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15.6.25

Aymane come Paolo di Daniela Tuscano ©

È stato un po' il fratello, o il figlio, di tutti noi, Aymane. Di lui ho letto stamane e mi è sembrato di conoscerlo da sempre. Eppure sfuggiva, come quella fototessera che resta di lui, anonima e segnata, forse per un timbro. È un ritratto senza tempo, potrebbe risalire a oggi come agli anni Quaranta del secolo scorso, anche l'espressione è eterna, seria, «antica», per una vita brevissima e gracile, ma tanto piena dell'entusiasmo - della foga - dei suoi sedici anni, quelli che non si accontentano. Me lo figuro silenzioso, Aymane, a scuola come a casa. Con gli amici si scatenava, certo. Ma sempre discretamente, quasi alla retroguardia. Dev'essere andata così anche due giorni fa, quando si è unito ad altri ragazzi per una gita sul pattino a Lido degli Estensi. La fine della scuola, il caldo già torrido, la voglia di ridere e giocare liberi nell'acqua: chi non ha visto, in lui, i suoi anni verdi? Chi non vi ha visto i propri figli e nipoti?                             


Poi è accaduto altro, tutto. Due bagnanti stanno annegando in un canale. Aymane e gli amici li avvistano, chiamano il bagnino, ma ad Aymane non basta. Si getta anche lui. I compagni lo imitano, ma è Aymane che si spinge avanti, si spinge troppo, i soccorsi arrivano, sono tutti salvi, ma lui no, lo perdono di vista, e quando lo recuperano, esanime, è tardi. È il suo istinto primordiale, animale direi, che lo ha catapultato tra i flutti, esattamente come nel 2002 fece Paolo Foglia nelle acque del Ticino, salvando una famiglia albanese. Anche Paolo non pensò ma agì, pensò agendo, perché ciò che ci fa umani non è il «cogito» ma il «sum», anzi il «sumus». Per Aymane e Paolo l'io esisteva in funzione del noi, plurale che affratella. Non in base a un ragionamento. Ma per l'intrinseca natura che nei giovani ancora grida. Paolo aveva 35 anni e stava per sposarsi, a Bresso dov'era nato. Aymane era un adolescente e alla vita si era appena affacciato. Ma già l'aveva compresa tutta, al punto di esagerarla per gli altri. Ecco perché, a distanza di anni e luoghi, questi due ragazzi appaiono uniti, e se gli somigliassimo di più, le guerre finirebbero in un quarto d'ora.


                                             © Daniela Tuscano

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