skinheads e la politica con la A maiuscola, quella parlamentare e istituzionale. Un collegamento allarmante, perché se andiamo a vedere chi era l'ispiratore del Veneto Fronte Skinhead scopriamo che si tratta di un certo Jan Stuart Donaldson, famoso per le sue canzoni razziste e per le sue dichiarazioni su Hitler: «Di lui ammiro tutto, tranne una cosa: avere perso».
Allora forse ci rendiamo conto che certi movimenti dovrebbero stare fuori dalla politica istituzionale. Perché quando la base di questi movimenti si sente sdoganata e legittimata dal sistema politico, allora, con ogni probabilità, diventa più aggressiva, tende a recuperare lo spazio che per anni si era vista negare.
i tuoi occhi di pietro atzeni
I tuoi occhi
Il roseto non baciato dal sole
mostra la sua sagoma scura
sotto questo cielo senza luce
coperta per nascondere i sogni
tutto cambia la notte
tutto diventa uguale tutto
ma non i tuoi occhi
i tuoi occhi
illuminano la mia notte
mi abbagliano stordendomi
nel profondo dell’anima
dolcemente
anche al buio
sono cielo azzurro e rondini
illuminano il mio sorriso
più del sole a mezzogiorno
risplendono dentro di me
promessa di paradiso
a portata di mano
Pietro Atzeni
8.6.08
ecco perchè dico no al nuclare
Contro il malaffare dell’atomo, favorito da stampa e Vaticano, bisogna essere molto intelligenti. Contro le ambiguità del centrosinistra e gli appetiti della destra occorre una nuova informazione. E lavoro per migliaia di giovani ricercatori
A pochi giorni dalla presentazione da parte del ministro Claudio Scajola del piano per il ritorno del nucleare in Italia, si è già spenta sui giornali l’eco della discussione e delle dichiarazioni dei vari esperti.
Ma noi, anche se a distanza di poche settimane dal nostro articolo sui rischi del nucleare, vogliamo ritornare sull’argomento delle centrali che sfruttano l’energia dalla scissione dell’atomo, perché riteniamo importante mantenere viva l’attenzione su un tema che ha risvolti sempre più inquietanti. Il piano del nuovo ministro delle Infrastrutture è già stato benedetto dalla neopresidente di Confindustria Marcegaglia e dal Vaticano, vero governo ombra e neanche tanto, e approvato dall’ambientalista Veltroni, con buona pace del responsabile dell’Ambiente del suo partito, Ermete Realacci, unica flebile voce contraria. È chiaro che non intendiamo ritornare a parlare degli aspetti tecnici delle centrali di tale tipo e dei rischi connessi al loro impiego. Vogliamo invece soffermarci su altri aspetti, forse anche più pericolosi per la libertà e la democrazia del nostro Paese. Ci riferiamo al cosiddetto primo livello del piano, ovvero il nuovo quadro normativo che prevede la modifica del titolo V della Costituzione, che ripartisce le competenze fra Stato ed enti locali, alla faccia del federalismo di Bossi, per centralizzare le scelte strategiche al livello più alto, cioè Parlamento e governo.
Tradotto in termini più semplici, visti anche i recenti provvedimenti per imporre le scelte delle discariche con l’esercito, si tratta di costruire le centrali nucleari nei siti scelti dall’Enel e imporle alle popolazioni locali anche con l’uso della forza in nome del bene della nazione. Fra centrali e discariche si parla, insomma, di militarizzare il territorio per tenerlo sotto controllo costante. Infatti, se mai un malaugurato giorno una centrale nucleare dovesse davvero esser costruita, dovrà pur essere difesa da eventuali attacchi terroristici e quindi il controllo militare potrebbe addirittura aumentare. Insomma uno scenario davvero cupo contro il quale nessuna voce si leva, tantomeno quella di Di Pietro e soci la cui cultura in termini di ordine pubblico non è così lontana dal governo di destra. Se poi vogliamo soffermarci sul programma cronologico della realizzazione del piano nucleare l’unica parola che ci viene in mente per commentarlo è: ridicolo.
Quattro anni per costruire quattro centrali nucleari più uno per un eventuale ritardo! Come abbiamo avuto modo più volte di dire e scrivere, negli ultimi anni le poche centrali nucleari entrate in servizio in Paesi come il nostro privi di strutture e normative adeguate hanno richiesto, dal tempo zero della decisione alla messa in rete della prima energia prodotta, dai quindici ai venti anni.
Ciò significa, oltre all’inutilità di tale scelta per fronteggiare qualsiasi tipo di emergenza chiamata in causa per giustificarla, la totale incertezza dei costi da sostenere che non possono che lievitare enormemente col passare degli anni. D’altra parte è questo il motivo principale per il quale negli Stati Uniti non si costruiscono più centrali nucleari da venticinque anni. Quale investitore rischierebbe un capitale in un’impresa che comincia a remunerare l’investimento dopo quindici anni?
Quello, infatti, che il piano del governo non dice è chi dovrebbe finanziare il tutto. L’Enel certamente no perché deve dare conto ai suoi azionisti, gli imprenditori italiani che stanno facendo a gara per l’Alitalia neanche, le banche tanto meno, non resta che lo Stato. Ma questo governo forse mira solo a mettere la prima pietra del primo impianto, poi si vedrà. Insomma tutta la storia non ci piace e pensiamo che vada fortemente contrastata non solo per i soliti sacrosanti motivi di opposizione al nucleare (sicurezza, scorie) ma anche per la difesa della civiltà e libertà del nostro Paese.
La lotta non potrà dunque essere solo quella del nucleare “no grazie” degli anni Settanta, ma dovrà avere contenuti più profondi e propositivi che andranno minuziosamente, e pazientemente, spiegati alla gente, oggi affascinata dal decisionismo del governo e malinformata da una stampa sempre più velinara. I no non bastano, il consenso delle popolazioni va conquistato su un altro progetto. In ogni territorio dovremo convincere e coinvolgere le persone che lo abitano spiegando che si può fare a meno del nucleare se si investe per rendere il Paese più efficiente dal punto di vista energetico. La parola d’ordine deve essere: aver bisogno di meno energia anziché produrne di più. Con poca spesa e senza pericoli si otterrebbe un risultato molto più efficace di quello che la costruzione delle centrali atomiche potrebbe dare. Più efficace per i cittadini che pagherebbero meno luce e gas e avrebbero meno inquinamento dell’aria. Più utile al clima e alla qualità dell’aria, perchè meno energia prodotta significa meno emissioni climalteranti e inquinanti. Infine più utile alla democrazia del Paese, perché per imparare a usare bene l’energia è necessario coinvolgere, informare, far partecipare le persone e non militarizzare i territori. Lo stesso ragionamento lo si può fare per le fonti rinnovabili che in pochi anni, non fra venti anni come per il nucleare, potranno darci l’energia che effettivamente serve alla società, dandocela però rinnovabile e pulita. E, ancora, il nostro no al nucleare sarà tanto più efficace se sarà in grado di mettere al lavoro migliaia di giovani ricercatrici e ricercatori per scoprire nuove tecnologie e materiali, e rendere più efficienti e meno costose quelle che già conosciamo e che ci consentono di sfruttare le fonti rinnovabili. Ai tanti “stranamore” che perdono tempo e sprecano denaro con il nucleare preferiamo puntare su una politica energetica fatta di usi razionali e intelligenti e sfruttamento del sole, del vento e delle biomasse. Non tutto e subito perché sappiamo che, prima che il modello energetico sia totalmente rinnovabile e che questa prospettiva venga aiutata non sprecando energia, passeranno anni e quindi è necessario continuare a produrre elettricità e calore con fonti non rinnovabili. La scelta meno costosa e meno inquinante è quella del metano soprattutto se lo useremo per alimentare impianti di microcogenerazione e trigenerazione, e piccole centrali a ciclo combinato. Per un’unica cosa queste proposte sono meno efficaci del nucleare: per i profitti delle grandi aziende costruttrici ed elettriche a cominciare da Enel ed Eni. Una ragione in più per ribadire il nostro “nucleare no grazie” e imporre la svolta energetica che abbiamo cercato di proporre.
La grande, ci auguriamo, manifestazione di Milano del 7 di giugno, promossa da un vastissimo arco di associazioni, sindacati, movimenti, riviste e giornali, fra cui left, sarà la prima tappa di una lunga marcia per il clima e il benessere collettivo, che dimostrerà che la sciagurata scelta nucleare del governo non ha il consenso del popolo e che un’Italia solare è necessaria e possibile.
Paul celan Fuga di morte
Paul Celan
(Cernăuţi, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970) è stato un poeta franceseUcraino ebreo, di madrelingua tedesca, nato in una città della Bucovina austroungarica, oggi sotto l'
Fuga di Morte
Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.
Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza
Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti
Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti
Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco
i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
Todesfuge, ovvero "Fuga di morte" rappresenta forse la più trasparente e conosciuta poesia dell'autore: è un potente grido di dolore che descrive la realtà del campo di concentramento, denuncia la condizione dei prigionieri, e mette a nudo la crudeltà dei carcerieri nazisti nella sua elementare banalità quotidiana. Il titolo, originariamente TodesTango, coniuga la morte con il ritmo musicale proprio della "Fuga", che Celan si propone di rispecchiare nell'andamento dei suoi versi; in esso è da vedersi anche un richiamo diretto all'imposizione umiliante, inflitta dai nazisti agli ebrei prigionieri dei campi, di suonare e cantare durante le marce e le torture.
Celan scrisse questa poesia pochissimi anni dopo la fine della guerra, tratteggiando quindi una descrizione a caldo dell'evento; Todesfuge divenne quindi l'emblema poetico della riflessione critica intorno all'Olocausto, soprattutto essendo stata scritta da un ebreo, che aveva conosciuto la realtà dei lager, e tuttavia in lingua tedesca - la lingua materna di Celan. Celan stesso non mancò di dare lettura pubblica della sua poesia, in Germania, e di concederne l'inserimento in alcune antologie; successivamente però si rammaricò dell'eccessiva notorietà di questo testo, la cui diffusione poteva costituire anche un modo troppo facile, a suo avviso, da parte dei tedeschi, di liberarsi del senso di colpa per i crimini nazisti. In questo quadro va ricordato anche il celebre verdetto di Adorno, secondo il quale scrivere poesie, dopo Auschwitz, sarebbe barbarico: in questo senso Todesfuge, ma anche tutta l'opera poetica di Celan, costituisce una vera e propria resistenza a questa condanna, un tentativo disperato e tuttavia lucidissimo di trasformare l'orrore assoluto in immagini e linguaggio.(...) continua su wikpedia nella parte fuga di morte
EMANUELE LO BUE - La vergogna della Regione Lombardia
La vergogna della Regione Lombardia che non si vuole occupare dei nostri bambini Prima di guardare il video è consigliabile bersi un litro di camomilla ... per non incazzarsi e farsi venire il nervoso
L’inchiesta riguarda una serie di ricoveri ritenuti non necessari che risalgono al periodo 2005-2006, effettuati per ottenere rimborsi
FALSO E TRUFFA - Ai due medici arrestati dalle Fiamme gialle sono contestatili i reati di falso ideologico e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo le indagini, iniziate a febbraio 2007 e coordinate dalla Procura di Milano, i professionisti nel tempo «avrebbero attestato sulle cartelle cliniche dei propri pazienti fatti e situazioni non rispondenti al vero (necessità di ricovero prolungato) per procurarsi un ingiusto rimborso da parte della Regione Lombardia e dal Servizio Sanitario Nazionale per gli anni 2004, 2005 e 2006». «Relativamente ad alcuni specifici esami clinici - riferisce la Guardia di Finanza -, i medici avrebbero erogato le prestazioni attestando la necessità di procedere al ricovero dei pazienti (dai due ai dieci giorni, con una media di tre giorni). Questi, in realtà, sarebbero stati sottoposti a esami erogabili a livello ambulatoriale, per cui è previsto un rimborso nettamente inferiore».
De André, l'anima salvaa Bresso il 8.6.2008

Non casualmente uno dei suoi capolavori (e il disco da me preferito) era La buona novella. Il paesaggio immoto e senza tempo della Palestina non poteva costituire sfondo migliore per dipingere la sua umanità nuda, scarnificata come il Forese dantesco.
Cosa importa se l’uomo Gesù ha sbagliato? Ciò che conta è che ci sia stato, qui, su questa terra. E che questa terra lo abbia partorito, questo è già, comunque, motivo di speranza, ed è uno sguardo sull’infinito, consapevole o meno che sia.
Ecco perché De André era famiglia. Perché è stato veramente il padre (soprattutto), il fratello, l’amico, l’amante di tutti e di ognuno. E a tutti e a ognuno si è donato con la sua nudità di uomo e di poeta.
Daniela Tuscano
Ballare sul mondo(Dedicato all'ultimo giorno di scuola)
re bella e libera.Vorresti cacciare e insieme lasciarti sedurre da quel suono arcano e vibrante, come un'eco perenne. In un angolo, dopo aver condiviso la festa, ti apparterai ascosamente. Non ti hanno nominato il più bello della scuola, né la più attraente delle compagne, eppure sai di esserlo, e resta in te un ardore inespresso, un interrogativo trepidante. Ti attira e ti stordisce quell'uscio a metà. Il solco del mondo fuori. Quando non ti sarà più permessa l'indulgenza verso gli altri, e ti renderanno spietato verso il tuo corpo e la tua mente.
Una moschea a Padova? voi che ne pensate ?
Probabilmente non molte delle persone che frequentano il mio blog sono a conoscenza del fatto che anche il mio Comune, come altri municipi italiani, ha in progetto di concedere una nuova moschea alla comunità musulmana locale. Naturalmente c'è forte contrasto da parte del centrodestra, attualmente all'opposizione: la Lega Nord, dopo aver fatto pascolare un maiale nell'area da edificare, si è impegnata in una raccolta firme con la quale istituire un referendum per bocciare il progetto. L'altro ieri, dopo un'intenso dibattito svoltosi in sede di consiglio comunale, la maggioranza di centrosinistra ha promosso alcune mozioni per annullare la precedente delibera in corso di approvazione e rimandare alla giunta il compito di definirne una nuova, con qualche variazione di carattere amministrativo: in questo modo ha ottenuto di annullare il referendum, per il quale il quorum era stato ormai pressochè raggiunto. La Lega Nord ha dichiarato che procederà ad una nuova raccolta firme.
Continua su Le coordinate galat(t)iche

7.6.08
viaggio in cina di Olga Sedakova
da oggi inizierà un rassegna di poeti degli ultimi 60 che generalmente non trovano spazio sulle antologie scolastiche .
Inizio da Ol'ga Aleksandrovna Sedakova ( foto a destra ) in russo Ольга Александровна Седакова ) Mosca, 26 dicembre 1949) è una poetessa, traduttrice e narratrice russa.
Olga Sedakova è l'erede della tradizione dei grandi poeti russi del Novecento quali Anna Achmatova, Osip Mandel'štam,Velimir Chlebnikov e Josif Brodskij. Figura di grande rilievo, è ammirata non solo come "donna di lettere" e scrittrice, ma anche come studiosa nel mondo accademico internazionale. La sua presenza nel mondo della poesia e delle lettere dalla fine del Novecento agli inizi del Duemila non ha subito incrinature. Il suo pensiero, lucido e penetrante, è fortemente radicato nella sua coscienza religiosa e poetica. Il filosofo Sergej Averincev ha scritto di lei:« Con la coscienza poetica di Ol'ga Sedakova, ci si misura proprio come sulle stelle fisse, come si usava dire prima di Copernico, sulle stelle nocchiere come si esprimeva il giovane Vja. Ivanov; sui punti di riferimento più generali della tradizione poetica europea. »... continua su wikipedia
viaggio in cina libro 10
Grande è il pittore che non conosce il dovere
a parte il dovere del pennello che gioca:
il suo pennello penetra nel cuore delle montagne,
penetra nella felicità delle foglie,
con un colpo solo, con un solo umile
rapimento, con un solo turbamento
egli penetra nell'immortalità stessa -
e l'immortalità gioca con lui.
Ma quello che abbandona lo spirito dal quale
i raggi son deviati,
chi per la decima volta in un luogo torbido
cerca una fonte pura
chi è caduto dalle mani dei miracoli, ma non direbbe mai:
falsi son i miracoli! -
dinanzi a lui con rispetto
s'inchinano i cieli.
Mario Sotgiu e i suoi mille racconti: «Arzachena, una storia straordinaria»Il creatore del museo più piccolo d’Italia è il custode della memoria della sua città
Arzachena È più forte di lui. Anche quando dovrebbe essere il protagonista del racconto, Mario Sotgiu, il presidente dell’associazione “La ...
-
Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
-
iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
-
Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...