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9.2.26

"Uno show disgustoso", "Sei un perdente": dal Super Bowl ai Giochi di Milano Cortina , Trump ne ha per tutti

le reazioni di trump davanti alle critiche ed opinioni differenti sono lo metodo della nostra premier. Fateci caso Attacca in modo esagerato chi dissente istigando odio sociale .
Stessa strategia Stesso "abuso" .

fonte  gazzetta  delllo sport  online  9 febbraio 2026 

Il presidente degli Stati Uniti se la prende con Bad Bunny per lo show al Super Bowl e anche con il freestyler Hass che l'aveva criticato
Dalla nostra inviata Marisa Poli 
Trump contro tutti. Contro i suoi atleti che all’Olimpiade si sono permessi di dissociarsi dalle politiche antimmigrazione. Contro lo spettacolo del Super Bowl di Bad Bunny, che dopo aver vinto tre Grammy award ha incantato il pubblico con un messaggio semplice e radicale: "Assieme siamo l'America. L'unica cosa più potente dell'odio è l'amore". Prima del trionfo di Seattle, in mezzo le star come Lady Gaga, Ricky Martin, Cardi B, Pedro Pascal e Jessica Alba, una taqueria di Los Angeles, uno degli ultimi social club portoricani di Brooklyn, persone normali in campo per un'America plurale. E Trump non ha gradito: "Lo show più brutto di sempre, uno schiaffo in faccia all'America. Nessuno capisce una parola e il ballo è disgustoso, soprattutto per i bambini"



Tutti contro  tutti  Ai Giochi il primo è stato il freestyler Hunter Hess. “Gareggiare per gli Stati Uniti non vuol dire che io approvi tutto quello che sta succedendo nel mio Paese”. Il riferimento era alle aggressive operazioni di controllo dell’immigrazione avviate dall’amministrazione Trump e alle due vittime di Minneapolis. Hess è stato chiaro: “Se è in linea con i miei valori morali, mi sento come se stessi rappresentando il mio Paese. Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”. E il presidente non ha fatto attendere la risposta pacata: “Sei un vero perdente, torna a casa”. Poi sono arrivati Chris Lillis, anche lui freestyler, e la pattinatrice Amber Glenn: “Siamo preoccupati per quello che sta succedendo da noi”. A criticarli anche YouTuber Jake Paul (quello massacrato da Anthony Joshua nella sfida di pugilato). “Messaggio da tutti i veri americani: se non volete rappresentare questo Paese, andate a vivere altrove” ha scritto su X, dove ha 4,4 milioni di follower. Ma gli atleti olimpici Usa non si sono fatti spaventare. Lo sciatore freestyle Chris Lillis ha fatto riferimento all'Ice (l’Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia per l'immigrazione e le dogane) e ha affermato di essere “affranto” per quanto sta accadendo negli Stati Uniti. “Penso che, come Paese, dobbiamo concentrarci sul rispetto dei diritti di tutti e assicurarci di trattare i nostri cittadini come tutti gli altri, con amore e rispetto. Spero che quando le persone guardano gli atleti che gareggiano alle Olimpiadi, si rendano conto che que questa è l'America che stiamo cercando di rappresentare”.
Poi la pattinatrice artistica statunitense Amber Glenn ha affermato che la comunità LGBTQ+ ha attraversato un periodo difficile durante l'amministrazione Trump. In difesa di Trump e delle sue scelte politiche sono entrati in campo i campioni conservatoti. Dall'ex quarterback della NFL Brett Favre all'attore Rob Schneider, al deputato statunitense Byron Donalds. E c'è stata una valanga di insulti al vetriolo sui social. Amber Glenn pubblicato su Instagram di aver ricevuto “una quantità spaventosa di minacce e insulti per aver semplicemente usato la mia voce quando mi hanno chiesto come mi sentivo”. E ora scende in campo il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti: dopo il numero crescente di messaggi offensivi e dannosi rivolti agli atleti ha deciso che rimuoverà i contenuti e segnalerà le minacce credibili alle forze dell'ordine.

8.2.26

Il femminicida, lo straniero e il linciaggio. di Giampaolo cassitta

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L’ennesimo femminicidio (ma i carnefici ne sono consapevoli? Me lo chiedo) ci racconta una storia identica e insieme diversa dalle altre. C’è un ragazzo di diciannove anni, di normale famiglia – siamo tutti di buona famiglia, ormai nessuno ci crede più – che incontra una ragazza di diciassette anni, Zoe. Non una vera amicizia, diciamo una conoscenza. Forse in passato c’era stato qualche approccio, cose da ragazzini, cose così. Lui, Alex Manna, è fidanzato e ha avuto anche una relazione con la migliore amica di Zoe. Vicissitudini adolescenziali, vissute da sempre, da tutti. Più o meno.
Accade che i due restino soli. Forse Alex tenta un approccio, Zoe non accetta, lui le sferra un pugno. Forse Zoe prova a difendersi. Lui le mette le mani al collo. Zoe non respira più. La spinge contro una balconata e, in un attimo, Zoe cade giù, in un canale dove verrà recuperata dai vigili del fuoco ormai senza vita.
Siamo a Nizza Monferrato, nella ricca provincia di Asti, un paese di diecimila anime. Cose normali. Più o meno.
Gli amici sanno che Zoe si è allontanata con Alex. Lui, prevedendo le domande degli altri ragazzi, decide di depistare, di raccontare un’altra storia, di quelle che vedi su Netflix o magari su YouTube: storie sgangherate ma che, a volte, funzionano.
Fino a un certo punto.
Rientra a casa, si cambia la maglietta sporca di sangue. Gli amici di Zoe, che non la vedono tornare, si preoccupano. Zoe non risponde al cellulare. Sentono Alex, che abbozza e poi, colpo di scena, racconta che c’è un altro ragazzo, un giovane di origini africane adottato da una famiglia. Un giovane con problemi psichiatrici. Li ha inseguiti, lui ha avuto paura, è fuggito e Zoe non ce l’ha fatta. Straniero e psicopatico. Perfetto.
Lo racconta agli amici e lo racconta ai carabinieri, in caserma, dove entra come testimone e ne esce con l’accusa di femminicidio. Ha confessato. Ma c’è un passaggio pericoloso, gravissimo: oltre cinquanta persone raggiungono la casa dove vive il ragazzo con problemi di salute e vorrebbero linciarlo. Perché il male non abita nelle nostre famiglie. Alex è un bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. E invece.
Il depistaggio di Alex è figlio del pregiudizio. L’idea di potersela fare franca, perché siamo padroni a casa nostra. Anche di uccidere. Ma non è così. Il vocabolario affettivo, in questa storia di provincia operosa e benestante, semplicemente non esiste. I nostri figli sono immersi nel vortice dell’anaffettività e dovremmo parlarne. Dovremmo però parlare anche di quei cinquanta adulti pronti a linciarne uno innocente. Per dire

Jutta Leerdam schiacciata dalla pressione, va via furiosa: la stampa olandese presenta una protesta









Jutta Leerdam schiacciata dalla pressione, va via furiosa: la stampa olandese presenta una protesta

Jutta Leerdam vorrebbe stare "nella sua bolla" alle Olimpiadi di Milano Cortina, potersi concentrare al meglio sulle sue gare di pattinaggio di velocità in cui è stata argento a Pechino 2022 e pluricampionessa mondiale, ma per un'atleta che ha fatto della presenza social e delle apparizioni col suo fidanzato Jake Paul una parte significativa della propria vita, adesso è molto difficile sottrarsi alla pressione asfissiante dei media e dell'opinione pubblica olandesi.

La stampa olandese contro Jutta Leerdam alle Olimpiadi di Milano Cortina
La 27enne se n'è andata via furiosa dal palazzetto milanese sede degli allenamenti (il Milano Speed Skating Stadium, dove gareggerà lunedì nei 1000 metri), dopo aver parlato in un'intervista con la TV pubblica olandese NOS. È stata questa l'unica occasione in cui si è concessa finora ai media del suo Paese, che non la stanno prendendo bene: è stata presentata addirittura una protesta ufficiale al capo delegazione dei Paesi Bassi.
Dopo mesi di sovraesposizione mediatica, dovuta soprattutto alla sua relazione con lo youtuber e pugile americano Jake Paul, la Leerdam pensava che potesse isolarsi completamente una volta arrivata a Milano, per focalizzarsi sulla prestazione sportiva. "Volevo restare un po' nella mia bolla e prepararmi per la gara. Non devo necessariamente condividere tantissimo", ha spiegato nell'intervista a NOS riguardo alla polemica mediatica nata intorno a lei.
Nonostante la sua naturale propensione a stare davanti alle telecamere, Jutta ha ammesso che l'attenzione costante ha iniziato a pesare con l'avvicinarsi dell'appuntamento olimpico. E dunque la pattinatrice a Milano ha rifiutato più volte di parlare con la stampa. A quel punto la Nederlandse Sport Pers, ovvero l'associazione professionale olandese dei giornalisti e fotografi sportivi, ha presentato venerdì una protesta ufficiale presso il capo delegazione Carl Verheijen, ma anche nei confronti di André Cats, direttore dello sport di vertice presso il Comitato Olimpico olandese.




Jutta Leerdam schiacciata dalla pressione, va via furiosa: la stampa olandese presenta una protesta

La mossa sembrava aver sortito effetto, visto che sabato la Leerdam è tornata sulla sua scelta e ha promesso di parlare comunque con la stampa olandese, perché "non voleva farne un dramma". E tuttavia dopo l'intervista concessa a NOS è uscita arrabbiata dall'arena senza parlare con gli altri giornalisti. La situazione resta dunque molto tesa, il che non è un bene visto che si parla di una delle punte di diamante della squadra dei Paesi Bassi.

L'intervista abbastanza tesa con la TV del suo Paese
Peraltro anche l'intervista con la TV pubblica olandese è stata caratterizzata da una certa inquietudine, a testimonianza di uno stato d'animo non sereno di Jutta. "Non ho molto da dire, mi sto concentrando e ogni giorno lavoro per migliorare sul ghiaccio. Sto lavorando verso la mia gara, quindi in realtà non ho molto da dire – ha spiegato – Naturalmente condivido molto online, e racconto anche come sto, quindi non ho la sensazione di doverlo fare anche in altri posti. Perché sono già abbastanza aperta, credo".
La pattinatrice – che ha disertato la cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano Cortina proprio per restare appartata – si è irrigidita quando la conversazione si è spostata sulla sua caviglia, che evidentemente non è al meglio. Qualche giorno fa si è visto il fisioterapista che la picchiettava con un martelletto. È la caviglia che due anni fa le ha dato molti problemi, tanto da farla piangere dicendo che non provava più piacere nel pattinaggio. "Oh, lo facciamo abbastanza spesso – si è schermita ora – È qualcosa su cui non voglio davvero entrare. Era un problema qualche anno fa. Abbiamo trovato un modo per tenerla bene. Quindi è quello che faccio. Ogni giorno".
L'intervistatore ha provato a insistere sull'argomento, ma ha trovato un muro: "Non entro nei dettagli. Perché sono qui per disputare una gara e questo è qualcosa che per me funziona. E per tanti altri atleti. È un modo per tenerla ben sciolta. Se è bloccata dà fastidio, e due anni fa ne ho sofferto tantissimo. E non lo vogliamo più. È importante che stia bene. Questo mi permette di esprimere tutta la mia forza quando sono sul ghiaccio. Ed è anche il motivo per cui ho iniziato a pattinare molto più forte. Mi sento bene e sono in forma. Voglio solo fare una buona gara e poi vedremo che risultato verrà fuori", ha concluso prima di lasciare il palazzetto molto scura in volt

Lindsey Vonn, infortunio choc a Cortina. La caduta e le urla di dolore, portata via in elicottero. In pista con il crociato rotto

  fonte  ilmessagero tramite msn.it





Lindsey Vonn, infortunio choc a Cortina. La caduta e le urla di dolore, portata via in elicottero© Internet (altro)

Dal sogno olimpico all’incubo in pochi secondi. Lindsey Vonn, leggenda dello sci alpino, è caduta rovinosamente durante la discesa sul tracciato di Cortina, infortunandosi gravemente dopo poche porte. Un epilogo drammatico per quella che doveva essere la sua ultima discesa olimpica
La gara e la caduta


Partita con il pettorale 13, l’americana ha perso il controllo nella parte alta della pista: all’atterraggio di un salto le ginocchia non hanno retto. L’impatto è stato immediato, la caduta violenta. Vonn è rimasta a terra e sul parterre è calato un silenzio irreale. Mani sul volto per Breezy Johnson, compagna di squadra e leader provvisoria della gara, rimasta a lungo in attesa mentre i soccorsi trasportavano Vonn in toboga.


Il peso di un ginocchio martoriato

Solo poche settimane fa, dopo l’infortunio di Crans Montana, Lindsey Vonn aveva parlato apertamente delle sue condizioni fisiche. «Ho un ematoma osseo, comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, e un danno al menisco. Non sappiamo se fosse preesistente o causato dall’incidente», aveva spiegato. Parole accompagnate dalla consueta determinazione: «So che le mie possibilità non sono più quelle di prima, ma finché c’è una possibilità, ci proverò».

Gareggiare senza legamento crociato anteriore, con una protesi in titanio al ginocchio sinistro, è stata l’ennesima sfida di una carriera costruita spingendo sempre oltre i limiti.



«La discesa libera è uno sport pericoloso, può succedere di tutto. Ma per quante volte sono caduta, mi sono sempre rialzata», aveva detto la “Speed Queen”, oro olimpico nel 2010. Nessuna paura, almeno a parole. «Sono sempre stata temeraria, la paura non ha mai fatto parte della mia vita», aveva ribadito alla vigilia.


Il ritorno più difficile

Quello di Cortina era il ritorno più complicato di tutti. Dopo la terribile botta di Crans Montana, presentarsi al cancelletto della discesa olimpica sembrava un’impresa impossibile per chiunque, persino per Lindsey Vonn. Eppure, a 41 anni, dopo cinque anni di pausa, era riuscita non solo a tornare in gara, ma anche a vincere di nuovo in Coppa del Mondo, diventando l’atleta più anziana di sempre a riuscirci. Allenamenti meticolosi, cinque chili di muscoli in più, una gestione scientifica del dolore e i consigli del nuovo tecnico, Aksel Svindal, avevano riportato Vonn alle origini: velocità, coraggio, linee aggressive. Il soprannome di “donna bionica” era tornato a circolare, ma insieme anche la sensazione che una fuoriclasse non vada mai data per finita.

Il messaggio della vigilia

Solo la sera prima della gara, Vonn aveva affidato ai social un lungo messaggio carico di emozione. «Arrivare a queste Olimpiadi è stato un viaggio in cui molti non hanno creduto. Sono tornata perché amo le gare di sci. So chi sono e di cosa sono fatta», aveva scritto. E ancora: «Le probabilità sono contro di me, ma quando succede tiro fuori il meglio di me. Domani correrò la mia ultima discesa olimpica. Qualunque cosa accada, ho già vinto». Parole che oggi suonano come un testamento sportivo. Perché l’ultima discesa, quella che doveva essere la più bella, si è trasformata in una caduta devastante.


Una carriera olimpica leggendaria

Il bilancio olimpico di Lindsey Vonn resta straordinario: oro in discesa libera e bronzo in superG a Vancouver 2010, bronzo in discesa a Pyeongchang 2018, oltre a una carriera segnata da infortuni, rientri impossibili e record. Assente a Sochi 2014 per la rottura del crociato, ritirata nel 2019, è tornata contro ogni pronostico in vista di Milano-Cortina, dimostrando ancora una volta di essere molto più di una semplice campionessa. Oggi restano le immagini della caduta, il silenzio della pista e l’incertezza sulle condizioni del ginocchio. Ma anche una certezza: Lindsey Vonn ha riscritto i confini della longevità sportiva e del coraggio. E, comunque finisca, la sua storia nello sci è già leggenda.

“Polmoni a popcorn nei giovani che svapano”, allarme di Bassetti sulle sigarette elettroniche









Roma, 5 febbraio 2026 
 Comunemente vengono chiamati polmoni a pop-corn, ma il termine medico scientifico è molto meno rassicurante: bronchiolite obliterante. Si tratta di una patologia che – come avverte il direttore delle Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti – danneggia le vie aeree più piccole dei polmoni. A riprova delle sue parole l’infettivologo posta sui social la radiografia di un malato di bronchiolite obliterante, e domanda: “Li vedete quei segni bianchi nei polmoni?” La risposta è netta: “Sono gli effetti delle sigarette elettroniche”.
Tanti sintomi e nessuna cura
“Ormai è noto a livello medico, e non solo. Le sigarette elettroniche aromatizzate causano danni polmonari permanenti – sottolinea Bassetti –. Negli Stati Uniti, molti adolescenti hanno sviluppato una patologia chiamata ‘polmone a popcorn’ dopo aver svapato per vari anni. È una condizione che ti cambia la vita e, soprattutto, non ha una cura”. I sintomi sono: tosse cronica, respiro sibilante, estrema stanchezza e costante difficoltà a respirare
Da malattia professionale a patologia di chi svapa
Il “polmone a popcorn” in passato era considerato malattia professionale e collegato all’esposizione degli operai al diacetile negli impianti di produzione di popcorn per microonde ricorda Bassetti che sottolinea come oggi la preoccupazione si sia spostata sulle sigarette elettroniche.
"Il vapore delle sigarette elettroniche – spiega l’infettivologo – contiene una complessa miscela di sostanze chimiche. Molti aromi sono sicuri da mangiare, ma quando vengono riscaldati e inalati, diventano pericolosi. Danneggiano direttamente il tessuto polmonare ed entrano nel sangue senza alcun filtro. Le svapo sono diventate particolarmente popolari tra gli adolescenti, soprattutto per i gusti dolci e fruttati. Ed è qui che il rischio aumenta. Più di 180 agenti aromatizzanti vengono utilizzati negli e-liquidi. Se riscaldate, possono formare composti tossici. Sebbene il diacetile sia stato rimosso da alcuni prodotti, sostituti come l’acetoina, anche questi potrebbero essere altrettanto dannosi. Quando queste sostanze chimiche vengono svapate – prosegue Bassetti –, raggiungono i polmoni e altri organi in pochi secondi”.
Bassetti: “Conseguenze peggiori delle sigarette”
Bassetti cita anche studi secondo cui i giovani che svapano segnalano più problemi respiratori, anche rispetto ai fumatori. Infine chiede “normative più severe, etichette più chiare, test migliori ed educazione sanitaria
“Svapare può sembrare più sicuro che fumare – conclude l’esperto –. Ma l’inalazione di queste miscele chimiche può causare danni permanenti e ridurre l’aspettativa di vita”.

un un sogno che è diventato l'emozione di diletta antolini ballerina sarda alla alla cerimonia d'apertura di milanocorina2026

 la  nuova  sardegna  8\2\2026



Vorrei spiegare cos'è il patriarcato agli uomini che ce lo spiegano. da L'insostenibile leggerezza dell'essere




Vorrei spiegare cos'è il patriarcato agli uomini che ce lo spiegano. Patriarcato è essere una bambina e dover servire a tavola, mentre tuo fratello no.
È la fatica del carico fisico e mentale mentre ti dicono che sei fortunata perché tuo marito "ti" aiuta.
È un colloquio di lavoro dove ti chiedono se hai figli o vorresti averne.
È un tentativo di stupro in una spiaggia mentre sei sola e leggi un libro.
È un interlocutore che ti infantilizza in quanto donna.
È il nodo alla gola che ti sale quando sei sola di notte e incontri un uomo con aria predatoria.
È una strada sbarrata perché sei incinta o hai figli.
Il fastidio di entrare in un bar di vecchi ed essere oggetto di occhiate e battute.
Il commento sull'aspetto fisico da parte di un collega.
Il datore di lavoro che ti chiede di curarti di più.
Il professore universitario che ci prova anteponendo una gerarchia.
La violenza di un parto con kristeller ed episiotomia.
Dover nascondere le mestruazioni e lavorare con i crampi.
Essere sposata o "da sposare".
Guadagnare la metà dei colleghi maschi.
Subire una molestia dall'insegnante di musica.
Subire una molestia violenta dai tuoi compagni delle medie.
Ballare a una festa e trovarti le mani sul culo.
Essere pestata, violentata e uccisa ed essere pure colpevolizzata per questo.
Patriarcato è un marito che uccide i tuoi figli perché vuoi essere una donna libera.
E infine, ma non perché l'elenco sia finito, dover ascoltare degli uomini che ti spiegano che il patriarcato non esiste.
- G. Perin

7.2.26

il bellissimo gesto gesto degli atleti giapponesi alla polemica cerimonia d'apertura ., GLI OLIMPIONICI SENZA NEVE, LE "STONE" SCOZZESI DELL'ISOLA DISABITATA, L'ATLETA IN INCOGNITO: LE STORIE ASSURDE DELLE OLIMPIADI DI MILANO CORTINA.,

 tra  le  tante  polemiche  suscitate   dalla  gestione  e  conduzione della  rai   della  cerimonia  inaugurale  ce n'è  stata  una  che  mia    che  mi  ha   colpito   e   che  non ho notato   subito    per  motivi  di salute  ,  i bel gesto   in stile  olimpico   della  delegazione  giapponese .

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    vedremo  come  si  evolveranno     le 10 storie imperdibili   (  le  altre  9   perchè  una   si  è già  realizzata   con l'oro   quella  di Fontana  ) e   quelle  proposte   da  l'espresso 











Da Ailsa Craig, dove vengono estratte e levigate le pietre per il curling, alle storie degli sportivi in giro per il mondo, tra cui lo sciatore di Haiti cresciuto in un orfanotrofio e quelli che si allenano in un centro commerciale di Dubai 
Olimpionici nati all’altro polo di Grande Inverno, dove la neve non arriva mai. Paesi tropicali in gara, atleti poveri cresciuti in orfanotrofio, caraibici con i bob, persino uno slalomista senza nome. Sotto il manto innevato di Milano Cortina c’è spazio anche per le falde più bizzarre: storie e stranezze che sembrano scivolare fuori pista, ma finiscono dritte nel programma dei Giochi.


L'ISOLA DELLE STONE



A metà strada tra la Scozia e un set di fantascienza, per esempio, c’è Ailsa Craig. Un’isola disabitata, battuta dal vento e interdetta ai più, dove il tempo sembra essersi fermato. È da quella landa che arrivano quasi tutte le “stone" del curling: rocce rare scolpite a mano, scavate e levigate fino a diventare dischi perfetti. Cadono dal vulcano spento e finiscono a danzare sul ghiaccio olimpico, come Ufo domestici che seguono una scopa.


ATLETI SENZA INVERNO



Poi c’è chi la neve non l’ha mai vista cadere dal cielo. Alle Olimpiadi saranno presenti Benin, Guinea-Bissau, Emirati Arabi Uniti: Paesi senza inverno, senza montagne, senza alcuna tradizione negli sport invernali. Eppure in gara. È il nuovo record dei Giochi: 94 nazioni iscritte e una mappa che si allarga oltre quella già diffusissima di Milano Cortina, fino al deserto. O verso città diventate centri commerciali a cielo aperto.
A Dubai, per esempio, esiste una pista da sci incastrata dentro un mall, la Ski Dubai: ha neve artificiale, pinguini finti e aria condizionata. È lì che si è allenato Alexander Estridge: primo atleta invernale nella storia del Paese. “Non avrei mai immaginato che un ragazzo cresciuto sciando in un centro commerciale potesse arrivare alle Olimpiadi”, ha detto. Accanto a lui, per gli Emirati, gareggerà Muhammad Karim, nato in Pakistan, cresciuto con sci di seconda mano e oggi ai suoi quarti Giochi invernali. Da bambino batteva la neve a mano su una pista senza impianti, poi è finito a sciare nel deserto. Il paradosso è il suo metodo di allenamento.
Nei Caraibi, invece, la neve è una leggenda raccontata a sprazzi. Eppure la Giamaica si presenterà con tre equipaggi: bob a quattro, bob a due e monobob femminile. Sono passati decenni da Calgary 1988 (primo esperimento antillano da cui fu tratto il film Disney Cool Runnings), ma l’idea è la stessa: portare il caldo dove nessuno lo aspetta.


DA HAITI, OBIETTIVO MEDAGLIE


Tutti sperano di rientrare con delle medaglie, ma qualcuno arriva col nulla. Haiti tornerà ai Giochi con lo sciatore Richardson Viano, cresciuto in un orfanotrofio di Port-au-Prince e adottato da una coppia italiana sulle Alpi francesi. Storia simile per il fondista Stevenson Savart, anche lui nato ad Haiti, adottato in Francia, capace nel 2025 di vincere il Challenge Vincent Vittoz.



LE DUE BANDIERE DI MILANO CORTINA E IL MEDICO


Qualche bandiera cambia mano. Francis Ceccarelli è nato nelle Filippine, poi adottato da una famiglia italiana che gli ha messo gli sci in Toscana. A Milano Cortina gareggerà per il Paese che l’ha messo al mondo, sulle montagne di quello in cui è cresciuto. Anche chi non ci sarà lascia una lamella di bizzarria. Nathan Chen, campione olimpico del pattinaggio, ha deciso di saltare la tappa olimpica italiana per studiare medicina. Ha detto che “preparare il test di ammissione è stato più stressante delle Olimpiadi”.


L'ATLETA SENZA NOME


Dal Benin arriva Nathan Tchibozo, 21 anni, primo sciatore della storia del Paese. In patria non esiste l’inverno: solo stagione secca e stagione delle piogge. Senza nome, invece, il volto della Guinea-Bissau: la sua presenza è stata annunciata, ma non trova ancora un’identità ufficiale. Come riporta Ansa, dovrebbe trattarsi di Winston Tang, cresciuto negli Stati Uniti e allenato nello Utah, che gareggia in slalom, speciale e gigante. Fin qui è riuscito a scansare anche le indiscrezioni.

Jutta Leerdam alle Olimpiadi è già un caso: “Vive da milionaria. Il suo comportamento è orribile” o sceglie di fare la modella o l'influenzer

  fonte   https://www.fanpage.it/sport/sport-invernali/jutta-leerdam-alle-olimpiadi-e-gia-un-caso-vive-da-milionaria-il-suo-comportamento-e-orribile/


Jutta Leerdam alle Olimpiadi è già un caso: “Vive da milionaria. Il suo comportamento è orribile”

Jutta Leerdam, campionessa olandese per il pattinaggio di velocità è finita al centro di feroci polemiche per il suo stile di vita ostentato sui social. Johannes Gerrit Derksen, ex storico calciatore olandese, non ha avuto pietà: “L’Olanda si sta stancando di lei”


Jutta Leerdam ha vinto alle Olimpiadi di Pechino 2022 una medaglia d'argento sui 1.000 metri nel pattinaggio di velocità, confermando le sue doti di campionessa già espresse nel 2017 quando, a soli 19 anni, nella categoria juniores sorprese tutti conquistando l'oro mondiale di categoria a Helsinki. A Milano Cortina torna per difendere i colori della sua Olanda con ottime chance di bissare il podio dei Giochi in Cina, ma al di là delle indubbie qualità di atleta, la sua fama e notorietà è legata a ben altro: Jutta è la splendida fidanzata del pugile e youtuber Jack Paul, con cui si è legata nel 2023, relazione grazie alla quale è diventata anche una sempre più seguita influencer con milioni di follower sui social. Dove posta costantemente momenti della sua vita privata e sportiva, tra cui ultimamente tutto ciò che riguarda la sua partecipazione alle Olimpiadi invernali, che le hanno riservato non poche critiche da parte di Johannes Gerrit Derksen, ex storico calciatore olandese.

Jutta Leerdam e l'arrivo alle Olimpiadi di Milano Cortina sul jet privato tra lusso e ostentazione







In Olanda tutti si aspettano moltissimo da Jutta Leerdam, tra le atlete nazionali più attese di Milano Cortina, ed è per questo motivo che i suoi connazionali hanno poco gradito quanto ha recentemente postato sui propri profili social che si scontra apertamente con lo spirito olimpico che dovrebbe invece amalgamare una Nazione unita verso il medesimo scopo: Leerdam ha pubblicato il suo arrivo a Milano sul proprio jet privato e non insieme agli altri atleti olandesi, dopo aver ottenuto la concessione dalla propria Federazione, scatenando critiche e polemiche sul suo atteggiamento da diva, che mal si sposa a quello di una pattinatrice concentrata a dar tutto sul ghiaccio. Tra sushi gourmet, pasticcini griffati, bandierine inneggianti il suo nome durante l'esclusivo viaggio privato, in una sfrontata ostentazione di lusso e raffinatezze, hanno così portato Leerdam al centro del ciclone.

Le critiche feroci a Jutta Leerdam: "L'Olanda si sta stancando di lei e del suo fare da diva"

Ad alzare l'onda di indignazione e fastidio ci ha pensato Johannes Gerrit Derksen, ex storico calciatore olandese, oggi stimato opinionista sportivo che in diretta TV ha criticato quanto fatto e mostrato da Leerdam, considerato un oltraggio alle compagne e compagni di nazionali e agli stessi tifosi: "Vive già come una milionaria, con jet privati ​​e tutto il resto. Il suo comportamento è orribile per me. E' come quello di una diva non di una professionista prossima ad una Olimpiade. Se fossi il suo allenatore, non lo tollererei" ha concluso il 77enne ex calciatore che poi ha ribadito l'inconciliabilità tra la vita di un professionista e quanto mostrato da Leerdam che sta creando una spaccatura sempre più evidente. "A poco a poco tutta l'Olanda sta iniziando a stancarsi del suo comportamento. Dovrebbe essere per prima lei a volerlo, di sua spontanea volontà e invece…"

Jutta Leerdam e la popolarità sempre più crescente da quando si è fidanzata con Jack Paul

Jutta Leerdam è ovviamente salita alla ribalta delle cronache rosa e del gossip quando nel 2023 si unì in relazione a Jack Paul uno dei più famosi e influenti pugili e youtuber americani. Per la ventottenne olandese si è registrato un picco incredibile di notorietà, anche grazie alla sua bellezza di certo non passata inosservata, che è ulteriormente esploso quando lo scorso anno ha annunciato il fidanzamento ufficiale. Da quel momento Leerdam è diventata sempre più virale sui social, dove non manca di postare quotidianamente le sue gesta professionali ma soprattutto la sua vita privata privilegiata, a fronte di una escalation di follower che ora toccano i 7 milioni tra Instagram e TikTok. Aprendo il fianco inevitabilmente anche a facili critiche e speculazioni sulla sua professionalità.







Jutta Leerdam, a Milano Cortina per concessione nazionale: non si era qualificata ai 1.000 metri

Anche perché le aspettative su Jutta, in Olanda sono altissime visto che la sua partecipazione a Milano Cortina era tutt'altro che scontata. Lo scorso 30 dicembre, in occasione dei Dutch Olympic Trials, le selezioni olimpiche olandesi per i Giochi di Milano Cortina 2026, Leerdam è caduta sbattendo violentemente sulla balaustra nella gara dei 1.000 metri mancando il tempo olimpico. Poi, si è rifatta nei 5.000 metri ottenendo il pass sulla distanza ma restando in stand-by pre la disciplina che da sempre la rappresenta. Finché la Federazione olandese non ha deciso di concederle in via del tutto discrezionale, l'accesso olimpico anche per i 1.000 metri, dove Leerdam sarà impegnata il prossimo 15 febbraio a Milano Cortina. "Sono felice che questa possibilità non abbia privato nessun'altra mia connazionale per andare alle Olimpiadi" aveva detto suo tempo una riconoscente Leerdam, entrando nel cuore degli olandesi. Da cui è uscita prontamente, per il recente stile di vita mostrato sui social.

Olimpiadi Milano Cortina 2026 Milano Cortina Sorelle Delago Flora Tabanelli Miro Tabanelli Fratelli Rivers speciale Lo sci acrobatico alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 speciale Lo sci alpino alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 speciale Speciale Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026

Da  rainews

Milano Cortina, dalle Olimpiadi storie di fratelli e sorelle in gara sulla stessa pistaansa
Che si tratti della gioia di Henri Rivers, unico dei tre gemelli a essersi qualificato alle Olimpiadi, a quello delle sorelle Delago dello sci alpino, ai fratelli Tabanelli nello sci freestyle, i Giochi olimpici sono anche una questione di famiglia

Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 non sono solo una celebrazione dello sport mondiale, ma si confermano un vero e proprio "affare di famiglia" per molti atleti e atlete. Il legame di sangue diventa una forza aggiuntiva, portando sulle piste storie di crescita condivisa, supporto reciproco durante i successi e le sconfitte comuni.

Miro e Flora Tabanelli

Flora e Miro Tabanelli, cresciuti sulle nevi emiliane del Corno alle Scale, sono le nuove stelle dello sci freestyle italiano. Flora Tabanelli a soli 18 anni è già una delle atlete più attese dei Giochi. Nel 2025 ha fatto la storia diventando la prima italiana a vincere la Coppa del Mondo generale di freestyle e quella della specialità di Big Air. Nel febbraio 2026, si presenta ai blocchi di partenza di Livigno come la punta di diamante della nazionale. Miro Tabanelli, fratello maggiore e "ispiratore" di Flora, ha raggiunto risultati storici come il secondo posto nel Big Air di Pechino nel 2024. Entrambi gareggeranno nelle specialità Slopestyle e Big Air.

Le sorelle Delago

Originarie della Val Gardena, Nicol e Nadia Delago incarnano la tradizione e la potenza della discesa libera azzurra. Nicol Delago ha iniziato il 2026 in forma smagliante, conquistando il 17 gennaio la sua prima vittoria in Coppa del Mondo nella discesa di Tarvisio. Nadia Delago, già medaglia di bronzo a Pechino 2022, affronta i Giochi di casa insieme alla sorella, con la quale ha condiviso ogni tappa della carriera. Le due saranno protagoniste sulla pista Olimpia delle Tofane a Cortina d'Ampezzo, con la finale di discesa femminile in programma l'8 febbraio 2026.

I fratelli Chanloung

Una delle storie più singolari di questi Giochi è quella di Mark e Karen Chanloung, fondisti nati e cresciuti a Gressoney, in Valle d'Aosta, ma in gara per la Thailandia (paese d'origine del padre). Nonostante difendano i colori tailandesi, i due atleti vivono e si allenano quotidianamente sulle Alpi italiane, rendendo questi Giochi una vera olimpiade "in casa". Milano Cortina 2026 rappresenta la terza partecipazione olimpica consecutiva per loro. Legame col territorio: 

I gemelli giamaicani

Henniyah, Henri IV ed Helaina Rivers, nati nel 2007, hanno già gareggiato nei Giochi Olimpici Giovanili (YOG) a Gangwon nello sci alpino. Sebbene l'obiettivo fosse quello di qualificarsi tutti e tre per rappresentare la Giamaica, solo uno di loro ha ottenuto il pass olimpico ufficiale per le competizioni. Henri Rivers IV, è l'unico dei tre fratelli ad aver centrato la qualificazione ufficiale. Gareggerà nello slalom speciale maschile a Bormio il 16 febbraio 2026. Henniyah ed Helaina sono andate molto vicine alla qualificazione, ma non sono riuscite a ottenere i punti necessari entro il termine ultimo di gennaio 2026. Saranno comunque presenti in Italia per sostenere il fratello. La partecipazione dei gemelli Rivers nello sci alpino si unisce a quella più consolidata della squadra di bob, rendendo la Giamaica una presenza notevole ai Giochi italiani.

     

Il becero revisionismo ed equiparazione foibe e Shoah

  Come promesso riprendo l'argomento accento nel finale. Chiarenfo di come sia assurdo paragonare e mettere sullo stesso piano    le due principali del secolo scorso

 Sebbene entrambe  siano eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale che derivano dall' esacerbarsi del nazionalisti di fine ottocento e grande guerra ( I conflitto mondiale ), le Foibe e l'Olocausto (o Shoah) presentano differenze profonde per obiettivi, scala e contesto storico. Ecco un sunto con le differenze principali 





  Oltre a tali differenze  c'è anche il Contesto Storico: L'Olocausto fu un progetto ideologico globale del Terzo Reich per "ripulire l'Europa  dalle impurità razziali ". Invece Le foibe 


Soprattutto in dalmazia furono invece legate alle tensioni di confine tra Italia e Jugoslavia e alla repressione attuata dal regime comunista jugoslavo alla fine della guerra.
Per la Natura del Crimine: Molti storici sottolineano che equiparare i due eventi è improprio sul piano storico e giuridico: la Shoah rappresenta un evento unico per la sua natura industriale e l'obiettivo di annientamento totale di un'etnia (gli ebrei )e di tutto ciò  non "puro ".  Inoltre la Shoah è priva a di  Esodo . infatti si parla di Esodo Giuliano-Dalmata cioè quando : Ai massacri delle foibe  e della dittatura nazionl comunista seguì l'esilio forzato di circa 250.000-350.000 italiani dall'Istria, Fiume e Dalmazia. Ecco quindi che    Le foibe e l'Olocausto sono due tragedie storiche distinte per contesto, cause e vittime.Foibe e Shoah, due facce della stessa medaglia cioè furono abberazioni  della storia  e rappresentano due eventi simili ma distinti della storia . La Shoah, che coinvolge circa 6 milioni di ebrei, è ricordata il 27 gennaio, mentre le Foibe, che coinvolgono migliaia di italiani, vengono commemorate il 10 febbraio. Entrambi i eventi hanno avuto un impatto significativo sulla storia e sulla cultura italiana, ma sono stati trattati in modi diversi dalla società. La Shoah è stata oggetto di una celebrazione più ampia e di una memoria condivisa, mentre le Foibe sono state spesso sottovalutate e oscurate pr motivi ideologico ,  opportunismo , pace sociale , guerra fredda . Questo dualismo ha portato a polemiche e discussioni sulle due ricorrenze, con alcune frange politiche  culturali /mediatiche cercando di ricondurre le Foibe alla Shoah per costruire una memoria condivisaSebbene siano entrambi eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale, le Foibe e l'Olocausto (o Shoah) presentano differenze profonde per obiettivi, scala e contesto storico come  è detto in questo post

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