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13.3.26

il bello delle olimpiadi e delle parolimpiadi sono il dietro le quinte e le storie che ci sono dietro

il mio titolo è confermato da quest articolo scritto da Valentina Ciprian per https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/blog/ del 13\3\2026

 Stavamo tornando dalle Paralimpiadi quando, sull'autobus, è salito uno sciatore statunitense che aveva appena gareggiato e ci ha raccontato la sua storia. È anche il lato umano degli atleti a rendere grandi questi eventi di Circhi olimpici
Diario di una giornata nella Cortina paralimpica: vivere da vicino questo evento ci ha regalato una di quelle esperienze che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere




Eccoci, quindi, pronti a vivere una giornata nella Cortina paralimpica.
È sabato mattina e l’autobus di linea che risale la valle del Boite è pieno. C’è chi lo usa per recarsi al lavoro e chi (cioè la maggioranza) l’ha scelto per andare a vedere le gare paralimpiche in programma nella seconda giornata ufficiale dei Giochi. In effetti, è la soluzione più pratica ed economica per raggiungere la meta, e in tanti l’hanno capito. Il trasporto pubblico è stato potenziato appositamente per offrire un servizio efficiente per le Olimpiadi e le Paralimpiadi e ne approfittiamo, confidando che questa modalità sperimentata in un periodo particolare possa prendere piede in modo strutturale.






La corriera non sarà l’unico mezzo della giornata, anzi: il capolinea è anche il punto di partenza per la successiva navetta, Tofana Shuttle, che ha il compito di traghettare gli spettatori dalla zona dove si trovano le scuole a un punto più comodo per raggiungere le gare di sci.
Questo secondo autobus attende i passeggeri nel medesimo piazzale in cui ha trovato posto la stazione a valle dell’arcinota cabinovia Apollonio – Socrepes, il nuovo impianto che però non è ancora in funzione, nonostante Simico abbia dichiarato che il cantiere è concluso. A quanto si apprende, non sono ancora state completate le verifiche tecniche. Di certo, la stazione è transennata e le cabine giacciono a terra, non agganciate alla fune. Chiediamo informazioni e in risposta otteniamo un abbozzato invito all’inaugurazione di mercoledì (probabilmente non intendevano l’11 marzo, perché anche quella data è trascorsa senza che l’impianto sia stato aperto al pubblico).






La cabinovia sarebbe dovuta servire a trasportare in quota gli spettatori e compare tuttora nelle mappe realizzate per aiutare il pubblico a capire come muoversi. Ma, in sua assenza, bisogna ricorrere al Tofana Shuttle, che risale la strada che porta verso Socrepes e dal finestrino offre una visuale sullo Sliding Centre. In questi giorni di Paralimpiadi non ci sono gare (perché il parabob non fa parte degli sport ammessi ai Giochi), ma ci sono maestranze al lavoro.






La fermata di Socrepes mostra ancora tutto il suo carattere provvisorio: tra aree cantiere e transenne, sono i volontari a indicare la direzione da prendere per proseguire. Risaliamo a piedi la rampa che porta al piazzale dove si effettuano i controlli al metal detector – e dove oltre agli oggetti pericolosi vengono requisiti cibo, bevande, trombette e campanacci – e poi alla partenza della nuovissima cabinovia Lacedel-Socrepes: saliamo a bordo, sorvolando la stazione a monte della Apollonio-Socrepes, ancora recintata dalle reti arancioni da lavori in corso.






Da lì, sappiamo di dover completare "un tratto a piedi di circa 10 minuti (450 metri) fino alla venue", come lo descrive il sito ufficiale. In pratica, si cammina in discesa su dei tappetoni di gomma stesi a bordo pista, si sale su una scalinata di metallo e si completa un ultimo pezzo nella neve, fino a raggiungere la zona di arrivo delle gare di sci a Rumerlo, dove gli spettatori possono accomodarsi nel parterre o in tribuna.






Autobus, navetta, cabinovia, piedi: grazie a questa successione di mezzi, guadagniamo posto giusto in tempo per le gare che stanno per cominciare. Ed è qui che inizia il bello. Stare tra il pubblico variopinto di un’Olimpiade (e di una Paralimpiade), con la visione frontale delle Tofane a incorniciare la linea del traguardo è un’emozione che merita di essere vissuta. Un’emozione che esplode quando la prima atleta scende, accompagnata dalla guida: gli applausi, le grida di incoraggiamento, i cori dei tifosi tessono una trama sonora di cui è commovente far parte.






Impariamo subito che i primi frangenti di gara si seguono dal maxischermo, poi lo sguardo può spostarsi sulla neve dell’iconica pista Olympia, raccordandosi nel punto preciso in cui gli atleti spuntano dietro al curvone più in alto. Scendono prima le donne e poi gli uomini, per un totale di sei gare: visually impaired (ipovedenti e non vedenti), standing (in piedi) e sitting (seduti). La bravura di questi atleti è strabiliante e fa sì che la mattinata – sulla carta piuttosto lunga, con l’evento in programma dalle 9.30 alle 13.30 – scorra in fretta. A volte lo sguardo si lascia distrarre da ciò che accade attorno alla sede di gara: c’è Milo, l’ermellino mascotte delle Paralimpiadi, che saltella conteso per comparire in mille foto ricordo; c’è lo speaker che intrattiene la folla e c’è il ministro Matteo Salvini, che compare a metà mattina, scortato dalle auto blu.






Tra i protagonisti del giorno ricorderemo Chiara Mazzel, che nella prima gara che seguiamo conquista una medaglia d’argento (per lei sarà la prima di una serie); i bellunesi René de Silvestro e Luca Palla, attesissimi atleti di casa; l’americano Patrick Halgren, che cade e si rialza e poi dà spettacolo dopo il traguardo diventando in breve un volto rappresentativo di questi Giochi; e poi c’è il pubblico, che riserva anche a chi taglia il traguardo dopo una caduta lo stesso calore di chi riesce a conquistare un bel piazzamento. Alle competizioni segue la consegna delle medaglie e nell’aria risuonano i sei inni delle nazioni che si fregiano dell’oro.






Piedi, cabinovia, navetta, piedi: ripercorrendo a ritroso gli stessi passaggi dell’andata, raggiungiamo il centro di Cortina d’Ampezzo. Lo troviamo diverso rispetto alle due settimane olimpiche, anche se il braciere arde sempre al suo posto, all’ombra del campanile. In corso Italia sono rimaste le luminarie con le figure stilizzate degli sport invernali, ma le bandiere dei paesi partecipanti hanno lasciato il posto ai banner di benvenuto di Cortina. Largo Poste è stato riallestito dagli sponsor, Casa Italia al momento della nostra visita è chiusa e in fase di preparazione, Casa Slovenia non c’è più e Casa Svizzera è invece esattamente così come la ricordavamo. Le vicine postazioni delle emittenti televisive internazionali appaiono smantellate (così come l’ex hotel Concordia che serviva alla Rai): l’idea che traspare è di qualcosa da vivere in tono minore e che muove interessi più contenuti.






L’impressione generale che filtra è di un evento "simile ma diverso" e viene da pensare che si potrebbe fare qualcosa di più per rendere davvero inclusivo questo momento, anziché far viaggiare Olimpiadi e Paralimpiadi su due binari paralleli, che in comune hanno il nome (Milano-Cortina), l’anno e quello spirito che, per fortuna, non si è spento con la cerimonia di chiusura di Verona del 22 febbraio ma anzi è ancora più vivo adesso, perché ad alimentarlo sono le persone che partecipano a questi Giochi.





Ritornando verso casa, risaliamo sull'autobus di linea. Seduto accanto a noi c'è anche uno degli atleti che ha partecipato alle gare del mattino, Patrick Halgren. Quello che in questi giorni sta spopolando sui social come uno dei personaggi più in vista delle Paralimpiadi è un passeggero della linea 30. Racconta che a costringerlo a subire un'amputazione della gamba è stato un incidente in moto e che anche se oggi è caduto sull'Olympia lui sente di aver vinto comunque. Come dargli torto.



Sono anche questi aspetti, capaci di far emergere in modo spontaneo il lato umano degli atleti, a rendere grandi questi eventi e a far capire chi sono i veri protagonisti in grado di consegnarci un'eredità (la famosa legacy) da conservare per il futuro.



Se assistere dal vivo a una gara di slittino è catalogabile come una cosa divertente che non faremo mai più e seguire una partita olimpica di curling o di sci di fondo si è dimostrata una piacevole rivelazione, vivere da vicino le Paralimpiadi ci ha regalato un'esperienza densa e sorprendente, una di quelle che vorremmo potessero raggiungere un pubblico più ampio e arrivare a tutti, per la carica di positività che sanno infondere.
la rubrica

Circhi olimpici


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IL FAIR PLAY CANCELLA DL'ERRORE DELL'ARBITRO UN CALCIATORE OGLIASTRINO SBAGLIA VOLUTAMENTE UN CALCIO DI PUNIZIONE CONCESSO PER SBAGLIO

  unione  sarda  13\3\2026 

il fair play può concretamente "cancellare" o rimediare a un errore dell'arbitro, trasformando un vantaggio ingiusto in un gesto di lealtà sportiva. Sebbene l'arbitro sia il giudice supremo, la sportività impone di non approfittare di sviste o decisioni palesemente errate.Ed   quello  che   è  successo    a Serramana  ( vedere  articolo  a  sinistra  )    dove  un calciatore   dell'arzana     ha  volutamente    sbagliato  il  calcio  di  punizione   erroneamente   concesso  dall'arbitro  

12.3.26

Stessa dignitá per le paraolimpiadi ? Di lisa noja

 Rai 2 mandava in onda le Olimpiadi tutto il giorno. Per le Paralimpiadi? Solo la mattina, poi ti arrangi su Rai Sport. Stessa cosa per la radio, che ha previsto solo qualche finestra ogni tanto per aggiornare sul medagliere. Anche RaiPlay e i social della Rai hanno smesso di coprire le Paralimpiadi con la stessa attenzione riservata ai Giochi.   


          
Ma c'è di più.  I Mondiali di sci in contemporanea con le Paralimpiadi. Lo spettacolo di luci al braciere olimpico di Milano interrotto. Gli sponsor che se ne vanno.Insomma, ai media e non solo delle Paralimpiadi pare importare poco o nulla.               
Ma le Paralimpiadi, i suoi atleti e le sue atlete, meritano la stessa dignità, la stessa attenzione e lo stesso rispetto dei Giochi olimpici. Non perché i campioni paralimpici “sono degli eroi sopravvissuti nonostante la disabilita”, ma perché sono dei grandissimi atleti. Punto.

ma tina montinaro vedova di mafia non sa che traferire i deportati al 41 bis in altre zone portare al radicamento delle mafie

 #sardegna #41bis #falcone #stragedicapaci ma che razza di vedova di #mafia è #tinamontinaro che invita la sardegna ad accogliere i detenuti al 41 bis ? se proprio li ama se li porti a casa sua . N.b N.b scusate se uso il termine #fascioleghista ma non riesco a descrivere la rabbia per tali dichiarazioni  che  vedono  la  mia  isola     come  terrà di  deportazione   non  basta  quaqnto  lo  è  stata      fin da  tempi  immemori  fino   a  tempi recenti  



anche gli ipo udenti e non audenti quelli che chiamiamo generalmente ed erroneamente come sordomuti hanno le loro olimpiadi .

riprendendo le ultime frasi del precedente post  : << paraolimpiadi invernali belle emozioni ma poca copertura mediatica  >>ho appreso che ci sono anche le olimpiadi per i non udenti e sordomuti che peraltro sono meno visibili mediaticamente di quelle paraolimpiche
estive ed invernali . Quello che non capisco è perchè  visto che iGiochi paralimpici sono l'equivalente dei Giochi olimpici per chi ha disabilità fisiche e mentali non vengano inseriti in quelle paraolimpiche.  ho chiesto (a volte lo uso perchè è più efficace dei normali motori di ricerca ) ad Ai mode il perché ed ecco la risposta

 In linea generale, le persone sorde o ipoudenti non partecipano alle Paralimpiadi, a meno che non abbiano anche un'altra disabilità fisica, visiva o intellettiva che rientri nelle categorie ammesse dal Comitato Paralimpico Internazionale (IPC). Gli atleti sordi hanno un loro evento dedicato e indipendente: le Deaflympics (o Giochi Silenziosi). Perché la separazione? La distinzione tra i due movimenti ha ragioni storiche e culturali: Storia e Autonomia: Le Deaflympics sono nate nel 1924, ben prima delle Paralimpiadi (iniziate nel 1960), e la comunità sorda ha scelto di mantenere la propria indipendenza organizzativa. Identità Culturale: Molti atleti sordi non si considerano "disabili" nel senso tradizionale del termine, ma membri di una minoranza linguistica e culturale (legata alla lingua dei segni). Adattamenti Specifici: Mentre le Paralimpiadi richiedono ausili fisici (protesi, carrozzine), nelle competizioni per sordi le uniche modifiche riguardano la comunicazione, come l'uso di segnali luminosi o bandierine al posto di fischietti e spari. Parità di Prestazione: Senza barriere comunicative, gli atleti sordi competono con le stesse regole e tempi degli atleti normoudenti, tanto che alcuni riescono a qualificarsi e partecipare direttamente alle Olimpiadi. Differenze principali
Prossimi appuntamenti 
 Le Deaflympics Estive 2025 si sono tenute a Tokyo, in Giappone, dal 15 al 26 novembre 2025. È stata un'edizione storica perché ha celebrato il centenario dei Giochi (nati a Parigi nel 1924) e ha visto l'Italia protagonista con una delegazione di oltre 150 persone.
Per quanto riguarda le discipline invernali, le Winter Deaflympics più recenti si sono svolte a Erzurum, in Turchia, nel 2024, con la partecipazione di 42 azzurri in sport come sci alpino, snowboard, futsal e scacchi. Atleti Italiani di rilievo L'Italia vanta una tradizione molto forte, con atleti che hanno conquistato numerosi podi internazionali: 
 Matteo Masetti (Giavellotto): Campione del mondo e punta di diamante dell'atletica leggera, ha trionfato anche a Tokyo 2025 portando il giavellotto azzurro "sul tetto del mondo".
 Luca Germano (Nuoto): Uno degli atleti più medagliati di sempre nelle Deaflympics, protagonista assoluto in vasca con numerosi ori e record mondiali.
 Federico Tamborrino (Nuoto): Altro grande interprete del nuoto azzurro, spesso sul podio insieme a Germano nelle competizioni internazionali. 
 Squadre Nazionali: 
L'Italia è particolarmente competitiva negli sport di squadra, come la Pallavolo (sia maschile che femminile) e il Futsal (calcio a 5), dove le delegazioni della Federazione Sport Sordi Italia (FSSI) raggiungono spesso le fasi finali.

 Nell'ultima edizione estiva di Tokyo 2025, l'Italia ha ottenuto un risultato record conquistando 21 medaglie complessive.

Cosa fa, e soprattutto cosa dice, un atleta guida nello sci alpino Cioè chi scende davanti a sciatrici e sciatori ipovedenti o ciechi, raccontato da uno che partecipa alle Paralimpia di di Milano Cortina2026

Fabrizio Casal e Chiara Mazzel (Marcus Hartmann/Getty Images)

F                                                                              Fabrizio Casal e Chiara Mazzel (Marcus Hartmann/Getty Images)



Nella categoria vision impaired dello sci paralimpico atlete e atleti ipovedenti o ciechi non gareggiano da soli, ma preceduti in pista da un atleta guida che dà loro indicazioni e, se le cose vanno bene, vince anche lui (o lei) una medaglia. In discesa libera e Super-G alle Paralimpiadi si superano i 100 chilometri orari, mentre negli slalom le porte sono molto vicine e i cambi di direzione costanti. In tutti i casi ci dev’essere grande fiducia tra atleti e guide, che devono dare informazioni chiare e scendere con il ritmo giusto, per non rischiare di distanziarsi troppo, o al contrario di rallentare gli atleti.
Fabrizio Casal ha 26 anni e fa la guida da quando ne aveva 16, quando scelse di dedicarsi solo a questo, abbandonando la carriera individuale. Alle Paralimpiadi di Pyeongchang, nel 2018, vinse quattro medaglie con Giacomo Bertagnolli, sciatore italiano che a Milano Cortina (con un’altra guida, Andrea Ravelli) ha vinto finora altre tre medaglie. Casal oggi fa la guida di Chiara Mazzel (che pure ha già vinto tre medaglie in queste Paralimpiadi) nelle specialità tecniche, quindi gareggerà con lei giovedì e sabato negli slalom gigante e speciale. Sia Bertagnolli che Mazzel sono ipovedenti; Mazzel non vede niente dall’occhio sinistro, e ha un campo visivo ristretto da quello destro.


Al Post Casal spiega che Mazzel «ha bisogno soprattutto di sapere quando deve curvare; mentre io sto finendo la mia curva, e lei si trova tra una porta e l’altra e sta mettendo gli sci piatti, le dico un hop per segnalarle di cambiare direzione». La comunicazione avviene attraverso microfono e cuffie bluetooth. Alcuni atleti e atlete, tra cui Mazzel, scelgono anche di far indossare alla guida un amplificatore dietro la schiena con un suono (musica, in genere) per sentire dove sta andando.
Anche Mazzel a sua volta parla con Casal: «Mi dice di accelerare, o a volte di rallentare e aspettarla, magari perché ha fatto un errore. Io devo trovare il momento giusto per girarmi e controllare, ogni tanto». Casal dice che nello slalom speciale, in cui si scia tra paletti molto ravvicinati, ha meno bisogno di voltarsi, perché il rumore dei pali abbattuto da Mazzel gli dà il ritmo e gli fa capire che lei lo sta seguendo. In gigante invece si gira più spesso, nel corso di una gara.

FFabrizio Casal e Giacomo Bertagnolli nello slalom speciale alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 (Lintao Zhang/Getty Images)

Durante le gare di sci della categoria vision impaired il pubblico dovrebbe rimanere in silenzio, così come dagli altoparlanti all’arrivo non escono né musica né commento, in modo da consentire ad atleti e guide di comunicare bene. Solo quando gli sciatori sono alle ultime porte, e stanno per arrivare, in genere il pubblico inizia a fare baccano, ma quello è ben accetto. Per atlete e atleti ipovedenti può essere utile che le guide indossino colori sgargianti, per notarli meglio con la vista residua: è il motivo per cui le guide di Chiara Mazzel sciano con tute rosa shocking in queste Paralimpiadi.
In partenza Casal aumenta il volume dell’amplificatore, si mette pochi passi più giù del cancelletto e, quando sente il segnale acustico di partenza, inizia il countdown: «Dico 3-2-1 via!: io parto al 2, lei al via». Durante la gara oltre alle indicazioni tecniche sul percorso, sui cambi di luce (quando la pista passa dal sole all’ombra, o viceversa), sulle curve e sui salti, le guide a volte ci mettono anche una parte un po’ più motivazionale. È uscito di recente un video in cui Ravelli urla a Bertagnolli frasi come «dai Jack, dai che sei un animale ! »


Già alle Olimpiadi sono importanti lo studio della tracciatura e la cosiddetta visualizzazione, che consiste nel ripassare mentalmente il tracciato e le curve prima della gara, a volte replicando gesti e movimenti del corpo. Alle Paralimpiadi, per gli atleti vision impaired, queste fasi di studio e ripasso della pista sono ancor più determinanti, e vengono fatti con grande attenzione.Soprattutto, però, tra guida e atleta contano molto la fiducia, l’intesa e il feeling, che si migliorano col tempo e non solo sciando: «Ci alleniamo ormai da 7 anni assieme io e Chiara, facciamo tutto insieme, siamo sempre insieme».
Casal racconta che a volte anche lui prova a sciare a occhi chiusi, per immedesimarsi nelle sensazioni che provano gli atleti, e che è una cosa che potrebbe aver senso fare anche per sciatrici e sciatori olimpici: «Una deprivazione sensoriale ti fa aumentare la percezione di altre sensazioni».

diario di bordo n 161 anno IV Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca ., incentivi fiscali a chi gestice un negozio alimentrre lotta contro lo spopolamento a cheremule vita lenta nei piccoli paesi ., da lavapiatti all'estero alla direzione di un albergo a porto cervo.. il mister del sant orsola ritorna in campo a 43 anni e regala la vittoria alla sua squadra



da  https://www.giornalepopolare.it/
 


Sessant’anni di amore tra la “Sposa del mare” e la pesca

Annamaria Verzino fu la prima donna in Italia a ottenere la licenza nautica.

Un amore speciale, che non si è mai interrotto e prosegue nell’avanzare delle stagioni. La storia di Annamaria Verzino, la pescatrice di Casalbordino, è un romanzo di cui ogni giorno continua a scrivere nuove pagine. Di tenacia, passione, impegno, laboriosità, di un amore sconfinato come l’orizzonte del mare aperto.
La mattina, mentre il caldo disco inizia a sorgere, le temperature sono ancora basse e potrebbero non invogliare ad uscire di casa. Ma lo si può essere costretti, per le incombenze lavorative o di altro, o il richiamo della bellezza dell’alba essere più forte di ogni rigidità tardo invernali. In quelle ore, passeggiando sul lungomare di Casalbordino, si può incontrare una figura che si staglia sulla battigia, lì dove il mare bacia la spiaggia e s’abbracciano acqua e terra. Due occhi dolci, profondi come i flutti verso cui sono volti, scrutano l’orizzonte. Una donna minuta con tenacia e passione, con amore profondo come il mare, scruta l’orizzonte e incontra il suo “sposo”, l’amore di tutta la sua vita. È la “Sposa del Mare”, la pescatrice più longeva d’Italia, che a 90 anni con tenacia e una forza straordinaria ancora oggi quando il tempo lo permette continua ad esercitare l’antica e nobile arte della pesca. Novanta candeline che Annamaria ha spento il 1° gennaio, all’alba del nuovo anno è il compleanno di questa tenace e straordinaria figlia d’Abruzzo.
La prima volta che Annamaria è salita su una barca era il 1944 a cinque anni, nove anni dopo il padre le diede la prima volta il permesso di salirci da sola, nel 1965 fu la prima donna in Italia a ricevere la licenza nautica. Sessant’anni dopo il suo unico vero grande amore non si è mai attenuato, mai spento e mai fermato, e continua a salire sulla barca, anche in piena notte, e a pescare. Angelo Mosè Natarelli l’ha incontrata e ha documentato per “Pescatori a Tavola”, l’unica guida che seleziona le attività tramite la marineria locale, la sua storia e la sua quotidiana attività quasi un anno fa, nel marzo 2025.
Nel 2019 Valentina Lanci, una giovane ragazza di Frisa che vive da tanti anni tra Italia e Finlandia, raccontò la storia della “Sposa del Mare” in un documentario nel Paese nordeuropeo. «Due anni fa ho trascorso con Annamaria e la sua famiglia dei momenti indimenticabili, ho provato a raccontare la sua storia con rispetto e senza forzature attraverso una telecamera, non è stato facile, non è mai facile raccontare storie così profondamente radicate – raccontò Valentina Lanci nel 2021 – una storia, quella di Annamaria, che parla del mio Abruzzo, del mio mare e delle piccole comunità costiere affacciate sull’Adriatico, una storia che racconta il profondo legame di una donna con il suo mare, una storia che sa di autentico e viscerale amore per la vita».
«Sono felice che la storia di questa straordinaria donna stia viaggiando per l’Europa, sono felice che tante persone possano conoscerla attraverso le immagini del mio piccolo documentario – proseguì quattro anni fa il racconto di Valentina Lanci – questa volta la Sposa del Mare approda in Finlandia all’interno di un festival etnografico. E quello che mi rende ancora più felice è che la sua storia verrà affiancata a quella di un giovane pescatore del Madagascar».
«Il film cerca di esplorare il suo stile di vita di pescatrice, di capire il rapporto tra le persone e i paesaggi marini, di capire come le persone modellano e impregnano significato nei luoghi in cui abitano, e come le persone sono, a loro volta, modellate proprio da questi luoghi» riportò la presentazione per il festival etnografico. «La mattina, se il tempo lo permette, Anna Maria si reca al mare di prima mattina, dove ha trascorso tutta la vita – raccontò il documentario una testata giornalistica finlandese – il mare non fornisce più pesce come una volta, ma ce n’è ancora a sufficienza. Il pescato del giorno viene venduto direttamente dalla barca ai residenti. Il documentario racconta la dura vita dei pescatori e il loro legame spirituale con l’amato mare. Il mare è un ambiente familiare e allo stesso tempo imprevedibile, che merita di essere trattato con rispetto. Lo stile di vita tramandato in famiglia viene interrotto e la pesca viene trasmessa alla nipote solo attraverso fotografie e ricordi. Il film è anche un promemoria dei tempi critici che stiamo vivendo per la vita marina in tutto il mondo. Gli stock ittici sono crollati ovunque e la causa non sono i pescatori tradizionali come Anna Maria, ma l’industria della pesca intensamente commercializzata».
«Anna Maria “La Sposa del Mare” ha quasi 90 anni ed è la pescatrice più longeva d’Italia. Non tutti sanno una piccola curiosità di questa grande Donna, basta pensare che lei non si è mai sposata e quando si parla di questo argomento lei risponde cosi: il mio grande Amore (il mio uomo) è stato sempre e solo il Mare. È da qui che nasce il suo importante soprannome, “La Sposa del Mare”» racconta “Pescatori a Tavola”. «Una donna straordinaria che ha dedicato la propria vita e anche il proprio amore al Mare, si perché Anna Maria non si è mai sposata e quando parliamo di questo lei risponde cosi: il mio grande uomo è il Mare, a lui ho dato tutta me stessa e lui mi ha dato la pace e la serenità che cercavo» si legge nella didascalia del video pubblicato sulla pagina facebook del magazine. 






Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n LXXV COME COSTRUIRE UN CORPO PRONTO E UNA MENTE VIGILE

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https://youtu.be/8wTC-XMFAKs  10 Strategie per trasformare i desideri in obiettivi concreti! il Corpo e la Mente

La difesa personale comincia a tavola. Di fatto l’alimentazione è una forma silenziosa e quotidiana di protezione, perché prepara il corpo a reagire, la mente a decidere e i nervi a non crollare. Di solito in un corso di autodifesa si parla di postura, di distanza e di lettura del pericolo, mentre raramente si parla di glicemia. Eppure un calo improvviso di zuccheri nel sangue può

rallentare i riflessi, annebbiare la vista, aumentare irritabilità e confusione. In una situazione di stress, il corpo attiva il sistema nervoso simpatico: questo significa che il battito aumenta, il respiro accelera e i muscoli si tendono. Se le riserve energetiche sono instabili, la risposta diventa inefficace: tremori, debolezza e difficoltà di concentrazione sono pericolosi, sopra!u!o quando si tra!a di decidere in pochi secondi. Difesa personale, non ci stancheremo mai di ripeterlo, significa anche prevenzione. Un’alimentazione equilibrata, con carboidrati complessi, proteine di qualità e grassi buoni, garantisce un rilascio graduale di energia. La corretta idratazione mantiene lucidi: una lieve disidratazione può ridurre attenzione e coordinazione. Minerali come magnesio e potassio contribuiscono alla funzione muscolare, e una loro carenza comporta crampi e affaticamento. C’è poi un aspe$o meno evidente: l’intestino e il cervello si parlano. Una dieta povera, ricca di zuccheri semplici e ultraprocessati altera questo equilibrio e può incidere sull’umore. Ansia e irritabilità non sono solo fattori psicologici e hanno una base biologica. Una mente stabile è più capace di valutare una via di fuga, di mantenere la calma, di scegliere la parola giusta per disinnescare una lite. Allenarsi alla difesa personale significa quindi allenare tu$o il sistema. Prima però viene la preparazione: sonno, nutrizione ed equilibrio metabolico. Mangiare bene non è un dettaglio prezioso per l’estetica o una scelta alla moda, ma è una strategia a tu!i gli effetti. È costruire un corpo pronto e una mente vigile, una forma di autodifesa



Scelte parte II di Enrico carbini

 scelte  parte I



Ogni scelta che facciamo, amicizie, lavoro, scuola, la nostra relazione con Dio, nasce da due possibili radici:

  • essere visti
  • essere veri.

Nella società odierna, molti costruiscono la propria identità attorno allo sguardo degli altri. Funzionano finché ricevono conferme. Ma quando l’approvazione manca, crollano. È una vita appesa al giudizio esterno. Altri scelgono in base a una coerenza interna. Non sono indifferenti al riconoscimento. Nessuno lo è. Ma non ne dipendono totalmente. Se arriva, bene. Se non arriva, continuano.Il problema non è desiderare gratificazione. È umano.Il problema è farne la propria identità.

Ad esempio:

Se amo per essere ricambiato, appena l’amore altrui si raffredda mi svuoto.

Se amo perché riconosco un valore nell’altro, la mia identità non dipende solo dalla risposta.

Nella nostra adorazione:

Se faccio il bene per sentirmi “bravo”, ho bisogno che qualcuno lo noti.

Se lo faccio per coerenza, la mia pace non dipende dall’eco.

La domanda allora non è: “Quello che faccio mi gratifica abbastanza?”Ma: “Chi sono io quando nessuno applaude?”

Se vediamo che, pur nella fatica, in un mondo con i valori al contrario, qualcosa dentro resta saldo, allora quella è una radice. E le radici non fanno rumore, ma tengono in piedi la vita.In fondo, vivere solo per il plauso è come vivere davanti a uno specchio.Vivere per coerenza è camminare anche quando lo specchio non c’è.Bellissimo è il pensiero di Gesù in Matteo 6:7:

“ Ma tu, quando preghi, entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che è nel segreto; allora il Padre tuo che vede in segreto ti ricompenserà”.


11.3.26

chi l'ha detto che solo la vittoria emozioni il caso di Giuseppe Romele, per tutti “Beppe pluri atleta paraolimpico

 



Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano Cortina nello sci di fondo sitting

Gazzetta dello  sport  11 marzo - 15:28 
                                             Simone Corbetta






Una storia di cambiamenti, adattamenti e nuovi inizi che rappresentano l’essenza stessa dello spirito paralimpico. Giuseppe Romele, per tutti “Beppe”, è un atleta che ha saputo trasformare la sua disabilità in una sfida continua con cui mettersi alla prova. 34 anni, nativo della Val Camonica, Beppe è venuto al mondo con una rara patologia congenita, l’ipoplasia femorale bilaterale, che impedisce lo sviluppo degli arti inferiori. Conosce la carrozzina sin da piccolo, ma ciò non gli ha mai impedito di vivere la vita, lo sport e le sue tante passioni. Poliedrico, nell’infanzia pratica atletica, tennis e vela, ma è nel nuoto che trova la sua vocazione. A soli 14 anni conquista il titolo italiano nei 50 metri stile libero. In acqua trova un ambiente dove potersi misurare ad armi pari e dimostrare che la disabilità non ha limiti. Poi la delusione. La mancata convocazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016 segna profondamente le sue scelte e il suo percorso sportivo: “Mi ha creato grandi difficoltà, ma non mi sono dato per vinto e ho continuato ad allenarmi. Questo episodio mi ha insegnato a essere più forte”. “Mai pora”, ovvero mai paura, è il motto nel suo dialetto che Beppe utilizza più spesso e che meglio caratterizza il suo atteggiamento nella vita e nello sport. L’incontro con lo sci di fondo giunge per caso, quando Cristian Toninelli, attuale compagno di nazionale, gli propone di provare questa disciplina. Sulla neve scopre una sensazione nuova, una libertà che lo conquista immediatamente. Con la slitta e i bastoncini inizia un percorso che nel giro di pochi anni lo porta ai vertici dello sci di fondo paralimpico nella categoria sitting: “Ho provato una sensazione fortissima di libertà, qualcosa che nel nuoto non avevo mai provato. Nel fondo mi sento come fluttuare sulle nuvole”. I risultati non tardano ad arrivare. Beppe conquista infatti medaglie mondiali e importanti vittorie in coppa del mondo che culminano con il bronzo ai Giochi di Pechino 2022 nei 10 chilometri sitting. Sceglie poi di provare nuove sensazioni e si cimenta nel paratriathlon, disciplina che unisce nuoto, handbike e carrozzina da corsa. Primeggia anche in questo sport, arrivando a disputare le Paralimpiadi di Parigi 2024: “Amo gli sport che richiedono resilienza, mi completano”.
Ritorna allo sci di fondo in vista dei Giochi in casa e oggi, nella stessa gara di Pechino, giunge ai piedi del podio. A vincere il russo Golubkov, non presente 4 anni fa per via delle sospensioni: “Stimo tantissimo Ivan e sono felice che sia rientrato. È un atleta come tutti noi e lo sport deve unire e non dividere. Se non ci fosse stato lui probabilmente avrei vinto il bronzo, ma non è finita qui!”. Tante le passioni, tra cui i motori e le automobili, ha anche lavorato come meccanico. I suoi idoli sono Alex Zanardi e Valentino Rossi. Poi la famiglia e gli affetti, che lo hanno sempre accompagnato. Su tutti sua nonna: “È una santa perché mi ha sopportato da piccolo: ero molto, forse troppo, vivace”, e la sua compagna Nadia: “Devo ringraziarla per quello che fa ogni giorno. Mi ha dato molta serenità in questi anni. Un giorno gliela dovrò restituire”. Il percorso di Beppe proseguirà domenica, tentando di conquistare una medaglia nei 20 chilometri di fondo, sicuramente alla sua portata.

Calcio in crisi, il ciclismo arranca, ma vinciamo pure con rugby e baseball: si è capovolta l'Italia ?

meno male che sono cresciuto grazie a famiglia e ai maestri e prof di educazione fisica interessandomi e non fissandomi su un unico sport

dalla gazzetta dello sport "In Italia ci sono cinquanta milioni di ct". Era la frase che si usava ogniqualvolta si criticavano le scelte del selezionatore azzurro. Era sinonimo della popolarità del calcio, di un popolo di
pallonari. Lo siamo ancora, per carità, purtroppo non è la passione a essere scemata, sono le vittorie che sono svanite. Anche il ciclismo, da Coppi e Bartali a Moser e Saronni, per arrivare a Pantani e Nibali, ci ha sempre visto primeggiare. Ora non più. Ma in molte discipline dove non sempre siamo stati maestri, anzi, in alcune siamo proprio carneadi, ora primeggiamo.

La  crisi  del  calcio italiano  a livello europeo e  mondiale   è  nota   . Infatti     si  è Dagli ultimi due Mondiali senza l'Italia, col prossimo ancora da conquistare attraverso i playoff? Dall'ultima Champions vinta che risale ormai al 2010? Dalle zero italiane ai quarti di quell'attuale (dando per scontato - ahinoi - che l'Atalanta non vinca con 6 gol di scarto in casa del Bayern Monaco)? Da una Serie A lontana anni luce dalla Premier dopo essere stata a lungo il campionato più bello del mondo? Una cosa è certa: da Berlino 2006 sono passati 20 anni, il cielo sopra la penisola non è certo più azzurro.
  
 Cosi  come     ,  ma   anche   tiene    è un altro sport    che  ha   dato talenti     all'Italia ,  il   
Ciclismo




La lista degli italiani che hanno fatto la storia del ciclismo è lunghissima: Ganna, Girardengo, Binda, Bartali, Coppi, Magni, Adorni, Motta, Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Pantani, Basso, Nibali. Poi, il vuoto. Lo Squalo è stato l'ultimo italiano a vincere il Giro d'Italia, ormai 10 anni fa. E' stato anche l'ultimo dei nostri sul gradino più alto del podio al Tour (2014). Ballan nel 2008 è stato invece l'ultimo azzurro a trionfare in un Mondiale in linea. Per fortuna c'è Filippo "Top" Ganna che ci tiene a galla coi suoi successi in crono. Oltre alle ragazze dell'inseguimento a squadre, oro ai Mondiali 2025 con Martina Alzini, Martina Fidanza, Vittoria Guazzini e Federica Venturelli.

Per  fortuna      Ci   sono  sport  che  erano  in declino  tanto  d'essere  considerati   minori  o poco significativi    negli ultimi   20  anni   
  Il  Nuoto

Ai Mondiali 2025 a Singapore abbiamo conquistato 19 medaglie: 2 ori (Chiara Pellacani e Matteo Santoro nel trampolino 3m sincro misto e Simone Cerasuolo nei 50m rana uomini), 11 argenti e 6 bronzi. Chiusa l'epopea della Divina, Federica Pellegrini, non siamo rimasti a... bocca asciutta. Un nome su tutti: Sara Curtis, 18 anni, il futuro delle gare veloci.




Volley




Qui nessuna sorpresa. Siamo sempre stati ai vertici nella pallavolo. Mai però nella storia di questo sport, eravamo riusciti a vincere Mondiale maschile e femminile nello stesso anno, il 2025 nella fattispecie. Gli unici a compiere quest'impresa in precedenza erano stati i sovietici nel 1952 e 1960. In assoluto l'Italvolley maschile ha conquistato 5 titoli iridati, quella femminile due e uno olimpico. Anche a livello di club siamo in prima fila. La Champions maschile nelle ultime due edizioni è stata conquistata da Trentino Itas e Sir Sicoma Monini Perugia tra gli uomini, e dall'Imoco Conegliano (doppietta) in quello femminile





L' Atletica



Siamo reduci dal record di medaglie ai Mondiali 2025, con sette podi. Abbiamo vinto l'oro nel lungo con Furlani, l'argento con Dellavalle nel triplo, con Nadia Battocletti nei 10.000, con Antonella Palmisano nei 35 km di marcia. Abbiamo un talento emergente come la 16enne Kelly Doualla. Il futuro potrà ancora tingersi d'azzurro, con l'obiettivo puntato sui Giochi di Los Angeles 2028


Sport invernali





Una volta - negli anni 70 - c'erano la Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Piero Gros (oltre a De Chiesa, Rolando Thoeni, Plank, Schmalzl, Pietrogiovanna, Besson, Stricker, Bieler e Radici) e quella Rosa di Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni. Dominavano la scena sciistica mondiale. Poi è venuta l'era di Alberto Tomba e quella di Deborah Compagnoni. Oggi ci sono Federica Brignone, Sofia Goggia, Laura Pirovano, ma anche Dominik Paris e Giovanni Franzoni. Se poi allarghiamo il discorso al pattinaggio con Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida, andando pure oltre con snowboard e altro, ci troviamo a chiudere le Olimpiadi invernali 2026 con 30 medaglie di cui 10 ori. Da quelle vette scendiamo con gli sci, letteralmente, ma metaforicamente siamo sempre lassù.




Tennis





Vabbè, dobbiamo proprio fare il nome? Non è il caso, tanto lo conoscete tutti. E' stato il primo italiano a vincere Wimbledon, ha fatto diventare l'Italia un popolo di tennisti, tutti a parlare di smash e volée come fossero cross e punizioni. Altro che pallonari. Ma non c'è solo Jannik Sinner, che è andato oltre l'eredità dei vari Gardini, Merlo, Pietrangeli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti. Oggi vinciamo la Davis come se nulla fosse, piazziamo tre azzurri nella top 15 del ranking Atp (Sinner 2, Lorenzo Musetti 5 e Flavio Cobolli 15). E il discorso vale anche per le ragazze, con Jasmine Paolini al 7° posto della classifica Wta, finalista al Roland Garros (dove ha pure vinto il doppio con Sara Errani) e a Wimbledon. Ancora, due Billie Jean King Cup (la vecchia Fed Cup) conquistate di fila.
  
nuovi  come 
 
 il Rugby

"Italia, il cuore non basta". Quante volte abbiamo letto questo titolo. Inizialmente ci stava pure. Eravamo entrati nell'élite del rugby mondiale, il Cinque Nazioni nel 2000 era diventato Sei Nazioni includendo gli azzurri. Però perdevamo, spesso, tanto, troppo. E alla fine pure loro, i protagonisti, non si accontentavano più di onorevoli sconfitte. Quest'anno il boom: la vittoria sulla Scozia (prima in classifica, unico ko) e nei giorni scorsi lo storico trionfo all'Olimpico di Roma contro i maestri inglesi, battuti per la prima volta nella storia. Nella palla ovale non siamo più la Cenerentola.

Baseball



Partiamo dall'attualità, dal successo dell'Italia sui maestri statunitensi nel World Baseball Classic, una specie di Mondiale ma dove gareggiano i giocatori delle Major League stelle e strisce, basta che abbiano anche un trisavolo del Bel Paese. Non scende sul diamante la vera nazionale. Ma questo non sminuisce il valore dell'impresa perché dall'altra parte di quell'8-6 che rischia pure di eliminare clamorosamente gli Usa padroni di casa dal torneo, c'erano alcuni tra i più forti al mondo


Cricket





E' lo sport anglosassone per eccellenza. Partite che durano giorni, una delle discipline più lontane dalla nostra mentalità. Eppure anche lì stiamo emergendo. Come dimostra la recente partecipazione, per la prima volta, ai Mondiali T20 2026 svoltisi tra India e Sri Lanka. Gli azzurri hanno ottenuto una storica vittoria contro il Nepal e hanno concluso l'esperienza con una sconfitta contro le Indie Occidentali il 19 febbraio.


Daniele Terenzi, primo Étoile con disabilità: “La diversità può diventare valore creativo”

Questa storia è per chi mi dice che parlo di disabilità solo davanti ai grossi eventi come le paraolimpiadi ...