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13.2.26

.Il "capolavoro" Olimpico di Federica Brignone e Arianna fontana : rendere possibile l'impossibile ·

La prima
Federica Brignone ha compiuto un’impresa leggendaria che resterà per sempre nella Storia delle Olimpiadi.
A distanza di dieci mesi dallo spaventoso incidente al ginocchio, Brignone è tornata in pista e, senza nessuna aspettativa, al di là e al di fuori da ogni pronostico, ha vinto la medaglia d’oro nel Supergigante di Milano-Cortina mettendo tutte in fila.Si è rimessa  in gioco ,  trovando la  forza  di.  ricominciare .iun  ottimo   esempio  di spirito olimpico e resilenza   infatti 


Il "capolavoro" Olimpico di Federica Brignone: rendere possibile l'impossibile · Sci alpino


Un oro Olimpico in casa dopo 10 mesi dalla frattura di tibia e perone: quello di Federica Brignone a Milano Cortina 2026 è stato "un capolavoro di testa e perseveranza".


Foto di 2026 Getty Images

Di Benedetto Giardina12 febbraio 2026 18:40 GMT+17 min di lettura


La Tigre è tornata e il suo ruggito ha svegliato tutto l’Olimpo.
Federica Brignone si mette al collo l’oro di Milano Cortina 2026 nel super G femminile, dopo dieci mesi di dubbi, domande e pressioni che avrebbero messo chiunque alle strette. Non lei, non in casa, non davanti ad un parterre che aspettava la sua firma su un momento storico per lo sci alpino.
A novembre ha rimesso gli sci ai piedi per la prima volta, a febbraio si è laureata campionessa Olimpica per la prima volta, esibendosi in quello che lei stessa definisce “uno dei capolavori” di una carriera straordinaria.
La primatista italiana di vittorie di Coppa del mondo, due volte vincitrice della Coppa del mondo generale, Campionessa mondiale in carica di slalom gigante, nonché oro mondiale in combinata nel 2023, adesso aggiunge ad un palmarès da urlo anche il trionfo a cinque cerchi.
“Non posso dimenticare quello che ho fatto nella mia carriera e assolutamente non è la gara di un giorno che mi farà dimenticare di vincere in più discipline, in più stagioni intere. Sicuramente questo è un capolavoro, ma è più un capolavoro di testa, di perseveranza, di andare oltre a quello che pensavo fosse possibile. È qualcosa di speciale, sicuramente”.
Lo è perché è avvenuto in Italia, lo è perché ha chiuso un anno di duro lavoro per riprendersi dal grave infortunio dello scorso aprile, che ha rischiato seriamente di precluderle i Giochi Olimpici Invernali in casa.
Invece, non solo questi Giochi li ha vissuti da portabandiera italiana e da stella tra le più attese in tutte le discipline, ma si è presa un oro che pochi mesi fa sarebbe stato utopico.
Rendere possibile l’impossibile, è qualcosa che ho sempre cercato di fare”, ha detto l’azzurra in sala stampa, con l’oro Olimpico in mano e il cuore colmo di gioia. “Di sicuro – prosegue – tornare da questo infortunio era qualcosa veramente impossibile, ma sono rimasta qui, ho provato a lavorare duramente e per qualche ragione, ci ho creduto”.
Da Cortina a Cortina, l'oro di Federica Brignone dopo 10 mesi dall'infortunio
Un anno fa, sulla pista del Tofane Alpine Skiing Center, Brignone aveva centrato la sua prima vittoria in carriera a Cortina: era il test event Olimpico ed era proprio un super G, un segno premonitore di quello che sarebbe stato l’appuntamento casalingo a cinque cerchi. È tutto quello che c’è nel mezzo, però, che non si sarebbe mai potuto prevedere.
Una timeline impietosa, all’apparenza. la Coppa del mondo alzata al cielo a fine marzo, la frattura di tibia e perone ai primi di aprile durante i Campionati italiani assoluti in Val di Fassa, la consapevolezza di affrontare una "sfida praticamente impossibile" a metà ottobre e poi, a fine novembre, la notizia attesa da tutto il mondo dello sport. Il primo allenamento sulle piste di Breuil-Cervinia, nella "sua" Valle d'Aosta, un gigante di prova a Courmayeur in pieno periodo natalizio e la prima convocazione in Coppa del mondo, per lo slalom gigante di Kronplatz dello scorso 20 gennaio.
Non è passato neanche un mese da quel sesto posto pieno di speranze e spiragli di luce, da quella fiammella che si è andata accendendo sempre di più fino a diventare un fuoco inarrestabile sulla neve di Cortina d’Ampezzo.
“Non è stato facile – ammette Brignone – sono veramente orgogliosa di me stessa. Non posso controllare la prestazione delle altre, solo la mia, dunque ho aspettato e a volte, aspettare, è veramente difficile, perch c’erano ancora molte ragazze e tutte le migliori di quest’anno, perché io non lo sono, non ero di certo la favorita. Ma queste sono le Olimpiadi, è una gara e tutto può succedere”.
È proprio con questa mentalità che l’azzurra ha affrontato questa sua seconda gara a Milano Cortina 2026, dopo la discesa (la prima stagionale) in cui ha chiuso al decimo posto.
“Era un’occasione, ho pensato a sciare bene, a lasciare andare gli sci, ad essere però sempre intelligente tatticamente e ad essere sempre a ritmo con il con il tracciato, con le onde, con le curve. Questo mi ha aiutato a essere sempre in controllo”.
Federica Brignone, il messaggio di Gianmarco Tamberi e la convivenza col dolore: "Se continua, non so se potrò continuare"
Più forte dell’attesa, più forte della pressione, più forte del dolore. Quello, Federica Brignone, lo sente ancora. L’oro Olimpico lo può alleviare, ma non lo può affatto cancellare.
“Non sono ancora completamente guarita. Sicuramente cammino meglio, posso camminare senza dolore, se non cammino troppo. Dopo lo sci non è sempre facile, ma ho un team fantastico di dottori e fisioterapisti che si prendono cura di me, grazie a loro posso sciare ogni giorno”.
Quando dieci mesi fa pubblicò sui social una sua foto sul letto d’ospedale, dopo l’intervento, uno dei primi a dedicarle un messaggio fu Gianmarco Tamberi, che per un infortunio ha dovuto rinunciare al sogno Olimpico di Rio 2016, per poi laurearsi campione Olimpico di salto in alto a Tokyo 2020.
“Fidati… sarà anche più bello”, scrisse all’epoca il capitano della nazionale di atletica dell’Italia, che anche in quest'occasione è stato il primo a congratularsi pubblicamente con la sciatrice azzurra, per un oro che lo rende "orgoglioso di essere italiano”.
Nel ringraziarlo, però, Brignone non nasconde di non aver certo dimenticato le difficoltà affrontate: “È stato più bello, sì, sinceramente avrei comunque fatto a meno! Non me ne voglia, ma avrei veramente fatto a meno”.
No, non è stato facile convivere col dolore e non lo è tuttora, tant’è che in ballo c’è anche il suo futuro nel circo bianco, da valutare di giorno in giorno proprio per questo motivo: “Vedremo cosa succede, non ci penso. Di sicuro, se continua a fare tanto male, come di recente, non so se potrò continuare. Ma di certo, ci voglio provare”.
“Io so cosa sto facendo – prosegue – sono sotto controllo quando scio e so che il mio incidente è qualcosa che può accadere nel nostro sport. L’ho davvero accettato e questa è la cosa migliore che potessi fare nella mia vita, accettare il mio infortunio”.
L'emozione di Federica Brignone: "Non pensavo fosse possibile"
Il futuro, per Federica Brignone, è ancora lontano. Il presente si chiama ancora Milano Cortina 2026, ma soprattutto la vede con un oro al collo.
Non una medaglia inseguita con ansia, ma quella che chiude un cerchio straordinario: “Questo non è un risultato solo di un giorno, ma è il risultato di un'intera carriera e secondo me è quello che ha pagato”.
È un risultato celebrato da tutta l’Italia, dal passaggio in cielo delle Frecce Tricolore durante la premiazione fino al saluto col Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che le ha detto di essere “molto orgoglioso” di quanto fatto.
Se si parla di emozioni, però, per Brignone “uno dei momenti sicuramente più forti è stato tagliare il traguardo, vedere la luce verde, quello è uno dei momenti più adrenalinici”.
Aveva dato più di sette decimi alla connazionale Laura Pirovano, momentaneamente seconda e poi uscita fuori dal podio (terminerà quinta). Delle altre che sono scese dopo, soltanto la francese Romane Miradoli è stata in grado di non avere un gap superiore al mezzo secondo.
Una prestazione del genere nasce dal non crearsi aspettative da sola: “Il mio problema non è tanto quello degli altri, ma quello che mi aspetto da me stessa. Arrivare qua da favorita sarebbe stato logorante. Invece è stato talmente speciale per me già essere qua, poi sapevo di avere qualcosa da poter comunque dare, ho lavorato tanto negli anni, ho lavorato sulla mia mente, ho lavorato sull’essere pronta nel momento giusto… però essere qua a vincere l'oro non pensavo fosse possibile”.
Ha reso possibile l’impossibile, appunto. E forse deve ancora realizzare quanto ha fatto.
“Anch'io non ci credo ancora. Domani mattina mi sveglierò e mi dirò, ‘secondo me è stato un sogno’, quindi sì, è talmente incredibile e indescrivibile che è tosta da crederci, no?”.

La seconda 



per l  voglia  di  continuare   ,  nonostante la maternità , e  fosse  già pluridecorata ed   ormai  sia   negli usa   e torna in italia  solo per le gare  . E'entrata
nella storia: 13 medaglie come Edoardo Mangiarotti
Con l'argento conquistato ieri  i500m alla Milano Ice Skating Arena, Arianna Fontana diventa l'atleta italiana più decorata di sempre ai Giochi Olimpici. Raggiunge quota 13 medaglie, eguagliando lo storico record di Edoardo Mangiarotti che resisteva dal 1960.
Un traguardo leggendario per la Campionessa azzurra, che scrive una nuova pagina indelebile dello sport italiano.

Rebecca Passler, sospesa cautelativamente per doping, potrà partecipare alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026., Doppio oro e bufera sulla Lollobrigida: "Non toccate mio figlio", scoppia la polemica

Apro questo post con la bella notizia ed ulteriore aggiornamento della vicenda

Rebecca Passler, sospesa cautelativamente per doping,  potrà partecipare alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. La decisione è arrivata dalla Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia, che ha accolto il ricorso dell'azzurra contro la sospensione provvisoria seguita ad una positività al Letrozolo riscontrata nel corso di un controllo effettuato lo scorso 26 gennaio. La ventiquattrenne di Anterselva, nipote d'arte, potrà dunque essere al via la prossima settimana della gara di staffetta.

RUHPOLDING, GERMANY - JANUARY 14: Dorothea Wierer of Italy competes during the during the Zeoring for the IBU World Cup Biathlon Ruhpolding on January 14, 2026 in Ruhpolding, Germany. (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

REBECCA PASSLER VINCE IL RICORSO: IL CASO

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Dopo che ieri il Tas aveva dichiarato di non avere giurisdizione per esaminare il ricorso, oggi la Nadab ha riconosciuto il fumus boni iuris, ovvero l’apparente fondatezza dell'assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza. Rebecca Passler adesso si aggregherà alle compagne a partire da lunedì 16. "Sono stati giorni molto difficili - esulta l'azzurra -. Ho sempre creduto nella mia buona fede e ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato: dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100% sul biathlon". Soddisfatto anche il presidente della Fisi, Flavio Roda: "La Federazione accoglie con piacere l'esito del ricorso - fa sapere - che consente a Rebecca di tornare a disposizione della squadra". 





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Purtroppo i social hanno aperto un vaso di Pandora: cavolate che prima si sparavano al bar, a beneficio dei soli avventori (che probabilmente erano già a conoscenza del livello intellettivo dell'oratore) ora sono riversabili in rete e disponibili ad un pubblico in pratica infinito. E per pubblicare, purtroppo, non serve una licenza (anche se a volte, perlomeno quella elementare sarebbe perlomeno auspicabile......) E, infatti, anche in questo caso......... Senza che lo specificasse lei stessa, era palese la situazione: si tratta di una atleta professionista nel pieno corso delle Olimpiadi che, da madre, ha dovuto temporaneamente lasciare il proprio figlio alle cure altrui. Cosa ne sa, di interviste e dell'etichetta, quel povero bambino, che ha finalmente potuto rivedere la propria madre dopo chissà quanti giorni!
c'è gente che non sa tenere a freno l'odio e l'invidia che hanno dentro e non perdono occasione per manifestarlo persino contro un bambino e sua madre. Povere persone. Perchè   se     da   un lato   è  Le parole usate di certo, per alcuni messaggi, non vanno bene perché troppo aggressive. Però la situazione non è stata carina. Poteva farsi intervistare dopo perché non si è capito proprio nulla di quello che ha detto. Le Le parole usate di certo, per alcuni messaggi, non vanno bene perché troppo aggressive.   Infatti  

Doppio oro e bufera sulla Lollobrigida: "Non toccate mio figlio", scoppia la polemica







Francesca Lollobrigida trionfa alle Olimpiadi di Milano-Cortina, ma l’intervista col figlio scatena polemiche social. La campionessa replica duramente agli attacchi.
Dal doppio oro olimpico alla polemica social: il caso di Francesca Lollobrigida diventa nazionale e accende il dibattito pubblico. La campionessa azzurra del pattinaggio di velocità, protagonista assoluta ai Giochi di Milano-Cortina, è finita al centro di una bufera mediatica dopo l’intervista diventata virale insieme al figlio Tommaso
Quello che doveva essere un momento spontaneo e familiare, subito dopo la vittoria nei 3000 metri, si è trasformato in un caso discusso sui social. Accanto ai messaggi di affetto e orgoglio, sono arrivati anche commenti negativi sul comportamento del bambino, giudicato da alcuni utenti invadente durante l’intervista televisiva. Critiche che hanno colpito profondamente l’atleta.
Francesca Lollobrigida e la polemica sul figlio dopo il doppio oro
Dopo il secondo trionfo nei 5000 metri, la Lollobrigida è tornata sull’episodio durante un incontro a Casa Italia. Il ricordo di quei messaggi resta una ferita aperta: “Ci sono rimasta male per molti commenti cattivi. Io sono stata spontanea: volevo abbracciare mio figlio, perché non lo vedevo da una settimana. Lui non era mai entrato al villaggio olimpico. Prima di entrare in gara solo un bacio veloce, poi sono entrata nella mia bolla”.
Le immagini della pattinatrice che corre verso il piccolo Tommaso hanno fatto il giro del mondo. Per lei, quel gesto rappresentava la fine della tensione e il ritorno alla normalità dopo giorni di isolamento e concentrazione.
“Alla prima occasione l’ho preso, l’ho quasi strappato a mia sorella e ho detto: no, me lo voglio tenere un attimo. Non mi vedeva da una settimana, voleva la mamma tutta per sé”. Parole che raccontano il lato umano di una vittoria costruita tra sacrifici sportivi e distacco familiare.
Le critiche social e la delusione della campionessa
La sorpresa più amara per la due volte campionessa olimpica è stata l’origine di molte critiche. “Non è stato bello leggere certe cose, soprattutto da donne. Io penso che noi donne dovremmo incoraggiarci a vicenda. La vittoria di Federica, per esempio, mi ha gasata. Si può prendere spunto oppure no, ma non si deve criticare in modo così pesante”.
Il caso ha rapidamente superato i confini dello sport, trasformandosi in un tema più ampio legato all’esposizione mediatica degli atleti e delle loro famiglie. La scena, inizialmente celebrata come simbolo di affetto e spontaneità, è diventata terreno di confronto sui limiti del giudizio pubblico nei confronti della vita privata degli sportivi.
In pochi giorni, la vicenda è entrata tra gli argomenti più discussi dell’Olimpiade italiana, alimentando un dibattito sul clima dei social e sulla pressione costante che accompagna i protagonisti dello sport.
La risposta netta: “Potete criticare me, non un bambino”
La replica più dura della Lollobrigida è arrivata parlando apertamente delle accuse rivolte al piccolo Tommaso: “La cosa che mi ha fatto più male, anche parlando con mio marito, è stato leggere che qualcuno ha dato del maleducato a mio figlio. Potete dire tutto su di me, ma non toccate un bambino di due anni e mezzo”.
Dietro i successi olimpici, la campionessa ha raccontato anche il peso emotivo della stagione. “Tornando indietro ho finito tutte le tappe di Coppa del Mondo piangendo. Chi era vicino a me poteva percepire davvero il mio stato d’animo. Non mi sono arresa, e lo devo veramente a mio figlio. Ogni volta che lo guardavo mi dicevo: lo sto facendo per lui. Non voglio che abbia una mamma che rinuncia prima ancora di presentarsi sulla linea di partenza”.
La vicenda ha ampliato il confronto pubblico sull’esposizione dei figli degli atleti e sul ruolo dei social nel trasformare episodi personali in casi mediatici, mentre Francesca Lollobrigida resta tra le protagoniste più celebrate dei Giochi di Milano-Cortina.

Il messaggio alle donne: «Dobbiamo incoraggiarci»

Nel suo intervento c'è anche un passaggio sulla solidarietà femminile«Io penso che noi donne ci dobbiamo incoraggiare», afferma. Cita anche l'esempio di Federica Brignone: «La vittoria di Federica mi ha gasato».Poi aggiunge una riflessione: «Uno può prendere spunto o decidere pure, no, non voglio fare come lei, non è che è obbligatorio, però non criticarlo proprio in maniera così». Parole che allargano il discorso oltre la polemica. Non solo la difesa di un momento privato, ma un invito a sostenersi, soprattutto tra donne.

Le Olimpiadi invernali ci ricordano che non siamo tutti uguali (e che qualcuno deve sempre perdere) ma emozionano sempre

un fondo di verità .Ma come ho detto precedentemente anche in una forma a mettà tra illusione ed utopia ed un po' di evasione onirica esse ti emozionano e ti stupiscono

  da   https://www.vita.it/idee/


Le Olimpiadi invernali ci ricordano che non siamo tutti uguali (e che qualcuno deve sempre perdere)

Un giorno sulla neve costa almeno 100 euro a persona tra viaggio, attrezzature, accesso alle piste e altro: quante famiglie possono permetterselo? Quanti bambini e ragazzi guarderanno i loro eroi, in questi giorni, ben sapendo che praticano sport per loro inaccessibili? Quanti genitori dovranno confrontarsi, ancora una volta, con la “differenza”?

di Riccarda Zezza




Ègrande festa, a Milano e non solo, per queste Olimpiadi. E sì, qualche volta è giusto anche festeggiare, e lo sport ha il merito di unire Paesi diversi in momenti specifici – le date fanno nel tempo quello che i luoghi fanno nello spazio: diventano dei simboli – ricordandoci che siamo tutti “uguali”.
Ma lo siamo davvero? Il primo pensiero va proprio agli sport di queste Olimpiadi, di cui il più “comune” è lo sci. Un giorno sulla neve costa almeno 100 euro a persona tra viaggio, attrezzature, accesso alle piste e altro: quante famiglie possono permetterselo? Quanti bambini e ragazzi guarderanno i loro eroi, in questi giorni, ben sapendo che praticano sport per loro inaccessibili? Quanti genitori dovranno confrontarsi, ancora una volta, con la “differenza”?

Non sono una fan del calcio, ma la narrazione di questo sport così popolare ha un pregio: per giocare a calcio basta un pallone. Possono farlo tutti, e infatti molti calciatori talentuosi vengono dalla povertà: l’accessibilità di questo sport è stata per loro leva di riscatto sociale – e quanti bambini con la maglietta di Messi si vedono anche oggi nei Paesi più poveri, liberi di sognare perché, per quanto lontano, si tratta di un sogno “possibile”?
Sappiamo bene che anche lo sport, per quanto di origini nobili, alla fine è un business – altrimenti non funzionerebbe così bene – e in quanto tale mette insieme intrattenimento e soldi (tra 5,3 miliardi e 6,1 miliardi complessivi di euro di impatto economico sulla economia italiana e dei territori ospitanti), tanto che l’antropologo e filosofo francese Jean-Marie Brohm lo ha definito «la vetrina più spettacolare della società globalizzata delle merci», e quindi a sua volta, semplicemente «una merce». Ma forse, nella sua efficacia simbolica, è anche l’occasione per farsi alcune domande.
La prima riguarda appunto la sua accessibilità e la sua forza nel reiterare delle distanze tra chi può e chi no, dandole ormai per scontate. A questa si aggiunge l’impressione che, ancora una volta, tre settimane di festa sportiva funzioneranno da “oppio dei popoli”, mettendoci tranquilli e distratti nel ruolo di spettatori gaudenti. Un ruolo che sembra calzarci bene, come ha scritto nel 1987 il noto linguista Noam Chomsky «una delle funzioni che cose come lo sport professionistico svolgono nella nostra società – e in altre – è offrire uno spazio in cui deviare l’attenzione delle persone da ciò che conta davvero, così che chi detiene il potere possa occuparsi delle questioni importanti senza interferenze da parte del pubblico». Panem et circenses: non ci siamo inventati niente di nuovo.
Ma è l’ultima riflessione quella che mi preme di più, perché oggi forse è più urgente che mai. Perché lo sport ci sembra un simbolo così potente? Di che cosa è simbolo? Lo ha spiegato bene Michele Serra su La Repubblica di sabato 7 febbraio: lo sport traduce in modo “indolore” le dinamiche della guerra. Soddisfa quindi l’istinto primordiale umano dell’attacco, della competizione, della lotta per la vittoria, e lo fa senza che nessuno si faccia male.
Lo sport, quindi, come una “guerra buona”? O, come lo ha definito George Orwell nel 1945, “una guerra senza gli spari”, che è il massimo a cui possiamo aspirare? Lo stesso Trump, nel 2016, si è lamentato che le regole della Lega Nazionale di Calcio stavano diventando troppo “soft”, riflettendo la debolezza del popolo americano: dove stava finendo il sano spirito bellico? D’altronde è qui che sta la base biologica del successo dell’arena sportiva: nell’attivare le stesse premialità ormonali di un combattimento, nel portarci a tifare come se in campo ci fossimo noi, nel farci sentire “eroi per un giorno”. E va bene così: magari potesse davvero sostituirsi alle guerre! Ma il modello che continua a proporci, come la guerra e come la politica, è ancora e sempre quello di un gioco a somma zero. Ci ricorda incessantemente che, perché qualcuno vinca, qualcun altro deve per forza perdere. Ma è davvero sempre così: è questo l’unico paradigma destinato a intrattenerci e ad accenderci, nel futuro come nel passato?
Se, come specie, avessimo avuto il gioco a somma zero come unico modello di riferimento, ci saremmo estinti da tempo: la realtà è che l’umanità è sempre sopravvissuta soprattutto grazie alle sue capacità di cura e relazioni sociali, che sono attività puramente collaborative, ovvero “non a somma zero”.
Mentre, attraverso lo sport, celebriamo l’istinto che ci ha tenuti in vita attraverso la caccia e la fuga, è troppo chiedere di iniziare a riconoscere e a festeggiare anche quest’altro istinto umano di sopravvivenza, che altrettanto e forse di più del primo ci ha consentito di prosperare? Sarebbe possibile, insomma, immaginare di scendere un giorno tutti in campo a giocare delle “Olimpiadi della Cura”: in cui possono tutti, ma proprio tutti, non solo partecipare, ma addirittura vincere?
Nella foto LaPresse la caduta di Dominick Paris alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 – gara di superG maschile

la squadra di hockey canadese un misto tra zen e snobismo ., Stati Uniti-Canada, ci siamo: la rivalità dell'hockey che scuote il ghiaccio e la politica

  fonte       gazzetta  dello sport  e  il giorno 

A Milano Cortina è il giorno del debutto, contro Lettonia e Repubblica Ceca, delle due nazionali favorite, che in questi Giochi possono contare sulle stelle della Nhl. Un duello storico che potrebbe riproporsi nella finale per l'oro


"The wait is over". C’è un evento che più di altri attira l’attenzione dei grandi network nordamericani. Tv, siti, social. Spot, articoli, post, reel. "L’attesa è finita", ed era ora. Perché da settimane, da Boston a Vancouver, non si parla che del torneo maschile di hockey. In mezzo c’è finita anche l’Arena Santagiulia, costruita con criteri che hanno a vedere più con l’acustica di un buon concerto pop che con il puck e definita da tanti commentatori una sorta di incubo a forma di palazzetto. Salvo ovviamente ricredersi a miracolo avvenuto, quando all’apertura dei Giochi tutto è filato per il verso giusto, come da tradizione italiana.

STAR SUL GHIACCIO

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Oggi si comincia: alle 16.40 Repubblica Ceca-Canada; alle 21.10 Lettonia-Stati Uniti. Tocca alle superpotenze dopo il debutto dei campioni olimpici della Finlandia - battuti 4-1 dalla Slovacchia - e dell’altra squadra da corsa, la Svezia, che ha faticato non poco contro una bellissima Italia ma pur sempre degna di guardare negli occhi i più forti (i canadesi, che hanno vinto un anno fa lo scontro finale nel 4 Nations). C’è più di un motivo per giustificare tanta attesa. Primo fra tutti il ritorno dopo 12 anni di assenza delle superstar della Nhl, il campionato più bello e importante al mondo. Quasi 150 quelle arrivate a bordo dello stesso charter organizzato dalla Nhl, come se fossero parte di un unico team. Molti giocatori li abbiamo visti in tram o in metropolitana in questi giorni grazie ai video girati dai tifosi, piuttosto increduli di avere a portata di mano campioni come Sidney Crosby dei Pittsburgh Penguins, una leggenda di questo sport, l’uomo del gol decisivo nella finale olimpica del 2010, in casa, e di molto altro. Da oggi toccherà anche a Auston Matthews, che gioca a Toronto con i Maple Leafs e guadagna 13,25 milioni di dollari l’anno, Connor McDavid, Jack Eichel, i fratelli Brady e Matthew Tkachuk, Tage Thompson e Clayton Keller. La lista è lunga e comprende tutti quelli che giocano nella Nhl (la Svezia ne ha 25 su 25): tutte le magnifiche 12 ne hanno almeno uno, tranne l’Italia, che però ha la faccia tosta giusta per giocarsela come abbiamo visto.

LA POLITICA

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Sullo sfondo si muovono anche pezzi di un puzzle più grande. Il presidente Donald Trump non farà mancare il suo "supporto" a Team Usa. Un anno fa il suo botta e risposta istituzionale con il primo ministro Trudeau incastrò le tensioni causate dalle "rivendicazioni" della Casa Bianca sui vicini nordamericani a quelle puramente sportive durante il 4 Nations Face-Off, il torneo vinto dal Canada nel duello tiratissimo contro Team Usa (3-2 all’overtime). La finale per l’oro è fissata per il 22 febbraio, la domenica che chiuderà i Giochi e che – se le previsioni saranno confermate – riproporrà una contesa tra le più accese di sempre. L’ultimo oro a stelle e strisce risale al 1980, il "Miracle on Ice" che ispirò il film del 2004 con Kurt Russell, il trionfo di una squadra di studenti e dilettanti sugellato nel match decisivo contro l’Unione Sovietica (ancora la politica). L’ultimo Mondiale però lo ha vinto proprio Team Usa. Ci sarà da divertirsi.




Milano – Hanno resistito appena due giorni all’interno del Villaggio Olimpico e per concentrarsi meglio sul torneo di hockey (in cui sono fra i favoriti) si sono trasferiti in un hotel a cinque stelle. Ma gli atleti supermilionari della nazionale canadese (solo considerando il valore dei loro compensi da contratto, il team viene valutato oltre i 220 milioni di dollari) hanno mostrato tutta la loro normalità quando sono stati avvistati in metropolitana per muoversi fra sedute di allenamento e tempo libero.





Miliardari pendolari in metrò

L’Olimpiade delle contraddizioni è anche questo, di sicuro agli occhi stupiti di tanti curiosi quei ragazzoni atletici e ingombranti, tutti in rosso, giacca e cappellino, con la foglia d’acero a undici punte bene in vista, non sono passati inosservati sulle carrozze affollate della metro come normalissimi pendolari.

Una tifosa canadese nel centro di Milano

Altro che pullman privati o auto di lusso, nei video diventati “virali” si vedono i campioni NHL camminare fra i fan, presentarsi ai tornelli e salire. E i primi ad essere sorpresi sono stati i “media“ canadesi che solo poche ore prima avevano dovuto affrontare un altro caso riguardante la Nazionale: perché dai Cinque Cerchi alle Cinque Stelle (inteso come hotel) il passo è stato breve
Il trasloco nell’hotel di lusso: perché
Nel senso che la nazionale ha lasciato il Villaggio Olimpico dopo appena due pernottamenti, e la notizia è stata confermata da Logan Thompson, portiere di punta del team americano. Doppia motivazione che spiega il cambio di alloggio: la privacy (nel villaggio era partita una sorta di caccia all’autografo) e il comfort.
Di qui la decisione di trasferirsi in un lussuoso e “blindato“ hotel per restare più concentrati. “Non credo che lo stiamo facendo per offendere nessuno. Non siamo irrispettosi nei confronti di alcuno, lo standard del Villaggio è elevato, ma vogliamo semplicemente vincere la medaglia d’oro e stiamo creando le migliori condizioni possibili per noi stessi”, a costo di estraniarsi dalla magica atmosfera olimpica vissuta nella struttura residenziale di Porta Romana.

I vincitori dell’oro nella danza sul ghiaccio hanno due brutte storie Soprattutto lui, Guillaume Cizeron, che è stato accusato dalla sua ex partner sportiva di violenza psicologica

Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)
Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)


due pesi e due misure hanno escluso Boldi per una battuta (certo di dubbio gusto ) o escludono per un casco che vuole solo omaggi.are degli amici e connazionali fra cui degli sportivi alcuni futuri olimpiadi ma poi ammettono a gareggiare per la medaglia gente che ha tali storie . Non è questione di essere moralisti ma di usare due pesi e due misure . Ma soprattutto perché,parlo da profano, Nel pattinaggio di figura si eseguono salti molto impegnativi e veloci, che richiedono uno sforzo fisico e una concentrazione tali da far assumere al viso degli atleti espressioni particolarmente buffe. Alcune facce, però, sono volute, dato che una parte del punteggio finale tiene conto anche dell’espressività del pattinatore. È una cosa che si nota soprattutto nella danza su ghiaccio, l’unica specialità del pattinaggio di figura in cui i salti sono pochi e a contare di più è l’interpretazione artistica della coreografia e  quindi  delle  espressioni  del viso 




 Fonte il post  del   Giovedì 12 febbraio 2026

Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)
Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)

I vincitori dell’oro nella danza sul ghiaccio hanno due brutte storie

Soprattutto lui, Guillaume Cizeron, che è stato accusato dalla sua ex partner sportiva di violenza psicologica



Mercoledì, alle Olimpiadi invernali, i pattinatori francesi Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron hanno vinto l’oro nella danza sul ghiaccio, una disciplina di coppia che rientra nella categoria del pattinaggio di figura. I due si sono fatti particolarmente notare, oltre che per la riuscita del loro programma, anche perché avevano cominciato a pattinare insieme da poco, a marzo dell’anno scorso, cosa abbastanza rara a questi livelli.Il motivo è che, per via di due brutte storie che li hanno coinvolti, entrambi si erano trovati senza un partner con cui gareggiare quando mancava poco tempo per prepararsi alle Olimpiadi. Addirittura Beaudry, che fino a poco tempo fa era nella squadra olimpica canadese, ha ottenuto nel 2025 la cittadinanza francese proprio per poter gareggiare con la Francia alle Olimpiadi
Il mese scorso Cizeron è stato accusato dalla sua ex partner sportiva Gabriella Papadakis — con cui aveva vinto l’oro alle Olimpiadi del 2022 — di aver instaurato una relazione molto squilibrata, in cui lei si sentiva sotto il suo controllo. In un libro autobiografico uscito poche settimane fa Papadakis lo ha descritto come «controllante ed esigente» e ha raccontato che Cizeron l’avrebbe ricattata dopo che lei gli aveva detto di voler rendere pubblica una violenza sessuale subita da un ex allenatore.
I due pattinavano insieme da quando erano piccoli e nel dicembre del 2022, alcuni mesi dopo la vittoria alle Olimpiadi, avevano annunciato di voler prendere una pausa. Nel 2024 avevano detto che non avrebbero più lavorato insieme.




Gabriella Papadakis e Guillaume Cizeron nel 2023 (Hannes Magerstaedt/Getty Images)

Cizeron ha commentato subito le frasi che lo riguardavano all’interno del libro definendole diffamatorie, e ha diffidato Papadakis. Dopo la pubblicazione del libro lei ha perso il ruolo di commentatrice delle Olimpiadi per l’emittente televisiva statunitense NBC. Secondo NBC il libro creava un «evidente conflitto di interessi».
Le parole di Papadakis hanno avuto un certo impatto anche perché nella danza sul ghiaccio la condotta degli atleti è fondamentale. Come ha spiegato Kate Walsh, regista della docuserie Netflix Glitter & Gold: la danza su ghiaccio, «questo sport si basa sulla costruzione di relazioni», non solo tra i partner, ma anche con allenatori e «persino con i giudici». Visto che è una disciplina in cui le impressioni soggettive dei giudici contano molto, gli atleti «sanno che non verranno giudicati solo per ciò che fanno sul ghiaccio, ma devono anche essere consapevoli della loro immagine pubblica fuori».
La vicenda in cui è coinvolta Beaudry invece è cominciata nel 2023 dopo che il suo allora compagno di coppia e fidanzato, Nikolaj Soerensen, era stato denunciato per stupro all’ufficio del Commissario per l’integrità nello sport (OSIC) del Canada da un’ex atleta (il cui nome non è mai stato divulgato per ragioni di privacy). La donna aveva raccontato di essere stata stuprata da lui durante una festa nel 2012 ad Hartford, in Connecticut, e di aver provato a opporsi e respingerlo senza riuscirci.




Laurence Fournier Beaudry e Nikolaj Soerensen nel 2023 (Pablo Morano/BSR Agency/Getty Images)

L’OSIC aveva aperto un’indagine sulla condotta di Soerensen e nell’ottobre del 2024 la federazione di pattinaggio di figura canadese lo aveva sospeso da tutte le competizioni ufficiali per sei anni. Nel giugno del 2025 la decisione è stata annullata dal centro canadese per la risoluzione delle controversie sportive. La decisione è stata ribaltata perché al tempo dei fatti denunciati Soerensen non era ancora cittadino canadese pertanto l’OSIC non aveva l’autorità legale per espellerlo o sanzionarlo.
Beaudry in questi anni ha sempre difeso il suo compagno. Nel documentario Glitter & Gold: Ice Dancing, uscito poco prima delle Olimpiadi, Beaudry si era espressa sulla vicenda dicendo che l’impatto dell’espulsione di Soerensen non era stato solo molto difficile perché non potevano più pattinare insieme, ma anche perché la vicenda riguardava la loro integrità: «Conosco il mio fidanzato al 100 per cento e rimaniamo uniti insieme».
Lo scorso 6 febbraio, pochi giorni dopo l’uscita del documentario su Netflix, la donna che aveva denunciato Soerensen ha commentato le parole di Beaudry con USA Today Sports sostenendo che il fatto che una campionessa olimpica si pronunci contro la testimonianza di una donna che denuncia uno stupro «rafforza ulteriormente la cultura del silenzio nel pattinaggio artistico». A Beaudry è stato chiesto di commentare ulteriormente questa dichiarazione ma ha preferito non rispondere.