l queste paraolimpiadi invermali saranno particolari infatti queste paraolimpiadi di Milano Cortina 2026 rappresenteranno un momento storico per il Movimento Paralimpico: nel 2026 ricorreranno infatti il 50° anniversario dei primi Giochi Paralimpici Invernali, disputati nel 1976 a Örnsköldsvik, in Svezia, e il 20° anniversario di Torino 2006. Il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) guarda a questa edizione come a un appuntamento destinato a essere il migliore di sempre sotto il profilo sportivo e tra i più suggestivi dal punto di vista scenografico, grazie alla bellezza dei territori che ospiteranno i Giochi. Infatti
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C’è una eredità importante che le imminenti Paralimpiadi Milano Cortina 2026 potrebbero lasciare al Paese: il riconoscimento come Lea, Livello essenziale di assistenza, dell’attività motoria per i disabili. A chiederlo è Davide Giorgi, presidente del Comitato Italiano Paralimpico Veneto.
IL Presidente Giorgi, tra i 665 atleti in gara alle Paralimpiadi che inizieranno il 6 marzo ci sono anche cinque veneti. Il problema è il pubblico, si teme un calo di spettatori rispetto ai Giochi appena conclusi, tant’è che a Cortina stanno valutando di togliere alcuni divieti al traffico. Che previsioni avete?
«La Fondazione Milano Cortina 2026 ci dice che la vendita dei biglietti è andata bene. Certo, stiamo parlando di Paralimpiadi e non di Olimpiadi, ma di edizione in edizione si è registrato un crescendo di pubblico e di interesse. Dipende molto dal tam-tam che riusciremo a fare. Su questo ci stiamo muovendo anche noi, i Comuni ci stanno dando una mano coinvolgendo le associazioni sportive e sociali».
C’è già polemica: il Comitato Paralimpico Internazionale ha consentito la partecipazione di atleti russi e bielorussi, ammettendoli con bandiere e inni nazionali, mentre ai Giochi figuravano come atleti neutrali. Ucraina e altri Paesi hanno deciso di boicottare la cerimonia inaugurale all’Arena di Verona. Qual è la posizione del Comitato veneto?
«Noi ci aspettavamo una omogeneità di trattamento tra Olimpiadi e Paralimpiadi, non avevamo bisogno di questa differenziazione. È una decisione del Comitato internazionale, ne prendiamo atto, non abbiamo avuto la possibilità di interagire. Certo è che l’appello che aveva fatto a novembre il presidente della Fondazione Giovanni Malagò per una tregua olimpica era proprio per evitare queste situazioni. Anche perché chi paga poi sono gli atleti. E stiamo parlando tra l’altro di atleti disabili. Ci dispiace che le bandiere interpretino più i governanti che i ragazzi».
Cosa sapete della cerimonia inaugurale a Verona?
«Sarà un grande evento. Sappiamo che i nostri atleti sfileranno, da soli, partendo da piazza Bra per raggiungere l’Arena fino al palco. Una grande risposta a chi diceva che l’Arena non sarebbe stata accessibile».
Luca Palla, René De Silvestro, Mattia Dal Pastro, Angela Menardi, Matteo Ronzani: cosa dicono gli atleti veneti ora che i Giochi stanno per iniziare?
«Sono tanto emozionati, anche perché giocare in casa equivale a metterci la faccia con gli altri atleti».
Cosa lasceranno questi Giochi Paralimpici?
«Il mio augurio è che lascino una importante eredità. E cioè che lo sport paralimpico possa diventare uno strumento eccezionale come momento riabilitativo. Solo il 20% della popolazione disabile pratica una disciplina sportiva, mentre i nostri cugini olimpici sono al 47%. Dobbiamo colmare quel gap attraverso il Sistema sociosanitario, per questo ci rivolgiamo alla Regione e al Governo».
Per incentivare l’attività motoria?
«Esatto. Gli ultimi dati aggiornati al 2024 dicono che in Veneto, su 4.853.472 abitanti, le persone con disabilità totale sono 183mila, pari al 3,8%. Se consideriamo la fascia di età 0-64 anni, sono 72mila persone. Ma quanti fanno attività motoria? Uno su cinque. In Veneto abbiamo 2.550 tesserati paralimpici che fanno attività agonistica».
E quindi cosa proponete?
«Chiediamo che la pratica sportiva venga riconosciuta come Lea, Livello essenziale di assistenza. Si consideri che lo sport rende molto di più della fisioterapia per quanto riguarda i risultati e costa molto, ma molto meno».
Oggi un ragazzo disabile che fa sport deve pagarsi tutto?
«Sì ed è un costo altissimo per una famiglia, tra trasporti e ausili si arriva al doppio se non il triplo rispetto a un ragazzo senza disabilità. Se l’attività sportiva venisse riconosciuta dal Sistema sanitario, si spenderebbe la metà rispetto alla riabilitazione».
Parliamo di mascotte: per le Paralimpiadi c’è Milo, l’ermellino senza una zampetta che ha imparato ad aiutarsi con la coda. Si trova in commercio o è esaurito come Tina?
«Speriamo tanto che arrivino le scorte».
da https://www.ildolomiti.it/
Paralimpiadi, sale la tensione sul caso degli atleti russi e bielorussi: cresce il numero dei Paesi che boicotteranno la cerimonia d'apertura all'Arena di Verona
Non solo Ucraina: anche Cechia, Finlandia, Polonia, Estonia e Lettonia non avranno alcun rappresentante all'Arena di Verona per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026
Non solo Ucraina: anche Cechia, Finlandia, Polonia, Estonia e Lettonia non avranno alcun rappresentante all'Arena di Verona per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026
