Ieri equinozio di primavera sono andato ( molti diranno embeh sai che sforzo è a pochi passi da casa tua , ci passi tutti i giorni sa che novità , ecc. ma tali commenti ignoranti e malevoli mi scivolanom via ed non mi fanno più ne' caldo nè freddo )
a vedere l'ex carcere ( la rotonda come viene chiamato in paese ) di tempio pausania per la giornata di primavera organizzata ogni anno dal Fai ( fondo ambiente italiano ) . Essa è carcere della secnda metà 1800 . L'unico , se non ricordo male , rimnasto in sardegna dopo la demolizione del secolo scorso del vecchio carcere di nuoro , con tipologia a pianta circolare con cortile interno .
Non era sol una semplice visista , ma c'erano anche esposte foto e lavori artistici di ragazzi dell'accademia di belle areti di Sassario e del ragazzi ( che facevano insieme ai loro professori da guide e da " intrattenitori " rapressentavano ( come potete vedere dalla foto sotto scattata dal sottoscritto ) in maniera teatrale ed artistica come dovette essere ol carcere per chi ci stava dentro ) del liceo artistioc cittadino . L'apertura al pubblico della "Rotonda" è stata una grande occasione per vedere uno di quei luoghi che non capita tutti i giorni di visitare anche è in pieno centro cittadino .
La folla quasi festante durante la visita non contribuiva a creare l'atmosfera ideale per immergersi in questi ambienti con la giusta concentrazione e quasi si dimenticava che fra quelle mura sino a poco tempo fa hanno dimorato vite che, nonostante cadute nell'errore, erano pur sempre uomini con tutto il collorario di storie e di annedoti come quella di un infermiera richiusa per 48 ore per falsa trestimonianza che con vergogna si è ritrovata ad essere servità della colazione da un parente guardia carceri .
Ora Analizzando gli scatti fatti all'ex carcere della "Rotonda" postati sul gruppo di Associazione culturalòe la sardegna vista da vicino ho apprezzato molti lavori che trasmettono buona capacità d'osservazione e riflessioni profonde sul luogo oggetto delle foto.
Non era facile realizzare buone fotografie sia per la confusione della folla
Iniziamo , come quando dobbiamo dare due notizie e chiediamo al nostro interlocutore vuoi prima quella buona o quella cattiva ? , da quella buona la storia di Luca Claudio
Luca Claudio, sindaco di Abano Terme
Ad Abano Terme, in provincia di Padova, l'attuale primocittadino Luca Claudio a processo per evasione fiscale: in qualità di ex legale rappresentante dell’hotel Caesar aveva omesso di versare entro i termini previsti ritenute relative a stipendi pagati nel 2006 per 253.218 euro.
La gestione dell’hotel Caesar porta ancora guai al sindaco di Abano, Luca Claudio. Ieri in tribunale c’erano due processi che lo riguardavano, sostanzialmente identici. Il primo è stato rinviato al prossimo 2 luglio e vede Claudio, in qualità di legale rappresentante dell’hotel Caesar Terme srl di Montegrotto, accusato di aver omesso di versare entro i termini previsti ritenute alla fonte relative a stipendi pagati nell’anno di imposta 2006 per 253.218 euro. Reato accertato il primo ottobre 2007. Claudio si era opposto a un decreto penale di condanna di 5.130 euro e l’Agenzia delle Entrate figurava come parte offesa. Il rinvio a luglio non è causale: in quella data il reato sarà prescritto.
L’altra imputazione è identica, ma riguarda gli emolumenti pagati nell’anno di imposta 2007 ed è stata accertata nel maggio 2008. Leggermente diverso l’importo, 260.920 mila euro e cambia pure la denominazione della società: “Fallimento Hotel Caesar terme srl Unip”. La situazione era precipitata e l’Hotel Caesar, un quattro stelle, chiuse i battenti mentre l’Enpam (ente proprietario dell'immobile) sfrattò per morosità la società gestita da Claudio. Il 4 dicembre 2008 il tribunale dichiara il fallimento della società Caesar, già fortemente indebitata quando Luca Claudio aveva accettato la sfida di diventarne amministratore. Questo secondo processo è stato rinviato al 5 novembre per la discussione, la prescrizione qui arriverà il prossimo anno.
«Già molte sentenze in Italia stanno dando ragione al mio comportamento di allora» sottolinea Luca Claudio «Se un imprenditore non ha i soldi per pagare le tassazioni a scapito degli stipendi dei propri dipendenti, può non pagarle. Purtroppo forse la sto pagando perché sono stato il primo a farlo. Ma sono fiducioso nella giustizia e nella interpretazione contemporanea di questi fatti».
Nel maggio 2012 il primo cittadino era stato condannato a quattro mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) per aver evaso le imposte sul reddito e l'Iva, non versando 169.892 euro (stipendi 2005, contestazione del 2006). La difesa di Claudio fu la medesima anche allora: «Avevo accettato di diventare amministratore dell'Hotel Caesar perché da sindaco (all'epoca dei fatti era primo cittadino a Montegrotto, ndr) volevo valorizzare il territorio. Non c’erano più soldi in cassa e, a quel punto, ho deciso di pagare gli stipendi dei lavoratori piuttosto che le tasse».
L a secionda
Sconta due volte la stessa pena. Il pm: "Un bonus al prossimo reato"Otto mesi di ingiusta detenzione compensati in modo insolito di Marinella Rossi
Milano, 21 marzo 2015 - La stessa pena scontata due volte. Un bis. E nessuna scusa va al doppiamente carcerato. Solo una frase anodina, suono irreale: «Il condannato ha sofferto un periodo di carcerazione in eccesso pari a (ma il quanto viene lasciato in bianco, ndr), periodo eventualmente fungibile per altro procedimento». Un procedimento che però allo stato non pare esserci: così da interpretare che l’allora pm dell’Ufficio esecuzioni della Procura di Milano, Nunzia Gatto (titolare del fascicolo), nel riparare all’errore si sia portata avanti, dando per scontato che l’interessato, marocchino di 27 anni, avrà certo modo di delinquere ancora, e allora gli verrebbe scontato il pre e ingiusto sofferto.
Il conteggio della pena patita due volte per lo stesso reato, in realtà, lo aveva ben fatto, ma senza essere ascoltato, Aminje Cheraouaqi, ragazzo di Settat, e lo ha rifatto ora il suo avvocato Debora Piazza, che ha appena avanzato istanza di riparazione per 208 giorni di ingiusta detenzione. Otto mesi e 20 giorni, per furto e resistenza, ma moltiplicati per due, per lo stesso furto e la stessa resistenza: un anno e mezzo, alla fine, trascorsi in galera, senza che nessuno si sia dato pena di verificare. Come? Collegare il nome di Aminje - probabilmente (ma è solo ipotesi perché nessuno sa dare conto dell’errore, ndr) trascritto con una lettera diversa nel database dell’ufficio esecuzioni - al numero di procedimento che avrebbe evidenziato la pena già scontata.
E inutili i lamenti del ladruncolo, che tutti i suoi precedenti conti (reati contro il patrimonio) aveva regolato: abbandonato da un primo avvocato alla solitudine, Aminje mandava lettere all’ufficio matricola del carcere, in cui scriveva che aveva passato in galera gli 8 mesi e 20 giorni, confermati dalla Corte d’appello di Milano il 3 marzo 2010 e divenuti irrevocabili il 18 aprile 2010. Ma in risposta? «Lui scriveva che doveva uscire - spiega il suo legale Piazza - e loro rispondevano, eh, tutti dicono che devono uscire...». Infatti il 4 aprile 2013 il pm Gatto aveva emesso un nuovo ordine di esecuzione relativo alla sentenza definitiva del 2010, e disponeva che la pena di Aminje «decorreva dal 14 novembre 2013 al 3 agosto 2014». Ma il 6 giugno 2014 è la Direzione della Casa circondariale di Biella a trasmettere una nota all’Ufficio esecuzione penale per dire che «il 5 giugno ha fatto ingresso in questo istituto il detenuto specificato in oggetto, in espiazione» della condanna del 3 marzo 2010. E, «da una verifica degli atti matricolari risulterebbe che Cherouaqi Aminje è stato detenuto dal 10.6.2009 all’1.3.2010 nell’ambito del procedimento penale 24647/09». Lo stesso procedimento. «A parere di questo ufficio, nonostante alcune discrepanze presenti nell’ordine di esecuzione, verosimilmente il titolo attualmente in esecuzione parrebbe riconducibile alla suddetta carcerazione». La nota apre gli occhi al pm che ricalcola la pena: «Accertato che il condannato ha effettivamente espiato la pena dal 10.6.2009 all’1.3.2010» si dispone «l’immediata scarcerazione...». Con la postilla dell’abbuono dell’ingiustamente sofferto, in caso di altra condanna. «Ma a me altre condanne non risultano» dice l’avvocato Piazza, che, nell’avanzare una richiesta di risarcimento di 49.052 euro per i 208 giorni di galera indebita, si chiede: «Sarebbe mai potuto accadere se al posto di un Aminje ci fosse stato uno di noi ? ». marinella.rossi@ilgiorno.netP.s Ora criticatemi , esprimete pure i vostri dubbi : << ma come tu sei paladino della legalità e poi metti sullo stesso piano due illegalità ., elogi l'illegalità >> ? , ma sappiate che nessuno dei vostri dubbi corrisponde al vero . Infatti : non intendo mettere sullo stesso piano i due tipi di 'illegalità, ma far capire che esistono due tipi di illegalità . E che bisogna distinguere chi ( La prima ) la commette per sopravvivere , in stato di necessità da chi ( la seconda ) la commette per abuso dele sue funzioni o , ma non è questo il caso , vuole commetterla
Per chi la guarda dal "continente", la Sardegna è terra di mari incontaminati ("Sardegna, performance quasi perfetta", titola il rapporto 2014 di Goletta Verde) e costruzioni millenarie, ma per i sardi il rapporto col continente non è sempre indolore. "Cazz boh" è il nuovo video dei sassaresi Nasodoble, "una canzone condita di riso sardonico che mette a fuoco il disastro politico, sociale, mafioso, militare e industriale della Sardegna degli anni zero", racconta Alessandro Carta, autore e cantante del brano. Al video prendono parte alcuni tra gli artisti più amati dell'isola: Ilaria Porceddu, pianista e interprete, già protagonista nella primissima edizione di X Factor e al Festival di Sanremo 2013, il rocker Joe Perrino, leader di Joe Perrino & the Mellowtones e dell'Elefante Bianco, Beppe Dettori, cantante dei Tazenda e Francesco Piu, chitarrista blues virtuoso. "Cazz boh" è un video ironico, divertente e inusuale anche nella tecnica con la quale è stato girato: un virato b/n con isolamento del colore su singoli oggetti: gli occhiali del cantante, le mutandone di un chitarrista dormiente, la camicia da notte della nonna o la bocca rossa e sensuale della cantante
dopo lo stacchetto musicale . veniamo alle retiffiche \ repliche ai miei precedenti articoli
La prima http://goo.gl/i3awqW Vero quello che dici ma tu cosa proponi per contrastare questo fenomeno oltre ad indignarti ?
Un ora alla settimana d'educcazione civica tipo quela del film " la scuola della violenza o pensieri pericolosi
Non emarginare se ci sono le prime avvisagli di bullismo perchè spesso chi si conporta cosi è uno \a ( vedi caso della bulla 17 enne che ha picchiato una 12 enne ) che ha , se l'ha famigliae disagiate \ problematiche o genitori che non sanno educare ., corsi per educativi per i genitori ed insegnati che non sanno educare o sono menefreghisti ed apatici . AdPunirli ma con pene alternative ( esempio far fare nel caso dei ragazzi che hanno picchato e puntato quella ragazza handicapata , gli avrei fatta fare per una settimana dopo scuola per 2 ore servizio in strutture per handicapati \ mmalati mentali o o ragazzi problematici ) alla sospensione ed\ o l'espulsione ma usarla come estrema ratio Se tu fossi stato prof in quella situazione cosa avresti fatto ?
non certo darei fuggito o rtimasto impassibile , ma avrei s poi filmato i ragazzi . Il giorno dopo interrogato la mia lezione precedente e mettere tutti due e rispondere ale proteste dei ragaszzi mostrando il filmato di loro che fanno casino e non stanno atttenti mentre io spiego .. Se poi i genitori si lamentano direttamente o come a volte succede che il preside ceda a pressioni \ lamentele di genitori importanti ( politici , ecc ) e se la prenda con te perchè ha rimproverato il loro figlio\iola ho il culo le spalle coperte .
Agiungo a quanto ho già detto , rispondendo , a questo comento
attilio cece
Relativamente al rispetto delle regole sono d'accordo con lei,
totalmente... Circa la conoscenza della lingua
italiana mi permetta, invece, una domanda: se tutti i suoi concittadini,
italiani doc, dovessere sottoprsi ad un esame di italiano a livello
terza media, quanti di loro lei crede, passerebbero la verifica? E per
quanti non fossero considerati 'idonei, cosa pensa si dovrebbe fare:
togliere loro la cittadinanza?....
Spettabile Attilio
gli rifaerei rifare le scuole o i corsi
d'italiano . Spiego meglio il mio concetto , forse espresso troppo
frettolosamente nel post . Mi sembra assurdo , la stessa cosa direi
per coloro chee vengono in italia ( non importa la nazione o
sei gli avi fossero italiani ) , che se uno va all'estero , e
sta 20 anni e non parla neppure una parola della lingiua
della nazione in cui ha scelto di rifasrsi una vita o di stabilirsi
possa usufruire dela cittadinanza . Come ben vede non è questione di
razzismo o di becero nazionalismo , ma una questione di buon
senso
che si è leggittimo che una persona la quale viene a stare fissa in italia o e' in italia da diversi anni e pretende la la cittadinanza sappia \ conosca oltre i nostri usi , costumi , .leggi , storia anche la nostra lingua . Ma tale pretesa può diventare discriminatorio e quindi razzismo quando : 1) lo si pretenmde subito neanche il tempo d'arrivare 2) quandotale pretesa è originata da un abuso vedi post in questione .,3) quando si pretende che uno\a parli l'italiano quando neppure tu lo parli correttamente
l'argomento del post d'oggi avrebbe dovuto essere una mia recensione del filmil giovane favoloso film su leopardi di Marti Martone
Ma l'aumento di atti di bullismo e di violenze nell'ambito scolastico testimoniato da queste due fatti di di cronaca che riporto sotto mi hanno fatto cambiare proposito . Quindi il post originatrio è destinato a data da destinardsi .
Protagonisti dell'aggressione un ragazzo e una ragazza di sedici anni. Una compagna ha ripreso la scena: nel video compare l'insegnate che non interviene. I Carabinieri denunciano, non è esclusa un'indagine interna della scuola.
Sputi e botte in classe, a una ragazzina disabile, davanti all’insegnante che non interviene. L‘aggressione, in una scuola di Varallo, nel Vercellese, è stata ripresa e poi diffusa su Whatsapp e sui social network, dove è stato rimosso dai carabinieri, che hanno già denunciato i ragazzini responsabili del pestaggio. Protagoniste dell’aggressione una ragazza e un ragazzo, di sedici anni, che hanno malmenato la disabile e l’hanno ricoperta di sputi. Una terza, loro coetanea, ha invece ripreso la scena. Nel video, che gli studenti si sono passati tramite il servizio di messaggistica istantanea, comparirebbe appunto anche l’insegnante che assiste alla scena. Sul caso stanno indagando i carabinieri della compagnia di Borgosesia. Non è escluso che anche la scuola avvii una indagine interna.
“Episodio gravissimo che non dovrebbe mai accadere”, commenta Antonio Catania, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte e direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Vercelli. “Ho appena chiesto una relazione dettagliata al dirigente della scuola dove è avvenuta
Svuotano il cestino sul professore, espulsi da scuola
Incredibile episodio di
indisciplina e bullismo in una classe superiore di Conegliano. Le
bravate e il caos in classe in un video in rete
CONEGLIANO. Urla, strepiti, ragazzi in piedi sulle sedie e o seduti sui banchi durante una lezione. Gli inutili richiami del professore che alla fine decide di lasciare l'aula nella gazzara di studenti irrispettosi che come ultimo gesto, a spregio, gli rovesciano contro il cestino delle cartacce.
Succede a Conegliano, in un istituto superiore. A raccontarlo un video diffuso in rete dagli stessi studenti che se lo stanno scambiando atttraverso i social network mettendo così alla berlina il professore e facendosi vanto dell'atteggiamento tenuto in classe. Ma l'episodio non è rimasto senza conseguenze. Due ragazzi sono stati espulsi e altri sospesi dalle lezioni per ordijne del preside che intervistato dal Corriere Veneto
definisce l'accaduto "gravissimo" ma ha cercato di gestire la
situazione con attenzione precisando però come nessuno dei suoi
insegnanti si sia rivolto a lui per denunciare scherno da parte degli
alunni.
Ora voi direte : << ne hai già parlato , niente di nuovo sotto il sole è sempre successo , ecc >> . Certo ma : 1) è la prima volta che vedo , specie per in fatti di Vercelli e di torino , il non reagire \ sapersi imporre alunni imbecilli dei professori ., 2) E' vero che indignarsi non basta ma come ho già detto in questa discussione http://goo.gl/wAZ6T8 dei vertici di Facebook che non rimuovono il video dela 17 che picchia uan 12 enne . perchè << è un video «educativo». E per questo non verrà rimosso, malgrado l’onda di odio e minacce che si sta alzando. «Il video non viola le nostre policy - scrivono rispondendo al Secolo XIX - perché le persone lo stanno condividendo per aumentare la consapevolezza su atti di bullismo». ( da http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/ del 14\3\20014 ). Ma almeno è il primo passo per reagire e non accettare tutto quello che ci passa davanti e non rimanere chiusi nella nostra apatia \ indifferenza . E poi << non pensiamo che non possiamo fare nula contro le ingiustizie . L'apatia è una vittoria per l'ingiustia >> da https://youtu.be/wd9r0xTGhyo di Carlo li Causi
Lo che per dare un giudizio sulla seconda stagione di Orfani dovrei aspettare ad arrivare alla fine come consiglia su la pagina facebook di orfani più precisamente qui
Giacomo CarboniPenso
sia ancora troppo presto per giudicare. Mancano ancora 6 numeri alla
fine della seconda stagione ed e` prevista anche una terza sempre di 12
numeri
e non da metà . Ma è più forte di me e poi , salvo ulteriori colpi di scena più frequenti e più sorprendenti
rispetto alla prima stagione , gli elementi ci sono tutti ed il
quadro comincia ad essere più chiaro . . Infatti Orfani si rivela
( almeno fin ora ) come nella prima stagione, un qualcosa di molto più sfaccettato di quel che a molti appare ad una prima visione. Sarebbe facile fermarsi ad osannare gli estratti del libro della Juric (che a questo punto si rimpiange non esser un vero libro: lo avrei comprato) ma l'approfondimento dei personaggi è un qualcosa che non passa per classici spiegoni ma ritrova e si ritrova nei momenti in cui tutti e 4 sono quasi "distratti" dall'azione principale. I loro sogni, i loro incubi, ciò che vedono e ciò che non vedono. Tavole che tentando di protagonista hanno una serie di risvolti impensati sotto forma di scarabocchi. Un numero che colpisce. Come tutti. In un modo o nell'altro.
Uzzeo, ma non solo lui ovviamente , riesce a sviscerare i pensieri dei protagonisti riuscendo ad annientare la pioggia che rende ogni istante decisamente più malinconico.
Infatti Qui invece l’impressione è quella di una giornata di libertà, nella quale al netto di combattimenti e fughe disperate, possiamo soffermarci a vedere cosa i quattro protagonisti hanno da dirsi e come si comportano in un contesto diverso da quello "rivoluzionario e guerrigliero" nel quale siamo abituati .
In conclusione, un episodio che mi piace, lento ma alo stesso tempo dinamico ma non banale nella narrazione e dal punto di vista artistico. Orfani: Ringo si conferma un ottimo prodotto per la casa editrice milanese, non ci resta che continuare a scoprirlo fino... all'ultimo respiro visto che ogni numero ricco di sorprese e di colpi di scena . Forse meno immediati , rispetto alla prima serie , ma non per questo fieri ed indigesti che non fa sconti a nessuno . come sembrano preanunciare le anteprime di quello che ci aspetterà in questa serie nel corso dell'anno . ... e qui mi fermo altrimenti rovino la suspense . comunque chi volesse farsi del male qui sul sito della bonelli ulteriori news
Storia bellissima , onirica , un po' di pace ma mica tanto visto che anche senza armi e senza si combatte lo stesso . Alcune cose non mi sono chiare... dovrò rileggerlo poltre la classica seconda lettura . Innanzitutto erano tutti collegati? Ognuno era conscio del sogno dell'altro ? Il
sogno di Ringo artista (che ricorda tantissimo Leonardo DiCaprio in
Titanic che dipinge una nuda Kate Winslet) era del Pistolero o di Rosa ?Se erano tutti sogni, cosa ci fanno i fogli da disegno nella realtà nelle vignette finali?secondo Davide Pepe
"ragno" burattinava coi loro sogni, quindi ha unito e separato le
loro coscienze come più gli faceva comodo, e ha lasciato che Ringo
disegnasse nel sonno a mo di sonnambulo. Bellissime
comunque le scene del quadretto familiare Ringo-Rosa-Barbara e quella
di un Pistolero in ginocchio per aver riportato alla cruda realtà i suoi
orfani .Cibcirdio con Gianni ZazzariniQuesto
numero è un gioiello. Nella sequenza iniziale sembra di sentire il
rumore della pioggia. Belle atmosfere, bella storia, bei disegni.
Speriamo si verifichi la correzione da La Cronaca ItalianaGraziano Delrio si dice pronto a fare un passo indietro dopo la polemica sulla medaglia del ricordo a un repubblichino. Questo il suo tweet
Aspettiamo ora l'intervento di Laura Boldrini
Figli di coppie gay. Dolce e Gabbana dicono la loro, Elton John li contraddice, io butto la palla a voi col mio Quadretto odierno da
«Adliana, troverai riposo a Valle»
Il sindaco Gatti Comini offre una tomba per la giovane lucciola assassinata nella sua casa di Pavia
di Maria Fiore
Alla rotatoria della ex statale Bronese, a due passi dal ponte della
Becca, dove la giovane si prostituiva, sono comparsi vasi di fiori e
rose bianche. Messì lì forse da un cliente oppure da qualche
automobilista che, passando ogni giorno in quel punto, si era abituato
alla presenza di quella ragazza. Una giovane descritta da tutti come
molto «riservata» ma la cui dolcezza, oggi, è ricordata con tristezza e
smarrimento. «Ci siamo sentiti tutti toccati da questa vicenda – dice
ancora il sindaco –. Per questo, siamo disponibili a trovare una
soluzione per i funerali, se fosse necessario. Come Comune non abbiamo
purtroppo soldi a disposizione, ma alcuni cittadini si sono già offerti
di dare un contributo per i funerali»
Due fratelli della ragazza avrebbero risposto all’appello della questura, non appena hanno ricevuto la notizia dal consolato. Resta però ancora da capire se l’intenzione della famiglia è di portare la salma in Albania oppure di celebrare i funerali in Italia, a Pavia o a Torino, dove la giovane donna si era sposata, un paio di anni fa. Un matrimonio forse contratto per il permesso di soggiorno. Adliana Picari si era infatti trasferita a Pavia da sola, nell’appartamento al numero 501 di viale Cremona, dove lunedì sera ha trovato la morte. La donna, secondo quanto ricostruito dalla polizia, è stata uccisa in un raptus da Losio, che era un cliente abituale. L’indagato ha spiegato di essersi invaghito della giovane e di avere pensato di fuggire con lei. Per questo aveva cercato di uccidere l’anziana madre, di 89 anni, aprendo il gas della casa di Canneto, prima di andare a prendere Adliana alla rotonda della Bronese, dove era certo di trovarla. Quindi i due erano andati a casa della giovane, per consumare un rapporto. Ma nella casa era esplosa la follia.
Piuttosto che replicare , anche se aveva tutte le ragioni per farlo , bastava starsi zitta in quanto con il su obbedir tacendo o meglio il non opporsi e farlo notare mentre la consegnava ha contribuito al nascere della cosa ed a creare vibranti proteste . Ma allora mi chiedo come Peter Taylor ne commenbt all'articolo ( sotto riportato ) d repubblica : << Che farà mio padri dimenticasse totalmente di chi ha date nella tomba? Caduto da partigiano nella guerra di Liberazione a 24 anni non ha certo immaginato che lo Stato liberato grazie anche al suo contributo premiasse il suo carnefice e disinteressasse completamente di chi ha reso possibile la Libertà. Certo è pure uno schiaffo anche a Mattarella che nel suo discorso di insediamento ha voluto ricordare il sacrificio dei caduti par la libertà dell'Italia.Non credo si riferisse pure agli RSI. >>
20 ore fa
perimene
Infatti non era presente nella sala Aldo Moro dove Del Rio consegnava la medaglia.
Ciò fa che << Il “Giorno del ricordo” diventa, in questo caso , giorno
dell’amnesia e a poco più di un mese dal settantesimo della Liberazione
si ribalta la storia e ciò che ha significato per mano di chi
rappresenta la Repubblica nata dalla stessa Liberazione. Così, anche un
fascista repubblichino, Paride Mori, può essere insignito della medaglia
ricordo, "in riconoscimento del sacrificio offerto per la Patria" dal
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio (come
deciso da una commissione della presidenza del Consiglio), già sindaco
di Reggio Emilia, città medaglia d’oro per la Resistenza e terra dei
fratelli Cervi. (...) Paride Mori è stato ufficiale parmense del
Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini”, un reparto che
all’inizio era aggregato alle “Waffen SS” e successivamente inquadrato
nell’esercito della Repubblica di Salò che combatté a fianco dei
nazisti. L’onorificenza che gli è stata attribuita in realtà fu
istituita per ricordare le vittime delle foibe nell’immediato
dopoguerra, ma Mori fu ucciso in uno scontro coi partigiani il 18
febbraio del ‘44 e quindi l’episodio non c’entra niente con le vendette popolari degli slavi e quelle
post belliche e gli eccidi \ la pulizia etnica delle milizie di Tito nei confronti degli italiani. [il corsivo è mio . il resto dell'articolo lo si trova qui ] >> . E cco che quando una figura istituzionale partecipa volontariamente o per responsabilità dei propri collaboratori ad una vergogna del genere deve prendere atto della grave offesa arrecata ai familiari di chi nella lotta per la libertà e la democrazia ha lasciato la vita Non doveva partecipare. Anche chi riveste una carica istituzionale può avere un sussulto di dignità e rifiutarsi di partecipare a una vergogna del genere, dissociandosene apertamente E se ha un briciolo di buon senso e dignità DIMETTERSI senza se e senza ma (lo stesso vale naturalmente per tale Del Rio)..
e DIMETTERSI senza se e senza ma (lo stesso vale naturalmente per tale Del Rio).
Vergogna!. Il
governo Renzi non si smentisce ed anche in questa occasione prova a
scimmiottare Berlusconi nella riabilitazione dei nazi - fascisti.
Delrio farebbe bene a dimettersi. Boldrini impari a fare il /la Presidente della Camera.
Medaglia a repubblichino Mori, Boldrini nega coinvolgimento: "Decisione di P. Chigi"
(Adnkronos)
Articolo pubblicato il: 15/03/2015
Scoppia il caso della medaglia attribuita a Paride Mori, un fascista
repubblichino insignito in occasione delle celebrazioni del Giorno del
Ricordo dell'onorificenza che viene assegnata alle vittime delle foibe
nell'immediato dopoguerra. Un riconoscimento consegnato ai figli in
occasione di una cerimonia avvenuta a Montecitorio. A denunciare il caso
l'edizione di Bologna de 'La Repubblica', che ricorda che "Mori fu
ucciso in uno scontro coi partigiani il 18 febbraio del '44 e quindi
l'episodio non c'entra niente con le vendette post belliche delle
milizie di Tito nei confronti degli italiani".
Sotto accusa finiscono la presidente della Camera, Laura Boldrini, e
il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio,
perché il tutto si sarebbe svolto durante la cerimonia per la Giornata
del Ricordo, organizzata a Montecitorio alla presenza del presidente
della Repubblica, Sergio Mattarella.
In realtà l'onoreficenza è stata sì attribuita alla Camera, ma in un
momento diverso e distinto rispetto alla celebrazione della Giornata
del Ricordo, senza l'intervento di Boldrini né la presenza del Capo
dello Stato e per una decisione presa da una commissione insediata
presso la presidenza del Consiglio. A ricostruire il tutto è il
portavoce della presidente della Camera, che, spiega, "non ha dato alcun
premio alla memoria del repubblichino Paride Mori, né ha in alcun modo
concorso ad individuare il suo nome tra quelli meritevoli di
onorificenza".
"L'individuazione dei soggetti cui attribuire le medaglie -
sottolinea ancora il portavoce di Boldrini - spetta infatti a una
commissione istituita presso la presidenza del Consiglio, che le ha
consegnate durante uno specifico incontro che la Camera ha ospitato
nella sala Aldo Moro, a margine della cerimonia per la Giornata del
Ricordo svoltasi nella Sala della Regina alla presenza del Presidente
della Repubblica e con la partecipazione della presidente Boldrini".
A questo punto la palla passa quindi a Palazzo Chigi, che in queste
ore starebbe verificando le modalità attraverso le quali opera la
commissione che si occupa della questione e che avrebbero portato
all'individuazione di Mori tra i destinatari dell'onorificenza.
Non sempre si ha ragione e le cose sono cosi come sembrano . E' cio' che mi è successo tempo fa interpretando faziosamente questo video http://goo.gl/mIVZXY . . Con il senno di poi e riascoltandolo in un moment di silenzio , mi son accorto d'essere nel torto . Grazie a ****** ... i protagonisti dela discussione per l'invito a riascoltarlo e la pazienza per la mia testardaggine nelle discussioni d'esse scaturite causa sia il mio ascoltare frettolosamente ed per partito preso ma soprattutto il mio umorismo ed ironia che non sempre viene capita vedere qui la discussione
"La nostra vicenda non venga strumentalizzata", chiede Diego Raggi. "Non voglio che David diventi il simbolo della lotta all'immigrato. Lui non lo avrebbe mai permesso"
12:04 Chiede giustizia per la morte di David, ma allo stesso tempo non vuole che la sua morte non diventi un simbolo dell'odio razzista. Diego Raggi, fratello del 27enne ucciso da un immigrato ubriaco a Terni, già espulso dall'Italia nel 2007, non cerca la vendetta. "Voglio che la morte di mio fratello serva a qualcosa. Voglio che la mia famiglia sia l'ultima a soffrire per una cosa del genere", dice.Intervistato dal quotidiano "La Repubblica", Diego aggiunge: "Dovevano impedire che l'assassino di David tornasse in Italia. Quell'uomo non avrebbe dovuto stare qui. Già era stato cacciato, perché gli hanno permesso di rientrare? Non avrebbe dovuto essere in piazza due giorni fa per uccidere mio fratello". "Non voglio però che la vicenda venga strumentalizzata. Non voglio che David diventi il simbolo della lotta all'immigrato. Lui non lo avrebbe mai permesso, non accetterebbe che la sua morte servisse a far partire una campagna di odio contro gli stranieri". Dello stesso avviso di Diego è il padre Valter Raggi, 59 anni, ex operaio delle acciaierie. In un'intervista al quotidiano "Corriere della Sera" afferma: "Aggiungere violenza ad altra violenza ora sarebbe completamente inutile e sbagliato. Mio figlio stesso, David, non lo vorrebbe. Adesso sono preoccupato per il mio amico Mohamed, l'ambulante all'angolo, e per tutti gli altri marocchini a Terni: sono appena venuti da me in delegazione col loro rappresentante a farmi le condoglianze. Sono spaventati, temono vendette, ma io li ho già invitati tutti al funerale di David". Nonostante il dolore per la perdita, il genitore di David prova a smorzare le polemiche di questi giorni: "So che la rabbia sta montando su Facebook, girano parole di fuoco, io dico invece che adesso non dobbiamo chiuderci nell'odio, ma piuttosto tornare fuori e imparare a stare bene insieme agli altri. Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia".
Il caso di David, ucciso da un immigrato. L’appello del padre contro il razzismo L’omicidio di Terni e le polemiche politiche. I parenti: vogliamo giustizia, non vendetta La vittima studiava biotecnologie e faceva il volontario al 118: ha capito subito che sarebbe morto
di Fabrizio Caccia
TERNI - Per ritrovare un po’
d’umanità, dopo quanto è successo giovedì notte, bisogna salire questa
rampa di scale, in via Irma Bandiera 24, Villaggio Matteotti, primo
piano, suonare alla porta di Valter Raggi, 59 anni, il padre di David, e
fermarsi semplicemente ad ascoltare le sue parole, mentre in casa la tv
è accesa e già risuonano fortissime le polemiche politiche intorno alla
tragedia assurda di suo figlio: «Il morto di Terni è figlio di Mare
Nostrum - annuncia il leader della Lega, Matteo Salvini -. Noi
raccoglieremo le firme dei cittadini per una class action contro Renzi e
Alfano, li denunceremo per favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina...».
Amine Assaoul
«Mio figlio non vorrebbe altra violenza»
Valter
Raggi scuote la testa e spegne il televisore. Parla col figlio Diego,
il suo primogenito, l’unico figlio che gli è rimasto: «Aggiungere
violenza ad altra violenza ora sarebbe completamente inutile e
sbagliato. Mio figlio stesso, David, non lo vorrebbe - dice il signor
Raggi, ex operaio delle acciaierie oggi in pensione, uomo religiosissimo
-. Adesso sono preoccupato per il mio amico Mohamed, l’ambulante
all’angolo, e per tutti gli altri marocchini di Terni: sono appena
venuti da me in delegazione col loro rappresentante (Abderrahim Maarouf,
ndr ) a farmi le condoglianze, sono spaventati, temono vendette, ma io
li ho già invitati tutti al funerale di David (fissato per martedì in
Duomo alle ore 15, ndr ). So che la rabbia sta montando su Facebook,
girano parole di fuoco, io dico invece che adesso non dobbiamo chiuderci
nell’odio, ma piuttosto tornare fuori e imparare a stare bene insieme
agli altri. Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia».
Al posto sbagliato nel momento sbagliato
David
Raggi avrebbe compiuto 27 anni il 4 luglio. Giovedì sera, mentre si
godeva con i suoi amici il primo annuncio di primavera, in piazzetta
dell’Olmo, il destino gli ha teso l’agguato più feroce, per mano di
Amine Assaoul, 29 anni, giovane marocchino ubriaco e probabilmente anche
drogato, che dopo una furiosa colluttazione con due poliziotti fuori
servizio ha avuto uno scatto verso di lui («Tu che cosa hai da
guardare?») e con un collo di bottiglia gli ha reciso la carotide, fuori
dal pub «People». Amine Assaoul era sbarcato a ottobre scorso a
Lampedusa, dopo che era stato già espulso a maggio dall’Italia per i
suoi tanti reati tra Fermo - dove aveva picchiato e rapinato un
sacerdote - e Terni, dove vive ancora sua madre, Fatiha, che lavora come
badante. Ma Assaoul non era un clandestino. Quando l’hanno arrestato,
aveva in tasca un permesso temporaneo di soggiorno: era in attesa,
infatti, della decisione finale dello Stato italiano sul ricorso da lui
presentato contro il rigetto della domanda per ottenere lo status di
«rifugiato politico».
Comportamenti violenti
Smaltita
la sbornia, sabato l’uomo ha subito nominato il suo avvocato di
fiducia, Giorgio Panebianco, che lo è andato a trovare in carcere. Nelle
ultime settimane aveva già seminato il terrore nella discoteca
«Stardust» e nella pizzeria «Lo Strabacco» e aveva cacciato di casa («Un
giorno di questi t’ammazzo») pure il secondo marito di sua madre, Omar.
David Raggi, invece, studiava Biotecnologie farmaceutiche e faceva
l’infermiere volontario sulle ambulanze del 118. Giovedì sera ha capito
lui stesso che non c’era scampo e così è morto tra le braccia dei suoi
amici, raccomandandosi solo di portare un saluto ai genitori e a suo
fratello («Dite loro che gli voglio bene»).
Il fratello: «Non siamo razzisti»
Anche Diego lavora per la grande acciaieria, ma in passato ha fatto
pure il buttafuori e il pugile: «Io non sono mai stato troppo bravo a
porgere l’altra guancia - confessa -. E infatti ora dico che chi ha
ucciso mio fratello non dovrà più uscire dal carcere. Perché se esce,
allora sì che m’arrabbio. Noi non siamo razzisti, l’assassino poteva
essere italiano, olandese, americano. L’importante è che ci sia
giustizia». Anche la mamma di Diego e David, la signora Bruna, si
dà da fare come volontaria, all’Actil, una cooperativa che aiuta
disabili fisici e psichici. È una famiglia così, la loro. Una famiglia
che ha ancora dei valori. Ai funerali, martedì, metteranno una cassetta
per le offerte fuori dalla chiesa. Il ricavato andrà in beneficenza.
come badante. Ma Assaoul non era un clandestino. Quando l’hanno arrestato, aveva in tasca un permesso temporaneo di soggiorno: era in attesa, infatti, della decisione finale dello Stato italiano sul ricorso da lui presentato contro il rigetto della domanda per ottenere lo status di «rifugiato politico».
Comportamenti violenti
Smaltita la sbornia, sabato l’uomo ha subito nominato il suo avvocato di fiducia, Giorgio Panebianco, che lo è andato a trovare in carcere. Nelle ultime settimane aveva già seminato il terrore nella discoteca «Stardust» e nella pizzeria «Lo Strabacco» e aveva cacciato di casa («Un giorno di questi t’ammazzo») pure il secondo marito di sua madre, Omar. David Raggi, invece, studiava Biotecnologie farmaceutiche e faceva l’infermiere volontario sulle ambulanze del 118. Giovedì sera ha capito lui stesso che non c’era scampo e così è morto tra le braccia dei suoi amici, raccomandandosi solo di portare un saluto ai genitori e a suo fratello («Dite loro che gli voglio bene»).
Il fratello: «Non siamo razzisti» Anche Diego lavora per la grande acciaieria, ma in passato ha fatto pure il buttafuori e il pugile: «Io non sono mai stato troppo bravo a porgere l’altra guancia - confessa -. E infatti ora dico che chi ha ucciso mio fratello non dovrà più uscire dal carcere. Perché se esce, allora sì che m’arrabbio. Noi non siamo razzisti, l’assassino poteva essere italiano, olandese, americano. L’importante è che ci sia giustizia». Anche la mamma di Diego e David, la signora Bruna, si dà da fare come volontaria, all’Actil, una cooperativa che aiuta disabili fisici e psichici. È una famiglia così, la loro. Una famiglia che ha ancora dei valori. Ai funerali, martedì, metteranno una cassetta per le offerte fuori dalla chiesa. Il ricavato andrà in beneficenza.
Una bella domanda, si suol dire. Perchè i bianchi non sono definiti " migranti", mentre lo sono gli arabi, i neri, ecc.??
Le parole sono importanti oltre ad essere un arma a doppio taglio . Qui , cosi rispondo in anticipo a chi mi dirà : << strano ma non eri libertario ed anti politicamente scorretto >> ? , che qui non è questione di politicamente o anti politicamente scorretto è questione di buon senso . Perché le parole son un arma usata ad uso e consumo del potere , di chi parla alla pancia ( cioè agli istinti più bassi ) , possono a secondo del loro uso determinare odio amore , o come in questo caso essere discriminatorie
Surely any person going to work outside their country is an expatriate? But no, the word exclusively applies to white peopleWhy are white people expats when the rest of us are immigrants?
Expats or immigrants? Photograph: Matt Brandon
Mawuna Remarque Koutonin
Mawuna Remarque Koutonin is editor of SiliconAfrica.com and a social activist for Africa Renaissance. @siliconafrica
What is an expat? And who is an expat? According to Wikipedia, “an
expatriate (often shortened to expat) is a person temporarily or
permanently residing in a country other than that of the person’s
upbringing. The word comes from the Latin terms ex (‘out of’) and patria
(‘country, fatherland’)”.
Defined that way, you should expect that any person going to work
outside of his or her country for a period of time would be an expat,
regardless of his skin colour or country. But that is not the case in
reality; expat is a term reserved exclusively for western white people
going to work abroad.
Africans are immigrants. Arabs are immigrants. Asians are immigrants.
However, Europeans are expats because they can’t be at the same level
as other ethnicities. They are superior. Immigrants is a term set aside
for ‘inferior races’.
Don’t take my word for it. The Wall Street Journal, the leading financial information magazine in the world, has a blog dedicated to the life of expats and recently they featured a story ‘Who is an expat, anyway?’.
Here are the main conclusions: “Some arrivals are described as expats;
others as immigrants; and some simply as migrants. It depends on social
class, country of origin and economic status. It’s strange to hear some
people in Hong Kong described as expats, but not others. Anyone with
roots in a western country is considered an expat … Filipino domestic
helpers are just guests, even if they’ve been here for decades.
Mandarin-speaking mainland Chinese are rarely regarded as expats … It’s a
double standard woven into official policy.”
The reality is the same in Africa
and Europe. Top African professionals going to work in Europe are not
considered expats. They are immigrants. Period. “I work for
multinational organisations both in the private and public sectors. And
being black or coloured doesn’t gain me the term “expat”. I’m a highly
qualified immigrant, as they call me, to be politically correct,” says
an African migrant worker.
Most white people deny that they enjoy the privileges of a racist
system. And why not? But our responsibility is to point out and to deny
them these privileges, directly related to an outdated supremacist
ideology. If you see those “expats” in Africa, call them immigrants like
everyone else. If that hurts their white superiority, they can jump in
the air and stay there. The political deconstruction of this outdated
worldview must continue.
Mawuna Remarque Koutonin is the editor of SiliconAfrica.com, where this blog was first published. Follow @siliconafrica on Twitter.