in attesa delle paraolimpiadi ecco la storia dei
da dolomiti.it
trentini Orietta Bertò e Paolo Ioriatti protagonisti nel wheelchair curling: "Se riusciremo a far appassionare allo sport anche solo un giovane con disabilità avremo fatto centro"
Storie ed emozioni della coppia di atleti trentini pronti ad una Paralimpiade invernale da protagonisti sul ghiaccio di Cortina d'Ampezzo: "Speriamo che un evento di questa portata possa contribuire a creare e rafforzare la cultura degli sport paralimpici in Italia e nel nostro territorio"

TRENTO. Tra Pechino 2022 e Milano Cortina 2026 l’Italia degli sport invernali si è letteralmente innamorata del curling, sport diventato iconico grazie ai risultati della coppia mista e grazie alle sue dinamiche di gioco ben più spettacolari e adrenaliniche di quanto non possa suggerire un primo sguardo superficiale.
Ma chi si è appassionato di curling può stare tranquillo: nelle Paralimpiadi invernali ormai alle porte (gare dal 6 al 15 marzo) l’Italia schiera una coppia tutta trentina, composta da Orietta Bertò e Paolo Ioriatti, che è pronta ad emulare le gesta di Stefania Constantini e Amos Mosaner grazie al suo talento e alle sue qualità.
Anche nel wheelchair curling le stone che sfrecciano sul ghiaccio pesano quasi 20 chili, e sono lanciate grazie a uno strumento chiamato “extender”, una sorta di manico allungato che serve ad imprimere direzione, velocità e rotazione al sasso di granito: per lanciare spesso serve il supporto del compagno di squadra che tiene ferma e stabile la carrozzina. Il campo di gioco e le regole sono le stesse del curling olimpico (anche se qui non si “spazza” il ghiaccio).
Orietta e Paolo, entrambi tesserati con l’Asd Albatros Trento, sono ormai “coppia fissa” nel double mixed da oltre cinque anni, un lungo percorso che li porta a Milano Cortina con ambizioni importanti dal punto di vista sportivo ma anche un grande carico di emozioni. Tanto per dire, i due hanno vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali disputati in Corea nel 2024.
“Dovremo essere bravi a pensare solo a giocare e divertirci – racconta Orietta sul ghiaccio di Cembra a pochi giorni dalla partenza dell’avventura paralimpica -, giocare in casa può essere un vantaggio ma anche trasformarsi in un elemento destabilizzante. Nel curling occorre concentrazione e tranquillità, dovremo vivere al massimo questo sogno che si realizza e allo stesso tempo sfruttare tutte le occasioni che avremo”.
Sogno. È la parola più usata da chi a Olimpiadi e Paralimpiadi arriva, da atleta, per mettersi alla prova sul più bel palcoscenico dello sport mondiale: il wheelchair curling non fa eccezione, anzi, regala storie e percorsi di persone capaci di superare difficoltà, limiti e barriere grazie allo straordinario potere dello sport in tutte le sue forme.
Orietta Bertò, classe ’76 di Spormaggiore, quel sogno lo sta inseguendo da anni. Può una donna che odia il freddo amare il curling? Assolutamente sì. “Le Paralimpiadi – spiega Bertò - sono il momento in cui culmina un lungo percorso di resilienza, lavoro, sacrifici. Sacrifici relativi, certo, perché facciamo uno sport bellissimo, amiamo allenarci e migliorare, però l’impegno è tanto ed è bello vedere quegli sforzi essere ripagati”.Dopo un brutto incidente che l’ha costretta a vivere una “seconda vita” in carrozzina, Orietta non si è data per vinta: anzi, ha scoperto di essere più forte e più resistente di quanto non si aspettasse. “Lo sport è un modo straordinario per conoscersi, per incontrare nuove persone, per crescere sotto ogni punto di vista – racconta la nonesa -, e in queste Paralimpiadi sentiamo forte anche un senso di responsabilità e appartenenza. Speriamo che un evento di questa portata e con questa grande visibilità possa contribuire a creare e rafforzare la cultura degli sport paralimpici in Italia e nel nostro territorio trentino. Essere parte delle Paralimpiadi come atleta è un onore: se riusciremo ad avvicinare al mondo del wheelchair curling o in generale al mondo dello sport anche solo un ragazzo o una ragazza con disabilità, avremo fatto centro”.“Lo sport cambia la vita”. Lo dice anche Paolo Ioriatti, originario di Pergine Valsugana, che dopo un terribile infortunio in moto e la frattura della colonna vertebrale a 17 anni di età ha cominciato ad appassionarsi al curling in carrozzina poco dopo i 30: “Ci ho messo anche troppo, ogni tanto me lo rimprovero. Anzi, ai giovani che si trovano nella mia stessa situazione voglio dire proprio questo: provate lo sport, scoprite cose nuove, non abbiate paura di sbagliare. Non bisogna farsi definire da ciò che è successo, ma da ciò che si sceglie di fare dopo. La disabilità è una condizione con cui si impara a dialogare ogni giorno, non può e non deve diventare il perimetro della propria esistenza, c’è così tanto da vivere e da scoprire nel mondo”.
A 54 anni Paolo ha un bagaglio di esperienza straordinario che tornerà comodo nell’assalto alle medaglie, in uno sport in cui un millimetro può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta: “Quello che amo del curling è proprio questo, la strategia e la precisione che sono richeste, la disciplina, la concentrazione totalizzante. È come una partita a scacchi, sul ghiaccio non conta la forza ma la visione e la qualità: ecco perché il wheelchair curling è una disciplina in cui si può primeggiare anche molto in là con l’età e in cui, di fatto, atleti con e senza disabilità giocherebbero alla pari”.
Un gioco di testa ma anche di cuore: “L’adrenalina e l’emozione che regala questo sport sono impareggiabili – conclude Ioriatti -; cercheremo di vivere questa esperienza delle Paralimpiadi a Cortina d’Ampezzo al massimo, cercando di emozionare e perché no, di vincere una medaglia. A Cortina saranno in tanti a sostenerci e daremo il meglio per rendere tutti orgogliosi”.
