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19.9.25

NESSUN DATO DISPONIBILE Pensieri che nessuno ha chiesto ma forse qualcuno capirà. blog di Elisa Lapenna

 navigando    in  internet   ho  trovato   questo blog  Nessun Dato Disponibile – Pensieri che nessuno ha chiesto, ma forse qualcuno capirà. Ed  gli  ho  chiesto di  fare  scambio  di   url  cioè     condivisione  \ recensione  reciproca  degli url   .  Ho iniziato   io   . 

Ecco la  ma recensione   E   subito  ho  individuato   un potenziale   compagno   di  strada  . lieto    di  condividere   post     da un blog   in  cui nel caos  si nasconde un fascino inaspettato, un ordine non convenzionale che vale la pena scoprire.>> un   blog   appena  aperto è già promettente  dove  si  non si cercaerità assolute, ma dubbi sapientemente narrati. dove discute con piglio anticonvenzionale, si filosofeggia senza pretese accademiche e si gioca con l’intelligenza con passione, incoscienza e quel pizzico di rischio che rende tutto più autentico.Se sei  ma  anche   no un’anima inquieta, un curioso irriducibile, un ironico instancabile o semplicemente un esploratore annoiato della realtà, sei nel posto giusto.


Ed    uno  degli articoli  che  più mi hanno colpito per  obbiettività  nel presentare   un  tema     cosi  delicato 

Articoli, Attualità e Società
Madrid marcia contro la gestazione per altri: riflessioni e domande aperte
9 settembre 2025Ely









Il 6 settembre 2025, le strade di Madrid si sono riempite di donne vestite di rosso, con cuffie bianche che ricordano quelle del Racconto dell’ancella. Nessun slogan urlato, nessuna bandiera sventolata: solo silenzio, rigore e un messaggio chiaro scritto su volantini distribuiti lungo il percorso: “Le donne non si usano, no ai ventri in affitto”.
L’evento, organizzato da oltre 30 associazioni femministe, tra cui la Federazione Donne, l’Associazione Donne Giuriste Themis e Apramp, ha visto centinaia di partecipanti attraversare il cuore della città, da Plaza del Callao, lungo Gran Vía e Paseo del Prado, fino al Congresso dei Deputati, concludendo alla Puerta del Sol. La manifestazione voleva denunciare la gestazione per altri come forma di sfruttamento e mercificazione del corpo femminile, richiamando l’attenzione sulla necessità di leggi e protezioni adeguate.
La gestazione per altri è una pratica complessa: una donna porta avanti una gravidanza per conto di altri, rinunciando ai diritti sul bambino. Può essere altruistica o commerciale e la sua regolamentazione varia molto da paese a paese. Ma il dibattito non riguarda solo la legalità: tocca etica, libertà, diritti e il concetto stesso di cosa sia naturale o giusto.
Chi vede la GPA come opportunità sottolinea vantaggi concreti. Permette a persone e coppie impossibilitate a concepire o portare avanti una gravidanza di avere un figlio biologico, favorendo inclusione e nuove forme di famiglia, comprese le coppie LGBT+ e le donne single. In contesti regolamentati, può rappresentare anche un beneficio economico per la gestante. In un futuro ideale, con supporto psicologico e leggi chiare, la pratica potrebbe diventare sicura e consensuale, senza vittime di sfruttamento.
Dall’altra parte, le criticità sono altrettanto evidenti. Il rischio di sfruttamento economico o psicologico non è teorico: molte donne in situazioni vulnerabili potrebbero sentirsi costrette o spinte da necessità economiche a vendere una parte di sé. Ci sono questioni legali complesse sui diritti della madre e del bambino, e i legami naturali creati dalla gravidanza non si annullano facilmente con un contratto. Dal punto di vista etico, la GPA solleva interrogativi scomodi: il corpo della donna può essere ridotto a uno strumento per altri? La libertà di scelta è mai davvero libera quando esistono disparità economiche così evidenti?
I punti di vista sul tema sono variegati. Molte femministe denunciano il rischio di trasformare i corpi femminili in merce e la violenza che questo porta con sé. Chi difende una visione più liberale mette al centro la libertà di scelta personale. Chi guarda con approccio bioetico prova a bilanciare i diritti della donna con quelli del bambino. E forse, in futuro, società più attente e regole più chiare potrebbero ridurre rischi e conflitti, con l’aiuto della psicologia e della tecnologia.
Oggi la GPA è regolamentata in alcuni paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, diversi stati permettono la pratica con contratti legali e tutele per gestante e genitori committenti;
in Canada e in alcune nazioni europee è consentita in forma altruistica, mentre in altri contesti, come l’Ucraina prima del conflitto, era legale con alcune restrizioni.
Al contrario, in Italia e in molti paesi europei la gestazione per altri è vietata, considerata una pratica non legittima e sanzionata penalmente. In alcuni paesi, invece, il dibattito è aperto: legislatori e bioeticisti stanno valutando normative che permettano la GPA in forma sicura, regolamentata e consensuale, soprattutto per garantire diritti, protezione e trasparenza, in vista di scenari futuri in cui tecnologia e medicina potrebbero rendere più gestibile questa scelta.
Il futuro della GPA resta pieno di domande aperte. Potrà diventare un reale vantaggio senza sfruttamento? Come evolveranno le leggi internazionali per proteggere tutti i soggetti coinvolti? È possibile separare completamente l’aspetto biologico da quello affettivo nella gravidanza? E quando la tecnologia permetterà uteri artificiali, quale sarà il ruolo del corpo femminile?
La manifestazione di Madrid non è solo un corteo, ma uno specchio del nostro tempo. Ci invita a guardare, riflettere e interrogarsi sul valore dei corpi, dei diritti e delle scelte. La gestazione per altri non è un dibattito astratto: è un nodo intricato di etica, biologia, desiderio e società. E forse le risposte arriveranno solo quando saremo pronti a riconoscere la complessità di ciò che consideriamo naturale, giusto o libero.

" Ma osservare i fatti non basta: resta il pesto delle domande che ci portiamo dentro. "

Dopo aver osservato la manifestazione di Madrid, mi rimane in testa una domanda che non trova risposta facile: perché alcune pratiche, come la gestazione per altri, ci disturbano così profondamente? Forse perché toccano il cuore di ciò che la cultura, la religione e l’evoluzione hanno sempre cercato di proteggerci dal modificare: il legame tra corpo, vita e nascita. In ogni religione, in ogni mito, c’è un’idea di sacralità della maternità. Ma cosa succede quando il progresso scientifico ci permette di separare il “come” dal “perché”, di trasformare la gravidanza in un contratto o in un progetto?
C’è una parte di me che teme la mercificazione del corpo, l’idea che qualcosa di così biologicamente e psicologicamente intenso possa diventare un servizio. Eppure, c’è anche un’altra parte che vede possibilità: nuove famiglie, inclusione, libertà di scelta. È una contraddizione che pesa come una pietra, perché il cuore non è mai razionale: oscilla tra paura e desiderio, tra rabbia e meraviglia.
Mi chiedo se le nostre paure siano radicate nella religione, nelle tradizioni, o semplicemente nell’istinto. L’evoluzione ci ha plasmati con schemi antichi, ma la tecnologia li mette alla prova. Forse stiamo entrando in un’era in cui il corpo e la mente possono scegliere in modi che mai avremmo immaginato, e forse non siamo ancora pronti a gestire il peso di questa libertà.
E il futuro? Lo immagino sospeso tra uteri artificiali, intelligenza artificiale che monitora gravidanza e desideri sempre più personalizzabili. Un mondo in cui i confini tra naturale e artificiale si sfumano, e dove la maternità potrebbe diventare scelta etica, economica o tecnologica, più che biologica. Resta da vedere se riusciremo a mantenere un equilibrio tra libertà, amore, responsabilità e dignità.
In fondo, guardando le donne di Madrid marciare silenziose, ho capito che il vero nodo non è solo legale o scientifico. È dentro di noi, nelle paure, nei desideri e nelle nostre convinzioni più profonde. E forse l’unico modo per capire davvero la GPA, e ciò che porta con sé, è accettare il dubbio, il disordine e il caos che genera.


E tu cosa ne pensi?

Come ti senti riguardo alla GPA, considerando che in Italia è vietata ma in altri paesi è regolamentata o in discussione?
Credi che il punto di vista maschile e femminile sulla gestazione per altri possa differire? Se sì, in che modo?
Se la scienza e la tecnologia permettessero una GPA sicura, trasparente e consensuale, cambieresti la tua opinione su questa pratica?
Quanto pensi che la cultura, la religione o le tradizioni influenzino il nostro giudizio su ciò che è naturale o giusto?
Se dovessi dare un consiglio ai legislatori di un paese che sta considerando di legalizzare la GPA, quale sarebbe e perché?

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata XXXX : SGUARDI E MANI NASCOSTE: I SEGNALI DI UN AGGRESSORE + ( aggiuntata mia ) i segnali di violenza di genere all'interno della coppia

 Ancora una volta vogliamo invitare alla prudenza, senza scivolare nella paranoia. È fondamentale sviluppare la capacità di leggere alcuni segnali d’allarme che, se colti  con il dovuto anticipo, possono fare le differenza e ridurre i  rischi di un’aggressione. Va detto che non esiste un libretto  delle istruzioni perché ciascuno di noi ha la propria unicità, ma ci sono comportamenti che, se osservati nel contesto  complessivo, meritano di essere individuati e riconosciuti. Pensiamo allo sguardo e al linguaggio del corpo, per   esempio. Un potenziale aggressore spesso osserva la vittima con una certa insistenza e mantiene una distanza insolita.
Spesso tiene le mani costantemente nascoste, in tasca  oppure sotto i vestiti, e le muove in modo nervoso e rapido, come fa chi è pronto ad afferrare un’arma o ad agire in modo  improvviso. Fate attenzione anche alla gestione del vostro spazio personale. Un avvicinamento non richiesto, soprattutto se vi trovate in un luogo poco illuminato o in qualche modo isolato, deve insospettirvi e mettervi in allarme, così come nel caso in cui qualcuno cerchi di limitare le vostre vie di fuga, magari circondandovi con altri individui. Non dovete trascurare nemmeno il linguaggio verbale: un tono minaccioso, richieste di informazioni personali o di denaro, così come frasi aggressive, sono indicatori di tentativi di intimidazione. Attenzione anche ad approcci esageratamente cordiali, che potrebbero essere invece degli strumenti per portarvi ad abbassare le barriere di difesa. E drizzate le antenne se si avvicina qualcuno con abiti troppo larghi o pesanti, che potrebbero servire a nascondere oggetti come armi. Allertatevi se qualcuno staziona a lungo in aree di passaggio senza ragione, magari con la compresenza di altri individui che potrebbero essere suoi complici. Come sempre, vi invitiamo a fidarvi del vostro istinto: se qualcosa non torna, se provate disagio anche se non sapete bene il perché, è il momento di allontanarvi o di chiedere aiuto. Riconoscere i campanelli d’allarme non è in grado di assicurare che non sarete mai vittime di aggressioni, ma indubbiamente aumenta le probabilità di evitarle .

L'articolo di  questa settimana ha  dimenticato ,  magari ne parlerà  in una  prossima  puntata  visto lo spazio limitato,  di quelli  che    sono  i  segnali  di violenza di genere  all'interno  della  coppia  

Essi   includono l'accelerazione delle fasi relazionali, gelosia estrema, possessività, controllo sulla vita della partner, isolamento da amici e familiari, atteggiamenti svalutanti e manipolativi, vittimismo e controllo delle finanze, che possono culminare in violenza psicologica, verbale e fisica. È importante riconoscere questi campanelli d'allarme e chiedere aiuto presso i Centri Antiviolenza per ottenere sostegno psicologico e legale. Segnali nella relazione e controllo Accelerazione delle fasi della relazione: La relazione progredisce troppo velocemente, con pressioni per intensificare il legame in breve tempo. Estrema gelosia e possessività: Il partner controlla le amicizie, le attività e i movimenti, chiedendo conto di ogni cosa e richiedendo le password.  Isolamento sociale: Cerca attivamente di

allontanare la partner da amici, familiari e colleghi, privandola del suo supporto sociale.
Atteggiamenti svalutanti e umiliazioni: Critica e   esageratamente ed  in maniera assillante , sminuisce o ridicolizza la partner, sia in privato che in pubblico, giudicando le sue scelte e il suo abbigliamento. Controlli economici: Impone restrizioni sulle finanze, sul lavoro o sull'uso del denaro, creando quindi dipendenza economica.
Dinamiche psicologiche e comportamentali  Manipolazione: Fa ricadere la colpa sulla partner e distorce la realtà per ottenere controllo. Vittimismo: Può descriversi come vittima, manipolando la situazione per giustificare le proprie azioni aggressive. Umore altalenante: Alterna rapidamente comportamenti affettuosi a rabbia o aggressività, specialmente quando si sente messo in discussione. Minacce: Insulta, minaccia di farsi del male o di far del male alle persone care della partner. Violenza verbale: Utilizza un tono di voce alto, aggressioni verbali e attacchi continui alla persona. Violenza fisica: In alcuni casi, il comportamento può
sfociare in schiaffi, pugni o calci, che possono iniziare in modo nascosto. Cosa fare se si riconoscono questi segnali  .Chiedere aiuto: Se si riconoscono questi campanelli d'allarme in una relazione, è fondamentale   di  comune  accordo e  s'è  possibile     altrimenti     ricorrere    ai centri  antiviolenza  ed  a un legale per  il  divorzio  , cercare supporto  di psicologo  specializzato   in terapia  di  coppia   La terapia di coppia è un valido strumento per superare le difficoltà di una relazione, così da ristabilire equilibrio e comunicazione. Se  poi  fallisce  e  tali fenomeni diventano  più  intensi non aspettare le botte  ma  Contattare  i Centri Antiviolenza: Questi centri offrono sostegno psicologico e legale alle vittime di violenza e  lasciare  tale relazione   evitando    violenze  fisiche più pesanti e  in molti casi  uccisioni   .

per  approfondire  

18.9.25

Fede e bellezza a Gazadi © Daniela Tuscano



Non affiancherò a questo ritratto gioioso del piccolo Hassan la fotografia che lo mostra smunto e immobile su un tavolo freddo. Perché Hassan non ce l'ha fatta, come tanti, troppi che nascono oggi a Gaza. 
Il vero Hassan è qui. Nella magnificenza esplosiva del suo sorriso, irrefrenabile malgrado le cannule nasali. Sembrano tagliargli il volto in due, e testimoniano che no, Hassan non si trovava nella comoda culla di casa, ma in un lettino d'ospedale. Il primo e l'ultimo della sua brevissima vita.
Eppure ecco, la vita. Hassan sapeva essere felice anche con quei cosi addosso. Poiché un bimbo è sempre un di più. Un troppo di bellezza, e Hassan era bello al punto da togliere il fiato.
Ma il sorriso, lo sguardo, l'incarnato, non lo rispecchiano appieno. Quella di Hassan era una bellezza leopardiana; cioè spirituale. Tutta rivolta all'alto. 
È così per tutti i bambini. È la loro ostinata, piena naturalezza a renderli splendidi, pur se imperfetti e mancanti. «Definisci bambino», ha dichiarato sconsideratamente qualcuno che, all'evidenza, la sua infanzia l'ha dimenticata. Ma i bambini non si «definiscono». Impossibile circoscriverli. Il loro sorriso sconfigge qualsiasi guerra, perché resiste alle bombe, alle macerie, al cinismo, alla tracotanza dei potenti che, ai loro occhi, sono sempre nudi. Non s'illuda chi crede di spegnerlo: il solo ricordo di quell'eccesso, di quella forza gentile di cui sono ricchi tutti gli Hassan del mondo, attesta che la vera umanità è altrove, ed è Altra.

© Daniela Tuscano


Dal Cile a Escalaplano e ritorno . Maria Verónica Soto Toro ritrova Adelia e Maria Beatrice Mereu sue figlie naturali rapite dalla dittatrura Pinochet e date illegalmente in adozione

IL  mio  grillo  parlante   mi   ha  fatto  l'ennesima   ramanzina 

  in un  commento   a  notizie  simili  ,  mi pare  sulla  pagina  Facebook   cronache dalla  Sardegna,  avevi  detto  «   ti  stai sostituendo  a  chi lo  ha  visto   » o  qualcosa  di simile   . Ora  riporti   qui   dopo  neanche   pochi  giorni  ( Ritrova la tomba del padre mai tornato dalla guerra Rina, 80 anni, aveva di lui solo delle foto ingiallite: «Ora voglio che lo riportino qua a Quartrucciu » )   una  storia simile .  Sei un po'  incoerente 
  
 In effetti , non riesco a  biasimarlo   perché  un  po' d'incoerenza   c'è  anche se  un po'  decontestualizzato    in quanto ero sarcastico  in quanto  in quella   pagina   ben  6  notizie  su  9   riguardano  tale argomento   e erano notizie   recenti  . Qui  invece sia    a  lui  citato  sia   quest  ultimo  sono    delle    storie   particolari  in  particolare   ultima     riportata   nel  post  d'oggi  

In  unione  sarda   del  18\9\2025 


 Le lacrime hanno preso il posto delle parole quando Adelia e Maria Beatrice Mereu hanno visto spalancarsi le braccia di Maria Verónica Soto Toro, la madre biologica che non stringevano dal 1979. Quarantasei anni di distanza si sono sciolti in un abbraccio all’aeroporto di Santiago del Cile, sotto lo


sguardo commosso di parenti e curiosi.Le due gemelle sono state adottate a soli nove mesi da una coppia di maestri elementari di Escalaplano, nel centro dell’Isola, insieme a un altro bimbo cileno, Sebastian.Cresciute in paese fino all’età di 16 anni hanno sempre saputo di essere adottate. «Nella nostra cameretta ci chiedevamo: chissà com’è la nostra mamma, se è viva, se abbiamo fratelli», ricorda Adelia. Ma il vuoto di quella madre perduta non si è mai colmato.Esse Erano state strappate alla madre in Cile a 9 mesi, piena dittatura di Pinochet. Poi l’adozione a Escalaplano, in una famiglia di insegnanti. Dopo 46 anni Adelia e Maria Ausiliatrice Mereu, gemelle, hanno riabbracciato la donna a Santiago.

  Il resto dell'articolo non sono riuscito   nè a  estrapolarlo    dal pdf   nè   a prenderlo dal  sito  .   eccovelo comunque  in slide  qua  sotto  


con questo  è  tutto   alla prossima 

padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza altro che leone XIV

unione  sarda  17\9\2025

«La situazione è già da tempo che sta male e purtroppo diventa peggio. Noi stiamo bene. Si sentono tanti bombardamenti soprattutto nella zona Ovest e Nord-Ovest della città di Gaza. Noi siamo a Est. Continuiamo a essere qua con i nostri circa 450 rifugiati. Quello che noi abbiamo lo distribuiamo tra i rifugiati e pure ai nostri vicini che sono tanti, tantissimi». Ad aggiornare sulla situazione nella Striscia è padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza. Lo ha fatto anche con Papa Leone che ieri mattina, da Castel Gandolfo, lo ha chiamato preoccupato e ha assicurato «la sua vicinanza e preghiera».
La vita nella parrocchia della Sacra Famiglia è sempre più complicata ma si cerca di mantenere una certa “normalità”, per rispondere ai tanti bisogni della gente. La parrocchia non solo distribuisce tutti i giorni pasti ed acqua potabile ma - come riferito dal missionario argentino al Papa - tiene anche aperta la farmacia interna, l’oratorio e soprattutto quella delicata assistenza ad anziani, malati e disabili. Nella parrocchia, già prima della guerra, le suore di Madre Teresa assistono decine di disabili gravi, per i quali è quasi impossibile un trasferimento.

le fesserie dei politicanti : Rally mondiale a Roma: la Sardegna scippata- i motivi e lo scontro tra Regione e Governo ., Nell’ammorbidente Fabuloso il profumo di Stintino, la sindaca: «Faremo causa»

   si occupino di cose  importanti     :  strade  che sembrano  mulattiere , lavori  biblici     eterni   sulle  arterie   principali   che  batttono il  record  della  salerno  reggio calabriua  ,    versanti.   di  montagne     che  crollano  ,  letti di  fiumi da  pulire  , trasporti per  la  penisola (  navi e   arei  )   a  singhiozzo   ed  interni   (  pulman  pubblici  )     mal  collegati  e  pulam  vecchi   .,   speculazione    eolica  \  fotovotaico   , ecc  .

  fonti  nuova  sardegna   online  


La polemica
Rally mondiale a Roma: la Sardegna scippata- i motivi e lo scontro tra Regione e Governo
di Andrea Sini




Il Rally mondiale dalla Sardegna a Roma: l’isola fa le barricate ma lo scippo è quasi realtà e le speranze di evitarlo sembrano ridotte all’osso. Come una partita da giocare in trasferta, nella quale – è evidente – si parte con almeno un paio di gol di svantaggio. La Sardegna da mesi è alle prese con il trasferimento di una manifestazione che ormai nell’isola ha messo radici.
Le istituzioni regionali stanno cercando di compiere un’operazione disperata. La presidente della Regione, Alessandra Todde, affiancata dal suo vice Giuseppe Meloni, si è intrattenuta a lungo a dialogare e discutere con il ministro dello Sport, Andrea Abodi. Quasi un paradosso, se è vero che da quanto emerge in maniera sempre più chiara il ministro e la parte politica a lui vicina, ovvero Fratelli D’Italia, sono i principali sostenitori del trasferimento della tappa italiana del Rally mondiale dalla Sardegna alla Capitale.
La candidatura di Roma ha alle spalle proprio la forza politica di chi ha ben poco da temere dal punto di vista politico-istituzionale nel momento in cui la tappa “made in Sardegna” viene affondata. Non la pensa così Alessandra Todde, che non ha intenzione di cedere un centimetro. In ballo ci sono i corposi finanziamenti già deliberati per un triennio per sostenere l’organizzazione del rally tra Alghero e Olbia, ad anni alterni. La governatrice ha affrontato il ministro con decisione e sarebbe stata fermissima nel rifiutare qualsiasi proposta compensativa. Per esempio l’Europeo, o il mondiale Wr2C, ovvero il rally raid. Poca roba, rispetto al Mondiale rally.

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Nell’ammorbidente Fabuloso il profumo di Stintino, la sindaca: «Faremo causa»
di Roberto Sanna





Rita Vallebella attacca il colosso Colgate-Palmolive: «Utilizzo commerciale, devono pagare»


Sassari Per sentire il profumo di Stintino basta versare nella lavatrice un ammorbidente che, assicura la pubblicità, impregnerà delle fantastiche essenze la nostra biancheria. Un’emozione possibile grazie a Colgate-Palmolive, l’azienda produttrice dell’ammorbidente Fabuloso, che la scorsa primavera ha inserito Stintino in una linea dedicata a una serie di località turistiche italiane molto famose nel mondo.
La sindaca di Stintino, Rita Vallebella, avvocata di professione, non ci sta ed è pronta a fare causa: «La legge parla chiaro, chiunque può fotografare un luogo o una località e conservare l’immagine, ma se questa viene utilizzata per scopi commerciali bisogna versare una somma di denaro all’amministrazione comunale». E questo non è accaduto. E nel mirino, per le stesse ragioni, finisce anche Samsung.

17.9.25

paolo mendico Bullizzato anche da morto la scuola non si presentra al funerale anche se la preside smentice

le canzoni consigliate sono talmente tante che è difficile sceglierne un per tutte quindo vi rimando alle colonna sonora he trovate a fine post ⋇


 
Nessuno si è presentato al funerale di Paolo” Questa la denuncia dei genitori del quattordicenne suicidatosi perché bullizzato in una scuola che pur  sapendo \  essendo a  conoscenza   che  il  ragazzo subiva   le prepotenze   e  gli sfotto  sempre  più pesanti  di compagni di  classe  (  e  non )   non ha fatto nulla ."Solo un compagnetto educato come mio figlio che era l’unico che gli portava i compiti a casa quando si ammalava ”. 
Le parole di Simonetta, la madre di Paolo il ragazzo di 14 anni suicidatosi il 10 settembre nella sua cameretta, il giorno prima che rientrasse a scuola per iniziare la seconda superiore a Fondi, sono un pugno nello stomaco.Quei compagni di classe, colori che con Paolo frequentavano la scuola, lo hanno emarginato anche da morto. Un ragazzo di quattordici anni. Come si fa? 

I genitori Giuseppe e Simonetta denunciano continui soprusi ed episodi di bullismo nei confronti di Paolo iniziati da quando frequentava la quinta elementare; che loro hanno segnalato, ma nessuno secondo la famiglia del ragazzoha fatto nulla per porvi fine.Paolo che era un ragazzo buono e sensibile, dopo anni di angherie, ha scelto di andarsene ponendo fine  alla  siua  esistenza . Non poteva  più sopportare neanche un giorno di piiu di quella vita che tanto lo aveva fatto soffrire. Non voleva più sentirsi chiamare “Paoletta” o “Nino ‘Angelo” per il suo caschetto biondo. Non voleva più essere deciso ed umiliato.Nel silenzio della sua cameretta si è tolto la vita. Il padre dopo un pò si è accorto che quando lo chiamava non rispondeva. È entrato ed ha fatto la tragica scoperta.Il fratello piu grande di Paolo ha scritto in una lettera a Giorgia Meloni, a Valditara ed a Papa Leone XIV: “Mio fratello si è suicidato perché I bulli lo perseguitavano”.Paolo è morto.

 Ma di questa tragedia   -- come   affermano     molti fra  cui  quest   articolo «  Nessuno si è presentato al funerale di Paolo” . Questa la denuncia dei genitori del quattordicenne suicidatosi perché bullizzato in una scuola che non ha fatto nulla… »  di Cronache Dalla Sardegna  rielaborato per  il  post -- ne dobbiamo parlare tutti noi coi nostri figli. Se me deve parlare nelle scuole. Affinché la sua morte serva a far si’ che un domani al posto di Paolo non ci sia uno dei nostri figli.Perché nessuno di noi può dirsi esente da questa tragedia. Non pensiamo mai che a noi non possa capitare  o  se capitato lo abbiamo  rimosso  .  Quindi  mi  accodo   a  Maria Vittoria Dettott di  Cronache  dalla  Sardegna    ed  esprimo  Vicinanza alla famiglia di Paolo con la speranza che questo ragazzo possa ora aver trovato la pace che merita. Concludo       affermando    che  il ministro ,  ha  fatto  bene  a mandare  gli ispettori ,  anche se    è una   operazione   pulicoscienza    perchè  è la   classica  cosa  che     viene  fatta  a  posteriori    e  non  prima     cioè  quando   i genitori lo segalavano  . Ma  sopratutto  manca    o se  c'è  lo è    all'acqua  di rose   lasciata   alle  iniziative    dei  singoli  presidi \  dirigenti scolatici  o  insegnanti  , una  politica  di educazione   , ma  solo repressiva     vedi   il  divieto dell'uso   dei  cellulari  .  Il discorso legato ai docenti è un aspetto molto delicato sul quale saranno fondamentali gli esiti degli accertamenti del ministro Valditara e della Preocura. Infattti   « Per citare un episodio raccontato dai genitori, se fosse vero che un'insegnante abbia incitato la classe contro di lui dicendo "Rissa, rissa" sarebbe veramente drammatico. Un adulto che avvalora un bullo ha delle ripercussioni ancora più gravi in quanto il giovane vittima di bullismo si sente completamente solo: non trova aiuto né sostegno in chi invece per il ruolo che svolge all'interno di un'istituzione come la scuola dovrebbe tutelarlo e difenderlo in quanto rappresenta un punto di riferimento. A fronte di segnalazioni alla scuola e denunce da parte dei genitori non è stato preso alcun provvedimento né è stato fatto nulla per proteggere il ragazzo. Anzi pare ci sia stata una minimizzazione o negazione del comportamento dei bulli. Se dovesse emergere un quadro di questo tipo è chiaro che questi non sono insegnanti adatti alla professione che svolgono e sicuramente il ministro Valditara prenderà provvedimenti. »  ( continua  https://www.fanpage.it/ più precisamente  qua 

stavo chiudendo il post quando leggo su https://www.ilsussidiario.net/ Davide Giancristofaro Alberti Pubblicato 17 Settembre 2025 che 

                          per la preside non c’è stato bullismo, al funerale c’era tutta la classe”

Paolo Mendico, la preside (Foto: Dentro la notizia)

                       la preside (Foto: Dentro la notizia)

A Dentro la notizia, su Canale 5, il dramma del 14enne Paolo Mendico, il ragazzo che si è suicidato in provincia di Latina: ecco che cosa è emersoSi torna sul dramma di Paolo Mendico a Dentro la notizia, il 14enne che si suicidato in provincia di Latina dopo anni di bullismo. I genitori raccontano di aver denunciato più volte la situazione alla scuola e di essere stati in qualche modo lasciati soli. “Io sono andato in un anno almeno 5 o 6 volte per segnalare alla scuola che cosa subiva – le parole del padre del povero Paolo a Canale 5 – che cosa ha fatto di male mio figlio? Staremo a vedere quello che è successo, la procura farà delle indagini”.
La mamma aggiunge: “Se la scuola fosse stata all’altezza della situazione sicuramente mio figlio oggi era ancora vivo”. I due genitori sono stati intervistati anche da La Vita in Diretta, su Rai Uno e nell’occasione hanno ribadito il concetto: “Come mamma rivolgo un appello a tutte le mamme, stiamo molto attenti, ogni minimo segnale, anche il più piccolo, stupido, può nascondere qualcosa di grande. Non piaceva all’ambiente del Pacinotti (la scuola che frequentava il figlio ndr) questo è il problema”.

PAOLO MENDICO, IL PAPA’: “MAI PRESO IN CONSIDERAZIONE DAI PROF”

Il padre ha invece spiegato: “I professori non l’hanno mai preso in considerazione, io stavo sempre a scuola, non mi hanno ascoltato. Lo prendevano in giro per i capelli poi visto che doveva riferire alla preside ciò che gli succedeva lo chiamavano spione”. Una situazione che viene però quasi smentita dalla preside dell’istituto scolastico frequentato nell’ultimo anno da Paolo, che parlando con il programma di Canale 5 ha spiegato di non aver mai avuto un “sentore netto” di una situazione di grave vessazione verso lo stesso 14enne.La dirigente scolastica non ha nascosto che la classe frequentata dal ragazzo fosse piuttosto “problematica”, visto che gli alunni avevano manifestato dei problemi nelle relazioni fra gli stessi nonché con gli adulti, ma in ogni caso si stava lavorando “a livello di classe, non di singolo ragazzo”, e nel corso degli ultimi mesi il problema di Paolo “non era emerso”.

PAOLO MENDICO, LA PRESIDE “A INIZIO ANNO SCOLASTICO…”

Quindi ha raccontato ciò di cui era a conoscenza: “Paolo si era tagliato i capelli perchè veniva insultato. Io ho chiesto ai ragazzi e non hanno negato di aver fatto qualche battuta all’inizio dell’anno, i primi giorni di scuola, ma la cosa era rientrata molto velocemente. Non è mai stato picchiato? No, un fatto del genere se fosse accaduto avrebbe prodotto di sicuro un’azione disciplinare, a me non risulta. Non diceva che era perseguitato e che lo picchiavano nel bagno, questo no”.La preside smentisce anche le continue visite a scuola dei genitori di Paolo Mendico: “I genitori non hanno mai chiesto un incontro con me e le procedure si attivano quando c’è una segnalazione. Quello che è il nostro dovere noi lo facciamo fino in fondo. E’ evidente che c’era un malessere altrimenti non si sarebbe arrivato ad un gesto così estremo. Il problema è in che misura noi scuola potevamo accorgerci di tutto questo”.



COLONNA    SONORA  


  • Fabri Fibra - Tutto Andrà Bene  (    Rielaborazione   di Anna e Marco  - Lucio Dalla  ) 
  • https://nobullismo.altervista.org/canzoni-bullismo-italiane-inglesi
  • "Pare" -  Ghali, Madame e Massimo Pericolo: 
  • "Ridi di me"  -Jacopo Micantonio:  
  • "La canzone contro il bullismo -  di Lorenzo Baglioni
  • Non fare il bullo!" di vari autori (YouTube)
  • "Il bullo citrullo" del Piccolo Coro dell'Antoniano:
  • "Cosimo Fiotta - La Musica batte i Bulli"
  • "Stop al bullismo" (YouTube): Diverse canzoni e video, creati per la Giornata Mondiale contro il Bullismo

Renato Copparoni, il portiere sardo che fermò Maradona: ricordi ed emozioni a VillasimiusLa presentazione del libro nella splendida atmosfera di Casa Todde

unione  sarda online  


Renato Copparoni, il portiere sardo che fermò Maradona: ricordi ed emozioni a Villasimius
La presentazione del libro nella splendida atmosfera di Casa Todde



(foto Agus)


Ricordi ed emozioni a Villasimius durante la presentazione del volume “Renato Copparoni, il portiere che fermò Maradona”. Nella splendida atmosfera di Casa Todde lo storico portiere del Cagliari e del Torino ha raccontato i momenti in cui riuscì a neutralizzare il rigore tirato da Diego Armando Maradona: «All’epoca – ha detto - giocavo nel Torino. Il campione argentino ha cercato di spiazzarmi prima di tirare il penalty, ma io non mi sono mosso perché sapevo che non avevo niente da perdere. Alla fine Maradona è stato costretto a tirare, ho intuito il tiro e sono riuscito a respingere il pallone. Mi ricordo ancora gli ottantamila spettatori del San Paolo muti perché Maradona non aveva mai sbagliato un rigore».
Il libro, pubblicato dalla Carlo Delfino Editore, è stato scritto da Umberto Oppus e Mario Fadda. «Ho lavorato per mesi alla composizione del libro – ha spiegato Fadda – e sono stati fondamentali i tanti giornali raccolti e custoditi dal padre di Renato Copparoni».

Un Ebrea Americana ,un musicista, il padre che l’ha promesso alla figlia, l’86enne: le storie di chi parte con la Flotilla non solo una massa di stupidi. come li descrive la destra e suoi seguaci...

  cioè  incapaci, drogati di dopamina, amanti del rischio, pagliacci, armata brancaleone, radical chic, croceristi, fighetti in barca a vela e sostanzialmente una massa di stupidi.

https://www.fanpage.it/ 

                                          Saverio Tommasi

Ne avevo lette molte in questi mesi. La Global Sumud Flotilla descritta come un gruppo di scappati di casa, o composta da politicanti ideologici, finanche terroristi. E ancora: incapaci, drogati di dopamina, amanti del rischio, pagliacci, armata brancaleone, radical chic, croceristi, fighetti in barca a vela e sostanzialmente una massa di stupidi. E sono andato a memoria, scrivendo solo i primi insulti che ho letto. Per questo ho raggiunto il porto di Augusta sette giorni fa, prima ancora di sapere se mi sarei davvero imbarcato: prima di tutto volevo capire, parlando con le persone.Così ho trascorso i primi giorni a terra chiacchierando con le persone che poi si sarebbero imbarcate in questa missione umanitaria, sulle barche della Global Sumud Flotilla.Qui di seguito cinque delle loro storie, rappresentative di loro stessi e di loro stesse, ma in fondo anche di tutto il movimento.


La ragazza a bordo della Taijete: "Mi imbarco per tre differenti motivi"

“Artist against apartheid” è scritto sulla maglietta di una ragazza con i capelli rossi, ricci, a guardarli sembrano delle onde, a proposito del mare. Parla inglese. Si imbarcherà sulla Taijete. Non ha mai avuto dubbi. Si imbarcherà per tre differenti motivazioni, e nel raccontarle mi fa il segno “tre” con le dita. La prima è per usare l’onda lunga della sua voce e della sua fama di fronte alle ingiustizie, dice proprio così: “Io posso e voglio mettermi nel mezzo fra oppresso e oppressore”. E mentre me lo spiega, di nuovo, muove le mani.Poi continua: “La seconda motivazione è che sono ebrea, e come persona ebrea voglio mostrare di non essere d’accordo – né io né la mia famiglia – con quello che sta accadendo a Gaza e in Palestina. E ci sono per dire che non è giusto usare il nostro nome di ebrei per coprire il genocidio che sta avvenendo. La terza motivazione è che sono americana, e voglio dirlo anche al governo del mio Paese”."Sono musicista da vent’anni, questa è l’operazione più diretta nella quale mi sia trovata. Negli ultimi cinque anni ho lavorato organizzando le voci degli artisti, ho cercato di metterle insieme contro le ingiustizie. È questo che ho fatto fino a oggi. Poi sono stata sempre più coinvolta da quello che sta accadendo in Palestina, perché appunto sono ebrea. E quando c’è stata la possibilità di imbarcarmi sono corsa qua".


"Vogliamo portare aiuti, in questi giorni qualcosa sta cambiando"


Ha la mia età, è italiano e ha la barba. Ogni tanto se la tocca. Parte spiegandomi quello che hanno fatto fino a oggi con un gioco di parole: “Abbiamo ‘armato’ le barche, si dice così in gergo. Significa ‘sistemare le barche', renderle adatte alla navigazione. Ed è una parola strana riferita alle nostre barche, perché noi siamo nonviolenti e disarmati. Noi viaggiamo con le mani alzate, le uniche armi che abbiamo sono le cime e dei salvagenti, sperando di non doverli usare. Sperando cioè che non ci buttino in acqua"."Noi – continua – vogliamo portare aiuti, ci sono scatole con aiuti raccolti da persone come me, non aziende, non ricconi, ognuno ha fatto una spesa normale e l’ha messa insieme alle altre. Siamo gente fatta così. Ti dico una cosa: una parte di me pensa che in questi giorni qualcosa stia cambiando e che alla fine si aprirà il corridoio per sbarcare gli aiuti. Mi dicono ‘romantico’ come fosse una condanna, ma perché? Sarebbe la cosa più giusta. Lo vedi anche tu quante persone stanno scendendo in piazza, in tutta Italia e in tutto il mondo: centinaia di migliaia. E allora ce la possiamo fare. Anche secondo te questo significa essere romantico? Politicamente non mi sono mai realmente schierato, ma sono umano e questo per me vale molto. È la mia coscienza. Se posso fare qualcosa per aiutare io ci sono, eccomi qui. ‘Sono umano' l’ho già detto?".


Il papà che l'ha promesso alla figlia piccola

"Ho molta paura. Sento l’oppressione. Te la spiego meglio: c’è un popolo oppresso e questo dolore mi stressa. Saranno dieci giorni di navigazione con una pesantezza enorme, non sarà una crociera. Qualche volta non riesco a trovare senso nell’umanità, la mia non è una questione politica. Sono devastato da quello che leggo e da quello che vedo. Sono qui perché l’ho promesso a mia figlia, ha 5 anni e mezzo. Sono stato uno degli ultimi ad aver saputo di potermi imbarcare, sono arrivato solo due giorni fa. So che ci sono persone come te che sono qui da giorni"."La promessa è questa: ci siamo messi seduti e le ho spiegato che il loro papà andrà a portare da mangiare a bambini della sua età, qualcuno più piccolo, qualcuno più grande. Bambini che non hanno da mangiare e che perciò hanno fame. E sai lei che cosa ha fatto? È andata a prendere il suo primo pupazzetto, quello di quando era piccola, e me lo ha dato dicendo: ‘Dallo al primo bambino che incontri!’ Quindi ho anche una responsabilità su di lei e la sento tutta, mi ha affidato il suo pupazzetto, capisci? E ora scusami se mi sono commosso. Avere una responsabilità su mia figlia piccola significa anche che magari fra quindici anni, quando lei magari studierà storia contemporanea e mi chiederà: ma tu quindici anni fa – durante questo genocidio – dov’eri? Cosa hai fatto? Ecco: io voglio poter rispondere senza dovermi vergognare".


L'uomo che parte per Gaza a 86 anni: "Troppo vecchio? Decido io"


"Io ho 86 anni, ma di solito rispondo sempre che ne ho 68 e se vogliono la verità devono invertire i numeri. Perché parto? Ma che domanda è? C’è un popolo che viene spazzato via, qualcuno pensa che io sia troppo vecchio ma non decidono gli altri, decido io. Cosa ho fatto fino a oggi? Tante cose. Da che parte? Dalla parte di chi è oppresso. Mi sento un po' anarchico. Sono contro tutti i poteri e contro tutte le gerarchie, anche in barca. Infatti non sarà facile"."Io ho sempre lavorato per il mercato del lusso, realizzavo gioielli, in particolare orologi di alto design, l’ho fatto per tanti anni ma poi ho smesso e da tanto tempo realizzo soltanto orologi in acciaio, bronzo e alluminio. Cioè la qualità del prodotto a livello mentale e intellettuale rimane, ma non a livello economico, perché quello deve essere raggiungibile da tutti. Per questo ho abbandonato il lusso, e su questo principio vado avanti. Io parto senza nessuna speranza, perché non ha senso andare da Israele a chiedergli di lasciarci entrare a liberare il prigioniero, perché il guardiano non ti darà mai la chiave, però noi ci proviamo lo stesso. Perché solo una cosa è sicura: in questo momento c’è un genocidio. E allora parto anche se ho 86 anni, anzi ne ho 68. Ma se vuoi la verità devi invertire i due numeri".


"I governi non fanno niente, ora tocca a noi"


Poi lei, è una ragazza molto giovane ed è svizzera. “Io parto per Gaza perché stiamo assistendo da due anni a un genocidio in diretta streaming e i governi non stanno facendo niente, allora tocca alla popolazione civile fare qualcosa. Io penso che ogni persona su questa terra debba fare tutto quello che può. Ho iniziato il mio impegno per l’ambiente, quando ero più giovane, e per i diritti degli animali. Due anni fa ho iniziato il mio impegno anche per la Palestina. Una persona per tutte, e tutte le persone per una. Io la penso così”.Per questo alla fine ho scelto di imbarcarmi: la Global Sumud Flotilla è la più grande e variegata missione umanitaria a memoria umana.

Per questo alla fine ho scelto di imbarcarmi: la Global Sumud Flotilla è la più grande e variegata missione umanitaria a memoria umana.

Ritrova la tomba del padre mai tornato dalla guerra Rina, 80 anni, aveva di lui solo delle foto ingiallite: «Ora voglio che lo riportino qua a Quartrucciu »

 unione sarda  17\9\2025

Ritrova  a Piacenza  la tomba del padre mai tornato dalla guerra



Le foto risalgono ai primi anni Quaranta. Hanno i segni del tempo, passato inesorabile. Rina Fanunza conosce suo padre solo tramite quegli scatti in bianco e nero. Aveva appena dieci giorni quando Onofrio Fanunza, nato a Quartucciu nel 1922, morì a soli 23 anni, nel 1945.
Era un soldato di stanza a Piacenza, nella Quinta Compagnia di controllo del traffico aereo, e stava svolgendo il suo lavoro quando, il 10 giugno, mentre andava a prendere delle lanterne su ordine dei suoi capi, scese dal rimorchio guidato da un suo commilitone e, per una manovra errata, venne travolto dal mezzo. Fu soccorso subito, ma morì quattro ore dopo all’ospedale civile piacentino. Commozione cerebrale e frattura del bacino: questo il referto post-mortem redatto dal direttore del nosocomio a gennaio 1946. Troppo grave per sperare nel miracolo.
La ricerca
Sua figlia Rina, che oggi ha 80 anni e vive nel borgo di San Gaetano, frazione di Quartucciu, negli anni ha coltivato due grandi desideri: «Ho sempre voluto sapere dove era sepolto mio papà e, una volta venuta a conoscenza di questo, vorrei essere seppellita accanto a lui. Mia madre, che quando mio padre morì aveva 19 anni, si risposò e non mi parlava mai di lui. Inizialmente frequentavo i miei zii paterni, che però non mi dissero mai la storia di papà nei dettagli. Poi mia mamma non volle più che li frequentassi, perché per una donna che si risposava era un tabù parlare del primo marito. Capii la motivazione ma non la accettavo».
Sete di verità
La volontà di conoscere il padre morto nel fiore della giovinezza si è rafforzata dopo la morte di sua madre, nei primi anni Ottanta. «Ero rimasta figlia unica, mia sorella più grande morì a 5 anni. Avevo bisogno di sapere la verità su mio padre». Così Luciana Sanna, figlia di Rina e nipote di Onofrio, nella primavera di quest'anno si è messa alla ricerca del nonno. Prima ha chiesto all'Archivio di Stato di Cagliari, il quale non ha saputo fornire risposta, poi al Ministero della Difesa, che le ha comunicato il luogo di morte: Piacenza, per l’appunto.
La tomba ritrovata
«Quindi mi sono rivolta al cimitero monumentale piacentino», dice Sanna, «la comunicazione con il camposanto non è stata facile a causa di lavori in corso, ma poco dopo mi hanno comunicato che nonno è sepolto lì. Sono partita e gli ho portato una fiore anche e soprattutto a nome di mia madre». I dettagli sulla morte di Onofrio Fanunza, la nipote li ha scoperti grazie a una ricerca nei dati del Ministero della Difesa e a una foto trovata tra i documenti della nonna materna. «Abbiamo scoperto che i suoi resti erano stati dissepolti nel 1968 (sempre nel camposanto piacentino, nda) e traslati nell’ossario». Quando Rina ha saputo la bella notizia non stava più nella pelle.
La felicità
«Il mio cuore si è riempito di una gioia immensa», dice non riuscendo a trattenere le lacrime, «finalmente ora so dove riposa papà e soprattutto, conosco i dettagli della sua tragica fine». Il primo desiderio si è quindi avverato. Ora rimane l'altro: poter riposare accanto a lui. Per questo lancia un appello accorato al Comune, in primis al sindaco Pietro Pisu: «Faccia di tutto per riportare qui le spoglie di mio padre e dargli degna sepoltura in quello che è il suo paese natale». Luciana si accoda alla richiesta: «Nonno merita di riposare a Quartucciu. Voglio esaudire anche questo desiderio di mia madre, glielo devo. Spero, e sono convinta, che il sindaco saprà esaudirlo».

16.9.25

DIario di bordo . n 147 anno III Quando il razzismo aveva forza di legge 15 settembre 1935 legi di norimberga\ leggi razziali ., genitori che mettono online le foto dei figli e poi si lamentano se un pedofilo se trova e le usa



sembra oggi .Eppure è successo esattamente il 15 settembre di 90 anni fa




AGI - Una sessione speciale del Parlamento tedesco sotto controllo dei nazisti era stata voluta da Adolf Hitler per approvare quelle che passeranno alla storia come le Leggi di Norimberga: due provvedimenti che rendevano legali discriminazione e persecuzione. L’annuncio ufficiale del Führer era arrivato il 15 settembre 1935, durante il settimo raduno annuale del partito, e la pubblicazione avverrà il giorno seguente. segue    su   https://www.agi.it/cultura/news/2025-09-15/razzismo-aveva-forza-legge-33169391/  per  chi  volesse   approfondire  tale  argomento   consiglio sempre dello stesso autore   e   stessa fonte     questi due  articoli  : I  II

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 per    chi ancoira  non lo sapesse , visto che  il  mio vecchio  account   ( redbeppeulisse1)  è stato dissattivato , sono ancra  su fb   con 








Non scambiatemi per censore . perchè postare le foto dei bambini ,questo è un mio parere ,poi ognuno è libero di fare ciò che vuole ci mancherebbe.  Però poi  non ti   lamentare   e  non fare  il  forcaiolo    se i tuoi figli\e  sono   vitime  di un pedofilo  che  ha  usato per  i  tuoi turpi  e depravati usi  le  tue foto    che  tu  haoi  messo sui social 

si diploma in liceo musicale e trova lavoro come camparo . Si occuperà di “correggere il suono“ nelle chiese di tutto il Nord Italia la stroria di Ruben Iannone

da  https://www.ilgiorno.it/sondrio/

Ruben Iannone uno dei primi diplomati al Liceo musicale di Tirano farà l’apprendista alla Spimac di Enea Spinelli ditta specializzatadi Dongoin accordatura riparazioneemanutenzione di campane

Livigno, 12 settembre 2025 – Con la maturità acchiappata a luglio, fa parte del gruppo dei primi diplomati a 5 anni dall’attivazione del Liceo musicale di Tirano, ma sul “cosa farai dopo“ non ha imboccato la più naturale delle vie ultimato questo corso di studi, ovvero il Conservatorio. Ruben Iannone, non senza farsi qualche scrupolo nei confronti dei genitori (che per altro avevano già intuito…) ha scelto di seguire quella che per lui è una passione sin da che era bambino: le campane. “All’inizio ad
attrarmi erano soprattutto le torri campanarie, ovunque andassimo sfinivo i miei perché volevo salire in cima, guardare da lì il panorama – racconta – Un’estate di 4 anni fa Stefano, un amico, mi portò con sé sul campanile della Santa Casa di Tresivio a “vedere“ suonare le campane di mezzogiorno e da allora quello delle 12, fino all’inizio della scuola, divenne il mio appuntamento quotidiano fisso…”. Grazie a Mattia, un altro amico, Ruben viene poi a conoscenza di tutto un mondo social dedicato alle campane e lì il fascino del din-don-dan diventa molto di più: dedizione, comparazione, studio. Sino alla proposta, avvenuta di recente proprio mentre Ruben si trovava sul campanile di Grosio, impossibile da rifiutare. Quattrocento ore di apprendistato alla Spimac di Enea Spinelli, ditta specializzata di Dongo in accordatura, riparazione e manutenzione di campane.
“Fare il campanaro - spiega Ruben – non significa propriamente suonare le campane, anche perché ormai quelle suonate ancora a mano sono la minoranza, quanto procedere a interventi di manutenzione sui sistemi elettrici, verificarne e correggerne, se necessario, il suono. Bisogna essere un po’ musicisti e un po’ elettrotecnici, insomma”.
Una delicata attività che porterà Ruben sui campanili un po’ di tutto il Nord Italia, ma pure in Sardegna. “E città che vai, usanze diverse che trovi. Per molti le campane sono considerate addirittura un elemento di disturbo, per me invece racchiudono un mondo straordinario dove musica, arte e cultura si fondono” continua il giovane che sui social ha anche un account che è tutto un programma:
Proprio alle chiese di Livigno sarà dedicata la prima pubblicazione di Ruben. “Ho effettuato un censimento delle campane presenti nei dieci edifici sacri che si trovano sul territorio comunale, non esisteva prima e le curiosità non mancano”. In attesa di iniziare l’apprendistato, lunedì 15, il brillante
“fra’ Martino” social, ha un weekend molto speciale ad attenderlo. L’appuntamento è nel Milanese, a Rosate, che quest’anno ospiterà il 63° Raduno nazionale Suonatori di Campane. Sul sagrato della chiesa e nelle piazzette adiacenti saranno addirittura collocati sei campanili mobili: Veronese, Ambrosiano a corda, Ambrosiano a tastiera, Ligure, Bolognese, Marchigiano. Previste mostre, concerti, un convegno e sarà anche l’occasione per festeggiare tutti insieme la recente proclamazione Unesco dell’arte tradizionale campanaria italiana come patrimonio culturale e immateriale.

«L’Asinara è come una mamma qui scolpire diventa magico» Enrico Mereu racconta la sua vita e il suo rapporto viscerale con l’arte

 Quando  dice mettere  radici in un posto   da  la  nuova  sardega  del  16 setembre      2025    questa  storia  


 egli   è   stato   protagonista del docufilm “Fuori dal mondo” del regista Stefano Pasetto.   Sempre  dalla nuova  sardegna    , stavolta    del   15 settembre 2024 14:54

«La prima di “Fuori dal Mondo – Vivere all’Asinara” mi ha fatto evadere dall’isola». Enrico Mereu, lo Scultore dell’Asinara, è il protagonista della pellicola firmata dal regista Stefano Pasetto, una produzione della Solaria Film di Emanuele Nespeca insieme a Sud Sound Studios e Rai Cinema. Il film è stato presentato al teatro Litta di Milano nell’ambito del Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo.Enrico Mereu, però, non si sente un protagonista. E non si sente neanche un eremita, nonostante gli oltre 40 anni all’Asinara, più della metà trascorsi come unico abitante insieme alla moglie. «Sono rimasto nell’isola perché mi piace la tranquillità, e perché l’isola ha triplicato la mia vena creativa. Sono arrivato nel 1980 quando ero un sottoufficiale della polizia penitenziaria. Sin da bambino ero scultore e pittore, e all’Asinara ho iniziato a scolpire il legno trasportato dal mare. Non ho mai abbattuto un albero».

Ed è diventato per tutti lo scultore dell’Asinara.

«Ma non ho creato io questo nome. Quando venivano i giornalisti vedevano le sculture che facevo con il legno e quindi ha iniziato a spargersi la voce. Poi ho iniziato a esporre ed è venuto fuori questo nome».

Quando il carcere è stato dismesso lei non è voluto andare via e si è anche incatenato per 23 giorni a cala d’Oliva.

«Ad un certo punto volevano mandarmi via ma io sapevo di essere nel giusto e quel gesto simbolico è servito ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Ho vinto la mia battaglia e sono rimasto».

Nel carcere è entrato in contatto con detenuti come Riina e Cutolo ma all’Asinara ha conosciuto anche Giovanni Falcone.

«Falcone la notte usciva e andava allo spaccio per giocare a biliardo e a calcio balilla, quindi, parlava spesso con i miei colleghi. Aveva visto le mie sculture e un giorno ha chiesto di conoscermi. Sono andato a cavallo fino alla centrale, dove abbiamo parlato per un bel po’. Era una persona straordinaria. A lui e a Borsellino ho dedicato un monumento in ginepro, “Il falco e l’arciere”, che si trova nella casa museo dove hanno preparato il maxiprocesso. Mi chiedeva di Riina. Nell’ultimo periodo ero capoposto proprio dove era detenuto. Anche in questo caso devo dire che l’arte mi ha aiutato perché non riesco ad essere indifferente davanti a situazioni o cose molto gravi e pesanti. La scultura era il modo per sfogare la pressione che sentivo».

Lei dice di avere un rapporto particolare con la solitudine.

«Sì, per certi versi la odio ma mi è anche di aiuto. La mente ha bisogno di staccare, di riflettere. Io non ho scelto di stare all’Asinara per fare l’eremita ma perché non c’è alcun essere umano che ti insegni l’educazione come riesce a fare la natura. Cerco anche di trasmettere questa cosa ai gruppi di ragazzi e di scout che vengono ogni anno. Prima di tutto faccio mettere i loro cellulari in una cesta e poi insegno le prime nozioni della scultura. Dopo un po’ non vorrebbero più smettere».

Lei e sua moglie vorreste essere gli unici abitanti?

«Da poco ho sentito un ministro dire in tv di voler portare mille famiglie. Forse sarebbe esagerato, ma una sessantina di famiglie che amano la natura potrebbero ripopolarla, far rivivere il paese. Se non ci fosse stata mia moglie che ha deciso di rimanere con me non sarei riuscito a restare dopo la chiusura del carcere».

Come ha convinto sua moglie?

«Anche lei è stata convinta dall’Asinara».

E i suoi cinque figli?

«Quando erano più piccoli c’era ancora il carcere e hanno frequentato elementari e medie nell’isola. Sono cresciuti benissimo, amano la natura come noi. Ora sono grandi, abbiamo sei nipoti. Certo, ci manca non poterli vedere tutti i giorni ma alle volte andiamo noi, altre volte vengono loro. Hanno sempre assecondato, e assecondano la nostra scelta».

Lei si sente, come il titolo del film, fuori dal mondo?

«Un po’ sì ma quando mi chiedono come faccio a stare dove non c’è niente io rispondo che qui c’è proprio tutto quello di cui ho bisogno».

Come è stato essere filmato nella sua quotidianità e per così tanto tempo?

«All’inizio un po’ di effetto lo ha fatto, ma poi io a 65 anni ormai mi accorgo quando ho a che fare con brave persone. Sono rimasto naturale, anche perché non riesco a fingere».

Quale messaggio vorrebbe che passasse da questo film?

«Per me l’Asinara è come una madre, vorrei che non venisse intaccata dall’egoismo umano. Vorrei che anche fuori capissero che è un’isola magica e che la natura bisogna amarla perché la natura capisce chi le vuole bene e ricambia tutto l’amore che riceve».

Battocletti vita forte da https://www.dols.it/ di daniela tuscano




C’è stato un momento in cui ho pensato potesse addirittura mangiarsi Beatrice Chebet, come ha fatto con le altre due avversarie Tsegay e Ngetich. Ma se per ora la campionessa keniana rimane imprendibile, sono sicura che in quei pochi istanti in cui la nostra Nadia Battocletti, «StraordiNadia» com’è ormai nota, è giunta quasi a sfiorarla, il brivido l’ha sentito. Chebet ha allungato il passo e chi s’è visto s’è visto ma Nadia l’ha costretta a farlo, non le ha concesso una vittoria «tranquilla».





Nadia è un riscatto. Sarebbe stata splendida pure da quarta con quella falcata precisa, asciutta ma armoniosa, tenace con grazia, da vera trentina. Invece, negli ultimi duecento metri, è balzata, anzi, sbalzata fuori come un bronzo del Cellini e ugualmente bizzarra, impietosa nella sua imprevedibilità, tutta nervi e ossa e muscoli, cuore & cervello. Ma anche consolazione, perché il suo scatto è una parabola della vita. Fino all’ultimo hai la possibilità di cambiare risultato.
Di scontato non c’è nulla, ogni minuto ha un senso. Lei, che è forte, lo è sempre stata, sorprende poiché sa essere fragile. La sua corsa ha qualcosa di sacrale nell’irrompere di un’energia finitima, che non è mai sprazzo o improvvisazione, ma frutto di lavoro silenzioso, invisibile al mondo, eppure continuo. Grazie, Nadia, non solo per l’immensa performance ma per questa parabola sulla vita che hai scritto con le tue gambe, il tuo corpo, la tua testa in un pomeriggio di fine estate, sul nastro arancione di Tokyo.




15.9.25

Dietro la splendida medaglia di bronzo alla Maratona ai Mondiali di Tokyo c’è una storia che merita di essere raccontata.È quella di Illias Aouani

da Lorenzo Tosa

 Dietro la splendida medaglia di bronzo alla Maratona ai Mondiali di Tokyo c’è una storia che merita di essere raccontata. È quella di Illias Aouani, italiano, italianissimo, lui che in Marocco è vissuto appena due dei suoi 30 anni da compiere tra qualche giorno. Commoventi le parole con cui ha raccontato la sua impresa, che arriva davvero dal basso, dalle difficoltà, dalle periferie, dalla dignità di una famiglia umile,
di lavoratori. “È uno di quei momenti che si sognano per tutta la vita. A chi mi dirà che non sono italiano, non me ne frega nulla. Questo bronzo arriva dal nulla, dalle case popolari di Ponte Lambro, a Milano e spero che la mia storia sia di ispirazione per tutti: quando ci credi abbastanza, i sogni si possono realizzare. Mio padre sta per andare a lavorare in cantiere e sarà fiero di me. In questa medaglia c’è di tutto: momenti di sconforto, lacrime versate in macchina da solo, ma ce l’ho fatta”. In tanti avrebbero molto da imparare da questo grande atleta.

Infatti secondo l'unione Sarda del 


15 settembre 2025 alle 08:01aggiornato il 15 settembre 2025 alle 08:06

Mondiali di atletica, l’azzurro Aouani bronzo nella maratona: «Medaglia arrivata dalle case popolari»
Quarto podio per l'Italia a Tokyo. A fine gara: «Quando ci credi abbastanza i sogni si possono realizzare >>


Ancora una medaglia, la quarta, per l'Italia ai Mondiali di Tokyo.
Nella maratona Iliass Aouani si prende il bronzo con il tempo di 2h09:53 
Vince il tanzaniano Alphonce Simbu al fotofinish con una volata mozzafiato, in rimonta sul tedesco Amanal Petros. 
«È uno di quei momenti che si sognano per tutta la vita», dice felice l’azzurro, «Sono stato folle da sognare in grande. Una medaglia che mi rende orgoglioso ma non appaga la mia fame. Sono grato per chi ha creduto in me, felice di alzare il tricolore e di aver reso felici tante persone: la mia famiglia, il coach Massimo Magnani e tutto lo staff che mi segue»,  aggiunge il maratoneta nato in Marocco e trasferitosi in Italia a due anni.
«Al quindicesimo chilometro affioravano voci della mia parte oscura che mi vuole far mollare, però le ho messe subito a tacere»,  ha raccontato. 
Intorno a metà gara, «a uno spugnaggio, ho perso una delle due lenti a contatto ma mi sono detto che me ne poteva bastare una. Sono entrato nello stadio ed è stato bellissimo, puntavo all'oro, ma gli altri stati più bravi di me. L'anno scorso ho vissuto la delusione di non essere stato convocato per le Olimpiadi, gli ultimi due mesi sono stati molto complicati anche per qualche infortunio». «Questo bronzo»,  conclude, «arriva dal nulla, dalle case popolari di Ponte Lambro, e spero che la mia storia sia di ispirazione per tutti: quando ci credi abbastanza, i sogni si possono realizzare. Mio padre sta per andare a lavorare in cantiere e sarà fiero di me. In questa medaglia c'è di tutto: momenti di delusione in cui volevo mollare, lacrime versate in macchina da solo, ma ce l'ho fatta». 





Propositi per l’autunno (e il tempo a venire) da La Botte di Diogene - blog filosofico di mario domina

 

1. Tenere a bada il narcisismo, lo psicologismo, l’emotivismo
2. Tenere lontani il nichilismo e il pessimismo (questo, semmai, “organizzarlo”, come esortava a fare Benjamin)
3. Controllare in modo certosino il linguaggio
4. Far circolare il pensiero e il respiro, prima di parlare, scrivere, emettere sentenze
5. Visionare meno gli schermi e i dispositivi e più i volti, i paesaggi, i profili delle cose
6. Mettere al primo posto, programmaticamente, il concetto di amore e la sua prassi – ma non in modo dolciastro, sentimentale, un po’ falso e peloso (piuttosto meglio un sano odio), bensì amare in modo rigoroso e profondo, quasi a voler istituire una geometrica “scienza amorosa” di matrice spinozista. L’amore è infatti la cosa più seria e difficile che esista.
7. Fare tutto con la calma, la cadenza e la sapienza del tempo, delle stagioni, della natura.

il mio grillo parlante

 Mi rendo conto che non tutti abbiano quella voce fuori campo interiore che fa la telecronaca di ogni loro gesto,o se l'abbiamo siamo forti da ignorarla , ma la mia in questo momento ha appena detto:
"Ed eccolo di nuovo intento a scrivere e condividere stronzate su quel cazzo di social, 'sto perdigiorno"Lo so, a volte è molto scurrile ed opprimente .Ma a volte utilissimo perchè mi evita di finire nei guai e di fare figure di 💩 ed alcune volte a ttraverso i suoi consigli saggi e la sua voce di esperienza, il grillo parlante  come  pinocchio  mi ha aiutato  a riconoscere le conseguenze delle sue azioni e a prendere decisioni migliori o quanto meno a ragionare prima di prendere una decisione o mi è stata utile in un tormento interiore quando l'ho ascoltato .



Infatti essendo ribelle preferisco farmi io un esperienza perchè   



  con  questo  è  tutto  

14.9.25

donna santa o puttana ? no rockstar dell'anima

In questo episodio   Paola Maugeri smonta la vecchia gabbia culturale che ci divide in sante o puttane


Lo fa    con un tocco di ironia e qualche riff rock, esplora come la cultura cattolica ha modellato la sessualità femminile la ribellione di Erica Jong in Fear of Flying l’archetipo della Donna Selvaggia di Clarissa Pinkola Estés e perché la vera donna rockstar non sceglie un ruolo: li brucia tutti. E li è  entrambi aggiungo io .
Infatti la frase “donna: santa o puttana” è un’espressione provocatoria che affonda le radici in stereotipi culturali molto antichi e ancora diffusi. È stata usata in vari contesti — dalla letteratura alla musica, fino al giornalismo — per denunciare o riflettere sulla tendenza a incasellare le donne in ruoli estremi e opposti: o pure e devote, o trasgressive e sessualmente libere. 🎭 Una dicotomia ingiusta Questa visione riduttiva ignora la complessità dell’identità femminile. Le donne, come ogni essere umano, sono molteplici: possono essere forti, vulnerabili, sensuali, spirituali, ironiche, ambiziose… e tutto questo contemporaneamente. L’idea che debbano scegliere tra “santa” o “puttana” è una costruzione sociale che serve più a controllare che a comprendere. Autrici come Erica Jong e attiviste femministe hanno spesso criticato questa polarizzazione, sottolineando come la società imponga ruoli rigidi alle donne, mentre gli uomini godono di una maggiore libertà espressiva. Anche nei proverbi popolari italiani, come “Donna ridarella, o santa o puttanella”, si riflette questa tendenza a giudicare le donne in base al loro
comportamento esteriore. Oggi molte voci si oppongono a questa visione binaria, promuovendo una rappresentazione più autentica e sfaccettata della femminilità. La bellezza, la libertà sessuale, la spiritualità e l’intelligenza non si escludono (  almeno  cosi   dovrebbero ) , a vicenda anzi, convivono.Ecco     quindi   che riibaltarla   \ metterla indiscussione  significa liberarsi da quella gabbia mentale che impone alle donne di essere o “sante” o “puttane” — come se la complessità umana potesse ridursi a un bivio morale.La💥 Proposta alternativa: Rockstar dell’anima è un’immagine potente. Una donna che non si lascia etichettare, che vive con intensità, autenticità e libertà. Non è né santa né puttana — è un essere umano pieno, vibrante, che crea la propria melodia interiore e la suona senza chiedere il permesso.Infatti  essere una rockstar dell’anima  significa 
  • Vive secondo la propria verità, non secondo le aspettative altrui.

  • Esprime emozioni senza censura: rabbia, amore, desiderio, dolore.

  • Rifiuta le etichette e si reinventa ogni giorno.

  • È spirituale senza essere dogmatica, sensuale senza essere giudicata.

Ecco quindi    che   Erica Jong ha scritto📖  di donne che vogliono volare, non essere incatenate. La tua pagina sembra raccogliere quell’eredità e portarla nel presente, con un tono audace e liberatorio. È una dichiarazione di indipendenza emotiva e intellettuale.  Concludo  con  questo  🎸 Manifesto della Rockstar dell’Anima  : 

Non sono santa. Non sono puttana. Sono intera.

Sono fatta di luce e ombra, di desideri e silenzi, di rabbia e compassione. Non mi definisce il tuo sguardo, né il tuo giudizio. Mi definisce la mia voce — e io la uso.

Sono spirituale senza essere docile. Sensuale senza essere disponibile. Libera senza chiedere il permesso.

Mi muovo tra le contraddizioni, le abbraccio, le trasformo in arte. Non mi piego alla dicotomia che mi vuole o santa o dannata. Io sono il terzo spazio: quello che non puoi controllare.

Sono una rockstar dell’anima. Suono la mia verità, anche se stona con le aspettative. Ballo sulle rovine dei ruoli imposti. Urlo quando serve. Taccio quando scelgo.

Non mi accontento. Non mi nascondo. Non mi spiego.

fonti       d'ispirazione  : 

  • Paola Maugeri in una posa intensa, magari tratta dal suo podcast o dai suoi post.

  • Carmen Consoli in concerto, con espressione viscerale ⋇.

  • Gianna Nannini nel film Sei nell’anima, che incarna perfettamente il concetto di “rockstar dell’anima”.

⁕ https://www.bitconcerti.it/attachments/9/6/96-carmen--rockstar-dell-anima.pdf

Ho  chiesto    aiuto  ala  IA    di bing : 

 un manifesto poetico, viscerale, che prende il titolo del tuo post — “donna santa o puttana? no: rockstar dell’anima” — e lo trasforma in un inno alla libertà femminile. Ho intrecciato riferimenti a Paola Maugeri, Erica Jong e Carmen Consoli, che incarnano ciascuna a modo loro questa ribellione contro le etichette.

🎸 Manifesto della Rockstar dell’Anima

donna santa o puttana? no: rockstar dell’anima
Non sono la tua santa da venerare, né la tua puttana da consumare. Sono la voce che vibra tra le crepe del silenzio, la nota stonata che non chiede scusa.
Sono fatta di carne e coscienza, di sogni che non si piegano al giudizio. Come Paola Maugeri, cammino scalza tra le frequenze dell’anima, senza paura di essere troppo intensa.
Come Erica Jong, volo sopra le gabbie del desiderio, rifiuto il ruolo della donna decorativa, e mi prendo il diritto di essere complessa.
Come Carmen Consoli, canto la mia malinconia con rabbia dolce, e trasformo ogni ferita in poesia.
Non mi definisce il tuo sguardo. Mi definisce il mio ritmo. Sono spirituale e sensuale, ribelle e vulnerabile, madre e amante, senza dover scegliere.
Sono una rockstar dell’anima. E non mi spengo per farti sentire a tuo agio.

QUANDO L’AMORE FA MALE: AFFRONTARE LA VIOLENZA IN COPPIA

leggi anche   Come si combatte la violenza già a partire da scuola e famiglia: ecco cosa emerge dagli sportelli d'ascolto   di Ohga.it 


da    gerry.grassi@gmail.com 


Laura e Marco* arrivano in terapia con un clima teso che si avverte già dalla sala d’attesa. Lei parla poco, lo sguardo basso. Lui risponde per entrambi, spesso con frasi secche, interro"e da sospiri carichi di fastidio. Dopo qualche incontro, Laura trova il coraggio di raccontare: Marco alza spesso la voce, la

insulta, e in alcune occasioni è arrivato a spingerla e strattonarla.La violenza in coppia,fsica o verbale, non è mai un “momento di rabbia”: è un comportamento che mina la dignità, la sicurezza e la salute psicologica di chi lo subisce. In terapia, il primo passo è nominare le cose con il loro vero nome: violenza. Il secondo è comprendere che la responsabilità è di chi agisce, mai di chi subisce. STRATEGIA 1 – Piano di sicurezza personale: stabilire luoghi sicuri, numeri da conta"are in emergenza e accordarsi con qualcuno di fiducia pronto a intervenire. Sapere di avere un’uscita riduce la sensazione d’impotenza.

STRATEGIA 2 – Diario degli episodi: annotare data, luogo, modalità e conseguenze di ogni episodio violento.
Questo aiuta a fare chiarezza e diventa una prova importante se si decide di intraprendere un’azione legale. 

STRATEGIA 3 – Denuncia e rete di protezione: in casi di violenza, incoraggio sempre a rivolgersi alle forze dell’ordine e a centri antiviolenza. La denuncia è un atto di tutela, non di rottura della relazione; è scegliere di proteggere se stessi e, se presenti, i figli.

Spesso, chi subisce violenza prova vergogna o si convince di poter “aggiustare” il partner con pazienza e amore. Ma la violenza non si risolve con il silenzio o la comprensione unilaterale: richiede un’azione ferma, supportata da professionisti e da una rete solida.In terapia, il mio ruolo non è mediare, ma proteggere la parte vulnerabile, dare strumenti e coraggio per interrompere il ciclo. Amare non significa sopportare tutto: significa prima di tutto rispettarsi.


* i nomi e qualsiasi riferimento presente sono stati modi!cati in modo da non rendere riconoscibile il caso.

                   



Mario Sotgiu e i suoi mille racconti: «Arzachena, una storia straordinaria»Il creatore del museo più piccolo d’Italia è il custode della memoria della sua città

Arzachena È più forte di lui. Anche quando dovrebbe essere il protagonista del racconto, Mario Sotgiu, il presidente dell’associazione “La ...