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6.3.26

Oksana, figlia di Chernobyl e altre storie . Più forti dei limiti: le atlete da tenere d’occhio alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026



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Oksana Masters, dal disastro di Chernobyl alla caccia alla 20ª medaglia alle Paralimpiadi. E al matrimonio dopo i Giochi

corriere  della sera  4\3\2026

                                           di Maria Strada













La statunitense Oksana Masters è uno dei volti più noti nel mondo paralimpico sia ai Giochi estivi che in quelli invernali. Nata nel 1989 — tre anni dopo il disastro nucleare di Chernobyl — nell'Ucraina occidentale come Oksana Bondarchuk, a causa delle radiazioni aveva diversi problemi congeniti come tibie fragili e inadatte a sostenerla, una gamba più lunga dell'altra, un solo rene, le dita palmate e senza pollici, e la polidattilia — presenza di dita in eccesso — in ciascun piede.Questo, e la miseria, spinsero i suoi genitori ad affidarla a un orfanotrofio ucraino dove comunque le condizioni erano di indigenza totale. All'età di sette anni, quando era alta appena come un normale bambino di tre anni a causa della malnutrizione, fu adottata da Gay Masters, una professoressa americana di logopedia, non sposata e senza figli biologici. La sua nuova vita a Louisville, Kentucky, non è però stata semplice: prima dei 13 anni anni si è reso infatti necessario amputarle entrambe le gambe.

Questo però non le ha impedito di avere una carriera sportiva a dir poco brillante, a cominciare dai successi nel canottaggio a Londra 2012 insieme a Rob Jones, ex marine che aveva perso le gambe in Afghanistan. A quel punto, però, il destino ha fatto sì che la schiena le impedisse di continuare a remare. Ma non di fare sport, perché dopo soli due anni era di scena a Sochi, ma nello sci di fondo ( un argento nel nordico 12 km e un bronzo nella 5), trovando poi due ori, due argenti e un bronzo a Pyeongchang 2018. Anche per questo nel 2020 è stata eletta atleta paralimpica dell'anno, aggiudicandosi il premio Laureus, poi ci sono stati i trionfi anche a Pechino: a Milano Cortina parteciperà alla sua ottava edizione delle Paralimpiadi tra estate e inverno, con un palmarès incredibile. Ha già vinto, infatti, ben 19 medaglie in quattro discipline: sci di fondo, biathlon, ciclismo e canottaggio.Quattordici di queste, tra cui tre ori, arrivano nelle edizioni sulla neve.Eppure il percorso verso Milano Cortina è stato particolarmente difficile per lei: diversi ricoveri ospedalieri le hanno fatto perdere 103 giorni di allenamento. All'inizio della stagione ha subito anche il 28° intervento chirurgico della sua vita alla mano destra, quella che usa per sparare nel biathlon, ma non si è lasciata fermare. E a Lago di Tesero, con come guida Aaron Pike — che sposerà alla fine dei Giochi — sarà tra le grandi protagoniste e cercherà altre medaglie.


Oksana Masters nel 2022 (Fred Lee/Getty Images)

La  sua  storia  come    quelle  che  leggerete  sotto   fanno     si  che 
I Giochi Paralimpici rappresentano molto più di un evento sportivo. Sono una celebrazione del talento, dell’inclusività e della forza interiore. In Italia, il movimento paralimpico sta crescendo, anche grazie al sostegno di scuole, enti sportivi e media che iniziano a raccontare queste storie con il giusto tono: non come “miracoli”, ma come percorsi reali fatti di fatica, sudore, cadute e ripartenze.
C’è  dovunque   uno spazio, al confine tra determinazione e sogno, dove le barriere si spezzano e i limiti diventano orizzonti: è lì che si muove lo spirito olimpico   ed   in particolare  quello  paralimpico. Dietro ogni medaglia, dietro ogni traguardo tagliato con le lacrime agli occhi e i muscoli tesi dallo sforzo, c’è una storia. Una storia di riscatto. Di coraggio. Di rinascita.
Come    fa  notare << Storie di riscatto paralimpico: quando lo sport cambia la vita >>  di   Aspettando Milano Cortina 2026 esso  ha  un Il potere trasformativo .  Infatti lo  sport paralimpico non è semplicemente competizione. È un atto di affermazione personale, una forma di resistenza. Per molti atleti, rappresenta la via per ritrovare sé stessi dopo un trauma, una malattia, o una condizione che la società tende ancora a vedere come limite.In discipline come lo sci alpino paralimpico, il para ice hockey o il biathlon paralimpico, si vedono atleti che non solo gareggiano, ma sfidano un’intera narrazione culturale. Dimostrano che il corpo può adattarsi, reinventarsi, e che la forza più potente risiede nella mente.Ecco     alcune  storie   tratte    ,  vedere  sito  grafia   inizio  post   ,  dal  web 

    Oksana, figlia di Chernobyl, rinata negli Stati Uniti passando fra orfanotrofi, violenze e operazioni. E poi Declan, che in clinica da bambino comincia a giocare a hockey poco dopo l’amputazione delle gambe, nate con malformazioni. E il Team Aigner, cinque fra fratelli e sorelle, che messi insieme sarebbero entrati fra le prime dieci nazioni del medagliere tanto hanno vinto. Ancora Jesper, al quale non è importato nascere con la spina bifida, via con pallamano o calcio o atletica, prima di diventare il più forte del mondo fra gli sciatori sitting, quelli che usano il guscio sotto il quale c’è uno sci. Ci sono loro, ma quante storie ci sarebbero da raccontare fra le stelle che brilleranno a Milano, Cortina e Tesero nei prossimi giorni, anche fra chi magari non vincerà. Come Ralf Etienne, otto ore appeso a testa in giù dal quarto piano dopo il terremoto che distrusse vite ed edifici ad Haiti nel 2010 e nel quale perse una gamba. Prima gli studi negli States e poi la scoperta dello sci.


DUE MONDI—
Due mondi Oksana Masters, dita palmate su ogni mano e senza il pollice, sei quelle nei piedi, gamba sinistra più corta, entrambe senza tibia, senza un rene e una parte dello stomaco, è la donna dei due mondi, Giochi estivi e invernali. La mamma era rimasta esposta alle radiazioni, lei è ora l’atleta più vincente dei 655 ai Giochi: sette Paralimpiadi con 19 medaglie, 9 delle quali d’oro, fra sci nordico e biathlon in quelle invernali (dove è l’atleta paralimpica statunitense più decorata di tutti i tempi e la prima a vincere 7 medaglie in una sola edizione, a Pechino 2022) e canottaggio e ciclismo in quelle estive (a Tokyo e Parigi, ha vinto 4 medaglie d’oro, in ogni gara alla quale ha partecipato con l’handbike). Si è qualificata fra infortuni e interventi chirurgici: "Possono anche segnare il percorso, ma non voglio siano la fine".
LEGGENDE
Declan Farmer è alla sua quarta Paralimpiade, è uno dei giocatori più forti nella storia del para ice hockey e il giocatore oggi dominante a livello internazionale. Con lui, gli Stati Uniti sono diventati la squadra più forte di tutti i tempi. Con la maglia a stelle e strisce ha vinto tre medaglie d’oro paralimpiche e cinque titoli mondiali. È nato con emimelia fibulare bilaterale e le sue gambe non si sono sviluppate correttamente, gli sono state amputate quando era molto piccolo. C’è poi la famiglia Aigner, che a Pechino 2022 ha dominato il medagliere quasi fosse una nazione: quattro fra fratelli e sorelle, giunti dalla fattoria di famiglia alle piste cinesi, hanno vinto quattro medaglie d’oro, due d’argento e di bronzo. Orgoglio d’Austria, forma una delle squadre più forti dello sci alpino per atleti con disabilità visiva. Hanno fatto la storia: Johannes, avversario principale di Giacomo Bertagnolli, Barbara e Veronika, guidata dall’altra sorella Elisabeth, che avranno davanti le nostre Chiara Mazzel e Martina Vozza, sono uniti nella vita e nello sport.
QUEL FORMAGGIO
Jesper Saltvik Pedersen, nato il 23 agosto 1999 a Haugesund, in Norvegia, è considerato una delle stelle assolute dello sci alpino. Ha riscritto libri di record e vittorie. Nato con spina bifida, malformazione del midollo spinale che gli ha causato paralisi dalla vita in giù, è cresciuto in una famiglia amante della montagna e dello sport. Spesso ha trovate originali: nel 2021, per sensibilizzare sull’uguaglianza, ha messo all’asta cinque chili di formaggio ricevuti come premio in Coppa del Mondo per attirare l’attenzione sulle enormi disparità di compenso tra atleti con e senza disabilità.

Sofia, la campionessa dello snowboard

Sofia, 28 anni, ha perso la gamba destra in un incidente stradale. Dopo mesi di fisioterapia e depressione, è salita su una tavola da snowboard per la prima volta. Oggi è tra le favorite per Milano Cortina 2026 nella categoria snowboard paralimpico. “All’inizio pensavo di non avere più un futuro”, ha raccontato. “Poi ho capito che avevo solo bisogno di cambiare prospettiva”.

Ahmed e lo sci di fondo

Ahmed è arrivato in Italia come rifugiato. Dopo aver perso l’uso delle gambe per una mina antiuomo, è stato accolto da un’associazione sportiva. Ha scoperto lo sci di fondo paralimpico e oggi si allena sulle piste della Val di Fiemme, pronto a rappresentare un nuovo paese con orgoglio.

Luca e il riscatto del team

Luca, nato con una malformazione agli arti inferiori, è uno dei pilastri del para ice hockey italiano. A 16 anni era emarginato, senza sport né amici. Oggi, all’età di 30, è una bandiera nazionale. “Non mi interessa la pietà. Voglio rispetto. E sul ghiaccio me lo prendo”.


Oltre  alle   storie      prima     citate   , tra centinaia di sciatori e sciatrici, biatleti e biatlete, fondisti e fondiste, le storie notevoli, e meritevoli di essere conosciute, non mancano: tra atleti plurimedagliati (qualcuno in più sport, non solo invernali), famiglie vincenti e matrimoni imminenti. Tra loro c’è Giacomo Bertagnolli, che già il primo giorno potrebbe vincere la sua prima (e non per forza ultima) medaglia di Milano Cortina: lui potreste conoscerlo perché a fine febbraio è stato a Sanremo insieme alla sua guida Andrea Ravelli.

Giacomo Bertagnolli e Andrea Ravelli
Bertagnolli ha 27 anni e otto medaglie paralimpiche, tra cui quattro ori, oltre 70 podi in Coppa del Mondo e 16 medaglie ai Mondiali. Ipovedente dalla nascita, gareggerà con Ravelli – che lo precederà lungo le discese dandogli con la voce indicazioni sulla pista – in tutte le specialità dello sci alpino. Nato nel 1992 ed ex sciatore della Nazionale, Ravelli è atleta guida dal 2019. Bertagnolli ha vinto medaglie in ogni specialità di sci alpino, dallo slalom speciale (la più tecnica) alla discesa libera (quella con le velocità più elevate). La sua prima gara sarà la discesa libera di sabato 7 marzo. Se ne riparlerà e ne riparleremo, anche nella newsletter Doposcì, ma intanto è un nome da conoscere.



Giacomo Bertagnolli e Andrea Ravelli nel 2022 (AP Photo/Andy Wong)

I futuri coniugi Masters-Pike
Gli statunitensi Oksana Masters e Aaron Pike sono una coppia molto sportiva: 39 anni lui e 36 lei, alle Paralimpiadi di Milano Cortina saranno nelle gare sitting – da seduti – di sci di fondo e biathlon. Ma hanno entrambi partecipato anche alle Paralimpiadi estive e ad alcune tra le più importanti maratone al mondo, compresa New York.
Masters è nata a Khmelnitsky – in Ucraina, a circa 400 chilometri da Chernobyl, sede dell’incidente nucleare del 1986 – ed è cresciuta prima in un orfanotrofio e poi negli Stati Uniti. Entrambe le gambe le furono amputate da sopra il ginocchio quando era ragazza; ha gareggiato nel canottaggio e nel paraciclismo. Arriva alle Paralimpiadi invernali dopo una stagione complicata, con infortuni e operazioni (nella sua vita ne ha avute quasi 30 alla mano destra, che usa per sparare nel biathlon).
Pike è in sedia a rotelle da quando a 13 anni fu colpito accidentalmente da un cacciatore. Lei ha 19 medaglie paralimpiche, estive e invernali, e decine di migliaia di follower su Instagram, dove a proposito della sua altezza scrive: «A volte è un metro e settanta, altre un metro e venti; dipende dai giorni»; lui per ora nessuna medaglia, e pure meno follower. Finite le gare, si sposeranno a Milano.



Oksana Masters il 5 marzo a Tesero (Buda Mendes/Getty Images)

Oleksandra Kononova
Atleta ucraina di 35 anni, sarà in gara in sei eventi di due sport, il biathlon e lo sci di fondo, con l’obiettivo di vincere il suo sesto oro olimpico. Orfana e cresciuta dalla nonna, Kononova gareggia con un solo bastoncino a causa di un problema al braccio destro, cosa che rende parecchio più faticosa la sciata. Vinse i suoi primi tre ori paralimpici nel 2010, a 19 anni, e fu scelta come atleta ucraina dell’anno. Dopodiché ha avuto diversi infortuni. Sia nel fondo che nel biathlon sarà in gara contro atlete in molti casi ben più giovani di lei.
Andrew Kurka
Uno dei 70 atleti in gara per gli Stati Uniti, più di un decimo rispetto a quelli totali. Kurka ha 34 anni e sarà in gara nello sci alpino nella categoria sitting, in cui si gareggia seduti su un monoscì, cioè uno sci unico e largo, quasi una tavola da snowboard, con una seduta ammortizzata. Nel 2018 vinse un oro nella discesa libera; nel 2022 arrivò quarto dopo una brutta caduta in prova in cui si fratturò un braccio, un dito e il naso. Già nel 2014, peraltro, aveva saltato le Paralimpiadi a causa di una caduta prima dell’evento. Originario dell’Alaska, dove ancora vive, è un tipo interessante, spigliato e piuttosto attivo su Instagram.

Andrew Kurka nel 2022 (Christian Petersen/Getty Images)

Johannes e Veronika Aigner
Sono fratello e sorella, austriaci: lui ha 20 anni e lei 23; entrambi ipovedenti. Gareggiano nello sci alpino e lui sarà in gara contro Bertagnolli in tutte le specialità. Nel 2022, alle Paralimpiadi di Pechino, in gara c’erano anche Barbara, sorella gemella di Johannes, ed Elisabeth, come guida di Veronika. Insieme arrivarono a nove medaglie, di cui quattro d’oro. Prima ancora un’altra sorella, Irmgard, era stata guida. Da buoni austriaci, gli Aigner arrivano da una famiglia di sciatori. La disabilità visiva di tre di loro, legata alla cataratta, è la stessa della madre.
Barbara non gareggerà a Milano Cortina perché si è ritirata, Elisabeth avrebbe voluto esserci ma si è infortunata a febbraio durante una gara. Come è talvolta il caso nelle categorie vision impaired, Veronika avrà due diverse guide: una per le specialità tecniche e una per quelle veloci.



Le principali storie da seguire ai Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026 I padroni di casa di Beijing 2022 riusciranno a mantenere lo slancio?

L'Austria e la Norvegia sono le nazioni di maggior successo ai Giochi Paralimpici Invernali in termini di medaglie: l'Austria è in testa alla classifica generale con 345 medaglie, mentre la Norvegia detiene il primato per numero di medaglie d'oro con 140. Ma è stata un'altra nazione a prendersi la scena nell'ultima edizione dei Giochi.
Da tempo potenza dei Giochi Paralimpici Estivi, la Repubblica Popolare di Cina ha vinto la sua prima medaglia ai Giochi Paralimpici Invernali a PyeongChang 2018: l'oro nel wheelchair curling alla sua quinta partecipazione ai Giochi Invernali.
Il conteggio è salito a ben 61 medaglie a Beijing 2022 grazie ai significativi investimenti del governo in vista dei Giochi in casa. La Repubblica Popolare di Cina ha conquistato il primo posto nel medagliere, ottenendo medaglie in tutti e sei gli sport: 18 ori, 20 argenti e 23 bronzi.
Milano Cortina 2026 dimostrerà se la Repubbica Popolare di Cina sarà in grado di mantenere questo dominio e consolidare il suo status di protagonista dei Giochi Paralimpici Invernali.



La sciatrice alpina Paralimpica cinese Zhang Mengqiu è stata una delle star sportive e di stile più in vista dei Giochi Paralimpici casalinghi, con cinque medaglie e un nuovo taglio di capelli per ogni podio....Leggi di più
Oksana Masters punta alla ventesima medaglia Paralimpica prima del matrimonio con il collega Aaron Pike
La statunitense Oksana Masters è uno dei volti più noti nel mondo Paralimpico, sia nei Giochi estivi che in quelli invernali.
La 36enne ha partecipato a sette edizioni dei Giochi Paralimpici, conquistando 19 medaglie in quattro discipline: sci di fondo Paralimpico, biathlon Paralimpico, ciclismo Paralimpico e canottaggio Paralimpico. Quattordici di queste medaglie sono state conquistate nelle discipline invernali, tra cui tre ori a Beijing 2022.
Il percorso verso la sua ottava partecipazione ai Giochi Paralimpici è stato difficile per Masters. Diversi ricoveri ospedalieri le hanno fatto perdere 103 giorni di allenamento nella stagione 2024-25, il che significa che ha avuto solo 16 giorni sulla neve prima della sua prima competizione. Un intervento chirurgico alla mano destra - il 28° della sua vita - all'inizio della stagione Paralimpica è stato un altro grave contrattempo, soprattutto perché questa è la mano che Masters usa per sparare nel biathlon Paralimpico.
Già la Paralimpica invernale più decorata di tutti i tempi degli Stati Uniti, Masters cercherà di aumentare il suo record di medaglie sulla pista di Tesero, con il fidanzato Aaron Pike al suo fianco.
Pike, anch'egli atleta Paralimpico invernale ed estivo, punta a vincere la sua prima medaglia Paralimpica a Milano Cortina 2026, con il matrimonio della coppia che avrà luogo subito dopo i Giochi. per   il  video  Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026: le storie principali, gli atleti e le atlete da tenere d'occhio (olympics.com)
Esclusiva con Oksana Masters: “È tutta una questione mentale”

Dopo aver portato a 19 il numero delle medaglie Paralimpiche conquistate nella sua carriera a Parigi 2024, Oksana Masters ha raccontato in esclusiva a Olympics.com come lo sport l'abbia aiutata a guarire dopo aver vissuto esperienze traumatiche da bambina in un orfanotrofio ucraino. Ora desidera essere fonte di ispirazione per i bambini e le bambine che hanno subito traumi che hanno cambiato la loro vita.

I fratelli Aigner riempiranno nuovamente la bacheca dei trofei di famiglia?

Mentre Masters e Pike sperano di ricevere qualche regalo di nozze anticipato sul podio di Milano Cortina 2026, i fratelli Aigner cercheranno di rendere orgogliosi i loro genitori.

I fratelli austriaci, atleti Paralimpici di sci alpino, hanno collezionato un totale di nove medaglie, di cui quattro d'oro, al loro debutto Paralimpico a Beijing 2022.
Veronika Aigner, che ha sciato con la sorella Elisabeth come guida, ha vinto l'oro nello slalom gigante e nello slalom nella categoria ipovedenti. La sorella minore Barbara l'ha affiancata sul podio con l'argento nello slalom e il bronzo nello slalom gigante, mentre il fratello gemello di Barbara, Johannes, ha concluso con medaglie in tutte e cinque le gare, tra cui l'oro nella discesa libera e nello slalom gigante.
Petra e Christian Aigner erano al National Alpine Ski Centre quattro anni fa per tifare i loro quattro figli e questa volta sono pronti a festeggiare ancora, visto il continuo successo dei fratelli ai Campionati del mondo di sci alpino Paralimpico e alle tappe di Coppa del mondo.

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Veronika and Elisabeth Aigner won gold medals in giant slalom and slalom at Beijing 2022, to take the Aigner family tally to nine overall.

Canada e Stati Uniti pronti a sfidarsi per l'oro nel Para ice hockey nella terza finale Paralimpica consecutiva

I Giochi Olimpici del 2026 si sono conclusi con una straordinaria partita di hockey su ghiaccio che ha visto Canada e Stati Uniti affrontarsi nella finale Olimpica maschile per la prima volta in 16 anni. Mentre gli Stati Uniti hanno avuto la meglio ai Giochi Olimpici, la celebre rivalità avrà il suo prossimo capitolo ai Giochi Paralimpici, dove le teste di serie USA e Canada sembrano destinate a contendersi nuovamente l'oro.
Il Team USA punta a vincere il suo quinto titolo consecutivo e il sesto in totale a Milano Cortina 2026, con il tre volte Campione e uno dei marcatori più prolifici della squadra, Declan Farmer, nel roster.
Il Canada è arrivato secondo dietro agli Stati Uniti nelle ultime due edizioni dei Giochi, PyeongChang 2018 e Beijing 2022, ma ha ricevuto una grande iniezione di fiducia battendo i suoi rivali di lunga data in casa propria ai Campionati del mondo di Para ice hockey 2024.
Gli Stati Uniti hanno riconquistato il titolo nel maggio 2025, ma il ghiaccio italiano potrebbe essere proprio quella fortuna in più di cui il Canada ha bisogno. I canadesi hanno vinto la loro ultima e, finora, unica medaglia d'oro Paralimpica l'ultima volta che l'Italia ha ospitato i Giochi Paralimpici, a Torino 2006.
La squadra di Para ice hockey della Cechia è un'altra storia interessante da seguire.
Si è classificata terza nelle ultime tre edizioni dei Campionati del mondo, ma è stata meno fortunata sul palcoscenico Paralimpico, finendo quinta o sesta nelle sue quattro partecipazioni. Milano Cortina 2026 sarà l'edizione in cui la Cechia conquisterà finalmente la sua prima medaglia Paralimpica?




USA and Canada have met in the last two Para ice hockey finals at the Paralympics with USA taking gold both times.
Chi vincerà il torneo inaugurale di doppio misto nel wheelchair curling?
Il wheelchair curling ha fatto il suo debutto come sport Paralimpico a Torino 2006, quindi è giusto che, a distanza di 20 anni, l'evento doppio misto venga introdotto nel programma di Milano Cortina 2026.
La squadra mista è composta da quattro giocatori, più un sostituto, mentre la squadra di doppio misto è composta da un uomo e una donna.
La Repubblica di Corea è in testa alla classifica del doppio misto alla vigilia del debutto Paralimpico di questa disciplina, ma la squadra giapponese non è molto indietro. Sarà una di queste due a vincere la medaglia d'oro?



La Repubblica Popolare di Cina ha vinto i tornei di wheelchair curling nelle ultime due edizioni dei Giochi Paralimpici e continua a dominare la classifica a squadre miste, ma nella gara di doppio misto non c'è un chiaro favorito per la medaglia d'oro....Leggi di più
Il Team USA riconquisterà il dominio nello snowboard Paralmpico o i padroni di casa interromperanno la sua marcia trionfale?
Gli atleti statunitensi hanno conquistato il podio maschile quando lo snowboard Paralmpico ha fatto il suo debutto ai Giochi Paralimpici di Sochi 2014, con Amy Purdy che ha aggiunto un'altra medaglia - un bronzo - per gli Stati Uniti nella gara femminile. Il Paese è stato rappresentato anche su nove dei dieci podi di snowboard Paralmpico a PyeongChang 2018.
Ma le cose sono cambiate a Beijing 2022, dove il numero di medaglie statunitensi è sceso a quattro su 24 e Brenna Huckaby è stata l'unica a riuscire a vincere l'oro.
A Milano Cortina 2026 gli Stati Uniti cercheranno di riconquistare il loro antico dominio in questo sport con diversi veterani in rosa, tra cui Huckaby e il tre volte medaglia Paralimpica Mike Schultz.
Ma il ritorno al vertice potrebbe essere difficile.
Ora, oltre agli snowboarder Paralimpici cinesi, che hanno vinto 10 medaglie ai Giochi di Beijing 2022 in casa, gli Stati Uniti dovranno anche difendersi dagli attuali padroni di casa dell'Italia. Con il due volte Olimpico e per la prima volta Paralimpico Emanuel Perathoner al timone, la squadra italiana di snowboard Paralimpico dovrebbe essere una vera forza sulle piste di casa, con i suoi rider che cercheranno di tornare alla ribalta dopo il digiuno di medaglie di quattro anni fa.




Dopo due partecipazioni ai Giochi Olimpici, Emanuel Perathoner si prepara a fare il suo debutto ai Giochi Paralimpici sulla neve di casa.

la storia di Lou Braz Dagand, classe 1995, sciatore alpino paralimpico francese, per la malattia di Lyme



Lo sport #paraolimpico e le #paraolympics siano solo per ipovedenti , non vedenti , amputati il caso #louBrazDagand colpito dalla #malattiadiLyme lo dimostra




Lou Braz Dagand, atleta paralimpico colpito dalla malattia di Lyme: «Tre giorni dopo la puntura di una zecca sono rimasto paralizzato. A partire dalle dita dei piedi e poi via via 2-3 centimetri al giorno verso l’alto»
La malattia di Lyme lo colpisce nella forma più grave: tetraplegico, in sedia a rotelle, un intervento al cuore per salvarsi la vita. Ma Lou Braz Dagand decide che quella non è la fine. Dalla prima discesa in monoski a Pechino 2022 fino alla nuova sfida di Milano-Cortina, oggi è pronto a lottare per il podio: «Non mi sono mai sentito così forte»








Alle Paralimpiadi di Milano-Cortina non arriva per partecipare: lui vuole vincere.
Lou Braz Dagand, classe 1995, sciatore alpino paralimpico francese, parla di due medaglie con una calma che non è arroganza ma consapevolezza. «Non mi sono mai sentito così forte», dice. E in quella frase c’è tutto: la malattia, la sedia a rotelle, la riabilitazione, la rinascita, la famiglia.
Nel 2014 la malattia di Lyme lo colpisce nella forma più grave: perde la parola, la vista, la mobilità. Diventa tetraplegico, poi paraplegico, subisce un intervento al cuore che gli salva la vita. A 19 anni vede una sedia a rotelle in una stanza d’ospedale e capisce che la traiettoria è cambiata per sempre. Eppure, il suo sogno non è mai stato tornare a camminare, ma tornare a sciare.
Dal monoski a Pechino 2022, fino alla nuova qualificazione per Milano-Cortina, Braz Dagand oggi è un atleta d’élite che lavora con ingegneri e protesisti per costruire performance con precisione quasi scientifica e che ha saputo trasformare la disabilità in identità. «Non sono qui per caso», aggiunge. E intanto si prepara ad attaccare le piste italiane con la convinzione di chi sente che il tempo, adesso, è il suo.

Lou Braz Dagand, sulla sedie a rotelle, affiancato dal collega Arthur Bauchet, sciatore paralimpico con da paraplegia spastica ereditaria. (Credits foto: Ambroise Abondance per JAAM)

Può raccontarci cosa è successo quando la malattia si è manifestata per la prima volta?
«Soffro della malattia di Lyme dal 2014, nella sua forma più grave. Tutto è successo piuttosto rapidamente il 22 ottobre di quell'anno, quando sono svenuto a casa, dai miei genitori, a causa di una puntura di zecca. Mi sono risvegliato qualche tempo dopo e avevo delle convulsioni. Sono riuscito a chiamare immediatamente i soccorsi: sono arrivati molto rapidamente e mi hanno stabilizzato sul posto. Il giorno successivo riuscivo a camminare, ma barcollavo, e tre giorni dopo sono rimasto paralizzato, in modo progressivo: la paralisi è iniziata dalle dita dei piedi ed è risalita verso l’alto, circa 2–3 centimetri al giorno».
I medici hanno capito subito che si trattava della malattia di Lyme?
«No, all’inizio la patologia non è stata identificata come malattia di Lyme. È stato molto difficile dare un nome a ciò che avevo, perché mi è stata diagnosticata una neuroborreliosi (una forma neurologica della malattia di Lyme, ndr), oltre a babesiosi (malattia infettiva causata dalle babesie, parassiti microscopici diffusi dalle zecche, che infettano i globuli rossi, ndr) e malaria. È stata una vera “combinazione shock”, che ha dato il via a una degenerazione velocissima».
Ovvero, che cosa è successo?
«Sono stato tetraplegico, ho perso la parola, la vista: sintomi molto importanti che sono scomparsi abbastanza rapidamente, tranne l’uso delle gambe. Oggi sono paraplegico, con una debolezza nella muscolatura addominale sinistra. Le complicazioni più serie sono state trattate con farmaci molto forti. In seguito la malattia si è riattivata e, quando finalmente si è stabilizzata, ho dovuto subire un intervento al cuore per salvarmi la vita. Subito dopo ho accettato la sedia a rotelle e la mia condizione. Mi sono detto: “questa è una nuova vita, un nuovo capitolo, e sarà una bella vita”. Il mio obiettivo non è mai stato tornare a camminare. Il mio obiettivo era tornare a sciare».
Com’era la sua vita prima dell’insorgere della disabilità? Che sogni e progetti aveva?
«Avevo una vita molto “normale”, piena di progetti ma semplice. Avevo 19 anni, gli amici, gli studi, iniziavo a lavorare. Sciavo solo per piacere. Non avevo vere ambizioni sportive: come sciatore normodotato non ero abbastanza forte per puntare all’élite. Ma lo sport era centrale nella mia vita e lo sci era una vera passione».
Quando ha capito che la sua vita sarebbe cambiata per sempre?
«Nel momento in cui ho visto la mia sedia a rotelle in quella stanza d’ospedale. È stato difficile da accettare, per me e per le persone che amo. Anzi, credo che per loro sia stato ancora più duro che per me. Ma è stato anche il momento in cui ho scoperto una nuova parte di me stesso: un “nuovo Lou”».
C’è stato un momento in cui ha deciso di non vedersi più solo come un paziente?
«Subito dopo l’operazione al cuore. Ho accettato la disabilità e mi sono detto: “adesso è il momento di andare avanti, di costruire qualcosa di nuovo”. Provare il monoski era il mio desiderio più profondo, avendo sempre ben in mente il mio obiettivo di tornare sugli sci. La prima volta che mi sono seduto su un monoski è stato straordinario. Ho pensato: “è questo che voglio fare. E voglio andare alle Paralimpiadi di Pechino 2022”. Quel sogno si è realizzato. E oggi essere un atleta professionista e rappresentare il mio Paese al massimo livello è un orgoglio immenso».
Come ha ritrovato la strada verso lo sci?
«Lo sci è sempre stato qualcosa che ho amato profondamente. Ritrovare la gioia di scivolare era più importante che tornare a camminare. Le prime volte in monoski sono state magiche. Lo sport mi ha permesso di ricostruirmi mentalmente e fisicamente. In molti momenti ha persino contribuito a stabilizzare la malattia nelle sue fasi più forti. Lo sport ha un potere straordinario».
Quanto è diverso sciare in monoski rispetto a prima?
«È molto diverso, soprattutto all’inizio. Si è su uno sci invece che su due, quindi l’equilibrio cambia completamente. Si è molto più vicini al terreno e la velocità si sente di più. All’inizio è difficile trovare il giusto equilibrio, ma a livello competitivo cerchiamo la stessa precisione degli sciatori normodotati. Quello che rende unico questo sport sono gli angoli che possiamo creare con il monoski: sono incredibili. E la bellezza della macchina è straordinaria».
Nel suo sport, quanto conta l’attrezzatura e quanto la forza mentale?
«È uno sport sia meccanico sia fisico. L’innovazione gioca un ruolo enorme. Lo sviluppo tecnologico del mio monoski è fondamentale ed è affascinante lavorare con protesisti e ingegneri per migliorarlo continuamente. Ma la forza mentale è essenziale. Quest’anno mi sento calmo, preparato, fiducioso. Sono pronto ad affrontare queste Paralimpiadi con una convinzione immensa».
Cosa significa oggi per lei essere un atleta paralimpico?
«È un orgoglio incredibile. È il riconoscimento di aver fatto tutto il possibile per arrivare dove sei. Rappresentare la Francia è un onore enorme. Oggi mi definisco un atleta a tutti gli effetti. Un “nuovo Lou” rispetto a quello che ero a 19 anni. Mi conosco profondamente, so cosa voglio e come arrivarci, sono più sicuro di me. E anche una persona migliore».
Che cosa ha significato qualificarsi ai Giochi Paralimpici?
«La prima qualificazione per Pechino 2022 è stata un sogno. Un traguardo straordinario. Ora qualificarmi per Milano-Cortina è altrettanto speciale, ma diverso: oggi mi sento pronto. Nel 2022 ero giovane, mi mancava esperienza. Quest’anno ho davvero le carte per lottare per le medaglie. Non mi sono mai sentito così forte».
Crede che ci sia un significato più profondo dietro ciò che le è accaduto?
«Se dovessi rifare tutto, non cambierei nulla. Tutto è accaduto nell’ordine giusto. Non sono qui per caso. È importante dimostrare che anche in sedia a rotelle si può vivere una vita straordinaria. E poi ho costruito una famiglia: ho una figlia di quattro anni e mezzo e un figlio di un anno e mezzo. Vivere tutto questo con loro è semplicemente eccezionale».
La sua idea di successo è cambiata?
«Non è cambiata l’idea di successo, ma la consapevolezza del lavoro che c’è dietro. Le persone non immaginano quanto lavoro ci sia dietro una medaglia e dietro il team che ci sostiene ogni giorno».
Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
«A livello personale mi sento realizzato. Ho una moglie, due figli e vivo a Tignes (comune montano sulle Alpi francesi, a 30 km dal confine con l’Italia, ndr), un posto magico. Il mio obiettivo a brevissimo termine è chiaro: due medaglie alle Paralimpiadi di Milano-Cortina. Solo a dirlo mi vengono i brividi. È possibile, ho il livello giusto, darò tutto. Ci vediamo a Milano-Cortina».

Lou Braz Dagand mentre “vola” sul suo monoski.

Che cos’è la malattia di Lyme
La malattia di Lyme è un’infezione causata dal batterio Borrelia burgdorferi (e specie correlate), trasmessa all’uomo attraverso il morso di zecche infette. È diffusa in molte aree dell’Europa e del Nord America, soprattutto nelle zone boschive e umide.
COME SI MANIFESTA
Nella fase iniziale può comparire:
eritema migrante (un arrossamento cutaneo circolare che si allarga progressivamente)
febbre
stanchezza intensa
dolori muscolari e articolari
mal di testa
Se non trattata tempestivamente con antibiotici, l’infezione può diffondersi e coinvolgere:sistema nervoso (neuroborreliosi)
cuore (cardite di Lyme)
articolazioni (artrite di Lyme)
LE FORME PIÙ GRAVI
Nelle forme più complesse e rare, la malattia può provocare disturbi neurologici importanti, problemi cardiaci e, in casi estremi, deficit motori permanenti. La diagnosi precoce è fondamentale: nella maggior parte dei casi, con una terapia antibiotica adeguata, la malattia si risolve senza conseguenze a lungo termine.


5.3.26

Genova, asinello ripudiato dalla mamma: ora vive in salotto con una famiglia La mamma lo aveva respinto a Natale. Una giovane coppia ha deciso di accoglierlo nonostante, secondo i medici, avesse poche ore


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27 Gennaio 2026

Rifiutato da mamma asina, Astro compie il suo primo mese di vita con una famiglia molto speciale




Nessuno ci avrebbe mai creduto. E intanto ha già compiuto il suo primo mese di vita. Il 24 dicembre, sulle alture di Genova, non è nato Gesù bambino ma un asinello.


È stato battezzato con il nome di Astro per la luce che emana. Non si tratta di un puledro qualunque, ma di un puledro rifiutato, un non amato.
Succede agli umani e a quanto pare anche agli animali: mamma asina, per motivi occulti, forse a causa di un parto difficoltoso e doloroso, ha deciso di non occuparsene. Lo respinge scalciando con tutta la sua forza, raglia e si rifiuta di accudire il suo piccolo. Così, per il bene della mamma e del puledro, sono stati prontamente separati.







Astro ha subito trovato una casa amorevole e due cuori grandi, oltre a un divano: quelli di Donatella e Mattia, i suoi amici umani.
La coppia, subito dopo il parto, ha tentato di riavvicinare Astro alla madre, ma la loro relazione sembrava essere irreversibilmente compromessa.
Mamma asina con tutte le sue energie ha detto di no! Non voleva o forse poteva occuparsi del suo puledro.
Astro è stato trasferito in casa, anche perché le temperature erano veramente proibitive per la sua salute da neo-nato.






I veterinari sono stati chiari e anche lapidari. Hanno detto, di concerto, che il puledro non sarebbe mai sopravvissuto senza il colostro e il latte della madre, ma Donatella, Mattia e Astro si sono stretti nella morsa di un unico abbraccio e non hanno mai mollato.
Il piccolo è un guerriero, sembra non risentire della separazione dalla madre e affronta tutto con un entusiasmo e un coraggio da diventare un esempio per tutti.
Viene allattato ogni due ore con latte in polvere per puledri arricchito di vitamine e tanta cura. Dopo il catastrofico parto, mamma asina è stata munta per dare al piccolo almeno il colostro. E anche lei, pian piano, sta recuperando il suo equilibrio e il suo benessere.





Turni, amore e fantasia
Astro ha bisogno di tutto: biberon, cappottino e passeggiate in giardino per i bisogni. Il tutto ogni due ore: di giorno e di notte.
I bisogni sono un lavoro estenuante: dopo ogni abbondante poppata, il piccolo Astro deve fare la pipì.
Gli viene messo il cappottino, perché da quelle parti c’è molto freddo - lui è piccolo e con le difese immunitarie sicuramente più fragili di un puledro allattato dalla madre -, viene portato fuori, tra i boschi di casa e poi riportato subito al caldo, dentro casa.
Per fortuna sul pavimento di casa scivola quando allarga le zampe per tentare di fare la pipì, così preferisce il terreno. L’eventuale allagamento dei pavimenti di casa è momentaneamente scongiurato.






Astro sembra avere interiorizzato il nuovo rituale: poppata, cappottino, terreno, pipì e si rientra al caldo, in attesa di crescere ancora un po’ e di poter scorrazzare libero.

Con amorevole apprensione e tanta fantasia viene stimolato. Ha fatto amicizia con tutti gli animali di casa: una pecora, un cane, un gatto, mostrandosi affettuoso e curioso.
Ama tutti: i suoi “genitori” umani, gli animali di casa, il divano e il tappeto.
Le giornate si susseguono incastonate di intense emozioni. Astro è un miracolo vivente, anche se la fatica è immensa, che soltanto chi ha animali conosce bene.




Programmi per il futuro: la tutela della parte selvatica
Il rischio più grande per un animale allevato dall'uomo è l'imprinting errato. Se il puledro vede soltanto l’uomo come suo unico simile, corre il rischio di perdere i codici di comportamento della sua specie e diventare un adulto pericoloso perché non avrà il timore reverenziale o il rispetto degli spazi altrui.
Ma questo Donatella e Mattia lo sanno già, infatti hanno in mente un programma molto competente e dettagliato per la sua salute psico-fisica.
L’agenda del piccolo Astro è già piena di impegni.





Le orecchie, il suo dizionario, e le cavalle di casa come branco-famiglia
Il puledro deve imparare il linguaggio del corpo dei suoi simili: le orecchie basse, i movimenti della coda, la gerarchia, il rispetto, le regole del branco. La sua parte selvatica deve nutrirsi di terra e vento, erba e movimento, e qualche calcio ben assestato di un suo simile più anziano.
Donatella e Mattia hanno un regolare codice stalla per poter tenere gli animali nella loro proprietà e per ricongiungere la famiglia di equidi.







Le loro due cavalle, rispettivamente di 25 e 21 anni, abitano in maneggio ma a breve verranno trasferite a casa per fare da nave scuola, compagnia e famiglia al piccolo Astro.
Inoltre, il puledro verrà castrato quando arriverà il momento giusto, come suggerito dai veterinari, per una convivenza nel branco-famiglia armoniosa e serena.






Per sopperire alla mancanza di un codice comunicativo da equide, Astro farà un percorso di riabilitazione comportamentale con il metodo Parelli e con un mulo-educatore che svolge l’entusiasmante compito di addestrare e riabilitare cavalli problematici.
Averlo strappato alla morte certa è vederlo saltellare ogni giorno e già un miracolo, il resto sarà una magia che noi di La Zampa seguiremo con discrezione e tanto affetto.

* Valeria Randone è psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”. La sua grande passione per i cani l’ha portata a scrivere anche per La Zampa ed è nato la spazio "Per amore degli animali"

Cari influenzer volete rimanere a dubai sotto le bombe poi non piangetelo se muore e chiedete volin di stato per far rientrare la salma


 Scusate  il  cinismo . ma  quando ci vuole  ci  vuole  per certe  persone  ( ovviamente non sono contro di loro  visto che non son neppure chi siano e che ruolo hanno nella " cultura e società  italiana ' 0ma contro i loro atteggiamento  / scelta discutibile ed opinionabile  che avrà conseguenze anche su  gli altri ) che  fanno    tanto i  boriosi  e  poi    si lamentano  come agnellini  .Potete pure gettarmi 💩ma certe cose mi  fanno .... . Soprattutto  gli eventuali frigioni e piagnoni.  Non si può residenza all'estero soprattutto in paradiso fiscali  e allo stesso tempo mantenere la cittadinanza o la doppia residenza in Italia.  E poi pretendere che lo stato ti aiuti per rientrare da morto.Hai preso tale decisione   , d'accordo , Manon puoi farla pesare su gli altri  soprattutto se ha conseguenze negative  e deleterie . 
Ma ora basta parlare io eccovi l'articolo

Vita da influencer a Dubai, paradiso (fiscale) perduto: Io andarmene? Mai Meglio i razzi delle tasse

I video per rassicurare con la foto dell’emiro sullo sfondo


«Preferisco essere colpito dai missili che dal 50% di tasse». Lo scrive su Instagram Giulio Costantini, 24 anni, professione creatore di modelle AI: di lavoro cioè «crea» procaci ragazze inesistenti a cui poi intesta account Only Fans, «così mi pagheranno la pensione». Tra questo e la formazione di aspiranti creatori di modelle ricava 300 mila euro l’anno. In Italia ci pagherebbe su anche la «tassa etica» sui contenuti per adulti (un bel 25%) «che mi spaventa più della guerra», scrive. Lo ripostano in 11 mila.

Cartoline dall’emirato più chiacchierato, paradiso del tecnolusso senza imposte sul reddito il cui idillio è stato incrinato dai missili iraniani, coi quali molti dei nuovi residenti dal disprezzato passaporto Ue hanno scoperto di trovarsi, in effetti, in Medio Oriente.

Italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, hanno reagito (sui social) come un sol uomo: con un video in più lingue che alla domanda «Sei spaventato a Dubai?» risponde «No, ho chi mi protegge», in sovraimpressione sulla sagoma in candida di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Che di Dubai è regnante, premier, vicepresidente, fino al 2024 anche ministro della Difesa, in un mix di modernità dei costumi e strette sui diritti per il quale alcuni politologi hanno coniato il termine «autocrazia tribale». Forse per non indispettirlo, per qualcuno coordinati, i guru social ne hanno fatto in queste ore un’icona social, dedicandogli anche le note di Papaoutai, canzone-inno che dice, nientemeno, «Papà dove sei?».

Online li chiamano i «guru di Dubai»: quelli che si spostano nell’emirato per dedicarsi a trading online, corsi di formazione, marketing, criptovalute, finanza fai-da-te, crescita personale, insomma tutto il menu della nuova ricchezza. Sono

tanti: online, solo tra gli italiani, e nell’ordine sparso con cui ce li propone l’algoritmo dei social, c’è un «consulente per imprenditori» di nome Roberto Fiori, che se la prende contro chi nei commenti definisce Dubai «patria dei nuovi arraffoni» invocando un «forte senso di appartenenza»; una «consulente per imprenditrici», Dori Zein che se la prende «con le fake news, che in un altro Paese un sistema di difesa così ve lo sognate»; l’ex parà Simone Ponti, che fa corsi di allenamento militare e ieri postava «la mia onesta reazione all’attacco iraniano dopo 9 missioni in Afghanistan», cioè una sonora risata. C’è Ustinia, estetista milanese (il nome è russo) a Dubai per inaugurare «il primo salone di bellezza all’italiana»: lo spirito del trasloco è chiarito da un video in cui si sventaglia con mazzette di denaro, e una mano con la scritta «Europa» gliene ghermisce metà mentre la mano «Dubai» arretra rispettosa. Sabato si è filmata mentre dormiva in macchina. «Che paura». Ieri già business as usual, l’inaugurazione del centro è stata «affollatissima, insciallah». C’è la consulente Asia Perre, che vive a Dubai e insegna agli italiani come trasferirsi a Dubai, e loda «l’efficienza della contraerea».

Molto vantata di Dubai è anche la sicurezza, «in Italia non girerei sola alle due di notte», posta Perre. «A Dubai si sta bene», insiste Costantini. «Il cibo costa poco, per due ore di colf spendo cinque euro». Certo, tra le più estese violazioni dei diritti nell’emirato c’è la kafala, la schiavitù legalizzata di chi a Dubai migra non per le crypto, ma per fare il cuoco o le pulizie. «Se vengono è perché gli piace. Sennò andrebbero in America», vaneggia lui. Che online dirà anche di temere più le tasse che i missili, ma nel dubbio è scappato anche dai missili. Ci richiama da Roma. «Ho attraversato l’oman, dormendo nelle montagne. Non è stato bello». Ma «non vedo l’ora di tornare. In Italia ho lavorato. Non funziona nulla». Di cosa si occupava? «Di consulenza». Aiutava cioè i ragazzi a comperare sneakers in edizione limitata.

Festeggiare è un diritto, ma ricordarsi il significato dell'8 marzo è un dovere!

Ogni donna ha il diritto sia prendersi un giornata per se e di festeggiare senza uomini tra le ..... ehm ... intorno cosi come di essere se stessa, di esprimere la propria personalità e di lottare per ciò in cui crede. Infatti la forza delle donne non sta ( o almeno cosi dovrebbe essere ) nell'imitare gli
uomini o nel cercare di conformarsi a stereotipi di genere, ma nel valorizzare le proprie qualità uniche e nell'affermare la propria individualità. Infatti l'8 marzo \ la festa della donna è un'occasione per celebrare e se volete festeggiarlo ma tenere conto come nel meme riportato in : << 8 marzo non sono morte per una semplice festa tra donne con spogliarello maschile >> e ripreso appositamente per questo post e da questo video  mi    pare  di  anno    \  due  anni fa  

la forza e il coraggio delle donne di tutto il mondo, e per ricordare che la lotta per l'uguaglianza di genere è ancora in corso. Sostenere le donne nella loro lotta per i diritti e per l'uguaglianza è un impegno che riguarda tutti, uomini e donne, e che può portare a un mondo migliore e più equo per tutti.

DUE DONNE E UN MESSAGGIO DAL SUD

metend in  ordine  il  pc  ho  trovato questo   articolo  interessante  

DUE DONNE E UN MESSAGGIO DAL SUD

Due donne unite dallo stesso dolore. Immenso, indicibile. Perché veder morire un figlio è la peggiore condanna che il cielo può infliggerti. Eppure proprio queste due donne, a distanza di poche ore l’una dall’altra, hanno inconsapevolmente raccontato meglio di qualsiasi indagine sociologica quanto il Sud stia cambiando. E non soltanto sul fronte economico, come ha sottolineato Federico Fubini nell’analisi pubblicata ieri su Corriere.it, ma anche sul versante culturale, sovvertendo antichi e logori stereotipi. Patrizia, la madre del piccolo Domenico morto al Monaldi, e la signora che ieri a Niscemi ha commosso

da Ecco le 10 valorose donne del Sud che hanno segnato la storia!
(eccellenzemeridionali.it)

il presidente Mattarella con il ricordo di sua figlia Aurora, scomparsa in un incidente sulla strada provinciale squassata dalle frane, hanno affrontato lo sguardo del mondo senza nascondere la loro disperazione ma, allo stesso tempo, filtrandone l’onda con una dignità che nemmeno per un attimo si è sfilacciata in urla e imprecazioni. La compostezza dei modi, sebbene tarlata dall’angoscia, ha mostrato il germoglio di un’imprevista fiducia nello Stato, parola che nel Mezzogiorno è stata troppo a lungo sinonimo di nemico, qualcosa da additare come mandante di ogni avversità, comprese quelle ordite dal destino. Patrizia, durante il calvario del suo Domenico, non si è abbandonata al rancore: ha chiesto la verità affinché venisse fatta giustizia. E la madre di Aurora ha implorato sommessamente Mattarella di accelerare i lavori di riassetto a Niscemi e dintorni. Entrambe, pur non conoscendosi, hanno in pochi istanti cancellato l’immagine consunta di un Mezzogiorno dove l’emotività tracima appena la fortuna ti volta le spalle e dove, soprattutto, le istituzioni appartengono a una geografia straniera, buona al massimo per esigere un risarcimento. Se i partiti, di destra e di sinistra, fossero ancora degni di tal nome farebbero bene ad ascoltare le voci lievi e implacabili di queste due donne. Invece d’intestardirsi a considerare il Meridione soltanto un bacino in cui andare a pesca di voti.

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXXIV LA PREVENZIONE È LA PRIMA ARMA CONTRO LA VIOLENZA + FEMMINICIDI E INCAPACITÀ DI ACCETTARE LA PAROLA “NO”





La prevenzione è fondamentale  ed  a  volte  un unica  arma   per combattere la violenza,  soprattutto  quella   con acido , poiché non solo riduce il numero di incidenti, ma contribuisce anche a creare un ambiente più sicuro e rispettoso. È un approccio che  dovrebbe  
coinvolgere la comunità, la scuola, la sanità e le istituzioni, e richiede un impegno collettivo per affrontare le cause profonde della violenza e promuovere un cambiamento strutturale. La prevenzione è un'azione continua e necessaria per garantire un futuro più sicuro e rispettoso per tutti.

Infatti  come  dice  Antonio   Bianco      sull'ultimo n  del settimanale  Giallo


Ci sono alcuni tipi di minacce che non lasciano nemmeno il tempo di reagire, anche se segnano per sempre.Gli sfregi con l’acido, di cui troppo spesso sentiamo parlare,appartengono a questa categoria estrema. Non servono a immobilizzare ma a cancellare. Il volto diventa il bersaglio perché si tratta di identità, riconoscimento, relazione. È come se si consumasse una violenza che vuole trasformare la persona in un ricordo doloroso di sé. All’interno di un corso di autodifesa personale, parlarne è una questione delicata ma necessaria, non per alimentare la paura, ma per sviluppare consapevolezza. La prima arma è la prevenzione.Gli aggressori con acido raramente agiscono in modo casuale: nella maggior parte dei casi esiste una storia precedente, fa"a di minacce, ossessioni, controllo, rifiuti non accettati. Imparare a riconoscere i segnali di un’escalation che passa per appostamenti, pedinamenti, presenza insistente nei luoghi abituali è già una forma di protezione. C’è poi un aspetto pratico. L’acido viene quasi sempre trasportato in contenitori come bottigliette, bicchieri,flaconi. Nei contesti a rischio, mantenere una distanza di sicurezza da chi mostra oggetti in mano, prestare attenzione ai movimenti improvvisi e proteggere istintivamente il volto con gli avambracci possono ridurre la superficie esposta. Non è una garanzia, ma può fare la differenza. L’autodifesa però non è solo gesto fisico, ma anche un comportamento quotidiano: variare i percorsi, non sottovalutare le minacce, condividere le proprie preoccupazioni e anche denunciare, se è necessario. La sottovalutazione è il terreno su cui la violenza cresce. Infine, un principio fondamentale da cui non si dovrebbe mai prescindere: la responsabilità non è mai della vittima. Prepararsi non significa vivere nella paura, ma riconoscere il proprio diri"o alla sicurezza. L’autodifesa è prima di tu"o questo: affermare che il proprio corpo, il proprio volto, la propria vita non sono territorio di conquista per nessuno

proprio   mentre   finivo   di    copiare  ed  incollare   l'articolo  di  Antonio  bianco  , mi capita  all'occhio  un   interessante botta  e  risposta  tra  un  lettore  e la  direttrice  di Giallo 


Cara Albina,

diversi studiosi hanno mostrato che la violenza familiare e i femminicidi non si spiegano soltanto con disturbi individuali. Il professor Francesco Cecere, psicologo giuridico-forense, evidenzia come il femminicidio sia l’atto estremo di relazioni basate sul potere e sulla sopraffazione, dove la fragilità dei legami e l’incapacità di gestire la gelosia hanno un ruolo decisivo. La professoressa Georgia Zara dell’Università di Torino ha documentato come isolamento, assenza di reti di sostegno  e difficoltà di elaborare la fine di una relazione siano fattori psicosociali che favoriscono comportamenti impulsivi e distruttivi. La mancanza di affetto naturale e di legami
autentici – amicizia, amore, sincero attaccamento – rende le persone più fragili e vulnerabili. Quando la cultura  dell’affettività si indebolisce, aumentano i comportamenti distruttivi: non perché l’essere umano peggiori, ma perché si deteriorano le condizioni che sostengono la salute
mentale e relazionale. È proprio questa crisi dell’affettività che merita attenzione, accanto alle cause cliniche, se  vogliamo comprendere davvero la radice di certe tragedie familiari.

                       Giuseppe Di Biasi (mail)




RISPONDE IL DIRETTORE

Carissimo Giuseppe,
il tema è talmente complesso che non si può generalizzare né sintetizzare in poche righe. Sta di
fatto che non mi pare che la violenza familiare e i femminicidi siano un fenomeno recente. Anzi. Esisteva, e forse ancora di più, ai tempi dei nostri nonni e dei nostri  bisnonni. Direi che esiste da quando si è iniziato a pensare che la donna sia nata da una costola di Adamo. Sicuramente
oggi si innestano problemi nuovi: l’incapacità di accettare che la vita non è sempre rose e !ori, che esiste il dolore, la perdita, il lutto, che si devono accettare i no. Viviamo in un
mondo che ci vuole sempre felici, vincenti e su di giri, e quando un uomo si vede lasciato, si sente ferito nel profondo. Cosa penserà la gente di me? Che ho fallito, che sono un perdente. A questo si aggiunge il fatto che per quanto se ne dica, il ruolo della donna è ancora spesso considerato “ancillare”. Hai sentito a Sanremo quel giornalista dire: “A casa mia comanda mia moglie”?
Ecco, angeli del focolare. Ci è stato dato questo ruolo ed è ancora molto difficile scrollarcelo di
dosso. Aggiungi questo al senso di “perdente”:non solo vengo lasciato, ma vengo lasciato da
una donna, un essere fragile, sulla quale non sono riuscito a mantenere il controllo. Doppio
insopportabile fallimento. Per riaffermare se stessi, allora si uccide. Ma quanto ancora
ci sarebbe da dire su un tema così vasto





se c'è un calendario perchè iniziano in anticipo ? le praolimpiadi ( come le olimpiadi ) iniziano prima ?

 noto poco #interessemediatico ( quasi #disinteresse ) della #rai ( salvo #raisport ) per le paraolimpiadi di cui sono iniziate le gare. Forse perché : concentrati , giustamente , per

emozione nella gara di Super G per ipovedenti (Vision Impaired ) l'emozionante bronzo di Giacomo Bertagnolli e la sua guida Andrea Ravelli

 Ololtre al curling paraolimpico più bello ( parere personale di cui ho spiegato ,sul mio fb il perché ) di quello "normale" mi...