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23.3.26

La vanità dell’idolatria

Chi lo ha detto che per credere  e praticare la propria  fede  servano necessariamente  simboli e statue . 

Nell’estate del 1986 William Murray, che scrive sulla rivista The New Yorker, visitò Sperlonga, un centro di pesca molto antico situato sulla costa occidentale dell’Italia, circa 120 chilometri a sud-est di Roma. Una mattina, mentre sorseggiava un caffè in un bar, Murray conobbe un uomo di mezza età, un certo Fernando De Fabritiis.

Durante la loro conversazione il sig. De Fabritiis, che è sempre vissuto a Sperlonga, raccontò un aneddoto piuttosto divertente che conosceva dall’infanzia.“Un uomo ha un campo di peri, ma uno di questi alberi è infruttifero, così lo abbatte e lo vende a un falegname”, dice il De Fabritiis. “Il falegname ne ricava una statua di S. Giuseppe e la dona alla chiesa locale. Una domenica l’uomo a cui apparteneva l’albero va in chiesa dove tutti pregano davanti alla statua di S. Giuseppe. L’uomo si rifiuta di pregare. Conosce quel pezzo di legno. ‘Non è riuscito a fare neppure una pera’, dice a tutti. ‘Come può fare un miracolo?’”La storiella del De Fabritiis è molto simile all’illustrazione che Geova Dio fece per insegnare all’antico Israele l’assoluta vanità dell’idolatria. Perché non prendete la vostra Bibbia e non la leggete in Isaia 44:14-20?

Una riflessione interessante  quella inviatami dall''amico, testimone di Geova, Enrico Carbini .  Lo so che. i testimoni  troppo  chiusi  e poco aperti all mondo reale e al 98%  fanatici e settari . Ma per attrazione.fra popoli opposti sono portatori, a volte di argomenti interessanti e punti di vista  con cui scambiare opinioni e confrontarsi.       


 

27.4.25

diversi modi di concepire un evento luttuoso il caso della suor Genevieve, amica del pontefice e della gente con i telefonini al corteo ed i selfie alla salma alla morte i papa franceaco

 Senza telefonino in mano ormai una rarità

da Cronache Dalla Sardegna 15 h ·
Senza oro o gioielli addosso. Zainetto verde in spalla. Vestita coi suoi abiti umili prega e piange immobile di fronte alla bara del suo amico Papa Francesco, mentre a fianco a lei decine di persone le scorrono a fianco senza neanche vederla o faceno finta di non vederla . Ma la telecamera di San Pietro la riprende e la sua sofferenza fa il giro del mondo. Suor Genevieve, 81 anni, amica da tantissimi anni di Bergoglio, ci ha mostrato la vera immagine di chi soffre per la perdita di un grande uomo al quale era sinceramente legata.Grazie per l'esempio che ci ha dato. In un mondo pieno di ipocrisia, di una ricerca di un ricordo "fisico " a tutti i costi la sua immagine ha commosso, almeno credo , il mondo .




L'altra immagine è quella del corteo funebre


che ha creato indignazione


in effetti  tutti con il cellulare in alto a fotografare la macchina funebre con il Papa anziché farsi il segno della croce o  rimanere  in silenzio  . Tutto questo non è da Cristiani ,perchè chi crede , o persone  di buon senso .Infatti le persone in generale non capiscono e non capiranno mai come bisogna comportarsi in dovute circostanze, purtroppo l' ignoranza abbonda sempre di più.... Ora mi si dirà che tale funerale è un evento storico, perciò riprendere è un gesto che le persone fanno col cuore, è una testimonianza e perché no? Anche per dire "io c'ero!"  Vero ma  ci sono già le  foto  e le  immagini dei media   che  bisogno  c'è  di  un atteggiamento   feticistico   del ricoro fisico   a  tutti i  costi   , non basta quello mentale    dei ricordi    ? .
Ma mentre  questo può anche  essere   comprensibile    vista  la  figura   di Francesco  e   quindi   un  funerale di  popolo er  omaggiare  una  persona  illustre  e la  sua  vita    (  vedere   il  caso di Toto )    cosi   come  quella   di  una  foto alla   salma esposta  . Non  sono comprensibili  , anzi la   cosa  peggiore di questo  modo doi concepire  un evento luttuoso     è stata quella dei Selfie . Per tanti   compreso  il sottoscritto che  ha  sempre  fotografato  tutto  ( o quasi  )   quella  che  veeva ed  incontra nelle  sue camminate e  viaggi   ,  cercando le  cose  più  strane e  curiose  , il selfie con la salma di Papa Francesco rappresenta una gravissima mancanza di rispetto ed è manifestazione di una società in cui il culto della propria immagine può superare anche i confini del sacro e del lutto . in mezzo a tutti questi omaggi, si sta ancora parlando sul web e non del il gesto oco rispettoso e scretriato di alcune persone che una volta raggiunta la bara dentro San Pietro si sono scattate dei selfie con la salma di Papa Francesco, un gesto inopportuno e sicuramente di dubbio gusto



Infatti   secondo   :   Papa Francesco e i selfie con la salma: le immagini diventano virali e scatenano l'indignazione  di Vanity Fair Italia  : « [...] Una gravissima mancanza di rispetto», si legge tra i vari commenti su X. Secondo Alessandro Ricci, Consigliere Ordine psicologi Lazio e professore Istituto Psicologia Pontificia Università Salesiana, intervistato dal Messaggero, oggi «tutto si consuma velocemente a discapito del tempo della riflessione, della lentezza che serve a ponderare le cose per andare in profondità sui propri vissuti emotivi e sulla capacità di elaborarli», spiega « Siamo sempre più rapidi ma superficiali, si può facilmente passare da un gesto di raccoglimento e rispetto a qualcosa di più turistico o, ancor peggio, narcisistico  [.... ] »
Sempre su Vanity Fair Italia lo psicologo Alessandro Ricci ha ricordato anche che più volte Papa Francesco ha messo in guardia dal culto dell'apparenza e dalla società dell'immagine e « [...]  quindi credo sia importante essere coerenti con il suo messaggio e sapersi decentrare dal proprio ego per sapersi ritrovare umani e reali e nonvirtuali a caccia di un like  [...] ».
Tale gesto rappresenta una gravissima mancanza di rispetto ed è manifestazione di una società in cui il culto della propria immagine può superare anche i confini del sacro e del lutto . Senza nessun rispetto ne' per l'uomo, né per chi rappresenta.
Ce fare dunque oltre ad indignarsi ? Vietare o  non vietare  ? Vietare il gesto non avrebbe senso, secondo  molti    fra  cui  il professore Alessandro Ricci precedentemente  citato  , ma sarebbe più utile e necessaria un'educazione all'utilizzo dei social, per ritrovare il «concetto di intimità» dal momento che oggi più si rivela di sé più si ottengono consensi - grazie anche agli algoritmi che sostengono questa attitudine - « con sempre maggiori difficoltà ad entrare in contatto con le nostre emozioni soprattutto quelle che ci spaventano come la tristezza, il dolore e la sofferenza ».

Con questo è tutto passiamo  ad u altro argomento   e chiudiamo   almeno fino alla  fine del  conclave   questa  lunga  carrellata sulla  morte di  papa Bergoglio  ormai   già consgnata  alla storia   . 


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